ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 31 luglio 2016

il ritorno dei martiri sul suolo europeo

Martirio e riscatto


Ippolito Romano, primo antipapa, poi condannato ad metalla – cioè alle miniere della Sardegna – dall’Imperatore Massimino il Trace, vi affrontò il martirio nel 235 in compagnia del vero papa Ponziano, con il quale si era colà riconciliato ponendo così fine allo scisma della Chiesa di Roma. La reale attribuzione delle numerose opere pervenuteci sotto il suo nome è controversa, motivo per cui non è facile definire con precisione il suo pensiero teologico; sembra tuttavia che, pur avendo validamente imitato sant’Ireneo (del quale fu forse discepolo) nella confutazione delle eresie, egli stesso non fosse del tutto esente dal subordinazionismo.
Nonostante la possibile eterodossia e la grave responsabilità di uno scisma, sant’Ippolito è tuttavia venerato, tanto in Occidente che in Oriente, come martire della fede; il rito latino lo celebra il 13 agosto insieme a san Ponziano.
Padre Jacques Hamel, lo scorso 26 luglio sgozzato sull’altare da due terroristi islamici, aveva deciso di trascorrere i suoi ultimi anni di ministero nella periferia di Rouen, a Saint-Étienne-du-Rouvray, un sobborgo ad alta densità di immigrati musulmani. Noto e amato per l’affabile cordialità con cui avvicinava anche loro, con i suoi ottantasei anni rappresentava bene quella generazione di preti francesi che, avendo vissuto con entusiasmo, nella loro giovinezza, il “rinnovamento conciliare”, persistono con convinzione sulla via dell’incontro senza barriere e del dialogo a oltranza, specie in ambito ecumenico e interreligioso. Nel suo ultimo articolo, pubblicato sul bollettino parrocchiale nel giugno scorso e subito ripreso dalle agenzie come una sorta di testamento spirituale, padre Jacques esortava i suoi fedeli ad approfittare delle vacanze per rigenerarsi, prendersi cura del creato e farne un mondo più caloroso, umano e fraterno manifestando rispetto e attenzione verso tutti.
Una “spiritualità” piuttosto orizzontale – si sarebbe tentati di pensare – e mirante sostanzialmente a «un migliore vivere insieme». Di Dio ci parla soprattutto il «grande libro della creazione», mentre il Vangelo è «una parola che fa vivere l’oggi». Le prospettive elevate della trascendenza e la meta ultima della beatitudine eterna sembrano scomparsi dall’orizzonte dell’annuncio cristiano, lasciando il posto all’ideale della condivisione e della “convivialità”. Eppure anche un indefesso ministro della Chiesa post-conciliare, sotto la minaccia dei coltelli di due fanatici che, nel cuore del culto cattolico, gli hanno intimato di gridare Allah akbar, con il proprio rifiuto e il conseguente sgozzamento ha dimostrato la verità e la superiorità della religione cristiana, a prescindere dalle idee personali e da qualsiasi altra preoccupazione, perché ha professato Cristo con il sacrificio della vita. Il martirio, per la Chiesa, cancella ogni colpa o errore precedente, purché non si tratti di un apostata.
È doloroso doverlo auspicare, ma c’è da augurarsi che il ritorno dei martiri sul suolo europeo spinga tanti chierici e fedeli nominalmente cattolici a ripudiare la propria ideologia e a riappropriarsi della vera fede. Se la Provvidenza ha permesso questo atroce fatto di sangue (a cui, probabilmente, ne seguiranno altri), è forse perché non le rimane altro mezzo per far rinsavire la cristianità occidentale dalle sue deviazioni pratiche e dottrinali. Il martirio è in realtà una benedizione; cionondimeno è necessario prepararvisi mediante una preghiera intensa e una rinnovata propensione al sacrificio nella vita quotidiana. Probabilmente non si sentirà questo nelle prossime omelie, quanto piuttosto inviti a marciare per la pace mano nella mano con i musulmani. È vero che per la maggior parte di loro è inconcepibile che un uomo di Dio sia trucidato in luogo di culto, ma questa loro sensibilità andrebbe colta piuttosto come un’opportunità per annunciare loro il Vangelo del Dio crocifisso.
BY  · 31 LUGLIO 2016
http://www.civiltacristiana.com/martirio-e-riscatto/

Il sacrificio di Rouen e il socialismo


Cos’ è davvero successo a Rouen? La morte di un prete sgozzato come un agnello al sacrificio, davanti a un altare e al crocifisso su quell’altare, è qualcosa che ci riporta violentemente al senso del sacro, anche se di un sacro rovesciato, arcaico, probabilmente diabolico. L’uomo di Dio, il consacrato che amministra i Sacramenti, che ci ripropone a ogni Messa il sacrificio del Cristo, viene a sua volta sacrificato, sgozzato, davanti al suo altare. È il ritorno del sacrificio umano, per giunta all’interno dello spazio dove si ricompie ogni volta il Sacrificio per eccellenza. È stata una profanazione assoluta.
C’è qualcosa di demoniaco nell’uccisione di qualsiasi persona innocente, ma qui c’è di più: assistiamo all’irrompere del sacro rovesciato e quindi diabolico – il sacrificio umano – avente come vittima un sacerdote cristiano, attraverso un macabro rituale  È stata l’epifania  di una sacralità malevola, arcaica, violenta e oscura nel tempio di Cristo.
Al di là della sua volontà, l’anziano sacerdote è stato immolato come il suo Signore, è divenuto Agnello sacrificale come il Cristo. Tutto questo non può essere compreso che con categorie religiose: solo così possiamo interpretare il fatto di Rouen nella sua essenza, come l’aggressione di una concezione malevola, distruttiva, violenta,inquietante e deviata del sacro ai danni del sacro cristiano. In odio al sacro cristiano.
Da questo punto di vista è quindi una guerra tra religioni, anche se solo una delle due ha dichiarato guerra all’altra. La religione salafita dell’ISIS è diabolica, e non può che essere  necessariamente antagonista della vera religione, anche se quest’ultima si trova nel momento di crisi probabilmente più grande della sua bimillenaria storia. Quello che sconcerta, infatti, è l’incapacità del clero, ai suoi più alti livelli, di comprendere qual è la vera posta in gioco. E la sua incapacità di interpretare, secondo categorie religiose. quanto avvenuto. Questo conferma  che siamo nella più grave di tutte le crisi affrontate storicamente dal cattolicesimo.
Se i capi della Chiesa Cattolica  non sanno più interpretare con categorie cattoliche  un attacco di questo tipo, significa che si sono completamente secolarizzati. Ragionano come burocrati laici mondanizzati. Da qui le parole intrise di materialismo economicista di Bergoglio, incapace di comprendere l’epifania del sacro rovesciato contro la fede cristiana.
«C’è guerra per interessi, soldi, risorse della natura, per il dominio sui popoli questi sono i motivi. Qualcuno parla di guerra di religione, ma tutte le religioni vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri, capito?», ha detto, rispondendo a un giornalista, sull’aereo che lo portava a Cracovia.
La realtà è che è un vecchio socialista. Secondo lui  le guerre si fanno solo per soldi e per interesse. A suo dire, se si uccide in nome di  una religione in realtà lo si fa per interessi occulti ma assai concreti, quantificabili, che vi stanno dietro. Non può e non vuole capire il Sacrificio di Rouen, l’epifania di un sacro rovesciato, diabolico, nel tempio di Cristo. Per lui esiste solo l’homo oeconomicus. È l’utile e soltanto l’utile che muove l’uomo. E il Dio denaro. Così sembra confondere l’ISIS con Goldman Sachs e la mentalità dei fanatici dell’ islamismo con la quella  borghese e capitalista. Non capisce che chi si fa saltare in aria per una causa non ragiona come un finanziere e nemmeno come un mercante o un consumatore. Il terrorista islamico è disposto a immolare se stesso pur di uccidere più persone possibile. L’idea del vantaggio materiale gli è estranea.
Se Goldman Sachs e J P Morgan appoggiano ignobilmente la guerrafondaia Clinton è evidente che hanno il loro interesse a farlo, ma il terrorista che uccide sapendo di essere ucciso non è mosso certo da motivazioni economiche. Però lui, mondialista e socialista (qualcuno ricorderà anche il suo entusiasmo pubblicamente espresso per il Cristo inchiodato su falce e martello regalatogli dal presidente boliviano Morales)  non lo capisce, La sua visione dell’uomo è amputata e unilaterale.
Anche quando condanna giustamente l’idolatria del denaro, lo fa per denunciare le diseguaglianze, le ingiustizie sociali, ma mai in nome di esigenze non materiali, mai in nome della dimensione spirituale e trascendente così presente nell’evangelica condanna di Mammona. Così dimostra di essere altrettanto invischiato nel primato dei valori economici di quel capitale globale che pure a parole condanna (e che non a caso ne sostiene l’opera desacralizzante tramite l’entusiastico sostegno dei mass media). Non può capire ciò che è successo realmente a Rouen.
BY  · 30 LUGLIO 2016