ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 30 settembre 2016

Polli, nel mondo dei balocchi

La menzogna come normalità 

Il curioso caso di una guerra in cui le tregue si concordano tra due potenze che, almeno in teoria, combattono lo stesso nemico. Bombardamenti buoni e bombardamenti cattivi. Qualcuno si ricorda, ad esempio, la “spontanea” rivolta in Ucraina? Sparito ogni pudore, la menzogna è ormai la normale modalità di comunicazione e i cervelli si anestetizzano.

di Paolo Deotto
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z-gttvlpNon pretendo assolutamente di scrivere un articolo di politica estera. Amo parlare solo di ciò che conosco bene e anche su quello ho spesso qualche esitazione. Vorrei solo intrattenervi brevemente su alcuni dati di fatto che dimostrano come la menzogna sia ormai divenuta la normalità in gran parte dell’informazione.
Guerra contro l’Isis. Non dilunghiamoci sulle origini e lo sviluppo di questa iniziale banda, e poi vero e proprio esercito, di tagliagole fanatici. Sta di fatto che a un certo punto il mondo occidentale, bontà sua, si rende conto che forse bisognerebbe fare qualcosa. I salvatori del mondo per definizione, gli Stati Uniti, annunciano che bombarderanno i terroristi.
Ottimo, dice il mondo occidentale. Poi leggiamo di cinque (cinque!) cacciabombardieri e/o droni che lanciano un po’ di bombe su campi di addestramento dei terroristi. E, a seguire, un “impegno” sempre a questi livelli e che non dà risultati apprezzabili.
Poi accade che interviene la nazione scellerata per definizione, la Russia, e la guerra contro l’Isis inizia a farla sul serio. I tagliagole perdono territori che avevano conquistato, le truppe regolari del governo di Damasco, con l’appoggio russo, conseguono successi.
Ma ora viene il bello (si fa per dire). Se Stati Uniti e Russia combattono lo stesso nemico, si dovrebbe presumere che tra loro siano alleati. Puro buonsenso.
Come in ogni guerra che si rispetti, si arriva a un certo punto a discutere della necessità di una tregua, per consentire di portare aiuti alle popolazioni civili che si trovano intrappolate nelle zone di combattimento.
A questo punto si va nel surreale. Già, perché una tregua dovrebbe, di norma, essere concordata tra le parti in conflitto, ovvero tra nemici. E invece la tregua viene concordata tra i ministri degli esteri russo e americano. Surreale. Ma se devono concordare una tregua tra loro, allora sono nemici? Si direbbe di sì, visto che non mancano le accuse reciproche.
Accuse reciproche che hanno però delle particolarità davvero singolari: quando un bombardamento causa vittime civili,e magari colpisce ospedali e scuole, la colpa è della Russia e/o delle truppe siriane regolari. Non sempre è chiaro se il bombardamento sia stato effettuato dai russi o dai soldati siriani. È chiaro, acquisito, indiscutibile, che russi e siriani sono stragisti, colpevoli di crimini di guerra, eccetera.
Se capita invece, come di recente, che una caserma dell’esercito regolare siriano (che combatte, anch’esso, contro l’Isis e quindi in teoria dovrebbe trovarsi dalla stessa parte degli americani) sia bombardata da aerei americani, allora la faccenda, poiché è accaduta un po’ troppo alla luce del sole, viene liquidata velocemente: “Ci siamo sbagliati, facciamo tante scuse”, dicono gli americani. E tutto si deve chiudere lì.
Se due vescovi siriani accusano esplicitamente l’America di appoggiare l’Isis, alla notizia si dà poco risalto, e non se ne dà proprio per nulla. Solo pochi giornalisti ne parlano, come Matteo Carnieletto, di cui Riscossa Cristiana ha ripreso di recente due articoli (clicca qui e qui).
La tregua concordata non tiene e si rinegozia. Sempre tra Stati Uniti e Russia. E il giro riprende come sopra, con annessi e connessi di accuse reciproche anche in sede ONU.
Certo, per una realtà aggrovigliata come quella della Siria e della guerra all’Isis, questa è una schematizzazione che ha tutti i suoi limiti. Però riporta dati di fatto che dimostrano come le informazioni che riceviamo da stampa e televisione siano inattendibili, non foss’altro perché ne viene fuori un quadretto davvero strano, in cui si combatte una guerra contro un nemico (Isis) da parte di vari attori (Americani, Russi, Siriani fedeli al governo e bande varie di varie tendenze) che sembrano più occupati a combattersi tra loro che a combattere quello che sarebbe il comune nemico (che imporrebbe quindi una comune strategia).
