ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 27 luglio 2016

Sgozzati in casa?

Che fine ha fatto Don Massimiliano Pusceddu?  

Un articolo de Il Riformatore riprende la vicenda del prete cagliaritano, tacitato dal suo vescovo per non turbare la comunità LGBTXYZ. Un canale Youtube sospeso, un numero telefonico inesistente e uno scandalo che non si può cancellare insabbiandolo.

di Michele Majno
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z.donpuscedduI nostri lettori conoscono bene la vicenda di Don Massimiliano Pusceddu, il sacerdote cagliaritano sottoposto a linciaggio mediatico e diocesano per aver citato in un’omelia il passo della lettera ai Romani, 1, 21 – 32, in cui San Paolo parla del gravissimo peccato della sodomia e delle sue inevitabili conseguenze.
Me ne occupai io stesso in un articolo pubblicato su Riscossa Cristiana il 10 giugno (clicca qui) e l’argomento fu ripreso dal Direttore con un articolo del 23 giugno (clicca qui), quando l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, si piegò al frocio-diktat, imponendo a Don Pusceddu “un congruo periodo di silenzio totale” (per questo ho parlato di linciaggio non solo “mediatico”, ma anche “diocesano”).
Un interessante articolo di Pietro Romano, pubblicato ieri sul sito Il Riformatore (clicca qui), e di cui consiglio a tutti la lettura, ripropone la surreale vicenda di Don Massimiliano Pusceddu, prete punito per cattolicesimo, facendone anche un utile riassunto.

E per ora Pietro Romano non può far altro che porsi la domanda che anche noi abbiamo messo come titolo: che fine ha fatto Don Pusceddu?
Sparito, tacitato, oscurato. Non è mai esistito e in ogni caso, se qualcuno se ne ricorda, soprattutto se è un sacerdote, guardi bene al suo esempio: nella neochiesa chi sgarra viene punito inesorabilmente. Quindi, zitti e buoni. Credere, obbedire, combattere. Peccato che non si creda più a Nostro Signore Gesù Cristo, ma questi sono dettagli che non turbano i sonni dei dirigenti di questa curiosa ditta che è la neochiesa.
Così abbiamo un canale Youtube “momentaneamente sospeso”. Basta cliccare suhttps://www.youtube.com/channel/UCKkVzHVjg7ifawLqGHQE59g per verificare. Cosa c’era di scandaloso su quel canale? Le videoregistrazioni delle omelie di Don Pusceddu. Roba pericolosa, dal momento che addirittura, orrore, il sacerdote di San Lucifero in Vallermosa arrivò a ricordare la netta condanna della sodomia pronunciata da San Paolo. Il quale San Paolo, sia detto per inciso, a sua volta non inventava nulla di nuovo. Ricordava la dottrina cattolica. Ammoniva, cercava di portare anime a Cristo, come era suo dovere. Lo stesso dovere che Don Pusceddu ha assolto con la terribile e incriminata omelia. Lo stesso dovere che evidentemente non interessa ad Arrigo Miglio, che piegandosi al frocio-diktat ha fatto un gran favore al diavolo, al quale ha assicurato tante anime in più.
Oggi ho voluto provare a telefonare alla parrocchia di San Lucifero a Vallermosa (CA). Il numero che si trova sia sul sito della diocesi di Cagliari, sia sulle Pagine Bianche, 078179089, viene dato in risposta automatica come “inesistente”. Magari questo non vuol dire nulla; o forse sì.
Ma non è certo questo il punto. Quello che più ci preme è che la vicenda di Don Massimiliano Pusceddu non cada nell’oblio, come invece desiderano gli amministratori (francamente risulta difficile chiamarli “pastori”) della neochiesa.
Il caso è tanto chiaro quanto scandaloso: un sacerdote ha citato San Paolo, ha ribadito che la sodomia è un peccato, e ora quel sacerdote è stato punito, immerso in un “congruo periodo di silenzio totale”. Totale, si noti bene. E nessuno sa cosa voglia dire “congruo” nel linguaggio di Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. Un mese? Due mesi? Un anno? Una vita?
La neochiesa è così istericamente pronta a giustificare e blandire gli omosessuali che diventa lecito pensare che, oltre alla pavidità e al conformismo, ci sia anche il conflitto di interessi. O no?
Signor Arrigo Miglio, non ha proprio nulla da dirci?

–  di Michele Majno




http://www.riscossacristiana.it/che-fine-ha-fatto-don-massimiliano-pusceddu-di-michele-majno/
Bullismo cattolico e Morte.
Di morte purtroppo in questi giorni si sente parlare troppo, soprattutto di morte violenta. Allora stupisce leggere che c’è chi associa disinvoltamente – non si capisce se come augurio, profezia o minaccia – la scura signora ad avversari delle proprie posizioni politiche e sociologiche.

