ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 20 luglio 2016

Noli illam tangere!

Chi era veramente Maria Maddalena?

Per volere di papa Francesco il 22 luglio, per la prima volta, si celebra la festa di santa Maria Maddalena, che sino a oggi era memoria obbligatoria. La storia di questa donna nelle parole dei Vangeli e nei commenti di Gianfranco Ravasi, Carlo Maria Martini, Cristiana Dobner e Timothy Verdon
                             
                              Noli me tangere - Giotto




Lo scorso 3 giugno la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato un decreto con il quale, «per espresso desiderio di papa Francesco», la celebrazione di santa Maria Maddalena, che era memoria obbligatoria, viene elevata al grado di festa. Il Papa ha preso questa decisione «per significare la rilevanza di questa donna che mostrò un grande amore a Cristo e fu da Cristo tanto amata», ha spiegato il segretario del Dicastero, l’arcivescovo Arthur Roche. Ma chi era Maria Maddalena, che Tommaso d’Aquino definì «apostola degli apostoli»?

Magdala
Nei Vangeli si legge che era originaria di Magdala, villaggio di pescatori sulla sponda occidentale del lago di Tiberiade, centro commerciale ittico denominato in greco Tarichea (Pesce salato). Qui, negli anni Settanta del Novecento è stata condotta un’estesa campagna di scavi dai francescani dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme: è venuta alla luce una vasta porzione del tessuto urbano comprendente, fra gli altri, una grande piazza a quadriportico, una villa mosaicata e un completo complesso termale. Con successivi scavi i francescani hanno riportato alla luce anche importanti resti di strutture portuali. In un’area adiacente, di proprietà dei Legionari di Cristo, una campagna di scavi avviata nel 2009 ha invece permesso di rinvenire la sinagoga cittadina, una delle più antiche scoperte in Israele: per la sua posizione, sulla strada che collega Nazaret e Cafarnao, si ritiene che probabilmente sia stata frequentata da Gesù.

Gli equivoci sull’identità
Maria Maddalena fa la sua comparsa nel capitolo 8 del Vangelo di Luca: Gesù andava per città e villaggi annunciando la buona notizia del regno di Dio e c’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità e li servivano con i loro beni. Fra loro vi era «Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni». Come ha scritto il cardinale Gianfranco Ravasi, «di per sé, l’espressione [sette demoni] poteva indicare un gravissimo (sette è il numero della pienezza) male fisico o morale che aveva colpito la donna e da cui Gesù l’aveva liberata. Ma la tradizione, perdurante sino a oggi, ha fatto di Maria una prostituta e questo solo perché nella pagina evangelica precedente – il capitolo 7 di Luca – si narra la storia della conversione di un’anonima “peccatrice nota in quella città”, che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli». Così, senza nessun reale collegamento testuale, Maria di Magdala è stata identificata con quella prostituta senza nome.
Ma c’è un ulteriore equivoco: infatti, prosegue Ravasi, l’unzione con l’olio profumato è un gesto che è stato compiuto anche da Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, in una diversa occasione (Gv 12,1-8). E così, Maria di Magdala «da alcune tradizioni popolari verrà identificata proprio con questa Maria di Betania, dopo essere stata confusa con la prostituta di Galilea».

La liberazione dal male
Afflitta da un gravissimo male, di cui si ignora la natura, Maria Maddalena appartiene dunque a quel popolo di uomini, donne e bambini in molti modi feriti che Gesù sottrae alla disperazione restituendoli alla vita e ai loro affetti più cari. Gesù, nel nome di Dio, compie solo gesti di liberazione dal male e di riscatto della speranza perduta. Il desiderio umano di una vita buona e felice è giusto e appartiene all’intenzione di Dio, che è Dio della cura, mai complice del male, anche se l’uomo (fuori e dentro la religione) ha sempre la tentazione di immaginarlo come un prevaricatore dalle intenzioni indecifrabili.

Sotto la croce
Maria Maddalena compare ancora nei Vangeli nel momento più terribile e drammatico della vita di Gesù. Nel suo attaccamento fedele e tenace al Maestro Lo accompagna sino al Calvario e rimane, insieme ad altre donne, ad osservarlo da lontano. È poi presente quando Giuseppe d’Arimatea depone il corpo di Gesù nel sepolcro, che viene chiuso con una pietra. Dopo il sabato, al mattino del primo giorno della settimana – si legge al capitolo 20 del Vangelo di Giovanni – torna al sepolcro: scopre che la pietra è stata tolta e corre ad avvisare Pietro e Giovanni, i quali, a loro volta, correranno al sepolcro scoprendo l’assenza del corpo del Signore.

