ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 29 aprile 2016

“Il pacifismo non funziona”

I martiri cristiani alla Fontana di Trevi, Bruxelles si mobilita per Asia Bibi

Stasera alle 20.00 inizierà l'evento organizzato da Aiuto alla chiesa che soffre in ricordo dei martiri cristiani. La fontana si tingerà di rosso. Intanto il Parlamento europeo si mobilita per evitare l'esecuzione di Asia Bibi, detenuta in Pakistan per blasfemia

Asia Bibi, la donna cristiana pachistana in carcere da 2.500 giorni
Inizierà questa sera alle 20.00, alla fontana di Trevi a Roma, l'evento organizzato da Aiuto alla Chiesa che soffre-Italia per sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma dei martiri cristiani di oggi, che come ha più volte ricordato il Papa, sono più numerosi rispetto a quelli dei primi secoli. La fontana si tingerà di rosso, il colore del sangue, e sulle sue colonne saranno proiettate immagini della persecuzione.
Interverranno il Commissario straordinario della Capitale, Francesco Paolo Tronca, il cardinale Mauro Piacenza (presidente di Aiuto alla Chiesa che soffre), Alfredo Mantovano, presidente della sezione italiana. E poi testimonianze dalle terre dove i cristiani sono a rischio estinzione e costretti all'esodo, a cominciare dalla Siria, rappresentata dal vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. Dal Pakistan, Shahid Mobeen, fondatore dell’Associazione Pakistani Cristiani in Italia (amico di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico per le minoranze di Islamabad, assassinato nel 2011).

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L'Europa, aggiunge Salini, "la nostra Europa, quella fondata sui valori della libertà e della tolleranza ha l’imperativo categorico di battersi contro questa barbarie. Difendendo la libertà di culto e i cristiani perseguitati l’Europa difende sé stessa e i propri valori. Credo sia un primo passo molto importante che il Parlamento europeo abbia preso coscienza di ciò.Con altre colleghi parlamentari di diversi gruppi abbiamo depositato una Dichiarazione scritta nella quale chiediamo all’Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione, Federica Mogherini, di fare di più per promuovere la libertà religiosa in Pakistan e per il rilascio di Asia Bibi".
di Matteo Matzuzzi | 29 Aprile 2016

No, il pacifismo non salverà la chiesa

Un’enciclica e un Sinodo sulla non violenza? La richiesta sul tavolo del Papa (che però pensa sia lecito fermare l’aggressore ingiusto). “Ma Cristo non era il capo di una ong umanitaria”, dicono in America
di Matteo Matzuzzi | 29 Aprile 2016 

Roma. “Il pacifismo non funziona”, titola a tutta pagina il Catholic Herald nel suo ultimo numero, da oggi disponibile. Il messaggio ha come destinatario la Santa Sede, a quanto pare decisa a ribaltare i presupposti della plurisecolare dottrina della guerra giusta, magari anche con un Sinodo ad hoc – così si dice – sulla pace nel mondo. Il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace, ha definito “plausibile” l’ipotesi che il Papa scriva un’enciclica sulla non violenza che ridefinisca limiti e condizioni per l’applicabilità della dottrina della guerra giusta. Era stato il movimento internazionale Pax Christi, nel corso d’un recente convegno ospitato in Vaticano (e da quest’ultimo benedetto), a perorare la richiesta, che in realtà si spingeva ben più in là, chiedendo esplicitamente al Pontefice di dichiarare inammissibile qualunque tipo di conflitto: secondo il dettato evangelico – è la tesi – il confronto bellico non può mai essere giustificato. William Doino, sulla rivista americana cattolica First Things, scrive che “la tentazione pacifista è stata a lungo rigettata dalla chiesa cattolica, per tante valide ragioni tratte dall’insegnamento cristiano sulla misericordia, la compassione, il bene comune e la pace autentica. In un mondo dove i cristiani sono torturati, crocifissi e decapitati, la chiesa non dovrebbe soccombere, adesso, a questa tentazione”.

