ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 16 settembre 2016

Kyrie, eleison



SIGNORE, PIETA'

Pietà per gli uomini che soffrono, anche se, il più delle volte, sono essi stessi i responsabili della loro sofferenza; abbi pietà ugualmente, per la stoltezza di chi aveva il Paradiso fra le mani, e se l’è lasciato sfuggire
di Francesco Lamendola


 Signore, pietà: per quanto siano stupidi e malvagi, non disprezzare i Tuoi figli, non scacciarli, non maledirli; meritano soprattutto la Tua pietà.
Credono d’essere chissà che cosa, gonfiano il petto, si drizzano bene sui talloni per aumentare d’un centimetro, in confronto a Te, la loro microscopica statura, pensando quasi di arrivare ad eguagliarti; ma sono solamente dei poveretti, dei nani ridicoli, dei boriosi scimmiotti, gonfi di vento.
Non disprezzarci e non maledirci, se puoi; siamo comunque Tuoi figli, portiamo impresso – in qualche piega nascosta dell’anima nostra - il sigillo del Tuo splendore.
Un debolissimo riverbero della Tua magnificenza traspare in noi, nonostante tutto; e, quando ci raggiunge il soffio della Grazia che da Te spira, possiamo innalzarci davvero, sino a compiere opere grandi. Da soli, però, non siamo nulla: siamo solamente sabbia, che il vento disperde nelle quattro direzioni; siamo un effimero disegno in riva al mare, che l’onda lambisce e poi cancella.
Abbi pietà di noi.
Pietà per gli uomini che soffrono, anche se, il più delle volte, sono essi stessi i responsabili della loro sofferenza; abbi pietà ugualmente, per la stoltezza di chi aveva il Paradiso fra le mani, e se l’è lasciato sfuggire perché non gli pareva abbastanza.
Pietà per gli stanchi, i vinti, i falliti; per i depressi, i soli, gli sfiniti; per quelli che hanno fallito, per gli umiliati e offesi dalla vita.
Pietà per quelli che non sanno amare, che non sanno aprirsi, che non sanno donarsi; per quelli che non sanno vedere l’amore, né riceverlo, né ricambiarlo; per tutti coloro che ignorano la gioia, per avere inseguito sogni troppo ambiziosi, per aver disdegnato il presente.
Pietà per coloro che vivono rinchiusi nella prigione del passato, nell’inferno dei ricordi, nell’amarezza dei rimpianti: su di loro pesa la maledizione di un cielo senza sole e senza stelle, di un’afa sempre uguale ed opprimente, di un’aria ferma, pullulante d’insetti e di mosconi, che li tortura come una sete ardente.
Pietà per coloro che vivono sempre proiettati un passo avanti, nel vano tentativo di afferrare una felicità futura; che sperano nel domani, che attendono la rivelazione dell’attimo dopo: sono così concentrati nel fissare avanti a sé, che non vedono quanto sta davanti ai loro piedi: né le gemme che potrebbero raccogliere, e che li renderebbero felici, né le lunghe spine che trafiggeranno loro i piedi, facendoli soffrire atrocemente.
E pietà anche per quanti vivono immersi nel presente, immemori dell’ieri e indifferenti al domani: sono come ranocchi sprofondati nello stagno, sguazzano in quel metro di fango come se fosse il mare, e non si accorgono di quanto misera e compassionevole sia la loro esistenza.
Pietà per coloro che odiano: si comunicano con il loro odio come fosse un’ostia quotidiana, e non lasciano passare una giornata senza attingere al piatto del rancore; odiano così tanto, da non accorgersi che stanno odiando la loro stessa vita, la stanno imbruttendo, la stanno soffocando, la stanno avvelenando: sono i peggiori nemici di se stessi. E, se mai riusciranno a placare il loro odio con il gusto della vendetta realizzata, sentiranno, di colpo, tutto il vuoto e l’orrore della loro vita sprecata, inutile, senza alcun senso.
Pietà anche per quanti amano troppo e male: per quanti si gettano nell’amore come affamati ed assetati, senza fermarsi mai, senza vivere in profondità i loro sentimenti; s’immergono nell’amore come lupi ansiosi di sbranare il gregge, ma, in realtà, ciò che stanno sbranando è la loro stessa pace, il loro equilibrio, la loro anima: si torturano con le fiamme della passione, si flagellano con la frusta della gelosia, s’incoronano di spinte con il cruccio dell’amara delusione. Sono come bambini che scherzano con un ordigno potentissimo, e si lacerano a sangue le carni da se stessi.