L’incontro con il Risorto
Mentre i due discepoli fanno ritorno a casa, lei rimane, in lacrime. E ha inizio un percorso che dall’incredulità si apre progressivamente alla fede. Chinandosi verso il sepolcro scorge due angeli e dice loro di non sapere dove sia stato posto il corpo del Signore. Poi, volgendosi indietro, vede Gesù ma non lo riconosce, pensa sia il custode del giardino e quando Lui le chiede il motivo di quelle lacrime e chi stia cercando, lei risponde: «“Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”» (Gv 20,15-16).
Il cardinale Carlo Maria Martini al riguardo commentava: «Avremmo potuto immaginare altri modi di presentarsi. Gesù sceglie il modo più personale e il più immediato: l’appellazione per nome. Di per sé non dice niente perché “Maria” può pronunciarlo chiunque e non spiega la risurrezione e nemmeno il fatto che è il Signore a chiamarla. Tutti però comprendiamo che quell’appellazione, in quel momento, in quella situazione, con quella voce, con quel tono, è il modo più personale di rivelazione e che non riguarda solo Gesù, ma Gesù nel suo rapporto con lei. Egli si rivela come il suo Signore, colui che lei cerca».
Il dialogo al sepolcro prosegue: Maria Maddalena, «si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e anche ciò che le aveva detto» (Gv 20, 16-18).

La maternità della Maddalena
«La Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarlo come Colui che ha vinto la morte, la prima apostola ad annunciare il gioioso messaggio centrale della Pasqua», osserva la teologa Cristiana Dobner, carmelitana scalza. «Ella esprime la maternità nella fede e della fede ossia quella attitudine a generare vita vera, una vita da figli di Dio, nella quale il travaglio esistenziale comune ad ogni uomo trova il suo destino nella risurrezione e nell’eternità promesse e inaugurate dal Figlio, «primogenito» di molti fratelli (Rom 8,29). Con Maria Maddalena si apre quella lunga schiera, ancor oggi poco conosciuta, di madri che, lungo i secoli, si sono consegnate alla generazione di figli di Dio e si possono affiancare ai padri della Chiesa: insieme alla Patristica esiste anche, nascosta ma presente, una Matristica.
La decisione di Francesco è un dono bello, espressione di una rivoluzione antropologica che tocca la donna e investe l’intera realtà ecclesiale. L’istituzione di questa festa, infatti, non va letta come una rivincita muliebre: si cadrebbe stolidamente nella mentalità delle quote rosa. Il significato è ben altro: comprendere che uomo e donna insieme e solo insieme, in una dualità incarnata, possono diventare annunciatori luminosi del Risorto».

Nella storia dell’arte: la mirofora
Maria Maddalena, nel corso dei secoli, è stata raffigurata principalmente in quattro modi: «Anzitutto – afferma monsignor Timothy Verdon, docente di storia dell’arte alla Stanford University e direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze – è spesso ritratta come una delle mirofore, le pie donne che la mattina di Pasqua si recarono al sepolcro portando gli unguenti per il corpo del Signore. Fra loro la Maddalena è riconoscibile per il fatto che, a partire dalla fine del Medioevo, viene raffigurata con lunghi capelli sciolti, spesso biondi: questo fa capire che gli artisti, secondo una tradizione affermatasi in Occidente (e non condivisa nell’Oriente cristiano), la identificavano con la donna peccatrice che aveva asciugato i piedi di Gesù con i propri capelli. I capelli lunghi sono quindi un’allusione a questo intimo contatto e alla condizione di prostituta: le donne per bene non andavano in giro con i capelli sciolti».

La penitente
Nell’arte del tardo Medioevo Maria Maddalena compare anche come penitente perché – spiega Verdon – secondo una leggenda ella era una grande peccatrice che, dopo la conversione e l’incontro con il Risorto, era andata a vivere come romitessa nel sud della Francia, vicino a Marsiglia, dove annunciava il vangelo: «Il culto della Maddalena penitente ha affascinato molti artisti, che l’hanno considerata il corrispettivo femminile di Giovanni Battista. In genere viene raffigurata con abiti simili a quelli del Battista oppure è coperta solo dai capelli. La bellezza esteriore l’ha abbandonata, il volto è segnato dai digiuni e dalle veglie notturne in preghiera, ma è illuminata dalla bellezza interiore perché ha trovato pace e gioia nel Signore. La statua della Maddalena penitente di Donatello, scolpita per il Battistero di Firenze, è un autentico capolavoro».

