ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 26 luglio 2016

"La città dei cento campanili" : church attack

l cardinale conservatore Burke: "La Chiesa abbia paura dell'islam"

Il cardinal Raymond Burke in un libro-intervista spiega perché l'islam vuole conquistare l'Occidente: "Musulmani e cristiani sono diversi nella relazione con Dio" 




Il cardinale         Raymond Leo Burke lascia il Vaticano dopo un incontro


Raymond Burke è famoso per essere uno dei cardinali di Santa Romana Chiesa più vicini alla linea tradizionalista e conservatrice.

Quella che più di una volta, soprattutto durante il Sinodo sulla famiglia, ha contrastato il nuovo corso voluto da papa Bergoglio. Niente divisioni, certo. Ma divergenza di opionioni. Anche sull'islam e sulla relazione tra musulmani e Occidente, Burke ha le idee chiare. E le ha messe nere su bianco in un libro-intervista dal titolo: "Hope for the World: To Unite All Things in Christ". Parole che alla luce di quanto accade in Normandia, Germania e Francia in questi giorni hanno il sapore della profezia.

"La Chiesa abbia paura dell'islam"

Secondo Burke, la Chiesa dovrebbe "avere paura dell'islam" e in particolare della sua incapacità di convivere insieme ad altre religioni. L'islam è minaccia, un pericolo per l'unità del mondo occidentale. "Non c'è dubbio che l'Islam vuole governare il mondo - ha scritto il patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta - Quando i musulmani diventano una maggioranza in qualsiasi paese poi hanno l'obbligo religioso di governarlo".
Un modo per dire che se tutto dovesse rimanere così come è, con la totale apertura del mondo occidentale a qualsiasi richiesta venga dalla cultura musulmana, il futuro non potrà che essere quello del dominio islamico sull'Europa. E questo perché "per sua natura", l'islam oltre che religione "deve farsi anche Stato". Ovvero permeare con la legge islamica tutte gli aspetti della società e del governo dove i musulmani vivono. A tutto ciò basta sommare la massiccia immigrazione e la frittata è fatta. I fedeli di Allah lo sanno e per questo non hanno timore a dire che la "sharia sarebbe una cura per la decadenza dell'Occidente".
"È importante - ha aggiunto Burke - che i cristiani si rendano conto delle differenze radicali tra Islam e cristianesimo in materia di loro insegnamento su Dio, sulla coscienza, ecc. Chi conosce davvero l'Islam, comprende facilmente che la Chiesa dovrebbe averne paura".
In una recente intervista a Religion News Service, inoltre, il cardinale ex prefetto del tribunale della Segnatura apostolica, ha ribadito che l'unico modo per rispondere alla diffusone dell'islam è recuperare la fonte cristiana dell'Europa. Le sue radici.


Francia, orrore in una chiesa: prete sgozzato, uccisi assalitori: "Inneggiavano all'Isis"

Due uomini prendono in ostaggio 7 persone. La polizia interviene e uccide i sequestratori. Media locali: "Sgozzato il prete e un fedele"


