ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 21 settembre 2016

Il Dragone “è pieno di furia, perché sa di avere poco tempo”.

NATURALMENTE USA, HOLLANDE E BAN KI-MOON MENTONO. NATURALMENTE.



Perciò ho ripetuto “naturalmente”:  ogni smascheramento delle menzogne  di cui sopra richiederebbe lunghe spiegazioni, che risparmiamo al lettore.
Basti questo: è da giugno che l’agenzia Petra News (giordana) ha rivelato che il principe ereditario saudita, Bin Salman, si è vantato di finanziare   il 20% della campagna elettorale di Hillary Clinton.  La notizia è stata poi ritirata dall’agenzia giordana (‘naturalmente’, basta immaginare le minacce); ma il testo originale è stato r ipreso e ripubblicato, e si trova qui:

Dove si apprende che il principe ha detto di aver  contribuito alla campagna di Clinton “con convinto entusiasmo”, anche se la percentuale non viene rivelata.
Adesso Wikileaks ha diffuso un documento  confidenziale,  interno al Dipartimento di Stato quando segretaria di  stato era Hillary, datato agosto 2011,  che descrive con qualche stupefazione l’eccezionale attivismo della HRC (Hillary Rodham Clinton)  nello scavare la fossa a Gheddafi, e fare quindi  della Libia un buco nero lacerato dallo “Stato Islamico” wahabita, dove ha trovato la morte l’ambasciatore americani Chris Stevens con la sua scorta di Marines.  Il funzionario fa  notare  come “la S  [segretaria]  ha gestito  da  direttrice, amministratrice e proprietaria  la politica americana verso la Libia  dal principio alla fine”.
“Presso la NATO e i gruppi di contatto HRC è stata la faccia pubblica degli Usa sulla Libia.  E’ stata determinante per ottenere l’autorizzazione, radunarla coalizione, stringere il cappio a Gheddafi”.
E’ lei che ha voluto chiudere l’ambasciata  a Tripoli, e  quella libica a Washongton; è  lei che telefona a  tutti gli ambasciatori per ottenere “il varo sicuro della risoluzione 1970 dell’ONU”, che impone sanzioni a Gheddafi e alla sua famiglia.
E’ lei che il 28 febbraio “viaggia a  Ginevra per consultazioni con i partner europei, e dichiara ai partner e servi: “Il colonnello Gheddafi e quelli attorno a lui devono essere tenuti responsabili di questi atti, che infrangono la legalità internazionale e la comune decenza. Con ciò, hanno perso la legittimità a governare.   E il popolo della Libia s’è espresso chiaramente: Gheddafi deve andar via senza altre violenze né ritardi”.
hillary-obbediscea-saud
Si noti: sono gli stessi termini ed accuse usati contro Assad : Assad must go,   il popolo siriano vuole la libertà…. Naturalmente. Stesse menzogne furono usate contro Saddam, e prima ancora contro i Talebani per invadere l’Afghanistan (ricordate? Siamo andati là per liberare le donne dal chador, spiegò Emma Bonino). Ora Obama comincia ad usare lo stesso linguaggio contro Vladimir Putin, segno sinistro.
Hillary ha avuto cura anche di far espellere la Libia dal Consiglio dei Diritti Umani  –  quello dove entrerà l’Arabia Saudita.
Ma perché tanto infaticabile zelo da parte della Segretaria? Gheddafi   era un ostacolo fermo  contro la diffusione del wahabismo; aveva contrastato  il terrorismo islamista; s’era scontrato apertamente con re saudita – ed era stato l’unico leader del mondo islamico a farlo (gli altri paesi islamici dipendono poco o tanto dai   miliardi sauditi), in quanto forte dei suoi introiti petroliferi (altro motivo di odio di Casa Saud, era un concorrente).
Notoriamente, durante il vertice della Lega araba tenuto in Egitto il 2 marzo 2003, il re saudita Abdullah bin Al Aziz al Saud (morto nel 2015) minacciò apertamente il colonnello: “Non occuparti di cose che non ti riguardano. La menzogna è di fronte a te  – e la tomba è davanti a te”.
Da quel momento in poi i presenti capirono che  la  sorte del colonnello era segnata, la minaccia reale.   La segretaria finanziata dai Saud ha fatto, l’operazione per  loro?  Lo zelo  esclusivo  “proprietario”, con cui lei si è occupata dalla devastazione della Libia al principio alla fine”, lo fa’ pensare.
La   oscura e insindacabile Clinton Foundation,   in 15 anni, ha raccolto almeno  2 miliardi di dollari  (c’è chi dice il doppio) da “grandi donatori”, che avevano per questo “accesso speciale” al segretario di Stato.  Donald Trump,  ha accusato apertamente: “I Clinton  hanno messo su  un business per guadagnare dall’ufficio pubblico; accesso e favori erano venduti per contanti”.  Persino la CBS ammette che  i “legami” della Fondazione suscitano “preoccupazione dal punto di vista etico” (sic).
A noi pare “naturale” che l’Anticiviltà chiamata Usa sia in combutta, e converga negli interessi e nelle menzogne, con   i  Saud, che incarnano l’Anticiviltà nel mondo islamico.


