ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 10 agosto 2016

So' ragazzi, stavano a scherza'..

SPUTI SUL CROCIFISSO, RAGAZZATE

    Donne islamiche sputano sul Crocifisso, ma per la Neochiesa sono solo ragazzate. La parola d’ordine è: niente allarmismi ingiustificati! Intanto il popolo italiano assiste in silenzio a questa sostituzione di popolazione 
di Francesco Lamendola  




C’è da restare allibiti nel leggere il racconto fatto dal prete che, nella chiesa veneziana di San Zuan, ha assistito alla profanazione del Crocifisso, da parte di quattro donne islamiche velate, che hanno sputato su di esso; racconto riportato a modo suo dal quotidiano Avvenire, sempre più ligio e prono alle direttive relativiste, moderniste e progressiste della Neochiesa bergogliana.
È tutto un fiorire di puntualizzazioni, distinguo, inviti a non generalizzare, a non allarmarsi troppo. Anche se veniamo a sapere che bisogna ripulire il Crocifisso per i continui sputi che riceve. Anche se venivamo a sapere che, spesso, degli islamici entrano in chiesa, stendono il tappeto e si mettono a pregare Allah, rivolti verso la Mecca; e che solo se alzano troppo la voce con le loro litanie, il parroco provvede a farli allontanare; se no, li lascia in pace, tranquilli: dopotutto, che male c’è? Anche se veniamo a sapere che, da tempo, islamici entrano in chiesa e si scattano delle foto davanti al Crocifisso, mostrandogli le corna e deridendolo; e che anche in tali casi i sacerdoti non ne fanno una tragedia, sì e no li invitano ad andarsene, ma non vanno oltre. Anche se veniamo a sapere che in diverse chiese veneziane, compresa la Basilica di San Marco (ma ci chiediamo in quante altre chiese d’Italia e, probabilmente, d’Europa) si presentano alla Comunione delle persone”dai tratti orientali”, che sputano l’Ostia a terra, poi se ne vanno ridacchiando, come se nulla fosse.
Quello che più colpisce, in tutti questi casi, sono tre cose: primo, il fatto che non si tratti più di singoli e rari episodi, ma di eventi che si succedono con continuità, e che non risalgono a questi ultimi giorni, con l’incrudelire del terrorismo islamico, ma che sono incominciati ben prima; secondo, il fatto che il pubblico italiano non ne sapeva nulla, cioè che era stato tenuto all’oscuro dagli interessati e dai mezzi d’informazione, evidentemente per non generare psicosi o allarmismi; terzo, la volontà di minimizzare a tutti i costi, non solo da parte dei sacerdoti direttamente coinvolti da simili vicende, ma anche dei vescovi, della stampa e del papa, tutti concordi nel negare che vi sia motivo di speciali preoccupazioni, anzi, perfino decisi a negare che esista un problema islamico, che esista un fondamentalismo islamico (o, se esiste, convinti che equivalga al fondamentalismo cattolico), che esista una violenza islamica (visto che anche da noi ci sono dei mariti che ammazzano le mogli o le suocere: ragionamento che non fa una grinza, senza dubbio…). Dal che si deduce che la Chiesa è non solo cieca davanti al pericolo, ma intimidita: si sforza di minimizzare per la gran paura che ha, e per la totale mancanza di idee, di volontà di reagire, di capacità di farsi l’autocritica per certi suoi comportamenti degli ultimi anni. Il suo modo di fare somiglia a quello di una famiglia tenuta in ostaggio da una banda di rapinatori psicopatici, che, temendo la loro reazione, al vicino di casa che suona alla porta per sapere se va tutto bene, risponde, col più bel sorriso del mondo, che sì, è tutto a posto, la giornata è bellissima e non si potrebbe desiderar di meglio dalla vita.
E mentre queste cose accadono, e sono ormai uno stillicidio continuo di piccoli e grandi atti di ostilità contro la Chiesa cattolica e contro la civiltà europea, che su quella civiltà si è sviluppata, fin da quando è nata, assistiamo ora a un altro fenomeno, ancor più sconcertante: a una serie di gesti, di documenti, di atteggiamenti, da parte della Gerarchia ecclesiastica e del sacro Magistero, che paiono sconfessare secoli di Tradizione e che introducono novità inaudite, tali da sconvolgere da cima a fondo il cattolicesimo, così come l’abbiamo sempre conosciuto, come ci era stato insegnato, come avevamo imparato ad amarlo, a praticarlo, a farne la bussola della nostra vita. Una prima avvisaglia è venuta quando il papa Francesco, al principio del suo pontificato, ha rilasciato quella famosa intervista a Eugenio Scalfari, nella quale, fra le altre cose, affermava che la cosa più importante, per gli esseri umani, è “seguire la propria coscienza”, e che chi lo fa è a posto con Dio, perché Dio questo ci chiede, in buona sostanza: sostituendo, con ciò, alla dottrina cattolica sul peccato e sulla grazia, una dottrina nuova, niente affatto cattolica, ispirata al più esplicito relativismo morale e religioso. Da quel momento, è stato un crescendo di iniziative clamorose, di omelie sconcertanti, d’interviste sempre più provocatorie, nelle quali il papa, oltre a tempestare di rimproveri d’ogni genere le pecorelle del suo gregge, e a giustificare ogni difetto, ogni colpa e ogni violenza da parte dei membri delle altre religioni, o dei non credenti, ha anche ritenuto di lasciare praticamente soli gli organizzatori e i partecipanti al Family Day e, in generale, i genitori e le famiglie cattoliche che lottano per difendere l’idea della famiglia cristiana, contro le follie e le aberrazioni della cosiddetta ideologia gender e contro le leggi, approvate di recente, che parificano, di fatto, le unioni omosessuali al matrimonio fra uomo e donna.
