ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 23 febbraio 2016

La ‘pastorale dell’incontro’.

UN PANORAMA. . . CATTOLICO
(si fa per dire)




La cronaca ultima e recente, che descrive e commenta la vita ecclesial/cattolica, ci propone una mèsse di fatti ed eventi declinanti il progressivo ed inarrestabile degrado dissacratorio che gli uomini di Chiesa – Papa, Cardinali, vescovi, preti - con consapevolezza colpevole e sfacciata volontà, e nel pieno adempimento dei nefasti dettami del Concilio Vaticano II e della massoneria internazionale, conducono verso la soluzione finale, quella, cioè, di adeguare interamente la natura e la struttura divina della Chiesa cattolica alle coordinate mondane nel solco della nuova e del tutto sterile ‘pastorale dell’incontro’.

Noi vogliamo sottoporre ai lettori, che non ne fossero venuti a conoscenza o ne avessero còlto solo qualche marginale cenno, tre di questi spunti per meglio lumeggiare e portare in chiaro la subdola intenzione che sottostà all’attuale lavorìo di dissoluzione e, soprattutto, per rafforzare nelle coscienze e nelle anime sane l’adesione e l’ancoraggio alla sana e perenne dottrina della Chiesa la quale, ad onta di quanti si dannano per svilirne l’origine divina e la trascendenza, non sarà mai vinta dalle porte dell’inferno (Mt. 16, 18).

Stat Crux dum volvitur orbis” afferma il motto dei Certosini di San Bruno -sta fissa la Croce mentre il mondo gira. Se lo ricordino le falangi nemiche, ma specialmente gli uomini di Chiesa che duettano col mondo nella congiunta e fallimentare opera di demolizione del Cattolicesimo. E non si allietino per quello che sarà un piccolo gregge perché, lungi dall’esser sconfitto, sarà proprio quel minuscolo custode della Fede a tener testa all’assalto finale di Satana. E' la ferma certezza dell’Apostolo che scrive“Si Deus pro nobis, quis contra nos?” (Rom. 8, 31) – Se Dio è a nostro favore, chi ci contrasterà?

E allora, vediamo.


A - Papa Bergoglio – 12 febbraio 2016 – s’incontra con il patriarca russo-ortodosso Cirillo. Particolarmente indiziaria è la sede di questo incontro – Cuba comunista: aeroporto de L’Avana  - che potremmo definire, senza troppe delicate litoti, come “terra sconsacrata” . E ciò sembra adombrare proprio sulla natura e la tipologìa di questo evento che di sacro non esprime niente semmai, di politico e di diplomatico. Non daremo l’intera lettura del documento bilaterale stante, nei suoi trenta punti, l’estrema lunghezza e le insensatezze che lo caratterizzano, ma vorremmo segnalare soltanto il commento che, di questa dichiarazione congiunta, ha dato e diffuso lo stesso Pontefice.
Vi si avvertono non solo stravolgimento della storia ma, addirittura, disinvoltura e superficialità teologica. 

Abbiamo parlato come fratelli, abbiamo lo stesso battesimo, siamo vescovi. Abbiamo parlato apertamente, senza mezze parole e vi confesso che ho sentito la consolazione dello Spirito Santo in questo dialogo. Ringrazio per l’umiltà Sua Santità, umiltà fraterna e i suoi augurî di unità… Non voglio partire senza dare un sentito ringraziamento a Cuba, al grande popolo cubano e al suo Presidente qui presente. Lo ringrazio per la sua disponibilità attiva. Di questo passo, Cuba sarà la capitale dell’unità…” (L. E. V. 12 febbraio 2016). 

