ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 19 luglio 2016

Non sopportano di essere chiamate viziosi

GUARDARE AI PROPRI VIZI


    Ci son 3 modi di guardare ai propri vizi. Nel 3° la legge morale viene contestata e rifiutata frontalmente, il caso della omosessualità: secondo il Catechismo di san Pio X era uno dei 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio
                                                          di F. Lamendola  

 Esistono tre modi, sostanzialmente, di porsi davanti ai propri vizi. I primi due appartengono alle fasi storiche nelle quali vi è ancora un forte sentimento del bene e del male, una diffusa convinzione che è necessario fare il bene ed evitare il male. Il primo consiste nel dolersi dei vizi e nel proporsi di non ricadervi nuovamente, per quanto possibile; e, se mai ciò dovesse accadere, di tornare a pentirsene e di cercare tutti gli aiuti, umani e – per chi ci crede – divini, onde evitare di cadervi ancora nel futuro. Il secondo modo, invece, consiste nell’assumere la sfida di praticare i vizi, di non piegarsi ai dettami della morale, di non ascoltare la voce della coscienza, ma di indulgere nelle proprie debolezze, non già elaborando una filosofia morale alternativa a quella vigente, la quale non viene contestata e rifiutata: non in linea generale, almeno, ma, semmai, per se stessi e a titolo personale; trovando, ad esempio, tutte le giustificazioni e tutte le scusanti che possano rendere più accettabile l’infrazione alla regola, la deroga alla legge.
Il terzo modo è caratteristico delle epoche storiche nelle quali si verifica un cambio di paradigma, ivi compreso il paradigma etico. In esse, la legge morale viene contestata e rifiutata frontalmente; di più: i valori vengono rovesciati come un guanto, e si proclama che è bene ciò che, fino a ieri, veniva considerato male, e che è male ciò che, prima, appariva come bene (ve ne è traccia, ad esempio, nel Decameron di Boccaccio). In tali momenti storici, non solo i vizi vengono praticati, ma le persone si vantano di farlo, solo che non sopportano di essere chiamate viziose; pretendono di essere considerate virtuose, ed esigono che i vizi siano chiamati virtù, o, semmai, che siano considerati come assolutamente normali.
Poiché tali momenti storici sono caratterizzati da un brusco e radicale allontanamento dalla religione, in essi la morale si laicizza e si secolarizza e i concetti di “male” e “bene” si relativizzano e, soprattutto, si laicizzano e si secolarizzano a loro volta. Allora non è più importante che una cosa sia giudicata realmente “buona” o “cattiva”, ma che sia considerata lecita o illecita. Al senso morale si sostituiscono il illegalismo e il giuridicismo.
Prendiamo l’aborto, o l’uso della droga, o l’omosessualità, o la pedofilia, o le svariate pratiche della manipolazione genetica e della fecondazione artificiale. Sono ben pochi, ormai, a discutere di simili argomenti in termini morali; lo stesso concetto di bioetica è diventato rapidamente obsoleto: per qualche anno era sulla bocca di tutti, non si parlava quasi d’altro nelle riviste specializzate; oggi è caduto in disuso e ha assunto un suono strano e vagamente sconveniente, come di archeologia industriale. Non ci si domanda più se prendere la droga faccia bene o male; tutto quello che si vuole sapere è se si debba considerare un crimine, oppure no. A questo punto, il possesso e l’uso delle sostanze stupefacenti diventa una questione meramente quantitativa: si stabilisce una “soglia” entro la quale si tratta di “uso personale”, e oltre la quale si tratta di “spaccio”: e si decide che la prima cosa è lecita, la seconda no. Qualche grammo di eroina in più o in meno fa la differenza fra un legittimo uso e un uso criminale. Le discussioni teoriche sono state bandite; quelle morali, lasciate negli oratori e nelle sacrestie – e, forse, più nemmeno lì. Il pragmatismo ha preso il posto dei dibattiti, più o meno appassionanti, sul bene e sul male, sulla responsabilità e sulla irresponsabilità, sui valori e sui disvalori.
Che tale sia stata l’evoluzione della cultura laica, non suscita una particolare meraviglia: è il normale andamento delle cose, e, storicamente, lo si è già visto ogni volta che si è verificato un cambio di paradigma: al tramonto della polis greca, per esempio, o alla fine dell’Impero romano; poi, di nuovo, al trapasso dal Medioevo all’Umanesimo, e così via. Quel che colpisce, e colpisce in maniera drammatica, è stato il comportamento degli uomini di Chiesa e degli esponenti della cultura cattolica. È come se, a partire dal Concilio Vaticano II, avessero adottato una teologia e una morale completamente nuove, il cui ultimo scopo – anche se  non sempre e non del tutto dichiarato apertamente – era, ed è, quello di abbassare il divino al livello dell’umano, di secolarizzare la Chiesa e di umanizzare completamente la dimensione religiosa. In altre parole, uccidere il cristianesimo e sovvertire il Vangelo, ma senza l’onestà di dirlo a chiare lettere, anzi, proclamano la volontà di ravvivare e rivitalizzare il senso cristiano, di attualizzare il Vangelo e di metterlo in condizioni di poter dialogare in maniera libera e feconda, senza complessi e senza ulteriori “ritardi”, con il mondo moderno.