Infatti è stata l’Arabia Saudita la prima ad accusare il governo Siriano del bombardamento del convoglio umanitario Onu. Naturalmente.  Hollande, all’Onu, ha accusato la Russia e la Siria della “tragedia siriana – Il regime (di Damasco) è responsabile della rottura del cessate-il fuoco”.:  è il caso di ricordare che il ministro degli esteri di Parigi giudicava, nel 2012, che “sul terreno Al Nusrah”  ossia al Qaeda “sta facendo un buon lavoro”?  Hollande ha naturalmente accusato “i sostenitori   stranieri del regime” (russi, iraniani) della  responsabilità della spartizione e del caos in Siria.  Naturalmente a rincalzo di quel che aveva minacciato Obama: Mosca “tenta di ritrovare  la sua gloria passata attraverso la forza ;ciò degraderà il suo rango nel mondo e renderà le sue frontiere meno sicure”:  minaccia diretta,    di destabilizzazione esterna e interna – saranno usati i fantocci polacchi? – pari a quella che Saud pronunciò contro Gheddafi: “La tomba è davanti a te”: Naturale anche questo.
E’ stato l’ultimo discorso all’Onu per Obama e per Hollande. Fra pochi mesi spariranno  nelle fogne della storia, nullità di cui l’Anticiviltà   non ha più bisogno: e lo sanno. Allo stesso modo,  un medico specialista su Youtube ha dato ad Hillary Clinton un anno di vita: essa è gravissima , soffre di demenza vascolare, e tale è il decorso della patologia; essa non può non saperlo, ma continua a volere la presidenza – per un Altro che la sostituirà. Il video è anonimo,  e non  lo citeremmo se non ricordasse il detto apocalittico: il Dragone  “è pieno di furia, perché sa di avere poco tempo”.





LA TERZA GUERRA MONDIALE NON E' MAI STATA COSI' VICINA

20.09.2016
                                                     Alexander Dugin
Come abbiamo detto più volte, l'aspetto principale della stagione politica che stiamo vivendo non è costituito dalle competizioni elettorali, ma dalla guerra. Però, se c'è un luogo in cui le elezioni continuano ad avere una qualche importanza, questo luogo sono gli Stati Uniti d'America, i quali, manco a farlo apposta, sono strettamente coinvolti con il problema della guerra. Alcuni giorni fa, sabato 17 settembre, la possibilità di una guerra è stata straordinariamente alta. Come sappiamo, quel giorno le forze armate americane, che nessuno ha mai invitato ad intervenire in Siria, hanno bombardato le posizioni dell'esercito siriano a Deir ez-Zor. Sessanta soldati siriani sono morti in quel bombardamento.

