ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 20 settembre 2016

L' Avvenire alla cannabis

Scovato il nemico, rinserrati i plotoni, squillano trombe e tromboni: in marcia verso Pontida, alabarde alla mano e inquisitori incorporati!
  
L’ Avvenire di martedì 20 settembre riporta a pagina 3 una riflessione di grande interesse di Carlo Bellieni su “Gli adolescenti e la cannabis: perché la mente non ci arriva” con sottotitolo: “Psicosi e danni al cervello: capire i segnali di ‘fumo’ “. Sono considerazioni preziose, fondate su precisi dati scientifici, che andrebbero diffuse in tutte le scuole, ma anche ben oltre: in famiglia, in parrocchia, sui luoghi di lavoro. Grazie, Avvenire!
Però, però…. in prima pagina dello stesso Avvenire, a firma del direttore Marco Tarquinio, appare un editoriale - che qualcuno potrebbe magari ben definire “delirante” - dal titolo perentorio: “Giù le mani dai Papi”, preceduto dall’occhiello altrettanto perentorio: “La doppia ignoranza di Salvini”. Davanti a tale presa di posizione (inaudita) contro un politico italiano, uno si chiede: ma di quale orribile sacrilegio si sarà macchiato il segretario federale della Lega? Avrà detto che Galantino capisce poco di Sodoma e Gomorra? Oppure che qualche cooperativa ‘bianca’ ha lucrato sui migranti? O ancora avrà scherzato su un bambolone gonfiabile simile a Marco Tarquinio portatogli sul palco? O… 

Allora ci si informa leggendo lo stesso editoriale e si scopre che in occasione del tradizionale comizio di Pontida Matteo Salvini ha osato pronunciare due frasi che, tenetevi, sono di tale nefandezza da provocare grave turbamento nelle pie e belle anime galantine di Avvenire:“Papa Ratzinger sull’Islam aveva idee chiare. Chi invece apre le chiese agli imam non mi piace”.  
Tutti avranno potuto constatare la spudorata spregiudicatezza del leader leghista, che ha osato dire quello che nessuno, ma proprio nessuno tra i cattolici italiani mai si è sognato di dire, di scrivere, persino di pensare. Conoscete per caso qualcuno che invece l’ha detto, scritto, pensato (magari dentro Avvenire)? Noooo.
Notate la violenza della volgarità insita nella prima frase:  Papa Ratzinger sull’islam aveva idee chiare”. E l’ardire osceno contenuto nella seconda: “Chi invece apre le chiese agli imam non mi piace”.
E’ naturale che tra i turiferari, già molto nervosi di questi tempi (percepiscono perfino loro la gran confusione regnante nella Chiesa), le frasi di Salvini abbiano creato il panico. Lo sdegno parruccone è montato e, dopo una prima fustigazione online inflitta dalla nota Famiglia Cristiana (per modo di dire) al segretario federale leghista, poteva forse mancare l’apoteosi dell’ Avvenire galantino per mano del suo direttore, immerso nell’atmosfera interreligiosa, tutta coccole e moine, di Assisi? Sarà pure l’Anno della Misericordia… ma – si saranno detti turiferari maggiori e minori – c’è un limite a tutto, specie alla libertà di pensiero del cittadino Salvini!

Scegliamo fior da fiore dalla ‘chiamata alle armi’ di un Tarquinio in veste di Grande Inquisitore con sentenza emessa preventivamente (fossimo nel XVI secolo, a quest’ora l’anima di Salvini sarebbe già stata purificata e le sue ceneri disperse nell’aere di piazza dei Carbonari a Milano).

