ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 3 aprile 2016

Don Mauro^, per vincere il terrorismo!

Abdeslam: a processo “non prima del 2020” (non c’è fretta).


L’avevamo notato in tanti, ma adesso (grazie al sito Panamza) mettiamo meglio a fuoco la stranezza dell’arresto di  Salah Abdeslam,   il giovane gay, “la mente” degli attentati di Parigi, sfuggito per mesi alla  cattura  secondo i media.  Si guardi questo video.


Il momento interessante è dal minuto 3.56.  Un folto gruppo di teste di cuoio con le armi brandite si apposta alla porta di una palazzina:  Un dirigente grida di arrendersi a quelli dentro: “E’ la polizia federale, …Uscite dalla porta principale!”.

Dal 4.18 è il video di telegiornale iTelé. “La tensione è massima, i terroristi sono asserragliati e potenzialmente armati”, dice  il reporter.  Poi uno esce,  letteralmente a pochi centimetri dalle teste di cuoio e si mette  a scappare lungo il marciapiede. Ha un  berretto bianco floscio.  Gli armati gli sparano  da pochi metri, e apparentemente lo feriscono a una gamba.
Basta guardare la scena per sentire che la cosa appare assurda.  Per qual motivo Salah Abdeslam cerca di scappare in quel modo, invece di arrendersi a mani alzate? Sperava di far perdere le proprie tracce, avendo i poliziotti a un metro? E questa sarebbe “la mente”?
Ma la domanda vera forse è un’altra. E’ proprio Salah Abdslam questo personaggio col berretto  bianco? Ha il volto praticamente coperto. E la polizia, dopo averlo abbrancato, gli rimette il berretto (o quel che è)  di nuovo in testa, nascondendone il viso.  Palesemente, mentre viene fatto salire in auto, gli agenti in assetto di guerra lo nascondono col loro corpo. Come mai? Forse perché il viso di Salah Abdeslam   è troppo conosciuto,   essendo la  segnaletica apparsa su tutti i media?
Un’altra stranezza  al minuto 4.46. Mentre viene trascinato verso  l’auto, il   ferito (molto lievemente, sembra: non sanguina per niente)  perde qualcosa: un oggetto rettangolare chiaro gli scivola dall’orlo dei pantaloni.


cosa gli cade dai pantaloni?








Una lettera?

Un foglio di carta? O qualcosa di più rigido?  Gli agenti se ne infischiano. Quando,  poche ore dopo, la cosa sarò fatta notare dalla tv fiamminga VTM, gli inquirenti diranno di ”non aver trovato”  il reperto.  Di non essersene accorti, avevano altro a cui pensare. Peccato.  Un altro indizio sfuggito alla leggendaria polizia belga.
Altre stranezze:  la polizia non isola l’immobile  prima dell’azione, anzi nemmeno ferma la circolazione;  abitanti occhieggiano dalle finestre e dalle vetrine, esterrefatti.
E’ un’enorme differenza  in confronto alla irruzione delle teste di Abdelhamid Abaaoud  dalle cinture esplosive e la cugina di questo  Hasna Ait Boulahcen,  che s’era sporta gridando forse  per arrendersi sepolta dalle macerie.   Questo secondo la versione ufficiale, perché la zona fu isolata, transennata,  e i giornalisti tenuti a un chilometro di distanza. A cose fatte fu concesso loro di visitare la palazzina letteralmente devastata (i poliziotti spararono oltre 1500 colpi, contro gli 11 dei jihadisti).
cuoio francesi a Saint Denis ne sobborghi di Parigi,  il 18 novembre;  la violentissima irruzione in cui restarono uccidi tre pretesi terroristi,  Chakib Akrouh e
Com’è   stata diversa la cattura di Salah. A rivederla, sembra diretta da un regista mediocre  con pochi mezzi, il preteso Salah    impersonato da  un  cattivo attore, i colpi d’arma da fuoco a salve…..
Sia come sia.
Fatto sta che Salah (se è lui) da  quel momento è posto, dicono,  ”in isolamento totale”  nel carcere di Bruges.  Proprio totale no, perché – come dirà il suo avvocato –  in cella ha la tv, sicché “è al corrente”.  L’unico che parla con lui – e ne riferisce ai giornalisti – è il suo avvocato, Sven Mary:  e riferisce che Salah  “collabora”, che “sta confessando”.




