ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 25 agosto 2016

Riduzione psicologistica e spiritualistica della fede

Se la fede si riduce a sentimentoNel libro di Luigi Negri “False accuse alla Chiesa un giudizio inequivocabile su Lutero: «Ha demolito la Chiesa riducendo la fede a sentimento». E sul referendum costituzionale pone un interrogativo per orientarsi: «Chiediamoci in questo nuovo assetto che fine farebbe la realtà della Chiesa».

«Chiamiamo le cose con il loro nome, Lutero non voleva riformare, ma ha obiettivamente demolito la Chiesa. Ha ridotto la fede a sentimento e soppresso la realtà ecclesiale nella sua sacramentalità. E' inesatto e parziale dire che è stato un riformatore non capito». Sono parole di monsignor Luigi Negri, che domenica sera al cinema Tiberio di Rimini ha presentato in un affollato incontro pubblico il suo ultimo libro, la nuova edizione aggiornata di "False accuse alla Chiesa.
Quando la verità smaschera i pregiudizi", editore Gribaudi, con una presentazione di mons. Luigi Giussani.
Fra i dieci capitoli del lavoro, scritto nello stile vigoroso e sintetico che contraddistingue l'autore, uno è dedicato appunto al protestantesimo, un tema attualissimo visto l'ormai prossimo cinquecentenario delle origini. Rispondendo alla domanda del moderatore su cosa fosse accaduto nel 1517 e anni seguenti, ha spiegato l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio:
«Lutero ha iniziato la riduzione della fede a sentimento. Sotto la spinta di tante problematiche, anche personali e morali, ma è indubbio che da Lutero in poi la fede non è una cosa oggettiva, un incontro reale e storico che continua a seguirmi: è un sentimento. Detto nelle sue formulazioni più radicali: se senti di essere salvato sei salvato; se non senti di essere salvato non sei salvato».
Il sentimento si provoca nella lettura della Sacra Scrittura. Per cui la realtà ecclesiale nella sua concretezza, non solo non è più necessaria ma anche è sostanzialmente dannosa. La Chiesa costituisce una forma di mediazione indebita tra Cristo e la persona. Ma il Cristo che il protestante sostiene di incontrare, è un Cristo che finisce molto rapidamente ad essere il contenuto del messaggio scritturistico, interpretato adeguatamente dagli esegeti.
Le cose bisogna chiamarle con il loro nome, Lutero non voleva riformare, non so se in partenza avesse questo desiderio, ma di fatto obiettivamente ha demolito la Chiesa. Quando ha iniziato la sua demolizione, la Chiesa cattolica era fiorente in quasi tutta Europa. Ma se la fede è un problema individuale, soggettivo, non si può neanche vedere la Chiesa, la vera Chiesa che è quella degli eletti è segreta: la vede solo Dio e uno la individua nella sua coscienza. Perciò non c'è una storicità della Chiesa degli eletti, c'è la storicità della Chiesa tedesca, inglese, francese....
Abbinato a questo c'erano enormi possessi economici e fondiari: i grandi ordini cavallereschi tedeschi possedevano due terzi delle campagne. Ecco, una cosa che non c'entra assolutamente con la fede cattolica e che se non verrà mai superata dai luterani impedirà il ritorno, oltre il fatto che le donne sono anche vescovesse, è che è stata creata la Chiesa di Stato. Lutero dice: in tutta questa massa di realtà ecclesiale, io chiedo ai principi della nazione tedesca di proteggerci. Così nasce la Chiesa tedesca.  In Inghilterra c'è la chiesa anglicana, a Praga la chiesa ussita e così via. Così, per la prima volta, la qualificazione ecclesiale non è la fede, ma essere tedeschi, inglesi, francesi eccetera. 
Riduzione psicologistica e spiritualistica della fede, e soppressione della realtà ecclesiale nella sua sacramentalità: Lutero non ritiene che la Chiesa sia sacramento, anche perché ha fatto praticamente scomparire quasi tutti i sacramenti, tranne il battesimo.
Noi ci siamo trovati di fronte, in questi tre secoli, a un tentativo di demolizione dall'interno della Chiesa che è di carattere protestantico. Quando alcuni grandi uomini di Chiesa come Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II parlavano di un cripto-protestantesimo presente nella realtà della Chiesa cattolica, dicevano che il nemico protestante non era fuori, il nemico protestante si era saldamente insediato all'interno della Chiesa.
Questo è Lutero. Se si dice un'altra cosa, se si dice che è stato un grande riformatore ma la Chiesa non l'ha capito, eccetera, si dicono cose certamente parziali e inesatte".
La presentazione del libro, promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per la Dottrina Sociale della Chiesa, è proseguita sul doppio binario del passato (Rivoluzione francese, concordati), della storicità dell'avvenimento cristiano e del presente.
