ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 21 ottobre 2016

I leoni di sanJorge


La CEI aderisce alla Marcia dei radicali. Si chiama tradimento. Se Bagnasco è un uomo, si dimetta

di Paolo Deotto

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C’è ben poco da dire, i fatti parlano da soli. I radicali annunciano gioiosamente che la CEI aderisce alla “Marcia per la Giustizia, l’Amnistia, la Libertà”, intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco. L’adesione è stata comunicata dal portavoce della CEI, Don Maffeis, che specifica che si è trattato di una decisione maturata con il Segretario generale, Mons. Nunzio Galantino. Bagnasco, cardinale e presidente della CEI, “è stato informato e condivide le finalità dell’iniziativa”.
Intanto su Avvenire, organo della CEI, il direttore Tarquinio ha uno scambio di amorosi sensi per via epistolare con gli esponenti radicali.

Cosa dobbiamo aggiungere di fronte a questa vergogna? Dobbiamo ricordare a lorsignori l’infaticabile attività dei radicali per la promozione delle opere del demonio? Dobbiamo parlare di aborto, eutanasia, droga, omosessualità?
No, è inutile. Queste cose sono arcinote. Lorsignori hanno gettato la maschera, lavorano con i sodali del demonio. Con loro, cosa abbiamo da spartire?
Le cose vanno chiamate con il loro nome. Questo è l’ennesimo tradimento. E chi commette tradimento, come si chiama? Traditore.
Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, sembrerebbe scavalcato da una decisione presa dall’onnipotente Segretario generale, Galantino. Hic Rodus, hic salta. Cardinale Bagnasco, si comporti da uomo, rassegni le sue dimissioni dalla presidenza.
Di fronte a questo scempio, moltiplichiamo le preghiere e i Santi Rosari e chiediamo al Signore che ci doni santi sacerdoti, per l’onore del Suo nome e per la salvezza delle nostre anime.
Qui si seguito potete leggere il comunicato gioioso dei radicali, pubblicato su http://www.radicali.it/20161019/giustizia-partito-radicale-cei-conferenza-episcopale-italiana-aderisce-alla-marcia-lamnisti e lo scambio epistolare tra i radicali e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, pubblicato su http://www.avvenire.it/Lettere/Pagine/Carceri-umane-e-ri-umanizzanti.aspx
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 – di Paolo Deotto

Redazione21/10/2016

Vescovi sulle orme di Pannella, che tristezza...
Non ci sono parole per esprimere l’amarezza che suscita la notizia della convinta ed entusiastica adesione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) alla Marcia per l'Amnistia, la Giustizia, la Libertà intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito, in occasione del Giubileo dei Carcerati.

L’annuncio è anche stato portato a domicilio, a Radio Radicale, da don Ivan Maffeis, portavoce della CEI. Don Maffeis ha sottolineato come la decisione sia stata presa dal segretario generale monsignor Nunzio Galantino, che ha «informato» della decisione il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, il quale «condivide le finalità dell’iniziativa» (e le modalità?).

Tralasciamo la curiosità di un segretario che, in barba agli statuti della CEI, ormai la gestisce a proprio piacimento - quel Galantino sempre più in versione Marchese del Grillo («Io so’ io e voi nun sete un c…») -; e andiamo invece ai motivi che rendono questa decisione indigeribile.
Il primo pensiero che viene in mente è l’ennesimo schiaffo dato al popolo del Family Day. Il monsignor Galantino che oggi corre giulivo alla corte degli eredi di Pannella è lo stesso Galantino che non solo non ha detto una parola a sostegno dei Family Day, ma ha cercato addirittura di impedire con tutte le forze che si svolgessero. In piazza si deve andare per denunciare la situazione delle carceri e invocare la riforma della giustizia, non ci si deve assolutamente andare per difendere la famiglia e i propri figli dalla nuova tirannia del gender. C’è bisogno di commentare? Qualsiasi parola non riuscirebbe a rendere giustizia. Si può solo pregare che il Signore mandi pastori degni alla guida del Suo gregge.
Ma forse non è questa la cosa peggiore. Il fatto è che l’adesione alla marcia dei radicali è l’ennesima dimostrazione di una subalternità culturale che sfocia nel ridicolo e non sa neanche vedere ciò che il popolo cristiano costruisce giorno dopo giorno. Mi spiego: affermare che la situazione dei detenuti nelle carceri è disumana, che c’è un grave problema di sovraffollamento e di una giustizia lenta e spesso ingiusta è perfino ovvio. Ma l’azione dei radicali è denunciare, manifestare, protestare, al limite proporre una legge, tutto per autopromuoversi (se poi un problema si risolve tanto meglio, ma non è necessario).