In questo pasticcio, un altro dato di fatto è che la svolta vera l’ha data l’intervento russo. Un esempio per tutti: la principale fonte di arricchimento per l’Isis era il commercio del petrolio estratto dai pozzi delle zone occupate. Come mai solo ai russi è venuto in mente di bombardare le colonne di autobotti che trasportavano il petrolio, togliendo così all’Isis la principale fonte di guadagno? E’ credibile che gli americani, con la miriade di satelliti che osservano tutto il mondo, non si fossero mai accorti di questo traffico?
E sorge spontanea la domanda: ma gli americani vogliono davvero combattere i tagliagole? No, dicono in molti (e tra di essi anche due vescovi siriani, come ricordavamo sopra). Ma su questo l’informazione stende un rispettoso velo di silenzio. È sempre meglio enfatizzare i crimini di guerra russi, reali o di fantasia che siano.
Sia ben chiaro: la guerra è in sé stessa una sporca faccenda, né dividiamo il mondo tra angioletti e diavolacci. In guerra si va per distruggere il nemico (altrimenti è meglio stare a casa) e se il nemico si mischia alla popolazione civile, è inevitabile che anche degli innocenti trovino la morte. In tutto questo non c’è niente di bello, ma spesso molto di tristemente inevitabile.
Quello che non può non stupire è come questa aggrovigliata guerra viene raccontata al mondo. C’è un “cattivo” centrale, l’Isis (e almeno questo è cattivo per tutti). Poi c’è una curiosa presentazione dei protagonisti della parte avversa all’Isis, tra cui alcuni sono sempre bravi, a prescindere, e altri sempre malvagi e disumani, a prescindere.
E si ritorna al surrealismo già citato: la tregua si concorda tra Russia e Stati Uniti. Ma le tregue no si concordano tra nemici? E si ritorna al punto di partenza.
Ci prendono in giro. Senza alcun pudore. Certa informazione è sempre più somigliante alla vecchia prostituta, che non ha più alcun ritegno nel mostrare a tutti la sua professione, perché ormai, più che professione, la prostituzione è divenuta per lei un modo di essere.
E confidando nel vecchio principio, più volte ricordato, che una bugia diviene realtà se ripetuta mille volte, si anestetizzano i cervelli. Sempre più dobbiamo abituarci al fatto che il Sole sorge a occidente, e dall’America non può venirci che il Bene Sommo. E la gran parte dell’informazione ci conduce per mano verso queste splendide mete.
Per chiudere, un pro-memoria. Qualcuno si ricorda ancora della “rivolta” in Ucraina? Roba vecchia, dal punto di vista giornalistico (tra poco avrà tre anni). Però molto interessante per il nostro argomento, la menzogna. In quelle giornate ci imposero di credere a un popolo che “spontaneamente” scendeva in piazza perché il governo non voleva attuare un accordo di collaborazione commerciale con la UE. Ci vollero far credere alla “spontanea” rivolta, così spontanea che in pochi giorni i rivoltosi disponevano di armi da fuoco, elmetti e altre dotazioni militari. Un giornalista quotato come Fausto Biloslavo parlò di diversi milioni di dollari che sarebbero giunti ai rivoltosi tramite l’ambasciata americana. Ovviamente, alla notizia non fu dato alcun rilievo.
Una volta scacciato il presidente filorusso dell’Ucraina, si insediò a Kiev un governo in cui il ministero delle Finanze era affidato a un’americana, la signora Jaresko, amministratrice di un fondo comune a stelle e strisce, mentre a reggere il ministero dell’Economia era chiamato il sig. Abromavicius, che poteva vantare nel suo curriculum diversi anni di collaborazione col Dipartimento di Stato americano. La “selezione” dei ministri fu organizzata in stile aziendale, affidandosi a una Società di consulenza dietro la quale c’era, indovinate un po’, un tale signor George Soros.
La notizia non scosse nessuno, perché non si organizzò nessun can-can mediatico. Ci sono vari modi di manipolare i cervelli e non sempre serve mentire; basta anche non dare enfasi ad alcune notizie.
E potremmo proseguire con mille esempi, nazionali e internazionali, di menzogne e /o omissioni. Ma qui chiudiamo, sperando solo che questi pro-memoria ci possano aiutare a non abbassare la guardia, e a seguire stampa e televisioni con la massima salutare diffidenza. Perché, nove volte su dieci, lavorano per fregarci.

– di Paolo Deotto

Redazione30/9/2016



Sion rimpasta i comandi di Al Nusra. Terroristi in subbuglio.