Dunque: la parola d’ordine è: niente allarmismi ingiustificati! Niente esagerazioni, niente reazioni eccessive, niente grida d’allarme. Va tutto bene, è tutto sotto controllo. Ogni religione ha le sue teste calde, anche la nostra; ma gli imam con cui ha parlato papa Francesco, lo hanno assicurato che gli islamici vogliono solo la pace e il rispetto fra tutti gli esseri umani. Del resto, è quello che essi dicono, da anni, nei salotti televisivi, ai quali si presentano con una ingessatura addirittura britannica, senza tradire alcuna agitazione, e facendo sfoggio di molta calma e sorrisi, di pacatezza, benevolenza, tolleranza e rispetto verso tutto e verso tutti. Già: peccato che, per un gesto come quello commesso dalle quattro donne islamiche nella chiesa di San Zuan, nella religione del Corano, a parti rovesciate, è prevista la pena di morte. Ne sa qualcosa quella disgraziata donna cristiana del Pakistan che fu condannata a morte perché, nella confusione del mercato, il Libro sacro le era caduto per terra: l’offesa recata ad Allah, benché involontaria, fu ritenuta dalla corte pakistana, nonché dall’opinione pubblica di quel Paese (la stessa opinione pubblica che chiede, anzi, pretende più moschee in Europa, invocando il pluralismo e la tolleranza) più che sufficiente a meritarle la sentenza capitale. Quale sarebbe la reazione degli islamici, ci domandiamo, se dei cristiani entrassero in una moschea, non diciamo nella rigidissima Arabia Saudita, ma anche in Italia o in Francia, si facessero il segno della Croce e cominciassero a recitare, ad alta voce, il Padre nostro, l’Ave Maria o il Gloria al Padre? Visto che pregare insieme è una cosa tanto bella, c’è qualcuno che pensa seriamente che fatti del genere sarebbero, più o meno, tollerati dagli islamici, e che non darebbero luogo a reazioni fortissime, anche di tipo violento?
Ma i nostri governi e gli stessi uomini della Chiesa cattolica si guardano bene dal chiedere la reciprocità: sarebbe una imperdonabile indelicatezza nei confronti dell’islam. In compenso, i cattolici buonisti e progressisti sono tutti al settimo cielo e piangono di gioia per aver accolto la richiesta degli islamici di entrare nelle chiese cattoliche a pregare il (loro) Dio durante la (nostra) santa Messa. Alcuni intellettuali, come lo storico Franco Cardini, hanno avuto parole d’incontenibile esultanza e di commozione, affermando che valeva la pena di vivere abbastanza a lungo da poter assistere, o partecipare, a una fase storica così meravigliosa, nella quale cristiani e musulmani uniscono le loro preghiere durante lo stesso rito religioso. Peccato che quel rito sia la Santa Messa e che, in questo modo, essa venga profanata da una liturgia inverosimile, se non del tutto apostatica, nella quale si relativizza la cosa più preziosa e più essenziale di tutta la nostra religione: il Sacrificio eucaristico di un certo Gesù Cristo, figlio di Dio, venuto sulla terra per riscattare i peccati degli uomini, e, al suo posto, si mette una generica “preghiera in comune”, che tanto comunitaria poi non è, visto che la lingua della religione islamica è l’arabo e visto che l’arabo, in Europa, lo conoscono ben pochi. Sempre più strano e sempre più denso di curiose coincidenze: non erano stati proprio i teologi modernisti e i preti progressisti ad esigere, dopo il Concilio Vaticano II, che il latino, lingua, secondo loro, del tutto incomprensibile, venisse espunto per sempre dalla liturgia cattolica, benché nessun documento del Concilio si sia mai sognato di stabilire una cosa del genere? E non è stato proprio papa Francesco, l’amico dei migranti (e invasori), colui che a Lampedusa disse “Vergogna!”, quasi che fossero gli Italiani ad essere colpevoli del naufragio di una delle navi cariche di africani clandestini (naufragio ribattezzato dai media, chi sa perché, “l’ennesima strage del mare”) a proibire ai Francescani dell’Immacolata, con una decisione senza precedenti, e dopo averli commissariati, di celebrare la Messa tridentina, contraddicendo il motu proprio di Benedetto XVI, Summorum pontificum, che l’aveva autorizzata? Dunque, noi cattolici non