ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 4 novembre 2016

Unitatis diminutio

Cristiani uniti? Solo sui cambiamenti climaticiA guardare tutte le dichiarazioni comuni firmate da papa Francesco con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, risulta che gli unici argomenti condivisi da tutti sono l'attenzione ai rifugiati e la lotta ai cambiamenti climatici. 

Che tra cattolici e luterani sia molto più quello che unisce che non quello che divide, è stato il leit-motiv della visita di Papa Francesco a Lund il 31 ottobre. È uno slogan che è stato ripetuto in ogni discorso ufficiale, dal Papa e dai rappresentanti del mondo luterano. Però nessuno è entrato effettivamente nei dettagli specificando concretamente quali siano i punti di unità. La visita del Papa a Lund non voleva essere certo un incontro teologico, è stato un gesto di apertura e disponibilità al dialogo che, in continuità con quanto già fatto dai suoi predecessori, aveva soprattutto un valore di riconoscimento reciproco. Già con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo, e con quello di Mosca, Kirill, aveva fatto più o meno lo stesso. Non sorprende quindi che non si sia entrati nel dettaglio di certe affermazioni.
Ciò non toglie che però quelle parole abbiano bisogno di essere sostanziate, se non si vuole rimanere al livello sentimentale, e soprattutto vanno inquadrate nel più generale cammino ecumenico. Vale a dire, cosa è che unisce veramente le principali confessioni cristiane tra di loro e con la Chiesa cattolica?
Ed è qui allora, che non si può fare a meno di notare alcune difficoltà oggettive sulla strada dell’unità dei cristiani. Prendiamo soltanto alcune delle questioni più evidenti.
Sacerdozio femminile e matrimoni omosessuali: non propriamente un dettaglio, visto che vi sono coinvolti direttamente almeno tre sacramenti. Da questo punto di vista la Chiesa luterana negli ultimi decenni si è spinta molto avanti. Tanto per fare un esempio è donna il primate luterano di Svezia che ha accolto papa Francesco, l’arcivescovo di Uppsala Antje Jackelén, che è favorevole al matrimonio gay religioso e considera mitologico il racconto della nascita verginale di Gesù. Sono situazioni che hanno oggettivamente allontanato i luterani non solo dalla Chiesa cattolica (per quanto tanti teologi cattolici in questi giorni abbiano dimostrato quanto voglia hanno di inseguirli), ma anche dalle chiese ortodosse e anche da buona parte del mondo anglicano. Non a caso negli ultimi venti anni, a più riprese si sono avuti passaggi di massa dall’anglicanesimo alla Chiesa cattolica in reazione alla svolta “luterana” di Canterbury (donne prete e unioni gay), tanto da spingere papa Benedetto XVI a percorrere la strada dell’Ordinariato personale per accogliere i “nuovi” cattolici. Proprio oggi ricorre il settimo anniversario della Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, con cui si dettavano le istruzioni per istituire gli ordinariati personali per gli anglicani che desiderano entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. 
Quanto alle Chiese ortodosse basti ricordare come anche recentemente il patriarca di Mosca Kirill abbia definito eretiche le posizioni che partono dai diritti dell’uomo. Del resto proprio la dichiarazione comune firmata lo scorso febbraio dal patriarca Kirill e da papa Francesco si soffermava a lungo sulla necessità della difesa della famiglia e della vita, tema totalmente assente dalla dichiarazione congiunta firmata a Lund. E non poteva essere altrimenti visto la posizione dei luterani.
E se in tutte le dichiarazioni comuni firmate finora dal Papa con i diversi rappresentanti delle altre confessioni cristiane risalta il desiderio di arrivare a celebrare insieme l’Eucarestia, è evidente che si tratta di un auspicio improbabile: anche se la Chiesa cattolica decidesse per assurdo di cambiare la propria dottrina sull’Eucaristia per facilitare il cammino ecumenico, ogni avvicinamento alle Chiese ortodosse corrisponderebbe a un allontanamento dalle confessioni protestanti, e viceversa.
A rileggere tutte le dichiarazioni comuni firmate da papa Francesco con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane e i documenti dei rispettivi sinodi, alla fine sembra che l’unico terreno comune per tutti i cristiani (o almeno per la massima parte) siano l’aiuto ai rifugiati e l’impegno contro il cambiamento climatico. Se poi teniamo conto che la questione del Riscaldamento globale provocato dall’uomo è una bufala scientifica (cfr. R. Cascioli, Il Clima che non t’aspetti, i Libri della Bussola), che rischia di avere ripercussioni negative anche per la Chiesa che tanto ci sta investendo, non possiamo non notare che l’affermazione «è molto più quello che ci unisce di quello che ci divide» suona quantomeno troppo ottimista.
di Riccardo Cascioli 04-11-2016
Con i luterani è più quel che mi divide
In molti in questi giorni hanno parlato della distanza che separa noi cattolici su Eucaristia, Confessione, Ordine Sacro, mariologia, ecclesiologia, rapporto tra Stato e Chiesa. Sono temi di enorme rilevanza che lascio volentieri ad altri più esperti di me. Ritengo sia doveroso per ogni credente aprirsi al confronto, collaborare con tutti quando si tratta di attuare opere buone, tuttavia non si può dialogare se non avendo chiare le rispettive posizioni perché l'unità è possibile solo a partire dalla condivisa disponibilità a lasciarsi conquistare dalla verità.