Quneitra è una cittadina (ora città-fantasma) della Siria meridionale,  sulle alture del Golan, all’interno della fascia di sicurezza Onu che divide Siria e Israele – di cui è al confine. Dopo la sconfitta siriana nella guerra de Sei Giorno, è stata abbandonata. Dai siriani. Ma ci hanno fatto il nido le milizie di Al Nusra, ex Al Qaeda, oggi ribattezzatasi FAtah al Sham. Orbene, la notizia è questa:  il Mossad ha disposto un rimpasto dei comandanti di queste milizie  islamiste.   Le spie ebraiche hanno convocato  lo sceicco Asim Qassim, il mufti del Fatah al-Sham ex Nusra) nella regione di Jabat al-Khashab e Tarania (nella parte nord di Quneitra)  per ordinarli la riorganizzazione dei comandanti terroristi.

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L’incredibile notizia è data dal sito arabo Axis News  (http://www.axis-news.com/2016/09/28/14/) che, grazie alle sue fonti in loco, dà in particolari: “gli agenti israeliani hanno nominato tal Ali Mare’i Suleiman e suo fratello Faisal Mare’i Suleiman coma comandati del fronte orientale di Jabat al-Khashb, comprendente il fronte Qob al Hamry, la cittadina di Hazar e le aree davanti al distretto dove è posizionata la Quarta Divisione della armata regolare siriana. Parimenti Taj Leili e Adnan Leili sono stati assegnati al comando  delle zone di Tarania, Tal al-Ahmar e  al-Saraya, mentre Ma’as Nazar è stato re insediato al comando della parte occidentale di Jabata al-Khashab, vicina al  Golan”.
Le fonti dicono che  dopo che lo sceicco Qassim (che è stato giudice della Sharia   per il regime terrorista in zona) ha riferito degli ordini israeliani, “i  militanti che hanno di recente abbandonato Dara’a e si sono uniti a Fatah al-Sham a Quneitra hanno dato vita a rabbiose proteste, reclamando  un ruolo maggiore nella struttura di comando. La situazione è divenuta caotica e  possono scoppiare scontri fra i miliziani”.
Dara’a è la città che l’esercito siriano ha riconquistato a luglio, infliggendo gravi perdite ai miliziano. Dara’a ha una importanza strategica, perché  rende possibile al governo di Damasco di chiudere i due passaggi di frontiera con la Giordania,da cui  i guerriglieri wahabiti ricevono rifornimenti in uomini ed  armi;  la vittoria inoltre consente di reimpiegare altrove – ad Aleppo –   le truppe lì  impegnate.
Il Mossad avrebbe deciso il rimpasto dei terroristi al suo comando dopo il fallimento  di una puntata offensiva chiamata “Talaki”, che doveva congiungere Beit  Jen nella parte sud orientale  della provincia di Damasco a Quneitra,e quindi a Israele.
Secondo un alto ufficiale di Damasco, li israeliani hanno allestito una vera e propria “sala operativa” a Quneitra per   guidare i terroristi di Al Nusra.  I terroristi ritiratisi da Dara’a, circa seicento, avrebbero perso ordini da questa sala operativa israeliana durante l’attacco per prendere possesso delle basi di al-Raba’a e di Sha’ban nel nord di Quneitra, senza riuscirci  perché le forze legittime  siriane ne erano state preavvertite dalla  loro intelligence.
In ogni caso, ciò mostra definitivamente  che Al Nusra  è un corpo d’armata alle dirette dipendenze di Israele.   Come si ricorderà, una simile sala-comando di operazioni è stata colpita qualche giorno fa da tre missili Kalibr sparati da  navi russe. La sala si trovava nella parte occidentale della regione di Aleppo,   sulla montagna Sama’n, in vecchie cave  ritenute irraggiungibili.   La edizione in arabo di Sputnik ha detto che erano stati uccisi una trentina di ufficiali israeliani, britannici, turchi e sauditi che da quella sala operativa comandavano le offensive dei terroristi su Aleppo e Idlib.