ARTICOLI CORRELATI La breccia in Amoris laetitia che fa sognare la revolución sulla famiglia Ode alla confessione Sinodo, il Papa ha deciso: nessuna rivoluzioneC’è un punto in particolare della dichiarazione di Pax Christi che ha lasciato perplesso Doino, ed è quello in cui si afferma che “recenti ricerche accademiche hanno confermato che le strategie di resistenza non violenta hanno avuto efficacia doppia rispetto a quelle violente”. Eppure, osserva First Things, “non c’è una nota a piè di pagina che rimandi a qualche ricerca accademica in grado di mostrare come i pacifisti sconfiggeranno lo Stato islamico o come avrebbero potuto demolire il Terzo Reich, se solo a essi fosse stata data una possibilità”. Il problema, prosegue l’autore del saggio, “è che ci sono stati moderni studiosi pacifisti che – citando selettivamente le Scritture – invocano Cristo per la loro causa e dipingono tutti i primi cristiani come pacifisti (presumibilmente fino a quando la chiesa si è messa sulla ‘cattiva’ strada, accettando cioè la guerra). Ma queste affermazioni sono state più volte confutate; teologi e filosofi come Reinhold Niebhur ed Elizabeth Anscombe hanno criticato in modo chiaro i presupposti pacifisti”.

Sul Catholic Herald, Matthew A. Shadle, professore di teologia e studi religiosi alla Marymount University di Arlington (Virginia) e autore di “Le origini della Guerra: una prospettiva cattolica” (Georgetown University Press), ricorda che la chiesa ha sempre affermato che la violenza rimane legittima nelle peggiori situazioni: “Lo stesso Francesco, nella sua lettera al convegno, ha citato la Gaudium et spes secondo cui ‘una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa’”. Anche Damon Linker, giornalista di The Week con un passato a First Things, storce il naso davanti alla prospettiva di dar fiato alle trombe dello sterile pacifismo globale. Linker, fedele alla dottrina ottocentesca di James Monroe secondo cui è preferibile evitare avventure belliche al di là degli oceani che isolano la mitica frontiera americana, ha scritto che “la non violenza è la strada che porta al martirio quanti preferiscono affrontare una morte certa piuttosto che rispondere all’ingiustizia con i mezzi della logica egoista che governa la vita umana con costanza inesorabile. Chiedere a un individuo di percorrere questa via significa chiedere molto, e forse più di quanto le persone saranno mai in grado di dare. Ma aspettarsi che le nazioni che abbraccino Cristo come propria abnegazione? Questa è pura follia”.

Di certo, aggiunge Linker, “spero che Papa Francesco porti la chiesa a distanziarsi dai peggiori aspetti della teoria della guerra giusta. Ma sostituirla con il pacifismo significherebbe rendere la chiesa politicamente irresponsabile e irrilevante”. Anche perché, ed è un dettaglio non da poco, “Cristo non era il capo della prima ong umanitaria al mondo che suggerì un metodo infallibile per la risoluzione dei conflitti. Stava diffondendo – continua Linker – un vangelo di amore incondizionato. Un cristiano devoto segue l’esempio di non violenza offerto da Cristo non perché ‘funziona’, ma perché crede che quello è il modo in cui Dio vuole che noi viviamo, a prescindere dalle conseguenze presenti nel mondo reale”. Come poi si possano conciliare gli auspici irenisti che ammiccano più ai fiori da mettere nei cannoni che alle argomentazioni di sant’Agostino sul bellum iustum con la posizione papale secondo cui “dove c’è una aggressione ingiusta, è lecito fermare l’aggressore ingiusto”, forse neppure un Sinodo potrà chiarirlo.

L'Arcivescovo Marayati: “tutti gridano 'salvate Aleppo', e intanto Aleppo sta morendo”

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Aleppo (Agenzia Fides) - “tutti gridano 'salvate Aleppo', e intanto Aleppo sta morendo. La chiamano 'guerra civile', e intanto a pagare il prezzo più alto sono proprio i civili, da una parte e dall'altra, a cominciare dai bambini”. Sono considerazioni amare e addolorate quelle che Mons. Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, esprime sulla sorte tragica del suo popolo e della sua città, dove il conflitto siriano è riesploso in maniera feroce negli ultimi giorni, provocando centinaia di morti, tra cui diversi cristiani. 
I quartieri centrali di Aleppo – dove vive anche l'Arcivescovo Marayati –, sotto controllo dell'esercito governativo, sono stati investiti negli ultimi giorni da una pioggia di missili e colpi di artiglieria senza precedenti, provenienti dai quartieri controllati dai ribelli anti-Assad. Anche quei quartieri, sotto controllo di milizie in gran parte legate alle sigle jihadiste, hanno subito bombardamenti pesanti da parte delle forze governative, che hanno colpito anche un ospedale sostenuto da Medici senza Frontiere, provocando circa cinquanta vittime. 
“Noi vediamo i colpi che arrivano sui nostri quartieri, e sentiamo da lontano i bombardamenti aerei. Nelle poche settimane in cui ha retto la tregua, si erano riaperte le scuole, abbiamo potuto celebrare la Pasqua, nelle nostre chiese, e la gente credeva di sognare. Ma adesso, dopo quei giorni di speranza, il sogno si è trasformato in un incubo ancora peggiore, e anche le informazioni sono incerte e manipolate. Ho sentito che le trattative a Ginevra riprenderanno solo il 10 maggio. Se non ci sarà un nuovo cessate il fuoco, i prossimi giorni saranno giorni terribili”. 
Secondo l'Arcivescovo armeno cattolico, il destino di Aleppo e del popolo siriano rimane nelle mani delle grandi Potenze: “La fine del conflitto” ripete l'Arcivescovo Marayati “dipende dagli Usa, dalla Russia e dalle altre forze della regione: solo loro possono costringere tutte le parti coinvolte in questa sporca guerra a farla finita, mettendo da parte gli interessi e i disegni nascosti che continuano ad alimentare il massacro”. (GV) (Agenzia Fides 29/4/2016).
http://www.fides.org/it/news/59918-ASIA_SIRIA_L_Arcivescovo_Marayati_tutti_gridano_salvate_Aleppo_e_intanto_Aleppo_sta_morendo#.VyOFrSOLQk9

Così vivono i cristiani scampati ai boia di Isis

Nei tempi moderni, il purgatorio ha il volto di un centro commerciale abbandonato. Come quello dell’enorme shopping mall che si affaccia sulla piazza principale di Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. La massa scura scintillante di marmi e acciai cromati tradisce lo sfarzo tutto arabo delle costruzioni abbandonate improvvisamente per mancanza di denaro.
Al primo e al secondo piano, vetrine illuminate e abiti sgargianti. Dal terzo al quinto piano milletrecento fantasmi senza nome, dimenticati da tutti. Sono le famiglie cristiane fuggite dall’Isis nell’agosto 2014, quando le orde del Califfato hanno invaso l’area di Mosul e della piana di Ninive, nel nord-ovest dell’Iraq.
Arriviamo al centro commerciale quasi per caso, dopo una cena nel bazar di Erbil in compagnia di padre Jalal Yako, il prete di Qaraqosh che vive con gli sfollati cristiani in uno dei tanti campi profughi della città. Mentre passeggiamo all’ombra dei bastioni ottomani veniamo fermati da due uomini ben vestiti che salutano il sacerdote con deferenza ed affetto: “Abuna Jalal – sorridono vedendo il prete – Venga a bere il tè con noi.”
Cinque minuti dopo ci ritroviamo a salire le scale anti-incendio di un grande centro commerciale: dopo un paio di pianerottoli affollati di pacchi di merce e bancarelle coperte per la notte, al terzo piano ci accoglie un vociare di bambini e un odore pungente di cibo.
Qui i pavimenti di marmo sono disseminati di giocattoli, alle pareti lunghe file di panni sono stesi ad asciugare. Negli sterminati corridoi si aprono lunghe file di porte, ciascuna affacciata su un piccolo appartamento. Ogni loculo ospita almeno una dozzina di persone, sistemate in poche stanze.
A ridosso dell’ingresso, un fornelletto a gas in precario equilibrio con una pentola bruciacchiata piena di verdure. Dietro una coperta tirata a mo’ di tenda, qualche materasso buttato per terra: l’imitazione d’un letto. Sul soffitto larghe chiazze di umidità si allargano in macchie verdastre che increspano la carta da parati.
                   