L‘avvocato Sven Mary

Strano anche questo avvocato. E’ un giovane principe del foro, che ama le cause mediatiche.. E’ stato lui ad offrirsi “da prima” come difensore: “Se domani Salah Abdeslam mi sollecitasse, accetterei di essere il suo avvocato” , aveva dichiarato il giorno stesso a Le Soir, primo quotidiano di Bruxelles. Ad una condizione, aveva aggiunto: che Salah non neghi di essere stato a Parigi, altrimenti l’avvocato di grido non l’avrebbe difeso.  Che cosa significa?  Che l’accusato  cominci a dichiararsi colpevole degli attentati di Parigi, e  allora l’avvocato troverà un modo di attenuare la sua pena?  O perché Salah potrebbe  negare verosimilmente di aver preso parte agli attentati di Parigi di novembre, in cui fra l’altro è morto come kamikaze suo fratello Ibrahim?
L’avvocato Sven Mary diventa dunque il difensore.   Sarà bene aggiungere  che  non è stato Salah in persona a  chiedergli di difenderlo.  “L’ambiente  molto vicino a Salah Abdeslam – spiegherà il legale – mi ha contattato per chiedermi se avrei accettato di rappresentarlo. Ho confermato che accettavo”.  Strana però  l’espressione “L’environnement très proche de Salah Abdeslam m’a contacté “:  non poteva dire “i familiari mi hanno contattato”? E poi certo visto che s’era offerto lui in anticipo, quasi prima ancora che  Salah  fosse arrestato.
Interessante quel che Panamza ha scoperto su questo vistoso avvocato  di famiglia ebraica. Sven Mary è  figlio di Tony Mary, grosso imprenditore fiammingo nonché massone del Grand Orient de Belgique di Montpellier; suo zio, Waerd Adraens, è stato direttore del locale museo ebraico della deportazione  a Mekhelen, dove c’era un campo di transito per i deportati (il nonno di Sven ci passò,  verso la deportazione in Austria).  Inoltre, la moglie di Sven Mary, Nathalie Buisseret,  che è anche sua socia di studio, difende una poliziotta che ha sostenuto quanto segue: lei, avvertita “da un parente della famiglia Abdeslam”  che i due fratelli Ibrahim e Salah “erano completamente radicalizzati e  meditavano di andare in Siria”, ne aveva avvertito i colleghi dell’antiterrorismo: ciò, l’11 luglio 2014, sedici mesi prima degli attentati di  Parigi.  L’antiterrorismo aveva trascurato questa informazione.
Non si fa’ il nome della poliziotta; né si capisce perché abbia bisogno di un difensore legale. Inoltre,  che i due fratelli fossero già radicalizzati nel luglio 2014 è un   falso: lo dimostra – qui al minuto 7.31 –   un video, diffuso da CNN, che mostra i due fratelli mentre ballano in una discoteca nel febbraio 2015,  mesi dopo essere stati   indicati come  “islamisti radicali” dalla poliziotta.  I due sono ben riconoscibili.   Chi ha ripreso i due  col telefonino?  Non si sa.