Il terrore ripiomba in Francia. Due uomini armati di coltelli hanno fatto irruzione in una chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray e hanno preso sette ostaggi, tra cui un prete, due suore e diversi fedeli.
Un'altra suora è riuscita a scappare e ha dato l'allarme. Al momento non si conosce il movente dell'azione.
Le teste di cuoio francesi sono intervenute e hanno ucciso i due assalitori. Questi ultimi però hanno sgozzato il prete, Jacques Hamel, che aveva 86 anni ed era stato ordinato sacerdote nel 1958. Secondo quanto riportano i media francesi, anche un fedele è stato sgozzato ed è gravissimo in ospedale. Nel blitz anche un agente è rimasto ferito e ce ne sarebbero altri due di feriti. L'intervento della polizia ha permesso di liberare e di mettere in salvo altri tre ostaggi.
Secondo fonti di polizia citate da Le Figaro, uno dei due assalitori indossava la "chachia", il caratteristico copricapo di lana portato dai musulmani e aveva la barba. Si è è sentito urlare Daesh, l'acronimo in arabo per Isis, durante l'assalto nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia. Lo riferisce il quotidiano francese Le Point, citando un testimone che ha raccontato che i due assalitori avrebbero urlato Daesh facendo irruzione nel luogo sacro. Oltre ad aver invocato il nome di "Daesh" (acronimo arabo di Isis) non appena entrati in chiesa i due killer della chiesa di Saint Etienne du Rouvray, una volta sgozzato il sacerdote e ferite altre tre persone, una volta usciti dalla chiesa avrebbero urlato "Hallau Akbar" prima di essere eliminati dalla polizia.
Il presidente francese Francois Hollande si sta recando in Normandia, nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray. Il sequestro, cominciato intorno alle 10, è durato circa un'ora. Sul posto è atteso anche il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve.
Saint-Etienne-du Rouvray, teatro dell'attacco a una chiesa, è un paesone di 30.000 abitanti che dista una decina di chilometri da Rouen, la città natale di Fracois Hollande. Il presidente francese vi è nato il 12 agosto 1954 e ha vissuto l'infanzia vicino alla cattedrale di Notre Dame. Poi, con il padre Georges, medico, e la madre Nicole, assistente sociale, si trasferì nel sobborgo chic di Bois-Guillaume. La madre è morta nel 2009 mentre il padre si è trasferito a Cannes. Rouen, definita da Victor Hugo "la città dei cento campanili", è il fulcro del turismo in Normandia. È anche la città in cui fu arsa viva Giovanna d'Arco.

Chi era il sacerdote sgozzato in chiesa a Saint Etienne du Rouvray

Jacques Hamel, 84 anni, era stato a lungo parroco. Il vicario: "Fedele tra i fedeli"


Non è ancora chiara l'identità del sacerdote ucciso a Saint Etienne du Rouvray, sgozzato in una chiesa della cittadina a pochi chilometri di distanza da Rouen.
Quello che finora è certo è che si tratta dell'unica vittima di un attacco da parte di due aggressori poi neutralizzati, secondo quanto spiegato dal ministero dell'Interno francese, "dall'intervento rapido della BRI (Brigata di Ricerca e di Intervento) di Rouen". Una seconda persona, presa in ostaggio, è gravemente ferita.
Il sacerdote ucciso è stato identificato ufficialmente come Jacques Hamel, 84enne prete parroco a Sant Etienne per una ventina d'anni, che aveva garantito le messe per il mese di luglio. Secondo il sito della parrocchia prestava servizio come sacerdote ausiliario.
Qualche dettaglio in più arriva dal vicario generale di Rouen, Philippe Maheut, giunto sul posto in vece dell'arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun. A Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù, ha annunciato in un comunicato stampa che tornerà in Francia già questa sera.
"A essere stato ucciso è uno dei nostri - ha spiegato Maheut -. È un prete anziano, fedele tra i fedeli. Ha detto messa questa mattina con qualche fedele. Noi non vogliamo prendere altre armi che la fraternità e l'amore".
Ordinato sacerdote nel 1958, Jacques Hamel aveva festeggiato nel 2008 il suo Giubileo d'oro.

LE RADICI ISLAMICHE DELL'EUROPA ?

    Ma per favore, non scherziamo ! Il curioso tentativo da parte di alcuni sedicenti intellettuali di dimostrare che le radici della civiltà europea non sono solamente greco-cristiane e giudaico-cristiane, ma anche islamiche
 di Francesco Lamendola  



