ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 4 novembre 2016

Con deferenza e rispetto


Lettera al Papa

del Prof. Luciano Pranzetti

A SUA SANTITÀ IL PAPA
FRANCESCO I
00120 Città del Vaticano

3 novembre 2016

Santità:
             mi permetto, ai sensi del canone 212 § 3 del CDC, di intervenire, con la deferenza e il rispetto che Ella merita, sul suo incontro avuto con la confessione scismatico/eretica luterana, nella città di Lund, il 31 ottobre scorso 2016, durante il quale è stata celebrata, “sentiendo cum Ecclesia”, la nota Riforma che l’ex monaco agostiniano Martin Lutero operò 500 (499) anni fa’.
 
Dal suo discorso si evidenzia, innanzi tutto, un senso di colpa della Chiesa Cattolica quasi che essa sia stata la causa e la promotrice dello scisma, senso di colpa che l’ha indotta, a nome di tutta la Cattolicità, a chiedere perdono per ‘l’errore’ della scomunica comminata all’ex monaco Lutero dal suo predecessore, Vicario di Cristo, Papa Leone X con la bolla “Decet Romanum Pontificem” del 3 gennaio 1521.
 
È questo senso di colpa - oltre naturalmente all’ansia di un moto ecumenistico all’insegna dell’unità nella diversità, e non di conversione e di ritorno all’ovile -  che l’ha indotta a definire lo strappo della sacra tunica di Cristo, la Riforma luterana appunto, quale “dono” da cui sono scaturiti “frutti spirituali e teologici” per cattolici e protestanti. E, in un passaggio del suo discorso, ha sottolineato le poche differenze che dividono esaltando le molte identità che uniscono.
 
Poiché Ella, Santità, al di là di una generica nota di apprezzamento, non ha fornito i punti qualificanti del valore e la reale preziosità di questo dono, né indicato quali e quanti i frutti spirituali e teologici che ne son derivati, e né elencato gli elementi divisivi e quelli unitivi, io, con spirito onesto, sono andato a verificare quanto di queste categorìe fosse a me ignoto, e dal momento che ho sempre creduto essere, lo scisma, un moto di dissenso che provoca la ribellione prima e il distacco poi di una porzione della cattolicità, un “vulnus” inferto al Corpo di Cristo, ho sempre creduto che Lutero avesse commesso un crimine davanti a Dio e davanti agli uomini.
 
Ed allora ho ripercorso il sentiero di studio su cui, allora giovane probando presso i Fratelli Maristi e poi, più tardi, presso l’Università Pontificia “Angelicum” di Roma, conobbi e appresi dai miei docenti ciò che ho sempre creduto per fede e per oggettiva esposizione degli argomenti, e cioè, la Riforma quale devastazione che il peccato di superbia di un monaco – lo stesso peccato dei nostri progenitori – aveva provocato nel cuore di Santa Madre Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
  
Ho consultato i testi di Storia, i documenti del Concilio di Trento, i trattati di Teologìa dogmatica da cui ho ricavato un risultato del tutto opposto al suo pensiero che dice come niente, che possa dirsi unitivo, emerge dalla consultazione delle testimonianze.

Innanzi tutto, il personaggio, Martin Lutero in breve nota.
L’ingresso nel convento degli Eremiti Agostiniani fu motivato, secondo lo studio del giurista Dietrich Emme, dalla necessità di sfuggire alla giustizia per aver, Lutero, ucciso un suo collega di studi.
La critica alle indulgenze lo portò ad affiggere le 95 tèsi, atto  ufficiale dello scisma.
Fece sterminare dal braccio armato dei prìncipi tedeschi, suoi protettori, decine di migliaia di contadini;
rovesciò le più luride accuse su Papa e Chiesa cattolica;
si uccise, dopo una serata trascorsa in bagordi, appendendosi alle sbarre della testa del letto.
Insomma, Lutero:
- fu assassino;
- fu un “eretico insensato” (Papa Pio VI, 9 marzo 1783);
- fu un bestemmiatore accanito contro la Verità, la Chiesa, il Papa definito “escremento del diavolo”;
- fu un gozzovigliatore, noto come il “Doctor plenus”. . . di vino;
- fu un empio che sposò con matrimonio sacrilego la suora Katarina Bora, esclaustrata “per liberarla dalla bende monacali” e obbligando i suoi seguaci a fare similmente con le altre suore;
- fu apostata, ché la sua Riforma fu solo eversione della Fede, della Morale evangelica e della Costituzione divina della Chiesa;
- visse impantanato nel peccato impuro tale che, dai suoi conterranei, fu detto “porcus Saxoniae”;
- fu triviale nel linguaggio, così come attestano i suoi “Discorsi a tavola”;
- istigò alla guerra contro i contadini che, scrisse, “era tempo di sgozzare come cani rognosi”;
- combatté con odio inestinguibile e furibondo la Santa Messa (“Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidî, i furti e gli adulterî sono meno malvagî di quella abominazione che è la messa papista!”);
- fu membro affiliato alla sètta premassonica dei Rosacroce;
- fu antisemita, augurandosi lo smantellamento delle case degli ebrei;
- fu suicida.