Un’altra incredibile incongruenza è stata rilevata da Globalresearch, e riguarda la celebre foto dei tre terroristi islamici all’aeroporto,  calmissimi,  due pronti a farsi saltare e il terzo col cappellino nero, molto ricercato.  Dicevano:  è un fermo-immagine dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto, diffuso dalla polizia. Invece no: s’è scoperto che la prima fonte che ha diramato l foto dei tre, è stata invece la tv belga “Dernière Heure” ( DH.net.be).   E l’ha fatto – attenzione – alle  10.27 del mattino tragico mattino (l’attentato era avvenuto attorno alle 8),  mentre la polizia di Bruxelles ha diramato la foto alle 12.58.
Sarebbe stata la polizia a prendere la foto da DH, dunque, e non il contrario; è stata  quella tv a fornire  l’ immagine che ha dato il via alla caccia a terzo uomo,  indicato da prima come il giornalista freelance poi risultato innocente (il suo cellulare non era nella cellula a quell’ora) –  particolare interessante, la DH è anche la tv che  ha diffuso per prima –   alle 9.07, un’ora  dopo l’attentato all’aeroporto –  il video dove si vedono i passanti scappare nella metropolitana: video comprovato falso, perché si riferisce a un attentato nel metro di Mosca  del gennaio 2011  montato insieme con un attentato a Minsk dell’aprile 2011 – anche se tutti i nostri telegiornali continuano ostinati a proporlo come vero e riferito all’attacco del  22 marzo 2016.  Chi è interessato vedrà qui i particolari:
Che dire?  Però c’è – direte – una speranza:   tutte queste smagliature, punti oscuri e contraddizioni della “narrativa”   ammannitaci a pezzi e bocconi verranno alla luce quando finalmente, Salah Abdeslam comparirà in giudizio. E’ stato preso vivo, caso più unico che  raro; è la prima volta che un terrorista islamico potrà essere interrogato in un’aula  di tribunale, davanti al pubblico e  ai giurati, nel dibattimento fra legali e  procuratore, fra difesa e accusa; saranno ascoltati testimoni; i giornalisti potranno vedere e sentire con le loro orecchie.  Finalmente, le verità saranno distinte dalle menzogne, disinformazioni o depistaggi, le asserzioni e le testimonianze vagliate come si deve.
Lui  non si oppone all’estradizione in Francia; il processo – in Corte d’Assise a Parigi –   avverrà per direttissima. O no?
“Salah non andrà a processo prima del 2020”,  dice in questo video Alain Marsaud, ex magistrato antiterrorismo  ed oggi deputato francese intervistato da Europe1.  Ci sono degli ostacoli,  battaglie procedurali  fra i due stati, difficoltà, lungaggini. “Non prima del 2020” vedremo Salah in un’aula, e lo sentiranno tutti.  Non c’è fretta. Possono succedere tante cose  in quattro anni.