In concomitanza con la migrazione/invasione/colonizzazione dell’Europa da parte di masse di milioni d’individui di fede islamica, ben decisi a non integrarsi affatto ma, al contrario, ad integrare gli Europei nella loro civiltà, a cominciare dalla loro fede religiosa, si assiste, da qualche tempo, al livello della cultura “alta” (si fa per dire) ad un curioso tentativo, da parte di alcuni sedicenti intellettuali, di dimostrare che le radici della civiltà europea non sono solamente greco-cristiane e giudaico-cristiane, ma anche islamiche. Con quali supporti storici?
Principalmente con la vecchia tesi – perché di una tesi si tratta, e anche piuttosto scombinata, benché sia stata fatta passare per oro colato da generazioni di professori nelle aule scolastiche e universitarie, senza che mai qualcuno si prendesse la cura di verificarla – che gli Europei hanno riscoperto la cultura greca, nei secoli dell’Alto Medioevo, grazie al fatto che essa, pressoché dimenticata nel nostro continente, era rimasta viva nell’amore e negli studi dei traduttori arabi di Aristotele e altri filosofi greci; e che fu quasi esclusivamente per merito loro se, più tardi, quelle conoscenze si diffusero di nuovo nella cultura europea, che le aveva praticamente dimenticate, così come aveva praticamente dimenticato la lingua greca e, quindi, non era più in grado di padroneggiare direttamente quei testi, almeno fino all’inizio dell’Umanesimo.
Nel migliore dei casi, dunque, e per ammissione degli stessi sostenitori di questa lettura della civiltà medievale, gli studiosi arabi non avrebbero fatto altro che tradurre e chiosare Aristotele, per renderlo nuovamente accessibile agli studiosi europei, peraltro nelle discutibili o fuorvianti interpretazioni di Avicenna e Averroè: per cui, a rigor di termini, una filosofia araba non esiste, ma esiste una esegesi araba della filosofia greca. Tuttavia, bisogna chiarire un altro equivoco preliminare, sul quale si è retta, per generazioni, la favola della trasmissione islamica della cultura greca alla civiltà europea: e cioè che “arabo” non significa, puramente e semplicemente, “islamico”: i due termini non sono affatto equivalenti; e anche il termine “arabo”, che, dei due, parrebbe il meno suscettibile di subire un uso improprio, non è, invece, così chiaro e oggettivo come si potrebbe immaginare. Per chiarire questo punto, ricordiamo che Avicenna era persiano e Averroè era berbero; molti altri studiosi mediorientali della filosofia greca erano siriaci di lingua aramaica o greca, e di religione cristiana, prevalentemente monofisita o copta, i quali solo nel corso dei secoli sono stati assimilati dalla religione islamica, processo che non è giunto a compimento integrale neppure oggi, dopo quattordici secoli di pressione esercitata su quelle antichissime comunità. Questo significa che gli studiosi semiti della filosofia greca non erano, in larga maggioranza, né arabi, né islamici; e che si dedicavano a tali studi non in quanto arabi o in quanto islamici, ma in quanto eredi diretti della cultura greco-romana e membri attivi della civiltà cristiana-orientale, che rimase viva e vitale fino a quando l’Impero Bizantino, dopo secoli di lotta strenua e gloriosa, non fu ridotto che ad un troncone sanguinante, dal quale erano state amputate, una dopo l’altra, tutte le membra, dalla ferocia dei conquistatori turchi.
Pertanto, sarebbe molto più giusto rovesciare l’impostazione cara ai sostenitori di un decisivo apporto islamico alla formazione della civiltà europea: la verità sta press’a poco nella direzione opposta, nel senso che fu la forza della civiltà greco-romana, filtrata e trasformata dal cristianesimo (che nacque dalla matrice giudaica, ma che nacque appunto distaccandosi e differenziandosi da essa, in maniera rivoluzionaria e inconciliabile), ad esercitare un potere di attrazione così grande sulle popolazioni situate ad oriente e a mezzogiorno del Mediterraneo – siriani, persiani, armeni, greco-egiziani, berberi, etiopi ed anche arabi), che esso rimase vivo per parecchi secoli dopo che quelle popolazioni erano state bensì soggiogate dai conquistatori islamici, non però ancora del tutto convertite e assimilate. Al contrario, si può pensare che proprio il fatto di coltivare con tanto amore lo studio dei filosofi greci sia stato, per tali popolazioni, una maniera di conservare uno stretto legame con la cultura greco-romana, vale a dire, nei secoli dell’Alto Medioevo, con l’ambito della civiltà cristiana: perché, in quell’epoca, le due cose erano di fatto inseparabili (mentre, come si è detto, era, almeno in parte, separabile il fatto di essere siriani, persiani, berberi, eccetera, dal fatto di essere islamici).
Ci piace riportare, a questo proposito, alcune righe tratte da un articolo del saggista Corrado Gnerre, uno studioso di filosofia e teologia che non sarà mai invitato nei salotti televisivi frequentati dai vari Massimo Cacciari e Umberto Galimberti, e meno ancora dai vari Enzo Bianchi o Vito Mancuso, perché è uno dei pochi che ha il coraggio di andare controcorrente e di dire quelle verità politicamente scorrette che tanto infastidiscono i sonni beati del conformismo culturale e disturbano le comode tesi preconfezionate della vulgata ideologica oggi imperante. La pagina in questione, a sua volta, prende lo spunto dall’opera dello storico medievalista francese Sylain Gouguenheim, classe 1960, il cui libro Aristote au Mont Sauint-Michel ha scatenato violente discussioni, proprio per la sua impostazione radicalmente diversa da quella che è stata, finora, la sola e giusta interpretazione politically correct del rapporto fra cultura islamica e civiltà medievale europea (dall’articolo di Corrado Gnerre: L’Alto Medioevo… altro che “ignorante” in greco!, apparso sul periodico delle Suore Francescane dell’Immacolata, Il Settimanale di Padre Pio, Ostra, Ancona, anno XV, 10 luglio 2016, pp. 27-28):