Signore, pietà: è un ben misero spettacolo quello che ti offre questa umanità, che Tu hai amato fino a donarle il Tuo Figlio Unigenito, affinché noi uomini, nella nostra follia e nel nostro traviamento, lo trattassimo come l’ultimo dei malfattori. Eppure, Tu continui ad amarci. Abbi pietà di questi pazzi ingrati, di questi bambini capricciosi, di questi energumeni e forsennati, i quali, simili ai vignaioli omicidi, non hanno rispettato neppure il figlio del padrone della vigna. Abbi pietà e trattieni il Tuo giusto sdegno: meritiamo più compassione che durezza. Trattieni il Tuo giusto sdegno, risparmiaci la Tua vendetta: abbiamo meritato il castigo, ma Tu, che sei l’Amore illimitato, ricordati della Tua promessa, e rimetti la spada nel fodero.
Pietà anche e soprattutto per chi non chiede pietà, per chi pensa di non averne alcun bisogno: per i superbi, i presuntuosi, gli arroganti; sono i più lontani da Te, i più colpevoli: sarebbero già condannati senza appello, senza la Tua immensa misericordia. Abbi pietà di loro, perché non sanno quello che fanno; se lo sapessero, si getterebbero ai Tuoi piedi, a servirti e adorarti, a lodarti e ringraziarti. E a chiedere il Tuo perdono.
Pietà per quelli che sono stati schiacciati dalla vita, e per quelli che hanno fatto del male agli altri o a se stessi: ben sapendo che, fra gli uomini, non esiste una netta divisione fra vittime e carnefici, perché siamo tutti figli di Adamo, e non c’è vittima che non sia anche un po’ carnefice, né carnefice che non sia, almeno in parte, vittima.
Pietà per gli uomini e le donne che non vogliono pietà, che credono di non averne bisogno: sono i più disperati e i più infelici, anche se, generalmente, non lo sanno. Pietà per quelli che credono di poter fare ogni cosa da soli, e sanno solamente collezionare errori sopra errori, avvitandosi nella loro presunzione e nella loro auto-punizione. Nessuno li può salvare, perché non vogliono essere salvati; e nessuno li può consolare, perché rifiutano con sdegno qualsiasi consolazione. Sono i carnefici di se stessi e i peggiori nemici della loro stessa pace.
Pietà per i violenti che calpestano il prossimo, e per i masochisti che affliggono se stessi; per quelli che credono d’aver diritto di possedere qualsiasi cosa, e per quelli che non si sentono degni neanche di respirare l’aria e di ricevere la luce del sole. Pietà per chi vuole troppo e per chi non si crede degno di ricevere alcunché.
Pietà per gl’intelligenti, che pensano di aver capito ogni cosa, e per i colti, che ritengono di sapere tutto; pietà per i vanitosi, che devono sempre mettersi in mostra, e per i narcisisti, in eterna adorazione di se stessi; per i bugiardi, che non sanno dire la verità neanche a se stessi, e per gl’infedeli, che tradiscono tutti perché non hanno fede nella loro parte migliore.
Pietà per questi piccoli uomini che non sanno chiedere, o che non sanno chiedere nella maniera giusta; che non sanno ricordare, né dimenticare; che non sanno lottare per ciò che desiderano, né perdonare a chi si prende ciò che non hanno osato afferrare. Pietà per chi ha sprecato la sua vita, per chi ha mancato il senso della sua esistenza. Salvalo dalla disperazione, Signore; aiutalo a rimettersi in piedi, imparando dalla propria sofferenza.
Pietà per chi non ha compreso il senso della croce, per chi vorrebbe che la vita ne fosse priva: folle se non Ti conosce, apostata se dice di credere al Vangelo. Il Vangelo è la via della croce e della redenzione: niente croce, nessuna redenzione. Pietà per chi non lo ha compreso, o per chi, pur avendolo compreso, si arroga l’inverosimile diritto di capovolgere le parole del Vangelo, che sono le Tue parole. Perdonali, perché non sanno quello che fanno.
Pietà per i preti infedeli, per i teologi impazziti, per quella parte della Chiesa che si è fatta prendere dalla smania di fare la rivoluzione, ma senza che i suoi membri provassero a fare, ciascuno, la sua rivoluzione interiore. Hanno tradito, con ciò stesso, il senso del Vangelo: ciechi che hanno preteso di guidare un esercito di ciechi. Stanno marciando verso l’abisso: per causa loro, non sono pochi quelli che stanno perdendo la fede; e molti altri la perderanno, se Tu non ti affretti a sostenerli, davanti al tradimento dei Tuoi stessi sacerdoti.
Abbi pietà di noi, Signore: Ti abbiamo tradito, Ti abbiamo disprezzato, abbiamo persino preteso di creare un feticcio che Ti assomigliasse, ma che arrivasse a dire il contrario delle cose che Tu hai detto, e a fare l’opposto delle sante cose che Tu hai fatto. Abbi pietà del loro sacrilegio, che ha traviato molti altri: non stancarti di cercare se vi sono almeno pochi giusti, come facesti a Sodoma, prima di distruggerla.
