ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 2 settembre 2016

“Una casa comune”

Il compleanno della Laudato Si’: frutti e prospettive 

Non importa la visione che si ha del creato, se è cattolica o protestante, ortodossa od atea, ciò che conta è un imponente ritorno al paganesimo, dove tutti ballano la stessa danza rituale per adorare la dea natura.

di Cristiano Lugli
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z.ptcnfssnNon è una novità che nella nostra Penisola ci si dia appuntamento per ricordare la Giornata mondiale per la custodia del creato, in quanto quest’ultima è già da tempo inserita nell’agenda pastorale della Chiesa italiana.
Qualcosa di nuovo però ha luogo da due anni, ed è una sorta di compleanno della Laudato Si’.
Per l’occasione il messaggio di Bergoglio è casualmente intessuto di “misericordia”, tanto che il titolo è proprio “Usiamo misericordia verso la nostra casa comune”.
Il creato è diventato infatti “una casa comune”, appellativo con un taglio più che mai marxista, dove vengono ricordati i vecchi pollai russi in cui veniva catalogata la gente come in una sorta di grande comunità, negando di lì in poi il diritto ad avere una proprietà privata.

Per l’occasione si è mosso il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), la Conferenza delle Chiese Europee (Kek) e la Rete cristiana europea per l’ambiente (Ecen), invitando tutti i cristiani europei e «ogni persona di buona volontà» ad aderire alla preghiera.
Non importa la visione che si ha del creato, se è cattolica o protestante, ortodossa od atea, ciò che conta è un imponente ritorno al paganesimo, dove tutti ballano la stessa danza rituale per adorare la dea natura.
Ieri in diverse diocesi si è dato largo spazio a manifestazioni sincretiste e a riti pagani, come ad esempio a Bergamo, dove in serata ha avuto luogo una celebrazione ecumenica a Sotto il Monte; e ancora nella nella diocesi di Concordia-Pordenone, dove è stato fissato nella Cattedrale di Concordia Sagittaria un incontro ecumenico presieduto dal vescovo Giuseppe Pellegrini.
A Ravenna nella parrocchia di Santo Stefano Protomartire si è invece svolta una liturgia della Parola presieduta da padre Dan Gavril Vesea, parroco della comunità ortodossa rumena: erano immancabilmente presenti Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, e Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana.
Nella diocesi di Grosseto la Giornata ha avuto come riferimento il monastero “ecologico” di Siloe dove questa domenica verrà presentato l’evento “Creato in festa” con alle 9 una camminata, alle 15 un incontro sui nuovi stili di vita e alle 18 la Messa. Nella diocesi di Locri-Gerace si è tenuto invece il “Giubileo della montagna” in Aspromonte, presso la Croce del pellegrino sul monte Acatti con il vescovo Francesco Oliva, mentre la Chiesa di Monreale ha celebrato ieri la Giornata al Bosco della Ficuzza con una preghiera ecumenica e interreligiosa con l’arcivescovo Michele Pennisi e alle 11 con una tavola rotonda.
Tutti questi splendidi eventi portano la sottintesa firma di Bergoglio, il quale dice nel messaggio lanciato ieri che “È molto incoraggiante che la preoccupazione per il futuro del nostro pianeta sia condivisa dalle Chiese e dalle Comunità cristiane insieme ad altre religioni. Infatti, negli ultimi anni, molte iniziative sono state intraprese da autorità religiose e organizzazioni per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica circa i pericoli dello sfruttamento irresponsabile del pianeta.”
Tutto secondo la linea dell’Enciclica Laudato Si’, con il peggiorativo assoluto emergente da essa, pel quale non sono più gli uomini a dover dare la debita e primaria gloria a Dio, anzitutto con l’unica e sola Fede in Cristo Gesù e nella Sua Santa Romana Chiesa Cattolica, ma le specie di animali in via d’estinzione:
«Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto».
La nostra principale colpa è, dunque, la noncuranza per i vermi in via d’estinzione…
È da questi gravissimi peccati che l’uomo dovrebbe rialzarsi, “cambiare rotta” – dice Bergoglio – per arrivare ad una vera e propria “conversione ecologica“, termine che fa accapponare la pelle per il massacro della stessa parola “conversione”, di cui coloro che dovrebbero essere rappresentanti della Chiesa non conoscono più il ben che minimo significato, avendo adottato una “fede” nuova, uno strano misto di materialismo e panteismo.
Quest’ ecologica conversione dovrebbe spingerci verso la confessione, pentendoci della visione troppo artificiale e poco panteistica del creato e avviandoci a “una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore“, sempre secondo quanto detto dal Bergoglio.