Da oltre dieci anni mi occupo di vita e di ciò che il cardinale Ratzinger definì "la prosecuzione dell'utero materno", la famiglia. Di tutto questo che cosa ne pensano i luterani, non come singoli, ma come membri di una comunità religiosa? Rispondere a questa domanda mi pare possa essere presupposto necessario al cammino ecumenico. Per i luterani il matrimonio è un vincolo di affetto la cui indissolubilità non già costituisce una realtà, ma è piuttosto un semplice ideale. Essi dunque ammettono il divorzio e la possibilità di contrarre una, due, tre, o settanta volte sette nuove nozze, purché sempre precedute dal pentimento.

La richiesta di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso formulate dal vescovo cattolico di Anversa Johan Bonny trova perfetta corrispondenza nella prassi di molte realtà nazionali riformate; nelle chiese luterane di Francia, Norvegia, Svizzera, Finlandia, Stati Uniti, Canada, Germania, Argentina e Brasile si può assistere alla benedizione di matrimoni gay. Coerentemente i luterani ordinano pastori e vescovi apertamente omosessuali. La lesbica Eva Brunne, unita civilmente alla pastora Gunilla Linden dal 2001, madre biologica di una bambina concepita con donazione di sperma nata nel 2006, è stata eletta vescova luterana di Stoccolma nel 2009. Lo scorso anno anche lei deve avere pensato che tra luterani e musulmani è più ciò che unisce di ciò che divide e così ha suggerito di rimuovere dalla chiesa di Stoccolma le croci e apporre cartelli che indicano la Mecca.

Il gay Guy Erwin è stato eletto vescovo per la California del sud-ovest nel 2013 e ancora in Svezia Mikael Mogren è stato nominato vescovo di Västerås nel 2015. Dal momento che i seguaci di Lutero hanno seguito gli anglicani nel rompere la cristianità ammettendo la separazione di unione e procreazione attraverso la contraccezione, essi hanno dichiarato lecita anche la procreazione senza unione attraverso la fecondazione in vitro. Inizialmente limitatisi ad ammettere la fecondazione in vitro omologa, a partire dal 2002 i luterani d'America giudicano l'eterologa "un rimedio inappropriato" e l'utero in affitto una pratica "da scoraggiare". In un documento del 1991 la chiesa evangelica luterana del 1991 ha dichiarato ammissibile l'aborto nei casi di rapporto non mutualmente consensuale e in presenza di gravi anomalie fetali. Per gli altri casi il documento afferma che "il governo ha un ruolo legittimo nel regolare l'aborto. Una sfida importante è quella di formulare una politica in materia di aborto che abbia il consenso sufficiente per essere esecutiva. Inoltre, qualsiasi regolamento proposto dovrebbe contribuire agli obiettivi prefissati senza generare problemi peggiori di quelli che cerca di affrontare".