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In tutti gli appartamenti, nessuno escluso, immaginette della Vergine o dei Santi, icone di Cristo e rami d’ulivo benedetto adornano le pareti.
“Queste persone sono qui da un anno e mezzo – spiega padre Jalal – Il palazzo appartiene a un ricco cristiano di Erbil, che permette ai profughi di abitarci senza pagare l’affitto.”
Il prete ci conduce a fare un giro degli appartamenti, dove viene accolto con caramelle e benedizioni. I ragazzini mostrano orgogliosi le magliette delle squadre di calcio europee, mentre le donne più anziane portano con fierezza il costume tradizionale dei villaggi che hanno abbandonato.
A un capo del corridoio del quarto piano i fedeli hanno allestito una sorta di cappella: un tappeto col volto della Vergine alla parete e un semplice altare di legno illuminato dalle luci al neon.
Tre vecchi seduti in cerchio recitano il Rosario in un angolo. Terminata la preghiera, restano al loro posto a chiacchierare placidamente. Portano il cappello in testa, sognano di essere ancora nella piazza del paese da cui sono stati cacciati.
Ogni mattina, prima che i negozi del mall aprano, gli uomini escono in cerca di un lavoro; con loro si incamminano molti dei bimbi che frequentano le scuole allestite per i figli dei rifugiati.
“Purtroppo quasi nessuno viene a visitare questo posto – scuote la testa Jalal – E io non so perché…”
Effettivamente, quando chiediamo spiegazioni al segretario di monsignor Warda, l’arcivescovo caldeo di Erbil, la reazione è brusca: “Non è sicuro visitare quel posto, nessuno vi doveva condurre laggiù”, sbotta il mattino seguente alla nostra visita.
Quindi borbotta oscure insinuazioni sull’onestà del proprietario del centro commerciale, rifiutandosi apertamente di condurvi i due vescovi italiani al seguito della missione organizzata da Aiuto alla Chiesa che soffre.“Voi fare quello che volete, io lì non vi porterò mai”, chiude la questione. Alla fine i vescovi non visiteranno il centro, dirottati verso un altro campo profughi, ma le immagini e i filmati restano.Per provare a dare un nome a tante storie, che altrimenti rimarrebbero anonime come i tanti manichini senza volto che popolano i piani inferiori del centro commerciale. Quello pieno di luci, aperto ai clienti e al loro denaro
Foto e video di Gabriele Orlini

Non dimentichiamo i cristiani perseguitati.
Se volete passare un paio d’ore del fine settimana del primo maggio toccando con mano il dramma dei cristiani in Siria non potete mancare all’incontro al Giornale conmonsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo. Una città martire, dove la guerra non ha risparmiato, neppure i luoghi di culto a cominciare dalle chiese. L’incontro con Sua Eccellenza si terrà alle ore 16 di sabato 30 aprile presso la redazione milanese de il Giornale in via Gaetano Negri 4. Per ulteriori informazioni e per confermare la propria presenza potete scrivere a donazioni@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero: 02 8566445.





Onu s’indigna a comando. Per Aleppo, non per i morti del Donbass


Si  configura il casus belli tanto atteso  da Washington per un “intervento umanitario” contro Siria e Russia.
I media non spiegano bene il motivo di tanta   compassione: Aleppo viene bombardata perché è tenuta da Al Nusra, i terroristi preferiti da Barak Hussein Obama, per non parlare di Hollande (“Sul terreno, fanno un buon lavoro”,  disse di Al Nusrah  il ministro degli esteri Fabius). Essi sono terroristi wahabiti al pari dell’IS, e tengono la popolazione di Aleppo (quel che ne resta) sotto il regime del terrore.
Molto minore compassione –  anzi nessuna, silenzio completo – su ciò che ha fatto il regime di Kiev sui  civili del Donbass. Nella notte del mercoledì, qualcuno dei suoi eroi ha sparato  colpi d’artiglieria su una colonna di vecchie auto ferme, che aspettavano si aprisse  il posto di frontiera fra il Donbass e l’Ucraina, ad Elenovka. Quattro morti, fra cui una donna incinta, otto feriti, un ospedale danneggiato e  sette case vicine.
E’ stato violato il cessate il fuoco.
I pochi punti di passaggio fra la ‘repubblica’ separatista e l’Ucraina sono ovviamente chiusi di notte. La gente arriva in piena notte ed attende, dormendo in macchina, il mattino. Non sapevano che qualche ore prima  l’artiglieria di Kiev aveva effettuato qualche tiro di aggiustamento (almeno tre a giudicare dai crateri) proprio per perfezionare le coordinate di tiro sul posto di blocco.  E la vigilia, avevano alzata un drone per ricognizione della zona. Quindi è stata una strage deliberata, a freddo.

Strage a freddo

I tiri, così preparati, hanno colpito con geometrica perfezione. Alle 2.45 del mattino. Molte delle vittime sono passati dal sonno alla morte.

Immediatamente avvertiti, gli osservatori dell’OSCE – che dovrebbero controllare il rispetto della tregua – hanno rifiutato di muoversi, e son tornati a dormire. Sono arrivati il  giorno dopo, con comodo.
Di questi civili  per cui né l’Onu né l’Europa piangeranno, diamo alcune foto.
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Il regime di Kiev è   composto dai terroristi preferiti di Washington nell’Est Europa, riempiti di miliardi da Fondo Monetario e dalla UE per reggere in piedi questa dittatura di corrotti e ubriaconi mascherati con divise naziste.  E’ stato  un crimine deliberato, a freddo. Sanno di poter contare sull’impunità e la complicità dell’Occidente.
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Quanto alla strage dell’ospedale di Aleppo, non è affatto certo che siano state bombe russe o siriane.  Il vescovo di Aleppo, monsignor Georges Abou Khazen,  in un appello pubblicato dall’ottimo sito  Piccolenote:
“Vi scrivo da Aleppo dove siamo da qualche giorno sotto continui bombardamenti contro i civili che causano morti, feriti e distruzione. Solo la notte scorsa abbiamo avuto nei nostri quartieri quattro morti e più di quindici feriti, oltre le case e gli appartamenti danneggiati! Questi bombardamenti vengono effettuati dai gruppi chiamati “opposizione moderata” e come tali difesi, protetti ed armati ma in realtà non differiscono dagli altri jihadisti se non col nome solamente”.
“Sembra che abbiano avuto semaforo verde per intensificare i loro bombardamenti sui civili. Forse vogliono fare fallire i negoziati di pace?! O fare intervenire delle forze regionali ed impedire l’esercito regolare di avanzare e liberare la regione dal terrorismo e dai jihadisti?!”.
In pratica, il vescovo accusa  le forze dell’”occidente”  di aver dato  il permesso ai loro terroristi di distruggere l’ospedale, gestito da Médécins sans Frontières (la cui azone non è mai piaciuta a Washington). Il vicario apostolico di Aleppo ha aggiunto: « Quei gruppi che molti chiamano “opposizione moderata” sostenuta e armata da potenze straniere sono coloro che bombardano. Sono jihadisti. Le grandi potenze dovrebbero sedersi a un tavolo e, con sincerità, promuovere le trattative tra siriani, governo e opposizione, quella composta da siriani e non da stranieri.  Ma un combattente ceceno, libico, afgano, iracheno o europeo di cosa potrebbe parlare se dovesse sedersi a un tavolo negoziale? Forse paesi come l’Arabia Saudita potrebbero insegnare la democrazia alla Siria?”.

Merkel  a disposizione dei Saud

Obama  –  che ha armato i ribelli con   tonnellate di armamento anti-aereo, come ha rivelato Jane’s –  ha anche annunciato l’invio di altri 250 specialisti per affiancare e sostenere i ribelli di Al Nusrah, cosa che viene fatta  passare per “lotta contro le milizie dell’IS”.   Mercoledì prossimo, il capo del Pentagono Ashton Carter sarà a Stoccarda per esigere dagli altri ministri della Difesa europei un più forte apporto alla “lotta contr l’IS”; ossia un vero e serio impegno concreto per rovesciare Assad e far pagare alla Russia la sua sfida alla superpotenza.  Vuole truppe europee a fianco degli altri “alleati contro  il terrorismo islamico”; ossia Arabia Saudita, Katar, Emirati – che finanziano il terrorismo.





Al servizio del dunmeh
Al servizio del dunmeh

A Berlino, Angela Merkel ha immediatamente obbedito alle richieste di Obama:  la Bundeswehr parteciperà – anzi guiderà – una esercitazione militare in Lituania, una delle imprese di intimidazione e provocazione di Mosca. LA  ministra della Difesa ha  annunciato l’aumento delle spese militari da 34,3 a 39,2 miliardi, e l’aumento delle truppe  germaniche (oggi 175 mila circa).   Pochi giorni prima, la Cancelliera ha licenziato in tronco Gerhard Schindler, il capo dei servizi d’intelligence federali (BND). Una cacciata improvvisa e misteriosa. Adesso sembra certo il motivo:  l’alto funzionario era sgradito  a Ryad. E’ stato infatti Schindler a valutare, in un rapporto del 2015, che “la precedente posizione diplomatica, prudente, dei capi anziani della famiglia reale saudita”, sarebbe stata sostituta da una politico “impulsiva” (leggi: sventata, insensata e di  pancia) del principino ereditario, Bin Salman, il quale sarebbe stato un elemento di grave destabilizzazione nell’area, provocando conflitti non necessari.  La cosa s’era risaputa, e Ryad ha chiesto la testa di Schindler. Già sospetto perché – in evidente opposizione alla linea – ne 2013 s’era recato a Damasco:  con cui la BND aveva storici e  molto utili  rapporti, che non voleva perdere.
L’alleanza con i Saud, e quindi l’inimicizia con Assad e con Mosca,  mica è all’acqua di rose. E’ una grande decisione storica. L’ha intimato il noto Juncker all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo: “Smettete gli attacchi contro ‘Islam, fa’ parte del paesaggio europeo”.
Ha parlato con la stessa voce di quell’”Europa” che ha rifiutato le radici cristiane. Ma è in perfetta consonanza con El Papa: “Si può parlare oggi di invasione araba. È un fatto sociale – ha spiegato Francesco – quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! E ha saputo sempre superarsi e andare avanti per trovarsi infine come ingrandita dalloscambio tra le culture.” Il che cesserà di stupire una volta che si ricordi che questa posizione cosmopolita, è uno dei fondamenti della Loggia della squadra e del compasso.
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http://www.maurizioblondet.it/onu-sindigna-comando-aleppo-non-morti-del-donbass/