Proprio all’inizio del messaggio sembrava porsi in una maniera diversa, ma nella frase poco sopra menzionata si trova l’evidente e sempre presente ossimoro dei modernisti:
“In unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l’adesione di altre Chiese e Comunità cristiane, la Chiesa Cattolica celebra oggi l’annuale “Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato”. La ricorrenza intende offrire “ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo”.
Oltre ai vaneggiamenti ecumenici viene rivolto un chiaro ringraziamento a Dio per il dono del creato, di cui ci ha fatti legittimi custodi; peccato che poco dopo il messaggio volga ad un inversione dell’ordine gerarchico sul piano universale, tramite appunto “una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore”. 
La responsabilità prima non è verso Dio, Artefice di tutte le cose, ma verso il lato “human”, rovesciando completamente i soggetti verso cui riversa tutt’al più la vera colpa. È il solito e paradossale stravolgimento per il quale l’uomo che pecca non pecca contro Dio, ma contro se stesso, danneggiando e scalfendo la propria natura umana.
La celebrazione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato non risparmia nemmeno di riportare a galla le solite ingiustizie che sarebbero la causa di tutti i mali. E per farlo viene rievocata anche la figura di Giovanni Paolo II:
“Nel 2000, anch’esso un Anno Giubilare, il mio predecessore san Giovanni Paolo II ha invitato i cattolici a fare ammenda per l’intolleranza religiosa passata e presente, così come per le ingiustizie commesse verso gli ebrei, le donne, i popoli indigeni, gli immigrati, i poveri e i nascituri.
Ovviamente la vita umana stessa nella sua totalità comprende la cura della casa comune.”
Con queste propedeutiche pillole di umanità Bergoglio auspica che siano i mali terreni ad essere curati, con un linguaggio che potrebbe fuoriuscire da qualsivoglia rappresentante di una Onlus (a proposito della famosa frase “la Chiesa non è una Onlus ), rimarcando la dose con la proposta di una nuova opera di misericordia:
Mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune.”
Il compitino a casa è presto fatto, e mentre la Fede langue in ogni angolo del mondo senza che a nessuno interessi nulla, si continuano ad indire ipocrite e puerili giornate ecologiche per risolvere problemi che rientrano nella logica di causa ed effetto: la mancanza di Dio incentiva l’uomo a disprezzare tutto ciò che è creato da Lui, e se anche chi ha cura dell’ambiente non lo fa in un’ottica cristiano-cattolica, la sua intenzione vale quanto un granello di polvere. L’epoca medievale ci portava a contemplare la natura, a studiarla come un marchio diretto da Dio… Il Rinascimento, per contro, ha trasformato la natura in una maga, in una tentatrice che si serve del proprio incanto per allontanarci da Dio in nome di Dio. Ecco l’inganno in cui inciampa la visione bergogliana del creato.
Il mondo è ormai contrapposto fra un tipo di umanità materialista, avida e pregna di una possessione del dio consumo per la quale non si stanca mai di distruggere e un’altra – quella tanto invocata da Bergoglio – che tenta di risolvere i problemi senza andare alla radice, avviandosi conseguentemente verso un punto di non ritorno. Che senso ha rivolgere a Dio un grido vuoto e privo di fede? Se le cose si riconducono nel loro ordine voluto e stabilito da Dio, allora vi può essere un senso, in altro caso tutto è vano.
Concludiamo riflettendo sulle già usurate parole di Bergoglio; egli aspettandosi una vera riforma di vita, che certamente il fondatore della Compagnia da cui proviene avrebbe con tutta probabilità deriso, dice:
L’esame di coscienza, il pentimento e la confessione al Padre ricco di misericordia conducono a un fermo proposito di cambiare vita. E questo deve tradursi in atteggiamenti e comportamenti concreti più rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un medesimo veicolo tra più persone, e così via.”
In confessionale si può già omettere tutto da un bel po’ di tempo, tanto il Protestantesimo dilaga già da sessant’anni fra le fila vaticane, ma l’importante è non dimenticarsi di confessare se non si sono usati mezzi pubblici per spostarsi in città. Ma sopratutto se è stata fatta in modo coscienzioso la raccolta differenziata.
Di tutte le anime che indistintamente, secondo quanto detto dalla Vergine Maria a Fatima, se ne vanno all’Inferno per la mancanza di Fede e per i peccati contro Dio, chi se ne frega?
E allora, scusate se rischierò di scandalizzare qualcuno, ma sottoscrivo quanto mi disse circa un anno fa un monaco benedettino durante un pellegrinaggio, mentre si parlava della Laudato Si’:  “Finché l’aborto sarà legale ed incentivato da tutti gli stati, io continuerò a buttare la plastica nel vetro e il vetro nella plastica”.

 –  di Cristiano Lugli

Redazione2/9/2016