…Non si può dire che Matteo Salvini non parli chiaro, ma non si può nemmeno dire che sappia sempre quel che dice. Anzi, qualche volta è del tutto evidente che non sa proprio di che cosa parla, ma fa lo stesso. E gli esiti sono disastrosi per lui. 
…Domenica ne abbiamo avuto un’altra prova in occasione del tradizionale raduno leghista di Pontida dove ha pensato bene di mettere mani e parole addosso a due Papi. (NdR: ma, Marco, pur nel tuo furore anti-Lega non ti sembra di esagerare?) Perché il segretario del Carroccio non si è limitato a straparlare contro papa Francesco, ma ha pensato – insieme ad alcuni dei suoi – di potersi permettere di ‘usare’ maldestramente il papa emerito Benedetto XVI. 
…La pretesa di giocare ‘politicamente’ con i Papi, mettendoli propagandisticamente gli uni contro gli altri e facendo addirittura la caricatura del loro magistero non può lasciare indifferenti e impedisce di lasciar correre. (NdR: la fantasia tarquiniesca è sfrenata, ma un punto è particolarmente impegnativo: “lasciar correre?”… e quante volte  Avvenire ha “lasciato correre” su una moltitudine di misfatti, misfatti concreti, reali, di politici ‘amici’ – quasi sempre voltagabbana o gradassi - residui nella mentalità della parte peggiore della D.C.?)
…E non si può lasciar correre il fatto che domenica a Pontida Salvini ha fatto eco a uno slogan ambiguo – e perciò increscioso – di un gruppo di giovani militanti (o, forse, ha semplicemente rivelato di averlo ispirato) “Il mio Papa è Benedetto” è lo slogan. E la spiegazione è tanto secca quanto becera: “Papa Ratzinger sull’Islam aveva idee chiare. Chi invece apre le chiese agli imam non mi piace” (NdR: “becera” ? E’ becero chi pensa che papa Ratzinger sull’Islam avesse idee chiare? Misteri turiferari)
…Doppia ignoranza e doppia mistificazione. La solita di chi, senza averlo mai letto e magari basandosi su alcune artate manipolazioni, continua a citare il discorso di Benedetto XVi a Ratisbona come una sorta di dichiarazione di guerra all’Islam (…)Ma anche la solita di chi tiene da matti a strillare (NdR: da notare il mirabile tomo misericordioso) il suo ‘non mi piace’ all’indirizzo di papa Francesco. (…) 
…Doppia mistificazione più doppia ignoranza uguale parole doppiamente insopportabili e screditanti per chi le pronuncia (NdR: insomma per Tarquinio Salvini dovrebbe essere condannato doppiamente al rogo)
…Provi a ragionarci su, Salvini (NdR: apparente cambio di tono, arroganza tipica di chi crede di essere dalla parte giusta). Magari gli riesce aiutato anche solo dall’eco – se è in grado di intenderlo – di ciò che in queste ore sta accadendo, ancora una volta, ad Assisi (NdR: notare “se è in grado di intenderlo”, ennesimo insulto misericordioso).
…La faccia finita di mettersi addosso i Papi e di mettere loro mani e parole addosso (NdR: e dagliela con le mani addosso! Una vera ossessione, come il ‘doppiamente’)
…Non si va così in paradiso. Neppure nel paradiso degli ignoranti, e tantomeno in quello – solo elettorale – dei politici. 
Così si conclude – come era incominciato - con gli insulti (indubbiamente a scopo di correzione fraterna) un editoriale a dir poco singolare, ma – oltre che offensivo quant’altri mai – anche rivelatore del gran nervosismo esistente oggi tra i turiferari di ogni ordine e grado.  Nell’Anno della Misericordia, mentre ad Assisi si inneggia alla pace tra le religioni, due frasi normali di Salvini provocano sui turiferari sempre all’erta un effetto speciale: quello vissuto dal conte Orlando, paladino di Francia, quando scoprì la passione d’amore tra la bella e bramata Angelica e il l'umile fante Medoro. 

