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martedì 16 febbraio 2016

Kommissariati emeriti

Don Barbero: «Benedico i matrimoni gay»

Bagnasco? «Fermo a Pio IX». Il Cirinnà? «Non basta». Il papa? «Soltanto parole». Don Barbero sposa i gay. E battezza i loro figli. Anche se la Chiesa l'ha sospeso.

In Senato la discussione sul disegno di legge Cirinnà riprende nel pomeriggio di martedì 16 febbraio, dopo una settimana di sospensione che non è servita a mettere d'accordo il Pd. E nell'opinione pubblica italiana il tema delle unioni civili e dei diritti delle coppie omosessuali torna più vivo che mai.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, giovedì 11 febbraio, è stato costretto a intervenire di persona dopo il blitz del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che nel giorno dell'87esimo anniversario dei Patti lateranensi ha chiesto il voto segreto per tutelare, testuali parole, «la libertà di coscienza» dei parlamentari.
Il voto segreto «lo decide il parlamento, non la Cei», ha dovuto puntualizzare il premier.
Con una precisazione quantomeno ovvia nel 2016, eppure resasi necessaria.
Ma nella Chiesa la pensano tutti come il cardinal Bagnasco?

LA BATTAGLIA DI DON BARBERO. Lettera43.it lo ha chiesto a don Franco Barbero, sospeso a divinis nel 2003 da Joseph Ratzinger, all'epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
Nel 1978 don Barbero benedì per la prima volta in Italia l'unione di una coppia omosessuale.
Oggi continua a farlo: «Nella mia diocesi quel documento di Ratzinger non l'ho mai preso sul serio. Continuo a fare il prete, dalla mattina alla sera, e a benedire nozze gay. Mi dispiace solo che non si dica, come io invece penso, che siano dei veri matrimoni».
Una linea simile a quella di monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia, secondo cui «l'omosessualità è ricchezza».
A proposito di libertà, di coscienza e non solo, don Barbero racconta: «Dalla mia Chiesa non ho mai avuto un soldo, mi sono mantenuto e sono stato aiutato da amici, comunità e gruppi. Non ho mai venduto la mia libertà».
E poi annuncia: «A settembre benedirò l'unione di due donne e contemporaneamente farò il battesimo del loro bambino».

  • Don Franco Barbero.