Ebbene, la CEI ha deciso di andare dietro a questo approccio del problema, riconoscendo ai radicali un ruolo di guida, mentre ci sono centinaia, migliaia di cattolici che già da anni dedicano qualche ora ogni settimana per visitare i detenuti, stare con loro, fargli quella compagnia che fa alzare lo sguardo dalla propria miseria e intuire la possibilità di una nuova vita. Costoro sanno bene, e lo testimoniano a chi vuole ascoltare, che per un detenuto c’è qualcosa di ancora più importante delle condizioni fisiche di detenzione: fare l’esperienza di essere voluto bene, comprendere che c’è la possibilità di essere perdonato e di poter ricominciare. Ma a chi si arroga il diritto di parlare a nome dei vescovi italiani non importa di ascoltare il suo popolo, quello che con i detenuti ci sta davvero, li conosce e li sostiene; preferisce unirsi a quelli che denunciano nelle piazze, «per essere lodato dagli uomini».
Non solo, così facendo si dimostra di essere ingenui, nella migliore delle ipotesi, rispetto alle proposte e alle intenzioni dei radicali, che non si fanno scrupolo di usare l’immagine di papa Francesco e del Giubileo della misericordia per il proprio tornaconto di partito; godono nell’abbindolare quei cattolici che tanto disprezzano, richiamando in modo strumentale l’appello di san Giovanni Paolo II papa a favore dei carcerati, nel 2002. Ma i vertici della CEI hanno mai controllato quali sono le proposte dei radicali in materia? Non solo chiedono amnistia e indulto (per la cronaca san Giovanni Paolo II aveva speso delle parole solo per il secondo), ma anche la depenalizzazione di reati che non provocano vittime dirette, come ad esempio uso e spaccio di droga e la prostituzione. Sicuro che i vescovi sono d’accordo su queste misure? E che condividono il concetto di giustizia che hanno i radicali?
Ma la prova più evidente della confusione dottrinale che sta alla base di certe scellerate posizioni, è evidente nella risposta che il direttore di Avvenire (il quotidiano della CEI) dà alla lettera di alcuni leader radicali che chiedono appunto l’adesione del giornale dei vescovi alla marcia del 6 novembre (clicca qui). In soldoni il discorso è questo: dei radicali non condividiamo tutto, anzi su alcuni temi siamo molto lontani (e meno male, almeno questo), però fanno anche delle battaglie giuste, e su quelle noi ci stiamo. E chissà che, facendo un pezzo di strada insieme, i radicali non diventino anche cattolici…. Per carità, tutto è ovviamente possibile, ma da un punto di vista meramente umano sembra piuttosto di vedere che siano certi cattolici ad avvicinarsi al pensiero radicale.
Il direttore di Avvenire pone sullo stesso piano aborto, eutanasia, manipolazione degli embrioni da una parte e situazioni nelle carceri dall’altra. Come se il significato che si dà alla vita e alla persona umana non costituisse il criterio anche per il modo di affrontare i problemi della detenzione; come se non fosse il Giudizio finale la pietra di paragone con cui amministrare anche la giustizia umana.
Quello a cui stiamo assistendo è la negazione dell’originalità della fede cristiana, che costituisce un punto di vista nuovo con cui giudicare tutta la realtà; e la propagazione di un pensiero debole che segue l’agenda dettata dal mondo, fornendole appena un rivestimento religioso, anzi spiritualista.
di Riccardo Cascioli21-10-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-vescovi-sulle-orme-di-pannella-che-tristezza-17791.htm

Marcia per la Vita? No. Family Day? Figurarsi. La CEI aderisce alla Marcia dei Radicali!




