ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 29 agosto 2016

Puellae saltanti * imperavit mater..

Non c’è Europa senza Cristo

L’anima cristiana del continente nel disegno dei padri fondatori. La profezia di Romano Guardini: “Se perde questa sua essenza, non avrà più nulla da significare”

La facciata della Cattedrale di Rouen
L’Europa, in fin dei conti, ha iniziato a crollare definitivamente nei primi anni Duemila, quando il presidente della Convenzione europea, l’organismo incaricato di studiare una Costituzione per l’Unione, Valéry Giscard d’Estaing, rifiutò di aprire una lettera che Giovanni Paolo II gli aveva fatto recapitare. Un messaggio in cui il vecchio Papa polacco implorava quantomeno di considerare l’inserimento d’un riferimento alle radici giudaico-cristiane del continente nel testo poi abortito. “E’ bene che la tenga in tasca e non me la consegni”, avrebbe detto Giscard al latore della missiva secondo quando ebbe a dire monsignor Rino Fisichella, citando fonti fidate. Quel gesto dell’ex capo dello stato francese non era un semplice barcamenarsi tra gli opposti interessi e il mantra laicista tanto in voga a Bruxelles, che si cullava nella convinzione che il multiculturalismo e l’applicazione di ricette tutte concordi nel ricacciare la religione a fatto privato – quasi fosse l’iscrizione a un club di caccia – avrebbero portato in terra il regno della pace perpetua. Rifiutare quella lettera significava rimuovere le fondamenta stesse del progetto comunitario, che aveva nel fatto cristiano il suo pilastro fondamentale.
Questa, almeno, era l’Europa immaginata da Robert Schuman, uno dei suoi padri fondatori il cui nome tanto campeggia sulle facciate dei palazzi e cui tante vie e piazze sono dedicate nel cuore politico dell’Unione. L’Europa che “o sarà cristiana o non sarà”, frase poi ripresa decenni più tardi proprio da Giovanni Paolo II.

Schuman aveva pensato un’Europa fondata non tanto e solo sul collante economico, bensì sul comune terreno culturale, che a suo giudizio non poteva fare a meno del portato valoriale incarnato dal cristianesimo. “Tutti i paesi europei sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle”, disse, quando ancora le chiese erano popolate e a nessuno veniva in mente di proporre la rimozione della croce dallo stendardo di Tolosa perché offensiva nei confronti dei fedeli di altre religioni (o culti, come più sobriamente si dice oltralpe). L’Europa delle cattedrali (definizione sempre di Schuman) come emblema caratterizzante di quel che avrebbe dovuto essere, insomma. Ma la visione dello statista francese – al pari di quella di Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi – era laica: niente a che vedere con rivendicazioni confessionali o con intenzioni più o meno manifeste di imporre il cristianesimo quale religione comunitaria. Nessuno spirito di revanche crociata né desiderio di brandire vessilli identitari a definire un fortino da purificare e preservare da attacchi e infiltrazioni esterne.

Una visione che sarebbe stata condivisa dal teologo Romano Guardini, che nelle sue dense ma al contempo brevi riflessioni sull’Europa (raccolte qualche anno fa dalla casa editrice Morcelliana) delineava le basi per una costruzione comune che potesse avere successo e respiro. “Se quindi l’Europa deve esistere ancora in avvenire, se il mondo deve ancora aver bisogno dell’Europa”, scriveva Guardini, “essa dovrà rimanere quella entità storica determinata dalla figura di Cristo, anzi, deve diventare, con una nuova serietà, ciò che essa è secondo la propria essenza. Se abbandona questo nucleo, ciò che ancora di esse rimane, non ha molto più da significare”. Silvano Zucal, grande esperto della materia e che di quella raccolta scrisse la premessa, osservò che le meditazioni di Guardini, “frutto di una riflessività e d’una originalità straordinarie, dicono che solo l’Europa poteva diventare non solo un ‘destino’ di ricomposizione per la sua personale identità duale, ma anche un compito etico da consegnare al futuro dei popoli europei fuoriusciti dall’epoca tragica segnata dalle guerre, dai totalitarismi e dalla macchia indelebile della Shoah”.