DOMANDA. In Senato si discute di unioni civili e il cardinal Bagnasco ha auspicato il voto segreto, per tutelare la libertà di coscienza degli onorevoli. Come valuta questa iniziativa?
RISPOSTA.
 Il cardinal Bagnasco è fuori tempo massimo, di almeno due secoli. Andava bene con Pio IX. La cultura su questo terreno ha compiuto numerosi passi in avanti.
D. Dal punto di visto politico c'è stata un'ingerenza?
R.
 L'intervento del cardinal Bagnasco, oltre che ridicolo, mi pare veramente invasivo. Non ha nessun rispetto per le istituzioni laiche. La Chiesa è libera di esprimere la sua opinone, certamente. Ma innanzitutto la Chiesa non coincide con il cardinal Bagnasco.
D. Si riferisce ai credenti?
R. Ci sono moltissimi cristiani e cattolici lontani mille miglia dalle posizioni di Bagnasco. E poi ci vuole rispetto per le istituzioni dello Stato: la Chiesa che a livello gerarchico chiede di essere rispettata, con Bagnasco non rispetta le istituzioni dello Stato.
D. Al senatore Carlo Giovanardi l'intervento non è dispiaciuto.
R. Ma non le sembra che alcuni personaggi siano veramente disperati? A livello istituzionale la Chiesa deve attaccarsi al senatore Giovanardi, con tutto il rispetto per lui? L'atto del cardinal Bagnasco per me esprime disperazione. E io, come cristiano e come cattolico, non voglio legare il mio nome a questi interventi disperati.
D. Prima del 2003, quando l'allora cardinale Ratzinger la sospese a divinis, lei benediva unioni omosessuali?
R. Non è che benedivo... io benedico tuttora! Nella mia diocesi quel documento di Ratzinger non l'ho mai preso sul serio. Continuo a fare il prete, dalla mattina alla sera, e a benedire nozze gay. Mi dispiace solo che non si dica, come io invece penso, che siano dei veri matrimoni.
D. Per lei non c'è nessuna differenza?
R. Non faccio nessuna distinzione tra matrimonio eterosessuale e matrimonio omosessuale. Dove c'è l'amore, io lo chiamo così. Per le mie comunità do la benedizione a matrimoni lesbico-omosessuali. Nessun trattamento diverso. Mi spiace solo che nella legge italiana il matrimonio omosessuale non sia contemplato. Bisogna lottare per arrivare fin là.
D. Dove opera con le sue benedizioni?
R. Io vivo a Pinerolo e faccio parte della comunità cristiana di via Città di Gap, ma vado spesso a Torino, nella sede di un'associazione in cui da anni tengo corsi biblici. In questo stesso posto benedico le unioni e celebro l'eucarestia.
D. Ogni quanto accade?
R. Tutte le ultime domeniche del mese ho la grandissima gioia di preparare all'eucarestia molte coppie di omosessuali e lesbiche. Nella mia comunità, il vissuto eterosessuale e quello omosessuale godono della stessa sensibilità.
D. Come ha maturato le sue convinzioni?
R. Io amo la costruzione più che la polemica. Sono stato ordinato prete, molto elogiato dalle gerarchie del tempo, nel 1963. Allora, come professore in seminario e come confessore in cattedrale, nel mio ministero quotidiano ho incontrato molti ragazzi, molte ragazze, e ho avuto anche la bella avventura di incontrare molti omosessuali. Ero assistente dei giovani, che venivano a parlarmi. Ma da parte mia l'ignoranza era totale.
D. In che senso?
R. All'epoca gli omosessuali erano visti come malati, come dei peccatori, persone affamate di sesso. Io ero un prete giovane e i primi anni di teologia mi avevano dato una cultura retrograda.
D. Cosa ha fatto allora?
R.
 Dissi loro: guardate, io abito in seminario, venitemi a trovare perché non vi capisco. Ho difficoltà a capire se siete amici, se siete amanti. Ebbene: il 1963-64 è stato per me un anno benedetto.
D. Perché?
R. L'ascolto di queste persone, un ascolto umile, attento, rispettoso, mi ha guarito dal pregiudizio. Venivo da una famiglia eterosessuale, io stesso sono eterosessuale, e avevo difficoltà a capire.
D. Ma in questo modo non crede di aver trasgredito?
R.
 Anziché applicare le regole della Chiesa, sono partito dalla prassi di Gesù di Nazaret, che ascolta le persone. E ascoltandole, mi sono detto: sta a vedere che queste persone amano come le mie sorelle, come i miei fratelli. Se c'è l'amore, Dio non manca questo appuntamento. Da allora ho cominciato a stare dalla loro parte.
D. A differenza della Chiesa ufficiale.
R. Non sapeva ascoltare. Insegnava sempre, ma non ascoltava. Ho deciso di schierarmi dalla parte degli omosessuali, delle donne che avevano abortito e si sentivano ancora scomunicate, dalla parte dei separati.
D. Quando ha benedetto la sua prima unione omosessuale?
R.
 L'itinerario è stato lungo, prima sotterraneo, perché dovevo documentarmi. Poi nel 1978, il 4 febbraio, ho deciso di benedire durante la messa la prima coppia omosessuale. E ho celebrato il primo matrimonio.
D. La Chiesa come ha reagito?
R. Il mio percorso non mi ha portato fortuna. Ma io godo di una grande libertà. Dalla mia Chiesa non ho mai avuto un soldo, mi sono mantenuto e sono stato aiutato da amici, comunità e gruppi. Non ho mai venduto la mia libertà e continuo, finché ho forza, a fare questo lavoro.
D. Come si definisce?
R. Sono soprattutto un biblista, uno studioso della Bibbia, e non mi attaccano certo su questo. Non ritengo che Gesù abbia mai tagliato il mondo a fette: etero oppure omo. Gesù è stato un profeta della giustizia e della inclusività, cioè dell'eliminazione di ogni barriera discriminatoria. A lui mi attengo, non al papa.
D. Dal 1978 a oggi cosa è cambiato nell'atteggiamento della Chiesa verso gli omosessuali?
R. Credo ci siano tre distinzioni da fare. Nel popolo di Dio, mediamente, c'è stato un grande progresso. I credenti si sono posti più domande. Il mondo sociale, l'antropologia e la psicologia hanno aiutato molto. Molti cristiani e cattolici oggi sono aperti.
D. Qual è la seconda distinzione?
R. Nel mondo dei teologi ci sono stati grandissimi progressi, ma questi sviluppi non sono conosciuti dalla maggioranza dei credenti.
D. E la terza?
R. Dentro le gerarchie vaticane qualche voce difforme c'è stata, ma i papi sono sempre stati chiusi.
D. Anche Francesco?
R.
 Da lui mi aspettavo qualcosa di più. Su questo terreno, come su quello dell'uguaglianza tra uomo e donna, da parte del pontefice mi sembra ci sia molta retorica, ma poi anche lui è contro il ministero delle donne. Anche lui non ha rotto con l'Humanae Vitae, anche lui non ha rotto con il cliché del modello unico di famiglia.
D. Non crede possa arrivare una svolta?
R. Non mi aspetto molto nemmeno da lui. Su questi terreni dal Vaticano arriva poco. Bisogna lavorare alla base, è la conoscenza che libera. L'ignoranza acceca e rinchiude.
D. C'è chi sostiene che nel Sinodo sulla famiglia il papa abbia trovato ostacoli insormontabili.
R.
 Francesco ha un atteggiamento accogliente. Ma la sua cultura, su questi temi, è bloccata. Viene da un mondo culturale che conosco bene, so chi sono i suoi grandi maestri. Un mondo ancora fuori dalle conquiste della modernità.
D. Su cosa si sente in sintonia con Bergoglio?
R. Se Francesco parla del commercio delle armi, dell'economia di mercato, di ecologia, siamo d'accordo. Direi che è un leader internazionale avanzato. Ma sul fronte dei diritti sociali, dell'etica sessuale e familiare, è bloccato. Per lui il modello unico di famiglia è quello tradizionale.
D. Come giudica il disegno di legge Cirinnà?
R. Data la situazione, se si riuscisse ad approvare la legge senza troppi emendamenti, sarebbe già qualcosa. Ma io resto ancora abbastanza scontento.
D. Per cosa?
R. Speravo che si arrivasse a una legislazione che non mettesse in dubbio la validità del matrimonio gay, che percepisse il grande valore della proposta dell'adozione. Vedo invece che si devono fare dei compromessi e che certamente non si arriverà al matrimonio paritario. Per me, la mia cultura, per il lavoro che faccio nelle mie comunità, l'obiettivo rimane quello. E poi c'è una cosa che non riesco a capire.
D. Quale?
R. Come mai non si percepisce l'uguale dignità e gli uguali diritti tra un amore eterosesuale e un amore omosessuale? Se è amore si parla di diritti, doveri e responsabilità. Nelle coppie omosessuali c'è un grande desiderio d'amore, e c'è la voglia di essere tutelati per vivere meglio la responsabilità dell'amore, la costruzione di una famiglia. Quando il bene è evidente, perché non incoraggiarlo?
D. Non le sembra un quadro troppo ottimistico?
R. Il mondo omosessuale, come quello eterosessuale, certamente non è tutto un paradiso. Ma noi eterosessuali non abbiamo lezioni da dare agli omosessuali. Non mi pare proprio che nel nostro mondo regni un'etica perfetta. Io continuerò a lottare perché tutto sia alla pari.
D. Gli oppositori delle unioni civili ritengono che il loro riconoscimento possa incentivare il ricorso a forme di maternità surrogata, come il cosiddetto «utero in affitto». Lei che ne pensa?
R.
 L'espressione «utero in affito» non mi piace. Certamente nella maternità surrogata ci sono derive possibili, di tipo mercantile. Ma c'è anche chi, amichevolmente, vuole favorire gratuitamente l'amore, la nascita di un figlio o di una figlia.
D. Quindi è favorevole anche a questo?
R. Ritengo che si debbano controllare e condannare eventuali derive mercantili. Ma una sana regolamentazione, che preveda dei diritti per la donna che compie questo servizio d'amore, e che promuova la gratuità, mi sembra una misura di buon senso.
D. Un aspetto da disciplinare?
R. Esatto. E ci sono alcuni Stati che lo stanno facendo. È un tema delicato, in una società dove tutto è diventato mercato. Ma non c'è solo il mercato. Nella mia comunità conosco delle mamme e degli uomini che stanno tentando questa strada, tutt'altro che mercantile. C'è una grande gratuità d'amore. E posso dirle che a settembre io benedirò l'unione di due donne, e contemporaneamente farò il battesimo del loro bambino.
D. Battezzerà il figlio di due donne?
R. Sì. Queste due donne sono così contente! Bisogna anche guardare alla gioia, alle cose pulite, alle cose belle. La formula «utero in affitto» non mi piace, ma guardando la vita delle persone ho trovato dei casi di gratuità, di amore vero, la voglia di rendere felici altri, di collaborare alla felicità altrui. Bisogna accompagnare le persone, non fermarci alle formule. E semmai fare in modo che percorsi simili siano tutelati.

