ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 16 febbraio 2016

“Io quel giorno c’ero”

Ancora sul Family Day. C’è una contraddizione di fondo: da una parte c’è l’esaltazione del fare qualunque cosa piuttosto che niente, l’orgoglio di esserci, il piacere di uscire dal ghetto per ottenere un risultato, e dall’altra la consapevolezza della sconfitta certa e già accettata espressa in quel desolato “quando mi chiederanno che cosa ho fatto per oppormi a questo schifo potrò dire che io quel giorno c’ero”.

Martedì 16 febbraio 2016
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È pervenuta in redazione:
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Egregio dottor Gnocchi,
ho esitato a scriverle dopo la sua intervista all’avvocato Elisabetta Frezza su Family Day e legge Cirinnà, ma mi sono deciso a farlo dopo la sua risposta alla lettrice della scorsa settimana, che tornava sull’argomento anche se in modo più ampio. Devo dirle che io facevo parte dei due milioni del Circo Massimo e mi sono sentito offeso da quanto lei ha scritto e anche da quanto ha sostenuto l’avvocato Frezza. Se ho ben capito il suo ragionamento, noi che siamo scesi in piazza saremmo dunque un branco di fessi che non capisce niente, ma forse è meglio far qualcosa piuttosto che rimanere inerti. Con la mia famiglia e tanti miei amici ci siamo alzati alle quattro di mattina, abbiamo fatto una gran fatica per andare in piazza a difendere la verità. E voglio anche precisare che per farlo non è necessario affermare sempre, come invece dice lei, la propria appartenenza religiosa, basta mostrare l’appartenenza alla famiglia umana, altrimenti chi chiudiamo in un ghetto e non contiamo più nulla. Ma facciamo pure l’ipotesi che abbiamo sbagliato. Anche se così fosse, quando qualcuno ci chiederà conto di cosa abbiamo fatto per combattere questo schifo noi potremo dire che quel giorno c’eravamo, lei invece che cosa dirà?
Grazie per l’attenzione
Filippo Nobili

