ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 17 maggio 2016

La Cei prende atto della realtà?

MATTEO RENZI SCOMUNICATO ?

    Il piano per distruggere la millenaria civiltà italiana col movimento materialista in passato camuffato sotto altre sigle chiamato oggi Pd: insieme a Radicali M5S e lacchè di Centro per la eliminazione della vecchia civiltà obsoleta 
di G.Rapanelli




Nel piano per distruggere la millenaria civiltà italiana si inserisce quel movimento materialista, in passato camuffato sotto altre sigle, chiamato oggi PD. Con la solita giustificazione distruttiva di voler “risolvere il problema”, la cosiddetta Sinistra si muove per tappe insieme a Radicali,  M5S e lacchè di Centro per la eliminazione della vecchia civiltà “obsoleta” verso una “nuova civiltà più moderna, più giusta e più umana”; in effetti  verso  il completo assoggettamento mentale delle masse. 

In passato: Divorzio (distruzione della famiglia), aborto (eliminazione di un Essere consapevole), “spinello libero”e “modica quantità di droga ad uso personale” (distruzione mentale dell’individuo).  Adesso: Gender nelle scuole(impianto mentale di idee fisse) e la legge sulle unioni gay.  Domani: uteri in affitto… Sono tappe per  distruggere la vecchia Civiltà “naturale” sostenuta da Cristianesimo, Ebraismo, Islam ed altre religioni, onde arrivare al Nuovo Ordine Mondiale di una Civiltà “innaturale e improduttiva”, obiettivo perseguito da potentissime centrali oscure che hanno in mano il pianeta. Il Potere Mondiale vuole giungere al completo controllo dell’individuo, da rendere schiavo con ogni mezzo, principalmente introvertendolo nella Materia, nella “Carne”, in particolare mediante la pornografia, soprattutto omosessuale.
La nuova legge sulle unioni civili tra gay è uno schiaffo al Vecchio Nuovo Testamento,  a San Paolo e al Corano. Forse sarà tollerata da  quella parte della Chiesa cattolica che si definisce “modernista libertaria”, contro la quale si schiera la parte “conservatrice dogmatica”. Siamo in prossimità di uno scisma?  
Il gesuita papa “Francesco” Bergoglio potrebbe essere l’ultimo papa della millenaria Chiesa Cattolica di Pietro?… Se non fosse morto in tempo utile, il gesuita cardinale  Carlo Maria Martini – diventato papa col nome di  “Pietro II” -avrebbe messo fine alla Chiesa cattolica? Lo affermava in un filmato del 1994 il Fratello Teosofo Bernardino del Boca, iniziato della Grande Fratellanza Bianca Sarmoun.
Poiché i molti politici che hanno votato la legge sulle unioni civili  si dichiarano “cattolici” e con  “cattolici” nelle  coppie gay, di fronte al lassismo del “chi siamo noi per giudicare…” occorre una risposta forte e dogmatica.  Il “cattolico”Matteo Renzi, i “cattolici” sostenitori della legge e i “cattolici” gay che usufruiranno apertamente della legge, saranno SCOMUNICATI? Di sicuro, oggi servirebbe un Pio XII e un Marco d’Aviano. Dovremmo ritornare alla opinione del “Noi”. L’opinione del mentale “Io”, misericordioso, non ferma la pallottola del kalashnikov. Il Cristo è anche la violenza della spada che separa i figli del Regno dai figli del Diavolo.


Matteo Renzi scomunicato ?

di Giorgio Rapanelli



Giorgio Rapanelli
Corridonia (Macerata).

Ricevuto e pubblicato in redazione il 18 Maggio 2016

Viva gli obiettori contro il matrimonio omosessuale. Il papa zittisce "Avvenire"