Già nel 1980, in un’omelia tenuta a Cracovia, l’allora cardinale Joseph Ratzinger (a Guardini assai legato, tanto da citarlo perfino nel suo ultimo discorso prima di lasciare per sempre il Palazzo apostolico, nel 2013) diceva che “ogni popolo europeo può e deve riconoscere che la fede ha creato la propria patria e che perderemmo noi stessi sbarazzandoci della nostra fede”. Si trattava di ribadire il concetto che l’Europa com’è oggi, sopravvissuta a secoli di guerre e disfacimenti di piccoli e grandi principati, è opera della fede cristiana insieme alla filosofia greca e al pensiero romano.

Il problema, mai come ora così attuale e decisivo, è capire cosa è l’Europa. Parlando a Berlino nel 2000, in pieno dibattito sulla necessità (o meno) di riconoscere l’impronta giudaico-cristiana nella Costituzione europea, Ratzinger spiegò che l’Europa è in primo luogo un concetto culturale e storico, e solo in un secondo tempo indica una realtà geografica. Guardini l’aveva anticipato di quasi mezzo secolo. Già settantenne, il teologo e filosofo italo-tedesco, parlando all’Università di Monaco, chiariva che “l’Europa non è un complesso puramente geografico, né soltanto un gruppo di popoli, ma un’entelechia vivente, una figura spirituale operante”.

ARTICOLI CORRELATI A lezione di Europa da Ratzinger Così l'Europa dimentica la religione Manent fotografa il cristianesimo in EuropaUn qualcosa in movimento, dunque, che si è sviluppato una storia “che passa per quattromila anni e a cui non si può finora paragonare nessun’altra ricchezza di personalità come di forze, in audacia d’azioni come in profondi movimenti di destini sperimentati, in ricchezza di opere prodotte come in pienezza di significato immessa in ordini di vita creati”. Certo, avvertiva Guardini, “nessuna forma di vita è eterna”. Tuttavia, “la struttura essenziale europea c’è; la vediamo anzi in ogni gesto, la percepiamo in ogni parola, la sentiamo con intensità nuova, dolorosa in noi stessi. Così siamo fiduciosi che continuerà e sarà soggetto di storia”. A patto che esamini “se stessa con la più decisa serietà” e rifletta “sul suo proprio essere”. Si tratta semmai di ridestarla, di considerare le tante cattedrali che pullulano le città non solo come vecchi musei, ma come simbolo di una grande storia comune. Utile sarebbe, forse, “farla finita con la neutralizzazione di ogni religione e di ogni etica sostantiva”, come diceva a questo giornale il cardinale Angelo Scola il 4 agosto. Le religioni, aggiungeva l’arcivescovo di Milano, “non vanno pensate come soggetti che cercano tutele, ma come realtà vitali capaci di sviluppare una soggettività pubblica, liberamente assunta e il più possibile cordialmente dialogata. In quest’età post secolare in cui, con la modernità, è stato abbandonato il riferimento a Cristo come senso di un cammino, bisogna riconoscere che tutti i tentativi fatti per sostituirlo sono falliti. Basti rifarsi al discorso del crollo delle grandi narrazioni”.

Manca, scriveva Guardini nel lontano 1955, “ciò che è più intimamente decisivo: la figura di Cristo. E non nel senso che un determinato gruppo di popoli l’avrebbe accolto come maestro religioso, il loro carattere peculiare però sarebbe stato determinato anche senza questo; ma diventò ciò che è, perché il suo spirito per quasi due millenni fu attivo fin nella loro più intima profondità e nella loro più delicata finezza”. L’essere di Cristo, continuava il teologo, “ha liberato il cuore all’uomo europeo. La sua personalità gli ha dato la capacità straordinaria di vivere la storia e di esperire il destino. La sua serietà, che lo volesse o no, ha sostenuto l’opera dello spirito europeo”. Affermazioni nette che paiono stridere con lo stato dell’Europa odierna, mostro burocratico più che casa dei popoli, incapace di rispondere alle sfide essenziali che le si pongono dinanzi e che giorno dopo giorno è minacciata da venti ostili che ne preconizzano lo sgretolamento finale.

Non è un caso che alla questione sia dedicato l’annuale incontro degli allievi del professor Ratzinger, che si stanno incontrando proprio in questi giorni a Castel Gandolfo per discutere proprio di Europa. Alla fine, come sempre, il tema è stato scelto da Benedetto XVI, benché “con una certa esitazione”, ha rivelato padre Stephan Horn, coordinatore dello Schülerkreis, in un’intervista concessa ad Acistampa. “Quando lo ha scelto, ha posto la domanda: ‘E’ ancora viva l’Europa? C’è ancora una Europa? Esiste veramente l’Europa?’”. Affermazioni che rievocano quelle di Papa Francesco, pronunciate all’atto di ricevere il prestigioso premio Carlo Magno, lo scorso maggio: “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”.