saremmo più stati in grado d’intendere il latino – non il latino classico di Cicerone o di Tacito, si badi, ma il semplicissimo latino ecclesiastico della santa Messa, che, per innumerevoli generazioni, i nostri padri avevano recitato – e tuttavia, adesso, saremmo perfettamente in grado d’intendere l’arabo dei fedeli islamici che vengono a pregare nelle nostre chiese? Oppure il problema non era il latino, ma ciò che il latino rappresentava, e cioè la sacra Tradizione, che non sapeva nulla, né voleva saperne, di svolte antropologiche e di teologie della liberazione; mentre l’arabo, oggi, è divenuto politicamente corretto perché si tratta di abituarci all’idea che bisogna superare il cattolicesimo, cioè la fede dei nostri padri, e abituarci all’idea di una Nuova Religione Universale, di matrice gnostico-massonica, dove Maometto sta benissimo accanto a Gesù Cristo, e pure a Mosé, Confucio, Buddha e chissà a quanti altri profeti e illuminati dell’umanità? Una “religione” che, dietro tutte queste maschere, si appresta a celebrare l’uomo, a divinizzarlo, cioè a portare a termine ciò che i nostri antichissimi progenitori avevano iniziato costruendo la Torre di Babele, e, prima ancora, ciò che Adamo ed Eva avevano inteso fare, disobbedendo al volere divino e decisi a divenire, per istigazione del Diavolo, immortali essi stessi?
A noi, però, da bambini, era stato insegnato, alle lezioni di catechismo, e specialmente in preparazione al sacramento della Prima Comunione, che la profanazione dell’Ostia consacrata è una cosa gravissima, perché è come sputare sul corpo vivo di Gesù. I teologi modernisti e i preti buonisti e progressisti lo sanno qual è la differenza tra un atto di inciviltà, un gesto di provocazione, come si affannano a ripetere, e una profanazione sacrilega? Lo sanno davvero che cos’è un sacrilegio volontario, perfettamente intenzionale, e quali conseguenze esso comporta, non solo per chi lo compie, ma per l’umanità tutta? Lo sanno che, nella sfera del soprannaturale, si tratta di un’azione che non resta senza conseguenze, ma che può causare agli uomini danni più gravi di quelli recati dalle armi da fuoco o dagli esplosivi di cui si servono i terroristi della guerra santa islamica per colpire i cristiani? Ce lo domandiamo senza retorica, sinceramente, perché abbiamo il terribile sospetto che nei seminari, ormai (quei pochi ancora aperti, e nei quali vi sono dei giovani aspiranti al sacerdozio) si legga e si discuta molto di svolta antropologica, di teologia della liberazione, di scelta preferenziale dei poveri, di multiculturalismo, di ecumenismo, e poco di peccati e sacrilegi, così come della vita nella grazia del Signore.
Non si parla quasi più della tentazione, del Diavolo, del Giudizio e dell’Inferno; in compenso, si riabilita apertamente Lutero, si rimprovera alla Chiesa la sua “teologia della paura”, e, ai cattolici, la loro rilassatezza, la loro superbia, nonché la loro assurda, inconcepibile pretesa di essere i soli depositari della Verità; così come assurda appare, a questo punto, la loro certezza che soltanto Gesù  Cristo sia la Via, la Verità e la Vita. Forse che non meritano altrettanta stima e ammirazione dei grandi maestri spirituali come Mosè, Maometto, Confucio, Buddha, Lao Tse, Lutero e Calvino? E forse che non dicono tutti, a ben guardare, le stesse cose, o delle cose molto simili? Non è dunque vero che bisognerebbe rinunciare al cattolicesimo come religione esclusivista, che pretende di avere il monopolio della verità e della salvezza, e promuovere, invece, una nuova religione universale, nella quale si accolgono tutti, va bene tutto, o quasi tutto, oh, ma purché – si capisce – ciascuno interroghi scrupolosamente la propria coscienza, e riceva così una approvazione personale e diretta da Dio, senza bisogno di ulteriori mediazioni o “formalità”?
Intanto il popolo italiano, come del resto gli altri popoli europei, assiste in silenzio a questo stillicidio quotidiano, che non è neppure una invasione, perché nelle invasioni le due stirpi rimangono entrambe, ma una sostituzione di popolazione, perché esso è condannato a scomparire e ad essere sostituito dai nuovi arrivati. Intanto, c’è chi lo incoraggia a fare sempre meno figli, a praticare l’aborto come esercizio di libertà, ad amare e a sposare le persone dello stesso sesso: i milioni di bambini non nati grazie a queste “politiche”, sono ora rimpiazzati da milioni di bambini stranieri, che vengono in Italia o che nascono e nasceranno in Italia, e per i quali già s’invoca lo ius soli, cioè il diritto automatico alla cittadinanza italiana. E intanto sorge, nella mente delle persone che si sentono sole, abbandonate, scavalcate, la domanda inquietante: Chi ci sta tradendo, e perché?

Donne islamiche sputano sul Crocifisso, ma per la Neochiesa sono solo ragazzate

di Francesco Lamendola