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Questione di priorità. [RS]

Comunicato stampa del Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito [sic!]
La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) aderisce alla IV “Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà” intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito in occasione del Giubileo dei Carcerati, e che si snoderà tra le vie della capitale dal carcere di Regina Coeli fino a Piazza San Pietro.
Lo ha comunicato il sottosegretario e portavoce della CEI Don Ivan Maffeis ieri sera a Radio Radicale, durante la trasmissione Radio Carcere, condotta da Riccardo Arena.
Ecco le sue dichiarazioni:
La CEI guarda con attenzione a questa iniziativa e come Segreteria generale dà una convinta adesione; l’iniziativa è vista da parte nostra come una occasione proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica e più in generale il mondo politico sulla situazione in cui il nostro sistema penitenziario versa. L’augurio – e voglio metterci anche l’impegno –  è che ci sia una accoglienza delle istanze portante avanti proprio per superare il degrado in cui i detenuti, ma non solo i detenuti – penso agli agenti, ai volontari, agli educatori -, oggi si muovono. Si è trattata di una decisione maturata con il Segretario generale, Monsignor Nunzio Galatino; il presidente Bagnasco è stato informato e condivide le finalità dell’iniziativa.  Ci si confronta con un mondo – quello delle carceri – per certi versi invisibile, eppure si tratta di una realtà pesante: penso alla lunga lista di suicidi che avvengono nelle prigioni,a queste vite spezzate, penso alle persone fragili che sono detenuti per reati minori. Spesso in questi luoghi manca una rete di appoggio, spesso offerta dai volontari o da una certa parte di umanità di chi opera dentro, come i nostri cappellani. Intorno a certi temi, possiamo dire scomodi, come l’attenzione verso l’ultimo che abbiamo reso ultimo, o perché per situazioni della vita si è reso ultimo, attorno a certi temi c’è una capacità di chiusura, una capacità di silenziare anche la parola più alta come quella del Papa. Quelle persone che già sono invisibili per tanti motivi vengono censurate dai mezzi di informazione e ciò diventa una irresponsabilità pesante.

Fonte
http://www.radiospada.org/2016/10/marcia-per-la-vita-no-family-day-figurarsi-la-cei-aderisce-alla-marcia-dei-radicali/ 