All'inizio Negri ha dato note di metodo sullo studio della storia della Chiesa ed ha ricordato come, nella Gioventù Studentesca degli anni '60 guidata da Giussani, nascevano le cosiddette "schede di revisione" su argomenti storici, letterari o scientifici, ciclostilate e distribuite gratuitamente. In qualche caso, come "Sul problema di Galileo", ne nascevano degli opuscoli a stampa autofinanziati, grazie all'aiuto personale del sacerdote di Desio. Argomenti lontani nel tempo che finivano nelle aule e costituivano punti di discussione con il laicismo imperante nelle scuole.
«E' la dialettica della fede. E' la dialettica fra la fede e il mondo. Se una fede non è dialettizzata dal mondo e non dialettizza il mondo non ha senso», ha commentato Negri. E circa il rapporto tra Chiesa e Stato: «Questa tensione tra potere e Chiesa, fra potere e vita e libertà religiosa, è una costante della vita della Chiesa, ritorna in infiniti modi. Pensate che oggi il dibattito sui cosiddetti valori sensibili, non riproponga uno scontro frontale con una concezione della vita totalmente atea, puramente scientifica e tecnologica, in cui tutto è scienza e tecnologia, la modalità con cui far nascere i bambini o con cui decidere di non farli nascere, con cui manipolarne l'esistenza? Oggi il nuovo totalitarismo è tecno-scientifico».
Di qui Negri è arrivato al dibattito sulla riforma costituzionale: «Il punto è che le due realtà siano indipendenti e sovrane. Guardate bene in questo nuovo assetto che fine fa la realtà della Chiesa. La nostra Costituzione ha certamente considerato che la nostra società sia fatta di persone, famiglie, gruppi, realtà sociali di maggiore o minore incidenza, ma anche di una realtà sociale strana e irriducibile alle altre che si chiama Chiesa cattolica.
Se il nuovo dettato costituzionale facesse venir fuori un'immagine - lo dico ipoteticamente - di società come insieme di individui; se si riconoscono solo i diritti degli individui, e già si fa fatica a riconoscere quelli della famiglia, meno che mai si riconoscono i diritti della Chiesa: quello è un cambiamento costituzionale che deve essere respinto, secondo me. Mi soffermo su questo perché non c'è fede senza battaglia».
«La Chiesa deve affermare in ogni momento della sua storia che il potere non la surclassa, d'altra parte deve vivere con coerenza la riduzione delle sue pretese sullo Stato. La Chiesa non ha la pretesa di guidare lo Stato. La Chiesa non ha mai voluto essere una Chiesa di Stato, anzi la sua idea fondamentale è che nella società ci sia libertà per tutti». «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo: il pericolo è lì, ragionare come il mondo. Vivere come il mondo è una meschina necessità, perché anche il cristiano è sottoposto alla tentazione. Ma ragionare secondo il mondo è il peccato dal quale dipendono tutti gli altri».
«Nella missione c'è la lotta col potere. La missione non si riduce alla lotta per il potere, ma non c'è vera missione se è fatta in modo irenico: ci sono le leggi che stanno cambiando faccia della società e della famiglia, ma a noi cristiani non interessano queste cose... a noi interessa la nostra esperienza soggettiva, il nostro dire ai nostri amici non cristiani, sussurrandoglielo: “Eh, per non correre la tentazione di coartare la loro libertà...”. Questa non è la missione della Chiesa.
La missione della Chiesa è che di fronte al mondo, in modo opportuno o inopportuno, la Chiesa continui a dire il grande annuncio di Cristo. E lo dice non con un annuncio astratto, ma con una realtà di popolo. L'evangelizzazione fa nascere e incrementa la Chiesa. Le prime prediche, fatte dai primi, che avevano le mani abbastanza ruvide anche loro... perché quando Pietro parla, fra quelli che lo ascoltano ci sono quelli che hanno fatto la pelle al Signore. E lui non dice assolutamente: facciamo come se non fosse successo nulla, perdono tutti. Il perdono si dà dopo avere indicato le responsabilità. Il perdono di Dio ci raggiunge nella Confessione ma soltanto quando uno ha ammesso la sua colpa e ha sentito su di sé il giudizio della Chiesa. Il giudizio della Chiesa si esprime come perdono, ma c'è, il giudizio".
E ancora sul tema del prossimo referendum: «La Chiesa non può non giudicare cose del genere, se non giudica cose del genere tradisce la sua missione. Perciò chiunque dicesse, qualunque sia il colore del suo vestito, che si può stare in silenzio a pensare ad altro, tradisce la Chiesa».
Negri ha poi fatto un parallelo storico con il no del papa alle leggi razziali del fascismo: «Se la Chiesa non ha questo coraggio, lascia il popolo allo sbando. Ma se il popolo viene lasciato alla sbando, il popolo ha - per me - il sacrosanto diritto di dire: ma voi pastori, perché ci lasciate allo sbando? Ci sono vicende della vita socio-politiche su cui i veri cristiani non possono stare in silenzio». 
di Paolo Facciotto 25-08-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-se-la-fedesi-riducea-sentimento-17208.htm
Ecco come il bergogliano Zuppi ha entusiasmato il Meeting di Cl a Rimini
 Giovanni Bucchi 

