ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 11 aprile 2016

L'idea di Chiesa ?

L’IDEA DI CHIESA DI BERGOGLIO

    L’idea di Chiesa di Bergoglio è la stessa di Gesù Cristo e degli Apostoli? bisogna ammettere che la stesura della Amoris laetitia è stata molto abile nell’evitare pronunciamenti troppo netti in ambito teologico navigando nell’ambiguità 
di F.Lamendola  



Quale sia l’idea di Chiesa che ha papa Bergoglio, è presto detto: una comunità che accoglie tutti, perdona tutti e non respinge alcuno. Perfino chi è in peccato grave e notorio, continua a farne parte e può partecipare all’assemblea, e, sembra di capire, anche accostarsi ai sacramenti; quello che non può fare è solamente predicare o fare catechesi, perché c’è “qualcosa” (ma questo “qualcosa” non sembra poi tanto tragico) che lo separa dalla comunità, ma solo fino a un certo punto, infatti nessuno deve essere condannato per sempre. Queste idee sono ribadite, fra l’altro, nella esortazione apostolica Amoris laetita, pubblicata l’8 aprile 2016 e che raccoglie le riflessioni del Pontefice dopo i due sinodi sulla Famiglia, tenuti nel 2014 e nel 2015. Al capitolo 8, § 297, si dice testualmente:
Se, però, prendiamo in mano la Sacra Scrittura, i concetti che troviamo espressi non sono esattamente questi, anche se bisogna ammettere che la stesura della Amoris laetitia (così come tutta una serie di omelie di papa Begoglio), è stata molto abile nell’evitare pronunciamenti troppo netti in ambito teologico e che, sui punti più scottanti, si è servita di una genericità che si presta a diverse letture, navigando volutamente nell’ambiguità. 
Nel Vangelo di Giovanni (8, 37-47), ai Giudei che si sdegnano perché Gesù li ha invitati a restare fedeli alla sua parola, la quale soltanto rende liberi, mentre essi gli rispondono, piccati, di non essere mai stati schiavi di alcuno e dunque, come discendenti di Abramo, di essere già liberi, Gesù risponde che non può dirsi libero chi è schiavo del peccato, e che solo la sua parola libera da tale schiavitù. Lo fa con estrema energia, rinfacciando a quei Giudei di essere “figli del Diavolo” e di fare le opere del padre loro, non certo le opere di Dio. Poche volte, nei quattro Vangeli, si assiste a un discorso altrettanto duro da parte di Gesù Cristo:

So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!».  Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto.  Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!».  Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.  A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».

Evidentemente, dire a qualcuno che è figlio di Satana e che compie le opere ispirategli da suo padre, non è la stessa cosa che dire che tutti devono essere accolti nella Chiesa; e, se è vero che Gesù è Dio, e i sacerdoti non lo sono, è altrettanto vero che il sacerdote, nell’esercizio delle sue funzioni, non è più se stesso, ma è Gesù anch’egli, un alter Christus: tanto è vero che, al termine della Confessione, egli manda in pace il penitente, dopo averlo riconciliato, con le parole: Io ti assolvo, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Non dice: Ti assolve Gesù; ma dice: Io ti assolvo; perché, in quel momento, il sacerdote è Cristo. Inoltre, si tenga presente che Gesù, nel passo evangelico di cui stiamo parlando, non si rivolge a degli increduli, ma a dei credenti (Giov., 8, 31) Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui, eccetera. Dunque, anche la situazione è la stessa di cui tratta la Amoris laetitia: la comunità dei credenti; solo che Gesù chiama i peccatori “figli del Diavolo” e li ammonisce con parole di fuoco; Bergoglio sostiene che nessuno deve essere escluso, anche se in peccato mortale e oggetto di pubblico scandalo.
San Paolo, poi, tratta in maniera esplicita un caso che sembra fatto apposta per illustrare la situazione ipotizzata da Beroglio nel paragrafo sopra citato: quello di un figlio incestuoso che convive pubblicamente con la sposa di suo padre; solo che non dice affatto che bisogna accoglierlo, purché non predichi o non faccia la catechesi, ma dice, proprio come aveva fatto Gesù, che costui deve essere lasciato al Diavolo, e che dovrà essere escluso in maniera irremovibile, non per odio contro di lui, ma per rendere possibile la sua conversione e, quindi, la sua salvezza eterna. Perché è questa la vera carità cristiana: non uno zuccheroso buonismo che perdona tutti, anche coloro i quali non hanno alcuna intenzione di pentirsi, ma un amore abbastanza grande da comprendere la giustizia e, se necessario, anche la severità estrema; esattamente come il buon chirurgo non è colui che commisera il paziente e ne prolunga le sofferenze, per timore di fargli del male, ma colui che immerge senza esitare il ferro nella carne, quando ciò sia indispensabile per preservare il paziente da un male più grande, cioè il rischio di morte. Il passo in questione si trova in 1 Corinzi, 5, 1-13:

Tutti sanno che vi sono casi di immoralità in mezzo a voi. Ve n'è addirittura uno, così grave, che non si sopporta neppure tra i pagani: uno di voi convive con la sua matrigna. E siete anche pieni di superbia! Dovreste invece essere pieni di tristezza e allontanare da voi chi commette un tale misfatto. A ogni modo, io spiritualmente presente tra voi sebbene assente di fatto, ho giudicato chi ha agito così male. Perciò, quando vi riunite nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore, io sarò spiritualmente presente tra voi, e voi, con la potenza che viene da Gesù, nostro Signore, dovrete abbandonare quel tale a Satana. Soffrirà la carne, affinché possa essere salvato lo spirito nel giorno del Signore. Non avete proprio alcun motivo per vantarvi! Sapete benissimo che un po' di lievito fa lievitare tutta la pasta. Togliete via quel vecchio lievito che vi corrompe. Siate come una pasta nuova, come i pani non lievitati di Pasqua. E lo siete già, perché Cristo, il nostro agnello pasquale, è già stato sacrificato. Celebriamo dunque la nostra Pasqua senza il vecchio lievito del peccato e dell'immoralità. Serviamoci invece del pane non lievitato, immagine di purezza e di verità.Vi ho già scritto di non avere nulla a che fare con chi vive nell'immoralità. Ma non pensavo certo a tutti quelli che, in questo mondo, sono immorali, invidiosi, ladri, adoratori di idoli, altrimenti dovreste vivere lontano da ogni terra abitata. Volevo dire: non abbiate più rapporti con quelli che dichiarano di essere credenti, ma poi, di fatto, sono immorali, invidiosi, adoratori di idoli, calunniatori, ubriaconi, ladri. Con gente simile non dovete neppure mangiare insieme. Non è mio compito giudicare quelli che non sono credenti. È Dio che li giudica. Ma voi dovete giudicare quelli che fanno parte della comunità. Lo dice la Bibbia: Scacciate il malvagio di mezzo a voi.

L’Apostolo non avrebbe potuto essere più chiaro di così. Non solo un peccatore grave non può venire ammesso nell’assemblea, e meno ancora partecipare all’Eucarestia; ma i confratelli non dovrebbero neppure mangiare insieme a lui. Dovrebbero escluderlo totalmente dalla vita della comunità: perché la Chiesa non è il luogo in cui si accolgono tutti, ma quello al quale appartengono quanti fanno la volontà di Dio, predicata da Gesù Cristo e, dopo di lui, dagli apostoli. Non è un club al quale chiunque ha il diritto di iscriversi; certo, non è nemmeno la chiesa dei santi, dei perfetti, dei puri, come vorrebbero esserlo certe congregazioni protestanti: ma non può essere neppure un refugium peccatorum, specialmente se i peccatori non hanno alcuna voglia di convertirsi e cambiar vita. Non è la Chiesa che li esclude, sono essi che si escludono da soli. Dovrebbe bastare un minimo di coerenza, e – diciamolo pure – di dignità, da parte del peccatore; ma è tipico del relativismo oggi imperante nella società, il fatto che le persone abbiano pochissima consapevolezza di sé, sicché gli stolti si credono intelligenti, gli ignoranti, sapienti; e così, allo stesso modo, i peccatori si credono perfettamente a posto con Dio. E lo credono tanto più facilmente, se i sacerdoti e lo stesso Magistero lasciano intendere che il loro peccato è, sì, grave, ma non poi così tanto da escluderli, e che nessuno si permetterà di giudicarli, perché – in fin dei conti – Gesù medesimo ha raccomandato di non giudicare. Questo, però, equivale a capovolgere il senso del Vangelo. Quando Gesù raccomanda di non giudicare, non intende certo che qualcuno si serva delle sue parole per “liberalizzare” l’immoralità. Pertanto, il peccatore grave dovrebbe avere il buon senso e il buon gusto di fare la sua vita lontano dalla Chiesa; di non ostentare la sua presenza nella comunità, come se nulla fosse; ma, se le cose stanno in tal modo, allora non vi è dubbio che dovrebbero essere i suoi confratelli, a cominciare dal sacerdote, che è un altro Cristo, ad escluderlo. Crudeltà, cattiveria, durezza di cuore? Ma via, che sciocchezze! È duro di cuore il padre che rimprovera il figlio, davanti ad una sua mancanza grave ed evidente? Al contrario: è un padre scriteriato e incosciente quello che lascia correre, che fa finta di niente; e dovrà assumersi la responsabilità di non essere intervenuto prima che il figlio imboccasse definitivamente la strada del vizio. Due sonori ceffoni, quanto bene gli avrebbero fatto! Forse, poi, gli avrebbero salvato la vita. Dice ancora San Paolo in Efesini 5, 1-9:

Poiché siete figli di Dio, amati da lui, cercate di essere come lui:vivete nell'amore, prendendo esempio da Cristo, il quale ci ha amati fino a dare la sua vita per noi, offrendola come un sacrificio gradito a Dio.Di impurità, vizi e immoralità di ogni genere, voi non dovreste nemmeno parlare, perché non sono cose degne di voi che appartenete a Dio. Lo stesso vale per tutto ciò che è sciocco, volgare ed equivoco: sono cose sconvenienti. Piuttosto dovreste continuamente ringraziare Dio. Sappiatelo bene: i depravati, i viziosi o gli avari (l'avarizia è un modo di adorare gli idoli) non troveranno posto nel regno di Cristo e di Dio. Non lasciatevi ingannare da ragionamenti senza senso: sono queste le colpe di chi non vuole ubbidire a Dio e perciò si tira addosso la sua condanna. Non abbiate niente in comune con questa gente. Un tempo vivevate nelle tenebre: ora, invece, uniti al Signore, voi vivete nella luce. Comportatevi dunque da figli della luce: bontà, giustizia e verità sono i suoi frutti.

Più chiaro di così. I cristiani, uniti nella Chiesa visibile (a quella invisibile ci pensa Cristo; e infatti sarà Lui a giudicare), non devono aver niente a che fare con i peccatori gravi, che vivono immersi nelle tenebre dell’uomo vecchio, preda di passioni vergognose. Né devono prestare orecchio a ragionamenti sofistici: perché la sapienza umana, quando vuol sovrapporsi a quella di Dio, magari con la pretesa di renderla più “misericordiosa”, diviene follia e rifiuto di dare obbedienza a Lui solo.

L’idea di Chiesa di Bergoglio è la stessa di Gesù Cristo e degli Apostoli?

di Francesco Lamendola

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