Se la Chiesa marcia con i Radicali


di Giuliano Guzzo

«La CEI guarda con attenzione a questa iniziativa e come Segreteria generale dà una convinta adesione». Le parole con cui il sottosegretario e portavoce della CEI, don Ivan Maffeis, ha comunicato l’adesione della Chiesa italiana Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà promossa dal Partito Radicale il 6 novembre a Roma, non chiedono di essere interpretate né contestualizzate, perché sono chiarissime. E con estrema chiarezza attestano come la stessa CEI che ieri ha ritenuto di non appoggiare eventi come la Marcia per la Vita o il Family Day, abbia fatto una tragica scelta di campo e oggi giaccia, scodinzolante, alla corte dei nipotini di Marco Pannella cui peraltro questa Marcia è dedicata. Certo, poi si potrà sempre dire come l’adesione – pardon, la «convinta adesione» – ad un evento non implichi per forza la condivisione dell’intero progetto politico di chi la promuove. Si potrà pure arrampicarsi sugli specchi affermando che Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà, in realtà, oltre che a Pannella è intitolata pure a Papa Francesco.
Il punto però, mi si passi l’espressione poco aulica, è che non siamo tutti scemi. E sappiamo bene che la Segreteria generale della CEI è nelle mani di un monsignore secondo cui Sodoma non è stata mai distrutta, che ha “contestato” le unioni civili con decisione impercettibile (ci sono «altre priorità», diceva…) e la cui ascesa a quella posizione è coincisa con uno scadimento palese del quotidiano Avvenire, ieri più battagliero che mai e oggi appiattito sul politicamente corretto, ridotto ad una surreale equidistanza tra il comunque discutibile Trump e l’abortista e guerrafondaia scatenata Clinton, a parlare male della Brexit nonché a dare ad eventi come il citato Family Day minor spazio, in prima pagina, di quello riservato da testate laiciste come RepubblicaDunque la triste notizia dell’adesione dellaMarcia dei Radicali stupisce fino ad un certo punto, inserendosi in un percorso purtroppo già segnato e rispetto al quale risulta impossibile non porsi degli interrogativi: dove stiamo andando? E dove andremo a finire? Il prossimo passo? Una trasmissione della Bonino sulla tv dei vescovi italiani? Una rubrica di Cappato su Avvenire? Che cosa?
Sono dubbi che avanzo senza ironia, anzi con dispiacere. Perché so – come lo sanno in tantissimi – che la Chiesa italiana è anche, anzi soprattutto, composta da bravissimi sacerdoti, da pastori che hanno davvero, per dirla con Papa Francesco, l’«odore delle pecore» e non quello di Confindustria, sul cui giornale il Segretario generale delle CEI è casualmente editorialistaSo pure che molti che leggono ancora Avvenire – inclusi alcuni che tutt’ora vi scrivono e collaborano – sono ottime persone nonché, in alcuni casi, cari amici. Tuttavia di fronte ad una Chiesa i cui vertici sbandano tanto clamorosamente, di fronte ad un disorientamento che si traduce in scandalo quasi quotidiano, credo sia impossibile tacere. Di più: credo sia doveroso alzarsi in piedi e scandire la propria indignazione. Scriveva l’indimenticabile Giovannino Guareschi (1908-1968) che «quando i generali tradiscono, abbiamo sempre più bisogno della fedeltà dei soldati». Beh, credo che vi sia mai stato bisogno, come oggi, di questa fedeltà. Non per coerenza fine a se stessa né per l’orgoglio di credersi migliori, ma per quel che, come cattolici, siamo chiamati a testimoniare. Senza l’obbligo di piacere a nessuno, figurarsi ai Radicali.

https://giulianoguzzo.com/2016/10/21/se-la-chiesa-rincorre-i-radicali/   
http://www.campariedemaistre.com/2016/10/se-la-chiesa-marcia-con-i-radicali.html
Chiesa: Vescovi fifoni: Galantino e la CEI
 Mons. Galantino manda la CEI alla marcia dei radicali: offesa non solo per i cattolici, ma per tutti gli italiani.
Galantino vada a casa subito, senza "se" e senza "ma".

Perché la CEI alla marcia dei radicali?

