ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 30 settembre 2016

Al peggio non c’è mai fine?

Aperto il varco… passa di tutto…
e diventa una voragine!







No, non è colpa di questo o di quello, oppure sì: è colpa di questo e di quello.
Certo è che qualcuno ha aperto il varco e qualcun altro ne tiene allargati i labbri.
Ma non è successo ieri, né l’altro ieri, è da un bel po’ che si è perso il senso della realtà e si è pensato bene di dare spazio a qualsivoglia frutto dell’immaginazione o delle incontrollate pulsioni umane… qualcuno dice… subumane.
Fatto è che quello che ieri si credeva fosse un limite oltre il quale nessuno sarebbe mai andato, oggi, non solo viene superato, ma lo si considera perfino una tappa… verso nuovi limiti teorici che verranno superati a loro volta.
Al peggio non c’è mai fine! Si si diceva una volta. E invece no! Perché la fine c’è, anzi è già finito, e non perché non c’è di peggio, ma perché siamo riusciti a convincerci, noi uomini moderni super progrediti e proiettati nel futuro, che quello che in altri tempi si chiamava “peggio” in realtà è “bello”. In verità non si dice così: “il peggio è bello”; ma in realtà lo si fa e lo si vive e lo si predica e lo si pratica e lo si impone come nuovo costume, nuovo costume per orizzonti allargati, per rosee prospettive di amore universale… libero… libero da pastoie, vincoli, limiti, giudizi e pregiudizi e postgiudizi.

Una volta c’era la Chiesa che faceva da freno, e quando poteva da guida e da salvagente, ma oggi sembra che anche la Chiesa, ad opera dei suoi “uomini” e quindi anche delle sue “donne”, abbia abbracciato la voglia di nuovo… che più è nuovo e più è bello; la voglia di progresso… che più è progredito e più e bello; la voglia di rigettare i limiti… che più li rigetti e più ti si gettano addosso.

Ma che stiamo dicendo alla fine?
Diciamo che la cosiddetta società civile, - e non virgolettiamo perché ci sembra un po’ incivile -, la cosiddetta società civile, dicevamo, non solo s’è inventato il sostituto del matrimonio, con una sorta di patrimonio o, come si può dire meglio con un neologismo che piace tanto ai progressisti, con una sorta di maschimonio e di femminimonio… non solo s’è inventato questo pandemonio, ma ne mena vanto, come se scimmiottando certe sconcezze che i nostri nonni trattavano da malattie mentali, avessero raggiunto chissà quale condizione idilliaca.
E gli uomini e le donne di Chiesa, che un tempo mantenevano quel minimo di temperanza e di timore di Dio per provare a santificare la propria anima, oggi menano vanto della spudoratezza e si sforzano di svilire il loro corpo.

Una catastrofe! No, una conquista… una conquista che si muove sulla scia dellainviolabilità della dignità umana, cioè sulla scia della soddisfazione delle voglie di ogni singolo uomo o donna che sia.

Ma di che stiamo parlando alla fine?
Parliamo di due tipe che si sono tolte il velo… e a questo punto sarebbe meglio dire… la maschera… e si sono offerte al pubblico ludibrio con gioia, con trasporto reciproco e, soprattutto, con amore, con tanto amore; anche perché quel famoso “pubblico” non esprime più ludibrio, ma encomio; e se è un pubblico laico: non riprova, ma approva; e se è un pubblico chierico non corregge, ma incoraggia… si è vero… non apertamente o direttamente, ma ammiccando, glissando, concedendo, perfino non scomunicando, ma comunicando o “includendo”, come si dice oggi, come se fosse un’operazione commerciale o uno spettacolo circense…; perché poi di questo si tratta, di uno spettacolo di guitti e di saltimbanchi, di funamboli e di pagliacci, di trasformisti e di illusionisti – senza offesa per costoro, ovviamente…- : la neo-chiesa, la neo-chiesa che “misericordiosamente” capisce tutti, capisce tutto… e pratica di tutto, inducendo tutti a fare altrettanto a maggior gloria della “coscienza” e dell’umana “dignità”, ormai svilite in bruta incoscienza e in demenziale indegnità. 
Ah! Il progresso!

