ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 settembre 2016

Una pastoralità che non abbisogna di dottrina.

La religione dopo il Concilio: origine ed essenza

la svolta vaticanosecondista - continuità o rottura?
La neo-religione nasce dopo il Concilio Vaticano II, quando un numero sempre crescente di prelati e fedeli iniziarono a ritenere i suoi testi e soprattutto il suo “spirito” come i fondamenti di un nuovo e più aggiornato Cattolicesimo [1].
Le parole, gli atti e gli scritti del Vaticano II e del post-Concilio sono diventati il criterio privilegiato di interpretazione della realtà, scalzando i criteri assoluti della metafisica e della Religione (vero/falso, bene/male) e sostituendo di fatto il Magistero bimillenario con le scritture e lo spirito conciliare.
Il rivolgimento è avvenuto senza per altro obbligare i fedeli, visto che il linguaggio dei papi si è quasi sempre fermato al livello di esortazione (in ossequio al mito di una pastoralità che non abbisogna di dottrina).

Che di rivolgimento si tratti è stato a lungo ostinatamente negato, cercando di far passare il Vaticano II come un evento in linea con Cattolicesimo, un Concilio buono tradito dai media e da un'applicazione cattiva. La sottile trovata di Benedetto XVI (l’ermeneutica della continuità tra la dottrina tradizionale e quella insegnata dopo il Concilio) si basava su un espediente ben presto smascherato, quello di utilizzare il perdurare della continuità del soggetto Chiesa per garantire a qualsiasi variazione – anche ereticale – nell’oggetto insegnato il sigillo apostolico. Come giusto che sia, “l’ermeneutica della continuità” è naufragata nell’indifferenza dei più, mentre è stata del tutto rifiutata da novatori e tradizionalisti, per una volta concordi nel giudizio.
Oggi la rottura tra l’attuale chiesa e la Chiesa Cattolica pre-conciliare non è più negata, è anzi proclamata con orgoglio dai rivoluzionari intenti a liquidare quel che resta del Cattolicesimo.
le riforme – un nome per l’attuazione della rivoluzione
Dando per vero un assioma teologico indimostrato e non falsificabile, il Concilio e il suo enigmatico spirito sono diventati entità numinose. A queste divinità debbono essere recate in offerta le cosiddette "riforme", ossia dei cambiamenti radicali in ogni ambito della vita ecclesiale, dalla liturgia ai seminari, dall’esegesi al rapporto con le altre religioni (specie con l’ebraismo), dall’incontro con la politica a quello con la cultura laica, fino a coinvolgere persino la morale e la dottrina stessa.
Senza per questo riuscire a placare gli inesorabili idoli i quali, mai sazi, continuano a reclamare ulteriori e più progressivi passi in avanti.
Imposture, alibi e pretesti
La campagna pubblicitaria a sostegno della rivoluzione ecclesiale ha fatto leva su tre messaggi.
Il primo è l’ottimismo "a prescindere" che annunciava una nuova primavera della Chiesa (che nessuno ha mai visto). La Storia si dividerebbe tra un passato ormai esaurito ed un futuro carico di speranza, con il Vaticano II a fungere da spartiacque.
Il secondo messaggio è il crisma cosparso sul primo: il cambiamento sarebbe voluto dallo Spirito Santo dacché una “nuova Pentecoste” [2] si sarebbe riversata sulla Chiesa, rivivificandola, integrando la Rivelazione di Cristo con elementi in tutto o in parte finora celati [3]. Questo equivale ad insinuare che l’Altissimo si corregga nel suo rapporto con l’uomo e con la storia cogliendo delle verità, là dove prima si condannava un’eresia. Lo spirito santo modernista ha infatti il potere di legittimare tutto, perfino ciò che è il contrario della Rivelazione divina, traendo nuovi germogli dall’albero secco.
Il terzo messaggio è suggerito implicitamente dai due precedenti: gli uomini di oggi sono i fortunati testimoni di una primavera della Chiesa e di una nuova Pentecoste perché finalmente la Cattolica si è decisa a fare i conti col mondo moderno, risolvendosi finalmente ad adattare la Santa dottrina alle esigenze dell’uomo (i.e. ai mutevoli dettami del Potere reale).