Non è banale pessimismo, quello di Bergoglio e Ratzinger, bensì la necessità di comprendere fino a che punto il concetto “post europeo” e “anti europeo” di ragione autonoma abbia finito per compromettere non solo le fondamenta dell’ideale comunitario ma anche i pilastri su cui s’erge ogni società umana. Nel celebre discorso tenuto da Ratzinger a Norcia il 1° aprile del 2005, l’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede tornò sul dibattito circa la menzione delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione europea. “L’affermazione che la menzione delle radici cristiane dell’Europa ferisce i sentimenti dei molti non cristiani che ci sono in Europa, è poco convincente, visto che si tratta prima di tutto di un fatto storico che nessuno può seriamente negare”. Naturalmente, proseguiva Ratzinger, “questo cenno storico contiene anche un riferimento al presente, dal momento che, con la menzione delle radici, si indicano le fonti residue di orientamento morale, e cioè un fattore d’identità di questa formazione che è l’Europa”. Ma la domanda è: “Chi verrebbe offeso? L’identità di chi viene minacciata? I musulmani, che a tale riguardo spesso e volentieri vengono tirati in ballo, non si sentono minacciati dalle nostre basi morali cristiane, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata che nega le proprie basi. E anche i nostri concittadini ebrei non vengono offesi dal riferimento alle radici cristiane dell’Europa, in quanto queste radici risalgono fino al monte Sinai: portano l’impronta della voce che si fece sentire sul monte di Dio e ci uniscono nei grandi orientamenti fondamentali che il decalogo ha donato all’umanità. Lo stesso vale per il riferimento a Dio: non è la menzione di Dio che offende gli appartenenti ad altre religioni, ma piuttosto il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente senza Dio”. Le motivazioni erano ben altre, “più profonde”, sottolineava: “Presuppongono l’idea che soltanto la cultura illuminista radicale, la quale ha raggiunto il suo pieno sviluppo nel nostro tempo, potrebbe essere costitutiva per l’identità europea”. Una cultura in cui “possono coesistere differenti culture religiose con i loro rispettivi diritti, a condizione che e nella misura in cui rispettino i criteri della cultura illuminista e si subordino a essa”.

Una cultura che “è dfeinita dai diritti di libertà”, che “parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto”, compresa la libertà della scelta religiosa”. Il divieto di discriminazione, sempre incluso in quella cultura, “può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa”. Ma, aggiungeva infine Ratzinger, “la concezione mal definita o non definita affatto di libertà, che sta alla base di questa cultura, inevitabilmente comporta contraddizioni; ed è evidente che proprio per via del suo uso (un uso che sembra radicale) comporta limitazioni della libertà che una generazione fa non riuscivamo neanche a immaginarci. Una confusa ideologia della libertà conduce a un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà”.
di Matteo Matzuzzi | 29 Agosto 2016

http://www.ilfoglio.it/gli-inserti-del-foglio/2016/08/29/non-c-europa-senza-cristo___1-v-146528-rubriche_c173.htm

SPINELLI E IL GERME DELLA GUERRA
 DI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org
Tempi da leggenda e sirene di guerra … mentre per la prima volta dalla fine della guerra fredda, il governo tedesco si appresta a varare un "Piano di Difesa Civile" per fare fronte ad eventuali emergenze catastrofiche, terrorismo, incidenti nucleari e conflitti armati. Il documento di 69 pagine insiste sul rafforzamento delle strutture sanitarie e sull'implementazione di un sistema d'allarme affidabile, preme per il supporto dei civili alle forze armate, e soprattutto invita la popolazione a fare scorta di acqua, due litri a persona per 5 giorni, e specialmente di alimenti che siano sufficienti per 10 giorni. Queste misure, spiega il piano di emergenza, sarebbero necessarie per istruire in modo appropriato i cittadini, perché in un prossimo futuro "non si possono escludere situazioni che minacciano la vita e l'esistenza delle persone". L'ultimo programma di difesa civile tedesca era stato elaborato nel gennaio del '89, prima della caduta del muro di Berlino, e quando la Nato si esercitava per una guerra nucleare con l'Urss. Anche oggi la Nato ha accerchiato la Federazione Russa con decine di basi nucleari, quindi si ripropone la stessa tensione geopolitica di allora.