Ma insomma, che è successo?
E’ successo che Isabella e Federica, possedute da incontrollabile amore, hanno convolato a giuste nozze… si fa per dire… visto che, essendosi tolte il “velo”, queste due ex francescane – così dicono -, ovviamente non possono certo più volare e tanto meno con-volare; non solo, ma le supposte “nozze”, essendo state celebrate da un signore che fa il sindaco e da un altro che fa l’ex prete, entrambi sposati – non fra di loro, beninteso -, tutto sono tranne che “giuste”.
Certo, niente meraviglia, perché le giuste nozze sono quelle che si celebrano secondo natura: un uomo con una donna o, se più vi piace, una donna con un uomo; e non sono certo quelle che si celebrano secondo capriccio o, se più vi piace, secondo fregola. Queste ultime, da che mondo è mondo, si chiamano accoppiamenti, anche se questo stesso termine è improprio, visto che è un termine “antico”, ormai obsoleto,  che andava bene quando, in tempi normali, esistevano le coppie, quelle composte da un uomo e una donna, come in natura, da un maschio e una femmina.
E allora? Allora, oggi, delle robe così non possono più chiamarsi accoppiamenti, semmai, se l’idioma consente, affemminamenti o, mutatis mutandisammascolinamenti: e non traggano in inganno i neologismi, che tra non molto rientreranno certo nei moderni codici civile e penale, al pari dell’ultimo “femminicidio”, non traggano in inganno, dicevamo, perché, mutatis mutandis, senza malizia alcuna, né gli affemminamenti hanno a che fare con la femminilità, né gli ammascolinamenti con la mascolinità.
Ed è del tutto comprensibile, perbacco!, perché né nel primo caso è chiamata in causa la femmina, ormai ridottasi ad una specie di brutta copia del maschio, né nel secondo caso è chiamato in causa il maschio, ormai ridottosi ad una specie di brutta copia della femmina.

Oh capriccio della natura! O meglio: giustizia della natura! Perché anche qui, logica naturale vorrebbe che perfino il maschio effeminato si accoppiasse con la femmina mascolinizzata, perché sennò che accoppiamento è, semmai, come accade oggi sempre più spesso e sempre più amaramente, di raddoppiamento si dovrebbe parlare, ma di coppia neanche a parlarne.

Ma com’è potuto accadere?
Ma non è accaduto, è stato voluto: è stato voluto dalla benemerita democrazia che, essendo il governo del popolo, ha pensato bene di introdurre, in un mondo dove il popolo si vuole, con forza – almeno finora - , composto da coppie di un maschio e di una femmina che mettono al mondo i futuri popolani, ha pensato bene di introdurre la legalizzazione delle fregole tra femmine o supposte tali e tra maschi o supposti tali: che mettono al mondo un bel cavolo di niente.
Una democrazia che, inventata surrettiziamente per dare il potere al popolo si è rivelata essere solo uno strumento per vessare e subornare il popolo, che da direttore è diventato diretto… ma attenzione! … col sempre più diffuso convincimento, nei diretti – cioè nei vessati e nei subornati, ormai dirottati e sviati –, che sarebbero loro stessi ad andare dove non vorrebbero andare, cioè ad essere suonati invece che suonare.
Per questo la democrazia è così bella! Perché mai s’era vista una civiltà in cui coloro che comandano sono gli stessi di quelli che sono comandati.
Sì, lo sappiamo, detta così sembra buffa, ma è davvero così: è proprio buffabuffa in tutti i sensi, compreso, e soprattutto, nel senso che a questo termine danno gli abitanti di Roma e dintorni.

Cosa c’entra la democrazia adesso?
E’ vero, in fondo non c’entra molto, visto che quello di cui stiamo parlando non l’ha voluto “il popolo”; ma un pochino c’entra, perché i “rappresentanti del popolo”, che sono un marchingegno di questa bella democrazia, ha stabilito che chiunque oggi può andare da un sindaco e chiedergli di celebrare le “nozze”: lo chiamano “diritto civile”, forse per distinguerlo da quel diritto incivile, ed ancora barbaramente in uso, di sposalizio tra un uomo e una donna.
Sì lo sappiamo, è stata “una” rappresentante del popolo, una certa cirillà o cincillà o Cirinnà, - non ricordiamo bene – che ha proposto questo pandemonio, ma è anche vero che ilpandemonio è stato giubilato soprattutto perché l’hanno voluto tanti rappresentanti del popolo – di genere maschile, come risulta all’anagrafe -. Quindi non diamo sempre la colpa alle donne! Come se gli uomini fossero degli angioletti. Suvvia!
Anche questa volta, questi maschietti moderni, hanno pensato bene – democraticamente – di nascondersi dietro una sottana. E che c’è meglio di una sottana per nascondere le vergogne? Lo sanno bene le donne.