MISERICORDIA TURIFERARIA: DAGLI AL NEMICO (SALVINI)! – di GIUSEPPE RUSCONI –www.rossoporpora.org – 20 settembre 2016


Il nostro Papa è Benedetto

Senti Bergoglio dire che il terrorismo non è nulla in confronto alle guerre scatenate dall'Occidente. E allora viene forte la tentazione di gridare che la nostra guida è un'altra: quell'uomo che ha detto parole di Verità su islam e cristianesimo, ultimo capitano in mezzo alla tempesta...
ratzinger
Viene forte la tentazione (che pure è parola che non si dovrebbe usare, visto che parliamo di Sua Santità) di indossare le magliette esposte qualche giorno fa dalla Lega a Pontida e di gridare il loro slogan “Il mio Papa è Benedetto”. Sì, perché, al di là della deriva becero-trash in cui talvolta sprofondano slogan para-salviniani, a suon di felpe e ruspe, stavolta non si poteva riassumere meglio l’idea che mezzo Occidente e mezza Chiesa (o forse più) condividono, in una frase come quella. Senza più cercare di capire, di smussare, di contestualizzare le parole di questo Papa, cioè Francesco, ma prendendo una presa finalmente una posizione netta, liberatoria dicendo che il nostro Papa è un altro, è quello e non questo, cioè è Benedetto. Cambiare il riferimento, per non rovinarci più la digestione, e non fare più sangue amaro, a sentire le affermazioni ogni volta improvvide, o addirittura strampalate, del pontefice in carica.
Non puoi fare altrimenti tanto più dopo che senti – come capitato oggi ad Assisi, in una cerimonia multiculti chiamata “Sete di pace”, in nome di quel minestrone religioso che tanto piace a Papa Sincretico – Bergoglio enunciare frasi che gridano vendetta su terrorismo e guerra. Derubricando il primo cioè a un fatto residuale, insignificante rispetto alla seconda: “Ci spaventiamo per qualche atto di terrorismo ma questo non ha niente a che fare con quello che succede in quei Paesi, in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e cadono e uccidono bambini, anziani, uomini, donne”. Il terrorismo, insomma, è un episodio occasionale e un fenomeno minimo in confronto all’enormità delle guerre, sostiene Francesco. È un passaggio in più rispetto alla negazione della sua matrice, cui finora ci aveva abituato: adesso il terrorismo non solo non è islamico, ma non è neppurecosì dannoso come i conflitti. E lo senti dire queste cose, mentre l’America è colpita ancora una volta nel suo cuore, a 15 anni dalle Torri Gemelle, da attentati di matrice islamica, da “qualche atto di terrorismo”, come lo chiama il buonista Francesco. Massì, che sarà mai, roba saltuaria, qualche esplosione qui, qualche accoltellamento là, qualche saltuario e dimostrativo gesto di kalashnikov da un’altra parte. Lo andasse a dire a chi ancora piange le 130 vittime di Parigi del novembre 2015; a chi era all’aeroporto e nella metro di Bruxelles lo scorso 22 marzo; o e ai parenti degli italiani trucidati a Dacca, e ai morti di San Bernardino e di Nizza.
Tutto secondario, tutto insignificante, secondo Francesco, in confronto alle gravi colpedell’Occidente, alle responsabilità di noi che bombardiamo e mietiamo vittime civili. Perché, in fin dei conti, la loro è solo una reazione alle guerre orrende dei Paesi ricchi: e allora ecco la solita spataffiata contro il denaro e le armi, cioè contro la violenza dell’Europa e dell’America. “Se noi oggi chiudiamo l’orecchio al grido di questa gente che soffre sotto le bombe, che soffre lo sfruttamento deitrafficanti di armi, può darsi che quando toccherà a noi non otterremo risposte. Non possiamo chiudere l’orecchio al grido di dolore di questi fratelli e sorelle nostri che soffrono per la guerra”.
Scudisciate pesanti sulla cattiva coscienza dell’Occidente che alimentano il nostro masochismo e senso di colpa; e un atteggiamento timido, ai limiti della rassegnazione, verso chi invece, quell’Occidente, odia, perché in fin dei conti “non esiste un Dio di guerra”, e chi uccide lo fa perché lo vuole il diavolo, mica per Allah…
E allora ti sovviene la grandezza umana, morale, spirituale e intellettuale di Papa Ratzinger che affiora ancora oggi in ogni suo, seppure ormai sparuto, intervento, come quella meravigliosa lettera-congedo dal mondo che ha rilasciato al giornalista Peter Seewald, che palesa la sua umiltà di uomo e il suo essere gigante della storia e della fede. E ti riaffiora anche il ricordo di quella lectio magistralis,da noi proprio qui rievocata qualche giorno fa, in cui Papa Benedetto diceva pane al pane e vino al vino su islam e cristianesimo, quelle parole apodittiche e definitive di Ratisbona, che non prestavano il fianco a nessun equivoco, a nessun compromesso: da una parte c’era una religione di fede e ragione, dall’altra una religione di libro e spada. E l’abisso non poteva che essere più incolmabile.
Benedetto ci arrivò a mo’ di una benedizione, degno erede di Giovanni Paolo II, in quegli anni difficili, segnati dalla nuova sfida epocale del terrorismo e da una crisi dell’Europa, incapace di riconoscersi, di trovare radici e orizzonti comuni; poi ha abdicato troppo presto, ci ha spiazzati con una mossa che ha di certo una ratio più alta e imperscrutabile, lasciandoci però senza un porto sicuro in cui riparare. Però adesso ti accorgi che queste circostanze eccezionali, l’avere due papi contemporaneamente e nello stesso luogo, offrano al credente e al laico un’opportunità irrinunciabile: scegliere qual è il suo Papa e chi sia il vero Papa. Come in un tempo di prova, siamo chiamati a individuare e testimoniare la Verità. E noi la scorgiamo in quel volto oggi più emaciato e in quella canizie sempre più accentuata dell’uomo che per troppi pochi anni ha saputo parlare di cristianesimo e Occidente in un modo, con dei contenuti e uno stile, che non vantano precedenti nella storia recente e di sicuro non li annoverano nel suo successore.
Ci manchi Papa Ratzinger, almeno come titolare ufficiale di quella Casa detta Chiesa. Ma ti sentiamo ancora “nostro” e ci riferiamo ancora a te, come capitano in mezzo alla tempesta. Te lo potremmo dire con una lunga dissertazione argomentata, come forse piacerebbe a te, finissimo intellettuale. Ma per stavolta preferiamo dirtelo così, con uno slogan stampato sopra una maglietta: “Il nostro Papa è Benedetto”.