Dalla misericordia come il collirio alla vera contrapposizione dentro la Chiesa: ecco come l'arcivescovo di Bologna ha conquistato la platea ciellina. Ricordando che Benedetto XVI è papa emerito e basta.
Ha parlato ininterrottamente per quasi un’ora e mezza, tenendo incollate alla sedia oltre 1.500 persone tra cui moltissimi giovani. Ha tenuto sveglia la platea col suo inconfondibile eloquio romanesco, ricorrendo a battute e immagini semplici per meglio veicolare il suo pensiero. E’ stato ricoperto di applausi scroscianti, in un vero tripudio, di quelli che il popolo del Meeting di Rimini riserva solo ai suoi ospiti più cari. Insomma, monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna fresco di nomina voluta da Papa Francesco, non poteva immaginare un debutto migliore alla kermesse ciellina.
QUELLA SINTONIA TRA ZUPPI E CL
Così diverso dal suo predecessore sotto le Due Torri, il cardinale Carlo Caffarra, il bergogliano Zuppi (vicino alla Comunità di Sant’Egidio) ha sin da subito stabilito un certo feeling con la comunità ciellina di Bologna, forte anche di alcuni proficui rapporti maturati con esponenti del Movimento ecclesiale in quel di Roma. L’affetto per lui in sala era palpabile. Ben diverso invece quanto andato in scena proprio negli stessi minuti nell’auditorium adiacente della Fiera di Rimini, dove l’incontro sulla riforma costituzionale con Sabino Cassese è stato disertato all’ultimo dalla ministraMaria Elena Boschi (ufficialmente per le vittime del terremoto, nonostante fosse già arrivata tra gli stand del Meeting) si è svolto davanti a numerose sedie vuote (come testimoniato da questo articolo).
LA MISERICORDIA COME UN COLLIRIO
Se c’è un aspetto in cui monsignor Zuppi assomiglia in più di ogni altra cosa a Jorge Mario Bergoglio è nel suo modo diretto di comunicare, con efficaci esempi pensati per semplificare i concetti. Introdotto da Davide Perillo, direttore del mensile di Cl Tracce, l’arcivescovo di Bologna ha prima approfondito il titolo di questa 37° edizione del Meeting (“Tu sei un bene per me”) aggiungendo che “senza un tu restiamo prigionieri dell’io” e che “certi rigugiti di nazionalismo ed etnicismo rivelano un’inquietante annullamento della persona”, poi si è focalizzato sulla misericordia spiegata con una singolare metafora. “La misericordia – ha detto – è come il collirio, permette di vedere la realtà, libera dalla paura e dalla diffidenza, stabilisce una relazione con un tu e non con un nemico da contrastare”. Per Zuppi la misericordia “aiuta a scoprire il tu come un bene, anche con il profugo”.
IL DISCORSO DI FRANCESCO A FIRENZE