Anche se stiamo abusando della Tua misericordia, noi sappiamo che sei misericordioso: salvaci non perché lo meritiamo, ma perché Tu ci ami, e non permettere che l’opera delle Tue mani, che si riflette indegnamente in noi, vada perduta. Nemmeno il vasaio getta via la creta, se il vaso riesce difettoso; tenta di raddrizzarlo, se può, altrimenti ne costruisce un altro; ma la creta non la getta, altrimenti non potrebbe più fabbricare dei vasi. Noi siamo i Tuoi vasi: abbi pietà della nostra imperfezione, causata non da Te, ma da noi stessi.
Signore, pietà.
Non avremmo alcun diritto di chiederla; non dovremmo neanche mostrare a Te la nostra faccia: hai avuto sin troppa pazienza. Eppure, ricordati della Tua promessa; come lo sposo che non si dimentica della sua sposa, per quanto costei si allontani e tradisca colui che la ama, pure non essere in collera con noi, e vieni in nostro soccorso; ci stiamo già facendo troppo male con le nostre stesse mani; ci stiamo punendo da soli.
Perché la vera punizione è andare lontano da Te: tutto il resto, tutto il male che ci colpisce, non è che la conseguenza del nostro allontanarci dalla luce del Tuo amore. Se rimanessimo nel Tuo amore, nulla di male potrebbe capitarci; nulla potrebbe spaventarci; nulla riuscirebbe a scoraggiarci. Siamo infelici perché Ti abbiamo voltato le spalle; ma non Ti avremmo voltato le spalle, se fossimo rimasti nel Tuo amore.
Servi infedeli e malvagi, abbiamo deluso le Tue aspettative, abbiamo disprezzato i Tuoi doni incomparabili. Come la moglie adultera, che si prostituisce negli angoli oscuro con il primo venuto, così non ci siamo prostituiti davanti ai falsi dèi – il potere, la ricchezza, il piacere - e abbiamo tradito proprio Te, che sei tutto. Meriteremmo le pene più severe; meriteremmo che Tu nascondessi a noi, per sempre, il Tuo santo volto. Se lo facessi, noi resteremmo al buio: e sarebbe la fine. Nessuno di noi splende di luce propria: la luce che è in noi, non viene da noi stessi, non è nostra: viene da Te, e da Te soltanto. È la luce incorruttibile del Tuo amore, che ha incominciato a risplendere prima ancora che il mondo fosse.
Tu, che sei la Verità, dissipa le tenebre dell’errore, nelle quali ci siano avvoltolati da noi stessi; Tu ci avevi indicato la strada giusta, ma noi l’abbiamo ignorata, e abbiamo voluto far tutto da soli. Ci sembrava una intollerabile umiliazione dover riconoscere la Tua maestà: anche se quella maestà si è manifestata a noi attraverso la prova d’amore più sublime che sia dato immaginare, quella dell’Incarnazione del Tuo unico Figlio.
Pur di non riconoscere a Te quel che Ti spetta, da figli ingrati e malvagi abbiamo preteso di gonfiarci sino a imitare la Tua infinita grandezza: ma non c’è grandezza negli uomini che non si riconoscono piccoli, e non c’è vera umanità negli uomini che si ribellano contro il proprio statuto ontologico, nella pretesa d’essere creatori e non creature.
Signore, pietà. Kyrie, eleison: Signore, abbi benevolenza. Senza la Tua benevolenza e senza la Tua pietà, per noi è finita: perché da soli, questo è certo, non ci potremo mai salvare. Da soli, possiamo solo scendere di un altro gradino sulla scala che conduce all’Inferno. E siamo già vicini al fondo di essa. Non vedi che siamo già con un piede nella bocca dell’Inferno? Noi siano pazzi e ciechi; ma Tu, che sai tutto e vedi tutto, vieni in nostro soccorso, adesso, il più presto possibile, perché già scende la notte, e si ode dappertutto il lungo ululato dei lupi, che fa rabbrividire. Squarcia, per noi, il buio delle tenebre; manda, per noi, un Angelo d luce, che disperda i lupi voraci: perché i pastori, che erano soltanto dei mercenari, sono fuggiti, lasciando indifeso il Tuo gregge.
Sei Tu il Buon Pastore; di Te abbiamo bisogno, e di nessun altro. Non guardare alle nostre continue infedeltà, ma a quel fondo di sincero pentimento che Tu vedi brillare, col Tuo sguardo penetrante, nelle pieghe più nascoste dell’anima nostra. Tu vedi, e Ti commuovi, quel principio di pentimento che vi è in noi, prima ancora che noi ne siamo pienamente consapevoli: perché ci ami a tal punto, da saper cogliere anche il più piccolo segnale mediante il quale Tu possa venire in nostro aiuto. Ma contro la nostra volontà, nemmeno Tu, o Signore, puoi salvarci… Abbi dunque pietà di noi. Amen.

Signore, pietà
di

Francesco Lamendola