ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 4 marzo 2016

In verità non è difficile comprendere..

Meglio affittare l’utero o la vagina?


di Roberto Quaglia – Roberto.info
Ho lottato con me stesso per non dire assolutamente nulla in merito alla grande telenovela nazionale – utero sì, utero no (nel senso dei contratti di locazione uterina agevolata per spermatozoi ed ovuli senza fissa dimora). Alla fine ho dovuto arrendermi e dire la mia anch’io.
Nella stragrande maggioranza delle discussioni in merito il tema è mal posto. Se ne fa una questione morale e sulle questioni morali possiamo stare a cianciare fino alla fine dei tempi.
Il tema invece – come sempre – è innanzitutto capire di cosa stiamo parlando.
In verità non è difficile comprendere che cosa sia l’atto di affittare l’utero di una donna per farvi crescere un bambino proprio. E’ un contratto di prostituzione. A chi se ne fosse dimenticato gioverà ricordare che sesso e procreazione sono categorie di fenomeni attigui, talvolta addirittura correlati, e che l’utero non a caso si trova subito al di là della vagina. Non vorrei qui passare per complottista, ma vi assicuro che non è una coincidenza. C’è una ragione se utero e vagina sono così vicini.

Così come viene definito prostituzione l’atto di affittare una vagina per il proprio piacere, è logico che si debba definire prostituzione anche l’atto di affittare un utero per il proprio piacere. Si tratta ovviamente di un piacere anche nel secondo caso, se pure non di un piacere strettamente genitale. Tuttavia anche il piacere di un orgasmo e quello di avere un figlio se ci si pensa bene sono essenzialmente affini. L’orgasmo è infatti il “premio di riproduzione” della specie, lo zuccherino con cui la natura persegue i suoi misteriosi fini spingendo le creature ad accoppiarsi – per riprodursi. Quando poi ad una coppia in seguito nascesse un figlio, il piacere si eleva ad un ordine superiore. Dal piacere sensoriale estemporaneo dell’orgasmo al piacere esistenziale permanente della maternità/paternità.
Se affittare un utero per ottenerne un bambino permette di raggiungere un piacere di ordine superiore di quello che si ottiene affittando una vagina, questo vuol dire che si tratta di un atto di prostituzione di ordine superiore. Non ci vuole molto a capirlo, d’altra parte basta guardare con spirito critico ad alcuni indicatori inequivocabili: la durata del rapporto è straordinariamente superiore – nove mesi contro una manciata di minuti. Il prezzo della prestazione è anche straordinariamente superiore – decine di migliaia di euro anziché quattro spiccioli. Lo stress fisico ed emotivo patito dalla donna che presta il servizio è anch’esso straordinariamente superiore. Durante una gravidanza il fisico si deforma, il metabolismo cambia e la donna corre anche dei rischi di salute in caso di complicazioni. Il parto è infinitamente più doloroso di qualsiasi rapporto sessuale – anche di sesso estremo! E dopo il parto esiste il trauma della separazione dal figlio, visto che la donna è “programmata” dalla natura ad amare la creatura che da alla luce, ed invece qui se ne deve privare. Insomma, gravidanza e parto lasciano marcate conseguenze permanenti sul fisico e la psiche delle donna, diversamente da un semplice rapporto sessuale. E’ quindi un atto di prostituzione di livello straordinariamente più elevato. L’altissima retribuzione fuga ogni dubbio.
Sia chi per proprio uso affitta da una donna una vagina che chi ne affitta un utero lo fa sulla spinta del proprio istinto di riproduzione. Nel primo caso l’istinto di riproduzione si ferma all’atto estemporaneamente gratificante che per milioni di anni avrebbe volentieri portato al concepimento (prima della recente invenzione degli anticoncezionali), nel secondo caso l’istinto di riproduzione si spinge più a fondo puntando ad una gratificazione meno estemporanea e più duratura – cioè un’effettiva riproduzione.
Non entrerò qui nel merito dell’annoso dibattito se la prostituzione sia un bene o un male. Se ne discute da migliaia di anni e la gente non si è mai trovata d’accordo a riguardo. E non sarà certo la mia opinione che cambierà le cose, quindi me la terrò per me. Ma trovo tristissimo il fatto che su cinquanta milioni di italiani che oggi appassionatamente si scannano sull’argomento “uteri in affitto”, da quello che essi dicono e scrivono e arrivi alla mia attenzione pare che nessuno riesca neppure ad inquadrare il fenomeno per ciò che esso sia: un atto di prostituzione.
