ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 2 ottobre 2016

Da vili

I farisei di Molfetta e lo tsunami catto-gayContrariamente a quanto dichiarato alla Nuova BQ, alla fine il vescovo di Molfetta ha "battezzato" il corso gender della propria diocesi. Un vero scandalo che però è soltanto la punta dell'iceberg in una Chiesa sempre più indirizzata dalla lobby gay. Ormai le condanne del gender non bastano più...
«Evitare il confronto è da vili», ha detto monsignor Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta, introducendo il 30 settembre il dibattito che ha dato inizio al corso di formazione per insegnanti ed educatori sulla “Educazione di genere”, organizzato dalla diocesi di Molfetta e dalla locale Azione Cattolica. Oddio, chiamarlo dibattito sembra azzardato, visto che i sei che sedevano dietro al tavolo degli oratori raccontavano in modi diversi la stessa storia: che l’omosessualità, cioè, è una variante della natura, che l’educazione di genere è compito fondamentale della scuola, che compito dell’educatore è accompagnare ogni persona nel crearsi una identità sessuale forte, qualsiasi essa sia. 

Ma i lettori più attenti si saranno accorti di una stranezza: la presenza all’incontro di quel vescovo che, prima annunciato sui manifesti, alla Nuova BQ aveva poi fatto dire dal suo segretario che non sarebbe andato (clicca qui). Sconcertati dal manifesto e dalla presentazione del corso di formazione (clicca qui), volevamo semplicemente chiedere al vescovo il perché di questa scelta così in contrasto con certe affermazioni di papa Francesco sul tema dell’educazione di genere (e ieri in Georgia ne ha dato un’altra dimostrazione) e se era consapevole che tutti i relatori sono noti per le loro posizioni chiaramente pro-gender.

Il buon segretario del vescovo, don Luigi Amendolagine, ci ha detto che lui e il vescovo non ne sapevano nulla, che altri erano gli organizzatori, che il vescovo comunque aveva altri impegni e non sarebbe andato, che poi – figurarsi - «sappiamo bene cosa insegna la Chiesa e quindi ci saranno sicuramente voci che esprimeranno questa posizione» (e nel caso don Luigi pensasse di poter smentire, sappia che abbiamo la registrazione delle due telefonate). 
Ma era solo un modo per evitare il confronto. Non solo il vescovo ci è andato ma la registrazione dell’incontro (clicca qui per il video) dimostra chiaramente che monsignor Cornacchia sapeva benissimo chi erano i relatori e cosa avrebbero detto (diocesi ed “esperti” ci lavoravano da mesi), cose su cui ha dimostrato di concordare in pieno, rifugiandosi dietro al solito «Chi sono io per giudicare?». È d’accordo sul fatto che «ci siano varianti nella stessa natura»; ha detto che viviamo tutti «un problema evolutivo» (qualsiasi cosa significhi), davanti al quale non è lecito «tapparsi le orecchie come per tanto tempo anche la Chiesa ha fatto»); con notevole sprezzo del pericolo ha sostenuto che «noi ci inchiniamo di fronte a chi fa una determinata scelta», e non parliamo delle frasi sconnesse con cui ha definito l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”. E davanti a una domanda precisa ha fatto sfoggio di una invidiabile cultura internazionale affermando che «qui stiamo parlando di genere e non di gender»: qualcuno dal pubblico gli ha urlato che sono la stessa cosa essendo il primo termine la traduzione italiana del secondo (in inglese), ma non ha raccolto. 
Per certi versi il caso di Molfetta è clamoroso, ma sarebbe un errore pensare che sia isolato. Al contrario è dentro una tendenza ormai più che conclamata, visto che da tempo anche Avvenire e Tv2000, gli organi di informazione ufficiali della Chiesa italiana, sembrano diventati organi di promozione dell’omosessualità (clicca qui e qui). È ancora Avvenire che ha sdoganato già da tempo l’ideologia di genere introducendo una differenza tra un gender buono e un gender cattivo, un po’ come per il colesterolo (clicca qui). Proprio due giorni fa il quotidiano Repubblicaha pubblicato un lungo articolo in cui dà conto della lunga marcia delle associazioni cristiane Lgbt sempre più integrate nella pastorale delle diocesi. E il Rapporto 2016 sui cristiani Lgbt in Italia ne offre un dettagliato resoconto (clicca qui)
Per questo, pur di fronte a un’iniziativa oggettivamente scandalosa (nel senso letterale del termine) e grave come quella di Molfetta, non ci aspettiamo chissà quali interventi superiori. Anzi, è più probabile che ci toccherà ascoltare messaggi di sostegno a un confratello vilmente e ingiustamente attaccato dai soliti “dottrinari” che invece di chinarsi sulle ferite degli uomini, pensano soltanto alla Legge. 
E non basteranno neanche le parole chiare del Papa di ieri a proposito di gender e di guerra mondiale contro il matrimonio. Perché il tutto passa da sottili distinzioni che permettono di tenere insieme il Magistero con il suo sovvertimento: si prende le distanze da una ideologia del genere, che forse neanche esiste (si dice), ma si valorizza l’accompagnamento alla costruzione dell’identità sessuale; si condanna a parole l’indottrinamento nelle scuole ma poi si costruiscono percorsi nelle diocesi e nelle parrocchie - per «capire», per «dialogare» - che fanno la stessa cosa; si fa finta che il gender sia una cosa e l’omosessualità un’altra; si spaccia per aiuto alle persone ciò che è invece pura e semplice promozione di uno stile di vita; si difende il matrimonio ma poi si promuovono le unioni omosessuali «basta che non siano equiparate alla famiglia». Tanto per capire che in confronto ai personaggi che guidano l’opinione nella Chiesa oggi, i capi dei farisei al tempo di Gesù erano dilettanti.
Per questo la condanna dell’ideologia del gender non è più sufficiente, si deve affermare con chiarezza che questa ideologia e la promozione dell’omosessualità, la pretesa che essa sia una semplice «variante della natura», sono un tutt’uno. Si deve dire in modo inequivocabile che accogliere le persone e accompagnarle è cosa ben diversa dall’accettare stili di vita incompatibili non con la dottrina ma con il bene delle persone stesse. Così come si bastona quanti usano la dottrina come pietre da scagliare contro le persone, si deve denunciare con forza quanti stravolgono e usano il Magistero della Chiesa per affermare dottrine personali o, peggio, per sistemare le proprie situazioni affettive.