A titolo di esempio, prendiamo il caso della omosessualità. Secondo il Catechismo di san Pio X, era uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: non la tendenza in se stessa (della quale, evidentemente, le singole persone non sono responsabili, se tali le ha fatte la natura e non lo sono divenute per amore del vizio), ma la pratica. Questa è stata, per secoli, la ferma posizione della Chiesa: misericordia per le persone, severità estrema per il “vizio impuro contro natura”; e questo, si badi, in un contesto generale che considerava comunque la castità come un valore, e la lussuria come un peccato, per cui la pratica omosessuale si configurava come un sotto-genere di un vizio più ampio, fatto d’incontinenza e di appetiti sessuali disordinati (perché staccati da ciò che rende il sesso veramente umano: l’amore fecondo, cioè l’amore coniugale). Il vizio contro natura è, oltretutto, sterile, per cui la sua condanna non poteva che essere netta, radicale, senza appello: impossibile qualsiasi tentativo di giustificarlo, di attenuarne la gravità, di presentarlo come qualcosa di diverso da un comportamento oggettivamente e intrinsecamente disordinato, e ciò in misura assai più grave della “semplice” lussuria fra l’uomo e la donna.
Ma ecco che arrivano i primi preti progressisti e modernisti, imbevuti di teologia della liberazione, di marxismo, di lotta di classe, di psicanalisi freudiana, e si domandano: Perché mai il buon Dio, che è tanto misericordioso, dovrebbe condannare l’amore fra due persone dello stesso sesso? È dunque così ricco di amore, il mondo, da poter disprezzare questa sua particolar manifestazione? O non è forse vero che in molte famiglie, in molte coppie eterosessuali, vigono l’incomprensione, la prepotenza, l’umiliazione reciproca, tutto, insomma, fuor che l’amore? Si noti che questo tipo di argomentazioni è scorretto, perché parte dal presupposto che i rapporti omosessuali siano il frutto del vero amore, mentre quelli eterosessuali, molto spesso, ne sarebbero carenti; mentre si tace del fatto che i rapporti omosessuali possono essere caratterizzati da promiscuità, egoismo, brutalità, tanto quanto, e spesso anche assai più, di quelli eterosessuali; e che, in molti casi, nascono già sotto il segno di una cattiva stella, perché in essi le persone cercano, ma invano, la soluzione di problemi affettivi e psicologici che sono a monte e che hanno una notevole complessità, per cui tali persone, nella relazione con l’altro, portano il loro malessere, il loro squilibrio, il loro disordine interiore, e ne ricevono altrettanto, dato che il loro partner si trova suppergiù nelle stesse condizioni. A meno che si tratti di un partner molto più grande, che sfrutta la sua maggiore esperienza di vita per irretire il giovane (o la giovane) e farne strumento del proprio piacere. Si dirà che simili dinamiche possono esistere anche nelle relazioni eterosessuali, il che è vero; ma, mentre in queste sono, almeno teoricamente, l’eccezione (almeno fino a quando la società, nel suo insieme, conserva tratti di sanità intellettuale, spirituale e morale), in quelle omosessuali sono la regola. Infatti, una persona psicologicamente e affettivamente sana non prova disgusto per il sesso opposto, ma si avvicina ad esso con stupore, rispetto e desiderio, come al proprio naturale completamento: e si ricordi che è il disgusto nei confronti dell’altro sesso, e non l’attrazione verso i membri del proprio, la caratteristica dominante del carattere omosessuale. Il che spiega già da sé perché le relazioni omosessuali abbiano, intrinsecamente, un carattere disordinato, compulsivo, nevrotico e tendenzialmente depressivo (o aggressivo), con un alto tasso di gelosia patologica, di possessività incontrollabile e d’inquietudine e insoddisfazione profonda. Tuttavia, dire queste cose è quanto mai politicamente scorretto: perché tutti, psichiatri e psicologi in testa, si sono “dimenticati” che, fino a due o tre decenni or sono (non due o tre secoli, si badi), quasi tutti i manuali di psichiatria e di psicologia parlavano della omosessualità come di una grave anomalia, di una perversione, di una deviazione del sano e normale istinto sessuale; mentre ora, quasi da un giorno all’altro, a parlare della omosessualità come di un disturbo della personalità, si rischia, se non una denuncia, un solenne bando di ostracismo e si sparisce da giornali, televisione e pubbliche conferenze o tavole rotonde.