Non esistono mali intrinseci, tutto dipende dalla situazione e dai risultati prodotti dalle azioni: è l'approccio luterano ai problemi morali, dove la coscienza soggettiva diventa l'arbitro supremo ed insindacabile di ogni giudizio, l'esatto contrario di ciò che ha sempre insegnato la dottrina cattolica e quanto San Giovanni Paolo II ribadiva nell'enciclica Veritatis splendor. Questi brevi passaggi rendono forse più chiaro perché credo di essere nel giusto quando affermo che è molto più ciò che mi divide dai luterani di quanto sia ciò che mi unisce. Parlo per me, che non sono sotto il fuoco dei tagliagole islamici, dove il sangue cattolico si mischia a quello luterano, valdese, musulmano e, se fosse presente sul posto, pastaferiano. Parlo per me, che nel difendere la vita e la famiglia rischio il lavoro, mi metto sotto il fuoco mediatico, sono considerato un paria e vengo messo nel mirino dalle leggi dello Stato che mi considerano degno di reclusione rieducativa (vd. ddl Scalfarotto).

Qui i luterani non sono nella mia stessa trincea, ma li vedo spararmi accanto ai miei nemici. Certo, abbiamo il comune battesimo, ma mi domando: se crediamo in antropologie così diverse, possiamo affermare che crediamo nello stesso Dio? Crediamo forse in un Dio che condanna il cattolico che pratica l'omosessualità e abortisce, ma che plaude alle stesse condotte attuate dal luterano? Mi si permetta di dubitare, anche perché sta scritto che in principio era il λoγος (logos), non lo σχiζω (schizo).
di Renzo Puccetti 04-11-2016

Polemiche consacrazione Socci, Veneziani: "Lui coerente. Ormai il cattolico deve scusarsi col mondo"


Antonio Socci sul suo profilo Facebook ha chiesto la consacrazione dell'Italia chiedendo di metterla sotto il patrocinio della Madonna dopo aver ricordato a tutti chi fosse Lutero, un “divisore della cristianità”, mentre San Benedetto da Norcia era il “patrono d’Europa”. Sui social è scoppiata la polemica e IntelligoNews ha contattato Marcello Veneziani, intellettuale, giornalista e scrittore per commentare la bufera social e parlare della libertà ma anche dell'identità cristiana.


Socci parlando e criticando la visita del Papa a Lutero ha colto l'occasione per invocare il patrocinio della Madonna per l'Italia e sui social è scoppiato lo scandalo. Coglie una sorta di dittatura rovesciata, con i cattolici ormai preda della gogna mediatica?

"Credo che un Cristiano credente e Cattolico come Socci abbia tutto il diritto di farlo. E' coerente con una professione di fede e non capisco perché meravigliarsi. Sembra come se il Cattolico debba sempre in qualche modo sentirsi in difetto con il mondo e se qualcuno prova ad esercitare il suo ruolo di credente viene considerato un primitivo. Esprimere un giudizio critico e negativo sul Papa che va a celebrare 500 anni della riforma protestante poi, mi sembra una cosa più che legittima. Da una parte c'è l'autorità di un Pontefice che va rispettata, ma dall'altra c'è l'autorità di mezzo millennio di storia Cattolica, della Chiesa, di decine di Papi che si sono espressi in tal senso".

Dai social sono arrivate a Socci anche richieste di dimissioni dalla scuola di giornalismo di Perugia che dirige. E' la condanna della mannaia politicamente corretta?

"Il problema è che i social non sono indicativi di niente, è soltanto un pettegolezzo di piazza e non ha nessuna autorità e nessuna legittimità. E' solo una vox populi e lascia il tempo che trova. Mi preoccuperebbe di più se ci fosse l'intervento di una figura autorevole. Finché sono i social a condannare non è un problema, è uno dei pochi punti su cui sono d'accordo con Umberto Eco".

In questo momento storico i cattolici hanno perso la battaglia delle parole e delle idee se soggiaciono al linguaggio imposto dal laicismo?


"Siamo all'elevazione del soggettivismo a norma generale e ognuno si sente autorizzato, nel nome malinteso della democrazia, a esercitare la sua "sacra" opinione, ma il cattolico non può".

02 novembre 2016 ore 16:47, Micaela Del Monte