Mentre a Ventotene è andato in onda l'ultimo atto della commedia dell'arte europea, che smentirebbe inesorabilmente il "sogno europeo di benessere e progresso" dei Padri Fondatori … ma quale "sogno"? Con una becera propaganda di regime i figli legittimati dai padri hanno reso omaggio alla tomba del falso mito di Altiero Spinelli, quando sarebbe il caso di riflettere sulle ragioni che hanno portato alla nascita della "Comunità Europea", figlia dell'imperialismo americano, che conteneva già dalle origini tutti i germi delle future disgrazie … scrive infatti Spinelli il 12 aprile 1953, nel suo Diario: " … Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono" (A. Spinelli, Diario Europeo 1948-1969).

Dal Manifesto di Ventotene emerge dunque un progetto unionista europeo ben diverso dal propagandato “sogno di pace”, ed ora serve una guerra per consolidarlo ... dopo il Brexit, che ha fortemente squassato il "fogno", si è sentito il bisogno di rilanciare il mito leggendario, recuperando tutti i simboli di un naufragio storico, sociale, civile … a Ventotene è andato in onda il funerale dell'Ue (Mauro Bottarelli), quell'Unione che ha tradito con ogni mezzo i propri cittadini, in modo particolare quelli dei paesi del sud, con politiche economiche mirate a rimpinguare i forzieri dei banksters e a distruggere diritti sociali, benessere, occupazione e welfare, che avevano finora tutelato la vita delle persone.
Dietro la leggenda si cela la falsa informazione. Non è assolutamente vero infatti che l’unificazione europea abbia garantito settant’anni di pace sul continente, se consideriamo "sine ira ac studio" tutte le guerre avvenute negli ultimi anni: Irlanda del Nord, Paesi Baschi, Guerra Fredda, Balcani, Ucraina. Appunto nel settembre 2000 esce un curioso articolo del "Telegraph" di Ambrose Evans-Pritchard, uno dei pochi articoli pubblicati dalla stampa ufficiale, che denunciava l'intervento della CIA nella campagna di propaganda degli anni '50 e '60 per un'Europa unita …
Infatti alcuni documenti governativi americani resi di dominio pubblico mostravano che i servizi segreti americani avevano finanziato e diretto il movimento federalista europeo. I documenti erano stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore della Georgetown University di Washington, e comprendevano file resi pubblici dai National Archives. Da ciò si deduce che il principale strumento di Washington per forgiare l’agenda europea fu l’American Committee for a United Europe (ACUE), costituitosi nel 1948 … in pratica un Comitato americano nato e finanziato proprio dagli Usa (Rockefeller Fondation e Ford Foudation).
Guarda caso il primo Presidente del “Comitato” fu William Donovan, capo dell’ufficio USA dei servizi strategici durante la Seconda Guerra mondiale (Office of Strategic Services, OSS), e precursore della  CIA. Il vice presidente fu Alen Dulles, direttore della CIA dal 1953 al 1961. Fu presente nel consiglio anche Walter Smith, nominato nell’ottobre 1950 primo direttore della CIA. Poi c'era Paul Hoffman, ex ufficiale dell’OSS, capo dell’amministrazione del “Piano Marshall” e presidente della Fondazione Ford, che divenne capo di ACUE verso la fine degli Anni Cinquanta. In pratica i fondatori di ACUE erano tutti uomini dei servizi segreti americani, ciò spiega come l’UE sia stata una creatura del Dipartimento di Stato e della CIA.  Il progetto politico completava il piano di dominio americano e comprendeva tre fasi: “Piano Marshall”, nel 1948-1952, (dominio economico), NATO dal 1949 (dominio militare), UE (dominio politico).
La filiale europea di ACUE poi fu rappresentata dal "Movimento Europeo" ed era la più importante organizzazione federalista del dopoguerra. Uno dei fondatori del Movimento Europeo era Joseph Retinger ossia colui che qualche anno più tardi diventerà il segretario responsabile delle riunioni del Club Bilderberg.  Il "Movimento Europeo"  giocherà un ruolo essenziale nel processo di colonizzazione europea «esercitando influenza sulle istituzioni nazionali e comunitarie».