Usa: “i terroristi manderanno  i russi nei body bags”



John Kirby minaccia come un gangster
John Kirby minaccia come un gangster
Abbandonata ogni finzione,  anche il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, ha previsto (ossia minacciato) che se  la  Russia “non cessa la violenza” contro i terroristi di Aleppo, città russe saranno attaccate dai medesimi terroristi, la Russia rimanderà  a  casa i suoi soldati “nei body bags” , e perderà “anche velivoli”. A questa inaudita minaccia – che è anche una sfrontata ammissione: siamo noi a guidare il terrorismo islamico – il ministero russo della Difesa  ha risposto, per bocca del generale Igor Konashenkov:
“Riguardo alle  minacce di Kirby sulle perdite possibili di  aerei russi  e sul mandare in Russia i soldati nei body bags,  voglio dire che noi siamo ben informati in quali luoghi in Siria, compresa la provincia di Aleppo, ed esattamente quanti ‘non pubblicizzati’ specialisti sono impegnati nella comando operativo dei militanti. Naturalmente si continuei a dirci che sonoo lì per separare, ostinatamente ma  inefficacemente, Al Nusra dalla ‘opposzione’.  Ma se si tenterà di portare a compimento quelle minacce, sarebbe azzardato sperare che i  militanti riuscirebbero a salvare la loro pelle”.
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Konashenkov ha poi invitato Kirby (che è un ex contrammiraglio) a non dimenticare il suo  onore militare, profferendo quelle minacce da gangster, quale è quella di colpire i civili in Russia  con i  terroristi islamici.  Le  forze armate russe sono ancora pronte a  continuare il dialogo con gli sa per coordinare le misure contro i terroristi i  Siria, ha detto:
“Ma questo dialogo non deve contenere nemmeno l’ombra di una minaccia alle nostre truppe e ai nostri cittadini. Quando si tratta di assicurare la sicurezza dei cittadini russi, dovunque essi siano, non ci saranno compromessi. Questa è la nostra prima e incondizionata priorità”.
La frasi  disonorevoli di Kirby    hanno fatto una profonda, sgradevole impressione a Mosca. “Quello che ha detto non è solo una minaccia diretta, ma la minaccia fatta da una  personalità di Stato”,  ha commentato il vice presidente della Commissione Esteri alla Duma, Leonid Kalashnikov: “Non riesco nemmeno a ricordare  precedenti  del genere. Kirby ha alluso ad Al Qaeda e di come gli americani l’hanno messa contro l’Unione Sovietica, non solo in Afghanistan ma in Asia centrale. Questa è un’allusione al  fatto che il terrorismo può essere infiltrato in Russia, e a farlo saranno gli americani. Se gli Usa contribuiranno ad operazioni di terroristi in Russia, se gli americani li forniscono di armi, i servizi russi non lasceranno ciò senza ‘attenzione’. La Russia prenderà misure adeguate contro coloro che non solo minacciano, ma comandano una guerra di terrorismo contro la Russia. A Mosca già si discute delle misure da prendere in risposta  simili dichiarazioni. Ma i politici russi, al contrario di Kirby, non lo fanno pubblicamente”.

 http://www.maurizioblondet.it/sion-rimpasta-comandi-al-nusra-terroristi-subbiglio/

Il Ministero della Difesa della Russia risponde alle minacce degli USA

Rossijskaja GazetaSouth Frontigor_konashenkovIl Ministero della Difesa della Federazione Russa non poteva non rispondere alle dichiarazioni scioccanti del portavoce del dipartimento di Stato degli USA John Kirby. Nel corso di un briefing aveva chiaramente detto che le città russe saranno attaccate dai terroristi. Secondo il funzionario statunitense, se la guerra in Siria continua i terroristi attaccheranno le città russe e la Russia riceverà i soldati nei “sacchi di plastica, continuando a perdere mezzi, possibilmente aeromobili”.
Il Ministero della Difesa della Federazione Russa interpreta tali dichiarazioni come ammissione degli USA che la presunta “opposizione” che conduce la “guerra civile” in Siria sia solo terrorismo “internazionale” telecomandato dagli statunitensi. Ciò che è particolarmente scioccante dell’ammissione di Kirby, secondo il rappresentante del Ministero della Difesa della Federazione Russa Maggior-Generale Igor Konashenkov, è che l’influenza diretta degli Stati Uniti sui terroristi è globale e punta alla Russia, tra l’altro. “Sulla minaccia di Kirby per la possibile perdita di aerei russi e il ritorno di soldati russi ‘in sacchi di plastica’, va detto che sappiamo bene dove in Siria, anche nella Provincia di Aleppo, ed esattamente come molti specialisti “non dichiarati” operano coordinando e comandando i terroristi“, ha aggiunto Konashenkov: “Naturalmente, possono continuare a dirci come ostinatamente ma vanamente cerchino di distinguere Jabhat al-Nusra dall”opposizione’. Tuttavia, se proveranno ad attuare tali minacce, non è affatto scontato che potranno salvare la pelle“.
Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha suggerito a John Kirby di non dimenticare il suo onore di ufficiale, avendo scambiato la divisa da contrammiraglio con la giacchetta di rappresentante del dipartimento di Stato. Inoltre, i militari russi ancora una volta hanno dichiarato di essere pronti a continuare il dialogo con gli Stati Uniti nelle operazioni comuni contro i terroristi in Siria. “Ma il dialogo non deve contenere anche minacce ai nostri soldati e cittadini. Quando si tratta di garantire la sicurezza dei cittadini russi, non importa dove, non tratteremo. Questa è la nostra priorità principale ed incondizionata“, concludeva il Generale Konashenkov.8350ed9b71341f55d61daad633d30Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

