ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 28 luglio 2016

Nessuno pensa alle crociate..

Porgere l’altra gola.
C’è un singolare affrettarsi in molti siti e commentatori cattolici, in genere progressisti e comunque omogenei al pensiero dominante nella Chiesa, a scongiurare l’idea di una reazione cristiana o cattolica all’evidente violenza di radice islamica.


C’è un singolare affrettarsi in molti siti e commentatori cattolici, in genere progressisti e comunque omogenei al pensiero dominante nella Chiesa, a scongiurare l’idea di una reazione cristiana o cattolica all’evidente violenza di radice islamica.

C’è chi subito – a poche ore dalla morte – è arrivato a avanzare dubbi sul fatto che il parroco di Rouen sia stato ucciso in quanto prete, e in odium fidei; c’è chi ha definito “jihadisti cattolici” quelli che osservavano la singolare riluttanza del Pontefice regnante ad attribuire la strage di Nizza (e ora, possiamo aggiungere, il sangue di Rouen) a una precisa radice cultural-religiosa. E poi ci sono quelli che ricordano che la risposta cristiana deve essere sempre mite, e dialogante.  

Ci sono certamente ragioni dietro tutto ciò. Non credo sia tanto il timore reale di una risposta muscolare (mandiamo gli Svizzeri alabardati, e poi dove? A Raqqa? A Mossul?). Forse è la paura in CEI che la Lega acquisti consensi. D’altronde una predicazione così ripetuta da apparire talvolta ossessiva in favore della migrazione – non dei rifugiati, badiamo bene ma della migrazione - che porterà, come è accaduto in Francia e Belgio, a uno stravolgimento dei dati demografici, culturali e religiosi dei Paesi ospitanti, non è compatibile con riconoscere che nel terrorismo attuale c’è un problema religioso.  

Causato dalle caratteristiche particolari dei testi sacri di una religione: mai emendati, storicizzati, messi in discussione. E quindi utilizzabili.  

Sull’aereo che lo portava a Cracovia il Pontefice ha detto, negando che vi sia una guerra di religione: “Ma è guerra. Questo santo sacerdote, morto proprio nel momento in cui offriva la preghiera per la pace. Lui è uno, ma quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini... Pensiamo alla Nigeria, per esempio. Diciamo: ma quella è l’Africa! È guerra. Noi - ha continuato il Papa - non abbiamo paura di dire questa verità, il mondo è in guerra perché ha perso la pace”.  

E’ innegabile, purtroppo, che in molti casi si tratti proprio di religione. Pensiamo ai Copti in Egitto, ai cristiani pakistani (come Asia Bibi), ai cristiani indonesiani, per non parlare di Afghanistan o Arabia Saudita, o di Nigeria e Kenya; e si potrebbe continuare. Purtroppo l’impressione è che ci sia una religione ben precisa che fornisce pretesti e strumenti religiosi ai suoi figli, anche quelli cattivi, che li vogliano usare; minoranza numerosa nella maggioranza di “portatori sani” di una fede che può molto facilmente “virare” in patologia.  

Nessuno pensa alle crociate. Ma forse si può parlare con chiarezza, agli esponenti di quella religione, nel dialogo. Ormai anche nel mondo dell’islam c’è chi non crede più al facile slogan dell’islam religione di pace, e lo dice apertamente. Dirlo apertamente, da cristiani, può essere un servizio di carità migliore del porgere la gola.  

MARCO TOSATTI
28/07/2016


http://www.lastampa.it/2016/07/28/blogs/san-pietro-e-dintorni/porgere-laltra-gola-K1YnEgbu3QzTmOHlfH3yOK/pagina.html


L'insulto a tutti i credenti della terra (musulmani compresi) e alle loro religioni

E' la tesi dei materialisti di ogni epoca: nel corso della storia l'uomo avrebbe agito solo per  interessi utilitaristici servendosi  dell'Ideale per giustificarne e nobilitarne lo scopo. 
Ridurre ogni aspetto umano persino quello relgioso ai soli interessi mondani ed economici in una lettura utilitaristica è terribilmente fuorviante per tutte le religioni.
Anche se da angolazioni differentemente contrapposte i credenti di ogni tipo di religione hanno espresso a modo loro il frutto del loro anelito verso l'Alto.
La storia globale delle religioni non può essere affossata con «una sola parola vorrei dire per chiarire: quando parlo di guerra intendo guerra sul serio, non di guerra di religione. 
Parlo di guerre di interessi, per soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli».