      

http://www.maurizioblondet.it/abdeslam-processo-non-del-2020-non-ce-fretta/

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Smettiamo di fare i politologi da bar e impariamo l'antiterrorismo

ANTITERRORISMO

Le misure antiterrorismo che dopo Bruxelles hanno una presenza sempre più visibile nella nostra vita saranno veramente efficaci solo quando ciascuno di noi imparerà ad assimilarle al proprio quotidiano.
Ignác Semmelweis viene chiamato "il salvatore delle madri" perché a Vienna, a metà '800, curò la "febbre puerperale" che procurava morti frequentissime tra le donne che partorivano, con due disposizioni banalissime: tutti coloro che entravano nel Padiglione I dovevano lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calce e, udite udite, con l'obbligo di cambiare tutte le lenzuola sporche con altre pulite.
Quelle che per noi oggi sono misure ovvie di educazione igienica minima furono per lui il risultato di studi accurati e di osservazione scientifica. Analizzò tutto quello che accadeva dal parto alla morte delle madri, dissezionò centinaia di cadaveri e capì che la febbre puerperale veniva trasferita da un corpo all'altro perché i medici prima praticavano l'autopsia sulle donne decedute e immediatamente dopo, senza lavarsi né tantomeno disinfettarsi, andavano a visitare in corsia le partorienti. La teoria era sconvolgente ma quando divenne una prassi i fatti gli diedero immediatamente ragione.
Oggi in Europa rispetto all'Isis siamo tutti come bambini che devono imparare a lavarsi le mani prima della merenda: non portare liquidi e forbicine al gate, affrontare i controlli di sicurezza con gioia e senza sbuffare, non allontanarsi da una valigia abbandonandola in un angolo, è imparare a combattere i germi. Sono cose piccole ma con effetti enormi che devono diventare parte della nostra cultura e della nostra storia personale.
In Europa l'Is potrà nulla o molto poco se nella lotta al terrorismo passeremo dall'essere lettori o spettatori a protagonisti. Dobbiamo essere tutti guerriglieri dell'acqua e sapone. Molto spesso le epidemie si bloccano sul nascere perché i genitori hanno imparato ad essere un po' pediatri, a riconoscere le malattie dalla prima bolla, dal primo sfogo. Ce l'abbiamo fatta con le malattie esantematiche, non dobbiamo essere di meno con il terrorismo.
Maturare culturalmente è cambiare la percezione che abbiamo della nostra vita e della sicurezza della nostra vita. Lahore è qui da noi, nelle nostre case, non solo con le immagini, ma anche con la paura possibile, lo sgomento che contagia, il dolore che arriva. Dobbiamo studiare, leggere, approfondire, dissezionare ogni notizia come Ignác Semmelweis faceva nel suo reparto di ostetricia. Perché muoiono? Perché ci ammazzano? Qual è la causa? Chi è il mandante? Come prevenire? Come combattere? Non sono più domande accademiche, sono questioni quotidiane.
Io cittadino comune posso combattere il terrorismo se smetto di fare il politologo da bar e a chiedermi cos'è l'equivalente del lavarsi le mani prima di entrare in reparto, a interrogarmi su come riconoscere il morbillo-terrorismo, come prevenirlo, a pormi la questione dell'esistenza del vaccino. Non è da poco salutare i militari che piantonano le scale mobili in uscita e in entrata nelle metropolitane, ho provato a farlo: "buon giorno e grazie per quello che fate". Sembra nulla ma l'effetto è forte, rumoroso e visibile, anche se ce ne accorgiamo solo io e il militare che piantona.
Il famoso tessuto sociale che il terrorismo con il suo solo nome corrode, strappa, divelte, si può ricucire solamente con piccoli punti da abile ricamatrice. Buon giorno e grazie per quello che fate, e via con il rammendo. Tacere e facilitare le operazioni di controllo al check in, e via con il rammendo. Sembra poco?Lo è ma è tutto quello che posso fare, e tutto quello che posso fare lo voglio fare, altrimenti è da dissennati scuotere la testa per le immagini di morte che scorrono sugli schermi dei nostri computer. Informiamoci. Collaboriamo. Ascoltiamo. Accogliamo. Ringraziamo. È come lavarsi le mani, non basta l'acqua e il sapone o il disinfettante. Bisogna girare e rigirare le mani una dentro l'altra e sciacquarle bene. Ve la ricordate mamma? Si deve vedere la schiuma nera e poi l'acqua pulita. La merenda arriva solo dopo.
 Prete e scrittore


TU, POTRESTI DIVENTARE UN TERRORISTA ? GLI SCENARI PREVENTIVI DIFFUSI DAI MASS MEDIA PER LA SFIDA AL TERRORISMO DA PARTE DI UNA FORZA DI POLIZIA MONDIALE

copertina-attentatoDI BERNIE SUAREZ
activistpost.com
La domanda posta di recente da Matt Apuzzo - che scrive per il NYTimes - è: “Chi potrebbe diventare un terrorista?”. La risposta è: non c'è risposta. Non c'è alcun modo di prevedere chi risponderà di sì alla chiamata a partecipare al terrorismo sponsorizzato dallo stato. Non confondiamo la realtà vera e propria con la realtà artificiale che la televisione e i grandi mezzi d’informazione presentano alle masse. Pertanto, cerchiamo di essere assolutamente chiari. Nella realtà della Seconda Dimensione nella quale vivono i mass media, la questione si pone sul presupposto che là fuori ci siano delle entità che scelgono in modo del tutto autonomo di diventare terroristi. E’ in questa realtà che si pone la domanda: “Come è possibile prevedere chi saranno – per scelta – i prossimi “terroristi”?


