ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 27 settembre 2016

A bee risponderà booh!?

Francesco apre la porta anche a chi non ha l'abito nuziale. Ma che ne dice il Padrone di casa?


nozze
Ricevo e pubblico. L'autrice della prima lettera è una consacrata nella vita eremitica. L'autore della seconda è un rinomato avvocato penalista del foro di Napoli.
L'una e l'altro intervengono sulla questione della comunione ai divorziati risposati. Il secondo, in particolare, a seguito della lettura di "Amoris laetitia" fatta dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, segnalata nel precedente post.
Entrambi sono tra quelle "pecore fedeli" cui ha fatto cenno il cardinale Camillo Ruini nell'intervista al "Corriere della Sera" del 22 settembre, quando ha detto che prega il Signore "perché l’indispensabile ricerca delle pecore smarrite non metta in difficoltà le coscienze delle pecore fedeli".

A loro la parola.
*
Gentile Magister,
sono una consacrata nella vita eremitica e sto seguendo molto attentamente e, per quanto umanamente possibile senza pregiudizi, il dibattito sulla comunione ai divorziati risposati, per capire se un'eventuale decisione del papa a questo riguardo rientri davvero nelle sue prerogative – il potere delle chiavi –, oppure se di queste chiavi se ne voglia fare un duplicato all'insaputa, si fa per dire, del Padrone di casa, per introdurvi, con l'inganno, chi non ha l'abito nuziale (Mt 22, 1-14), venendo così meno alla fiducia accordata.
Desidero sottoporle un ragionamento molto semplice nella forma, ma essenziale nel contenuto per cercare di cogliere il cuore del problema.
Se la Chiesa dà la possibilità di comunicarsi a chi, non potendo percorrere la strada dell'annullamento del precedente matrimonio, si è sposato civilmente o convive con un'altra persona, pur essendo sacramentalmente unito sempre al primo coniuge (“una sola carne” dice il Padrone di casa), allora vuol dire che la Chiesa stessa ritiene possibile che si possa accogliere il sacramento della infinita santità di Dio facendolo tranquillamente convivere, nella stessa casa – corpo e anima del ricevente – con il peccato, perché l'adulterio resterebbe comunque un peccato a meno che non si cambi la dottrina.
Le pare possibile? Direi proprio di no, se conosciamo, anche solo lontanamente, che cosa sia il peccato. Ed è Dio stesso a ricordarcelo con l'immacolata concezione di Maria che ne viene preservata proprio in vista di ricevere nel suo corpo l'ostia santa, cioè il corpo e sangue di Gesù.
Perché? Perché Dio esige di non coabitare con il peccato!
Io penso che, a furia di cavillare sugli aspetti giuridici e sentimentali, cioè prettamente umani, della questione, si perdano di vista la dimensione soprannaturale della nostra vita, il volto del Dio eterno e santo e la misteriosa potenza dei suoi comandi, cioè della sua volontà che non deve necessariamente essere capita, ma soltanto accolta, perché viene da Lui.
Ricevere l'eucaristia in una situazione di peccato grave vuol dire non solo trasgredire un comandamento, ma, e qui sta l'empietà, forzare il Signore a convivere con il male. Si commette un abominio, per usare una parola che suona molto male alle nostre orecchie così moderne, ed è questo l'anello mancante nell'infinita discussione sull'argomento: la santità di Dio.
Perché si vuole concedere alle persone che si trovano in questa situazione la possibilità di cadere in un peccato così tremendo? La Chiesa vuole davvero suggerire ai suoi figli che il Santo di Dio e il Divisore per eccellenza possano stare insieme?
Ecco qual è il cuore del problema: che il peccato viene rimosso per non doverlo riconoscere come tale, perché dà fastidio e fa da inciampo ai nostri piani. Ma questa rimozione, togliendolo dal suo giusto posto, alla fine viene a collocarlo, paradossalmente, nello stesso “luogo” di Dio.
Ci stiamo accorgendo di che cosa significhi questo spostamento?
“Il tentativo orribilmente privo di senso, e tuttavia eccitante fino alle radici, di spodestare Dio, di far scendere di grado Dio, di distruggere Dio… l'uomo deve ammettere in assoluto la profondità del peccato… deve deporre l'orgoglio del suo destino, la caparbietà che vuol fare i fatti propri e vivere la propria vita, e apprendere l'umiltà che ricerca la grazia” (Romano Guardini, “Il Signore”, p. 175).
Molti obietteranno: mentalità da Antico Testamento, quando non c'era ancora la misericordia portata da Gesù. Ma si sbagliano e di molto.
