ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 24 luglio 2016

Vedi le facce e scappa..!


La ricerca del Volto di Dio o la “gesuitizzazione bosiana” della Chiesa?


_0046 esecutori Vultus quaerere2Mettiamo subito le mani davanti per dire che non siamo “gli esperti” della materia, che abbiamo letto il testo e lo abbiamo trovato edificante sotto molti aspetti, tuttavia non c’è bisogno di alcuna laurea per riscontrare, nel testo, alcuni aspetti inquietanti specialmente quando si osserva che l’applicazione del documento sarà nelle mani del cardinale João Braz de Aviz, esperto forse in molte attività mondane e per la scelta delle tinte da suggerire al proprio parrucchiere, ma non certo in campo vocazionale e monacale.
Forse è anche presto per giudicare e dire qualcosa, ma nella rete funziona così: è l’informazione che precede ogni applicazione, e non per giudicare le intenzioni di qualcuno, ma per aiutare i Lettori a valutare i contenuti di documenti papali che condizioneranno, poi, la vita stessa della Chiesa. Quindi è una informazione-formazione che ci riguarda tutti scusandoci, fin da adesso, delle eventuali imprecisioni e di leggerci, ve ne preghiamo, con animo sereno, non con l’intenzione di andare contro il Papa, ma con l’intenzione di amare il Papa e amare la Santa Chiesa.
Il titolo non è soltanto provocatorio, ma un dato oggettivo che soltanto chi ben conosce la storia dei gesuiti nella nouvelle theologiae, da de Chardin, a Karl Rahner, al papa nero Pedro Arrupe, può comprendere. Insomma, soltanto conoscendo il progetto del gesuitismo degli Anni 50-60 e 70 – anni in cui Bergoglio si formerà diventando gesuita – si può comprendere questo pontificato e non ce lo inventiamo noi. Alla domanda che fecero al Papa di ritorno dal Brasile, sull’aereo:
Santo Padre. Vorrei sapere se Lei, da quando è Papa, si sente ancora gesuita … è il Papa a rispondere: “Non ho cambiato di spiritualità, no. Francesco, francescano: no. Mi sento gesuita e la penso come gesuita. Non ipocritamente, ma la penso come gesuita…“.
Una risposta che nessun vaticanista o prelato ha mai preso in seria considerazione, e che spiegherebbe, poi, molti lati di questo pontificato giudicati, sbrigativamente, con il concetto di “confusione”. Non c’è confusione, c’è ignoranza e rifiuto a voler apprendere le cose come stanno.
La gesuitizzazione di cui parliamo non è “diventare” gesuiti, tranquilli, ma l’innesco, o l’innesto fate voi, alla formazione gesuitica modernista di quegli anni in cui, Pedro Arrupe con la sua Compagnia, decisero di cambiare la Chiesa manipolando e strumentalizzando le vere intenzioni del concilio Vaticano II e l’idea di “popolo di Dio”. Una formazione che si serve di tutti e di tutto, anche di Enzo Bianchi e del suo monastero a-cattolico. Del resto “se Dio non è cattolico”, perché dovrebbero rimanerlo le comunità?(1)
Per leggere così questi documenti papali e questo magistero, bisogna ragionare da gesuiti moderni e bisogna conoscere cosa insegna il gesuitismo di questi anni, di questi tempi. Ripetiamo, è il Papa stesso che ci offre queste coordinate: per comprenderlo, bisogna ragionare come un gesuita. E’ ovvio quindi affermare che la Chiesa del nostro tempo si sta gesuitizzando. Non giudichiamo se ciò è buono o cattivo. Noi non ragioniamo in questi termini, ma se ciò che ci viene detto è giusto o sbagliato, è bene o male perché, la storia insegna, che non c’entra la bontà delle intenzioni, la strada per l’inferno è lastricata dalle buone intenzioni, dicono i Santi, ciò che dobbiamo fare è il sano discernimento, senza buttare via tutto, ma trattenendo ciò che è buono, come san Paolo insegna.
La “formazione” è il tema centrale del Documento, e questo aspetto senza dubbio positivo – giacché la formazione è importante – deve rimanere la chiave di lettura del testo. Ma di quale “formazione” si parla? Ciò che lascia con un poco di amarezza è che nulla si dica dei Fondatori. Facciamo un esempio oggettivo: quando il santo Padre parla di formazione, cita spesso sant’Ignazio, ma qui nel documento, dei Fondatori dei vari Ordini religiosi che hanno dato vita a queste clausure, neppure una parola. E neppure una parola dei Carismi, tranne qualche sbavatura superficiale, che contraddistinguono le singole comunità mentre, riscontriamo purtroppo, una specie di “appiattimento” dei Carismi. Seppur come è tipico del santo Padre Francesco, c’è sempre una condanna all’uniformità e all’autoreferenzialità, qui nella formazione non c’è la priorità al proprio specifico Carisma dei Fondatori, ma una sorta di richiamo ad uniformarsi – attraverso le formazioni, appunto, anche esterne alle comunità – piuttosto, a tutti gli altri. Naturalmente ci auguriamo di aver letto male… o di essere forse troppo apprensivi.
Un’altra voce che subito ha sfrenato la fantasia mediatica, è il passaggio n. 34 dove il Papa invita al discernimento dell’uso della rete. “Il Papa vieta alle claustrali l’uso della rete” si leggevano alcuni titoli, ma questo è falso. Al contrario il Papa qui dice, più paternamente: “Certamente questi mezzi possono essere strumenti utili per la formazione e la comunicazione, ma vi esorto a un prudente discernimento affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.
La Preghiera è l’altro punto centrale della Costituzione. Nulla da eccepire. Una esortazione che si farebbe bene riflettere anche per noi laici, soprattutto laddove, a riguardo della Eucaristia e della Penitenza, suggerisce in particolare di «prolungare la celebrazione con l’adorazione eucaristica» e di vivere la pratica della penitenza come «occasione privilegiata per contemplare il volto misericordioso del Padre»…
Insomma potremo fare altri esempi positivi, ce ne sono. Tutto bene allora, direte voi, dove sta il problema? Il problema sta nella formazione. E così arriviamo al nocciolo della discussione.
– l’art. 3, dedicato alla formazione permanente ed al discernimento vocazionale, stabilisce che si possono frequentare corsi formativi «anche al di fuori del proprio monastero, mantenendo un clima adeguato e coerente» con il carisma delle contemplative, e che «si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero». Bene, ma poi dice:
– §4. “Le sorelle chiamate a svolgere il delicato servizio della formazione possono, servatis de iure servandis, frequentare corsi specifici di formazione anche fuori del proprio monastero, mantenendo un clima adeguato e coerente con le esigenze del carisma proprio. La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica emanerà norme particolari in questa materia“.
Peccato che il Prefetto di questa Congregazione è il cardinale João Braz de Aviz (purtroppo un regalo lasciatoci da Benedetto XVI, come a sottolineare che nessun Papa è perfetto o immune da errori). Braz de Aviz ha molte affinità con Papa Francesco, entrambi militano per la Teologia del Popolo, la progressione della Teologia della Liberazione, ed entrambi coltivano la stessa immagine di Chiesa fatta dal popolo. Braz de Aviz è colui che ha messo sotto scacco i Francescani dell’Immacolata e che vuole devastare anche il ramo femminile. Non è un giudizio impietoso il nostro, ma un dato oggettivo che, su questa nuova norma, non promette nulla di buono.
_0046 esecutori Vultus quaerere3Volete un esempio chiaro? Vi dice nulla il nome del farneticante ed autoreferenziale Enzo Bianchi (il quale, ricordiamo fu definito come “umanista ateo” da mons. Antonio Livi), autoproclamatosi priore? (2) Ebbene, a quanto pare vi sarebbero degli accordi presi tra il cardinale João Braz de Aviz e Bianchi per i futuri corsi di formazione delle claustrali. Vi basta per comprendere cosa si cela dietro? Condizionale d’obbligo, d’accordo, ma sta a voi dimostrarci che ci sbagliamo. (3)
L’art. 7 della Costituzione esorta le contemplative che esercitano “il ministero dell’autorità a favorire un clima gioioso di libertà e responsabilità”, così da “promuovere la comunicazione nella verità”. Leggendo queste parole, limpide e tranquille in sé, uno poi però si chiede: “forse fino ad oggi non c’era un “clima gioioso di libertà”… o non si è promossa la “comunicazione nella verità”? Oppure ciò che si vuole comunicare, diremo imporre, e che, per grazia di Dio, non era ancora entrato nei Monasteri, è di fatto la nuova teologia firmata Enzo Bianchi, ritenuto l’abate del nuovo monachesimo moderno (che tanto piaceva a Pedro Arrupe), imponendo per “senso di libertà” ciò che potrebbe piacere agli spiriti claustrali più “moderni”? Non sta forse alla base dell’inquisizione moderna, ai Frati dell’Immacolata, la spinta al cambiamento suggerita da pochi frati che denunciarono il loro fondatore per sentirsi finalmente “liberi”, pur avanzando con chiare menzogne come abbiamo dimostrato alla nota 1? Cosa intendono, oggi, per “libertà” da certi residence interni alla Città del Vaticano?
Sono domande lecite, seppur inquietanti, alle quali al momento e più onestamente, non possiamo dare delle risposte, ma se qualcuno potesse tranquillizzare i nostri animi, contestualizzando dove sbagliamo, magari dopo aver letto la nota 3 qui sotto, ce ne dia le prove e noi ringrazieremo altrettanto pubblicamente, facendo anche penitenza per aver pensato, eventualmente, distortamente.