I Presidenti del Movimento furono proprio alcuni degli uomini ritenuti i "Padri dell’UE" come Henry Spaak, Giscard D’Estaing e Robert Schuman, ed anche Winston Churchill, Konrad Adenauer, , François Mitterrand … gli italiani sono stati insieme ad Altiero Spinelli, De Gasperi che ne è stato presidente onorario e Giorgio Napolitano.
Successivamente Rockefeller finanziatore di ACUE e Retinger del "Comitato Europeo" diedero vita nel 1954 al "Gruppo Bilderberg", per proseguire gli interessi USA nella creazione di una UE che fosse diretta rappresentanza delle élite sovranazionali e non dei popoli. Ed ecco che al Bilderberg si succedono in ordine di tempo Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli e Romano Prodi … ossia quelli che vengono osannati come i "Padri Fondatori dell’Unione Europea".
E come ha affermato Zbigniew Brzezinski , Consigliere Usa per  la sicurezza nazionale, nonché fondatore della Commissione Trilaterale nel suo saggio “La grande scacchiera”, l’Europa Unita doveva fungere da strumento di colonizzazione Usa e testa di ponte verso il continente asiatico … perché lo stato dell’economia oggi "richiede imperativamente la guerra".
Del resto leggendo il "Manifesto di Ventotene" del 1941, ci rendiamo conto di quanto fosse velleitario e utopistico il progetto di Spinelli, totalmente slegato da un'analisi oggettiva della storia europea e fortemente guidato da un'ideologia falsamente "socialista", subdolamente neoliberista, o comunque ferocemente ostile allo stato nazione, l'unico che nei millenni di storia occidentale ha permesso il sorgere di una qualche sorta di "democrazia".

Spinelli dice che: "La sconfitta della Germania non porterebbe automaticamente al riordinamento dell'Europa secondo il nostro ideale di civiltà. Nel breve intenso periodo di crisi generale, in cui gli stati nazionali giaceranno fracassati al suolo, in cui le masse popolari attenderanno ansiose la parola nuova e saranno materia fusa, ardente, suscettibile di essere colata in forme nuove, capace di accogliere la guida di uomini seriamente internazionalisti, i ceti che più erano privilegiati nei vecchi sistemi nazionali cercheranno subdolamente o con la violenza di smorzare l'ondata dei sentimenti e delle passioni internazionalistiche, e si daranno ostinatamente a ricostruire i vecchi organismi statali. Ed è probabile che i dirigenti inglesi, magari d'accordo con quelli americani, tentino di spingere le cose in questo senso, per riprendere la politica dell'equilibrio delle potenze nell'apparente immediato interesse del loro impero."

In più l'internazionalismo socialista di Spinelli smentisce tristemente quello che già si stava realizzando nella società imperialistica, dove il proletariato restava legato al territorio e a politiche localistiche, mentre il potere finanziario si stava gradualmente sganciando dal territorio e stava diventando sempre più transnazionale e globalizzato. "Il nuovo ordine mondiale, che troppo spesso appare come un nuovo disordine mondiale, ha bisogno proprio di stati deboli per conservarsi e riprodursi." (Z. Bauman)

La miopia profetica di Spinelli prosegue poi attraverso un'analisi prospettica che si è rivelata indiscutibilmente disgraziata: "Le forze conservatrici, cioè i dirigenti delle istituzioni fondamentali degli stati nazionali: i quadri superiori delle forze armate, culminanti là, dove ancora esistono, nelle monarchie; quei gruppi del capitalismo monopolista che hanno legato le sorti dei loro profitti a quelle degli stati; i grandi proprietari fondiari e le alte gerarchie ecclesiastiche, che solo da una stabile società conservatrice possono vedere assicurate le loro entrate parassitarie; ed al loro seguito tutto l'innumerevole stuolo di coloro che da essi dipendono o che sono anche solo abbagliati dalla loro tradizionale potenza; tutte queste forze reazionarie, già fin da oggi, sentono che l'edificio scricchiola e cercano di salvarsi. Il crollo le priverebbe di colpo di tutte le garanzie che hanno avuto fin'ora e le esporrebbe all'assalto delle forze progressiste." In realtà è accaduto esattamente il contrario, le forze conservatrici non hanno difeso lo stato nazione, ben sapendo che sarebbe stato avverso ai loro interessi turboliberisti, con tutte le proprie pastoie democratiche divenute ormai desuete per l'alta finanza ... ed hanno invece forzato l'aggregazione transnazionale degli stati, con tutto quello che ne consegue: libera circolazione delle merci, degli uomini e dei capitali.