MÜLLER: BENEDETTO A RATISBONA FU “PROFETICO”. CORANO E SPADA, UNA SFIDA PER L’ISLAM

Marco Tosatti

“Profetico”: così il Prefetto per la Dottrina della Fede, il card.Gerhard Müller, definisce oggi il famoso discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, che tanto clamore suscitò nel mondo islamico, con manifestazioni di piazza e attacchi – fortunatamente isolate e sporadici – ai cristiani.

muller
Il porporato Tedesco parlava il 13 settembre scorso a Ratisbona, in una conferenza intitolata: “Il discorso di papa Benedetto a Ratisbona: una rilettura dieci anni dopo”.
“Il messaggio duraturo del discorso di Benedetto è che sena la pace di Dio nel nostro cuore non riusciremo a padroneggiare la crisi globale attuale. Amore e riconciliazione – non odio e rappresaglia – portano al futuro”.
Il discorso di Benedetto a Ratisbona fu “un evento storico di prim’ordine”, e la sua importanza apparve chiara nel 2007, quando 138 studiosi islamici scrissero una lettera aperta ai cristiani di tutto il mondo offrendo dialogo e pacifica coesistenza.
Müller si è poi rivolto ai leader del mondo islamico. “Le autorità politiche e religiose nei Paesi islamici devono trovare una risposta a come i cosiddetti Versetti della Spada nel Corano possano essere conciliati con il diritto basilare di libertà di religione. Non devono solo rigettare l’uso dei sistemi violenti per diffondere la religione, ma anche a ogni obiettivo di dominio religioso e politico del mondo”.

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