Se i lettori conoscono le vicende relative allo scisma provocato e compiuto dalla Chiesa greca sanno che la confessione “ortodossa” è principalmente minata, alle sue radici, dall’eresìa trinitaria. Il rifiuto della formula del “Filioque”, scandalo per i Greci, non pone le due Chiese su livello di parità e di dignità né tanto meno crediamo alla soggettiva sensazione consolatoria dello Spirito Santo, da Bergoglio avvertita in quel momento, proprio perché non è nello stile di Dio-Trinità farsi complice di un’eresìa  a suo danno. 
Riesce, infatti, difficile pensare che lo Spirito Santo, che l’ortodossa Chiesa greco-russa sminuisce ritenendolo sola emanazione del Padre attraverso il Figlio – contrariamente alla professione cattolica che lo crede quale processione paritaria Padre/Figlio – sia intervenuto a sancire un’operazione di facciata che, tra l’altro, come attesta il documento sottoscritto, scomunica il proselitismo uniate ucraino, cioè lo spirito missionario da che la Chiesa cattolica deve essere pervasa 
[Questo ultimo aspetto ricalca la nefasta delibera di Balamand (Libano, 17/24 giugno 1993) con cui, regnante papa GP II, si definì come metodo errato, deplorevole, scorretto, antistorico e non più valido lo “zelo delle Chiese cattoliche orientali uniate per la conversione di coloro che permangono tuttora nello scisma” (Doc. Cath. N. 2077 del 18/8/1993 pp. 711-714 cit. in ‘Sac. Andrea Mancinella: 1962, Rivoluzione nella Chiesa, Editrice Civiltà Brescia, 2010’ e ribadisce il convincimento bergogliano secondo cui “il proselitismo è una solenne sciocchezza” (La Repubblica, 1/10/2013)].

Il Papa riconosce in Cirillo, lo stesso battesimo e la stessa dignità episcopale. Noi vorremmo contestare siffatta considerazione formulando una nostra teorìa, personale sì, ma non così soggettiva dacché ci preoccuperemo di poggiarla su considerazioni canoniche inossidabili ed inalterate. La corrente dottrina, così come attestano insigni autori, dice che la Chiesa orientale ortodossa mantiene la successione apostolica solo materialiter ma nonformaliter. Appellandoci alla Parola di Cristo (Mt. 16,13/20 – Gv. 21, 15/17) e alla storia della Chiesa, crediamo che la predetta distinzione non sia valida in quanto insussistente argomento a favore. Intanto, scismatica essendo la chiesa ortodossa, staccata dalla Chiesa cattolica unica ed esclusiva di Cristo, essa è da ritenersi un ramo secco, sterile, e non per nostra settaria convinzione ma perché tale definita da Cristo stesso quando affermò: “ Chi non è con Me è contro di Me e chi non raccoglie con Me, disperde” (Mt. 12, 30); “Chi  rimane in Me e Io in lui, fa molto frutto, perché senza di Me non potete far nulla. Chi non rimane in Me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv. 15, 5/6).
Perciò, quando, già con Fozio e poi con Michele Cerulario (1054), si operò il distacco da Roma dichiarandosi, la chiesa orientale bizantina, autonoma, la successione apostolica, che ineriva ad essa quando era membra del corpo unico nell’unità cattolica romana, decadde rimanendo nel papato romano. Rivendicarla, anche se materialiter, è una dar concretezza a una cosa che non esiste e che non regge in termini teologici e storici.
E poi, ragionando secondo logica aristotelico/tomista: se la successione apostolica è in atto solo materialmente ma non formalmente, vuol dire che, essendo la forma di connotazione sostanziale va da sé che un individuo o una realtà che ne sìano privi si debbano considerare solo corpo materiale, cioè morto. Pertanto se la dignità episcopale è anch’essa di carattere materiale ne consegue che nullo ed inanimato è questo munus perché mancante della forma sostanziale la quale è data dall’unità nella Chiesa cattolica.
Come sopra scrivemmo, non è pensabile che lo Spirito Santo, declassato dall’eresìa ortodossa, possa conferire sacralità episcopale a chi lo nega. Un’operazione paradossale secondo la quale, ripetiamo, la terza persona della S. S. Trinità infonderebbe la sua impronta in chi Lo misconosce.