croix
Del discorso di papa Francesco all'assemblea plenaria dei vescovi italiani i media hanno pescato e sovraccaricato praticamente la sola frase sulla "gestione delle strutture e dei beni", dei quali occorrerebbe "mantenere soltanto ciò che può servire per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio". Tradotto: il papa ordina la svendita dei possedimenti della Chiesa.
Non una parola invece sugli attuali punti caldi dell'incrocio tra Chiesa e politica in Italia. Francesco non ne ha fatto il minimo cenno e i media pure.
È toccato così al cireneo della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, far sommessamente notare, il giorno dopo, come i media "passino costantemente sotto silenzio, come se mai fossero state pronunciate", non solo, ed è ovvio, i silenzi del papa, ma anche le sue parole scomode contro le unioni omosessuali e le teorie del "gender", perché ne ha dette eccome, anche se in altri momenti, e il cardinale ne ha fornito un florilegio.
E poi non è che Francesco sia stato proprio zitto, su tali questioni, nel giorno in cui ha incontrato i vescovi italiani. Nello stesso lunedì 16 maggio è uscita l'ennesima sua intervista a ruota libera, questa volta al quotidiano cattolico francese "La Croix" (vedi foto), nella quale ha consigliato l'obiezione di coscienza ai funzionari chiamati a registrare le unioni omosessuali.
Questa la domanda:
"In un contesto laico, come i cattolici dovrebbero difendere le loro preoccupazioni su materie quali l'eutanasia o il matrimonio tra persone dello stesso sesso?".
E questa la risposta del papa:
"È al parlamento che spetta discutere, argomentare, spiegare, ragionare. Così cresce una società. Una volta che la legge è votata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l'obiezione di coscienza deve essere presente, perché è un diritto umano, Anche per un funzionario pubblico, che una persona umana. Lo Stato deve rispettare le critiche. È qui una vera laicità. Non si possono accantonare gli argomenti dei cattolici dicendo loro: 'Parlate come un prete'. No, essi si fondano sul pensiero cristiano che la Francia ha così notevolmente sviluppato".
Jorge Mario Bergoglio non è nuovo a pronunciarsi in questo senso. Lo fece al ritorno del suo viaggio negli Stati Uniti, nella consueta conferenza stampa ad alta quota.
Tre giorni prima, il 24 settembre 2015, nella nunziatura di Washington, il papa aveva incontrato Kim Davis, la funzionaria del Kentucky, non cattolica, che aveva rifiutato di registrare un matrimonio omosessuale e per questo era finita in prigione.
E sull'aereo, interpellato sulla vicenda, ribadì con forza di approvare quel gesto:
"In ogni struttura giudiziaria deve entrare l’obiezione di coscienza, perché è un diritto, un diritto umano. Altrimenti, finiamo nella selezione dei diritti: questo è un diritto di qualità, questo è un diritto di non qualità… È un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha anche lui quel diritto".
"Avvenire", il quotidiano della conferenza episcopale italiana, ha naturalmente  pubblicato ampi stralci dell'intervista del papa a "La Croix", compreso il passaggio sull'obiezione di coscienza.
Senza fiatare. Perché fino a un minuto prima la linea del giornale era diametralmente opposta. Decisamente contraria ad ammettere l'obiezione di coscienza per chi ha la funzione di registrare un matrimonio omosessuale.
Il primo a schierarsi contro l'obiezione, nel solenne editoriale di prima pagina del giorno dopo l'approvazione definitiva della legge Cirinnà, il 12 maggio, era stato il professor Francesco D'Agostino, l'insigne giurista che è faro di riferimento per il direttore di "Avvenire" Marco Tarquinio:
"Pare utile segnalare con franchezza che non appaiono utilmente creative la prospettiva – evocata da alcuni – di una battaglia referendaria per abolire totalmente la nuova legge né quella di fare appello all’obiezione di coscienza di quanti saranno chiamati a registrare (non a celebrare, come qualcuno pretenderebbe) le unioni civili previste e regolate dalla legge: non è questa la strada maestra lungo la quale sviluppare un impegno 'contro' nessuno, 'per' la famiglia e 'per' un umanesimo che custodisce l’originalità della persona".
Ma il giorno successivo, a dare il colpo di grazia teologico all'obiezione, era intervenuto anche don Mauro Cozzoli, ordinario di teologia morale nella Pontificia Università Lateranense, in una "column" di terza pagina tutta dedicata all'esame della questione.
Dopo aver squalificato come inaccettabile moralmente l'obiezione a pagare il fisco, sia pure ammantata dei più nobili e generosi motivi, Cozzoli aveva spiegato che l'obiezione a registrare un'unione omosessuale "ha la stessa inconsistenza etica". E aveva concluso condannando tale gesto come "impraticabile e indifendibile".
Un bel problema per "Avvenire" quindi c'è. Si trova in disaccordo col papa, e su una questione tutt'altro che marginale, con forti effetti pratici. Si allineerà? E come?
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Cambiando argomento, nell'intervista a "La Croix" papa Francesco ha fatto anche capire come mai nel recente discorso da lui tenuto sull'Europa alla consegna del Premio Carlo Magno abbia schivato ogni riferimento all'identità ebreocristiana del continente, e abbia scelto invece di definire tale identità come "dinamica e multiculturale", integrativa delle "culture più diverse e senza apparente legame tra loro".
Interrogato proprio su questa sua scelta così marcatamenrte secolarista, il papa l'ha motivata così:
"Bisogna parlare di radici al plurale, perché ce ne sono tante. In questo senso, quando sento parlare di radici cristiane dell'Europa, non mi piace qualche volta il tono, che può essere trionfalista o vendicativo. È qualcosa che rimanda al colonialismo. Giovanni Paolo II ne parlava con tono tranquillo. L'Europa, sì, ha delle radici cristiane. Il cristianesimo ha per compito di irrigarle, ma in uno spirito di servizio come per la lavanda dei piedi. Il dovere del cristianesimo per l'Europa è il servizio. Erich Przywara, grande maestro di Romano Guardini e di Hans Urs von Balthasar, ce lo insegna: l'apporto del cristianesimo a una cultura è quello del Cristo che lava i piedi, vale a dire il servizio e il dono della vita. Non dev'essere un apporto colonialista".

