ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 26 luglio 2016

Not a farewell to arms!

Chiamata alle armi   


Questo è un pensiero che ho avuto sin da subito: luglio è il mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore ed è proprio in questo mese che assistiamo all’aumento degli episodi di terrorismo e delle stragi. Sono almeno uno a settimana, se non di più (in Germania sono due episodi simili nell’arco della stessa settimana), senza aggiungere nel calderone anche il Golpe in Turchia e le stragi che tutti i giorni si verificano nelle aree calde di tutto il globo, spesso ignorate dai media mainstream, in Ucraina e nel Donbass, in Medioriente, specialmente in Siria, Terrasanta e Iraq, in Nigeria, in Libia e in tutta l’Africa. Mentre scrivo, leggo che sta succedendo qualcosa di simile anche in Afganistan e chissà quante ne avverranno nei prossimi giorni.
Si tratta dell’accanimento finale perpetuato dal Nemico. Il suo tempo ormai sta per terminare, il suo potere sul mondo sta diminuendo e per questo la sua rabbia e il suo accanimento aumentano sempre di più. Attendiamoci di tutto e aspettiamoci quindi, altri mali e sempre più crudeli, finché finalmente egli non verrà relegato e incatenato nuovamente negli abissi infernali.

Non perdiamo dunque tempo a incolpare gli altri di quel che ci accade intorno. Non ci sono colpevoli terreni in tutto questo, se non noi stessi. Non diamo colpe agli islamici, né agli stranieri, non è Erdogan il problema, non lo sono né Obama, né Hollande, né la Merkel. Non incolpiamo nessuno se non noi stessi (io primo fra tutti): pensiamo a quante volte abbiamo offeso il Signore, anche nelle piccole cose, quante volte abbiamo preferito il Mondo a Lui, pensiamo alla vita che abbiamo fatto prima di riconoscerlo totalmente come nostro Re e nostro Dio. Ogni volta che abbiamo assecondato i mali di questo mondo, abbiamo aiutato, più o meno inconsapevolmente, Satana nel suo progetto volto alla perdizione e alla dannazione dell’intera Umanità e abbiamo aperto una piaga nel Santissimo corpo di Gesù in agonia.

Tuttavia è piuttosto facile cadere nelle grinfie del Male quando si vive in un mondo ormai dominato da quest’ultimo; anzi è quasi inevitabile non cadere in questa trappola. A quel punto, solo la Misericordia di Dio può salvarci e farci cambiare strada, risuscitarci come un morto che, abbandonata la sua tomba, torna alla vita.Beati quindi coloro che, hanno ascoltato il richiamo della Misericordia e sono tornati sulla retta via e chiedono continuamente perdono delle loro colpe, presenti e passate.

Un altro pensiero mi va di condividere in queste righe. Ormai è sotto gli occhi di tutti e ognuno di noi può riscontrare che viviamo in un Mondo senza Dio, dove ateismo e nichilismo sono dilaganti, dove le Nazioni e i Popoli che un tempo si definivano “cristiani”  hanno fatto atto ufficiale di apostasia e assecondano palesemente, e sempre più alla luce del sole, eresia, bestemmia, idolatria, degenerazione dei costumi, impurità ed ogni altro genere di vizio. Le due istituzioni su cui si basava la solidità della vita cristiana, famiglia e Chiesa, sono state attaccate prepotentemente e stanno cedendo: di questi tempi anche la roccia posta a guida della Chiesa di Cristo non da più alcuna sicurezza, ma al contrario contribuisce ad alimentare confusione e protestantizzazione.

Sembra di essere tornati al tempo di Noé, quando l’Umanità ormai degenerata, non seguiva più la Volontà di Dio. Tutto quello che ci sta accadendo, a cominciare dalle difficoltà materiali che ci impone la crisi economica, paiono avvertimenti ed espiazioni in vista di una purificazione finale. Quale può essere la nostra arca allora? La nostra unica ancora di salvezza è la devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. "Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!" disse Nostra Signora di Fatima. Ecco l’arca! Su questa promessa si fonda la nostra speranza.

Consapevoli di ciò, consacrati ai Sacratissimi Cuori, possiamo combattere il Nemico in nome di Nostro Signore Gesù Cristo, nostro Re, protetti dalla Vergine Immacolata, agli ordini di San Michele Arcangelo, utilizzando la nostra arma, la preghiera, e imbracciando la nostra spada, la coroncina del Rosario. La battaglia sarà vinta e a questa epoca di grande tristezza, di grandi orrori e mali, di grande disperazione, seguirà certamente una Pace, una Prosperità e un Bene ancor più grandi e, almeno per ora, inimmaginabili.