Pertanto, ogni atto, ogni rito officiato dalla chiesa ortodossa scismatica son privi di legittimità e senza  efficacia santificante.
Essere in Cristo vuol dire aderire al suo comando, quello che indica la Chiesa di Pietro come l’unico ovile in cui sia certa la salvezza.  Essere in Cristo vuol dire riconoscere il Vescovo di Roma come il Successore di Pietro e, soprattutto, il Vicario di Cristo. Condizioni che la chiesa ortodossa non rispetta e a cui è ribelle.

Ora, se al fatto di essere scismatica si aggiunge che la chiesa ortodossa è anche eretica – negazione della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, presenza del peccato originale in Maria ‘ante conceptionem’, negazione del Purgatorio, sacramento della penitenza privo dell’assoluzione, misconoscimento del primato petrino… -  non sappiamo in qual modo, e perché, il Papa possa attribuire dignità al battesimo e all’episcopato della stessa.
Mancando il sigillo dell’unità, il ‘sentire cum Ecclesia’, non dovrebbe esser lecito riconoscere tanto la successione apostolica quanto la dignità episcopale, e tanto meno la validità ai riti.
Papa Leone XIII dichiarò, con magistero solenne ed infallibile (Bolla ‘Apostolicae curae’), invalide le ordinazioni anglicane in quanto non v’era in quel rito la convinta intenzione di officiare, nella Santa Messa, il Sacrificio reale della Croce e di adorare il mistero della presenza di Cristo Eucaristico. Certamente, nel rito ortodosso questa intenzione è presente ma, mancando in questa chiesa, come dicevamo, l’unità genetica del tralcio alla vite recisa dallo scisma, ne deriva che ogni suo atto, anche se perfetto e canonico in sé e per sé, è pur sempre infruttuoso e sterile, pertanto invalido.

Sorprendente, poi, quel “Sua Santità” che Papa Bergoglio rivolge al patriarca Cirillo, di fatto equiparandolo alla dignità del romano pontefice. Tralasciamo, di proposito, il discorso e la riflessione sulla teologìa dell’incontro che tanto va di moda in questa Chiesa conciliare, un ampolloso culturame che, dismessa l’azione evangelizzatrice, quella dell’annuncio e della conversione, risolve il problema del rientro delle chiese separate all’unità cattolica, in un camminare appaiate, parallele come due linee euclidee che, in quanto tali, mai convergeranno per fondersi in un ‘unicum’. Perché l’eventuale convergenza si risolverebbe in un compromesso bilaterale con cui ciascuna della due linee dovrà cedere qualche grado della propria direzione. In sintesi: il disegno massonico di una ‘Chiesa dell’Uomo’.
Tanto per dirla schietta: nel processo del dialogo conciliare è la Chiesa che ha sempre rinunciato a qualcosa di suo come, ad esempio: lo snaturamento della Messa secondo il Novus Ordo, la cancellazione, dal CDC, della scomunica alla massoneria, la Comunione sulle mani, la cremazione, o quel suo ansioso e continuo chiedere perdono al mondo, e via elencando.

Che poi, l’isola di Cuba possa farsi capitale dell’unità, a noi sembra espressione più di un’euforìa momentanea che certezza profetica, come piuttosto euforica ed adulatoria suona, in simil contesto, la definizione di “grande” conferita dal Papa al presidente marxista Raul Castro, fraterno clone del famigerato Fidel. Una grandezza costruita sul sangue, la repressione, la rivoluzione e l’ateismo.