Al centro del l’intervento di ieri di monsignor Zuppi c’era il discorso di Francesco al convegno ecclesiale della Cei tenutosi nel novembre 2015 a Firenze (qui l’analisi di Formiche.net). “La Chiesa – sono state le parole del prelato – ha una grande responsabilità, deve in modo creativo esercitare il suo ruolo per aiutare la ricostruzione del nostro Paese. Non si tratta di un optional, ma di un orizzonte al quale devono tendere tutte le nostre comunità”. E proprio con riferimento al discorso del Papa, Zuppi ha ricordato l’immagine “bellissima” dell’Ospedale degli Innocenti, “dove una madre quando lasciava un figlio spezzava una moneta, tenendosene una metà nella speranza un giorno di poterlo ritrovare. La Chiesa ha la metà della moneta di tutti i poveri, perché è una madre che non si dà pace finché non ritrova suo figlio”. E ancora: “La vera contrapposizione all’interno della Chiesa non è tra conservatori e progressisti, ma tra la Chiesa prima di Pentecoste, chiusa, che rimanda il misurarsi con il mondo, e una Chiesa piena del fuoco dell’amore che la spinge ad uscire per parlare a tutti gli uomini”. Si capisce così ancor meglio la parabola del buon samaritano “che per capire i problemi del mondo e sconfiggerne le cause, prima di tutto si prende cura di quel moribondo che trova per strada. Questo fa la Chiesa, che è maestra proprio perché è madre. E soltanto perché è madre la Chiesa saprà essere maestra, altrimenti non saprebbe generare figli”.
Per monsignor Zuppi è arrivato il momento di “smetterla di vivere la Chiesa come un condominio o un salotto, invece che come una comunità viva”. “Noi – ha aggiunto – non dobbiamo avere la preoccupazione di proteggere i sani ma di guarire gli ammalati, e il nostro primo incontro deve essere con i poveri”.
QUELL’INSISTENZA SUL PAPA EMERITO
Sono stati frequenti i riferimenti (positivi) di monsignor Zuppi a Benedetto XVI e al suo pontificato. L’arcivescovo di Bologna ne ha anche approfittato per mettere alcuni puntini sulle i, come quando ha sottolineato con una certa enfasi che trattasi di “Papa emerito, con buona pace di qualche irriducibile che non rende buon servizio soprattutto a Papa Benedetto che si difende da solo, come oggi spiega lui (qui l’intervista su Repubblica a cui si fa riferimento, ndr), un uomo coraggioso che con intelligenza e libertà si è dedicato alla strada del rinnovamento e della lotta contro l’autosufficienza e sporcizia degli uomini di Chiesa”. La stoccata di Zuppi sembra diretta a chi contesta il papato di Bergoglio mettendolo in contrapposizione a quello di Joseph Ratinzger, a partire dal giornalista cattolico Antonio Socci che in ben altri tempi era un ospite molto seguito al Meeting. “Francesco ci aiuta a uscire, credo che per farlo abbia ingaggiato qualche buttafuori” ha aggiunto Zuppi, affermando che “ogni Papa porta con sé un dono, e viverlo non significa smentire chi lo ha preceduto, perché cambiare non è smentire, mentre questa tentazione del cercare fratture ad ogni costo e ignorare le novità che si presentano sembra voler dire che tutto deve restare sempre uguale”.
(Nella foto, monsignor Zuppi al Meeting accompagnato dall’ex sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti, Elena Ugolini)