Una nuova pseudo religione
Si potrebbe a lungo discutere se quella vaticanosecondista sia o meno una seconda religione. Di certo il processo dissolutorio iniziato dalla svolta giovannea ha sfilacciato la tunica inconsutile della vera fede, dando origine ad una nebulosa di credenze mal definite che poco o nulla hanno a che vedere con la Santa Religione Cattolica.
Quella che si è andata formando è una ibridazione tra le istanze del Modernismo, divenuto egemone nella Chiesa (fino ad occuparne il vertice, come predetto a La Salette), e le eredità neoteriche introdotte dal Concilio nel corpo ecclesiastico (ecumenismo, libertà religiosa, collegialità).
Gli alfieri della pseudo religione continuano a fregiarsi dei Nomi Divini (Dio, Gesù, lo Spirito Santo) e di alcuni concetti evangelici, ma se ne servono solo come patina esteriore per veicolare una fede sentimentalistica, teologicamente nebulosa ed anzi dottrinalmente pluralista.
In campo ecclesiale i teologi Modernisti auspicano una utopica nuova chiesa [4], più spirituale, più evangelica, più misericordiosa e più ecumenica, una “Chiesa di carità” in luogo della “Chiesa di diritto”. In sostanza una chiesa a struttura poliedrica, atta a ricomprendere nelle sue varie facce le istanze eretiche precedentemente rigettate. La neo-comunità dei salvati sarebbe a struttura democratica egualitaria e de clericalizzata. In campo etico rinuncerebbe alla rigidezza per esere invece aperta ed in ascolto alle esigenze dell’uomo.
Tale neo-chiesa rimane per ora nel limbo del non ancora.
Ciò che invece è reale è che le gerarchie vendute al progetto neoterico stanno utilizzando le strutture della vera Chiesa per diffondere la pseudo religione. E i parroci si adeguano: “la nostra chiesa è nata con il Concilio Vaticano II - prima non c'era nulla” [5].
Ciò che tutti constatiamo è che la maggioranza è fiera di appartenere alla chiesa conciliare, che vuole accogliere tutti tranne chi si ostina ad essere Cattolico.
Sulle macerie della vecchia Chiesa
Come in tutte le rivoluzioni per prima cosa si distrugge l'antico ordine delle cose instillando nelle menti un disprezzo totale verso il passato e, al contempo, insufflando un desiderio insopprimibile di novità.
In perfetta conformità, i neo-Modernisti hanno diffuso la tesi che la Chiesa tradizionale, quale esistita fino a Pio XII, fosse una degenerazione di quella fondata da Gesù Cristo, incolpandola di essere collusa con i poteri mondani, di non aver colto le ragioni della Riforma, di essere afflitta da “giuridismo e devozionismo”.
Ecco dunque le prese di distanza dalla Chiesa prima Costantiniana, poi medievale, in seguito Tridentina e infine dalla “Chiesa pre-conciliare”tutta [6]. La narrazione vaticanosecondista, basata sulla cesura tra una chiesa delle origini puramente carismatica e una chiesa, nuovamente adeguata all’uomo e ai tempi,sorta col Concilio Vaticano II, nel mentre getta discredito sulla Santità indefettibile della Chiesa, presuppone due millenni di errori e di orrori, in cui lo Spirito Santo si sarebbe eclissato e il disconoscimento della promessa di Gesù Cristo ("non praevalebunt"). Il tutto è basato su un’illusione chimerica, dato che l’esistenza di una chiesa primitiva, priva di preoccupazioni di natura dottrinale e pauperista [7], è una invenzione smentita dalle ricerche storiche.
Per ripristinare la situazione iniziale di chiesa veramente evangelica e pneumatica, a parere dei rivoluzionari Modernisti, bisogna rifiutare tutto quanto elaborato dalla “Chiesa pre-conciliare”, troppo mondana, dogmatica e gerarchica.
Secondo il mito archeologista (il comando di ritornare alle origini, alla fede dei primi cristiani) l’intera Tradizione Cattolica deve essere sottoposta ad una revisione radicale: viene messo in questione il patrimonio di conoscenza e di riflessione dottrinale elaborato dai Padri e dai Dottori della Chiesa, la loro interpretazione cristiana delle Scritture, il recupero della filosofia greca e del diritto romano.
