ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 3 ottobre 2016

L’ Europa è pagana

"Europa musulmana in 10 anni. Impugniamo la spada della fede"

L'arcivescovo emerito di Pompei, Monisgnor Carlo Liberati, non usa mezzi termini per sferzare un'Europa presto "musulmana" attraverso l'immigrazione
Dieci anni. Una decade, o forse meno, e l'Europa sarà musulmana. A dirlo è monsignor Carlo Liberati, arcivescovo emerito di Pompei.


Il timore del prelato è che la sostituzione demografica in atto in Europa porti direttamente all'islamizzazione del Vecchio Continente. Lì dove nulla hanno potuto le armi degli eserciti dei califfati islamici stanno riuscendo i "ventri delle donne".

In una intervista al quotidiano cattolico online, La Fede Quotidianamonsignor Liberati si dice d'accordo con il vescovo polacco Pieronek quando afferma che "l'Europa rischia di essere islamizzata". "Ha scoperto l’ acqua calda. - afferma Liberati -. Temo che tra dieci anni o meno in Europa diventeremo tutti musulmani per via demografica. Loro fanno sei o sette figli, in Europa abbiamo un tasso di natalità pari a zero o quasi, l’ Europa è pagana e viviamo come se Dio non esistesse rinunciando a manifestare pubblicamente la nostra fede della quale pare che ora ci vergogniamo. Mi pongo una domanda: la cattolicità esiste ancora?”.

"L'islam è una minaccia"

Una domanda lecita in un Occidente sempre più secolarizzato, incapace di guardare alla spiritualità della vita. Sordo di fronte al richiamo di Dio. "Abbiamo smarrito il senso cattolico della vita - continua il vescovo - Per fermare l’Islam che è una minaccia, dovremmo tutti ricordare quel glorioso spirito di Lepanto e di Vienna che ci permise di salvare l’Occidente grazie a Maria e al Rosario e noi siamo qui a cercare un dialogo impossibile e velleliario con chi ci vuole sottomettere perchè ci reputa infedeli. L’islam si basa sul Corano che predica la sottomissione degli infedeli. Io non voglio morire islamico e sostengo che tutti noi credenti dovremmo impugnare la spada della fede e della verità. L’islam è violento perchè tale lo è il Corano, finiamola con la credenza dell’ Islam moderato”.

"Non possiamo accogliere tutti"

Non usa mezzi termini, finalmente, il prelato. E lo fa per ammonire tutti coloro i quali si ostinano a difendere l'accoglienza indiscriminata, l'accettazione di tutto quello che è diverso per il solo fatto che lo sia, senza porsi la domanda se è giusto o sbagliato che una cultura "altra" metta così tanto in difficoltà la secolare identità cristiana dell'Europa. “Chi dice che bisogna accogliere tuttio mente sapendo di mentire - attacca Liberati - è un utopista o ha altri disegni, magari preda della demagogia populista. Su questo penso che il presidente ungherese Orban non abbia tutti i torti. Chi va via dalle terre islamiche fugge dall’ Islam non certo dal cristianesimo. Mi domando: perchè non li accolgono i ricchi stati islamici? Probabilmente esiste un piano studiato per islamizzare l’Occidente per via demografica". E a chi si appella alla solidarietà crisitana ricorda che "ma va abbinata alla prudenza, al senso di responsabilità e al realismo. Non possiamo prendere da noi tutta l’Africa e chi esclude che tra quelli che arrivano non si nascondano terroristi? Buonismo e populismo sono una rovina, non un vantaggio”.
 - Lun, 03/10/2016


DECLINO DEMOGRAFICO, PERSECUZIONE FISCALE, IMMIGRAZIONE SCRITERIATA: COSÌ ROMA AFFONDÒ

Declino demografico, persecuzione fiscale, immigrazione scriteriata: così Roma affondò

Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell'Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio. Perché?

Perché l'autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò b) una persecuzione fiscale che c) distrusse l'economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite d) l'immigrazione massiccia. Che però si trascurò di governare.
Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d'oltralpe sono insorti. La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l'Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L'Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione.

Solo nella pars Orientis erano maggioranza. Infatti, Bisanzio resse altri mille anni: quelli che combattevano per difenderla erano tutti cristiani. E pure a Occidente erano cristiani soldati (inutilmente) vittoriosi come Ezio e Stilicone.

Michel De Jaeghere, direttore del Figaro Histoire, fa capire che tutto cominciò col declino demografico. I legionari, tornati a casa dopo anni di leva, mal si adattavano a una condizione di lavoratori che, quanto a profitto, li metteva a livelli quasi servili.

Così andavano a ingrossare la plebe urbana, cui panem et circenses gratuiti non mancavano. Le virtù stoiche della pietas e della fidelitas alla res publica vennero meno, e il contagio, al solito, partì dalle élites. Nelle classi alte si diffuse l'edonismo, per cui i figli sono una palla al piede. Coi costumi ellenistici dilagarono contraccezione, concubinaggio e divorzio, tant'è che Augusto dovette emanare leggi contro il celibato. Inutili.

Anche perché, secondo i medesimi costumi, l'omosessualità era aumentata in modo esponenziale. Roma al tempo di Cesare aveva un milione di abitanti: sotto Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore d' Occidente, solo ventimila. Già nel II secolo dopo Cristo l'aborto aveva raggiunto livelli parossistici e, da misura estrema per nascondere relazioni illecite, era diventato l'estremo contraccettivo. Solo i cristiani vi si opponevano, ma erano pochi e pure periodicamente decimati dalle persecuzioni.

Così, ogni volta i censori dovevano constatare che di gente da tassare e/o da mandare a difendere il limesce n'era sempre meno. Le regioni di confine divennero lande semivuote, tentazione fortissima per i barbari dell'altra parte. Si pensò allora di arruolarli: ammessi ai benefici della civiltà romana, ci avrebbero pensato loro a difendere le frontiere.

