ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 11 maggio 2016

Sulla macina al collo

Ideologia gender e sdoganamento della pedofilia






Il libro UNISEX di Gianluca Marletta ed Enrica Perucchietti  non è solo un testo interessante e utile ma addirittura necessario. Al punto tale che ha suscitato clamori, minacce di  roghi e iconoclastia dai Piagnoni del "sessualmente corretto" e dalle lobby LGBT, presenti nei social forum.  Basta leggere qui.  Sul web circolano parecchie recensioni di questo testo imperdibile. Tra le quali questa sul Giardino delle Esperidi e quella del compianto Johnny Doe. Un testo sul marasma "di genere" e su come le oligarchie mondialiste sognano di manipolare la natura  intrinseca dell'uomo allo scopo di renderlo omologo e suddito a quel progetto sempre più avanzato di  Nuovo Ordine Mondiale.

Ma  è  sul capitolo specifico relativo al tema della pedofilia, contenuto nel volume in oggetto,  che desidero soffermarmi, alla luce di fatti agghiaccianti accaduti in questi giorni come quello della piccola Fortuna Loffredo  e dell'omertà intorno ad essi. Ma - si dirà - questi di Napoli sono ambienti particolarmente degradati. Esiste però, una  pedofilia praticata in ambienti alti presso élites inarrivabili, composte da individui insospettabili che è  ancora peggiore, perché in quei casi non se ne viene mai a capo e la cortina del silenzio è ancora più fitta con le indagini della Magistratura regolarmente depistate (vedasi il caso Marcinelle in Belgio). E' contemplata inoltre presso queste stesse élites, una progressiva "educazione" allo sdoganamento della pedofilia ben descritto nel libro sopra citato. L'APA (American Psychiatric Association) ha precisato nel suo ultimo manuale del 2013 che la pedofilia è da considerarsi un "orientamento" come gli altri. O meglio, un "orientamento normale della sessualità umana".

L'evoluzione linguistica portata avanti dall'APA mostra con ogni evidenza che è in corso anche una trasformazione culturale mirante a legittimare la pedofilia e a ipersessualizzare l'infanzia  proprio come immaginato da Huxley ne "Il Mondo nuovo". (op. cit. pag.146)



L'APA ha già tentato a partire dal 1998 di "sminuire" in un suo rapporto, l'idea che i rapporti sessuali tra bambini e adulti debbano comportare necessariamente dei traumi nei più piccoli.



I due autori hanno pertanto registrato come "negli ultimi decenni si stia spingendo per normalizzare e persino legalizzare, la pedofilia, alzando progressivamente l'asticella e abituando così la popolazione, nonostante le critiche dell'opinione pubblica, ad accettare lo sdoganamento della pedofilia che in fondo rappresenta l'ultimo tabù della società occidentale".  Uno sdoganamento progressivo e graduale che si sta consumando nei manuali psichiatrici, nella burocrazia, ma soprattutto nello spettacolo che espone bambini in atteggiamenti maliziosi. E' il caso recente del talent show "Ballando  con le stelle" dove è capitato di vedere bimbetti ancheggianti in procinto di muovere la zona pelvica come dei John Travolta in formato bonsai. Inutile appellarsi all'ipocrisia della carta di Trevisoche in realtà non tutela affatto i più piccoli. Molti di questi programmi tv "ammiccanti" e maliziosi vengono fatti registrare nel pomeriggio, fingendo di "non voler esporre i minori". Poi li distribuiscono alla sera. 


La stessa ideologia gender, cavallo di battaglia del dott. John Money,viene presentata alle masse come vessillo irrinunciabile in difesa delle "minoranze". Nelle alte sfere di detta ideologia la pedofilia e la pedosessualità non solo non viene considerata un crimine esecrabile, ma ritenuta un punto imprescindibile del progresso della morale umana. Ecco come la pensa Alfred Kinsey (quello del famigerato rapporto sul sesso che porta il suo nome) al riguardo:

Il problema della pedofilia sarebbe un falso problema, dal momento che non esisterebbe il pericolo di corrompere l'innocenza dell'infanzia che tanto ripugna le coscienze, perché quest'innocenza sarebbe solo uno dei tanti miti inventati. (p. 150)

Dunque -  è la conclusione dei due autori del libro - "poiché sarebbe il bambino stesso, secondo gli ideologi del gender, a ricercare il contatto erotico con gli adulti, nulla si opporrebbe a uno sdoganamento della pedofilia: una pedofilia che si vorrebbe non violenta e rispettosa delle scelte del bambino".
Capito come e cosa  si insinua nelle pieghe del genderismo? 