I “fu detto” e i “ma io vi dico” di Gesù nel Discorso della montagna (Mt 5-7) – quindi nello scenario delle beatitudini – ci introducono nella vita nuova in cui legge antica e moralismo lasciano il posto alla fede e alla grazia, ma chiedono ed esigono molto di più di quanto richiedeva la legge dell'Antico Testamento, perché a Gesù non interessa tanto farci stare comodi nella vita di questo mondo, quanto la nostra salvezza eterna.
La redenzione ha un'assoluta necessità di far sparire completamente il peccato e di non venire più a patti con esso. Con la “pienezza del tempo” ci viene richiesto quello che non era richiesto all'uomo dell'AnticoTestamento: la totalità dell'obbedienza, perché ora, con la redenzione, noi siamo abilitati a poterla mettere in pratica. Dicendo “Avete udito che fu detto agli antichi: non commettere adulterio… Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio”, Gesù dice che il senso del comandamento va più in profondità, va all'intenzione, perché è dall'intenzione che nasce l'azione (ancora Guardini, p. 116).
Nel lungo discorso di Gesù non troviamo una misericordia a buon mercato così come la intendiamo noi, ma una concezione del peccato finissima, non grossolana, in un crescendo di tono e di tensione, tanto che, alla fine, l'evangelista deve prendere atto che “la folla era 'spaventata' dal suo insegnamento” (Mt 7, 28).
A Gesù non interessa una pura dottrina dei costumi morali ma un'esistenza piena, totalmente redenta. Allora cerchiamo di capire che qui non si tratta di concedere un diritto a qualcuno (mentalità legalista) ma di mettere le mani sulla santità di Dio. Stiamo andando a toccare l'Intoccabile e a “costringerlo” a coabitare con il Signore del male.
Il non ricevere l'eucaristia, nei casi dei quali parliamo, non pregiudica la salvezza eterna, non toglie l'abito nuziale di cui si parlava all'inizio, mentre il riceverla indegnamente toglie tutto (1 Cor 11). Non facciamo sprofondare i nostri fratelli in uno stato infinitamente peggiore di quello nel quale si trovano. Questo è fare il gioco del nemico.
Se la Chiesa vuol concedere questa possibilità vuol dire che li giudica già come morti e intende quindi forzare Dio a far proprie le sue indicazioni e contromisure.
Ma chi siamo noi per giudicare in anticipo questi nostri fratelli e per dettare tempi e modi a Dio? Le nostre vie non sono le sue vie (cfr Is 55, 8).
Un cordiale saluto e un grazie per il suo lavoro.
Giovanna Riccobaldi
*
Carissimo Magister,
la nota del cardinale Agostino Vallini su "Amoris laetitia" ha tutta l'aria di un'eroica arrampicata sugli specchi, di un attorcigliamento intorno a un palo viscido per provare a scalarlo.
E comunque manca quello che, un po' incredibilmente, manca quasi dappertutto. Dall'esortazione come da tanti suoi commenti, favorevoli o critici che siano.
Manca la grazia. Quella che fa a dire a san Paolo – è parola di Dio – "omnia possum in eo qui me confortat" (Fil 4, 13). Quella che impedisce di affermare, da cattolico, che sia impossibile praticare la continenza. Difficile, difficilissima – sicché sarebbe saggio e prudente non mettersi in occasione prossima di peccato e separare i letti –, ma mai impossibile.
Del resto – sul piano anche di un'elementare logica –, se Dio comandasse l'impossibile, più che un tiranno sarebbe un sadico. E comunque è dottrina irreformabile della Chiesa, enunciata e chiarita a Trento, che con l'aiuto della grazia di Dio tutti possano praticare la virtù e la morale secondo il proprio stato.
A me sembra questo il vero nodo di "Amoris laetitia": la visione orizzontalistica, che tiene conto solo della natura umana decaduta e delle abitudini da essa contratte, escludendo del tutto l'orizzonte soprannaturale. Del tutto. Psicologismi, sociologismi, filosofemi d'accatto: c'è posto per qualunque vaniloquio fuorché per un discorso sulla grazia. Che, sola, consente – e se è possibile, non è impossibile; e se non è impossibile, è doveroso – a ciascuno di noi di rispettare il decalogo e i doveri specifici del nostro stato. Comprese, per esempio la castità sacerdotale, matrimoniale ed extra-matrimoniale.
E a proposito di quest'ultima, come la mettiamo – anche il cardinale Vallini – con il fatto che, ammesso e mai concesso che in foro interno si possa deliberare la nullità d'un precedente matrimonio, comunque i due rimarrebbero non sposati per la Chiesa, e quindi non facultati al lecito coniugio?
Grazie sempre per quello che fa e un carissimo saluto "in Jesu et Maria".
Giovanni Formicola


Settimo Cielo di Sandro Magister 27 sethttp://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/09/27/francesco-apre-la-porta-anche-a-chi-non-ha-labito-nuziale-ma-che-ne-dice-il-padrone-di-casa/