Alla fine Spinelli demolisce definitivamente anche solo l'idea di "stato nazione", considerato la peggior sventura possibile, nemico del progresso, del benessere, della democrazia e della pace: " Ma essi hanno uomini e quadri abili ed adusati al comando, che si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. Nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffati. Si proclameranno amanti della pace, della libertà, del benessere generale delle classi più povere. Già nel passato abbiamo visto come si siano insinuati dentro i movimenti popolari, e li abbiano paralizzati, deviati convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovrà fare i conti. Il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico." (Altiero Spinelli, Manifesto di Ventotene 1941-44)

In verità il "falso e pasticciato socialismo" di Spinelli ha rappresentato la retorica più ipocrita di un'ideologia rivelatasi malsana, sbagliata e funesta, pilotata dalle oligarchie finanziarie transnazionali, che hanno condannato alla stagnazione tutta l'Europa e hanno imposto il nuovo regime dei banksters. Le politiche neoliberiste di macelleria sociale che in questi anni hanno creato disoccupazione, disperazione e innumerevoli suicidi per motivi economici, vogliono cancellare i diritti sociali e i diritti dei lavoratori faticosamente conquistati, vogliono imporre una disoccupazione strutturale ed una migrazione compulsiva e continua, per provocare deflazione salariale e flessibilità spinta nel mondo del lavoro.

E poi dall'europeismo spinelliano patologico sono nati gli attuali sicari dell'euro: Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, e Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea … sono loro che decidono il futuro d'Europa, un futuro grigio, fatto di povertà e rigore. I cinque eurocrati hanno prodotto il "Five Presidents Report" nel giugno 2015, che pianifica il futuro dell'Europa da qui al 2025, e progetta la creazione di un "Superstato Europeo".
Un abile stratagemma per creare un governo economico unico europeo, al fine di salvaguardare accuratamente l'eurozona dall'assalto delle forze centrifughe populiste. Perfino Boris Johnson, poco prima del Brexit, si era scatenato sulle colonne del "Telegraph", rivelando lo scoop dei nuovo piani nazisti di unificazione della UE da parte dell’eurocrazia dominante.

Giusto per blindare i piani imperialistici poi, è in atto una lenta ma graduale militarizzazione dell'Europa … in Francia al ritorno dalle vacanze gli studenti seguiranno corsi appositi antiterrorismo, mentre i presidi dovranno seguire un addestramento specifico presso i centri della Gendarmeria e fungeranno nei mesi a venire da agenti di raccordo con i funzionari della sicurezza, che aumenteranno di numero. Intanto il governo tedesco, dopo l'annuncio di zia Angie che il terrorismo islamico non è stato una diretta conseguenza del massiccio afflusso di immigrati musulmani in Germania, sta considerando di riportare la coscrizione a livello nazionale, per rispondere agli attacchi terroristici e per difendere le frontiere dall'immigrazione clandestina.

Berlino ha annunciato di voler prendere misure più efficaci e di voler spendere molto di più per le forze di polizia e di sicurezza, per creare anche una speciale unità di contrasto alla criminalità informatica e al terrorismo. Il governo tedesco infatti aveva abolito il servizio militare obbligatorio nel 2011, sostenendo che non vi era in quel momento la necessità geopolitica per mantenerlo, scelta chiaramente manovrata dagli Usa, perché un'Europa priva di un proprio efficiente apparato di difesa diveniva ulteriormente ostaggio dell'egemonia militare degli Usa. Rimarcando l'inaspettata militarizzazione della società tedesca, il ministro della Difesa Ursula von der Leyen ha detto che la futura "Bundeswehr" sarebbe una formazione di polizia federale, adibita alle operazioni di antiterrorismo nazionale.

La carta del Ministero degli Interni cita anche gli obblighi dei civili e delle organizzazioni per l'assistenza del Bundeswehr, in particolare aiutando le "organizzazioni di reclutamento e le infrastrutture di alloggio" … alcune delle funzioni di supporto dei militari potrebbero anche essere affidate alla società civile, come "una disposizione limitata di ristorazione per le truppe durante le operazioni".  Tuttavia, il documento va ben oltre le attività di outsourcing militari moderni e discute di altre proposte, simili alle misure da prendersi in tempo di guerra. 

Rosanna Spadini
Fonte: www.comedonchisciotte.org
29.08.2016

Riferimenti
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html

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