DELINQUENTI NEGAZIONISTI! Dall'olocausto ai vaccini, dalla Siria a Shimon Peres. Intanto "il manifesto" cambia pelle, ma non verso.

Simon Peres, sparisce un assassino di massa Dal quotidiano liberal israeliano: www.haaretz.som/hasen/spages/458044.html . Si intitola "100.000 Radiations". ”Con il pretesto di combattere la tricofitosi (micosi della pelle) nella testa dei bambini sefarditi immigrati, per lo più dal Marocco, o rapiti dallo Yemen, il Ministero della Sanità israeliano, sotto la supervisione di Shimon Peres, acquistò nel 1951 negli Stati Uniti sette macchine di Raggi X e li adoperò per un esperimento nucleare di massa su un'intera generazione di cavie umane sefardite. A 100.000 bambini sefarditi vennero sparate in testa e sul corpo (non coperto da protezioni) dosi 35.000 volte superiori alla soglia massima di raggi gamma. Tali da friggergli il cervello.
Per avergli risparmiato gli esperimenti, a quel punto ufficialmente proibiti, sui propri detenuti, o malati mentali, il governo USA versò a quello israeliano 300 milioni di sterline israeliane all'anno, per una somma che oggi varrebbe miliardi di dollari. 6000 bambini morirono subito, gli altri svilupparono tumori che hanno continuato a uccidere e uccidono anche oggi. In vita, le vittime hanno sofferto e soffrono di epilessia, amnesia, Alzheimer, psicosi, emicranie croniche. Essendo stato esposto l'intero corpo, i bambini svilupparono difetti genetici. La generazione che sopravvisse diventò in perpetuo la classe più povera, malata ed emarginata del paese. Uno storico spiega nel documentario che l'operazione era parte di un programma eugenetico mirato a eliminare le componenti deboli o difettose della società. Mengele.
Nel programma si indicano i responsabili del progetto: Nahum Goldman, capo del Congresso Ebraico Mondiale, Levi Eshkol, primo ministro, Shimon Peres, allora direttore generale del Ministero della Guerra, Eliezer Kaplan, ministro delle finanze, Jospeh Burg, ministro della Sanità.
Per il bene dell’umanità è morto un masskiller, uno stragista di professione e, dunque, ministro, primo ministro e presidente dello Stato coloniale impiantato in Palestina e all’origine delle peggiori tragedie e dei crimini più infamanti della nostra epoca, oggi pianto come eroe e martire della pace dalla lobby israelo-internazionale e da un Occidente politico, militare, mediatico, terrorista, che ha eletto a modello lo Stato Canaglia più canaglia di tutti gli Stati Canaglia.
Il negazionismo, a volte perfettamente legittimo, a volte arbitrario, esoterico e funambolico, è comunque strumento di ricerca storica ineludibile, scientificamente e moralmente doveroso. Solo il negazionismo adoperato per disintegrare i cori di prefiche disoneste o assoldate, può restituirci la verità su un criminale di guerre e di pace come Simon Peres, cofondatore del Leviatano sionista. Peres non era uomo di pace, anche se tale s’è finto per un tratto, assieme al compare Rabin, per indurre l’opinione pubblica mondiale e perfino certi dirigenti palestinesi, a soggiacere alla gigantesca truffa di Oslo, dei due Stati, uno macigno, l’altro granello di sabbia, che ha aperto ai palestinesi le porte dell’inferno della colonizzazione e dello strisciante genocidio.
Terrorista polacco con la banda Haganah, sterminatore di bambini sefarditi, inconciliabili con la purezza della razza ashkenazita-kazara, promotore di tutte le guerre d’aggressione e di sterminio per la Grande Israele, creatore dell’Israele dominus e ricattatore nucleare di mezzo mondo, fuorilegge violatore di ogni risoluzione ONU, rapitore e carceriere di Mordechai Vanunu che aveva rivelato al mondo i misteri atomici di Dimona, invasore del Libano, responsabile del massacro di 102 donne e bambini nella sede ONU di Qana. Sostenitore dei ripetuti stermini di civili a Gaza. Un mostro. Di conseguenza Premio Nobel della Pace.