Si è trattato di un colpo estremamente importante per le milizie dell'ISIS, per i quali gli americani svolgono di fatto un'attività di consulenza, oltre che di armamento, sebbene ufficialmente li combattano. Questa volta però hanno superato il limite. Bombardare soldati siriani non significa soltanto dichiarare guerra alla Siria, ma anche alla Russia, impegnata al fianco di Assad. La misura è colma.
Certo i vertici americani hanno immediatamente dichiarato che si è trattato di un errore e hanno chiesto alla dirigenza russa di non lasciarsi prendere dall'emozione. Ma gli americani possono stare tranquilli, perchè grazie alla moderna tecnologia tramite i satelliti è possibile seguire quanto accade sul terreno da un desktop. Tecnicamente, i bombardieri americani non possono essersi semplicemente confusi.  E cosa più importante: se ti avessero detto che si stavano preparando a bombardarti, e tu non hai detto niente, allora vuol dire che tu eri d'accordo?
E' evidente che gli Stati Uniti si stanno preparando ad una guerra contro la Russia. Tali incidenti di frontiera somigliano molto ad operazioni effettuate per sondare un'eventuale reazione. Che fa a questo punto Putin? Il Cremlino reagisce?  Il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto, ma la reazione di Mosca non sta a dimostrare che tanti russi sono pronti ad uno scontro diretto, frontale, con la NATO e gli Stati Uniti? E' questa la vera ragione per la quale è stato sferrato l'attacco contro l'esercito siriano.
L'élite globalista degli Stati Uniti, ovviamente, non può dominare da sola il mondo intero, tanto più ora che la minaccia rappresentata da Trump potrebbe mettere in discussione persino il loro controllo sugli USA. Soltanto ora che il burattino Obama è ancora in carica, mentre il candidato globalista Hillary Clinton perde colpi giorno dopo giorno agli occhi degli elettori, è ancora possibile scatenare una guerra. Un evento simile consentirebbe loro di far rinviare le elezioni o di costringere Trump, in caso di vittoria, ad iniziare il suo mandato presidenziale in condizioni catastrofiche. Per questo i neoconservatori e i globalisti americani vogliono la guerra. E in fretta, prima che sia troppo tardi. Se Trump riuscisse ad entrare alla Casa Bianca mentre ancora regna la pace, allora una simile guerra non potrebbe avere luogo nel prossimo futuro.  E questo significherebbe la fine dell'onnipotenza delle folli élites globaliste. 
Quindi la situazione, in questo momento, è molto, molto grave. Gli ideologi della NATO e i globalisti americani, ormai sull'orlo dell'abisso, hanno bisogno della guerra ora - prima delle elezioni presidenziali. Di una guerra contro di noi. Non tanto per conseguire la vittoria: ciò che interessa loro è lo stato di guerra in sè. Questo è l'unico modo attraverso il quale possono prolungare il loro dominio e spostare l'attenzione degli americani e del mondo intero dalla loro serie infinita di fallimenti e di crimini. Il gioco dei globalisti è stato ormai scoperto. Presto dovranno cedere il potere e comparire davanti al tribunale della storia. Solo una guerra può salvarli.
Ma che dire di noi? Noi non vogliamo la guerra. Nè oggi, nè domani, nè mai. Nella nostra storia noi non abbiamo mai desiderato la guerra. Ma abbiamo sempre combattutto e, in effetti, non abbiamo quasi mai perso. Certo abbiamo sopportato perdite terribili e sacrifici colossali, ma alla fine abbiamo vinto. E vogliamo continuare a vincere. Se non fosse stato così, oggi non saremmo una nazione così grande e libera dal controllo straniero. 
Ma questa volta è necessario guadagnare tempo, il più possibile. Gli americani hanno sostanzialmente attaccato le nostre posizioni, come i georgiani a Tskhinvali nell'agosto del 2008. I Russi sono sotto il fuoco nemico e questo non può essere ignorato. La nostra reazione è stata estremamente cauta ed equilibrata. Abbiamo detto ciò che pensiamo di questo atto di aggressione americano, ma con termini molto posati. 
La fatalità della situazione, però, sta nel fatto che se Washington decide di optare per la guerra in questo momento, noi non possiamo impedirlo. Se dovessero continuare a ripetersi episodi come quello del 17 settembre noi saremo costretti ad accettare la sfida e a scendere in guerra, o ammettere consapevolmente la sconfitta. 
Questa volta, l'esito finale della lotta per la pace, che è come sempre il nostro obiettivo ed interesse, non dipende da noi. Abbiamo davvero bisogno di mantenere la pace, di guadagnare tempo fino all'8 novembre. Dopo, tutto sarà più semplice. Ma il colosso al collasso ci concederà questo tempo?
Dio non voglia che accada. Ma chi poteva pregare, ha pregato alla vigilia della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. In ogni caso il nostro obiettivo è sempre e solo la vittoria. La nostra vittoria. 
Gli americani stanno bombardando i nostri ragazzi. La Terza Guerra Mondiale non è mai stata così vicina.