«Non parlo di guerra di religione. 
Le religioni - ha concluso - tutte le religioni, vogliono la pace. 
La guerra la vogliono gli altri. Capito!» ( Cfr. Papa FrancescoVatican Insider )

I credenti di ogni epoca e di ogni parte del mondo "ringraziano" il Papa per aver, con un sol detto, svitito, umiliato e travisato ogni loro atto di fede tramutato come mera finalità di interessi, soldi, fruttamento delle risorse della natura e per il dominio dei popoli.

Davvero Santo Padre ogni azione dei credenti secondo Lei sarebbe stata fatta nel corso dei millenni solo per gli interessi economici?

Si inizia con il travisare ogni guerra... poi si continuerà con la missionarietà ecc ecc ecc

I credenti di ogni epoca e di ogni fede La ringraziano.

W il materialismo ammantato di demagogia !
AC 
Pubblicato da Andrea Carradori

Il jihad e i dubbi che vengono sentendo il Papa

Prima Orlando, poi Dacca, poi Nizza, infine Rouen. L'escalation di violenza e di crudeltà dei terroristi islamisti nei confronti dell'occidente (e non solo) e quello che non vogliamo ancora capire
di Antonio Gurrado | 27 Luglio 2016 

Papa Francesco a Cracovia, Polonia (foto LaPresse)
Vi dirò, sulle prime avevo frainteso. Hanno colpito a Orlando e mi sono lievemente allarmato, poiché ho una certa propensione libertina che, nel confessionale, può ricevere assoluzioni e salutari scappellotti mentre, per lo jihadista del Pulse, sarebbe probabilmente altrettanto meritevole di proiettili all'impazzata. Dopo, hanno colpito a Dacca e mi sono un po' preoccupato, perché il mio arabo si limita a mezzo versetto della prima sura mentre, per gli jihadisti dell'Artisan Bakery, è fondamentale saper recitare il Corano in lingua originale onde avere salva la vita. Quindi hanno colpito a Nizza, e lì mi sono agitato parecchio: al catechismo mi avevano insegnato che fare due passi e prendere un gelato sono atti innocenti, che a modo loro rendono gratitudine al Signore, mentre per lo jihadista della Promenade des Anglais si tratta di gesti provocatori d'infedeli meritevoli di essere schiacciati come mosche. Quando poi hanno colpito a Rouen, sgozzando durante la messa un vecchio sacerdote che forse non si aspettava di morire martire, mi sono davvero angosciato, in quanto era chiaro che gli jihadisti di Saint-Etienne-du-Rouvray volevano essere latori di un biglietto d'avvertimento, lasciato discretamente scivolare nelle mani di chiunque vada in chiesa, ascolti messa e senta di amare i vecchi preti meno di quanto meriterebbero. Poi, quando ho sentito il Papa dichiarare che non si tratta di una guerra di religione, con la stessa fermezza di un vaticanista invitato su Rai Tre, mi sono tranquillizzato: quindi, o questa non è una guerra o quella non è una religione.

Terrorismo, per il Papa la religione non c'entra, per Al Azhar sì: "Combattere l'estremismo nell'islam"

Francesco, volando verso la Gmg in Polonia commenta gli ultimi attentati e parla di "guerre di interessi, per soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli". Al Tayyeb: "Continuare il cammino di lotta contro il pensiero estremista riformando il lessico usato in religione"
di Redazione | 27 Luglio 2016 

Papa Francesco (foto LaPresse)
Come di consueto, volando alla volta di Cracovia dove parteciperà alla Giornata mondiale della Gioventù (domenica sarà la giornata conclusiva), Papa Francesco ha conversato con i giornalisti a bordo dell'aereo. Padre Federico Lombardi, il portavoce uscente (dal 1°agosto sarà sostituito da Greg Burke), gli ha chiesto un commento su quanto accaduto ieri a Rouen, la barbara uccisione di padre Jacques Hamel, il sacerdote sgozzato sull'altare da due jihadisti al grido di Allahu Akbar. Francesco ha definito il prete ottantaseienne "un santo sacerdote morto nel momento in cui offriva preghiere per la pace", precisando però subito che "lui è uno, ma quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini! Pensiamo alla Nigeria. Diciamo che quella è l'Africa!". La verità, ha aggiunto Bergoglio, "è che è guerra. Noi abbiamo paura di dire questa verità, il mondo è in guerra perché ha perso la pace". Su Padre Hamel nulla di più, ma sulla nozione di guerra sì. "Quando parlo di guerra intendo guerra sul serio, non guerra di religione. Parlo di guerre di interessi, per soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli. Non parlo di guerra di religione. Le religioni, tutte le religioni, vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri. Capito?!".

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Ma al Tayyeb ha detto di più, confermando che al Azhar "continuerà il proprio cammino di lotta contro il pensiero estremista riformando il lessico usato in religione fino a quando il terrorismo non verrà strappato definitivamente dalle sue radici e saranno prosciugate le sue fonti".

Guerra di religione, ma non per il Papa. La chiesa dopo Rouen

Il Grande imam di al Azhar dice quello che il Papa tace: l’islam c’entra eccome con gli attentati
di Matteo Matzuzzi | 27 Luglio 2016 
Papa Francesco a Cracovia per la Giornata Mondiale della Gioventù (foto LaPresse)
Il Grande imam di al Azhar dice quello che il Papa tace: l’islam c’entra eccome con gli attentati – di Matteo Matzuzzi

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I primi martiri dell’Islam in Europa


(di Roberto de MatteiIl Tempo, 27 luglio 2016) Il primo martire dell’Islam in terra d’Europa ha un nome. È il padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Santa Messa il 26 luglio nella chiesa parrocchiale di Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia. Due musulmani che inneggiavano all’Islam, hanno fatto irruzione nella Chiesa e, dopo avere preso in ostaggio i pochi fedeli, hanno sgozzato il celebrante, ferendo gravemente un altro fedele. Sull’identità degli aggressori e sull’odio anticristiano che li ha  mossi non ci sono dubbi. Sulla sua agenzia di stampa Amaq, lo Stato Islamico ha definito i due assalitori «nostri soldati».
Il nome di Jacques Hamel si aggiunge a quello di migliaia di cristiani che ogni giorno vengono bruciati, crocifissi, decapitati in odio alla loro fede. Ma il massacro del 26 luglio segna una svolta perché è la prima volta che accade in Europa,  proiettando un’ombra di paura e di sgomento sui cristiani del nostro continente. Non è certo possibile presidiare 50.000 edifici religiosi in Francia, e un numero analogo di chiese, parrocchie, santuari in Italia e in altri Paesi. Ogni sacerdote è oggetto di possibili attacchi, destinati a moltiplicarsi anche in seguito all’effetto emulazione che segue a questi delitti. «Quanti morti sono necessari, quante teste decapitate, perché i governanti europei comprendano la situazione in cui si trova l’Occidente?» si è chiesto il cardinale Robert Sarah.
Che cosa deve accadere, aggiungiamo noi, perché i confratelli del cardinale Sarah nel collegio cardinalizio, a cominciare dal loro capo supremo, che è il Papa, comprendano la spaventosa situazione in cui si trova oggi non solo l’Occidente, ma la Chiesa universale? Ciò che rende terribile questa situazione è la politica di buonismo e di falsa misericordia nei confronti dell’Islam e di tutti i nemici della Chiesa. Certo, i cattolici devono pregare per i loro nemici, ma devono anche essere consapevoli di averne, e non si devono limitare a pregare per loro, hanno anche il dovere di combatterli. È il catechismo della Chiesa cattolica che lo insegna al n. 2265 quando dice che la legittima difesa può essere un dovere grave per chi è responsabile della vita di altri. «La difesa del bene comune esige che si metta l’ingiusto aggressore in condizioni di non nuocere».
Papa Francesco si è detto «particolarmente turbato da questo atto di violenza che ha avuto luogo in una chiesa durante la liturgia della Messa ed ha implorato la pace di Dio per il mondo», rinunciando  ancora una volta a chiamare per nome gli assassini.
Il silenzio di Papa Bergoglio è parallelo a quello dei musulmani di tutto il mondo che non denunciano con voce forte e in maniera unisona e collettiva i delitti commessi, in nome di Allah, dai loro correligionari. Eppure perfino il presidente della Repubblica francese François Hollande, nel suo discorso alla nazione di martedì sera, ha parlato di una guerra aperta della Francia contro l’Isis. Durante il suo pontificato, il Papa ha beatificato con procedure super veloci alcuni personaggi del XX secolo, come Oscar Arnulfo Romero e don Pino Puglisi, che non furono certamente uccisi in odio alla fede cattolica.
Ma il 12 maggio 2013, ha anche canonizzato in piazza San Pietro gli ottocento martiri di Otranto, massacrati l’11 agosto 1480 dai Turchi per non aver voluto rinnegare la loro fede. Se Papa Francesco annunciasse l’avvio di un processo di beatificazione del padre Hamel darebbe al mondo un segnale pacifico, ma forte ed eloquente, della volontà della Chiesa di difendere la propria identità. Se invece continuerà ad illudersi sulla possibilità di un accordo ecumenico con l’Islam, ripeterà gli errori di quella sciagurata politica che sacrificò le vittime della persecuzione comunista sugli altari dell’Ostpolitik. Ma l’altare della politica è diverso dalla sacra mensa su cui si celebra il sacrificio incruento di Cristo e a questo sacrificio, il 26 luglio, padre Jacques Hamel ha avuto la grazia di unirsi, offrendo il proprio sangue. (Roberto de Mattei, Il Tempo, 27 luglio 2016)
http://www.corrispondenzaromana.it/i-primi-martiri-dellislam-in-europa/

E’ o non è una guerra di religione?

Libertà e Persona28 luglio 2016

Maome
Papa Francesco ha detto che quella in atto non è una guerra di religione, e che “tutte le religioni sono per la pace”.
In che senso questa non è una guerra di religione?
Certamente in un primo senso: gli europei non sono più, da tempo, cristiani, per cui non possono fare guerre di religione.
Le recenti guerre in Irak, Libia… sono state tutte guerre di potere, come sostiene il papa.
Forse le guerre di religione non sono mai esistite.
La guerra tra irlandesi e inglesi nasce nel medioevo, prima della divisione religiosa, e non è dunque di religione: è per un territorio. Il fatto che poi gli irlandesi siano rimasti cattolici e gli inglesi siano diventati anglicani, non ha determinato lo scontro, semmai ha contribuito a differenziare ancora di più i contendenti.
La guerra tra palestinesi ed ebrei non è una guerra di religione: è nata per un territorio.
Le cosidette guerre di religione dell’età moderna in Europa non sono nate  per motivi religiosi, per il semplice fatto che i principi tedeschi che hanno sposato il luteranesimo lo hanno fatto per potere: i principi-vescovi per sganciarsi da Roma, i principi per sganciarsi dall’imperatore, principi e principi vescovi, per incamerare i beni ecclesiastici e raddoppiare il loro potere… La religione è stata talora un pretesto, talora un motivo in più per combattersi.
Quella di oggi cosa è?
Anzitutto bisognerebbe dire una cosa: il cristianesimo non è una religione, nello stesso senso in cui lo è l’Islam.
Utilizzando la parola “religione” per indicare cose diversissime, si fa confusione.
L’Islam è una religione politica, non conosce la distinzione tra temporale e spirituale, propria del cristianesimo.
Adora un Dio lontano, non un Dio con noi; un Dio assoluto, non un Dio incarnato; un Dio vincitore, non un Dio sconfitto; un Dio che giudica e che punisce soltanto, non un Dio che si immola per gli uomini, per salvarli … Neppure l’uomo è la stessa cosa, per islamici e cristiani.
Questo significa, tra le altre cose, che quando gli islamici combattono, in nome della Guerra santa, che è un preciso dovere, sono mossi da motivazioni religioso-politiche ad un tempo.
Conquistare terra all’Islam (e non anime a Dio), è il loro dovere.
Quindi per molti di loro questa è una guerra di religione, nel senso che è una guerra dell’Islam contro l’Occidente, spesso identificato, erroneamente, con il Cristianesimo tout court.
Una guerra che certo è stata in parte provocata dalle guerre inique promosse in particolare dagli Usa negli ultimi 20 anni. Ma una guerra che già gli islamici portavano ai cristiani in vari paesi, ad esempio in Africa (ieri in Sudan, oggi in Nigeria, dove i cristiani vengono uccisi con attentati terroristici continui da Boko Haram, e non ci sono state guerre Usa), in Arabia Saudita….
Cattura
L’Occidente ha i suoi idoli in nome dei quali fa le guerre: il nazionalismo, il denaro, il potere, i mercati…
L’Islam le ha sempre fatte per espandersi, ed anche oggi, quindi, risponde con Maometto, profeta armato, e con la guerra santa.
Di mezzo ci vanno anche i sacerdoti come padre Jacques, che nulla c’entrano con l’Occidente idolatra e nulla c’entrano con l’Islam guerriero.