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zrbrpsCaro Filippo,
dirò che non c’ero e che ho fatto benissimo, quel giorno, a non esserci. Per quanto riguarda le sue obiezioni e il tono con cui le manifesta, potrei cavarmela dicendole che anche lei, come tanti cattolici di buona volontà, è preda del velenoso pensiero tipicamente moderno secondo cui l’azione sta al di sopra della contemplazione. Anche lei è infettato da quel maledetto morbo che trasforma tante brave persone in altrettanti tarantolati secondo cui è sempre meglio fare qualcosa piuttosto che niente. Ma mi creda, porta più frutto, anche sul piano pratico, una vecchia suora che si alza tutti i giorni alle 4 di mattina per pregare senza neanche sapere cosa accade nel mondo piuttosto che il raduno di due milioni di persone una volta ogni dieci anni.
Se non si è ancora offeso, caro Filippo, spero di non turbarla dicendole che ho scelto la sua lettera quasi a caso dal mazzo di quelle che se la prendono con me per i suoi stessi motivi. Non l’ho fatto per disprezzo, ma perché queste lettere sono praticamente tutte uguali. Ancora prima della perentorietà inappellabile della singole affermazioni, che per rigore intellettuale è difficile chiamare argomentazioni, è l’effetto fotocopia di questi scritti che mi ha colpito. Dicono tutti le stesse cose e nello stessa sequenza, non perché gli autori si siano dati la voce, ma perché la sindrome della piazza produce sempre una sorta di cervello collettivo che partorisce i medesimi pensieri uguali per tutti. Settant’anni fa, Guareschi diceva che gli italiani preferiscono alzarsi la mattina e trovare già tutto pensato. Mi pare che a tutt’oggi non sia cambiato nulla e che questo valga ovunque si raduni una folla in piazza in qualsiasi punto del globo.
zzzzrsr1Premesso questo, caro Filippo, bisogna partire dalla contraddizione di fondo che indebolisce alla radice la sua lettera e quelle di chi la pensa come lei: da una parte c’è l’esaltazione del fare qualunque cosa piuttosto che niente, l’orgoglio di esserci, il piacere di uscire dal ghetto per ottenere un risultato, e dall’altra la consapevolezza della sconfitta certa e già accettata espressa in quel desolato “quando mi chiederanno che cosa ho fatto per oppormi a questo schifo potrò dire che io quel giorno c’ero”. Ma, mi perdoni caro Filippo, se comunque si perderà, anzi se si è già perso, perché non è stato casa con la sua famiglia a fare qualcosa di meglio? E guardi che qualche cosa di meglio si poteva, e si può ancora, fare e glielo spiego subito.
Pensi se ogni singolo componente dei due milioni del Circo Massimo, invece che starsene al calduccio del grembo materno della piazza, avesse fatto celebrare al freddo di una chiesa vuota una Messa per chiedere al Signore di porre fine allo schifo che tanto giustamente suscita il suo orrore. Ci pensi: due milioni di Messe contro la Cirinnà, due milioni di volte la celebrazione del Sacrificio di Cristo per riparare la gloria di Dio oltraggiata da uomini che calpestano le leggi divine e di conseguenza calpestano altri uomini. E pensi che bello sarebbe stato se ogni singolo componente dei due milioni del Circo Massimo avesse coinvolto altre cinque persone nella stessa iniziativa. Tutto questo in un lasso di tempo ragionevole, diciamo dieci giorni invece che nella mezza giornata di piazza: dieci milioni di Messe, che si possono far celebrare in ogni angolo del mondo, contro lo schifo che suscita giustamente tanto orrore. Nel rito tradizionale c’è una Messa votiva “Contro persecutori e nemici”, la cui orazione recita “Hóstium nostró, quesumus, Dómine, elide superbiam: et eorum contumáciam dexterae tuae virtúte prostérne”, Noi ti supplichiamo, o Signore, di abbattere la superbia dei nostri nemici e di reprimere con la forza del tuo braccio la loro ostinazione. Ma si potrebbe optare per una di quelle contro i più diversi tipi di flagello, dalla peste alla guerra, visto il punto a cui siamo arrivati.
zzzzSMrttrdPurtroppo, so di non poter neanche immaginare dieci milioni di Messe in questo rito, ma nelle altre il Signore amerebbe almeno il cuore contrito del celebrante e dei fedeli. E ora sta a lei, che è cattolico, caro Filippo, dirmi che dieci milioni di Messe celebrate e assistite con contrizione secondo questa intenzione servono meno del raduno del Circo Massimo. Le porgo l’alternativa in modo anche più brutale, e allora mi deve dire se si fida più di Nostro Signore oppure di Ruini, Bagnasco, Gandolfini & Soci. Perché io le propongo la scelta tra il ricorso silenzioso a Dio e l’appello chiassoso agli uomini, posto che entrambi sono azioni pubbliche.