Per verificare i frutti spirituali e teologici, come afferma Lei, vediamo quali sono state le premesse e i fondamenti dottrinali che, fornendo il modello della fede “riformata” e del relativo comportamento, si sono dimostrati fecondi di fioritura e di fruttificazione spirituale e teologica:
- “sola Scritpura” e niente Tradizione;
- negazione della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo nell’Eucaristìa;
- inutilità delle opere in quanto “in sola fide” la salvezza;
- la giustificazione per sola fede e per scelta di Dio;
- indebito culto di iperdulìa alla Vergine Maria, definito poi da un luterano, Karl Barth, quale “escrescenza e cancro del cattolicesimo”;
- la Messa come assemblea di popolo, in memoria della Cena pasquale, priva del carattere di sacrificio;
- inutilità dei sacramenti, incluso il battesimo che, pur praticato, non libera dal peccato originale;
- indebito e storicamente falso il primato di Pietro e l’infallibilità ex cathedra;
- inefficacia delle indulgenze e loro inutilità per se stessi e per le anime purganti;
- negazione dell’intercessione dei Santi;
- illegittimo il Magistero ecclesiastico nell’interpretazione biblica;
- primato della libera interpretazione della Scrittura;
- negazione del libero arbitrio;
- sacerdozio universale, con il corollario di quello femminile;
- illegittimo il celibato del clero;
- nessun intermediario tra Dio e il fedele.

Ora, alla luce – meglio: alla tenebra  -  di siffatta riforma dottrinaria, non è possibile intravedere elementi che si dicano unitivi al cattolicesimo ancorché il luterano, per il fatto che adori la Trinità e creda in Cristo, si dica cristiano, perché per esser tale è necessario obbedire alla volontà di Gesù che comanda l’appartenenza a un unico ovile e sotto la guida di un solo pastore. E, se il pastore unico, stando alla Sua parola (Mt. 16, 18/19 – Gv. 21, 15/19), è Pietro in quanto Papa, vano e vuoto significa, per il protestante, il dirsi cristiano in quanto tròvasi ad essere un tralcio secco, staccato dalla vite. E né gli vale, nella prospettiva di salvezza, credere nell’unità dei beati in Paradiso perché, come già rispose il santo curato D’Ars a un anglicano che gli rappresentava la sua fede protestante identica alla cattolica, l’unità si realizza prima in terra e poi nel cielo, chiarendogli il concetto con queste parole: “Mio caro amico, noi non saremo uniti lassù che nella misura in cui avremo cominciato ad esserlo sulla terra: la morte non potrà modificare niente. Dove l’albero casca, lì resta. . . Gesù ha anche detto che non ci doveva essere che un solo gregge e un solo pastore e ha stabilito San Pietro come capo di questa gregge”.
 
Dal che, Santità, io non riesco a trovare frutti spirituali e teologici in questa dottrina luterana che ha dato, tra l’altro, proprio per la sua soggettività, la stura alla proliferazione di una costellazione di gruppi e gruppetti dimostrando, quindi, essere elemento di disgregazione anche per se stessa.
Un regno che è diviso in se stesso, dice Gesù, non può sopravvivere. Se lei allude ai frutti, maturati con la solerte e decisa presa di coscienza della Chiesa, quali: nuovi ordini religiosi, missioni, scuole, ospedali, seminarî, santi e sante, dottori, si deve allora considerare la Riforma non come dono ma come un castigo inflitto da Dio con funzione di stimolo correttivo in vista di una purificazione del clero. Pertanto, non dono ma punizione.