L’addolorata
Sovente la Maddalena è ritratta anche ai piedi della croce: una delle opere più significative, a giudizio di Verdon, è un piccolo pannello di Masaccio (esposto a Napoli) nel quale la Maddalena è ritratta di spalle, sotto la croce, le braccia protese a Cristo, i lunghi capelli biondi che cadono quasi a ventaglio su un enorme mantello rosso: «Un’immagine di forte drammaticità. Non di rado il dolore composto della Vergine è stato contrapposto a quello della Maddalena, quasi senza controllo. Si pensi ad esempio, alla Pietà di Tiziano, nella quale la donna avanza come volesse chiamare il mondo intero a riconoscere l’ingiustizia della morte di Gesù, che giace fra le braccia di Maria; oppure si pensi al celebre gruppo scultoreo di Niccolò dell’Arca, nel quale fra le molte figure la più teatrale è proprio quella della Maddalena che si precipita con la forza di un uragano verso il Cristo morto».

Chiamata per nome
Vi sono inoltre molte raffigurazioni dell’incontro con il Risorto: «Esemplari e magnifiche sono quelle di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, e del Beato Angelico nel convento di san Marco», conclude Verdon. «Maria Maddalena ha vissuto un’esperienza di salvezza profonda per opera di Gesù: quando si sente chiamata per nome in lei si accende il ricordo dell’intera storia vissuta con Lui: c’è tutto questo nell’iconografia della scena che chiamiamo “Noli me tangere”».




20/07/2016

http://www.lastampa.it/2016/07/20/vaticaninsider/ita/vaticano/chi-era-veramente-maria-maddalena-DOwtiTqnPPTYDyeczowV9J/pagina.html

Un sacerdote risponde

Pecco di ingenuità o di stoltezza se io, amo credere, che Maria, sorella di Lazzaro e Marta, Maria di Magdala e la Maddalena, siano state la stessa persona?

Quesito
Buongiorno Padre Angelo Bellon,
mi chiamo Gianpaolo e da un paio di anni leggo il Vostro sito e anche grazie a lei ho potuto cominciare ad aprire gli occhi sul peccaminoso stile di vita che conducevo e nel quale ancora subisco pesanti ricadute.
Volevo parlarle di Maria Valtorta e della sua principale opera: l'Evangelo come mi è stato rivelato".
Riguardo a questa, non sapevo proprio cosa "aspettarmi" quando comprai il primo volume dell'opera, così come le opere minori come i Quaderni. (…)
Ho amato scoprire e partecipare, man mano che progredivo nella lettura, al cammino di conversione di Maria di Magdala. Amo la sua vicenda personale che può servirci, anzi ci deve servire, di esempio, il suo assolutismo potente. E la santità a cui è arrivata, tanto basso fu il punto di partenza.
Da qui la mia domanda. Pecco di ingenuità o di stoltezza se io, amo credere, che Maria, sorella di Lazzaro e Marta, Maria di Magdala e la Maddalena, siano state la stessa persona? Le opinioni al riguardo, anche tra i dottori della Chiesa nel corso dei secoli sono state diverse.
Però io faccio fatica a conciliare le due definizioni che si applicano a quest'opera: perfetta dal punto di vista teologico ma inattendibile, poco credibile riguardo ai fatti narrati e alla veridicità dei personaggi.
Lo stesso sant'Agostino sosteneva che le tre Marie fossero un'unica persona. Oggi, addirittura, gli studiosi della Bibbia, anche cattolici, pensano che fossero ben 3 persone distinte.
Le confesso, che a me fa "stare bene" invece, credere che fossero un'unica persona. E questa cosa penso non vada a inficiare il mio cammino di conversione.
Lo ho rubato molto tempo, le chiedo scusa. Se avrà tempo e voglia di rispondermi, anche fra qualche mese, la ringrazio da ora.
Gianpaolo