Note
2) Su Enzo Bianchi si legga qui prima parte; e qui seconda parte.
3) L’Art. 7 della Vultus quaerere non può leggersi senza questa informazione: dall’anno 2012 sono state sguinzagliate una serie di iniziative ufficiali alla presenza, o in comune accordo, tra il  cardinale João Braz de Aviz ed Enzo Bianchi (Braz de Aviz è colui che ha raccomandato al nuovo Papa appena eletto, Francesco, di nominare Bianchi al Pontifico consiglio dei Laici), che hanno avuto come titolo: PER UNA NUOVA VISIONE DELLA VITA CONSACRATA… solo una coincidenza o un vero progetto?  Il maestro per eccellenza è Enzo Bianchi, ideatore di una nuova e modernista concezione di monastero (che piaceva a Pedro Arrupe), sincretista e per nulla cattolico.



1 commento:

  1. Che sia Bergoglio a invitare qualcuno a 'un prudente discernimento'....

    E che dire di un papa che parla dell'evitare il RECLUTAMENTO di candidate da altri paesi con l'unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero?
    Che visione spirituale della vocazione monastica!
    Ma da chi l'ha fatta scrivere la costituzione apostolica?
    Dal generale in capo delle Forze Armate?

    E che sia sempre lui ad invitare all'adorazione eucaristica...

    RESISTERE RESISTERE RESISTERE.

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