Soldati di Cristo, alle armi!
di Marco Muscillo
Isis, Rouen e il primo martire cristiano in Europa

L'analisi di Benedetto Ippolito, storico della filosofia e intellettuale cattolico
La Francia è diventata ormai la vera frontiera di guerra del terrorismo. Quasi non fa neanche più notizia un nuovo attentato perché tutto il mondo civile vive in uno stato di choc permanente. L’Isis attacca ovunque, ma soprattutto uccide utilizzando chiunque sia in uno stato di disperazione tale da poter essere rapidamente arruolato per passare dall’emarginazione più buia alla milizia armata.
Le notizie giunte stamani da una chiesetta vicino Rouen rappresentano però un balzo in avanti, uno scempio davvero inaudito. Sappiamo che i nostri territori sono vulnerabili anche nelle periferie, ma adesso il sangue si versa finanche nel sacrario di una piccola Chiesa, colpendo la Cattolicità al fondo del suo cuore, della sua spiritualità. Un anziano sacerdote che celebrava la messa feriale del mattino con pochissimi fedeli è diventato così oggetto di morte da parte di due terroristi che lo hanno massacrato, ferendo gravemente un’altra persona, al grido ‘Daesh!’, secondo le prime informazioni.
Subito è stato osservato che si è trattato di salto di qualità. Non solo i grandi luoghi pubblici di aggregazione, non esclusivamente le città grandi o quelle turistiche, ma adesso si colpisce un luogo di culto nella sua quotidianità non appariscente, trasformando la guerra fondamentalista in un unilaterale eccidio religioso.
Diciamolo apertamente. Come avveniva nei secoli bui del Medioevo, ancora una volta il Cristianesimo subisce la violenza nell’unico modo che gli è possibile: il martirio di un innocente.
La Chiesa, da sempre riassunta nella persona del suo Papa, sta vivendo quest’anno il Giubileo della Misericordia. Francesco ha sempre avuto parole di pace, ha mostrato un dolore immenso per tutti gli attentati che fin qui sono stati compiuti, non ha mai usato né ragionamenti né sentimenti di vendetta; ecco invece che la reazione del fondamentalismo è stata rispondere nel sangue, e soprattutto colpire alla gola l’ultimo spiraglio di salvezza, di perdono e di comprensione rimasto in piedi.
San Tommaso spiega che il martirio per un cristiano è la massima espressione della forza di un credente, quella solidità della volontà che spinge il cristiano a morire per la sua fede. Si capisce bene come la fede sia intesa nel cattolicesimo come espressione di un rapporto ed impegno personale e spirituale con Dio, che si nutre dell’amore e del sacrificio di se stessi per il prossimo.
È perciò così tanto mortificante pensare che, sia pure in un quadro non spirituale ma militare, questa follia terroristica si appelli ad una fede religiosa che in quanto tale non può tradursi, a prescindere dalla confessione, in una violenza tanto ignobile e tanto bestiale.
Un Dio della guerra che incita ad uccidere un innocente in preghiera non è neanche un idolo, semplicemente rappresenta l’oggetto di un’ideologia schizofrenica trasformata in follia aberrante.
Il passaggio di grado con questo infernale omicidio c’è stato, eccome. Tutto si può dire, infatti, ma non che la Chiesa benedica immaginifici eserciti crociati, e tanto meno che un povero sacerdote sgozzato possa avere qualche qualche possibilità di far gridare vittoria a qualsivoglia persona normale, di qualsiasi religione e mondo sia e appartenga.
Bisogna entrare nell’ottica invece che l’unico movente è l’odio xenofobo verso tutti noi, perché siamo uomini, donne, atei, cristiani liberi: un astio farneticante tanto più virulento e riuscito quanto più si perpetra contro persone inermi e innocenti.
L’Europa del Terzo Millennio ha avuto così la sua prima guerra con il suo primo martire cristiano. Non avremmo mai voluto dire una cosa del genere e trovarsi a dover constatare un tale misfatto; anche perché adesso veramente corriamo tutti il rischio di assistere al flagello della nostra civiltà, consumata proprio laddove l’amore e l’umanità sono custodite come cosa divina e spirituale. Stiamo subendo tutti, non solo la Francia, un attacco con azioni di guerriglia militare che non hanno altro fine se non di far vincere il male ‘distruggendo ogni presenza di bene’, annientando realmente e simbolicamente tutto ciò che somiglia a qualcosa di sacro, vivo, divino e umano.
Questa guerra annunciata, dichiarata e rivendicata, in fin dei conti, l’Isis la vuol vincere così: di casa in casa, di Chiesa in Chiesa, fino a quando non ci sarà più nulla a frenare l’orrore dispotico del Califfato. Neanche un anziano sacerdote che celebra quasi solitario la sua messa del martedì.