E suona piuttosto ambiguo – mi si permetta il termine null’altro essendo consentaneo a significare il concetto – quel riferirsi, Lei e il luterano Martin Junge, alla vite e ai tralci (Gv. 15, 1/8) che, come così è espresso, sembra dire – e credo che lo dica – essere anche i cattolici, tanto per sentirsi in comunione con gli scismatici e non dispiacer loro, “rami secchi”.
Pensare, quindi, che una Chiesa, il cui capo è Cristo Signore, pur avendo maternamente generato uno stuolo immenso di santi martiri, confessori, vergini, santi Padri, Dottori, missionarî sia stata uno sterile “ramo secco”, è quanto di più antistorico e biasimevole si possa affermare.
Non si può svilire, svendere, offuscare e stravolgere l’identità della Sposa di Cristo per il solo desiderio, ancorché sincero, di voler andare d’accordo con i nemici suoi e camminare con loro.

L’ecumenismo partorito dal CV2, Santità, è una categorìa esclusivamente umana e politica che tende all’unione dei cristiani e non all’unità cattolica perché, abbandonata l’obbedienza ai comandi di Cristo “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzata sarà slavo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc. 16,15/16), “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzando nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt. 28, 19/20), e trasmutato il significato di “evangelizzazione” - definita “una sciocchezza” - in quello di “cammino/incontro”, tutto ciò che ne verrà fuori sarà una fluida, gelatinosa poltiglia di confessioni religiose concorrenti a formare la “religione dell’uomo” ossia una “Chiesa universale” massonica, sincretistica e gnostica, così come, infatti, confermerà il prossimo convegno mondiale sull’ambiente, che si svolgerà in Vaticano (3/11/2016), fattosotto-sezione dell’ONU.  Nel che splende e tuona terribile la profezìa della Vergine de La Salette (1846): “Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’anticristo”.
Disobbedire al Signore significa perdere la fede in Lui per riporla in Lutero e nell’ecologìa, né più né meno.

Il luterano, e così l’anglicano, il metodista, il pentecostale, il TdG, per sentirsi tralci vivi della vite, per sentirsi unità cristiana, debbono tornare all’ovile di Cristo, ovile che è stabilito in Roma, “u’ siede il successor del maggior Piero” (Inf. II, 24).
La famiglia del padre, da cui se ne andò il figlio prodigo, si ricostituisce con il ritorno del giovane e non con un incontro di circostanza e una stretta di mano.
  
Nel 500° della nascita dell’eresiarca, 1983, Papa Giovanni Paolo II, in una lettera autografa, indirizzata al Cardinal Willebrands, Segretario, allora, per l’Unità dei Cristiani, ebbe a riconoscere a Lutero una “profonda religiosità”. Non credo che, al di là dei tormenti teologici e nevrotici, si possa riconoscere una qual che sia profonda non che superficiale religiosità in chi si produsse in questi termini:
La Messa non è un sacrificio, o l’azione del sacrificatore. Dobbiamo considerarla un sacramento o un testamento. Chiamiamola benedizione, eucaristia, mensa del Signore. Le si dia qualunque altro nome, purché non la si macchi col nome “sacrificio”;
Quando la Messa sarà stata rovesciata, io sono convinto che, con essa, avremo rovesciato il papismo;
Chi non si oppone con tutto il suo cuore al papato non può raggiungere l’eterna felicità;
io non ammetto che la mia dottrina possa essere giudicata da alcuno, neanche dagli angeli;
Chi non riceve la mia dottrina non può giungere alla salvezza;
Il motivo per cui bevo tanto più forte e parlo tanto più licenziosamente, gozzoviglio tanto più spesso, è quello di pigliare in giro il diavolo che vuole canzonarmi;
Questi idioti di asini – i cattolici – non conoscono che le tentazioni della carne… In realtà, a queste tentazioni il rimedio è facile: vi sono ancora donne e ragazze. . .;
Se la moglie trascura il suo dovere (sessuale), l’autorità temporale ve la deve costringere oppure metterla a morte;
Non posso più pregare senza maledire. Invece di dire “Sia santificato il tuo nome” io dico: maledetto! Sia dannato il nome del papista! Invece di dire “Venga il tuo regno” io dico: maledetto! Che sia dannato il papismo! Invece di dire “Sia fatta la tua volontà”, io dico: Maledetto! Che siano dannati i piani del papismo. Ecco la mia preghiera!

Se quindi, per Lei, questa religiosità e la riforma luterana sono un “dono” di Dio - diversamente non avrebbe senso questa sua espressione – visto che Lutero ha sciolto i serrami della prigione in cui il cattolico viveva, sarebbe atto di chiarezza esplicitarlo in una professione solenne, diciamo “ex cathedra” affinché  il fedele di Roma, senza più sentirsi chi “adulto” e chi “tradizionista”, si metta l’anima in pace e viva senza conflitti interiori, secondo la dottrina dello scismatico.
Insomma, il termine ‘dono’, carico, in simile contesto, di pregnante significato vuol dire che lo scisma  luterano rappresenta la vera Chiesa di Cristo dacché, per essere, diciamo, l’ottavo dono, è sostanziato di Spirito Santo ed ispirato, talché non resta da concludere che laKatholica è il vero “tralcio secco”, la vera parte eretica.