LA RISPOSTA – 30 ufficiali dei servizi segreti israeliani eliminati da un attacco missilistico russo su Aleppo


Le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria hanno colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo venti/trenta ufficialidei servizi segreti israeliani e occidentali. “Le navi da guerra russe hanno sparato 3 missili Kalibr sul centro di coordinamento operativo degli ufficiali stranieri nella regione di Dar al-Iza, ad ovest di Aleppo presso il jabal Saman, eliminando 30 ufficiali israeliani e occidentali“, afferma l’agenzia Sputnik citando fonti militari di Aleppo. Il centro operativo era situato nell’ovest della provincia di Aleppo, sul monte Saman, in vecchie cave. La regione si trova su una catena montuosa.
Diversi ufficiali di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Regno Unito sono stati eliminati assieme ad ufficiali israeliani. Tali ufficiali, eliminati nel centro operativo di Aleppo, dirigevano gli attacchi dei terroristi su Aleppo e Idlib. Ai primi di settembre, le unità dell’Esercito arabo siriano avevano lanciato un attacco preventivo sui terroristi del cosiddetto centro operativo di Aleppo, mentre di radunavano presso la strada di al-Qastal e le aziende agricole Malah, nelle zone settentrionali di Aleppo, sventando il tentativo di attaccare le vie di rifornimento della regione, secondo una fonte. La fonte aveva anche detto che le unità di artiglieria dell’Esercito arabo siriano attaccavano i raduni dei terroristi presso Zahra Abdurabah, Qafr Hamra e Huraytyn, eliminando decine di terroristi. Inoltre, l’Aeronautica siriana attaccava le vie di rifornimento a nord di Aleppo, verso Hayan e Adnan, così come le vie di approvvigionamento ad ovest e a nord di Aleppo, distruggendo convogli dei terroristi presso al-Aratab, Urum Qubra e Mara al-Artiq, sventando il piano dei terroristi e costringendoli a fuggire verso i confini turchi.
(da Aurorasito, che cita Fars News)
Notizia confermata dal sito Palaestina Felix, che precisa: “Le forze navali russe dislocate nel Mediterraneo o nel Mar Caspio ricorrono ai vettori ad alta precisione “Kalibr” solo quando hanno a disposizione coordinate sicure per obiettivi ad alto valore come centri di comando o di comunicazione delle organizzazioni takfire”.
“CERCARE SOLUZIONI DIPLOMATICHE CON GLI USA NON HA PIù SENSO”
(Commente di MB):  Evidentemente, ai russi era  nota da tempo la posizione degli ufficiali stranieri colpiti.  fino ad oggi hanno lasciato correre.  Li hanno colpiti ora. Dopo  il massacro dei soldati siriani    dai caccia Usa (e danesi, australiani, inglesi), e dopo il discorso carico di minaccia di Obama contro Putin. Cosa significa ciò? Non solo che Putin non è intimidito dalle minacce;  ma che “ha finito per accettare l’idea che la politica che ha seguito fino ad oggi, di cercare una soluzione diplomatica a qualunque prezzo con gli Usa, non ha senso con l’attuale dirigenza americana –  per riconoscere che non c’è ormai più niente da fare coi loro interlocutori americani d’oggi”, conclude Dedefensa. Che aggiunge un commento apparso s Sputnik, che esprimerebbe il pensiero degli altri gradi  militari russi: “Secondo la logica di Washington, un accordo sulla Siria con la Russia non è concepibile se non secondo le volontà di Wshington,e  che Assad dia le dimissioni. Andrei Tikhonov, del centro di Analisi Politica di Mosca: “e’ per questo che è molto improbabile che l’attacco Usa contro le truppe siriane sia stato un incidente. Mosca non può accettare questo. Deve abbandonare le illusioni e continuare  la lotta contro il terrorismo senza occuparsi della ‘comunità internazionale’”.