E ci si ritrovò con intere legioni composte da barbari che non tardarono a chiedersi perché dovevano obbedire a generali romani e non ai loro capi naturali. Metà di loro erano germanici, e si sentivano più affini a quelli che dovevano combattere. La spinta all'espansione era cessata quando i romani si erano resi conto che, schiavi a parte, in Europa c'era poco da depredare. I barbari, invece, vedevano i mercanti precedere le legioni portando robe che li sbalordivano (e ingolosivano). Si sa come è andata a finire.
Intanto, che fa il fisco per far fronte al mancato introito (dovuto alla denatalità)? La cosa più facile (e stupida) del mondo: aumenta le tasse. Solo che gli schiavi non le pagano, e sono il 35% della popolazione.

Gli schiavi non fanno nemmeno il soldato. I piccoli proprietari, rovinati, abbandonano le colture, molti diventano latrones (cosa che aumenta il bisogno di soldati). Il romano medio cessa di amare una res publica che lo opprime e lo affama, e non vede perché debba difenderla. Nel IV secolo gli imperatori cristiani cercarono di tamponare la falla principale con leggi contro il lassismo morale, intervenendo sui divorzi, gli adulteri, perfino multando chi rompeva le promesse matrimoniali.

Ma ormai era troppo tardi, la mentalità incistata e diffusa vi si opponeva. Già al tempo di Costantino le antiche casate aristocratiche erano praticamente estinte. L' unica rimasta era la gens Acilia, non a caso cristiana. Solo una cosa può estinguere una civiltà, diceva Arnold Toynbee: il suicidio. Quando nessuno crede più all' idea che l'aveva edificata.
Troppo sinistro è il paragone con l'oggi, sul quale, anzi, il sociologo delle religioni Massimo Introvigne in un suo commento al libro di De Jaeghere ha infierito affondando il coltello nella piaga: i barbari che presero l'Impero non avevano una «cultura forte» e riconoscevano la superiorità di quella romana. Infatti, ne conservarono la nostalgia e, alla prima occasione, ripristinarono l'Impero (Sacro e) Romano. Si può dire lo stesso degli odierni immigrati islamici? I quali pensano che la «cultura superiore» sia la loro?
http://www.iltimone.org/35189,News.html

Bonus bebé e case agli immigrati: così i magistrati preparano l’invasione

di Adriano Scianca - 02/10/2016
Bonus bebé e case agli immigrati: così i magistrati preparano l’invasione
Fonte: Il Primato Nazionale

Lo abbiamo già visto sul fronte dei matrimoni e delle adozioni gay: dove la legge non è chiara, o addirittura dove è chiara in un senso sgradito a certi giudici ideologizzati, i tribunali intervengono attivamente per trasformare la società italiana nella direzione da loro arbitrariamente decisa. Con l’immigrazione sta succedendo la stessa cosa. Una delle ultime novità, per esempio, vede l’estensione del bonus bebè anche agli immigrati che non ne avrebbero diritto. Un disastro, perché si tratta di un vero invito alla sostituzione etnica: già fanno più figli di noi, se poi li incoraggiamo pure…

Per legge, infatti, il bonus prevede un contributo di 80 euro mensili ai genitori con reddito Isee inferiore a 25mila euro (diventano 160 euro con un reddito sotto i 7mila euro). Ne hanno però diritto solo i cittadini italiani, i cittadini di uno Stato dell’Unione europea e i cittadini extra Ue titolari di carta di soggiorno di lungo periodo, non gli altri immigrati, compresi quelli con “permesso unico lavoro”. Sempre più sentenze, tuttavia, stanno forzando questo punto.
I nuovi cittadini italianiI nuovi cittadini italiani
I tribunali di Bergamo e quello di Brescia si sono già espressi, ritenendo che la norma violi i soliti, maledetti regolamenti europei. E alla fine persino l’Inps di Milano si è arresa, concedendo il bonus, prima della sentenza, a un pizzaiolo turco titolare solo del “permesso unico lavoro”. È il primo caso in Italia. Purtroppo non sarà l’ultimo. Qualche giorno fa, invece, avevamo parlato di quel magistrato di Modena che ha sdoganato la possibilità del ricongiungimento familiare anche per gli immigrati senza lavoro che vogliano farsi raggiungere da parenti, anch’essi senza reddito. C’era stato il caso di una ragazza albanese, senza lavoro, che aveva ottenuto il ricongiungimento del marito, anch’egli albanese e disoccupato, perché secondo i giudici ai fini della capacità di sostentamento doveva essere calcolato “anche il reddito annuo complessivo dei familiari”.
Ti diamo il bonus bebè, ti facciamo venire anche se non hai un lavoro, cosa vuoi di più? Una casa popolare? Pronti. I vari regolamenti cittadini o regionali che hanno tentato, negli anni, di imporre punteggi supplementari per gli italiani in graduatoria si sono dovuti scontrare con i soliti magistrati e con le solite direttive Ue.
Quando il Comune di Genova ha introdotto un punteggio aggiuntivo legato al solo requisito della cittadinanza italiana, il Tar ligure ha stabilito che “va considerato integrante gli estremi del comportamento discriminatorio sanzionato dall’art. 43, d.lgs. n. 286 del 1998 l’attribuzione, nell’ambito delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, di un punteggio aggiuntivo in ragione esclusivamente della cittadinanza italiana del richiedente”. Il Tribunale di Milano, il 21 marzo 2002, ha emesso una sentenza simile. Insomma, la politica – che già, spesso, ci mette del suo – è praticamente commissariata dai magistrati. Che, anziché far applicare le leggi, le forzano. Contro gli italiani.