Risposta del sacerdote
Caro Gianpaolo,
1. gli studiosi da tanto tempo si domandano se questa donna sia da identificarsi con Maria Maddalena, con Maria sorella di Lazzaro e con la peccatrice che cosparse i piedi di Gesù con prezioso unguento di cui parla San Luca  al capitolo 7,37-50.
La Sacra Scrittura non ha una parola che dirima in maniera netta la questione.
Per questo sono state date quattro interpretazioni.
La prima: la peccatrice della città non sarebbe né la Maddalena né Maria di Betania, sorella di Lazzaro e Marta. Pertanto la peccatrice, la Maddalena e Maria di Betania sarebbero tre persone distinte.
Questa tesi è sostenuta da Origene e altri, come Teofilatto ed Eutimio.
La seconda interpretazione identifica la peccatrice con la Maddalena, ma la distinguono da Maria di Betania.
La terza interpretazione identifica la peccatrice con Maria di Betania, ma la distinguono dalla Maddalena.
Altri infine identificano la peccatrice, la Maddalena e Maria di Betania con la stessa persona.
2. Quest’ultima tesi è sostenuta da san Cipriano, sant’Agostino, san Gregorio Magno, san Bernardo, ecc.
La liturgia della Chiesa fino all’ultima riforma ha seguito questa interpretazione stabilendo la festa della Maddalena per il 22 luglio.
Se la Maddalena non fosse Maria di Betania sarebbe assai strano che ci sia una festa per S. Marta e non una per la sorella Maria, lodata dal Signore perché “ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta” (Lc 10,42).
3. Nel volume “Il santo del giorno” curato da Sgarbossa – Giovannini si legge: “La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il
Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di
Lazzaro e di Marta, l'innominata peccatrice «cui molto è stato perdonato perché molto ha
amato», e Maria Maddalena o di Magdala, l'ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e
assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto.
L'identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla
sentenza di S. Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima
donna.
I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena
senz'altra indicazione, come l'aggettivo «penitente», hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione.
Al capitolo settimo S. Luca, dopo aver descritto l'unzione della peccatrice che irrompe improvvisamente nella sala del banchetto e versa sui piedi di Gesù profumati unguenti che poi asciuga coi propri capelli, prosegue così il suo
racconto: «In seguito Gesù passava di città in città, di villaggio in villaggio.., e con lui andavano i dodici, ed anche alcune donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, da cui erano stati cacciati sette demoni, Giovanna.., e molte altre donne, le quali somministravano ad essi i loro averi».
L'ignota peccatrice, che per la contrizione perfetta ha meritato il perdono dei peccati, è
distinta dalla Maddalena, ben conosciuta, che segue costantemente il Maestro dalla Galilea alla
Giudea, fino ai piedi della croce e il cui ardente amore Gesù premia nel giorno della
Risurrezione. Ella è inconfondibilmente «presso la croce di Gesù», poi in veglia amorosa
«seduta di fronte al sepolcro», infine, all'alba del nuovo giorno è la prima a recarsi di nuovo
al sepolcro, dove ella rivede e riconosce il Cristo risorto da morte. Alla Maddalena, in
lacrime per aver scorto il sepolcro vuoto e la grossa pietra ribaltata, Gesù si rivolge
chiamandola semplicemente per nome: «Maria!» e a lei affida l'annuncio del grande mistero:
«Va' a dire ai miei fratelli: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio». È
questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un'antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora
anche Giovanni, l'apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù”.
4. Tuttavia la tradizione che identifica le tre donne con una sola ha dalla sua parte argomenti molto forti.
Il fatto che San Luca menzioni la Maddalena come prima tra le donne al seguito di Gesù fa pensare che si tratti proprio della peccatrice che con la sua conversione si diede tutta al Signore e si mise al suo seguito mettendovi tutte le sue sostanze.
S. Giovanni al capitolo 11,2 del suo vangelo, dicendo che Maria sorella di Lazzaro era quella che unse d'unguento il Signore e gli asciugò i piedi coi suoi capelli, sembra descrivere la stessa unzione narrata da Lc 7,32-50.
5. A questo si deve aggiungere che sia nella peccatrice come in Maria di Betania e come in Maria Maddalena si manifesta un'identità di carattere e di abitudini, cioè un amore intenso per Gesù e un desiderio appassionato di stare con lui, come si evince da Mt 26,6: Mc 14,3; Lc 7,47 e 10,38-42; Gv 11,32-33 e 12,2-3), il che dimostra che i tre nomi corrispondono a una persona sola.
6. Non c’è nulla di inverosimile che Maria di Madgala sia Maria di Betania, dislocatasi a Magdala per amministrare i beni che avevano in quella località, come asseriscono i Bollandisti (storici da tutit riconosciuti come accreditati) che nel frattempo si sia “persa” e che dopo la conversione si sia ricongiunta con Marta e Lazzaro, nella casa dove il Signore andava di frequente soprattutto nei primi giorni dell’ultima settimana della sua vita.
Ed è bello pensare anche che Gesù, venuto a salvare i peccatori, abbia ammesso al suo seguito una peccatrice purificata con le lagrime del pentimento e che questa donna non concepisca di meglio per riparare i propri peccati che mettersi totalmente al servizio del Signore e della Chiesa.
È interessante che la Valtorta s’inserisca in questa tradizione.
Ti saluto, ti ricordo al Signore  e ti benedico.
Padre Angelo

Pubblicato 19.11.2013
http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2753