Nel capitolo del libro L'educazione sessuale secondo l'OMS si mette in evidenza come i timori di coloro i quali reputano prossimo venturo uno sdoganamento della pedofilia, trovino appigli concreti in ambigue iniziative recenti da parte delle associazioni mondialiste come l'OMS che nel documento ufficiale del 2010 insiste sulla progressione della scoperta, dello sviluppo e dell'esplorazione sessuale dei bambiniE' un PDFscaricabile in rete. Eccone uno stralcio:



I bambini provano sensazioni sessuali perfino nella prima infanzia. Tra il secondo e il terzo anno di vita scoprono le differenze fisiche tra maschi e femmine. In questo periodo cominciano a scoprire il proprio corpo (masturbazione della prima infanzia, autostimolazione)  e può succedere anche che cerchino di esaminare il corpo dei loro amichetti (gioco del dottore). I bambini imparano a conoscere il loro ambiente sperimentando e da questo punto di vista la sessualità non è diversa dalle altre aree. (p. 156)


Dopo essersi presi la nostra economia reale, dopo aver risucchiato i nostri risparmi, dopo aver messo in precarietà le nostre abitazioni con pesanti tasse immobiliari, dopo aver fatto saltare gli stati-nazione per il tramite di  un debito inesigibile, dopo aver pianificato il disastro dell'invasione-sostituzione, ora vogliono corrompere, rubare l'innocenza e  l'identità dei bambini, sognare di manipolare l'uomo a partire dalla più tenera infanzia,ipersessualizzare l'infanzia mediante perverse stimolazioni, allo scopo di impedire il libero sviluppo socio-affettivo dei bambini.  Corrompere mediante "sporcizia", come chiamò papa Ratzinger la pedofilia.

Altro che "abusi" come si  è limitato a dire Bergoglio! "Abuso" è anche non pagare chi lavora per te. La violenza e la predazione sessuale è ben di più di un semplice "abuso". E un predatore sessuale di infanti che uccide le sue piccole vittime, non è un semplice "abusatore".

Se la ricorda ancora la  terribile frase del Cristo sulla macina al collo da mettere a chi osa dare scandalo a un fanciullo, costui? 

La liberalizzazione (e legalizzazione) della pedofilia sono dunque i prossimi obiettivi dei "grandi architetti" della coscienza di massa?
E' quanto si chiedono i due autori alla fine di detto capitolo, insieme a tutti noi. Non ci è dato di saperlo, per ora.

"A partire dall'attuale sentire comune, sembrerebbe difficile far accettare la pedofilia al grande pubblico; ma sarebbe lo stesso dopo qualche anno di mirata e costante propaganda mediatica"?

Personalmente penso che un popolo che delega l'educazione e la formazione dei minori a questi viscidi predatori immondi senza reagire adeguatamente e  con veemenza, meriti senz'altro l'estinzione.
http://sauraplesio.blogspot.it/2016/05/ideologia-gender-e-sdoganamento-della.html

Elisabetta Frezza ha svolto il tema: “Dal divorzio al 

gender. Le tappe della dissoluzione in una società che 

rifiuta Dio”.

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Per l’intervento di Elisabetta Frezza, prima parte, clicca qui. Seconda parte, clicca qui. Terza parte, clicca qui. Quarta parte, clicca qui.

tratto da
http://www.riscossacristiana.it/linarolo-domenica-1-maggio-gli-audio-degli-interventi-del-mattino/