di Costanza Miriano

Non è rabbia, non è delusione. È un dolore lancinante, quello che provo, nel leggere che la CEI dà la sua convinta adesione alla marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito in occasione del Giubileo dei carcerati.
È un dolore perché amo di un amore filiale la Chiesa, sposa di Cristo, la amo come la mia vera famiglia, le sono riconoscente e le devo tutto, cioè il battesimo, i sacramenti che solo attraverso le sue mani ricevo, il catechismo, cioè la verità su me stessa.
Ma che sta succedendo? I nostri pastori? I nostri padri nella fede? Quelli che hanno il dovere di confermarci? Quelli che hanno il compito altissimo di annunciare Gesù Cristo crocifisso e risorto agli uomini?
Perché marciano con il partito che più di tutti ha contribuito con le sue battaglie di morte a cambiare la mentalità profonda dell’uomo contemporaneo, sempre più lontano da Dio?
Il compito della Chiesa è prima di tutto annunciare, con amore, all’uomo la verità su se stesso, non difendere i diritti umani: se non partono da Dio i diritti umani sono opinabili, relativi.
Perché un carcerato, che sia colpevole o innocente, va difeso (e io dico che va difeso!) e un bambino, sicuramente innocente, nella pancia della mamma, no?
Lo sanno, i radicali, che il Giubileo annuncia la remissione delle colpe per la salvezza eterna, e non il miglioramento della qualità della vita nelle carceri? Che c’entrano con il Giubileo persone, rispettabilissime, che non credono però nella vita eterna?
È ovvio che la CEI e  i cristiani tutti siano a favore della dignità dei carcerati. Io direi che ogni uomo che sia degno di questo nome lo è. Chi è a favore di detenzioni disumane? Chi desidera che i carcerati, già dolorosamente provati della loro libertà, stiano male (se non altro perché poi escono più arrabbiati e pericolosi di prima)? Chi è per la violenza? Chi è per la guerra? Chi è per la fame? Questi sono valori umani minimi, impossibile non condividerli.
Ma perché marciare con i radicali, quelli che si vantano di aver maciullato con le loro mani (e le pompe di bicicletta) migliaia di feti, di bambini nelle pance delle donne?
Ricordiamo che con il loro partito transnazionale, grazie a finanziamenti mondiali, i radicali hanno contribuito a rendere possibile il fatto che oggi abbiamo una candidata alla presidenza dell’impero che si è detta favorevole all’aborto al nono mese con schiacciamento della testa del bambino mentre esce dall’utero, tecnicamente un omicidio in piena regola.
Perché la Chiesa continua a non essere originale?
Non ha senso che per cercare di attirare i cuori dei ragazzi – che desiderano l’Assoluto – facciamo i concerti per i ggiovani (con due g) invitando artisti, spesso di mezza tacca, nella speranza che per sentire le loro canzoni i ragazzi si bevano anche qualche predica. Io agli eventi organizzati dalla sposa di Cristo voglio sentir parlare dello Sposo, se voglio ascoltare il cantante x – spesso non credente – vado al suo concerto.
Perché scimmiottiamo il mondo?
La risposta secondo me è semplice: non ci crediamo più neanche noi, che essere cristiani è tutta un’altra cosa. E’ entrare nella vita del battesimo, o almeno desiderarlo ardentemente, e quindi tutto il resto impallidisce al confronto, e lo spettacolino magari è pure bello, ma è un’altra cosa.
Se qualcuno dovesse ritirar fuori la vecchia roba dei muri e dei ponti: non sto dicendo che se una PERSONA che ha idee radicali dovesse avere bisogno di qualcosa non si debba essere pronti persino a dare la vita per lei.
Sto dicendo che le IDEE radicali sono irrevocabilmente, strutturalmente, irrimediabilmente, profondamente e totalmente contro Dio, che è il Dio della vita, che è il Dio che ci chiede di ascoltare la sua voce di Padre che ama e che sa qual è il meglio per noi, mentre l’uomo disegnato dai radicali è un uomo che sa solo lui cosa è bene per sé, che decide della vita sua e di quella dei più deboli, i feti, i malati che è meglio far morire di fame e di sete.
Noi dobbiamo amare le persone radicali, ma dobbiamo odiare le loro idee.
Le dobbiamo odiare proprio per amor loro.
