ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 12 ottobre 2016

Fra eretici ci s'intende

Domenica 26 giugno 2016, un giornalista tedesco, nella conferenza stampa sull'aereo che riportava Papa Francesco in Italia dopo la prima tappa del suo Pellegrinaggio caucasico (Armenia), fece al Santo Padre questa domanda:  Lei oggi ha parlato dei doni condivisi delle Chiese, insieme. Visto che Lei andrà – fra quattro mesi – a Lund per commemorare il 500° anniversario della Riforma, io penso che forse questo è il momento giusto anche per non ricordare solo le ferite da entrambe le parti, ma anche per riconoscere i doni della Riforma, e forse anche – e questa è una domanda eretica – per annullare o ritirare la scomunica di Martin Lutero o di una qualsiasi riabilitazione. Grazie.
Papa Francesco:
Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore.
Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti giustificando il perché faceva questo. E oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato. Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo liturgico. Ma non era lui solo: c’era Zwingli, c’era Calvino… E dietro di loro chi c’era? I principi, “cuius regio eius religio”. Dobbiamo metterci nella storia di quel tempo. E’ una storia non facile da capire, non facile. Poi sono andate avanti le cose. Oggi il dialogo è molto buono e quel documento sulla giustificazione credo che sia uno dei  documenti ecumenici più ricchi, più ricchi e più profondi. E’ d’accordo? Ci sono divisioni, ma dipendono anche dalle Chiese. A Buenos Aires c’erano due chiese luterane: una pensava in un modo e l’altra in un altro. Anche nella stessa Chiesa luterana non c’è unità. Si rispettano, si amano… La diversità è quello che forse ha fatto tanto male a tutti noi e oggi cerchiamo di riprendere la strada per incontrarci dopo 500 anni. Io credo che dobbiamo pregare insieme, pregare. Per questo la preghiera è importante. Secondo: lavorare per i poveri, per i perseguitati, per tanta gente che soffre, per i profughi… Lavorare insieme e pregare insieme. E che i teologi studino insieme, cercando… Ma questa è una strada lunga, lunghissima. Una volta ho detto scherzando: “Io so quando sarà il giorno dell’unità piena” – “Quale?” – “Il giorno dopo la venuta del Figlio dell’uomo!”. Perché non si sa… Lo Spirito Santo farà questa grazia. Ma nel frattempo bisogna pregare, amarci e lavorare insieme, soprattutto per i poveri, per la gente che soffre, per la pace e tante altre cose, contro lo sfruttamento della gente… Tante cose per le quali si sta lavorando congiuntamente.
Dichiarazione congiunta
La Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione è un documento redatto congiuntamente da teologi cattolici e luterani, pubblicato ad Augusta (Germania) il 31 ottobre 1999. Sia il luogo sia la data della pubblicazione sono significativi: il 31 ottobre 1517 vennero affisse a Wittenberg da Lutero le 95 tesi; ad Augusta, durante la Dieta del 25 giugno 1530, venne promulgata la Confessione Augustana, che stabiliva i principi dottrinali del Luteranesimo.
Firmatari della dichiarazione sono il cardinale Walter Kasper, all'epoca capo del dicastero vaticano per l’Unità dei cristiani, e il pastore Ishmael Noko, segretario generale della Federazione luterana mondiale.
Il documento rappresenta una tappa fondamentale nel dialogo ecumenico. Il pensiero di Lutero e dei successivi protestanti è dominato dal principio del "sola fide", mentre la Chiesa cattolica di allora dava principalmente risalto alle opere di carità, che erano talvolta sfociate in una mera e gretta compravendita di indulgenze. Il testo non fa altro che affermare la complementarietà della fede e delle opere nel processo di giustificazione, in vista del conseguimento della salvezza.
In particolare: "Insieme confessiamo che le buone opere — una vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore — sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei buoni frutti" (n. 37); "La comprensione della dottrina della giustificazione esposta in questa Dichiarazione mostra l’esistenza di un consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali di tale dottrina della giustificazione. Alla luce di detto consenso sono accettabili le differenze che sussistono per quanto riguarda il linguaggio, gli sviluppi teologici e le accentuazioni particolari che ha assunto la comprensione della giustificazione" (n. 40).
Nonostante il documento risolva formalmente la divisione cattolici-protestanti su un importante aspetto della teologia cristiana, le due confessioni religiose sono attualmente ancora divise su molti punti della teologia e soprattutto dell'ecclesiologia. (Cathopedia.org)
DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULLA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE