ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 4 luglio 2016

«Irregolari»?

Ad ampio e variegato colloquio con il vaticanista del TG 1 sull’odierna situazione all’interno della Chiesa Cattolica. “Il buon Dio ci ha dotato di cuore e cervello ed è contento se li usiamo”. Del resto il cardinal Martini divideva il mondo tra “pensanti” e “non pensanti”. Perciò… 

Era il 9 gennaio 2015: quell’articolo letto su “il Foglio” molto ci divertì e altrettanto ci diede da pensare. Intitolato “Leggenda del benigno imam che sanò lo scisma cattolico della famiglia”, ambientato nel 2214, evocava il Sinodo di duecento anni prima sulla famiglia, che si era trasformato in Scisma sulla famiglia con a capo di uno schieramento Francesco e dell’altro Pietro II. Diceva poi dei falliti tentativi di riconciliazione e preannunciava la volontà dell’imam della Grande Moschea Bianca di Roma (già Basilica di San Pietro) di convocare i due Papi regnanti (ormai Francesco VIII e Pietro VII) per una solenne composizione dello Scisma. La firma dell’autore colpì tutti o quasi e già fece inarcare le sopracciglia ad alcuni: Aldo Maria Valli, dal 1996 vaticanista prima del Tg 3, in seguito del Tg 1. Sedici giorni dopo – ancora su “il Foglio”- altra riflessione, condita di humour e non priva di spessore (Valli è coniugato e padre di 6 figli), dal titolo “Apologia del coniglio”, in riferimento alla famosa frase di papa Francesco nella conferenza-stampa nel volo di ritorno da Manila il 19 gennaio: “Alcuni credono che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli”.
Due articoli che lasciavano presumere un certo qual fermentare di domande sotto il ciuffo ribelle del garbatissimo vaticanista della televisione di Stato. Venne poi il secondo Sinodo sulla famiglia, cui papa Francesco pose il suggello con l’esortazione Amoris laetitia, datata 19 marzo 2016 (San Giuseppe) e pubblicata il successivo 8 aprile. Intanto Valli aveva inaugurato il 9 gennaio su www.aldomariavalli.it un suo spazio di riflessione, un blog posto sotto il motto giovanpaolino Duc in altum. Il 20 maggio vi inserì alcune osservazioni puntuali e puntute su “Francesco, Europa, Islam” a proposito di certe risposte in materia date dal Papa a La Croix. E il 28 maggio ecco apparire “La Chiesa e la logica del ma anche, un’ampia riflessione riferita in particolare all’Amoris laetitia, che ha attirato a Valli un nugolo di strali avvelenati da parte dei turiferari, in servizio permanente o riservisti che siano.
Ora siamo qui nel suo ufficio-biblioteca (che dice molto del suo impegno di credente e della sua passione culturale) per ripercorrere con lui l’itinerario che l’ha portato alle ultime riflessioni. Invero sorprendenti per molti… ma qui è utile ricordare qualche passo della sua biografia. Nato a Rho il 3 febbraio del 1958, laureato in Scienze politiche alla Cattolica (sostenne anche un esame con il nostro relatore di laurea, lo storico contemporaneo Gianfranco Bianchi), ammiratore di Indro Montanelli (di cui seguì il famoso consiglio per le politiche del 1976: Turatevi il naso e votate Dc), giovane liberale per alcuni anni e membro della ‘Nuova Confederazione studentesca” di Luca Hasdà (frequentava perciò la sede del PLI a corso Venezia 40, dove anche noi qualche anno prima ci recavamo per la stampa dei volantini della prima “Confederazione studentesca”), Aldo Maria Valli dal 1980 al 1984 fu redattore del mensile “Studi cattolici” di Cesare Cavalleri (areaOpus Dei), poi di “Avvenire”. Nel 1988 entrò nella RAI e più non ne uscì, seguendo dapprima in particolare l’attività del cardinale Carlo Maria Martini (vedi: “Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini”), poi dal 1996 come vaticanista del TG 3 e dal 2007 del TG 1. Da notare tra le sue numerose pubblicazioni (tante anche le collaborazioni, dal quotidiano “Europa” a diversi mensili cattolici) “Il mio Karol. Così ho raccontato Giovanni Paolo II, così lui ha parlato a me” (2008), “La verità del Papa. Perché lo attaccano, perché va ascoltato”(2010, in difesa di papa Ratzinger), “L’alfabeto di papa Francesco. Parole e gesti di un pontificato” (2015). Tra i più recenti: “Il diavolo in piazza san Pietro e altri racconti”, “C’era una volta la confessione. Inchiesta su un sacramento in crisi” e “Noi del Cinquantotto. Breve manuale di storia recente a uso di figli e nipoti”. Una curiosità calcistica, ma forse non solo: è tifoso fedele dell’Inter, squadra ‘controcorrente’ (“Se fossi nato a Roma, probabilmente sarei stato tifoso della Lazio”).
E’ tempo però di passare la parola a Valli per un’intervista certo non breve, ma (speriamo) stimolante… 

Caro Aldo, qui… mala tempora currunt! Se apri la bocca, i turiferari sono pronti in un batter d’occhio a sostituire i turiboli con le doppiette… E’ caduto e ha battuto la testa…s’è bevuto il cervello, si è venduto … è passato tra i congiurati, quelli che tramano nell’ombra ossessivamente, saccenti e subdoli, contro papa Francesco…e, poi, insomma, quest’ultimo traditore, Valli, non era amico del cardinal Martini, tanto da scriverne un “Ritratto” di notevole spessore? 
Intanto, se vogliamo iniziare dal cardinal Martini, tu sai meglio di me che non divideva il mondo tra credenti e non credenti, ma gli piaceva distinguere tra pensanti e non pensanti, un’immagine a lui molto cara…
Vedo già dove vuoi arrivare…
Nel mio piccolo, con tutti i miei difetti, cerco di stare tra i pensanti.
Del resto l’hai anche scritto recentemente: “Il buon Dio ci ha dotato di cuore e cervello, ed è contento se li usiamo”…
Penso proprio di sì, altrimenti perché ce li avrebbe donati? So di avere tanti limiti, ma cerco di pensare, senza lasciarmi prendere dai conformismi, a maggior ragione quando ascolto o leggo il Papa.
Chiariamo subito: tu al Papa vuoi bene, come del resto vogliono bene al Papa tanti tra quelli che sono preoccupati per certi passi dei suoi scritti o delle sue interviste…
Voglio molto bene al Papa. Non riesco a concepirmi come cattolico senza Pietro, che è il nostro tesoro più grande dopo la fede che abbiamo. Ma proprio perché prendo il Papa molto sul serio, mi interrogo su ciò che insegna, ovviamente su tutto ciò che è materia opinabile: de factooggi quasi tutto quello che dice.

L’ AMORIS LAETITIA MI HA SPINTO A UNA RIFLESSIONE PROFONDA
Hai esaminato con tale spirito anche l’Amoris laetitia, su cui in un primo momento mi sembra avessi dato un giudizio sostanzialmente positivo… 
A una prima lettura, forse un po’ frettolosa (sai che noi giornalisti abbiamo certi tempi da rispettare, specie noi televisivi), non avevo riscontrato asperità particolari. In generale mi era abbastanza piaciuta, soprattutto per lo sforzo del Papa di calarsi nella realtà delle famiglie, con tutte le difficoltà quotidiane connesse al tirare avanti: tant’è vero che avevo scritto un primo commento assai positivo per una delle riviste cui collaboro.
Cerco di indovinare: hai sentito un qualcosa dentro di te che ti ha spinto a rileggere il testo, pur molto lungo…
Ho riletto più volte l’Amoris latitia e mi sono reso conto che dal testo emergeva una sorta di soggettivismo di fondo, una valorizzazione della coscienza non come originario vicario di Cristo - per usare un’espressione cara al cardinale Newman - ma come tribunale insindacabile, come se un comportamento assunto «in coscienza» fosse di per sé buono.
Nel tuo delizioso divertissement “Il diavolo in piazza san Pietro e altri racconti” (recensito recentemente anche in questo sitowww.rossoporpora.org , rubrica ‘cultura’) tu metti in bocca a un presunto ‘fariseo’ colà incontrato la seguente frase: “La moralità sganciata dalla legge si riduce a mera soggettività”… 
Premesso che il ‘librino’ l’ho scritto ben prima che uscisse l’esortazione apostolica, mi sembra che dall’Amoris laetita, con l’importanza attribuita alla pastorale del caso per caso, emerga una morale della situazione che rischia di mettere in secondo piano la cogenza della legge cui un credente è tenuto a conformarsi nei suoi comportamenti. Le mie perplessità si sono dunque concentrate sul famoso capitolo VIII…
… quello in cui si parla anche della situazione pastorale delle coppie un tempo dette irregolari e oggi invece denominate ‘cosiddette irregolari’…
L’aggettivo «irregolari» non mi è mai piaciuto. Conosco tante persone che si trovano in quella situazione, so quanti problemi hanno, con quali difficoltà si confrontano quotidianamente, quanto soffrono… Ne ho parlato in “Chiesa ascoltaci! Gli ‘irregolari’ credenti si rivolgono al Sinodo”, un libro-inchiesta che raccoglie tante voci. Quindi, da parte mia, nessun desiderio di tranciare giudizi sulla loro situazione, e tuttavia non ho potuto evitare ricorrenti perplessità rileggendo il capitolo VIII dell’Amoris laetitia.

...continua su

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