B) Il cardinal Angelo Bagnasco, (11/2/2016), presidente CEI, in una recente esternazione si è augurato – timidamente e ipocritamente, diciamo noi – che il parlamento italico, quello che si appresta, Dio non voglia, ad approvare il ddl Cirinnà, si è augurato, dicevamo, che ai deputati venga concesso il voto segreto. Il risultato, come ovvio, è stato quello di una vibrata e proterva risposta del governo italico appellatosi alla libertà delle istituzioni e alla propria indipendenza. Replica, in questo caso, data per scontata considerata lo spirito laicistico che, da decenni, colora Montecitorio e palazzo Madama.
E ciò non sorprende né gli spiriti scaltri né gli ingenui. Ciò che sorprende, e indigna, è la correzione del tiro che Mons. Nunzio Galantino, Segretario CEI, ha tenuto ad apporre a queste intenzioni col dire, in maniera netta e strombazzata, che “ Ho fatto una scelta: mentre è in atto il dibattito parlamentare – sul ddl Cirannà relativo al riconoscimento delle coppie civili e all’adozione a coppie omosessuali (id est: sodomitiche) – per rispetto delle istituzioni e del confronto politico, indipendentemente dal fatto che avvenga o meno in modo giusto, preferisco fare silenzio ed aspettare le decisioni del Parlamento anche perché mi sembra che la situazione sia molto fluida se non proprio incerta” .

Noi non siamo né per l’uno né per l’altro per un semplice motivo. Tanto il primo, che invoca un espediente procedurale che dia la possibilità di far saltare il ddl, quanto il secondo che si appella al rispetto delle istituzioni, non tengono conto di un aspetto primario e grave: il peccato di sodomia che caratterizza questi “diritti civili”.
Noi ci saremmo aspettati che l’episcopato italiano ed universale si pronunciasse sul ddl Cirinnà, e sulla deriva etica sociale, in termini di condanna, invocando il diritto di Dio che persegue il peccato di sodomia come uno dei più abietti, e non trastullandosi sui voti segreti o su un ipocrita rispetto per le istituzioni. Il sesto comandamento, caro mons. Galantino, è volontà di Dio e lei è tenuto, per obbligo, a far rispettare entrando in conflitto anche con quelle istituzioni laiche che intendessero cancellarlo.

Ciò accade da quando la Gerarchìa ha accettato, come verità inconcussa, la separazione dei poteri divino/umano, dimenticando colpevolmente come il secondo, pur godendo di distinta autonomìa, resti subordinato al primo giusta la risposta con che Cristo legittimò Pilato dicendogli: “Tu non avresti nessun potere su di Me se non ti fosse stato dato dall’alto” (Gv. 19, 11).

Lo spettacolo di questa divisione nel seno stesso della Gerarchìa – timidezza del primo, viltà del secondo - scandalo per il disimpegno dogmatico e causa di smarrimento dei fedeli, non può che portare allo sfacelo configurandosi quanto, a tal proposito, Cristo diceva: “ Ogni regno discorde cade in rovina e nessuna città o famiglia discorde può reggersi” (Mt. 12,24).
Entrambi i prìncipi della Chiesa si attardano sugli aspetti procedurali, la pagliuzza della vicenda, e non si preoccupano della trave dell’abominio che il suddetto ddl Cirinnà sta infilando nelle coscienze della società.

Ora, a rinforzare la famigerata e delittuosa opinione di mons. Galantino, ecco arrivare la dichiarazione –  espressa in alta quota, nella fase aerea del ritorno a Roma di Papa Bergoglio in visita in Messico – con cui lo stesso Pontefice taglia netto affermando : “Unioni gay? Io non mi immischio nella politica” (Il Giornale 18/2/2016). Forma evolutiva dell’antico “non expedit”  di Papa Mastai Ferretti Pio IX nel moderno “non est immischiandum” di Papa Jorge Mario Bergoglio Francesco I.
Siamo al festival dell’ipocrisìa e della vigliaccheria: sono i trenta denari con cui la Gerarchìa cattolica vende la propria missione. Ma verrà il giorno in cui costoro dovranno dolorosamente esclamare: “vae mihi, quia tacui, quia tanto tempore obmutui et silui a bonis” (PL 207 0231A Ep. ad M. Petrum Blesensem, Comm. in Is. 6, 5)) – guai a me che ho taciuto, che per molto tempo me ne stetti muto e feci silenzio del bene. Nella migliore delle ipotesi, per siffatto comportamento pilatesco, sarà pronta ed ospitale la landa dantiana degli ignavi, fuori addirittura dell’inferno mentre, nella peggiore e più probabile, si aprirà la voragine dei traditori/apostati immersi nel ghiaccio di Cocito.