Il tutto consumato in quella stupenda città che un giorno era cantata “divina” e che oggi sembra essere diventata “divino”, che non è un giuoco di parole, ma un appellativo che ben si addice ad una Roma che sembra ogni giorno sempre più avvinazzata.

Ancora Roma. Che c’entra Roma adesso?
E già che c’entra! C’entra, eccome! Perché Roma era “Roma divina” anche perché era la città del Papa, quella che i Romani chiamavano Caput Mundi, e in senso simbolico e in senso reale.

Una volta era Roma che dava le “dritte”, oggi Roma, poverina, le prende solo di “dritta” e di “manca”, semmai riesce a dare le “storte”.

No! Non vogliamo fare polemiche col Vaticano, anche perché non possiamo: perfino per polemizzare bisogna essere almeno in due… e oggi questo Vaticano è sgusciante come un’anguilla e, come tutti i pesci, ha tante di quelle squame addosso che nulla lo tocca e tutto lo sfiora e passa, senza lasciare traccia, foss’anche il più melmoso dei fanghi maleodoranti.

Quello che vogliamo dire è che, guarda caso, Isabella e Federica si sono consigliate con un certo barbiere o berbero o Barbero – non ricordiamo bene – che fino a pochi anni fa di mestiere faceva il prete moderno. E questo bel tipo dal pelo bianco, com’è suo antico costume, ha incoraggiato le pulzelle e anzi ha consigliato loro di venire a Pinerolo a formalizzare l’accoppiamento, come se il povero Pinerolo fosse il paese di bengodi, dove tutto è permesso, purché scomposto.

Povera la nostra gloriosa italica provincia che ancora in parte resiste alle lusinghe dell’ultramoderno, ma che mostra già segni di cedimento dando vita perfino ai fenomeni dei preti sposati, com’è il caso del detto Barbera… pardon… Barbero; e oggi delle “suore” sposate – si fa per dire -; e allora come non parafrasare il sommo Poeta: 
Ahi folle Italia, di goduria ostello,
nave sanza cervice in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!


Ma chi è questo Barbero?
Come chi è? E’ quel tipo che, quando gli facevano fare il prete moderno, non faceva altro che inventarsi di tutto, purché fosse difforme da quello che prescriveva il suo datore di lavoro. Un datore di lavoro che non aveva la decenza di licenziarlo, per non apparire troppo severo, povero barberino, e che a quanto ci risulta non l'ha mai licenziato veramente, gli ha fatto solo il favore di dichiararlo prete spogliato, che è quello che chiedeva in seconda istanza questo tizio che si è inventato perfino il rituale per il suo “matrimonio”… roba da matti!

Sembra impossibile, ma, a quanto ci risulta, questo tizio non è mai stato scomunicato dall’Autorità ecclesiastica, né dal suo vescovo, né dal suo papa, né ci risulta che l’Autorità ecclesiastica abbia scomunicato oggi Isabel e Federica, anzi pare accertato che anche a loro ha fatto il favore di dispensarle dai voti, perché facessero liberamente i comodi loro.

D’altronde, questa neo-chiesa da baraccone o, come la chiama Bergoglio, “in uscita” – forse perché vuole intendere o in cuor suo sa – che è uscita dai binari giusti per andare a deragliare per i dirupi del mondo… questa neo-chiesa non scomunica più nessuno, anche perché non gli importa niente della “comunione”, semmai gl’importa l’“incontro” degli spuri e l’“inclusione” di ogni germe patogeno, tant’è che le uniche volte che si ricorda della scomunica è per usarla contro i veri cattolici: questi impenitenti guastafeste che non sono mai contenti… cuori di pietra!
E cosa curiosa – ma non troppo – sembra proprio che questa scomunica a senso unico sia diventata ultimamente il deporte, in spagnolo – o diporto, in italiano o sport, in inglese – preferito degli inquilini dell’albergo vaticano.