Seguendo le sue contestazioni, lei ora mi dirà che altro è la fede e altro è l’azione politica, altro è la religione e altro è la vita civile, altro è il cattolico e altro è altro è il cittadino, che ogni ambito ha i suoi fini e i suoi mezzi. Ma io le chiedo invece: e se una volta provassimo a ribaltare il tavolo delle regole inventate per alimentare il maledetto potere della laicità? Se ponessimo fine alla dabbenaggine di quei cattolici che si ubriacano al solo profumo della “sana laicità”? Vede, caro Filippo, quella piazza avrebbe avuto un senso solo se fosse stata convocata per sovvertire le regole di una società invertita, se avesse gridato in faccia al mondo le ragioni di Dio allo scopo di rimettere ordine nel vivere civile. Invece, ha offerto lo spettacolo di un mondo cattolico che, alla fine, si accontenterà di una Cirinnà bis, tris, quater e non so che altro ancora. Perché, quando si scende in piazza senza neppure la volontà di ribaltare la situazione, se molla qualcosa chi sta dall’altra parte, bisogna pure che molli qualcosa anche chi sta da questa: è la democrazia, bellezza.
Caro Filippo, a tutti gli effetti, anche se lei si illude di averlo fatto, non è andato in piazza per difendere la verità, ma per esporre un’opinione. Anzi, peggio ancora, per esporre una verità derubricata al rango di opinione al fine di trovarle un posticino nel dibattito pubblico. E non poteva essere altrimenti perché la piazza non ama la verità, tant’è vero che, quando si è trovata davanti quella con la “V” maiuscola, l’ha messa in croce.
Ma tutto questo, dice lei, è necessario per non farsi chiudere nel ghetto cattolico e finendo per non contare niente. Ma, ancora una volta, è vero il contrario: ci si chiude in un ghetto quando si accetta che le proprie verità vengano trasformate in opinioni da gettare nella roulette del “pluralismo e del confronto democratico”. Cambia poco che il ghetto sia di maggioranza o di minoranza, poiché questi contenitori funzionano come vasi comunicanti in cui residui di verità trasformati in opinione si mescolano alla menzogna fino a quando la miscela ha raggiunto lo stesso livello ovunque. Alla fine, stare in un ghetto piuttosto che in un altro fa solo parte del “gioco democratico”, dell’esercizio della “sana laicità”. Si spiegano così tutti i tradimenti di Cristo e della sua Regalità sociale operati dal cattolicesimo democratico, fin dai tempi in cui quello cattolico era ancora un ghetto di maggioranza, dal divorzio ai giorni nostri. La piazza, la folla servono precisamente a questo scopo e, per rendersene conto, non serve ricordare la lezione di Manzoni nei Promessi sposi o aver studiato Gustave Le Bon, basta aver visto Alberto Sordi nel Presidente del Borgorosso Football Club.
Per finire, caro Filippo, prenderei in considerazione il fatto che lei, come tutti ma proprio tutti i miei critici, si sente offeso per quanto ho scritto. Anche in questo caso, ancora una volta, sbaglia bersaglio. Se ritiene che io l’abbia offesa può citarmi in giudizio, può sfidarmi a duello, può aspettarmi sotto casa per schiaffeggiarmi e in tal caso le faccio avere privatamente il mio indirizzo. Ma non può pretendere di opporre a degli argomenti il suo orgoglio ferito, non può pensare di trasformare in argomentazione la sua permalosità. Si tratta di piani che proprio non possono intersecarsi. Io non sono uno che l’ha voluta offendere, sono semplicemente uno che la pensa diversamente da lei e spiega perché. Perché, vede, la bontà di un’idea o di un’azione non dipendono dalla buona fede e dall’impegno che le accompagnano. Non può pretendere di avere ragione solo perché, con tutta la sua famiglia, si è alzato alle quattro di mattina per andare al Circo Massimo. Se avessi affrontato subito questo tema, che purtroppo mi pare essere quello che la turba di più, avrei chiuso la risposta alla prima riga. Dunque, se non apprezza le mie argomentazioni, apprezzi almeno la mia pazienza.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

“FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi



Redazione


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Ogni settimana Alessandro Gnocchi risponde alle lettere degli amici lettori. Tutti possono scrivere, indirizzando le loro lettere a info@riscossacristiana.it , con oggetto: “la posta di Alessandro Gnocchi”. Chiediamo ai nostri amici lettere brevi, su argomenti che naturalmente siano di comune interesse. Ogni settimana sarà scelta una lettera per una risposta per esteso ed eventualmente si daranno ad altre lettere risposte brevi. Si cercherà, nei limiti del possibile, di dare risposte a tutti.
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PD
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Sdoganamento della sodomia e papocchi sul ddl Cirinnà. Lettera aperta a Maurizio Lupi  –  di Paolo Deotto

Redazione
zzzzmrzlpCaro Lupi,
ieri sera, erano circa le 20, ho sentito l’intervista che hai rilasciato al programma “Zapping” di Rai1. Inevitabilmente, il discorso verteva sul tema del giorno, le unioni civili e il ddl Cirinnà.
Ho scaricato la tua intervista dal sito di Rai1. Si può ascoltare cliccando qui. Più o meno al minuto 1 e 34 secondi tu affermi che è venuto il momento in cui il Parlamento deve riconoscere i “diritti e doveri di coloro che, pur appartenendo allo stesso sesso, vogliono vivere liberamente la propria affettività”. E affermi che questa “assunzione di coscienza” è una conquista di civiltà. Non sto facendo manipolazioni o interpretazioni. Basta ascoltare le tue parole.
Caro Lupi, un’affermazione di questo tipo comporta un riconoscimento della sodomia come “normalità” e, anzi, come “normalità” meritevole di specifica tutela giuridica. Se ne deduce che la sodomia ha quella rilevanza di interesse pubblico per cui la legge deve darne una precisa regolamentazione.
Scusa, caro Lupi, ma tu non sei, o almeno eri,cattolico? Non costituisce per te alcun ostacolo il fatto che il peccato contro natura sia uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?
Ti prego, non rispondermi dicendo che la sodomia esiste, che le coppe di pervertiti sono sempre esistite. Potrei obiettarti che sono sempre esistite le rapine e i rapinatori (e tu, da buon cattolico, sai bene che una rapina è molto meno grave di un atto di sodomia), ma nessuno si è mai sognato, almeno per ora, di proporre una legge che regolamenti diritti e doveri dei rapinatori, o degli assassini, o dei ladri, e compagnia bella. Ma se vogliamo uscire dal campo criminale, conosco un gruppo di ottime persone che ogni sabato, alle 17, in un bar vicino a casa mia, si ritrovano per giocare a biliardo. Ti assicuro che alcuni di loro sono dei veri campioni. A quando una legge che regolamenti diritti e doveri dei giocatori di biliardo? Già, perché se basta che un fenomeno “esista” per essere degno di tutela giuridica, entriamo in un discorso infinito. Possiamo invocare la tutela dei salumieri,degli appassionati di uncinetto, dei collezionisti di figurine, dei dog-sitter, eccetera, eccetera, eccetera.
Ma non scherziamo, questo sono argomenti tragicamente seri.
È inutile, caro Lupi, che nel seguito della tua intervista tu ti affanni a dire che però tu e il tuo gruppo parlamentare affermate con forza che le “unioni civili” sono cosa diversa dal matrimonio e che non accetterete mai la “stepchild adoption”. Non sei un ragazzino e sai benissimo che il ddl Cirinnà è solo l’anticamera per far digerire con garbo e vaselina i passi successivi, grazie anche all’ausilio di una magistratura che, Corte Costituzionale in testa, ha un’onorevole tradizione di conformismo da difendere.
Dunque per te è cosa ovvia, anzi, è una conquista di civiltà che la “legge” – e sai benissimo che nella mentalità comune, ciò che è “legale” diviene poi anche “giusto” – dia un riconoscimento all’omosessualità.
In occasione del Family Day avevi affermato quanto segue su Twitter:
zzzzlupifd300116
Bene. “La famiglia è una sola”. E allora il pasticciaccio brutto della Cirinnà cosa va a creare, se non una simil-famiglia? Se tu eri al Circo Massimo, non eri tra quelli che manifestavano per dire “No” al progetto devastante della Cirinnà? Mi sembra che ci sia un tantino di confusione.
E torno all’unica domanda che davvero mi interessa: ma tu non sei, o eri, cattolico?
Vado al tuo sito internet e leggo una lettera che tu hai scritto al direttore del settimanale Tempi (clicca qui). Mi limito a riprendere, anche qui, alcune frasi dette da te:
Io faccio politica con due criteri: lavorare per costruire il bene comune in base all’ideale di bene che ho incontrato e che continuo a vivere in un’esperienza di popolo. E, secondo, rispondendo responsabilmente alla realtà, alle condizioni che la realtà oggi mi pone”.