http://formiche.net/2016/08/25/ecco-come-il-bergogliano-zuppi-ha-entusiasmato-il-meeting-di-cl-rimini/ 

Il caso Socci

Dalle critiche al Papa a quelle a Cl. “Io obbedisco alla mia coscienza”. E i fan aumentano
Antonio Socci (foto LaPresse)
         

Roma. Cinquantaduemilatrecentosettanta seguaci su Facebook, libri a profusione con vendite record. Antonio Socci, giornalista, da tre anni è diventato un piccolo caso. Ogni suo commento sul Papa regnante, Francesco, incassa l’applauso della folta schiera di fan. E i commenti sono al vetriolo, contro Bergoglio che starebbe annichilendo la chiesa a colpi di rivoluzioni esteriori che “i media esaltano salvo poi parlare subito di continuità rispetto ai pontificati precedenti” quando si tratta di parlare di dottrina, morale, Magistero. Eppure, Socci all’indomani dell’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires era entusiasta, scriveva che “Papa Francesco è maestro e padre per tutta la chiesa. E’ il principio di una grande purificazione, di un nuovo inizio che porterà la Buona Novella a tutti. Come duemila anni fa”. Poi qualcosa è cambiato, Francesco da punto di partenza per una “nuova stagione della cristianità” è diventato l’uomo che rompe con il Magistero di sempre. Contraddizione? “No, io guardo i fatti”, dice al Foglio: “Sono cattolico ma anche giornalista. Nei primi mesi accolsi bene il pontificato, mi riferisco ad esempio alla Lumen fidei, la sua prima enciclica. Poi sono arrivate le interviste con Eugenio Scalfari dove si dice che ‘Dio non è cattolico’, quindi il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata. Una tendenza che è andata procedendo senza cambiamenti, perché c’è una chiara volontà di andare contro la dottrina cattolica”.

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Si cita Ratisbona, che però fu un discorso rivolto in primo luogo all’occidente: “E’ vero, ma quella parte sull’islam Ratzinger l’ha voluta dire, non lo si può negare”. E la verità è che “l’islam è un’ideologia travestita da religione, l’hanno riconosciuto perfino persone illuminate di quel mondo”. Ma un cattolico non dovrebbe seguire il Papa, cioè Pietro? “Io obbedisco alla mia coscienza. Anche il beato Newman la pensava così. E’ lui che scrisse ‘Se fossi obbligato a introdurre la religione nel brindisi dopo un pranzo, brinderò prima alla coscienza e poi al Papa. Anche l’allora cardinale Ratzinger ripeté, in un incontro a Siena negli anni Novanta, questa massima”. E’ Newman ad aver parlato della coscienza come eco della voce di Dio, definendola ‘l’originario vicario di Cristo’”.

Della Verità fanno parte anche le parole che Francesco ha pronunciato contro il gender, a Cracovia, il mese scorso. Toni netti, come era già accaduto nel generale silenzio mediatico (a Napoli nel 2015, ad esempio), obiettiamo. “Certo, ma l’ha detto a porte chiuse, davanti a un episcopato, quello polacco, wojtyliano e ostile a ogni apertura su questo fronte, come ha dimostrato il biennio sinodale. Ma la Verità dovrebbe essere proclamata a tutti, non a porte chiuse”.

In questi giorni di Meeting, un altro bersaglio delle intemerate di Socci è Comunione e Liberazione, movimento di cui ha fatto parte fino al 2004, prima di andarsene in quanto critico con l’appiattimento su posizioni troppo politiche (“Il livello più alto di Cl s’è avuto quando la sua presenza politica era al minimo, negli anni 80”, dice). Quella che per ventisette anni è stata la sua casa, sottolinea, “è completamente sparita, nel mondo giovanile più in generale non se ne trova quasi più traccia.

L’establishment ciellino ha accolto trionfalmente questa trasformazione genetica che ha portato il movimento ad avvicinarsi alle posizioni dell’Azione cattolica degli anni 60-70 tanto combattute da Giussani. Il suo successo è sempre stata l’originalità, di cui oggi non si vede più traccia”.

di Redazione | 24 Agosto 2016