C) E' morto a 93 anni Renato Bialetti, l’estroso inventore della macchinetta da caffè “Moka express”, quella de “l’omino con i baffi” (Il Messaggero, 16/2/2016). Morto ad Ascona, cremato e poi le esequie officiate a Casale Corte Cerro, paese di nascita. Una notizia di per sé comune, stante la normalità della morte. Ma ciò che ha destato la curiosità dei massmedia è stata la feticistica e carnevalesca messa in scema del rito funebre di cui diamo qui un breve commento.

Il parroco della cittadina ha pensato bene di rendere omaggio al defunto, uomo di ingegno industriale, con una liturgìa colorata della modernista, ridicola, teatrale, creativa e sacrilega sceneggiata, non certamente una novità dacché già altri illuminati si sono segnalati in tal senso. Ricordiamo, infatti, lo spettacolo indegno offerto nella chiesa di San Pietro in Assisi sul cui tabernacolo, in occasione dell’incontro interreligioso – ottobre 1986 - regnante felicemente Papa GP II, fu posto un idoletto di Buddha quale gentile omaggio a quella pagana confessione; ricordiamo ancora il sacrilego apparato allestito nella chiesa di Dio Padre – 23/9/2010, Milano 2 – quando il celebrante officiò il rito funebre per l’anima dell’attrice Sandra Mondaini collocando, sull’altare consacrato dalla Presenza di Cristo Eucaristìa, un pagliaccio di peluscia simbolo di quello che la defunta aveva impersonato sulle scene tv. Ricordiamo ancora le due motociclette, poste a lato del feretro, che in occasione delle esequie del pilota  Marco Simoncelli – 27/10/2011 – officiate nella chiesa parrocchiale di Coriano (Fo), sostituirono il canto liturgico con il loro indecente rombo a cui il vescovo celebrante impartì la sua commossa benedizione. E non parliamo dei palloncini multicolori che coronano battesimi, matrimonî, esequie di bambini con sottofondo di musiche festivaliere.

Ecco, ora, la scena approntata nelle esequie religiose del Bialetti: posta davanti all’altare, nello spazio che l’ufficio funebre riserva alla bara, spiccava una caffettiera, la famosa Bialetti, in cui erano state chiuse e sigillate le ceneri del morto. Le cronache ci dicono che siffatta sceneggiata è stata chiesta dai familiari e, come è  evidente, accettata dal parroco il quale, senza porsi scrupoli sulla indegnità di simile ossequio feticistico, tra gli applausi del “pubblico” convenuto, impartiva la sua benedizione. Senza commento.

L’altare, che Giacobbe definì “terribilis locus” (Gen. 28, 17), che il Signore solennemente dichiarò “terra santa” (Es. 4, 5), l’altare, su cui aleggia la maestà divina, è diventato luogo privilegiato di idoli pagani, parcheggio per motociclette e discarica per pagliacci e caffettiere.

Non sappiamo chi, in che modo e quando, vorrà e potrà mettere fine a simile osceno carnevale. Certo che, stando agli esempî offerti da Papa, cardinali, vescovi e preti tutti smaniosi di superarsi nella modernità pagana, è senza dubbio nulla ogni speranza di restaurazione del diritto di Dio.



di L. P.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1432_L-P_Panorama_cattolico.html

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