Tra le tante sciocchezze che sono scritte nei testi scolastici ve ne è una su cui non si fa molta attenzione, ma che ha la sua importanza. La sciocchezza è questa: l’Alto Medioevo (cioè quel periodo che va dalla fine dell’Impero Romano di Occidente fino all’anno Mille) sarebbe stato di tale decadenza culturale da aver completamente dimenticato importanza della cultura greca. Tant’è che si dice che sarebbero stati gli Arabi, durante il cosiddetto periodo “abasside”, a far sì che l’Occidente si riavvicinasse ai classici greci e alla filosofia di quella cultura. S tenga presente che una simile convinzione è funzionale anche a ciò che negli ultimi tempi si vuole diffondere e cioè che le radici dell’Europa non sarebbero solo greco-latine e cristiane, ma anche islamiche. Insomma, come si suol dire: due piccioni con una fava”: da una parte perpetuare la leggenda del Medioevo come periodo oscuro e arretrato in quanto fortemente influenzato dal Cristianesimo; dall’altra affermare l’inconsistenza culturale di chi sente l’Occidente minacciato dall’islam perché tutto sommato lo stesso Occidente avrebbe radici islamiche.
Ma, come dicevamo, si tratta di una sciocchezza. E a dimostrarlo è uno storico francese, Sylvain Gouguenheim, docente alla Scuola Normale Superiore di Lione […] Vediamo che cosa Gouguenheim scrive. Sarò schematico affinché il lettore possa ritenere più facilmente.
1) L’Europa è nata dal’incontro tra Cristianesimo, Ebraismo e cultura classica. Dunque, niente “radici islamiche” dell’Occidente.
2) Non è vero, a differenza di quanto solitamente si afferma, che in periodo alto-medievale l’Europa avrebbe perso i contatti con i classici greci e che poi questi li avrebbe riscoperti grazie all’islam. […]
9) L’Islam non si preoccupò mai di “donare” la cultura greca all’Occidente latino. Avvenne piuttosto il contrario: furono gli europei ad andare a ricercare nel mondo islamico delle opere che non venivano valorizzate. L’”Etica Nicomachea” e la “Poetica” di Aristotele venivano, infatti, costantemente escluse dai musulmani perché ritenute incompatibili con la loro fede. […]
Insomma, più si ricerca e più si scoprono cose interessanti per quanto riguarda l’apologetica storica. E pensate che quando uscì il libro, il povero Gouguenheim fu accusato di “attentare” al principio del multiculturalismo, solo perché si era permesso di scoprire che per quanto riguarda le radici dell’Occidente l’islam non ci ha messo parola. Insomma un vero e proprio reato di “lesa al politicamente corretto” che a Gouguenheim non si poteva affatto perdonare.