Una volta che abbiamo la corretta chiave di lettura tutto il resto è più facile. Le opinioni che ognuno di noi ha per la prostituzione genitale valgono (o devono valere) anche per la prostituzione uterina. Se non è così finiamo in piena dissonanza cognitiva, l’anticamera dell’infermità mentale. E come le opinioni, anche le regole di comportamento devono essere le stesse, e così le leggi. Se la legge permette la prostituzione genitale, perché non dovrebbe permettere la prostituzione uterina? Se la legge punisce lo sfruttamento della prostituzione genitale, perché non dovrebbe punire lo sfruttamento della prostituzione uterina? Quanta parte dei 150.000 euro che pare costi affittare un utero vengono trattenuti dagli intermediari (agenzie, cliniche, medici, ecc.), in altre parole dai “magnaccia” che mettono in contatto il cliente con la fornitrice del servizio? Ripeto che non sto qui dando alcun giudizio sulla questione, indico solamente un metodo per ragionare in modo sensato. Cioè capire innanzitutto di cosa stiamo parlando – e poi argomentare ed agire di conseguenza. In difetto di ciò ogni parola detta è solo rumore.
E per me con questo si chiude l’argomento “utero in affitto”, mettere in chiaro di cosa si stia effettivamente parlando è più che abbastanza, non sento il bisogno di entrare qui nel merito delle opinioni. Lascio ad altri lo spasso.
Tuttavia, a latere, nel caso specifico che ha scatenato il gran chiacchiericcio nazionale (chiamarla discussione mi pare eccessivo) è emerso anche un altro problema, dovuto al fatto che l’affittuario dell’utero dello scandalo sia un politico di tradizione comunista, Nichi Vendola. E’ un problemuccio di pura indole politica, soprattutto per chi lo abbia votato o comunque si riconosca in quell’area politica. I social networks si sono riempiti di voci che si chiedono se sia “di sinistra” affittarsi a carissimo prezzo un utero per procurarsi un bambino. Curiosamente, molte delle voci che si sono poste l’interrogativo, come Famiglia Cristiana, non sono affatto di sinistra, quindi io mi chiedo perché il problema li tanga. Un vizio comune è lamentarsi delle azioni di politici e di forze politiche che non si è votato. Perché mai si pretende che chi non ci rappresenta faccia proprio quello che vogliamo noi? Mi sembra molto infantile. Ognuno dovrebbe invece concentrare il proprio spirito critico verso chi egli/ella abbia votato e mandato al potere, non solo perché essi e solo essi lo/la rappresentano, ma perché votarli è stata anche una propria responsabilità, e quindi se si comportano male essi hanno sì colpa, ma in seconda battuta – il primo responsabile è l’elettore che con il proprio voto lo ha legittimato (almeno se vogliamo far finta di essere in democrazia).
Diversamente, il pubblico che si riconosce in Vendola e/o nell’area politica che egli rappresenta, la sinistra, ha maggior titolo di discutere l’aspetto politico del gesto di Vendola, essendoci in ballo l’identità collettiva della sinistra. Tuttavia curiosamente (ma forse non troppo), una parte del popolo di sinistra non sembra trovare problemi ideologici nel gesto di Vendola di affittare un utero (e con esso la donna portatrice di utero) per nove mesi e 150.000 euro. Qualcuno o con la coda di paglia o le idee molto confuse ha tirato in ballo concetti come “il gesto d’amore di crescere un figlio per altri”, dimenticandosi piccoli dettagli come i 150.000 euro sborsati, facendo quindi penosa confusione fra amore e prostituzione. Il che ci lascia col dubbio se sia più incinta la madre degli stupidi o quella degli ipocriti (e se anche in questi caso gli uteri siano in affitto). Preme sottolineare che inoltre qui il tema non è il problema morale utero in affitto sì oppure utero in affitto no, ma se si tratta di un comportamento politicamente compatibile con l’identità “di sinistra”. A giudicare da quel che si legge in giro, parrebbe di sì. Naturalmente ci sono anche voci di sinistra che “dicono qualcosa di sinistra” (volendo citare una celebre battuta di Nanni Moretti), come questo articolo apparso su Megachip che a sua volta ne riporta altri – nel caso vogliate approfondire l’argomento.
Degli altri temi volentieri tirati in ballo in queste occasioni – matrimonio gay, adozione gay ed adozione figliastri (perché mai dovrei dirlo in inglese? bisogna proprio essere scemi…) in unioni gay, eccetera eccetera, io non ho parlato perché esulano dall’argomento precipuo “utero in affitto” e aiutano quindi solo a confondere le idee. I temi di discussione non vanno mescolati, soprattutto a casaccio, altrimenti ogni speranza di capire i fatti del mondo se ne va fatalmente a puttane.
Ad ogni modo, tutte queste discussioni sono destinate all’oblio. Già vent’anni fa i giapponesi hanno inventato una tecnica per l’incubazione artificiale extrauterina (EUFI) testandola sui feti di capra. Prima o poi si arriverà ad una produzione industriale di uteri artificiali ed il fenomeno dell’utero umano in affitto scomparirà. Forse, scomparirà anche il fenomeno della gravidanza intraumana. Quale donna vorrà infatti accettare di deformare il proprio corpo e subire i tormenti del parto quando ci sarà una macchina in grado di sostituirla in questa disagevole incombenza? Nella lista di nozze futura dei vostri figli o nipoti oggi bambini, accanto a lavatrice e lavastoviglie preparatevi a trovare anche l’incubatrice, con obsolescenza programmata garantita dopo il secondo bambino.
Roberto Quaglia
3 Marzo 2016

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