Santità, dire, poi, al mondo che la Chiesa, in questa tragica vicenda, ha le sue colpe significa farla passare da vittima a carnefice. Le chiedo: che cosa poteva fare il Papato, dopo quattro anni di ragionevoli tentativi di riportare l’ex monaco nell’alveo dell’ortodossìa, se non scuotere la polvere dai piedi (Mt. 10, 14), comminare la scomunica allontanando il lupo dall’ovile?
Un errore la scomunica, Lei mi dice.
Ah, dimenticavo: la Chiesa, Sposa di Cristo, nei confronti degli errori “preferisce far uso della medicina della misericordia piuttosto che della severità… ché gli uomini da se stessi oggi sembra che siano propensi a condannarli” (Gaudet Mater Ecclesia n. 16 – Giovanni XXIII, 11 ottobre 1962).  Ed è per questo che, nelle Università Pontificie, nei seminarî e sulla stampa cattolica, insegnano, vengono invitati e scrivono, senza controllo e pagamento di dazio, gli esponenti dell’ateismo, della gnosi, del modernismo, della falsa dottrina mentre, viceversa, i figli fedeli alla Chiesa, quali ad es. i Frati Francescani dell’Immacolata, sono oggetto di inquisizione, di sanzioni e di dileggio.

Gli uomini, contrariamente all’ottimismo di Papa Giovanni XXIII e di tutti i successori, non hanno imparato ancora a riconoscere e a condannare da se stessi gli errori che, invece, dilagano nella vita individuale, sociale, economica e politica. La società si sta allontanando ancor più da Dio in atto essendo un processo di scristianizzazione pauroso e devastante, e lo stesso già numeroso gregge cattolico sta riducendosi sempre più a un piccolo gregge per la fuga e dei suoi pastori e delle pecorelle.

I massmedia diffondono uno stile di vita trasgressivo all’insegna della depravazione,  del relativismo, dell’edonismo più sfrenato mentre l’Italia, centro del Cattolicesimo e sede del Vicario di Cristo, dopo il divorzio e l’aborto, ha solennemente legiferato sulla sodomia – abietto peccato agli occhi di Dio – facendone un modello legale di famiglia equiparato a quella naturale costituita da Dio. E tutto ciò, senza che la Gerarchìa osi proporre con fermezza la legge del Signore che, al contrario, viene disinvoltamente violata, come nella diffusa pratica della Comunione ai divorziati risposati, pratica incoraggiata, senza la remora del timor di Dio, dalla sua esortazione ‘Amoris laetitia’, configurandosi sempre più frequentemente, negli atti del Magistero, intese di pacifica coesistenza tra il mondo e la Chiesa umana ammantata dalla fascinosa dottrina delle “sfide” lanciate dal mondo.
E il mondo applaude, Santità, la sua rivoluzione, quella che, predicata dal CV2, Lei intende portare a compimento. Il mondo la osanna e le dedica riconoscimenti e visibilità. Ma si rammenti del monito di Cristo: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Lc. 6, 26).
 
Santità, sia chiaro che le sfide del mondo sono quelle di Satana che Gesù respinse e che la vera sfida è quella che Cristo ha lanciato agli uomini: “Se qualcuno vuol venire dietro a Me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt. 16, 24).
A testimoniare una diversa e opposta forma culturale e comportamentale al monito di Gesù, perseguita dagli uomini di Chiesa, valga come esempio, e parametro indiziario, la vicenda di quei giovani che, sfidando il mondo, recitano il santo Rosario davanti alle cliniche abortiste, sono definiti e apostrofati, senza traccia di vergogna, dal Segretario CEI, Mons. Nunzio Galantino, “volti inespressivi” (QN, 12 maggio 2014).
 
Certamente, lei mi dirà: non si può sempre parlare di aborto, di divorzio e di eutanasìa.
Vero. Parliamo di Lutero. “Quousque tandem?” – fino a quando?
Dio è paziente ma ha dimostrato anche di stancarsi e di dire “basta”!

In Christo et Maria Matre ejus.

Con filiale devozione. 

3 novembre 2016

Prof. Luciano Pranzetti