La domanda è intesa a facilitare la realtà artificiale presentata dai grandi gruppi d’informazione. Guardando meglio dietro le quinte di questa falsa realtà, scopriamo grandi piani a lungo termine che implicano l’istituzione, il finanziamento e l’armamento di gruppi di "opposizione", quegli stessi gruppi che successivamente saranno coinvolti nel terrorismo ‘sintetico’ e che offrono una "soluzione" preventiva. In questo caso la soluzione non è ovviamente disponibile, ma l'articolo sottintende che se si potesse in qualche modo identificare anticipatamente i terroristi, allora saremmo sulla strada giusta per “sconfiggere il terrorismo”.
Una cosa da osservare di questo articolo recentemente pubblicato sul NYTimes, è che ai ‘controllori’ viene affibbiato il ruolo di perdenti scontati. Di che parlo? Ecco alcuni esempi:
Quando l’ISIS fu presentato all’opinione pubblica mondiale nell’estate del 2014, i mass media li glorificarono, gli diedero un nome e un titolo, gli attribuirono decapitazioni ed altro ancora. Poi, alla fine del 2014, ecco Obama in televisione, con atteggiamento da perdente scontato, che dice al mondo che non ha ancora un piano preciso per sconfiggere l’ISIS. Questo atteggiamento è stato sfruttato dai repubblicani e dai critici di Obama per definirlo “morbido con il terrorismo” (pensiamo alla dialettica Hegeliana). Poi, dopo aver assunto quel ruolo di perdente ‘morbido con i terroristi’ e uscirne ovviamente sconfitto all’inizio del 2015, ecco che salta fuori con una soluzione: “Che ne dite di una risoluzione sull’ autorizzazione alla forza militare illimitata (AUMF)?” E così, quel ruolo iniziale di sconfitto, di uno che non ha una soluzione a portata di mano, gli dà la giustificazione per agire in futuro in modo del tutto opposto.
Abbiamo assistito ad una simile dialettica nel 2014, con Ebola. La debole e impotente reazione iniziale all’isterismo ‘sintetico’ provocato dai mass media, è stata successivamente criticata dalle Nazioni Unite come esempio di inettitudine e debolezza. Poi, nel 2016, abbiamo visto come questa critica abbia condotto all’appello per un centro di comando medico globale, in risposta all’inerzia iniziale condannata dalle Nazioni Unite.
In questo recente appello dei mass media per un’identificazione preventiva dei terroristi, non solo Stati Uniti ed altri paesi NATO sono considerati deboli e impreparati ad individuare i terroristi, a causa di analisi errate e di fattori inaffidabili, ma circola anche un messaggio più importante e sottile: quello che BISOGNEREBBE, anzi, SI DOVREBBE trovare il modo – per il nostro bene – di identificare i terroristi prima ancora che colpiscano. In pratica, questo appello auspica l’individuazione di una tecnica alla ‘Minority Report’, che ancora non abbiamo. Sottolineando, in grassetto, la posizione di perdenti strategici scontati dimostrata in prima battuta.
Quello induca le persone verso la violenza – e sa da essa le si possano allontanare – è un mistero che da sempre tormenta i governi di ogni parte del mondo. Tale questione ha riassunto di recente notevole importanza con l’ascesa dello stato islamico e con la serie di attacchi in Europa e negli Stati Uniti. Nonostante i milioni di dollari spesi in ricerche sponsorizzate dal governo, e il tanto pubblicizzato impegno della Casa Bianca nel trovare delle risposte, non sembra esserci ancora niente oggi che assomigli anche solo vagamente ad un consenso condiviso sui motivi per cui una persona diventi un terrorista.
Dopo tanti finanziamenti e pubblicazioni su pubblicazioni, ad ogni attacco terroristico ci rendiamo conto che siamo ben lontani da trovare delle risposte alla domanda principale: cosa induce la gente a ricorrere alla violenza” ha scritto Marc Sageman, psicologo e consulente del governo, nella rivista “Terrorismo e Violenza Politica nel 2014”. “Ci si pone sempre gli stessi quesiti, e non si trovano ancora delle valide risposte”.
Poi, con un rapido colpo di spugna, sentiamo dire che probabilmente chiunque potrebbe diventare un terrorista e che forse un migliore programma di ‘vigilanza’ sulla popolazione civile potrebbe risolvere il problema…
Deve essere la comunità a individuare e segnalare comportamenti anormali” ha detto Denis McDonough, il vice consigliere per la sicurezza nazionale del tempo. Come esempio, ha citato le assenze ingiustificate (dal lavoro o da scuola) come primo segnale di probabile attività illegale o terroristica. “Le assenze ingiustificate dal lavoro o dalla scuola possono indicare una possibile attività di estremismo violento” ha detto.