È curioso come i signori dell’ideologia mondialista si affannino a cercare ovunque quegli elementi che possano supportare le loro testi multiculturaliste, con la stessa caparbietà e con la stessa acribia con le quali, ottant’anni or sono, gli studiosi del Terzo Reich (e sappiamo bene che un simile paragone manderà su tutte le furie tutto coloro i quali hanno una lunga e scomoda coda di paglia da nascondere) andavano per il mondo, dalle Ande al Tibet, a caccia di “conferme” delle loro balorde teorie antropologiche circa le origini “iperboree” della pura razza ariana, misurando crani e arcate sopraciliari, confrontando stature, pigmentazioni, caratteristiche dei capelli e degli occhi nelle più svariate popolazioni terrestri.
Eppure, mutatis mutandis, la situazione è suppergiù la stessa: anche qui, oggi, si vorrebbe dimostrare “scientificamente” ciò che è indimostrabile, per non dir peggio, ossia che è completamente assurdo e costruito su un castello di presupposti non scientifici, bensì puramente ideologici; questa volta, quel che si vuol dimostrare è che i popoli dell’Europa cristiana erano solo dei barbari ignoranti quando gli islamici erano così avanzati negli studi filosofici, da permettersi il lusso di “passare” proprio a quei barbari la sapienza che Aristotele e gli altri filosofi greci avevano elaborato, ma che era stato poi dimenticato dagli europei degeneri. Insomma: meno male che c’era stato l’islam, fra il VII e l’XI secolo: altrimenti chissà fino a quali infimi gradini di abbrutimento e di auto-degradazione sarebbe discesa la nostra civiltà. Un po’ come oggi, davanti al crollo demografico e alle difficoltà erariali per il pagamento degli stipendi e delle pensioni di vecchiaia, la cultura politically correct vorrebbe convincerci che non solo l’immigrazione/invasione dell’Europa da parte di milioni e milioni di islamici è un bene per la nostra società e per la nostra economia, perché ci salva dalle nostre debolezze e dalle nostre contraddizioni, ma dovremmo essere loro infinitamente grati, e manifestare tangibilmente tale gratitudine allargando ancora di più le politiche di accoglienza e invitando a presentarsi in Europa qualsiasi massa di popolazione lo voglia e lo pretenda.
La fandonia delle radici islamiche della civiltà europea, a sua volta, non è che una delle manifestazioni di un sintomo assai profondo:l’odio e il disprezzo di sé da parte della cultura europea moderna; odio e disprezzo che, guarda caso, hanno incominciato ad emergere, fino ad imporsi quale chiave di volta di tutta la cultura oggi dominante, a partire da quando essa ha incominciato la sua battaglia contro il Cristianesimo, che l’aveva generata e resa feconda, che le aveva conferito slancio e vitalità, che l’aveva spinta ad innalzare le cattedrali e a diffondersi, con la crescita demografica e con l’opera dei missionari, anche al di fuori dei propri confini, dopo aver trovato in esso il proprio nucleo essenziale e quel serbatoio di energie morali e materiali che l’hanno sempre sostenuta nei momenti difficili. Dai Campi Catalaunici, dove, nel 451, si infrange sulle lance degli ultimi eserciti romani e dei loro alleati germanici la furia di Attila; a Lechfeld, dove, nel 955, Ottone il Grande ferma per sempre il terrore delle scorrerie ungare; a Lepanto, dove, nel 1571, le flotte ottomane vengono arrestate nella conquista del Mediterraneo; a Vienna, dove, nel 1529 e, di nuovo, nel 1683, viene annientato il sogno del sultano turco di piantare la mezzaluna sulla capitale del sacro romano imperatore: sempre la civiltà europea, gli eserciti e le flotte europei, la spiritualità e la cultura europee hanno trovato la forza di respingere le minacce più drammatiche e di riprendere il cammino verso la piena instaurazione della Civitas Christiana.
La verità è che se gli Europei non torneranno alle loro autentiche radici, se non sapranno riscoprire il valore e la perenne vitalità del messaggio cristiano, che ha dato loro gli strumenti per la splendida fioritura spirituale, intellettuale, artistica, scientifica, della loro civiltà più che millenaria, nulla e nessuno potranno salvarli dal tracollo e da una ingloriosa, catastrofica auto-dissoluzione. Il peggior nemico dell’Europa non è fuori, ma nel profondo dell’anima europea moderna, ed è un micidiale miscuglio di relativismo, scetticismo, nichilismo, edonismo, consumismo, indifferentismo religioso. Non è indifferente quale strada si sceglie per arrivare a Dio; e la civiltà europea o ritornerà alle sue radici cristiane, o sparirà del tutto: perché il Vangelo è il suo destino. Senza di esso, non sarà nulla...