Piccolo aggiornamento sull’Amoris laetitia

Pochi giorni orsono (vqui) avevamo dato la notizia circa la lettera inviata dal vescovo di Roma ai vescovi della regione argentina di Buenos Aires nella quale avallava, quale unica possibile, l’interpretazione dell’esortazione Amoris laetitia nel senso di apertura della Chiesa circa l’accesso alla Comunione dei divorziati risposati, il cui peccato di adulterio - come è stato notato - è declassato a mero peccato veniale (cfr. Op-Ed: “Adultery as a venial sin” -- and other absurdities of trying to defend the indefensible Francis Doctrine, in Rorate caeli, Sept. 15, 2016).
Quel documento, la cui autenticità era stato messo in dubbio da taluno, ma che dopo la pubblicazione sul sito della Radiovaticana e sull’Osservatore Romano nessuno più dubita essere autentico (cfr. Sandro Magister, Bergoglio, i vescovi argentini e la comunione ai divorziati risposati. Qualcosa non quadra, in blog Settimo cielo, 16.9.2016, nonché in Chiesa e postconcilio, 17.9.2016), non ha mancato di provocare accese reazioni. Se da un lato, come ricordavamo nel nostro precedente post, i vescovi canadesi di Alberta avevano decisamente e convintamente virato in senso contrario (Amoris laetitia: i Vescovi dell’Alberta fuori dal coro, in blog MiL – Messa in latino, 16.9.2016I vescovi di Alberta (Canada): la comunione per i divorziati risposati solo se praticano la continenza, in Sinodo2015, 19.9.2016) e c’era stato persino chi aveva presentato un libello di accusa contro il vescovo di Roma (cfr. Con viva preoccupazione: Noi accusiamo Papa Francesco, in Chiesa e postconcilio, 24.9.2016With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - I of III, in Catholic Family News, Sept. 19, 2016With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - II of III, ivi,Sept. 22, 2016With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - III of III, ivi, Sept. 23, 2016) e chi, autorevolmente, invocava la revoca dell'esortazione, pena il realizzarsi di uno scisma all'interno della Catholica (cfr. Claire Chretien, Top philosopher: Pope must revoke ‘objectively heretical’ statements to avoid schism, in Lifesitenews, Sept. 21, 2016); dall’altro abbiamo avuto reazioni di segno opposto. Ad es., il cardinal vicario di Roma, card. Vallini, ha decisamente avallato l’interpretazione bergogliana, sia pur condizionata e con molta cautela, di apertura ai divorziati risposati anche quando non praticano la continenza (cfr. Sandro Magister, “Amoris laetitia” tradotta dal cardinale vicario di Roma. Anche a lui il papa scriverà una lettera di encomio?, in blog Settimo Cielo, 23.9.2016; Il cardinale Vallini e l’interpretazione di Amoris laetitia per i divorziati risposati: un sì (molto) condizionato, in Sinodo2015, 23.9.2016. Cfr. anche per le reazioni, Sandro Magister, Francesco apre la porta anche a chi non ha l'abito nuziale. Ma che ne dice il Padrone di casa?, in blog Settimo Cielo, 27.9.2016).
Insomma, si sarebbe creata, in quest’ottica, una gran confusione (cfr. Commenti dagli Stati Uniti dopo la lettera del Papa ai vescovi argentiniivi, 16.9.2015).
In questo marasma, il nostro don Morselli ha predisposto un kit di sopravvivenza, che volentieri segnaliamo (don Alfredo Morselli, Amoris laetitia survival kit, in blog MiL – Messa in latino, 24.9.2016).
Al contempo, insigni personalità cattoliche, cardinali, vescovi, sacerdoti e laici, hanno sottoscritto una dichiarazione in difesa della morale e della famiglia (80 personalità cattoliche in difesa della famiglia e della morale, in Corrispondenza romana, 27.9.2016;Una sintesi della Dichiarazione di fedeltàiviLista dei primi firmatari e testo completo della Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplinaiviIMPORTANT: International Declaration of Fidelity to the Church’s Unchangeable Doctrine and Uninterrupted Discipline on Marriage (Sign it as well !), in Rorate caeli, Sept. 27, 2016Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, in Chiesa e postconcilio, 27.9.201680 personalità cattoliche fedeli al Magistero immutabile, in Sinodo2015, 27.9.2016). Tra i firmatari i cardd. Caffarra e Burke, i vescovi Laise e Schneider, il nostro teologo don Nicola Bux, i laici proff.ri De Mattei e Radaelli. Personalità di primo piano nel panorama cattolico!
Il campo, dunque, continua ad essere magmatico e fluido … . Vedremo le prossime evoluzioni.