5 commenti:

  1. Avanti !! All'inferno c'e' sempre posto !!

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  2. Dico la mia modesta opinione:
    per capire chi è don Barbero al netto della sua foto (che rimanda un'immagine da umile e onesto pensionato) e delle sue esternazioni, che parlano di 'gioia, cose pulite, cose belle, gran gratuità d'amore,...' (tutte cose che si vedrebbero nelle sue comunità)occorre:
    1) contare quante volte nell'intervista pronuncia la parola IO;
    2) quante volte non pronuncia la parola IO perché l'io rimane sottinteso nella frase;
    3) domandarsi se per lui è più importante l'obbedienza alla Parola di Cristo e alla Chiesa oppure la propria libertà, davanti alla quale sembra prosternato.
    Temo proprio che gli aggettivi 'ridicolo' e 'disperato', che così facilmente appioppa a suoi confratelli, vadano a pennello proprio a lui.
    Marisa

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  3. in lui è lo stesso grido di lucifero : non serviam. jane

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  4. Bagnasco fermo a Pio IX? eh si, Franco Barbero (mica don, eh? quel titolo non lo meriti minimamente), ma Giuseppe Maria Mastai Ferretti è sicuramente in Paradiso, e da lassù ti vede e soffre per te, e tu che lo ripaghi così, disprezzandolo, te ne andrai dritto dritto all'inferno, e là potrai continuare a fare i tuoi riti blasfemi, magari con diavoletti come chierichetti. Buon viaggio, e senza ritorno, né?

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  5. Ma che ci fa sulla terra questo schifoso? All'inferno deve stare!!!Quello è il suo posto!

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