Senza un intervento chiaro in questo senso, non c’è dubbio che l’attuale ondata catto-gay diventerà uno tsunami. 
di Riccardo Cascioli 02-10-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-farisei-di-molfetta-e-lo-tsunami-catto-gay-17580.htm

Mons. Cornacchia, le “cornacchiate” di un vescovo

Proponendovi l’ottima riflessione di Riccardo Cascioli, vedi qui, e persino le dure parole espresse da Papa Francesco contro la teoria gender, vedi qui, che ha definito una“guerra mondiale”, non possiamo non chiederci da che parte sta questo vescovo, e quanto sia davvero inconsapevole delle “cornacchiate” che ha espresso… Oggi troppo facilmente si additano queste persone come “incapaci di intendere”, quasi fosse una scusante, e così si accantonano le responsabilità assunte contro Dio, contro gli uomini.
No! Noi riteniamo, davanti agli uomini e davanti a Dio, il vescovo Domenico Cornacchia, lucidissimo e responsabile della deriva etica e morale che ha voluto assumere, responsabile di blasfemia contro l’uomo da Dio creato maschio e femmina, di bestemmia contro Dio che non ha affatto mai assunto una “identità gender”, ma si è incarnato, maschio, ed è nato da una Donna, la Vergine Maria.
Cornacchia, come riporta Cascioli: “È d’accordo sul fatto che «ci siano varianti nella stessa natura»; ha detto che viviamo tutti «un problema evolutivo» (qualsiasi cosa significhi), davanti al quale non è lecito «tapparsi le orecchie come per tanto tempo anche la Chiesa ha fatto»)…”.
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Ci dica, Cornacchia, dove ha appreso questa fonte scientifica e biblica…. perché neppure la scienza si è pronunciata, anzi, anche fra studiosi omosessuali si afferma che non esiste affatto una “variante”, vedi qui: “gay non si nasce”, e lo conferma, lo dice anche la Bibbia. L’omosessualità non esiste in natura come una “variante” alla quale concedere dei diritti! Esiste l’Uomo, maschio e femmina, il quale ha prima di tutto dei doveri verso la natura stessa, poi ha dei diritti riguardo alla sua dignità di essere umano, punto. Non è un problema “evolutivo”, ma un problema etico e morale creato dalle ideologie del nostro tempo, non dalla natura.
A ragione denuncia Cascioli: “Per questo, pur di fronte a un’iniziativa oggettivamente scandalosa (nel senso letterale del termine) e grave come quella di Molfetta, non ci aspettiamo chissà quali interventi superiori. Anzi, è più probabile che ci toccherà ascoltare messaggi di sostegno a un confratello vilmente e ingiustamente attaccato dai soliti “dottrinari” che invece di chinarsi sulle ferite degli uomini, pensano soltanto alla Legge…”.
Lo abbiamo visto con il caso del segretario della CEI il quale, impunemente, ha potuto modificare la Scrittura, affermare (e non in privato ma a migliaia di persone) che Sodoma e Gomorra non furono distrutte…. vedi qui, nessun vescovo ha reagito o ha fatto una doverosa “correzione fraterna”, pratica di vita cristiana insegnata da Gesù (Mt 18,15-17). Eppure dice lo stesso Pontefice: “La correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della Chiesa. C’è un buco, lì, nel tessuto della Chiesa che bisogna ricucire…” (omelia 12.9.2014), in verità ci troviamo davanti a delle voragini irrimediabili, a causa delle quali si preferisce tacere…
Vogliamo concludere con una immagine eloquente. I Santi Padri della Chiesa venivano ritratti, nel mentre insegnavano o scrivevano, con accanto il Suggeritore, lo Spirito Santo nelle sembianze di una candida colomba, come ricorda il Vangelo. Ebbene, non è per mera irriverenza al cognome che porta che abbiamo messo una cornacchia, quale suggeritore, al vescovo di Molfetta, perché di questa si tratta – con tanto di rispetto all’animale che riporta in natura, invece, delle grandi dote – perché non è certo la candida colomba a suggerire oggi a questo vescovo ciò che deve dire e ciò a cui si sta prestando, altro che il Pio pellicano inserito nel suo stemma vescovile, questo da la vita ai propri piccoli, non li avvelena con false pasture.
Noi rigettiamo, candidamente, quanto ha affermato questo Vescovo, prendendone le distanze ufficialmente e pubblicamente, e non lo riconosciamo quale voce ufficiale della Santa Chiesa Cattolica, l’unica vera Chiesa di Cristo. Se non si correggerà dall’apostasia pubblica che ha fatto, riteniamo la diocesi di Molfetta carente, mancante del proprio vescovo e preghiamo per lui e per la povera diocesi.

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