MARCO TOSATTI
27/07/2016
 Di morte purtroppo in questi giorni si sente parlare troppo, soprattutto di morte violenta. Allora stupisce leggere che c’è chi associa disinvoltamente – non si capisce se come augurio, profezia o minaccia – la scura signora ad avversari delle proprie posizioni politiche e sociologiche. E lo fa pubblicamente, su un sito web.  

Il sito è Gayburg, un sito omosessualista , e i bersagli sono due noti laici cattolici, Mario Adinolfi, la bestia nera degli omosessualisti militanti, e Toni Brandi. Mario Adinolfi, per chi non lo conoscesse, è un dirigente del Popolo della Famiglia, e Toni Brandi è il dirigente di una onlus Pro Vita. Entrambi si battono per la difesa del matrimonio come riconosciuto dalla Costituzione, fra un uomo e una donna, e contro l’utero in affitto e l’adozione alle coppie gay. Posizioni discutibili, forse, ma legittime. Almeno per ora.   
Gayburg li ritiene però responsabili di una “continua aggressione” verso gli omosessuali, in un articolo che si intitola: “Il bullismo cattolico che miete vittime”. Il che ci sembra già una forzatura non piccola; la Chiesa ospita nei suoi ranghi una quantità di omosessuali anche ad altissimi vertiginosi livelli; ha subito danni ingenti, specie in America, da suoi membri che appartenevano alla categoria; e quello che si legge e si sente provenire dal mondo cattolico non sembra ispirare preti suore e fedeli ad aggressioni. Tutt’altro. Ma ciascuno è padrone di cantare e suonare sopra le righe, se vuole.  

Però ogni tanto sembra passare il segno. Si chiede Gayburg: “Cosa si può fare dinnanzi a questa aggressione? Probabilmente i gay le hanno già provate tutte: se si chiede l’assistenza delle istituzioni si otterrà solo silenzio. Se i post omofobi vengono segnalati a Facebook, si subirà l’onta di sentirsi dire che quegli insulti non violano le norme della loro community. Se si segnalano i fatti all’Unar, non si otterrà nulla. Stessa sorte spetterà alle segnalazioni inviate alla polizia postale. Infine, chiunque abbia contattato l’Unione Europea, probabilmente si sarà visto recapitare una folta documentazione che spiega come atti siano contro i principi comunitari, ma poi diranno di rivolgersi all’Unar o di intentare una costosa causa legale volta a denunciare l’Italia per inadempienza dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (cosa non certo semplice da mettere in atto). Alla fine ci si renderà che si è soli dinnanzi ad un’aggressione incessante e violenta e ci si renderà anche contro che le istituzioni non muoveranno un solo dito per aiutarci. Non è Davide contro Golia, si è dinnanzi ad una pulce che rischia di essere travolta da un dinosauro finanziato dalle potentissime lobby internazionali di estrema destra. Qual’è (sic) l’unica soluzione? Provate a pensarci e vi accorgerete che l’unica parola che passa nella vostra mentre sarà ‘morte’ (sottolineatura nostra). Se Brandi è vecchio e si può presumere che la sua vita non durerà ancora a lungo, Mario Adinolfi è del del 1971 e c’è il rischio che possa insultarci per altri quarant’anni”.   

Adinolfi parla di un’esplicita minaccia. Di sicuro, giocare con certi termini e con certe idee, è una grossa responsabilità. Vediamo quotidianamente che cosa sono capaci di fare i depressi o gli esaltati di turno, convinti anch’essi di agire per una giusta causa: a Nizza, a Monaco, a Rouen e così via.  

A un vecchio cronista tutto questo ricorda in maniera drammatica l’inizio degli anni’70, quando la tragedia cominciava dall’uso di certe parole, e dall’esaltazione dei torti subiti, e continuava con l’indicazione dei bersagli. Pessimi ricordi. Non so se ci sarà qualche denuncia, ma come esempio di “hate speech” non è male.  

E infatti Adinolfi continua: “Da tempo segnaliamo il livello di incredibile violenza raggiunto dal mondo Lgbt contro chi dissente, ma questa esplicita minaccia e indicazione di obiettivi da eliminare riteniamo debba essere presa in carico dalla magistratura e un sito così vergognosamente violento immediatamente chiuso”. E, soprattutto, stiamo attenti noi giornalisti a non sottovalutare certi segnali, in omaggio al pensiero dominante e all'aria trendy - anche in negativo - che porta a scomuniche e ostracismi modaioli.