Negazionismo, diritto o reato?
Il giorno 9 giugno 2016 il parlamento ha approvato (astenuti M5S e Fd’I) un disegno di legge, per adeguare le leggi italiane agli orientamenti normativi europei, che include anche il divieto di apologia e minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra. Negare o minimizzare la Shoah, vero obiettivo di un provvedimento travestito da “discriminazione etnica”, “terrorismo”, “violenza”, “xenofobia” e “incitamento all’odio razziale”, comporta fino a 6 anni di carcere. Negare l’olocausto strisciante del popolo palestinese si può. Semita quanto un sefardita ebreo, ma paradossalmente “antisemita”.
Tedeschi colpevoli in eterno
Non mi sono mai permesso, perché privo degli strumenti di ricerca e quindi di adeguati elementi di conoscenza, di esprimere considerazioni definitive su realtà e dimensioni dell’Olocausto. Avendo vissuto in Germania all’epoca di ciò che è descritto come l’eliminazione volontaria, pianificata, di 6 milioni di ebrei e anche al momento del suo disvelamento pubblico, mi sono però sempre impegnato a fondo a una circoscritta forma di negazionismo: quello della pretesa conoscenza dell’accaduto, vero o falso, da parte dell’intera popolazione tedesca. Sono testimone dello stupore, sbigottimento, sconvolgimento dei tedeschi all’apprendimento di quanto così narrato, Quello che la popolazione comune sapeva è che nei campi erano rinchiusi prigionieri politici e di guerra e che li si faceva lavorare per varie produzioni. Negli ultimi tre anni di guerra – quelli della grande morìa nei campi, per i negazionisti da fame e tifo – i tedeschi, e con loro noi famiglia italiana costretta al domicilio coatto, con il padre ufficiale prigioniero, eravamo ridotti alla fame. Una fame che falciava vite, e immaginavamo che tali carenze avrebbero gravato con maggiore pesantezza sui detenuti nei campi. Nessuno aveva la più pallida idea di forni crematori, camere a gas, treni della morte. La colpevolizzazione di tutto un popolo, per mantenerlo al guinzaglio della lobby e del suo Stato abusivo e costringerlo e compensazioni senza fine nei tempi dei tempi, è stato e continua ad essere un ricatto del tutto privo difondamento. Da usurai.
Detto ciò, resta l’aberrazione di una riduzione a reato della ricerca storica, su qualunque argomento e in qualunque modo venga condotta. Un provvedimento odioso, di chiara marca nazista, segno dei tempi che le classi dirigenti dell’Uccidente ci stanno preparando.. E segno sconcertante, oltre tutto, di un evidente timore che tali ricerche possano in qualche modo scalfire le verità sentenziate e sanzionate. Un timore incomprensibile alla luce del carattere dichiarato assoluto e incontrovertibile delle verità affermate. C’è da sospettare che il reato di negazionismo riferito alla Shoah, con corredo di xenofobia, terrorismo, odio razziale e quant’altro, rappresenti, oltre a una barriera, tipo quella britannica a Calais, per impedire che nei territori presidiati dai decisori dei nostri destini si infiltrino migranti dello studio della storia in questione, anche un efficiente strumento a largo raggio per annichilire chiunque osi riesaminare verità affermate dal potere e dai suoi sgherri in armi, in scranni, o di penna. Sospetto di cui proprio in queste ore abbiamo visto il tramutarsi in certezza.
Chi nega i vaccini peste (e silenzio) lo colga
Da alcuni anni, a seguito di ricerche di scienziati delle varie branche attinenti alla nostra salute, si sono diffusi dubbi e obiezioni sull’opportunità di far iniettare germi patogeni sotto forma di vaccini nei nostri bambini. Dubbi e obiezioni del tutto fondati e legittimi, se non nel merito specifico, alla luce degli infiniti e ininterrotti crimini commessi dall’industria farmaceutica, ennesimo strumento di eugenetica, accanto a quello della fame, dell’inquinamento e delle guerre, messo in opera da un potere maltusiano avviato verso la dittatura su un umanità grandemente sfoltita. Gli esempi si accavallano: dai vaccini inventati per epidemie inventate, dal Talidomide Bayer che produceva malformazione nei feti, e lo sapevano, alle armi all’uranio e fosforo elaborate da Big Pharma e dalla connessa agroindustria, ai limiti dei tassi