E forse non a caso, è stato diffuso questo video in cui si chiede a Putin se teme di morire in un attentato. La risposta: “Se si vive di paura, non ha senso vivere”.
Il 19 settembre è apparsa su Facebook la falsa notizia della morte di Vladimir Vladimirovic: falsa per ora.
http://www.maurizioblondet.it/la-risposta-30-ufficiali-dei-servizi-segreti-israeliani-eliminati-un-attacco-missilistico-russo-aleppo/

Le ragioni del presunto errore degli Stati Uniti a Dayr al-Zur

Naram Sargon, Reseau International 20 settembre 2016
Ogni volta che le cose si fanno spaventose per i siriani, Naram Sargon illumina infondendo coraggio e ottimismo. Leggendolo, si capirà che la tregua rispettata da Siria e Russia dopo, per la prima volta dall’inizio della guerra, gli attacchi mortali della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, è ora sospesa (1) fino a nuovo avviso, e del rispetto della parola data con la forza… sapendo che 135 soldati siriani sono caduti dall’inizio della tregua, senza contare feriti e civili.06092016Date le prove in nostro possesso, sarebbe sprecare tempo prestare attenzione alle dichiarazioni del segretario della Difesa e del comandante in capo dell’esercito degli Stati Uniti, insultando la nostra intelligenza spiegandoci del loro “fuoco amico” a Dayr al-Zur. Sarebbe inutile come cercare di convincere del chiaro nesso tra SIIL e piani statunitensi: SIIL, Jabhat al-Nusra ed islamisti sono le truppe dell’esercito degli Stati Uniti in Medio Oriente fin dalla guerra in Afghanistan; l’US Air Force è l’aviazione di SIIL, Jabhat al-Nusra e islamisti…
Poiché la domanda è: cosa indicano gli attacchi aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sul nord-est della Siria, operazione ovviamente premeditata per consentire alle truppe dello SIIL di avanzare e cambiare le carte, mentre nello stesso tempo l’aviazione israeliana protegge al-Nusra a Qunaytra, nel sud del Paese (2)? E perché la “gaffe area” e il fuoco amico su Dayr al-Zur e le alture del Golan, dopo i fallimenti degli Stati Uniti nel mutare la tregua ad Aleppo in pausa militare e la strada di al-Qastal a collegamento segreto dal centro turco ai gruppi armati dial-Nusra? Tale operazione non è un normale messaggio degli Stati Uniti spedito alla casella postale sul jabal Tharda, ma la prima inconfondibile confessione d’impotenza verso l’Esercito arabo siriano ed alleati da nord a sud del Paese; coi loro alleati rantolanti ad Aleppo, Ghuta e Idlib. Tutto ciò indica che l'”esercito islamico” non ha più peso sul campo e che lo SIIL non è più la forza invincibile che appariva su qualsiasi fronte, per piccolo che fosse, senza l’ausilio delle grandi potenze della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Tutto ciò indica che il presunto errore degli Stati Uniti sia la risposta all’avanzata dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, che dmostra i declinanti attacchi dello SIIL e l’assedio della muta di Jabhat al-Nusra (divenuto con un gioco di parole grottesco, Fatah al-Sham, approfittando della tregua che l’escludeva in base all’accordo USA-Russia del 9 settembre) ad Aleppo, dimostrandone l’usura nonostante mobilitazione ed armamento da oltre due anni in vista della “madre di tutte le battaglie”. In effetti, le battaglie di Aleppo hanno rivelato le capacità di manovra limitate di Jabhat al-Nusra, le cui ondate s’infrangono accumulando perdite in successione, divenendo una massa molliccia incapace di eseguire qualsiasi attacco nel sud del Paese senza il sostegno aperto ed esplicito degli israeliani. Ciò significa che si è nella fase