Settimo Cielo  di Sandro Magister  17 mag http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/05/17/viva-gli-obiettori-contro-il-matrimonio-omosessuale-francesco-zittisce-avvenire/Se Avvenire nega ai sindaci la libertà di obiettare

Il quotidiano Avvenire
E così il professor Francesco D'Agostino ha parlato: «resistere, resistere, resistere». Quel grido di battaglia faceva ben sperare e poco importa che il pilotato titolista avesse depotenziato il titolo utilizzando il molto più innocuamente adattativo "resilienza", mica l'autore del pezzo decide i titoli. Purtroppo la lettura ha spento il mio entusiasmo in men che non si dica. 
C'è una prima insincerità nella necessariamente sommaria ricostruzione degli eventi: è vero, noi di piazza san Giovanni e del Circo Massimo siamo stati sconfitti in questa battaglia, e voi, autorevolissimi rappresentanti del laicato organizzato, vi dichiarate altrettanto. Ma c'è una differenza tra noi e non è di poco conto: noi ci siamo battuti. Non solo lo abbiamo fatto, ma, che piaccia o meno agli ipocriti, continueremo a farlo, perché la posizione prona non si addice alla virilità. Ma c'è assai di peggio che questo. 

Per l'editorialista di Avvenire non rientra nel resistere il «fare appello all’obiezione di coscienza di quanti saranno chiamati a registrare (non a celebrare, come qualcuno pretenderebbe) le unioni civili previste e regolate dalla legge». L'autore non argomenta, ma a tappare la falla ci pensa il giorno dopo il professor Mauro Cozzoli, ordinario di teologia morale alla Lateranense, secondo il quale «il ricorso all’obiezione di coscienza, nel caso delle unioni civili, sarebbe una via impraticabile e indifendibile». Perché? L'argomentazione è sorprendentemente tautologica: «Perché ricevere e registrare la dichiarazione di "unione civile" [...] per un pubblico ufficiale non costituisce né un male morale, né un’adesione e approvazione della legge che la consente». 
Che strano, nel momento in cui è in atto il richiamo rivolto al cattolico Mattarella circa gli obblighi della sua coscienza rettamente formata, l'organo della Cei pubblica due articoli in cui si dice che contro l'applicazione di questa legge la coscienza non ha da eccepire. Non c'è che dire, ecco un altro dei tanti aiuti alle istanze dei pro-family giunti con tempismo impeccabile dall'establishment cattolico italiano in questi mesi.  Se, infatti, un sindaco non deve farsi problemi nel mettere la propria firma su un certificato di civilunione, perché mai Mattarella non potrebbe mettere la propria firma sul testo della legge? Ma cerchiamo di capire meglio. 
Il Catechismo insegna che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati», «contrari alla legge naturale" ed "in nessun caso possono essere approvati»(Catechismo della Chiesa cattolica n. 2357). Con gli atti, anche le relazioni omosessuali, perché esse prevedono, oltre a tutte quelle specie di azioni che sono proprie dell'amore di amicizia, violazioni della castità (ibidem n. 2359). La legge sulle unioni civili, dal momento che istituzionalizzandolo, promuove ed approva questo male e lo rende del tutto sovrapponibile al matrimonio (tanto che il comma 21 del testo recita: «alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni previste dal capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo IV del libro secondo del codice civile»), è essa stessa un male. 