L’Occidente copre i crimini in Siria

Ospedale MSF colpito ad Aleppo
L’Occidente, nella sua cecità’ politica non distingue fra vittime ed assassini
Il ministro dell’Informazione siriano, Omram al-Zoubi ha riferito che i recenti attacchi terroristici contro la parte nor ovest della città’ di Aleppo sono crimini di guerra che non richiedono prove o evidenze certe.
Intervistato dalla Tv siriana , il ministro ha dichiarato che la recente ondata di attacchi e bombardamenti contro Aleppo e’ parte di un progetto promosso da Arabia Saudita, Turchia e vari altri stati patrocinatori del terrorismo come gli USA.
Inoltre ha informato circa l’uso di armi moderne e proibite durante i bombardamenti su zone residenziali di Aleppo ed ha denunciato il fatto che l’inviato dell’ONU, S. De Mistura, ha chiuso gli occhi innanzi alle decine di morti e feriti registrati in Aleppo, case distrutte e i circa 1200 missili piovuti sulla città’ nelle ultime ore.
La città’ di Aleppo, dall’inizio di Aprile, si trova al centro di una offensiva congiunta dell’Esercito Siriano e delle forze aerospaziali russe per liberarla dai gruppi terroristi che tenevano in ostaggio la popolazione ed è’ stata oggetto, negli ultimi giorni, di costanti attacchi letali di cui i media occidentali accusano Damasco e Mosca mentre questi ultimi, con documenti ed evidenze, hanno smentito le accuse contro di loro.
Il ministro siriano ha aggiunto che “gli USA e l’Occidente sono contagiati da una cecità’ politica nel non voler distinguere fra vittime ed assassini e determinare chi sono i responsabili e di voler vedere gli avvenimenti ad Aleppo in modo conforme ai desideri degli assassini e dei terroristi”.
Le accuse occidentali hanno l’obiettivo di  soddisfare  gli interessi dell’Arabia Saudita e della Turchia e delle organizzazioni terroristiche che impongono la pressione politica sulla Siria.
Il recente attacco su Aleppo si è’ prodotto nella notte di Mercoledì’ ed ha colpito l’Ospedale di MSF ed un Centro della Croce a Rossa, ed ha lasciato almeno 14 vittime sul terreno.
I media occidentali, come sempre, si sono affrettati a indicare la responsabilità’ della Russia e del Governo di Damasco per il bombardamento ma le autorità’ russe hanno smentito che vi siano state una incursioni aeree su tale zona negli ultimi giorni ed hanno puntato il dito sulle forze della coalizione USA che hanno fatto una incursione nella sera di Mercoledì’ per colpire i gruppi dell’ISIS. Inoltre hanno fatto rilevare che sulle zone residenziali di Aleppo si è’ verificato un intenso bombardamento con l’utilizzo di centinaia di missili forniti ai gruppi terroristi di Al-Nusra dalla Turchia ed Arabia Saudita che notoriamente appoggiano questo ed altri gruppi.
Le informazioni fornite dai media occidentali sono false, ha dichiarato Zoubi e destinate a coprire i crimini dei terroristi.
Da parte sua l’inviato dell’ONU non si è’ pronunciato circa la responsabilità ‘ degli attacchi.
Fonte: Hispan Tv
traduzione: L. Lago

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