di ammorbidimento delle coriacee forze islamiste terroristiche, nate dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Afghanistan, e che ora affrontiamo direttamente le forze che vi si annidavano dietro manipolando, con mani coperte da guanti terroristici. i burattini islamici del teatrino dei cosiddetti rivoluzionari siriani. In altre parole, Israele e Stati Uniti sono usciti allo scoperto dopo che i turchi sono inciampati trovandosi faccia a faccia con la Russia, e con gli Stati Uniti che cercano disperatamente di coprire Jabhat al-Nusra col vestito dei dervisci sufi, mentre l’esercito israeliano gli offre la cotta di maglia (3) per impedirgli di crepare.
Con l’attacco su Dayr al-Zur, gli Stati Uniti hanno ammesso apertamente di aver capito che la battaglia di Aleppo non va a loro favore e che con tutte le loro tattiche e trucchi umanitari, non hanno più la speranza di salvare le pretese milizie armate su cui hanno puntato. E questo sentendo le loro orazioni funebre, capendo che il crollo ad Aleppo pone fine ai loro piani nel nord della Siria, seguito dalla probabile caduta di Idlib prima di quella di Obama. Da qui la decisione di entrare con il pretesto del “fuoco amico”, proprio per suggerire di cosa sono ancora capaci di fare e che faranno nuovamente, forse. Il piano degli Stati Uniti non è cambiato. Solo l’aspetto dell’approccio è cambiato a causa di difficoltà insolubili. Se il regime siriano che detiene la “porta del Mediterraneo” cedesse, divenendo un regime inutile per Russia, Cina, Iran e loro profondità asiatica, intrappolato tra Mar Mediterraneo ed Eufrate, si chiuderebbe l’enorme corridoio tra la porta occidentale e la “porta orientale” già custodita da Sadam Husayn. Questo perché il piano degli USA, ora, è che una di queste due porte sia ermeticamente chiusa dalla serratura degli USA, oppure siano separate da una barriera che gli Stati Uniti chiaramente cercano d’installare tramite una qualsiasi debole entità tra Siria e Iraq, in modo che nella regione del Paese sul confine naturale dell’Eufrate sia occupato da organizzazioni o blocchi militari ostili allo Stato siriano, promuovendo l’idea dell’inevitabile partizione della Siria. Una partizione che dovrebbe concretizzarsi con un “arco di guerra” da Idlib ad Abu Qamal via Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, che verrebbe troncato orizzontalmente da un’entità curda fragile creata nel settentrione. Perciò gli Stati Uniti avevano piazzato lo SIIL lungo il fiume Eufrate, brevemente, prima di proteggere l’avanzata di al-Nusra da Idlib per tentare di raggiungere le coste completando un’enclave geografica proiettata tra mare e fiume. Perciò, i presunti rivoluzionari e cosiddetti “moderati” di Jabhat al-Nusra e parenti, dovevano catturare Aleppo, Idlib e le coste, e poi correre a Raqqa, Dayr al-Zur e Abu Qamal con il pretesto di liberarle dallo SIIL che obbediente si ritirava nell’al-Anbar in Iraq senza combattere, proprio come a Jarablus per far posto ai turchi, a cui entrare in piazza Taksim ad Istanbul fu molto più difficile e costoso che entrare a Jarablus, massicciamente occupata dai terroristi suicidi dello SIIL.