Al modo protestante, secondo il clero modernista, occorre progressivamente ridurre il culto a Maria Ss.ma e ai Santi ed emanciparsi dalle forme di pietà popolare[8]. Tutto questo sarebbe voluto dallo spirito del “Concilio” venuto a rinnovare la Tradizione e la Chiesa[9].
Un tale accanimento si comprende solo si risale all’essenza del Modernismo, vale a dire al suo esistere come una forza puramente distruttiva, priva di contenuti propri, orientata esclusivamente verso l’annientamento del Cattolicesimo [10], quindi intollerante contro ogni segno del luminoso ordine passato.
L’accanimento contro i principi della fede diventa poi disprezzo astioso verso chi si ostina a non abbandonarli: lo si etichetta come pre-conciliare (equivalente clericale di “fascista”) e seguace di un’altra religione (e qui dicono il vero).
Dal disprezzo verso i singoli si passa alla repressione nei confronti delle realtà ancorate alla fede di sempre, diocesi, parrocchie e ordini religiosi come i Francescani dell’Immacolata.
Elementi base della pseudo-religione conciliare
Parliamo di pseudo-religione, dato che abbiamo a che fare con una nebulosa priva di contenuti chiari e distinti.
L’illusione alla base del sommovimento conciliare è quella ben espressa in varie occasioni da Paolo VI: la possibilità cioè di coniugare la religione del Dio che si è fatto Uomo con la religione dell’uomo che si fa Dio [11].
Un antropocentrismo gravido di conseguenze.
La prima è che alla dignità umana viene conferito un valore assoluto, fino a porla al di sopra della Verità e del Bene (il che equivale a dire che i principi massonici dei diritti umani soppiantano la metafisica e la Rivelazione).
La seconda è che tutto si gioca qui sulla terra, dove occorre costruire un’umanità pacificata (ancora un principio massonico, quello di immanenza); l’uomo per fare il bene e per salvarsi non ha bisogno di amare Dio, né di credere nel suo amore.
Ne consegue che ciò che deve essere testimoniato e divulgato è un cristianesimo sociale, in sostanza un socialismo velato da parole cristiane (tattica fabiana).
La terza è che non sono necessari il Battesimo e l'ingresso nella Chiesa per la salvezza: Dio non può lasciare andare in perdizione tutti i non battezzati.
Questo lo credeva fermamente Giovanni XXIII (in un video lo si vede circondato da bambini ebrei– era allora nunzio apostolico – mentre inveisce contro coloro che osassero dubitare della loro salvezza).
La medesima convinzione la professa colui che ha rinunciato al papato nel 2013 [12].
Ciò che non è detto esplicitamente, ma che chiaramente ne deriva, è che tutti sono già salvi. Ciò avviene grazie all’unico sacrificio di Cristo (è la teologia di Rahner e dei suoi accoliti) oppure semplicemente per la comune appartenenza all’umanità. In sostanza per salvarsi è sufficiente la grazia comune insieme alle buone opere, mentre della Grazia santificante, di regola ottenibile soltanto con i Sacramenti, si può fare tranquillamente a meno (pelagianesimo).
Modo di procedere dei pastori modernisti
L’attacco alla Dottrina non è diretto; preoccupazione costante dei pastori modernisti è far credere che poco o nulla cambi.
Con scaltrezza essi non rinnegano formalmente le verità di fede, ma alcune le passano sotto silenzio, altre le travisano con parole fumose, altre ancora le sconfessano con l’agire (ad esempio quando, in contrasto col primo comandamento, riconoscono una validità alle false religioni).
Tra le verità tacitamente negate spicca la convinzione che non vi sia una unica Rivelazione che esclude le altre (cadrebbe il teatrino ecumenista). È anche tacitamente negato che vi siano assiomi – dottrinali ed etici – di valore universale e perenne (cadrebbe l’idealismo hegeliano).
Implicita nella riforma liturgica paolina è la negazione del Sacrificio espiatorio di Gesù Cristo. Nostro Signore sarebbe morto per farsi solidale in tutto con i poveri (una verità parziale), senza alcun intento redentivo (secondo una concezione ratzingeriana Dio sarebbe crudele se esigesse la morte di Suo Figlio).