clinici abbassati (colesterolo, ipertensione) in modo da creare milioni di nuovi farmacodipendenti, alle patologie totalmente inventate (sindrome psicomotoria) per farmaci assurdi (Ritalin). Fino al criminale AZT, farmaco killer della GlaxSmithKline, inventato negli anni ’60 ma non servito a niente, poi tirato giù dai scaffali alla comparsa del presunto (inesistente) virus HIV e sparato per mezzo milione di lire al mese nei corpi dei presunti affetti dal presunto virus, ma che perlopiù erano persone affette da immunodeficienze di varia origine (tossica, alimentare, igienica, denutrizionale). Chi si beccava l’AZT moriva, chi no, sopravviveva perlopiù L’evidenza impose il ritiro del killer e, da allora, la curva dei decessi è precipitata a livelli inferiori a tutte le patologie endemiche diffuse. Big Pharma con Renzi: negazionisti alla colonna infame Tanto per dimostrare la sua consanguineità con i poteri più criminogeni delle nostra storia (vedi un Ponte da 8 miliardi, a moltiplicarsi, affidato a ‘ndrangheta e mafia), Big Pharma, ben impersonata dagli svizzeri di Roche, sponsorizza a Roma un ricco convegno in cui le più belle teste della scienza di regime accorrono a sponsorizzare il SI al referendum costituzionale. Gliene verrà qualcosa a Roche, o no? Garante se ne dovrebbe fare un padrino del convegno, tale Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, i cui meriti stanno nell’aver cercato di rabbonire i giudici che processavano i killer della Centrale a carbone di Vado Ligure.
In armoniosa e logica concomitanza, una rivolta dei gentiluomini insediati al moribondo Senato, capeggiati dal loro vessillifero, Pietro Grasso, si sono dati a un’altra prodezza di lotta al negazionismo. Hanno fatto in modo che venisse inibita la programmata proiezione al Senato del documentario del gastroenterologo Andrew Wakefield “Vaccini, dall’insabbiamento alla catastrofe”. Il film riprendeva una teoria, già pubblicata sulla più rinomata rivista medica, “Lancet”, ampiamente diffusa anche in ambienti medici e scientifici, tanto da non dover essere inclusa nell’empireo delle cazzabubbole e trovate New Age, secondo cui ll vaccino trivalente (morbillo, orecchioni, rosalia) sarebbe all’origine dell’autismo in molti bambini. Contro la proiezione si è scatenato, capeggiato dalla prestigiosa esperta di propaganda procreazionista per ambienti bene e bianchi, ministro Lorenzin, la comuntà farmaceutica internazionale.
In questo caso la parola d’ordine era negazionismo della scienza. Di quale scienza? Ma ne esiste una sola, no? Questa scienza, la scienza al tempo dell’ipercapitalismo, la scienza che produce iperprofitti a Big Pharma, assunta a tavola mosaica. La scienza che, per la gioia dei malthusiani finanziatori e quindi padroni della scienza, fa vivere il 92% degli abitanti della Terra in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera i limiti, già generosi, stabiliti dall’OMS, con il risultato di 3 milioni di vittime da smog all’anno, un essere umano su 19. Va benissimo. Perlomeno per farmaci contro asma, bronchite, polmonite, tumori, problemi cardiocircolatori, dermatiti, impotenza, sterilità…
Come sull’olocausto, anche qui, sui vaccini, chi sono io, chi siamo noi, per decidere cos’è vero e cos’è negato? Ci dobbiamo accontentare di qualche indizio, dell’antico, popolare e, probabilmente, antiscientifico “se tanto mi dà tanto”. Chi ha fatto l’AZT, il talidomide, chi mi ha ridotto un iperteso che ieri, nelle stesse condizioni, non ero, chi sparge aviarie e milionate di vaccini che mandano in tilt interi apparati sanitari statali, non potrebbe avere qualche interesse a nascondere gli effetti nefasti dei suoi vaccini? Big Pharma è con gli altri chimici, gli agroindustriali, i militari, i petrolieri, tutti nelle grazie dei banchieri, una delle teste dell’Idra che governano e divorano il mondo. Se gli togli i vaccini e come se a quella testa gli cavassi una zanna.
Non è guerra al terrorismo? Negazionista!