Perché queste idee, che mettono l’uomo al centro del suo mondo, impediscono di mettere al centro del cuore Cristo, e quindi impediscono la felicità. (E le persone radicali che ho conosciuto erano infelici).
Proprio perché amiamo le persone radicali dobbiamo sperare che siano in grado di “comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza,  l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza”.
Ero indecisa se scrivere queste parole, ma oggi alla messa, oltre alla lettera agli Efesini appena citata, che era la prima lettura, ci si è messo pure il Vangelo, e mi ha convinta. È quello in cui Gesù dice di essere venuto a portare divisione sulla terra.Fuoco. Il battesimo! Se in una famiglia ci sono cinque persone “saranno divisi tre contro due e due contro tre” dice Gesù.
Alza muri anche Gesù? Ovviamente no.
Sta parlando della divisione che c’è tra chi cerca di vivere secondo il battesimo e chi no. Non è divisione nel senso di rancore, cattiveria, odio, ovviamente. E’ che si entra in un’altra dinamica di vita e quindi si può vivere vicini, condividere tante cose, compreso l’impegno per i carcerati, per l’ambiente, contro la fame, contro la guerra, ma non si condivide l’intimo respiro che sta dentro ogni cosa.
Scrive don Giussani in “Il cammino al vero è un’esperienza” – che provvidenzialmente, parlando di tutt’altro, un amico mi ha spedito stamane – “Un cristianesimo filtrato dalla nostra saggezza, ridotto a noi, porta all’equivoco e non alla testimonianza, genera compromesso con gli avversari e non vittoria della nostra fede. Non si può annacquare il vino di Dio con l’acqua dei suoi avversari. Non si afferma il cristianesimo sottacendo gli aspetti della sua verità. Amare gli altri non è dimenticare ciò che ci distingue da loro per cercare punti d’accordo. Non ameremo gli altri se innanzitutto noi non portiamo loro la Realtà per cui non siamo come gli altri, la Realtà cioè che viene da Cristo”
E, se non sono presuntuosa nel chiosare Giussani, gli avversari non sono mai le persone, ma le bugie di cui loro sono ostaggio. Volere il loro vero bene significa annunciare la verità, quella che la Chiesa col suo deposito ci garantisce non essere una proiezione delle nostre fantasie.
È vero, il Papa parla di “piccoli passi” per non essere violenti nei confronti di chi non ha il dono della Fede, e probabilmente la decisione di dare la convinta adesione alla marcia radicale viene dal desiderio di obbedire al Papa.
Mi chiedo solo se sia stato correttamente interpretato. Un conto è non essere violenti – che so, fare una contro manifestazione in opposizione a quella radicale – un conto è aderire convintamente a quella marcia.
Per me la più grande violenza che si possa fare a qualcuno è di lasciarlo nel suo buio, nella sua bugia, nel suo errore.
È non fargli la carità.
La carità del pane (delle ciabatte i pennarelli i bagnoschiuma le penne i calzini che Padre Maurizio raccoglie da noi tutte le settimane per i detenuti, per esempio), ma anche, insieme, la carità della verità.
Dice il Papa che dobbiamo far interrogare l’altro con la nostra bontà, e solo se e quando ce lo chiederà, potremo rispondere in nome di Chi compiamo certi gesti.
È vero, non dobbiamo mettere la Verità davanti a noi, come uno stendardo, un gonfalone che ci ingombra e ci impedisce di guardare l’altro negli occhi.
Ma non possiamo neanche seguire il gonfalone degli altri, se, e sottolineo se, davvero crediamo che quello stendardo porta alla morte.
Sensibilizziamo dunque l’opinione pubblica sul tema delle carceri, e tanti amici cristiani si danno da fare concretamente per loro, ma non dimentichiamo che ci stiamo a fare su questa terra.
Non a combattere per un mondo migliore, ma a cercare Dio. E se non lo annuncia più la Chiesa, chi lo farà?
Se il sale perde sapore, con che saleremo?
Lo dico quindi, con rispetto filiale, con il dolore di una figlia grande che vede i genitori sbagliare: pastori, siate uomini, e tornate a fare i padri.
Se non dovete fare i vescovi pilota, e non lo avete fatto anche quando era il vostro popolo, il popolo della vita, le famiglie, i padri e le madri, i bambini, a chiedervelo supplicante, non fatelo neanche quando a chiedervelo è il popolo della morte.
https://costanzamiriano.com/2016/10/20/perche-la-cei-alla-marcia-dei-radicali/