Ma alla fine che ha fatto di male questo Barbero?
Oh! Di male? Niente! Ha fatto di peggio! Ha fatto finta di “sposare” le due innamoratissime cerbiatte, dopo che il sindaco di Pinerolo, targato con cinque stelle – dicono – le aveva iscritte nel registro delle indagate… pardon… delle convolate, cioè di quelle coppie scoppie , ma accoppiate, che pare stiano diventando sempre più numerose, come se non bastasse la confusione che già impazza in tutti campi.
Ma, lo si sa, al cuore non si comanda! Soprattutto oggi che non si fa altro che parlare di “cuore” e d’“amore”, peggio di quando andavano di moda i baci perugina.

Strano tipo questo sindaco dell’equestre Pinerolo, che sembra fare il contraltare al sindaco di Favria Canavese, guarda caso un altro comune del torinese, il quale si è rifiutato di eseguire la comparsata “civile” di unire in “matrimonio” (o “patrimonio”?!) due uomini – così risulterebbero all’anagrafe.
Certo che dovremmo essere contenti per la decisione coraggiosa – in questi tempi di lupi – assunta dal sindaco di Favria, ma non lo siamo, siamo invece costernati, perché è davvero impressionante pensare alle traversie che dovrà affrontare questo semplice cattolico che non intende contravvenire alla sua coscienza, alla legge naturale e alla sua fede. Chissà quante gliene faranno passare!
Invece il sindaco di Pinerolo corre il rischio che si becchi pure una medaglia, magari una bella medaglia “gaia” – o come si dice – oppure una bella pagina di copertina come quella che s’è guadagnata papa Bergoglio dopo la sua famosa uscita: “chi sono io per giudicare un gay?” Pardon… ci correggiamo subito… perché  - non sia mai – il direttore di Avvenirepotrebbe adombrarsi e intristirsi – poverino -…: “Se una persona è gay, e cerca Dio, e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?
A suo tempo, un amico vicino rispose subito: “sei il Papa!”, ma un altro amico lo redarguì subito: “zitto, non offendere! Se ti sente! Lui è il vescovo di Roma!”… e giù risate a crepapelle e… pure tanta amarezza nel cuore.

E tanta amarezza e tanta indignazione anche nel sentire certuni che si dicono cattolici che giustificano questa battutaccia aerea di Bergoglio, in forza dell’inciso “e cerca Dio, e ha buona volontà”… che acume, però! Infatti, pensate: due battone “cercano Dio”, dove volete che lo cerchino? Se non nei postriboli? E in quanto a “buona volontà”: come volete che non ne abbiamo? Visto che col ricavato della buona volontà ci comprano, non solo la pelliccia, ma anche la casa?
Ma la domanda è: i gay, cioè gli omosessuali, tanto per essere chiari, dove cercano Dio e che tipo di buona volontà hanno?

E le due suorine?

Due povere donne
 che sono rimaste intrappolate nella propaganda moderna sostenuta anche dagli inquilini dell’albergo vaticano e hanno scambiato le lucciole per lanterne, cedendo a quello che chiamano amore, quasi fosse una fragola e che invece è solo una fregola, solo un vecchio prurito che un tempo si grattava via e che oggi si alimenta invece con l’aiuto di sindaci pluristellati e di finti preti ammogliati.

Due povere donne
 del profondo Sud, amerindo l’una e italico l’altra, tutte protese intrepide verso un nuovo radioso avvenire, con l’aiuto degli immancabili sindacati - di Pinerolo, ovviamente - e col sostegno di questa moderna gestione della provincia italica che, a detta del sindaco pluristellato, conferirà loro la cittadinanza pinerolese, come se a Pinerolo mancassero proprio due cerbiatte innamorate, in questo che è un noto sito prealpino.

Due povere donne
 che dovranno spiegare ai loro parenti del Sud – e se ne crucciano, dicono i giornali – che non solo si sono “spogliate”, ma si sono pure “accoppiate” e perfino “ammogliate” o “maritate” che dir si voglia.
Oh, che gran casino! Nel senso buono… ovviamente.

