ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 11 ottobre 2016

Eh già. E in Italia?*



POLONIA, ABORTO. LE MARCE E L’INFORMAZIONE (DEFORMATA E DEFORMANTE) DEI MEDIA.

Oggi vorrei condividere con voi un lungo articolo del The Catholic World Report sulla Polonia, la legge sull’aborto, le dimostrazioni che vi si sono svolte, e la disinformazione che le ha accompagnate. L’articolo originale è in inglese, QUI, e si riferisce in particolare ai giornali mainstream americani; ma il discorso dell’autore è – ahimè – altrettanto valido per i quotidiani italiani, o almeno per i principali di essi, ideologicamente omologati e omogenei.
“In Polonia, dalla caduta del comunismo, la legislazione polacca è diventata fra le più pro-life di Europa, – scrive Filip Mazurczak – . E l’appoggio popolare per l’aborto è calato a picco, e il movimento pro-life è probabilmente il più forte del Vecchio Mondo. Di recente una prorposta per bloccare interamente l’aborto ha trovato resistenza in alcuni nella società polacca. I media principali a Ovest hanno naturalmente appoggiato questa reazione, spesso utilizzando informazioni false”.
La Polonia è il solo Paese democratico fra quelli che avevano l’aborto su richiesta ad adottare una legislazione restrittiva. “Nel 1993 il Primo Ministro polacco Hanna Suchocka firmò una legge che proibisce l’aborto eccetto che in tre casi: quando la gravidanza mette in pericolo la vita della madre, quando è il risultato di incesto o stupro, e in caso di malformazione fetale. A differenza di altri Paesi, solo il dottore che pratica l’aborto è perseguito; per la madre non ci sono conseguenze legali”.
Secondo l’autore, se nel 1993 il 64 per cento dei polacchi appoggiava l’aborto su richiesta, ora la situazione è diversa. Il 75% dei polacchi è contro l’aborto se la situazione personale o finanziaria di una donna sono cattive, e il 76% è contro all’aborto quando la donna semplicemente non vuole avere un figlio. E i giovani sono su questa linea: l’80% di quelli fra i 18 e i 24 anni sono favorevoli a una proibizione totale, contro solo il 50% di quelli oltre 65.
aborto
La recente battaglia ha visto iniziative di diverso tipo – a favore e contro l’aborto – e non ha prodotto per ora modifiche nella legislazione, anche se l’esecutivo ha annunciato che intensificherà le iniziative a favore della protezione della vita nascente.
Ma è la posizione dei media quello che interessa l’autore, e anche noi. In tutta la Polonia lunedì 3 ottobre hanno manifestato , secondo Filip Mazurczak, 98mila persone. E l’appello a uno sciopero delle donne nei posti di lavoro. “La Polonia non è stata paralizzata dalle donne che non sono andate a lavorare”, scrive e testimonia che personalmente non ha notato nessun disagio a Wroclaw, la quarta città della Polonia.
Le cifre dei sondaggi presentate prima dimostrano che le migliaia di protestatari non sono rappresentativi della società polacca, dice l’autore, e “Molte grandi proteste hanno luogo in Polonia, ma poche ottengono così tanto appoggio da parte dei media. L’anno scorso 20mial pro-lifers marciarono a Stettino, quanti hanno marciato contro l’aborto a Varsavia…e i media l’hanno completamente ignorato”. 
Racconta poi l’autore che nel 1932-1933 il corrispondente del New York Times dall’Unione Sovietica, Walter Duranty negò che Stalin stesse deliberatamente uccidendo con una carestia artificiale i contadini ucraini. Fu un genocidio voluto, l’Holodomor, e come tale ormai riconosciuto dalla maggior parte degli studiosi di storia. Scrive Filip Mazurczak: “ Se ci fosse un premio Walter Duranty per Reportage Disonesto, l’autore dell’articolo del 3 ottobre sul Washington Post sulle marce pro aborto sarebbe un candidato forte. L’articolo afferma che sei milioni di donne – un terzo della popolazione femminile della Polonia – ha preso parte alle marce”.
E conclude: “Tristemente uno può ricevere l’impressione che nei mainstream media come il Washington Post, il New York Times o il Guardian, la protesta di 98mila arrabbiate, volgari e talvolta violente femministe in Polobia abbia ricevuto più copertura del fatto che un paio di mesi fa fra due e tre milioni di giovani, pacifici cattolici dalla Polonia e da tutto il mondo si siano uniti con papa Francesco fuori Cracovia per pregare e celebrare la loro fede”.
Eh già. E in Italia? Andate a vedere…
Marco Tosatti

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Studenti alla marcia anti-aborto. Il ministero manda gli ispettori

Controlli da Roma ai due istituti di Caserta che avevano annunciato la presenza alla marcia. A nulla è valso il dietrofront della dirigente scolastica: "Non sapevo fosse marcia anti-aborto"


Il Ministero della Pubblica Istruzione invia gli ispettori alla scuola di Caserta finita al centro delle polemiche perché la preside, con una circolare, aveva invitato i suoi studenti a partecipare alla marcia per la vita.
Controlli ministeriali anche in un altro istituto scolastico del casertano “reo” di aver partecipato alla medesima iniziativa.
La polemica sta investendo il caso ormai da una settimana. E la decisione del ministro Giannini rappresenta solo l’ultimo capitolo di una storia che è iniziata il 4 ottobre scorso quando con una circolare la dirigente dell’istituto Galileo Ferraris di Caserta ha comunicato agli studenti le modalità di partecipazione al corteo pro-vita e in onore di madre Teresa di Calcutta recentemente canonizzata, organizzato, tra gli altri, dal comitato promotore del referendum contro l’aborto. Un'iniziativa di rilievo nazionale che si sarebbe svolta in contemporanea alla marcia organizzata a Milano.
Travolta dalle polemiche diventate virali sui social, la preside ha fatto dietrofront il giorno dopo. Intervistata dal Mattino, la dirigente scolastica ha affermato di essere stata interpellata da associazioni cattoliche e di essere stata all’oscuro del carattere antiabortista che avrebbe avuto la manifestazione. Si era limitata a “regolamentare la partecipazione degli studenti”. Ma non è bastato a disinnescare le polemiche che sono proseguite fino a quando, da Roma, il governo ha deciso di intervenire direttamente.
Nella giornata di ieri infatti è partita la disposizione ministeriale che – accogliendo di fatto l’invito rivolto al ministro da parte della Cgil che lamentava la presunta violazione del principio di laicità delle istituzioni – dà il via all’ispezione. La decisione della Giannini interesserà anche un altro istituto il cui preside ha già parlato di fraintendimento dell'intera vicenda.