«Così la cultura protestante e americana ci colonizzerà»
di Rino Cammilleri 10-05-2016
La cultura protestante domina anche in Italia
Poco tempo fa il nostro ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, ha firmato un accordo col collega germanico, Johanna Wanka, al fine di cooperare nel settore della formazione professionale. Il ministro italiano ha spiegato che si tratta di un passo in direzione del modello economico tedesco.
In che cosa consiste questo modello che l’Italia farebbe bene a imitare? Alle nostre domande risponde Ettore Gotti Tedeschi, economista, banchiere e nostro collaboratore.
«Temo si tratti della conversione dei modelli educativi e professionali caratteristici della cultura cattolica in quelli influenzati dalla cultura protestante. Quelli cattolici sono fondati, e ancora si fondano, sul “capire il perché” delle cose. Quelli di cultura protestante, americana soprattutto, sul “capire come” realizzare in tempi brevi, competitivi, più (secondo loro) efficienti. I primi hanno alle spalle l’attitudine secolare a discernere prima di agire. I secondi sono, per lo stesso motivo, più pragmatici. Tedeschi e americani, in modo diverso per via della loro storia, hanno in comune questa influenza culturale. Con una differenza significativa. L’americano vive la sua libertà individuale molto di più del tedesco, il quale mostra maggior propensione all’obbedienza disciplinata al capo riconosciuto… L’Italia farebbe bene ad imitarne il modello per risolvere i suoi problemi? Ho dei dubbi. Ciò che rende competitivo un sistema economico non è solo il modello educativo, ma anche il contesto in cui tale modello viene applicato. Il nostro si fonda sul genio imprenditoriale nella piccola e media impresa, su fantasia e creatività. Si dovrebbe riflettere con prudenza su un modello diverso, concepito per grandi entità, dimensioni e struttura di impresa». 
Però, spiegando ai giornalisti, la Giannini ha detto che «dobbiamo tendere sempre più verso un modello americano, in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico».  Ma allora, modello tedesco o americano? 
«É piuttosto un modello conseguente alla cultura protestante, diventato fortemente competitivo negli Usa per vie delle innumerevoli «chiese» in competizione per accaparrarsi fedeli e offerte. Il modello americano, imposto progressivamente in tutto il mondo occidentale soprattutto dagli Anni ’60, si fonda sul know how, diverso, come già detto, da quello (soprattutto italiano) delknow why. In quegli anni, preoccupato da tale “invasione culturale”, J. J. Servan Schreiber (fondatore e primo direttore dell’Express), scrisse un libro fondamentale (che influenzò De Gaulle): Le défi américain («La sfida americana»). Un modello fondato sul “capire come” rende più facili l’accesso al lavoro, l’apprendimento, la produttività immediata dell’avventizio. Ma ne limita la capacita di domandarsi i “perché” . Il modello know how dà buoni risultati in fasi economiche di crescita e sviluppo, ma molto meno in fasi di crisi e di grandi cambiamenti, nei quali capire perché qualcosa deve cambiare è fondamentale e conferisce un vantaggio su chi è, invece, abituato ai modelli concepiti per “casi pratici” e appresi spesso in modo stereotipo. Il modello know how va, sì, bene se si ha più bisogno di tecnici che di umanisti. Ma condiziona lo sviluppo dei talenti e del genio umano. De Gaulle reagì rafforzando gli organismi di studio e consulenza strategici, nei quali si badasse a pensare prima di fare (fare, e magari sbagliare per poi correggere, ma spesso a costi altissimi o troppo tardi). Gli attuali accordi mi sembrano “suggeriti” da parte tedesca. Ascoltando la Prima Ministra teutonica quando si riferisce agli italiani, si ha l’impressione che pensi a persone che tendono a “non raccontarla mai giusta” … Invece, i casi Wolkswagen o Deutsche Bank, dicono cosa diversa». 
A noi cattolici interessa anche un altro aspetto del radioso futuro prospettatoci dall’asse italo-tedesco: la famiglia. Dice la Giannini che «non ci sarà più spazio per la famiglia come la intendiamo oggi». Infatti, il precariato, pardon, «la flessibilità induce le persone a spostarsi individualmente, il modello di famiglia a cui siamo abituati, che rappresenta stabilità e certezze, non esisterà più». Ma la famiglia, è anche il luogo dei figli. Meno famiglie, meno figli. Perciò, chi lavora?
 «La distruzione della famiglia tradizionale è coerente con il modello educativo auspicato. L’educazione soggettiva e centrata su valori (il “sapere perché”) che solo la famiglia può dare viene considerata come fonte di diseguaglianze, di conflitti, di squilibri. Solo che così si realizza l’uomo-automa». 
Ora, le due ministre sanno bene che i loro Paesi hanno il record mondiale della denatalità. Ma la Wanka ha la ricetta giusta: i migranti. Insomma, la vecchia storia che gli africani e i mediorientali ci pagheranno le pensioni è sempre viva e vegeta, anzi. Tuttavia, il piano funzionerà se i nuovi arrivati si faranno disciplinatamente istruire sui modi di lavoro&consumo euro-americani e, magari, spenderanno qui anziché mandare i guadagni in altri Continenti. 
«Sul progetto “immigrazione forzata e politica” che stiamo vivendo ci sono troppe cose da valutare e spiegare, impossibile farlo in poche parole. Dico solo che una politica dell’immigrazione come quella che ci tocca subire funziona soltanto se l’economia lo permette. Se gli immigrati devono riempire i vuoti, si facciano bene i conti: in Italia avremmo bisogno di dieci milioni di immigrati domani stesso, e probabilmente una cinquantina in Europa, ma la soluzione dei problemi italiani ed europei non passa da questa strada. Ho il sospetto che in ballo ci sia l’ostinazione nel voler cancellare le nostre radici cristiano-cattoliche». 
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cosi-la-cultura-protestante-e-americana-ci-colonizzera-16106.htm