L’ideale, non lo nomini. Poi, scusa, forse sono tonto, non riesco davvero a capire cosa mai voglia dire che questo “ideale”, che pudicamente non nomini, lo vivi in una “esperienza di popolo”. Boh.
E poi:
Per essere chiari: ci sta veramente a cuore una buona legge sulle unioni civili (che dobbiamo fare in ossequio a una sentenza della Corte costituzionale) che non assimili il nuovo istituto al matrimonio e che non permetta l’adozione alle coppie omosessuali. O in realtà ci interessa solo – e le unioni civili sono il pretesto – la caduta del governo?
Mi fermo qui con le citazioni, tanto basta leggere per intero la lettera linkata sopra, in cui non manca la spiegazione sul perché tu e i tuoi continuate a dare l’appoggio a questo governo.
Da questa lettera io credo di poter dedurre che, oltre che considerare la sodomia degna di tutela giuridica, tu in ogni caso ti senti “obbligato” ad agire in un determinato modo in obbedienza alla Corte Costituzionale.
E insomma, con molta franchezza voglio dirti una cosa. Dato che è una cosa spiacevole, permettimi di fare una piccola premessa:
  • Mi sento di parlarti in modo spiacevole perché entrambi proveniamo dalla stessa esperienza, ossia dall’educazione ricevuta da un vero cattolico, un uomo di una Fede indiscutibile, don Giussani.
  • E mi sento di parlarti in modo spiacevole perché lo scorso anno, quando i tuoi amici di quel governo che ti ostini a sostenere ti estromisero con una vera manovra mafiosa, io fui uno dei pochi ad alzare la voce in tua difesa (clicca qui).
Non cambio una virgola di quanto scrissi a suo tempo in tua difesa. Ma ora posso solo constatare che anche tu ti sei gettato a capofitto in quel gioco del massacro che è la perenne illusione di poter fare chissà quali astutissime manovre per “limitare i danni”, magari per arrivare all’inevitabile “male minore”, salvo poi presentare il pasticcio come una vittoria.
Che tristezza, caro Lupi! Sei andato in piazza contro il ddl Cirinnà ma comunque tu non volevi bloccare ad ogni costo la proposta sciagurata. Basta leggere la tua lettera al direttore di Tempi. Quindi, scusami il parlar chiaro, non ti pare di aver preso in giro le tante persone del Circo Massimo?
Che tristezza! Il tuo “bacino di voti” è Comunione e Liberazione che è, o meglio dovrebbe essere, un “movimento ecclesiale”. D’accordo che l’attuale Comunione e Liberazione non hai più nulla a che vedere con l’insegnamento di Don Giussani, ma è davvero deprimente che tu non abbia nemmeno il coraggio di nominare la Fede cattolica e ti rifugi in un gioco di parole del tipo “’ideale di bene che ho incontrato e che continuo a vivere in un’esperienza di popolo”. Ma che mai vuol dire?
A giustificazione del tuo agire tu parli della Corte Costituzionale. Stupendo. E cos’è la Corte Costituzionale? È un consesso di signori che non detengono la verità, lo sai meglio di me.
Ma se la Corte Costituzionale emette una sentenza contraria alla legge di Dio, tu per chi scegli? Per la legge di Dio o per l’ossequio alla Corte Costituzionale?
La risposta è nei fatti, caro Lupi, ed è una risposta molto triste.
Vorrei aggiungere un’ultima considerazione. Tu non sei un parlamentare “qualsiasi”. Sai benissimo che tante persone, perlopiù tanti ciellini, ti vedono come l’esempio del “far politica” di un cattolico. Hai una responsabilità enorme, perché sei un personaggio pubblico.
E quale esempio tu hai dato? Un cattolico che non ha il coraggio di dire in Parlamento: “Cari signori, qui si sta legiferando in totale spregio della Fede cattolica, dei diritti di Dio, quindi si può andare solo alla rovina. Quindi mi ritiro, perché non voglio condividere le tragiche responsabilità che vi state assumendo”.
Non credo che tu sia così ingenuo da credere ancora di poter fare chissà quali astutissime manovre per sistemare tutto. Sai perfettamente che la strada del disastro è già tracciata e decisa. Scusami, ma dov’è finita, per te,la regalità di Cristo? Non dovrai anche tu, come tutti noi, rendere conto a Cristo giudice?
Ritorno all’inizio dell’articolo per chiederti: come può un cattolico “sdoganare” tranquillamente la sodomia, uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?
Ti sei assunto delle responsabilità pesanti, caro Lupi. Inoltre hai gettato ulteriore confusione nel “popolo” ciellino, e davvero non ce n’era bisogno. Ci pensa già Don Julian Carron, che come creatore di confusione non teme concorrenti.
E per chiudere mi rifaccio alla tua lettera al direttore di Tempi: pensi davvero che per conseguire il bene comune si possa andare contro la legge di Dio?

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