Ancora un altro piano per compensare il fallimento del dominio degli Stati Uniti su tutta la Siria o metà della Siria, fallito a sua volta per la resistenza di Dayr al-Zur e Hasaqa, dove l’Esercito arabo siriano veglia. Pertanto, era evidente che l’Esercito arabo siriano non abbandonerà Dayr al-Zur, Stalingrado sull’Eufrate, e la prossima liberazione di Aleppo ha fatto sì che l’arco della guerra tracciato dai pianificatori degli USA e dai loro complici va a pezzi, con le forze siriane che avanzano velocemente per liberare dopo Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, una rotta tatticamente più vantaggiosa di quella da Raqqa ad Aleppo. Tuttavia, gli Stati Uniti tentano di tutto per impedire l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sulla linea Aleppo-Raqqa-Dayr al-Zur, anche istigando curdi e cosiddette Forze democratiche siriane (SDF) ad estendere il controllo dell'”arco di guerra” su Raqqa, lontana dall’Eufrate. Ma i curdi erano riluttanti ad avanzare verso sud, ritrovandosi ad affrontare un ambiente ostile a loro ideologia e psicologia, e risvegliando il mostro demografico curdo dell’Anatolia del sud-est, temuto dai turchi che minacciavano di ritirarsi dal piano. Nel frattempo, non essendo riusciti a liberare Jabhat al-Nusra assediato ad Aleppo dall’Esercito arabo siriano, creando una breccia lungo la via per Ramusyah, a sud della città, e chiusa la via a nord, di al-Qastal, a qualsiasi aiuto dalla Turchia, gli Stati Uniti decidevano di affrontare russi e siriani eliminando il blocco di Dayr al-Zur con l’ignobile operazione del presunto errore, supportata dai turchi che si sono generosamente offerti di “liberare” Raqqa assieme alla coalizione internazionale, come recentemente hanno spiegato. Così hanno effettuato il loro “fuoco amico”, immediatamente seguito dall’assalto dello SIIL su Dayr al-Zur, che nemmeno badava a scrutare preoccupato gli aerei degli Stati Uniti che avrebbero dovuto colpire qualsiasi cosa si muovesse ad ovest delle loro basi in Iraq. Non notate alcun paradosso!
Secondo tale piano, se Dayr al-Zur cadeva, i turchi si sarebbero gettati su Raqqa e Dayr al-Zur, mentre lo SIIL si sarebbe ritirato secondo lo stesso piano di Jarablus, con il pretesto dell’enorme pressione militare; i turchi decisero con gli Stati Uniti che l’Eufrate sia una regione neutrale in quanto zona di guerra contro lo SIIL, che potrebbe riprendersela se la coalizione internazionale si ritirasse. Ciò richiedeva che lo SIIL rimanesse assediato in Iraq per impedirne l’espansione. Quindi la Turchia avrebbe spezzato le reni ai curdi separandoli in due metà assediate nel nord della Siria,e gli Stati Uniti avrebbero tagliato la Siria in due lungo l’Eufrate, divenuto confine di un’entità nata col fatto compiuto come, forse, quella edificata dagli scagnozzi di al-Julani (fondatore del Jabhat al-Nusra e attuale capo diFatah al-Sham) dopo avergli lavato la barba grondante sangue siriano. Così l’immenso corridoio verso l’Asia sarebbe stato interrotto tra la porta sul Mediterraneo e quella orientale al confine con l’Iraq. Per tali ragioni il “fuoco amico” veniva diretto contro Russia e Siria allo stesso momento, per imporre il punto di vista degli Stati Uniti su Aleppo, vale a dire l’apertura della seconda strada per Ramusyah, farvi passare alle loro condizioni i convogli “umanitari” liberamente e senza controllo, impedendo ai militari di sfruttare l’accerchiamento di Jabhat al-Nusra ed aggirando l’accordo USA-Russia su Aleppo, dato che impone di riconoscere l’organizzazione terroristica come “nemico comune”, proprio come lo SIIL. Ma nonostante il terribile colpo a Dayr al-Zur, capirne le ragioni porta a scoprire che il piano degli Stati Uniti vacilla, come i loro terroristi islamici, con gli Stati Uniti ormai convinti che il popolo siriano e i suoi alleati potrebbero demolirne piani e terroristi…csk0tazxgaajeuh-jpg-largeNaram Sargon, scrittore siriano che vive in Siria, al-Thawra
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