Due povere donne
 che, messesi in combutta con la barbera… pardon… con il Barbero e col pluristellato, hanno “convolato” alla chetichella, per non essere disturbate o molestate, dicono: “non per pudore, ma per paura dei pregiudizi” – come riportano i giornali.
E c’è da crederci! Perché in tutta questa storia pruriginosa quello che salta bene all’occhio è proprio la mancanza di pudore, di quel pudore che un tempo faceva dire alle nostre nonne avvilite per una sottana esposta: spudorate! E che oggi invece sembra diventato elemento di buona copertura contro le paure dei pregiudizi: meglio spudorate che pregiudicate!Sembrano dire le suorine. E hanno ragione! Perché è davvero meglio essere postgiudicate piuttosto che pregiudicate: essere pregiudicate è inaccettabile, mentre essere postgiudicate, cioè a cose fatte o a babbo morto, come si suol dire, e come in questo caso sarebbe meglio dire: a mamma morta… essere postgiudicate, dicevamo, è non solo accettabile, ma proficuo, redditizio, foriero di aspettative per l’avvenire… insomma una pacchia… come in questa vicenda nessuno se n’è fatta mancare.

Due povere donne “spudorate” che, bisogna riconoscerlo, in fondo hanno solo una responsabilità relativa – e non diciamo “colpa” perché vogliamo essere vaticanally correct – ce lo si conceda, perbacco!, anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo, come diceva crogiolandosi il vecchio mondino o paolino o Montini – se non ricordiamo male -.
Non hanno una grande responsabilità perché è evidente che sono state suggestionate dalla gioia dell’amore - o amoris laetitia che dir si voglia – e sono state risucchiate nel vortice che si è prodotto quando si è aperto il varco per far passare qualche spiffero – ed è passato il fumo di Satana –, per far passare aria nuova – ed è passato l’olezzo dei meandri cloacali –, per far passare regole nuove – ed è passato di tutto -, … e il varco è divenuto immancabilmente voragine, e ha mostrato l’abisso fumante che occultava, e il risucchio del vuoto infuocato sta catturando anime a non finire e alla sua luce notturna e sinistra mostra il transito non solo di laici, ma anche di preti e vescovi e cardinali e papi, seguiti nel cattivo esempio da monaci e monache: come queste due suorine innamorate che confessano la loro spudoratezza e si appellano alla comprensione di quegli stessi chierici che hanno dato loro il cattivo esempio e si affidano alla protezione e al sostegno di quegli stessi laici che le hanno subornate e indotte a “divorziare” dal loro primo “Sposo”, quel Signore Gesù a cui avevano promesso eterna fedeltà e devozione.

Da chi andranno adesso, le due cerbiatte innamorate, se non dal capo fauno col berretto a sonagli della moderna foresta pietrificata, dove impazzano satiri e priapi, cabiri e centauri, menadi e coribanti, tutti presi e compresi da un amore irrefrenabile e frenetico che tutti li inebria e tutti li esalta in una sorta di circo tarantico guardato a vista dai funzionari del Principe di questo mondo: l’incompreso messer Belzebù?

Una preghiera per queste anime traviate.