Le radici islamiche dell’Europa? Ma per favore, non scherziamo…

di

Francesco Lamendola

http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9269:radici-islamiche-delleuropa-&catid=114:civiltaoccidentale&Itemid=145

Francia, l’attentato a Rouen e la strategia di Papa Francesco contro la «Terza guerra mondiale a pezzi»

Rifiutare lo scontro di civiltà non significa chiudere gli occhi ma rifiutare di fare propria la visione del mondo dei fondamentalisti. E così stendere un cordone sanitario
per evitare che il cancro si diffonda ancora di più nel mondo musulmano


Davanti al municipio di Saint-Etienne-du -Rouvray  (Reuters/Rossignol)Davanti al municipio di Saint-Etienne-du -Rouvray (Reuters/Rossignol)
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CITTÀ DEL VATICANO - I giovani rappresentano il presente e il futuro e Francesco non si stanca di ripetere loro di avere «coraggio», di andare «controcorrente», di essere «costruttori di ponti per spezzare la logica della divisione, del rifiuto, della paura gli uni degli altri». Domani il Papa volerà a Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù nel cuore dell’Europa e di un’estate drammatica. La sequenza di attentati, ed ora il primo attacco terroristico islamista a una chiesa in Europa. La prima reazione della Santa Sede, attraverso le parole di padre Lombardi, è indicativa: «dolore», «orrore per questa violenza assurda», la «condanna più radicale di ogni forma di odio», una «violenza orribile», ma nessun riferimento ad una matrice islamista. Non è solo questione di prudenza, nelle ore in cui si stava cercando di capire con certezza che cosa fosse accaduto. Anche dopo la strage di Nizza il Vaticano ha condannato «ogni manifestazione di follia omicida, di odio, di terrorismo, di attacco contro la pace», senza accennare a motivazioni religiose. 
Francia, attentato in chiesa a RouenPerché in un luogo di culto, perchécon i coltelli e perché gli ostaggi: l’analisi
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I coltelli
Francesco sa perfettamente ciò che sta accadendo e in questo momento è forse l’unico leader mondiale ad avere una strategia per cercare di arginare la «Terza guerra mondiale, combattuta a pezzi» in corso. Seminare il panico e portare nel cuore dell’Europa una «guerra di religione» è esattamente ciò che si propongono le centrali del terrorismo islamista e i loro adepti, magari reclutati attraverso il lavaggio del cervello in Rete. Rifiutare lo scontro di civiltà non significa chiudere gli occhi davanti a ciò che accade ma rifiutare di fare propria la visione del mondo dei fondamentalisti che si pretendono come depositari del vero Islam. E così stendere un cordone sanitario per evitare che il cancro si diffonda ancora di più nel mondo musulmano. Francesco indica la «porta stretta» evangelica e sa che verrà criticato per la sua strategia del dialogo , specie dopo l'attacco alla chiesa di Rouen. 
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Francia, attacco in una chiesa vicino a Rouen: sgozzato il parroco
Ma l’equivalenza musulmano uguale violento e terrorista è, semplicemente, ciò che si propongono i fanatici. Il problema c’è, è evidente, però va affrontato con raziocinio e assieme, non contro il mondo islamico e i leader disposti a condannare la violenza. A maggio Francesco ha ricevuto l’imam Ahmad Al-Tayyib e ricomposto dopo cinque anni di gelo i rapporti con Al Azhar, il «Vaticano sunnita» del Cairo. A gennaio aveva incontrato l’iraniano Hassan Rouhani, presidente del più grande Paese sciita del mondo. Per Bergoglio le religioni possono e devono avere un ruolo determinante nell’isolare le derive fondamentaliste e arginare la «Terza guerra mondiale a pezzi». Altrimenti si farebbe il gioco dei fanatici e la deriva potrebbe diventare inarrestabile. Lo ripeterà in Polonia, dove l’invasione hitleriana segnò nel 1939 l’inizio della Seconda.