LAVROV SPIEGA PERCHE' LA FORZA AEREA SIRIANA NON PUO' AVER ATTACCATO IL CONVOGLIO ONU

LAVROV SPIEGA PERCHE' LA FORZA AEREA SIRIANA NON PUO' AVER ATTACCATO IL CONVOGLIO ONU
L'attacco contro il convoglio delle Nazioni Unite del 20 settembre non può essere stato effettuato dalla forza aerea siriana, perché non hanno capacità di condurre i voli notturni. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov al canale televisivo russo Rossiia 1. "La Syrian Air Force non vola di notte, non hanno tale capacità", ha detto Lavrov.

L'esercito russo ha mostrato ieri le immagini satellitari di un drone che monitorava il convoglio. "L'analisi dei filmati attraverso il nostro drone monitora i movimenti del convoglio di aiuti attraverso le aree in attesa militanti ha contribuito a rivelare nuovi dettagli sulla vicenda", ha dichiarato Konashenkov. "Il video mostra chiaramente come i terroristi si trasferiscono con un camioncino con un mortaio di grosso calibro."

Lunedi un convoglio umanitario composto da 31 camion è stato attaccato mentre si dirigeva verso Aleppo.
Secondo la Croce Rossa, 20 civili e un operatore umanitario sono morti in seguito.

I primi rapporti dall'organizzazione hanno sostenuto che il convoglio era stato preso di mira da un attacco aereo. La Russia ha negato le accuse, e mostrato come la distruzione dei veicoli interessati non si . "Non ci sono crateri, mentre i veicoli hanno il loro telaio intatto e non sono stati gravemente danneggiati, come sarebbe accaduto in caso di un attacco aereo", ha dichiarato Konashenkov. Le Nazioni Unite - al contrario della Casa Bianca che non mostra una prova satellitare al contrario del ministero russo - ha poi dovuto ritrattare martedì le sue affermazioni sul fatto che il convoglio sia stato colpito da aerei militari. "Non siamo in grado di determinare se erano in realtà attacchi aerei. Siamo in grado di dire che il convoglio è stato attaccato", ha dichiarato il portavoce 'umanitario' delle Nazioni Unite Jens Laerke
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lavrov_spiega_perche_la_forza_aerea_siriana_non_puo_aver_attaccato_il_convoglio_onu/82_17169/

Parole contro prove satellitari: Smentite le menzogne di Obama e Ban Ki-moon


Aleppo. Il ministero della Difesa russo ha diffuso un video ripreso da un drone che mostra il convoglio di aiuti umanitari dell'ONU affiancato da un veicolo dei "ribelli moderati" dotato di un grosso lanciagranate.



I militanti alla guida di un pick-up con una copertura di mortaio hanno utilizzato il convoglio di aiuti  delle Nazioni Unite diretto nei pressi di Aleppo.

L'esercito russo ha mostrato ieri le immagini satellitari di un drone che monitorava il convoglio.  "L'analisi dei filmati attraverso il nostro drone monitora i movimenti del convoglio di aiuti attraverso le aree in attesa militanti ha contribuito a rivelare nuovi dettagli sulla vicenda", ha dichiarato Konashenkov. "Il video mostra chiaramente come i terroristi si trasferiscono con un camioncino con un mortaio di grosso calibro.

Lunedi un convoglio umanitario composto da 31 camion è stato attaccato mentre si dirigeva verso Aleppo. Secondo la Croce Rossa, 20 civili e un operatore umanitario sono morti in seguito.

I primi rapporti dall'organizzazione hanno sostenuto che il convoglio era stato preso di mira da un attacco aereo. La Russia ha negato le accuse, e mostrato come la distruzione dei veicoli interessati non si . "Non ci sono crateri, mentre i veicoli hanno il loro telaio intatto e non sono stati gravemente danneggiati, come sarebbe accaduto in caso di un attacco aereo", ha dichiarato Konashenkov. Le Nazioni Unite - al contrario della Casa Bianca che non mostra una prova satellitare al contrario del ministero russo - ha poi dovuto ritrattare martedì le sue affermazioni sul fatto che il convoglio sia stato colpito da aerei militari. "Non siamo in grado di determinare se erano in realtà attacchi aerei. Siamo in grado di dire che il convoglio è stato attaccato", ha dichiarato il portavoce 'umanitario' delle Nazioni Unite Jens Laerke. 
Fonte: RT