Dicevamo che, nella Chiesa e nella cultura cattolica, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, si è manifestata la tendenza ad accettare l’omosessualità come comportamento perfettamente lecito e normale, dato che esso sarebbe secondo la natura delle persone in questione. Ci sono stati perfino dei movimenti di suore lesbiche, specialmente negli Stati Uniti d’America (sempre all’avanguardia, in tal genere di cose), le quali hanno fuso e mescolato i principi del femminismo con quelli dell’omosessualismo e, in nome della riconquista dei propri “diritti” e della propria “dignità” di donne, hanno rifiutato la loro tradizionale “sottomissione” al maschio, sia nella società profana che all’interno della Chiesa cattolica, dove i preti, guarda caso, sono maschi, e così i vescovi e i papi, dunque in posizione di potere. È bastato qualche anno, e centinaia di suore lesbiche hanno lasciato i rispettivi conventi, non senza avervi seminato il cattivo seme del relativismo etico e aver preparato il terreno per ulteriori disordini. Fra quelle che sono rimaste, l’ideologia femminista ha messo saldissime radici, tanto è vero che, oggi, una insistente richiesta delle suore americane è quella di ottenere il riconoscimento del diaconato femminile, e, se possibile, anche il sacerdozio femminile, episcopato compreso: come, del resto, già fanno, da tempo (e si sa che essi sono più avanti, più bravi e più evoluti) i protestanti e gli anglicani. Papa Giovanni Paolo II dovette occuparsi seriamente del problema e redarguire, con parole severe, queste suore femministe che parlano pochissimo del Vangelo, ma che hanno sempre in bocca i loro supposti diritti e la loro supposta sudditanza alla gerarchia maschilista della Chiesa cattolica; ma il cattivo seme è rimasto e continua a seminare acredine e tensioni, oltre che confusione tra i fedeli.
In Italia, forse non sono in molti a sapere che l’Arcigay è stata ideata e fondata da un prete, omosessuale dichiarato e deciso a diffondere l’idea della assoluta legittimità del comportamento omosessuale: don Marco Bisceglia (nato nel 1925 e morto, di Aids, nel 2001), che ebbe quale collaboratore il suo amico e compagno di appartamento, allora obiettore di coscienza e attivo nel servizio civile, Nichi Vendola. Don Bisceglia venne sospeso a divinis allorché una servizio giornalistico rese di pubblico dominio ciò che egli penava, diceva e faceva, pur con qualche discrezione, ormai da molto tempo, oltre ad essere impegnatissimo sul fronte politico (ovviamente quale fiancheggiatore del Partito Comunista, come don Gallo, al punto da prestare la canonica ai raduni elettorali in tempo di elezioni) e, altrettanto ovviamente, oltre a sparare a zero contro la gerarchia, contro la Chiesa bigotta e repressiva, e contro il suo diretto superiore e pastore, cioè il suo stesso vescovo. Tra parentesi, egli aveva disobbedito ai suoi superiori – e, a nostro parere, al Vangelo – anche nel prendere apertamente posizione a favore del divorzio, prima, e delle pratiche abortive, poi. Perché questi preti progressisti e integralisti neomarxisti sono addirittura prevedibili, per non dire un po’ noiosi, nelle loro battaglie, o crociate che dir si voglia (crociate alla rovescia, s’intende): partono tutti dalla solita semplificazione che divide il mondo in bianco e nero, dove tutto il bene e tutto il Vangelo (blasfema appropriazione del divino) stanno dalla parte degli “oppressi”, delle donne, degli omosessuali, mentre tutto il male e la negazione del Vangelo sono dalla parte degli “oppressori”, degli uomini e degli eterosessuali animati da malsani sentimenti di “omofobia”.
Questo è solo un esempio; e il fatto dell’omosessualità, a sua volta, è solo un esempio di come la Chiesa e la cultura cattolica dell’ultimo mezzo secolo si siano sempre più affannate a rincorrere le logiche del mondo, facendole proprie e proclamano che, per trovare Dio, bisogna abbassarlo alla misura degli uomini, ma non degli uomini che cercano la Verità, bensì degli uomini così come sono, con tutti i loro istinti e le loro brame, con tutte le loro debolezze e i loro vizi: senza dimenticarsi di cancellare le parole “debolezza” e “vizio” dal loro vocabolario, perché, si sa, Dio è tanto misericordioso, e non guarda ai nostri peccati, ci perdona sempre e comunque, anche se non domandiamo affatto perdono, anche se rifiutiamo il concetto stesso di peccato e, in nome dei nostri istinti “naturali” (ma bisognerebbe prima intendersi sul significato di quest’ultimo termine), rivendichiamo il nostro diritto di vivere la vita in assoluta libertà, come ci pare e piace.
Può darsi che i vari don Gallo e don Bisceglia siano in buona fede, almeno fino a un certo punto; più difficile credere alla buona fede di teologi come Enzo Bianchi e Vito Mancuso, i quali, come pensatori di professione, dovrebbero sapere benissimo quel che stanno facendo, allorché fanno certe affermazioni sia in campo religioso, che etico. Con quali effetti, poi, ciascuno è libero di giudicare...
Ci son tre modi di guardare ai propri vizi…
di Francesco Lamendola

 http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9219:guardare-ai-propri-vizi&catid=96:filosofia&Itemid=124

Cirinnà recidiva: una legge per mettere in galera chi vuole curare i bambini a non diventare gay
                                 La senatrice Monica Cirinnà
Carcere fino a due anni. Multe fino a 50.000 euro. Sospensione per cinque anni dall'ordine professionale e confisca delle attrezzature per «chiunque faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell'orientamento sessuale» Nel mirino psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, consulenti, assistenti sociali, educatori e pedagogisti. Lo prevede il disegno di legge del Pd, firmato Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà.


Una legge, firmata Cirinnà, per punire chi vuole curare i bambini a non diventare gayLuca – nome di fantasia – è un maschietto che a 13 anni scrive a mamma e papà raccontando loro di sentirsi una femminuccia. I genitori decidono di assecondare il suo desiderio di “diventare” Lucia e quindi entra in psicoterapia, prende dei farmaci per bloccare il testosterone (per essere meno uomo) ed altri a base di estrogeni (per essere più donna). Intanto inizia a vestirsi da femminuccia.
Poi il febbraio scorso, quando Luca ha 16 anni, viene presentata richiesta presso il Tribunale di Roma per la rettificazione sessuale. Qualche giorno fa la sentenza che autorizza il ragazzino «a sottoporsi a trattamento medico-chirurgico per l’adeguamento dei caratteri sessuali da maschili a femminili» e «ordina […] la rettifica degli atti di stato civile in riferimento al sesso (da maschile a femminile) e al nome». É la prima volta che in Italia un minorenne è autorizzato dal giudice a cambiare sesso.
Un nota bene. Non sappiamo se al momento della nascita del bambino il medico abbia sbagliato l’attribuzione del sesso (a motivo di alcune patologie non immediatamente evidenti a volte può succedere) oppure Luca era davvero geneticamente Luca. Nel primo caso la rettificazione sessuale potrebbe essere lecita sotto il profilo morale e dunque legittima nella prospettiva giuridica. C’è però da aggiungere che, dal racconto che Luca stesso ne fa, pare vera la seconda ipotesi, dato che non accenna a particolari anomalie fisiche o genetiche riscontrate.
Se la transessualità minorile è entrata nel nostro Paese per via giurisprudenziale, in Spagna è invece vigente grazie alla legge. Un normativa varata il 21 marzo scorso dal presidente della Comunità autonoma di Madrid Cristina Cifuentes, dal titolo “Legge sull’identità e l’espressione di genere, sull’uguaglianza sociale e sulla non discriminazione”, ha novellato in direzione assai più liberal la precedente legge del 2012 sulla rettificazione sessuale. Cifuentes, che ha licenziato di recente anche una legge sulla cosiddetta “omofobia” cioè a danno della libertà di espressione e di religione, è riuscita a promulgare una normativa – valida solo per la Comunità di Madrid - che oltre a punire severamente chi contesta la gender theory sull’identità psicologica sessuale («se sei maschio ti devi comportare da maschio» è affermazione ora dai profili criminali nella capitale spagnola), ha introdotto anche la possibilità che un minore “cambi” sesso.
«Le persone trans minori di età hanno il diritto a ricevere il trattamento medico opportuno relativo alla loro transessualità», dichiara la legge all’art. 6. Per la neo-legge il cambio di sesso può portare il minore, come ovviamente il maggiore di età, a diventare maschio, femmina oppure intersessuale. Insomma né carne né pesce dal punto di vista sessuale. Più in particolare, continua il testo di legge all’art. 14, «i minori trans avranno diritto: a) a ricevere un trattamento per il blocco ormonale all’inizio della pubertà […] per evitare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari non desiderati; b) e a ricevere un trattamento ormonale , fissato nel momento adatto della pubertà, per favorire il fatto che il suo sviluppo fisico corrisponda a quello delle persone della sua età, al fine di propiziare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari desiderati». Interessante quest’ultima nota: che il dottore non faccia spuntare un paio di seni ad un bambino di 6 anni, mi raccomando.
Arriviamo poi ad un altro punto critico: il ruolo dei genitori. Dopo aver chiarito che tale procedura deve essere approvata dai genitori o da chi ha la rappresentanza legale del minore, si aggiunge però che «a fronte del rifiuto dei genitori o tutori ad autorizzare i trattamenti relativi alla transessualità o la decisione di sottoporsi ad un trattamento che inizi lo sviluppo ormonale, si potrà ricorrere all’autorità giudiziaria quando si constati che [il rifiuto] può causare un grave pregiudizio o sofferenza al minore. In ogni caso si farà riferimento al criterio del superiore interesse del minore». (art. 14 comma 3).
Questo articolo 14 pare la fotocopia del nostrano art. 12 legge 194 sull’aborto, laddove prevede che se i genitori non sono d’accordo sulla scelta abortiva della figlia minore, il consultorio può redigere relazione da consegnarsi al giudice minorile, il quale poi deciderà il da farsi. L’ “interesse del minore” poi è stato il cavallo di battaglia usato dai nostri giudici per sdoganare la stepchild adoption a favore di coppie gay. Tutto torna. In breve: se il minore spagnolo decide di cambiare sesso nessuno ci deve mettere becco. Non solo i genitori, ma anche gli specialisti.
E qui torniamo in Italia con il disegno di legge n. 2402 dal titolo “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori”, depositato in Senato il 14 luglio scorso e che vede come primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice (Pd) – “sposato” ad Oslo con il compagno Michele e “padre” di un bambino avuto con la pratica dell’utero in affitto – e a seguire altri politici tra cui la sinistra Monica Cirinnà (Pd), autrice della legge sulle unioni civili.  All’art. 2 del ddl si può leggere: «Chiunque, esercitando la pratica di psicologo, medico psichiatra, psicoterapeuta, terapeuta, consulente clinico, counsellor, consulente psicologico, assistente sociale, educatore o pedagogista faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro».
Cosa si intende per «conversione dell’orientamento sessuale»? Ce lo spiega l’articolo 1 comma 1: «Ai sensi della presente legge, per “conversione dell’orientamento sessuale” si intende ogni pratica finalizzata a modificare l’orientamento sessuale di un individuo, inclusi i tentativi di cambiare i comportamenti o le espressioni di genere ovvero di eliminare o ridurre l’attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi. La definizione di cui al primo periodo si intende riferita anche agli interventi noti come “terapie reparative”».
In breve, se il disegno di legge verrà approvato, potrà finire in galera lo psicoterapeuta che accoglie nel suo studio un minore che presenta orientamenti omosessuali e asseconda la richiesta dei genitori volta a mutare l’orientamento sessuale del figlio. Finirà dietro le sbarre anche nel caso in cui l’omosessualità del minore è egodistonica, cioè non voluta dal minore stesso e percepita da lui come una gabbia da cui fuggire. Sul punto è esplicito l’articolo 1 comma 2: «L’espressione “conversione dell’orientamento sessuale” […] non comprende gli interventi che favoriscano l’auto-accettazione, il sostegno, l’esplorazione e la comprensione di sé da parte dei pazienti senza cercare di cambiare il loro orientamento sessuale».
Questo comma, quindi, indica come unico intervento non sanzionabile del professionista quello che andrebbe a convalidare l’orientamento sessuale percepito dal minore, seppur rifiutato dal bambino stesso. Il ddl non fa dunque distinzione tra omosessualità accettata e subita. Da qui tre domande: dove è finita la libertà di ricerca, di cura e di esercizio della professione medica? In secondo luogo: dove è finita la libertà di educazione dei genitori? Soprattutto in quella fase di età in cui i turbamenti sul proprio orientamento non devono essere supinamente assecondati ma indirizzati, corretti ed illuminati? Terza domanda: se la libertà dell’individuo è esaltata dalla gender theory perché non riferirsi a questa stessa libertà quando il minore (ed anche il maggiorenne) vuole uscire dalla propria condizione di omosessuale?
La risposta data dal disegno di legge è la seguente: «Fattori come il sentimento religioso, il conservatorismo politico e una scarsa conoscenza delle persone lesbiche, gay, bisessuali o  transessuali si traducono in atteggiamenti omonegativi che possono essere riscontrati anche tra psicologi o psichiatri». Se tu mamma non accetti l’idea che tuo figlio sia gay sei “omonegativa” e se tu psicologo consideri l’omosessualità strada sicura verso l’infelicità significa che o fai parte della schiera dei baciapile cattolici oppure sei di destra, ma di certo non sei un professionista serio. In un caso come in un altro meriti la galera.
L’omosessualità e la transessualità sono quindi dogmi morali assolutamente veri e da imporre sempre e comunque anche nella tenera età, poco importando che la crescita psicologica sessuale dei bambini e degli adolescenti è come canna al vento che spesso si piega a qualsiasi refolo provocato da un disagio in famiglia, a scuola, tra gli amici, se non, inutile a dirlo, da un campagna massmediatica ideologica a senso unico.
 di Tommaso Scandroglio19-07-2016 
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cirinna-recidiva-una-legge-per-mettere-in-galera-chi-vuole-curare-i-bambini-a-non-diventare-gay-16814.htm


Perché dei sodomiti diventano kamikaze. Islamici. E sterminano in Francia.