Detto questo, va chiarito che l’Islam non è mai stata una “religione di pace”.
Il papa, quando dice che tutte le religioni sono religioni di pace, va contro l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa che ha sempre parlato di una “vera pace”, quella di Cristo (“Vi lascio la pace, vi do la mia pace...”).
E va contro la storia.
Solo il Vangelo insegna ad amare i propri nemici, a perdonare a coloro che ci perseguitano. Se tutte le religioni sono portatrici di pace, che senso avrebbe l’Incarnazione di Cristo? Prima di Cristo ci sono religioni di guerra: Marte, Thor e Odino…
Dopo Cristo, l’Islam, e il Corano, che insegna a maledire i miscredenti, a soggiogarli, ad ucciderli, in numerose sure.
Il Corano, è intessuto di passi violenti contro gli infedeli: “vi è prescritta la guerra, anche se non vi piace” (Cor. 2, 216). “Combattete per la causa di Dio quelli che vi combattono (…) Uccideteli dunque ovunque li troviate e scacciateli da dove hanno scacciato voi” (Cor. 2,190-191); “Uccidete gli idolatri ovunque li troviate, fateli prigionieri, assediateli e combatteteli con ogni genere di tranelli” (Cor. 9,5); “Profeta! Lotta contro gli infedeli e gli ipocriti e sii duro con loro!” (Cor.66, 9); “Non siate deboli col nemico, né invitatelo a far la pace, mentre avete il sopravvento!” (Cor. 47, 35); “La ricompensa di coloro che si oppongono ad Allah ed al suo Messaggio, dedicandosi a corrompere la terra, sarà nel fatto che verranno massacrati o crocifissi o amputati delle mani e dei piedi o banditi dalla terra, a loro infamia in questo mondo!” (Cor. 5, 33)…
Maometto stesso ha combattuto, durante la sua vita, numerose battaglie (la prima, per importanza, è la battaglia di Badr del 624).
Egli ha dato un esempio opposto a quello di Cristo. 

Cattura
Bey Essad, Maometto. Il profeta dell’Islam (descrizione di una sua battaglia)

europa_-_persecuzione
Un cristiano bruciato in Asia; anche prima della guerra in Irak, in alcuni paesi islamici, i cristiani venivano perseguitati. Nel Sudan sono stati uccisi e crocifissi a migliaia, negli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
Oggi lo scontro avviene per molti motivi: le guerre ingiuste, le lotte tra islamici sunniti e sciiti, la violenza insita nell’Islam, pronta sempre a risvegliarsi, il caos morale, politico, umano, il nichilismo …
Un papa ha però il dovere di ricordare che Cristo non è Maometto; che Egli solo è “la Via, la Verità e la Vita”, e quindi anche la pace.
Se lui non lo fa, lo fanno i martiri: i cristiani che muoiono ogni giorno, disarmati, in tutto il mondo, ed ora anche in Europa.

Samir Khalil Samir, islamologo, consulente di Benedetto XVI per l’Islam, spiega la guerra santa islamica (da Cento domande sull’Islam, Genova, 2004):

Cattura

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/e-o-non-e-una-guerra-di-religione/