Viene allestito l’osceno spettacolo che osa contrapporre una contro l’altra le esortazioni cristiane: la “misericordia” viene scagliata contro la “giustizia”, l’amore viene opposto alla “legge”, ecc., col risultato di farle assumere un significato diverso da quello tradizionale.
Fino all’ultima mossa truffaldina, quella di “appiccicare l’etichetta sbiadita di cattolico a qualcosa che nasce da intenti rivoluzionari e confligge intrinsecamente proprio coi principi dell’etica naturale e cristiana” [13].
Camuffata di paramenti e parole cattoliche, si sta così via via formando una nuova religione, la cui dottrina capovolta riflette quella delle fratellanze ereticali e delle officine settarie che l’hanno ereditata, convogliata nelle istituzioni e diffusa tra le masse.

Oreste Sartore 

NOTE
[1] cfr. quanto detto dall’allora cardinale J. Ratzinger ai Vescovi del Cile, 13 luglio 1988: “il Concilio Vaticano II non è stato trattato come una parte dell'intera tradizione vivente della Chiesa, ma come una fine della Tradizione, un nuovo inizio da zero… come fosse una specie di superdogma. Non si sopporta che si critichino le decisioni che sono state prese dal Concilio… Tutto questo conduce tantissima gente a chiedersi se la Chiesa di oggi è realmente la stessa di ieri, o se l'hanno cambiata con qualcos'altro senza dirlo alla gente”.
[2] evento soprannaturale dichiarato da chi lo proclamava senza elementi fattuali a sostegno
[3] le “cose nuove”che secondo Bergoglio solo i “duri di cuore” si ostinano a rifiutare
[4] un ideale astratto viene lanciato in contrapposizione alla realtà gloriosa della Chiesa di Roma. Superfluo aggiungere che una tale chiesa sarebbe il coronamento del piano massonico vecchio di secoli
[5] Berni-exodus, sito chiesaepostconcilio, 26 agosto 2016
[6] in pratica i Modernisti non fanno altro che ripetere stancamente con un untuoso linguaggio clericale i logori J'accuse dei nemici della Chiesa
[7] già nel 1840 dom Prosper Guéranger, indicò la strumentalizzazione del “ritorno alle fonti e al vangelo” non come ricerca di verità e autenticità, ma come pretesto, come “una delle tattiche usate da tutti i settari per distruggere la vera tradizione liturgica ed introdurre così le loro nuove forme di culto”
[8] il culto a Maria e ai Santi sarebbe un devozionismo di sapore pagano
[9] In sostanza sta succedendo quello che aveva “visto” la monaca agostiniana Anna Caterina Emmerich (1774 – 1824), vale a dire la Basilica di San Pietro circondata da persone in grembiule intente in modo metodico, mattone dopo mattone, a demolire l’edificio
[10] raggiunto lo scopo, il Modernismo inesorabilmente si suicida, dato che la sua vita parassitaria dipende dall’esistenza di residui del vecchio ordine
[11] v. in particolare l’allocuzione a chiusura del Concilio Vaticano II ultima, 7 dicembre 1965 ove il culto dell’Uomo viene solennemente proclamato da Paolo VI: “anche noi, noi più di chiunque altro, noi abbiamo il culto dell’Uomo […] Tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo […] La Chiesa si è quasi dichiarata l’ancella dell’umanità.
[12] Joseph Ratzinger intervistato dal gesuita belga Jacques, 17 marzo 2016: “Se è vero che i grandi missionari del XVI secolo erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto, e ciò spiega il loro impegno missionario, nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata. Da ciò derivò una doppia profonda crisi. Per un verso ciò sembra togliere ogni motivazione a un futuro impegno missionario. per i cristiani emerse una questione: diventò incerta e problematica l’obbligatorietà della fede e della sua forma di vita”
[13] cfr. quanto descritto da Elisabetta Frezza in: La neochiesa e l’educazione della gioventù. Non solo cattopornografia. Anche cattosatanismo, sito riscossa cristiana, 12 agosto 2016
di Oreste Sartore (Settembre 2016)