Unioni civili, cosa scrive un gruppo di giuristi cattolici a Mattarella


Tutte le perplessità contenute in un documento che il centro studi Livatino ha inviato alla presidenza della Repubblica sulla proposta di legge approvata oggi alla Camera con la fiducia
Va premesso che l’insieme del provvedimento, soprattutto nella sua prima parte, si pone in contrasto anzitutto con gli articoli 29 e 31 della Costituzione. L’art. 29 Cost. prevede che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. L’art. 31 Cost. impone alla “Repubblica” di agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”.
Da queste norme – come pure dagli artt.. 30, 34, 36 e 37 Cost. – si ricava l’esistenza nell’ordinamento italiano del c.d. favor familiae. La Costituzione non solo consente, ma in qualche modo impone al legislatore di istituire un regime speciale per la famiglia, diverso da quello comune, apparentemente in deroga al principio di eguaglianza formale sancito dall’art. 3 Cost. comma 1, ma in realtà in coerenza con l’eguaglianza sostanziale richiamata dal co. 2 della disposizione.
Questi benefici si giustificano in ragione della funzione che il matrimonio e la famiglia hanno in seno alla società: fondamento della vita civile e sociale, secondo una concezione radicata nel tempo, che già Cicerone esprimeva con la locuzione principium urbis et quasi seminarium rei publicae. La famiglia costituisce, sotto ogni profilo, il luogo privilegiato di sviluppo della persona nella sua irripetibile identità e, dunque, di crescita della stessa comunità. Come sottolineavano ancora i giuristi romani e la tradizione millenaria che da loro trae alimento, dall’unione di un uomo e di una donna discende la procreazione e, conseguentemente, l’educazione della prole.
Anzitutto alla famiglia spetta educare cittadini consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, i quali non solo lavoreranno per mantenere sé stessi e pagare le pensioni degli anziani, ma svolgeranno tutte quelle funzioni necessarie perché una comunità continui a vivere e, proseguendo la sua storia, “cresca”. La famiglia è il luogo più adatto per l’educazione dei bambini; dunque, se si aiuta la famiglia ed essa riesce a svolgere al meglio la sua funzione, sono ridotte – in linea generale, e salvo eccezioni – le situazioni di disagio giovanile (tema di interesse pubblico con molti risvolti: alcolismo, tossicodipendenza, bullismo).
Sotto altro profilo, aiutare la famiglia costituisce il passaggio essenziale per risolvere uno dei maggiori fattori della crisi della società contemporanea, il c.d. inverno demografico. E’ giusto che il trattamento di favore gravi in maniera significativa sulla collettività e talora incida direttamente su diritti di soggetti terzi rispetto al rapporto matrimoniale. Si considerino, ad esempio, le provvidenze e le esenzioni fiscali attribuite alle famiglie (sia pure in misura in concreto inferiore rispetto a quanto avviene in altri Stati), o la pensione di reversibilità a favore del coniuge, con conseguente significativo – ma costituzionalmente giustificato – aggravio per il bilancio pubblico a carico della collettività.


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