Testimoni oculari affermano:    alla testa e alla fine di Promenade des Anglais, quel giorno a Nizza, erano  stati piazzati per ore, prima,  quattro veicoli della polizia di traverso a sbarrare la circolazione – per consentire la parata militare.  Ma poi sono spariti,  qualche ora prima che l’islamista arrivasse col camion. Il presidente della regione, Christian Estrosi, ha fatto sapere di aver protestato perché, il giorno della Bastiglia,   al servizio d’ordine erano stati assegnati solo 45 agenti. Ma come, 45 agenti, per un assembramento  che era facile prevede di almeno 30 mila persone? “Non basta, e non nascondo che mi  sono arrabbiato”. Ha chiesto che ne mandassero di più la sua richiesta è stata rifiutata.
La fonte è il Daily Express, lo stesso giornale che   ha rivelato:   Mohamed Lahouaiej Bouhlel,  pochi giorni prima, aveva  spedito alla famiglia in Tunisia 100 mila euro – lui   che aveva problemi  assillanti e un divorzio  in   corso.  Questo particolare viene smentito in qualche modo da fonti ‘vicine all’inchiesta’, come si dice.  Però anche  un giornale mainstream, Repubblica, sente puzza di false flag.  Perché ha inviato  a Nizza Carlo Bonini, mainstream sì, ma forse uno dei più sperimentati cronisti di nera in Italia. E lui sente puzza di bruciato.  Scrive: “ Il killer non ha agito da martire”.  Riporta “ una testimonianza che rende faticoso credere che Mohamed si stesse preparando a morire. Quella del fratello Jabeur”, che dalla Tunisia dice: mi ha telefonato il pomeriggio di giovedì 14 luglio. Sembrava molto contento. Non faceva che ridere.   Negli ultimi tempi non faceva che chiedermi dei nostri genitori. Mi aveva detto che sarebbe tornato presto a vivere a Msaken. E aveva anche cominciato a spedire telefoni cellulari e del denaro. Piccole somme. Trecento, quattrocento euro alla volta».  Era stranamente contento, euforico, dice il fratello.

boulhel
Palestrato, poi morto per Allah
Poi:   per raggiungere il camion che ha noleggiatoe  parcheggiato  in anticipo di giorni, ci arriva in bicicletta. “Una bicicletta – dice Bonini —   che, curiosamente, non abbandona, ma carica diligentemente nel cassone del camion. Come se a un certo punto di quella notte gli dovesse servire. Come se ci debba essere un dopo”, appunto.  E poi: le armi.  Una granata, un kalashnikov, un fucile e una pistola.  Solo questa è vera, le altre sono repliche innocue. A che dovevano servire? A un “dopo”  che non prevedeva la sua morte.  L’ultimo sms che scrive ad uno dei suoi interlocutori, mentre già il camion è in moto, dice: “Manda altre armi”.   Non certo a lui, che già è al volante e in marcia. Armi, poi, del tipo finto? “E lo scrive cinque minuti prima di forzare il blocco che immetterà il tir bianco sulla Promenade. Dunque, quelle “altre armi” vanno “mandate” in un punto di consegna che non può essere certo il camion già in movimento”.
Infine, la corsa del camion. “Lenta, in principio. Poi, dopo una breve sosta, improvvisamente furiosa nel suo ultimo tratto, dove si concentrerà per altro il massimo numero di vittime. Come se a metà di quel tragitto fosse accaduto qualcosa. Un qualcosa che andrà compreso presto se si vuole arrivare alla verità sulla notte del 14 luglio”.
La marcia dapprima lenta. Poi, la breve sosta.   Da quel momento, la corsa assassina a 90 all’ora.
Bonini non lo dice chiaro, ma lascia che il dubbio affiori nella nostra mente: dopo la breve sosta, era ancora Mohamed Lahouaiej Bouhlel  al volante? O un’altra persona, magari?  Di Bouhlel sono rimasti sul cruscotto, accuratamente in vista, la carta d’identità e persino la carta di credito,
E’ il noto classico di queste  stragi: anche gli assassini della redazione di Charlie Hebdo sono stati identificati  come i fratelli Kouachi perché, nell’auto  che avevano abbandonato nella fuga,  c’era un documento di uno dei due.  Dimenticato,   s’è detto: come fosse logico.  I Kouachi  non li abbiamo mai visti davvero, e sono morti;  anche Bouhlel è morto; sarà lui? O solo i suoi documenti?
Perché a  Francois Molins, procuratore della repubblica di Parigi, è scappato detto il seguente particolare:  il corpo dell’assassino è stato “trovato morto sul sedile passeggeri” del camion.  Qualcun altro guidava?
https://www.youtube.com/watch?v=EfBBWQLFdB8&feature=youtu.be&t=4m35s


Omar-mateen
Il gay di Orlando
E inoltre:  questo jihadista pronto a morire per Allah, era un bisessuale,  col cellulare pieno di app per appuntamenti da letto con uomini e donne. Anche questo sta diventando un classico:  il jihadista di Orlando in Florida era un omosex che frequentava il locale dove ha fatto strage. Due  LGBT che si trasformano in kamikaze per Allah in poche settimane, dalle due parti dell’Atlantico? Vi sembra normale?

Ché  poi, se si scava un po’, si  ricorda che anche Salah Abdeslam, il solo sopravvissuto degli eccidi di Parigi dell’inverno scorso  perché non si è fatto saltare con la cintura esplosiva,  era un tenero finocchietto noto nei locali gay di Bruxelles, in cui occasionalmente si prostituiva.  Dunque esisterebbe una pericolosa tendenza degli invertiti a convertirsi al wahabismo più puritano, e delinquere per Daesh?  Correggiamo subito questa calunnia: il fratello di Salah, Brahim Abdeslam,  che s’è fatto saltare a Parigi, non era un omosex.  Anzi:  siccome aveva venduto il bar    e aveva 27 mila  euro in tasca, Brahim Abdeslam, 3 giorni prima di  farsi esplodere, “cercava un appartamento  pour aller niquer”, per scopare.  Come se non  si aspettasse l’imminente incontro con  le 72 vergini in un appartamento gratis in paradiso.

Salah, fratello finoocchietto
Salah, fratello finocchietto
Brahim Abdeslam. Voleva "niquer"
Brahim Abdeslam. Voleva “niquer”
Tutto ciò, e molto di più, risulta da un documentario-inchiesta per la RTL-TVI belga, “La face cachée des frères Abdeslam“,  dove il barman del bar di Brzahim, racconta: negli ultimi  giorni prima di quel 13 novembre, i due fratelli  “non facevano che ridere, sbevazzare, e andare a donne”. Come se i problemi della loro vita fossero tutti risolti, come se avessero trovato una gran fortuna. Lo steso tipo di allegria improvvisa  che, secondo il fratello, ha mostrato lo stragista di Nizza.

https://www.facebook.com/panhamza/photos/a.259863080821062.1073741827.258337060973664/686675661473133/?type=3&theater
L’amico e giornalista investigativo Wayne Madsen (ex NSA) evoca il programma MK-Ultra (cercatela sul web), che “per mezzo secolo ha pescato spostati, reietti sociali, emarginati” per trasformarli in  Manchurian Candidate (vedi su Internet) o pedine – eventualmente in assassini solitari  da utilizzare a comando.   La cosa, dopotutto, non è difficile. Avvicini  lo spostato senza un soldo e gli proponi una operazione, un’esercitazione, un progetto simulato che andrà a buon fine e lo farà ricco;  gli dai anche qualche anticipo, 300, 400 euro; tutto quello che deve fare è guidare un camion sulla promenade. O portare uno zaino nel metrò, come fu proposto a Londra a cinque ragazzi della periferia- era il 2005, e Netanyahu si trovava giusto a Londra; fu avvertito dal Mossad di  restare in albergo quel mattino –  lo ammise lui stesso.
Anche stavolta c’è qual cosina.  Una giornalista del  Telegraph intervista un sopravvissuto, Damien Zamon, 25 anni, che era a Nizza quel giorno. Ci abita. “Mio padre, quando al telefono gli ho detto che sarei andato a vedere i fuochi artificiali, mi ha supplicato di non andarci, perché poteva avvenire un attentato”.  Il padre si chiama Israel Zamon. Lo ha ‘supplicato’Non è  affatto insolito: fin dai tempi della Bibbia, ci sono profeti in Israele.
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:mR_IlypiOr4J:www.telegraph.co.uk/news/2016/07/16/nice-terror-attack-truck-driver-who-killed-84-named-as-loner-fre
Ci sono anche bravi fotoreporter. Come quel Silvan Ben Weiss, “israeliano abitante in Francia”, che ha ripreso, da molto vicino agli eventi, la scena notturna di agenti di polizia o corpi speciali che, pistole in pugno, si avvicinano guardinghi alla cabina del camion.  Il tunisino supposto stragista è stato ucciso da pochi istanti. Al 18mo secondo, in questo filmato si vede  un uomo, tenuto a terra e pestato dagli agenti in divisa che lo circondano, e poi lo portano via trascinandolo di peso. Chi  sarà stato?   Inutile domanda. Il video è stato diffuso   soltanto da una tv israeliana importante , Ynet.New collegata  al quotidiano Yediot Ahronot, ma non  dalle tv francesi.