Se un male non fosse non si comprende perché la Congregazione della Dottrina della Fede si sarebbe scomodata a redigere un documento di condanna (Congregazione per la Dottrina della Fede. Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali. 3 giugno 2003). Forse è sfuggito al professor Cozzoli, ma quello stesso testo, firmato dal cardinale Ratzinger e approvato da san Giovanni Paolo II, dunque ci sarà perdonato, un tantinello più autorevole di un articolo di giornale di un pur dottissimo docente, dà indicazioni operative diametralmente opposte: «In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza». 
Se redigere un atto che direttamente concede al richiedente di effettuare un male non costituisce una cooperazione, se non formale, almeno materiale diretta, allora il professor Cozzoli e il professor D'Agostino avrebbero dovuto sostenere che anche redigere il documento per ottenere l'aborto da parte di un medico, pure egli un pubblico ufficiale, che con quell'atto semplicemente recepisce lo stato di gravidanza della donna, che la gestazione è entro i termini per abortire e la invita ad una settimana di riflessione, come per la registrazione delle unioni civili «non costituisce né un male morale, né un’adesione e approvazione della legge che la consente». Ma di diverso avviso fu proprio papa Giovanni Paolo II che impose in Germania che i consultori cattolici, nell'assistere le donne con gravidanza difficile, riportassero in calce al certificato attestante la propria assistenza per prevenire l'aborto, la dicitura: «Questo certificato non può essere utilizzato per l'esecuzione depenalizzata di aborti». (Giovanni Paolo II. Lettera ai vescovi tedeschi. 3 giugno 1999)
Non è possibile notare come la posizione contraria all'obiezione di coscienza espressa sulle colonne dell'Avvenire è, ma guarda la casualità, sovrapponibile a quella del Partito Democratico. Per bocca di Alessia Morani ci viene detto che i sindaci non sono al di sopra della legge. Vero, ma in molti pensiamo anche un'altra cosa, ovvero che la legge non è al di sopra della giustizia. L'impraticabilità dell'obiezione di coscienza a fronte di leggi ingiuste o è sempre, o è mai e dunque, mutatis mutandis, se vorranno essere coerenti con il principio da loro  sostenuto, D'Agostino, Cozzoli e Morani sono invitati nel giorno della memoria a chiedere l'assoluzione tombale per il comportamento morale di quelle centinaia di impiegati dell'anagrafe che si limitarono a trascrivere un elenco di nomi; erano nomi ebraici e senza che loro commettessero alcun male morale furono utilizzati dagli ufficiali della soluzione finale.
P.S.: Vale la pena sottolineare che anche Papa Francesco ha ribadito nell'intervista a La Croix il diritto dei cristiani, anche funzionari pubblici, all'obiezione di coscienza, e il dovere dello Stato di ammetterla.
di Renzo Puccetti 17-05-2016
17 maggio. Giornata mondiale contro l’omofobia. Il contributo di Riscossa Cristiana

Vivamente partecipi di questa giornata mondiale contro l’omofobia, vogliamo anche noi dare il nostro contributo a questa importante iniziativa, con la pubblicazione di due interessanti documenti, scelti tra i molti in cui la Chiesa, un tempo, parlava di peccato. Ne parlava perché, essendo misericordiosa sul serio, voleva salvare le anime.