Ma negli anni che sono seguiti si è fatto ben poco per ridurre la lista dei probabili precursori terroristici. Anzi, la scienza oscura indica che chiunque può diventare un terrorista. Alcuni studi suggeriscono che i potenziali terroristi sono istruiti ed estroversi; altri dicono che sono più a rischio gli individui reclusi e ignoranti. Altri studi ancora puntano agli adolescenti, persone giovani, impazienti e con un forte senso dell’avventura, inclini a “lottare per raggiungere una propria dimensione”.
Giovani impazienti, assenti ingiustificati, persone istruite, chiunque può essere un terrorista. A questo punto uno inizia ad interrogarsi sul senso di questo articolo. Eccolo.
Questo è solo il primo round di una lunga manovra di ingegneria sociale. Le masse sono lentamente indotte a credere che davvero chiunque può diventare un terrorista: istruzione, classe sociale, professione, nazionalità e religione non hanno più rilevanza, quindi dobbiamo sospettare di chiunque intorno a noi. L’uomo nero è in mezzo a noi e non sappiamo chi é. Anche senza dirlo espressamente, ci preparano mentalmente all’istituzione di una task-force preventiva anti-terrorismo che finalmente troverà la giusta “soluzione” per l’identificazione dei futuri terroristi.
Articoli vaghi e disinvolti come quello qui citato, sono la prima fase di un tentativo di condizionamento delle masse, il ‘ground-zero’ di un piano a lungo termine per l’istituzione di uno stato di polizia globale, caratterizzato da tecniche di prevenzione dei crimini alla Minority Report. In realtà, tutto questo fa parte di Agenda 2030, la Rete delle Città Forti, con l’obiettivo dichiarato di ‘pace e prosperità globale’.
Ecco di che parlano gli articolo di propaganda come questi. Gettano le basi per una tecnologia pre-crimine, sottolineando i nostri attuali fallimenti e inadeguatezze, legandoli proprio all’indisponibilità di tali tecnologie. Di solito i fallimenti precedono sempre una futura ‘soluzione estrema’ (si pensi a AUMF).
Prima riusciamo a riconoscere le loro tattiche, prima riusciremo a sconvolgere i loro piani. Tutto questo parlare di ‘prevenzione del crimine’ ignora che il terrorismo è sponsorizzato dagli stati e utilizzato come uno strumento per destabilizzare altre nazioni e a privare la gente dei diritti individuali. Dobbiamo essere uniti in questo 2016 per denunciare ogni atto di terrorismo artificiale e sponsorizzato, prima che si arrivi a queste future ‘soluzioni’ che consolideranno il loro nuovo ordine mondiale globale.
Se condividete, diffondete questo articolo.
Bernie è uno scrittore rivoluzionario, con un background in medicina, psicologia e tecnologia dell'informazione. E’ autore di L'arte di sconfiggere il Nuovo Ordine Mondiale; nel corso degli anni ha scritto numerosi articoli sul tema della libertà, della corruzione e delle cospirazioni di stato. Ha condotto il programma radiofonico 9/11 – Caduta Libera. E’ autore del Progetto Televisione – Verità e Arte, dove condivide articoli e video sui problemi che più muovono le nostre coscienze, offrendo soluzioni ai problemi attuali.   I suoi sforzi sono sempre stati diretti ad incoraggiare la gente a cercare la verità, a rivelare le tattiche governative di propaganda, paura e inganno e ad affrontare la psicologia di come porsi di fronte al nuovo ordine mondiale. E’ anche un ex-Marine americano che crede che sia dovere di ogni americano difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, esterni ed interni. Attivista per la pace, è fermamente convinto che l’informazione e la consapevolezza sono il primo passo verso la libertà dalla schiavitù del controllo globalizzato che minaccia l’umanità. E’ convinto che l'amore vince ogni paura ed è compito di ognuno manifestare per le soluzioni e i cambiamenti necessari per il mondo, poiché solo così si può sperare nella vittoria e nella liberazione della razza umana dal dilagante sistema schiavistico globalizzato, e ridare speranza alle future generazioni.
Fonte: www.activistpost.com
Link: http://www.activistpost.com/2016/03/will-you-become-a-terrorist-mass-media-setting-early-stage-for-global-police-pre-crime-challenge.html
29.03.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

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