E già che ci siamo, poniamo la domanda: come mai lo Stato Islamico è così feroce con la Francia?  Tre attentati in 18 mesi, e uno più sterminatore dell’altro. Charlie Hebdo, 7 gennaio 2015: 12  morti. Bataclan e dintorni, 13 novembre: 130 morti e 300 feriti. E adesso Nizza, 84 morti e 200  feriti almeno.  Come mai? Tutti sotto la presidenza Hollande: eppure Hollande è uno dei   più accaniti nemici di Assda in Siria; vuole rovesciarlo da anni. Era pronto a intervenire militarmente se l’avesse ordinato Obama. . Nel 2012, il suo primo ministro Laurent Fabius dichiarò: “”Bachar El Assad ne merite pas d’etre sur cette Terre”. Lo stesso Fabius disse anche: “Al Nusra, sul terreno, fa’ un buon lavoro”. Al Nusra,  ossia Al Qaeda. Fabius ne ha sempre parlato col giusto orgoglio, perché la Francia ha fornito Al Nusra di almeno 1700 jihadisti. Alcuni erano ufficiali francesi che sono andati a combattere con  terroristi siriani per abbattere Assad; anzi li inquadravano e comandavano. Il governo siriano catturò in varie occasioni alcuni di questi militari. L’ambasciatore siriano all’Onu, Al Jaafari, accusò la Francia di inquadrare i terroristi con suoi ufficiali, accusa non contestata dall’ambasciatore francese Araud, presente. Il Telegraph    fu uno dei pochi media a dare una notizia il 22 febbraio 2015: “Thirteen French officers ‘captured by Syrian Army‘, 13 ufficiali francesi catturati dall’Armata Siriana – per giunta mentre alla testa dei tagliagole, assaltavano il villaggio cristiano di Sadnnye. Assad li rimandò a casa, quegli ufficiali. Il minsitro della Difesa Jean-Yves Le Drian , andò ad accoglierli all’aeroporto.
Eppure, lo Stato Islamico   ce l’ha con Hollande. Precisamente, quello Stato Islamico o DAesh   i  cui comunicati  vengono diffusi dal SITE di Rita Katz, rivendica tutte  le stragi che hanno costellato la presidenza del Budino – il più sanguinoso abitante dell’Eliseo. Come mai? C’è qualche vendetta da consumare fra Hollande e, diciamo,  “Rita Katz”?  Qualcosa di inconfessabile?
Forse può aiutare una vecchia nota di Thierry Meyssan, di Voltairenet. E’ del 2014: “Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’Emirato Islamico in Iraq e Levante (EEIL, Daesh). Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL”.   
Più che un piano americano, era una promessa israeliana: il governo israeliano ha promesso ai curdi di Mossul che nella risistemazione del Medio Oriente, sarebbe statao dato finalmente loro uno stato nazionale – ritagliandolo fra Irak, Siria e Turchi.  Il che può spiegare anche come mai Erdogan sia impazzito e si sente  tradito dagli “americani”.
Quanto all’accordo raggiunto da Hollande con “gli americani”, di non impedire più la formazione di uno stato curdo, va’ aggiunto che è avvenuto dopo alcuni ammazzamenti dalle due parti: un drone americano uccide il comandante di Al Nusra che  rispondeva al nome di David Drugeon, militare francese; e un “terrorista islamico”  professionale, di nome Mehdi Nemmouche al museo dell’Olocausto di Bruxelles, fulmina due coniugi lì abitanti, che i giornali israeliani diranno agenti del Mossad. Poi Nemmouche salì sul pulmann e si consegnò, con tutto il suo armamento e la telecamera che s’era appuntato sul petto per documentare la sua esecuzione,  ai suoi superiori – volevo dire alla polizia francese –   a Marsiglia, dopo 800 chilometri.
PS.:  Qualcuno lo dica a quei cattoliconi – tipo Antonio Socci e Roberto De Mattei – Che hanno approfittato della strage di Nizza per  tuonare contro l’Islam, contro “la Jihad che ci  minaccia da 14 secoli”, e altre fesserie del repertorio mainstream. Complici, speriamo involontari, della narrativa ufficiale. Nel loro linguaggio, detta “la grande menzogna”.
Magari cominceranno a capire perché Hollande e  Valls, quando vanno ad omaggiare i morti ammazzati da  finocchi divenuti  kamikaze wahabiti, vengono fischiati dai francesi. Non è mai troppo tardi per imparare le cose della vita.
http://www.maurizioblondet.it/perche-sodomiti-diventano-kamikaze-sterminano-francia/