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Il Concilio Ecumenico Lateranense III, tenutosi nel 1179, al canone 11 stabilì che: “chiunque venga sorpreso a commettere quel peccato che è contro natura e a causa del quale “la collera di Dio piombò sui figli della disobbedienza (Ef. 5,6), se è chierico, venga decaduto dal suo stato e venga rinchiuso in un monastero a far penitenza; se è laico, venga scomunicato e rigorosamente tenuto lontano dalla comunità dei fedeli”. (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XXII, coll. 224 ss.).
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san pio5San Pio V, il grande Papa domenicano,  in due Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro natura ovvero l’omosessualità. “Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…) Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…) Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò sui figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado”. (San Pio V, Costituzione Cum primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286). E ancora: “Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene (di Sodoma e Gomorra, ) vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile. A buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31). Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato e, per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dalla  morte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile. Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.) stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito  consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso”. (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p. 33).
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Ciò detto, auguriamo agli omosessuali di liberarsi al più presto dal laccio del loro orrendo vizio.
Come utile pro-memoria, riportiamo questa frase di Tuco (il “brutto” nel film “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone). Si parla, appunto, di lacci. E quale laccio è più stretto di quello del vizio?
Quando si mette a stringere, tu senti già il diavolo che ti morde le chiappe”.
Memento mori. Poi è troppo tardi per ripensarci.
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Paolo Deotto  direttore di Riscossa Cristiana
Unioni civili, la Cei prende atto della realtà: "Sono un matrimonio, anche se vogliono dire il contrario"
di Lorenzo Bertocchi17-05-2016
Il presidente Cei con Renzi
Dopo l'apertura dei lavori da parte di Papa Francesco, l'assemblea della Cei, riunita in Vaticano fino al 19 maggio, ha visto oggi l'intervento del Presidente cardinale Angelo Bagnasco. Particolarmente  atteso era il passaggio che riguarda la vita politica e sociale dell'Italia e l'arcivescovo di Genova non ha fatto mancare la sua voce in proposito.
Di fronte ai drammi della povertà, del lavoro e di altre questioni devastanti come la denatalità, il presidente dei vescovi italiani ha detto che “è su questi problemi che la gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo. Per questo non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze – già per altro previste dall’ordinamento giuridico – ma a schemi ideologici”. Il riferimento, ovviamente, è alla recente approvazione delle legge sulle unioni civili.
“La recente approvazione della legge sulle Unioni civili”, ha sottolineato Bagnasco, “sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”.
Mancano, invece, politiche famigliari che possano invertire una rotta mortifera che attanaglia la demografia italiana. “Finalmente, dopo anni che lo richiamiamo, oggi perlomeno si parla di inverno demografico: l’immagine – seppur efficace – non suscita però ancora la necessaria coscienza della gravità. (…) Che cosa sta facendo lo Stato perché si possa invertire la tendenza?”, si chiede retoricamente Bagnasco. “Si avverte l’urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto “fattore famiglia” sarebbe già un passo concreto e significativo.”
L'Europa deve svegliarsi, “ritrovare la sua anima e così l’amore di “popoli e nazioni”. Possa incontrarsi finalmente con le persone, che non sono pedine sulle cui teste qualche “illuminato” pretende di decidere o esperimentare; né sono apolidi, poiché ognuno appartiene ad una storia, ha una visione della vita e valori di fondo. Capisca che essere europeo non significa entrare nel limbo del pensiero unico: le leggi e gli accordi sono necessari, ma non fanno lo spirito di un continente: lo presuppongono.” Per questo il presidente dei vescovi italiani solleva anche un problema culturale che non è affatto secondario, come, invece, potrebbe apparire ad una prima lettura del suo discorso. Lo fa parlando dell'immigrazione, ma il tema è centrale a tutte le questioni sollevate.
“Quale offerta culturale fa [l'Europa, anzi l'Occidente] alle generazioni di immigrati ormai naturalizzati nel Continente? Quale visione spirituale offre? Il benessere materiale è ricercato e spesso raggiunto; ma i beni di consumo da soli non sono sufficienti: è necessaria una visione di valori e di ideali – favorita da un’alta istruzione e da un contesto di buone relazioni – per cui ognuno senta che vale la pena sacrificarsi”.
“Possa l’Europa ritrovare la sua anima e così l’amore di “popoli e nazioni”. (…) Capisca che essere europeo non significa entrare nel limbo del pensiero unico: le leggi e gli accordi sono necessari, ma non fanno lo spirito di un continente: lo presuppongono”.

1 commento:

  1. La Cei? Il tutto e il contrario di tutto. Bergoglio? Il contrario di tutto.

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