E, ma così, rischiamo di essere davvero dei negazionisti. Già siamo altamente sospetti per levare mezza dozzina di vocette contro milioni di voci tonitruanti quando azzardiamo che gli Usa e soci piuttosto che combattere il terrorismo lo fanno e diffondono. Quando neghiamo che bombardare il soldati siriani sotto attacco dell’Isis voglia dire fare la guerra al terrorismo, o che i curdi che, a gamba tesa con gli Usa, rubano territori e città agli arabi siriani lo facciano per diffondere democrazia, diritti umani e socialismo. O che in Siria e Iraq sia in atto una guerra civile tra oppressi e oppressori anziché la guerra di liberazione di un popolo aggredito da armate di lanzichenecchi al soldo dell’imperatore. O quando ci pare opportuno negare che voglia dire portare la civiltà occidentale quando si polverizzano le civiltà altrui. Quando neghiamo che depredando musei, abbattendo monumenti e bruciando biblioteche (a Baghdad per mano Usa, altrove per mandato Usa), si affermino diritti umani. E, obliterando proprio le civiltà che hanno dato vita alla nostra (prima che le accadesse qualcosa), si affermassero i nostri valori. Neghiamo il progresso e sosteniamo dittature quando pensiamo che lo si faccia per cancellare, con la loro memoria e storia, popoli che, al confronto, dimostrano all’Occidente quanto si sia fatto pervertire e degradare da chi ne decide oggi la rotta.
E per mettere il decisivo puntino sulla i, la ciliegina sulla torta, quando riflettiamo che quelli che hanno fatto l’11 settembre e poi gli analoghi episodi successivi recano la stessa griffe di coloro che continuano a stringere nella garrota nazione dopo nazione, di quelli che mettono bavagli e poi ceppi a chi azzarda di farsi la propria ricerca, la propria deduzione, la propria conclusione, quanto meno i propri dubbi, si tratti di farmaci o genocidi, non dovrebbe venie il dubbio che, magari, i negazionisti siano invece loro? Quelli che i negazionisti li mettono prima alla gogna e poi in galera? E che, in ogni caso, abbiano qualcosa da nascondere. Qualcosa di molto grosso?
Il “manifesto” di rivoluzione in rivoluzione. Fascista chi lo nega!
“Oggi facciamo la rivoluzione” scrive il “manifesto” e aggiunge “per cambiare il mondo da qualche parte dovevamo pur cominciare… Uno s’immaginerebbe che, quanto meno, il precocemente vetusto giornaletto a tanto storico esito sia arrivato avendo occupato con le sue milizie partigiane, che so, Palazzo Chigi, Montecitorio, l’abitazione della Fornero, almeno un paio di palazzi sfitti in periferia?.Lo abbiamo sottovalutato: il cambio riguarda aspetti ben altrimenti storici: formato, impaginazione, caratteri. Tuttavia rassicuriamoci: i puntelli che benevolmente, e pour cause, lo mantengono in vita sono sempre quelli, il fior fiore de’economia socialista: Enel, Eni, Telecom, Coop e, forse, a guardare di sbieco, la Open Society. Anche le penne sono sempre quelle, magari un po’ più spuntate, ma sempre intinte nello stesso inchiostro.
Tsipras si è rivelato fuoco fatuo per noi, sebbene piromane per i greci; Landini è finito imbozzolato nei propri viluppi verbali che ormai non scuotono più nemmeno il cartongesso dei talkshow. Guido Viale per stare appresso ai migranti come futuro dell’umanità è finito in un hotspot. Marco Revelli scrive per la centesima volta il manuale delle giovani marmotte che devono cambiare la sistemazione del campeggio. Chiara Cruciati si fa dettare da chi vuol far fuori l’Egitto rotoloni di carta sull’immondo Al Sisi che ha torturato e ucciso il nobile Regeni. Dall’Afghanistan giungono, a firma Battiston e Giordana, le vocine della società civile scampata ai Taliban e delle donne sburkinate grazie alla missione civilizzatrice degli occupanti. Un sussulto davvero rivoluzionario arriva dagli Usa, dove, caduti i vecchi dei, avanza luminosa la taumaturga, con lo strascico retto da ben quattro inviati del giornale, l’unica da votare, quella che già al precedente turno, reduce da quattro guerre sostenute orgsmaticamente, prima ancora che si facesse le ossa strappandole a Muammar Ghaddafi, dal “manifesto” era chiamata “angelo biondo”.

E’ cambiata la veste del “manifesto”, ma la coerenza non è venuta meno e la ciccia è sempre quella, un po’ andata a male, ma re-incartata alla grande: Ecco a voi il nuovo giornale, prodigiosamente al tempo stesso quotidiano comunista, filo-Soros, cripto-Nato e para-Cia.

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