di Belvecchio
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1665_Belvecchio_Suore_spose.html
La lunga marcia dei gay credenti "Con Bergoglio fuori dalle catacombe" 
La Repubblica 
(Paolo Rodari) Hanno vissuto per anni nelle catacombe, in una Chiesa che, come spiega il gesuita tedesco Klaus Merten, direttore del collegio di St. Blasien, all' interno di un articolo appena pubblicato sulla rivista accademica theologie.geschichte, non riesce «a decidersi a rivendicare diritti umani fondamentali per le persone omosessuali». E ancora: «Che essa, piuttosto, tolleri che persino alti rappresentanti del clero invochino comprensione per tradizioni culturali in cui le persone omosessuali vengono minacciate di morte, è in contraddizione con il Vangelo». Loro sono i cristiani Lgbt, lesbiche, gay, bisex e trans, persone credenti che cercano soltanto una cosa: accoglienza e comprensione, «trovare un posto dove sentirsi accettati e accolti» anche per «risolvere le difficoltà legate alla fede e al suo rapporto con la sessualità».
In Italia sono 28 i gruppi di persone Lgbt che si ritrovano per camminare assieme, alcuni ancora in stato di semi clandestinità, altri tollerati dal vescovo, pochi altri pienamente riconosciuti dalla diocesi di appartenenza. Eppure, dicono, con Francesco al soglio di Pietro «qualcosa per noi è cambiato». Tutto iniziò nell' estate del 2013. Nel viaggio di ritorno da Rio de Janeiro, Bergoglio usò parole chiare in merito all' omosessualità. Disse che se un problema esiste, questo è dato dalle lobby gay, non dall' omosessualità in quanto tale: «Se qualcuno è omosessuale e cerca Dio con buona volontà, chi sono io per giudicarlo? », aggiunse. Da quel momento la parte di Chiesa «omofoba», come la definisce Merten, è rimasta tale, ma l' ostilità nei confronti delle persone Lgbt non si è più manifestata. E l' ultimo rapporto, appena pubblicato, sui cristiani Lgbt in Italia e curato da Giuliana Arnone è lì a dimostrarlo. 
Secondo il rapporto, seppure molti ritengano che sul piano istituzionale e teologico non ci sia stata un' apertura, sul piano fattuale e pastorale la realtà è mutata: parrocchie, conventi maschili e femminili hanno accolto negli ultimi tre anni ben il 42% dei gruppi Lgbt a parlare della propria storia. E così hanno fatto anche diverse sezioni di scout che hanno raccolto le testimonianze del 29% dei gruppi; stessa percentuale riguarda i gruppi invitati presso le Chiese evangeliche. Certo, molto deve ancora avvenire. Ne è consapevole anche don Gian Luca Carrega, incaricato della diocesi di Torino per l' accompagnamento delle persone omosessuali credenti. È stato lui a scrivere una prefazione illuminante a un libro coraggioso di Adrien Bail pubblicato dalla Effatà Editrice: "Omosessuali e transgender alla ricerca di Dio". «A parte rare eccezioni - dice - la pastorale ordinaria sembra paurosamente indifferente alla questione. In tutta la penisola sono appena tre le diocesi, con Torino anche Cremona e Parma, che hanno nominato ufficialmente un referente per accompagnare le persone credenti omosessuali nel loro cammino di ricerca spirituale ». Un dato, spiega ancora, «alquanto preoccupante. 
Il posto di un cristiano è nella Chiesa, non in un ghetto preparato apposta per lui. L' amore incondizionato che Gesù mostra nei vangeli per ogni uomo e donna che si accosta a lui è il modello da riprendere nella nostra pastorale». Le chiusure in parte restano. Eppure, spiega Innocenzo Pontillo, uno dei responsabili del Progetto Gionata, la rete italiana on line su fede e omosessualità, «i segnali di cambiamento, seppur piccoli ci sono. Non è un caso che alla tre giorni del Forum di Albano (15-17 aprile) dove erano riuniti tutti i gruppi di cristiani lgbt italiani, i loro genitori e gli operatori pastorali che li accompagnano, il vescovo di Albano, Semeraro (segretario nel collegio dei cardinali che aiuta il Papa nella riforma della Chiesa) ha voluto incontrare i partecipanti, e Avvenire ha dedicato all' evento un ampio spazio con un articolo inaspettatamente positivo. 
Nei giorni seguenti, anche Tv2000 per la prima volta ha deciso di affrontare il tema dell' omosessualità in una trasmissione in cui hanno parlato due degli operatori pastorali presenti al Forum». Le altre comunità cristiane agiscono diversamente. In Francia, ad esempio, la Chiesa protestante unita ha concesso dal 2015 alle coppie sposate dello stesso sesso la possibilità d essere benedette da un ministro di culto. In Italia e altrove, invece, la Chiesa cattolica propone una benedizione separata per i due membri della coppia e soltanto alcuni singoli sacerdoti si prendono la libertà di benedire le due persone insieme. È sempre in Francia che è attiva la "Comunità Betania" nata con lo scopo di accogliere le persone omosessuali che si sentono escluse dalla Chiesa. Al suo interno vi lavora suor Bernadette che dice: «Un giorno mi hanno spiegato che a un nostro amico piacevano gli uomini. Ho capito subito che dovevo accettarlo per quello che era».