ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 22 novembre 2016

Due volte diabolico

Bergoglio, la misericordia e i rinnegatori di Cristo

 

Così si è chiuso, finalmente, l’anno di questa incredibile misericordia bergogliana e l’ha chiuso lo stesso Bergoglio assestando un sonoro schiaffo a Nostro Signore Gesù Cristo e facendosi beffe di Dio e delle Sue leggi.

Questo tizio vestito da papa ne sa davvero una più del diavolo. Dopo aver dilaniato la legge e la disciplina morale della Chiesa con il “suo” sinodo e la sua “letizia dell’amore” con cui ha inaugurato la demolizione della famiglia cristiana, questa volta ha lanciato la prima pietra per demolire il sacerdozio cattolico, in vista del prossimo “suo” sinodo dove – ormai è certo dopo questo suo gesto blasfemo e rivoluzionario – si industrierà per far passare il matrimonio per i preti – e magari, chissà, per le suore – sempre che il Signore non provveda prima a chiamarlo per giudicare il suo operato di vescovo traditore.

La notizia l’abbiamo appresa da La Stampa, dove Domenico Agasso l’ha riportata con dovizia di particolari corredati dalla foto che abbiamo ripreso: Francesco visita sette ex preti sposati e le loro famiglie.

Bravo Francesco! Verrebbe da dire, se non fosse che un tale gesto equivale a mettere una carica esplosiva nelle fondamenta del sacerdozio della Chiesa cattolica, forse con l’intento, diabolico e perciò stesso vano, di distruggere la Chiesa di Cristo.

Due volte diabolico: sia per il gesto in sé sia per la presunzione di poter arrecare un danno irreparabile alla Chiesa.
Il tutto, ovviamente, si è svolto alla luce dei riflettori dei mezzi d’informazione, tanto per non mancare di dare la giusta pubblicità a una tra le grandi porcherie che un papa possa concepire e realizzare.
C’è da aspettarsi che in un prossimo futuro Bergoglio chiami proprio uno di questi spretati a “concelebrare” con lui nel circo Santa Marta.

Riferisce Agasso: «Papa Bergoglio, fa sapere la Sala stampa vaticana, ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi ragazzi che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari
Come dire, insomma, che San Pietro, invece di andare a visitare la defunta Tabita per ridarle la vita (cfr. Atti 9, 36-41), sarebbe andato a visitare Simone il Mago (cfr. Atti 8, 18-23) per condividerne le malefatte e la scelta del peccato.
D’altronde, nessuna sorpresa, ove si pensi che Bergoglio, avendo legittimato l’adulterio condannato da Nostro Signore, facendo così strame del sacramento del Matrimonio, non poteva non legittimare il tradimento del chierico che viene meno al giuramento perenne prestato a Nostro Signore, facendo così strame del sacramento dell’Ordine.
Infatti, nell’andare contro la volontà di Dio, Bergoglio è coerente.

Il comunicato della Sala stampa vaticana riferisce che l’incontro è iniziato alle 15,30 e si concluso alle 17,20 circa, cioè circa due ore, durante le quali non si sa, finora, che cosa abbia avuto da dire papa Francesco ai preti spretati, né che cosa questi e le loro consorti abbiano potuto raccontato a Bergoglio.
A leggere il comunicato suddetto, parrebbe che Bergoglio abbia voluto fare una sorpresa ad un gruppo di amici riuniti per un venerdì letterario, ovviamente si è trattato invece di un incontro preparato con cura da quel furbo di Francesco che ha voluto chiudere appositamente il suo anno della misericordia con un gesto altamente significativo: aprire ai preti sposati, sia nel senso di permettere a costoro di riprendere ad esercitare il ministero nella Chiesa, sia nel senso di iniziare un “percorso pastorale” che si dovrebbe concludere con un sinodo che autorizzi il matrimonio dei preti e abolisca il celibato.

Non si tratta di una nostra gratuita illazione, ma di un’intenzione che Bergoglio ha manifestata in più occasioni. Già il 10 febbraio 2015, nel corso della Messa a Santa Marta, erano presenti 7 preti con 50 anni di sacerdozio e 5 preti che avevano abbandonato il sacerdozio per sposarsi (cfr. Avvenire del 19 febbraio). Evidentemente la cosa era stata predisposta proprio per dare il segnale che, secondo questo “vescovo di Roma”, il prete cattolico può essere indifferentemente celibe o sposato, indipendentemente dalla volontà espressa da Nostro Signore.
A riprova di questa sua precisa intenzione, il successivo 19 febbraio, nel corso dell’incontro con il clero romano, rispondendo alla domanda di uno dei presenti sul matrimonio dei preti, assicurò che “il problema è nella mia agenda” (cfr. Avvenire del 19 febbraio).

Si prepara dunque un’ulteriore dirompente novità che, nell’ottica bergogliana di piena attuazione delle intenzioni del Vaticano II, sposterà ulteriormente la Chiesa cattolica su posizioni anticattoliche, con tanto di plauso del mondo laico e di compiacimento del Nuovo Ordine Mondiale che vuole rimossi dalla sua strada gli ostacoli che ancora rimangono di una Chiesa praticante i veri insegnamenti di Cristo.


di Giovanni Servodio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1728_Servodio_Bergoglio_e_rinnegatori_di_Cristo.html

Confessioni lecite, la mossa che spiazza i lefevriani

Confessarsi dai sacerdoti della Fraternità S. Pio X, la comunità sacerdotale fondata nel 1970 da monsignor Marcel Lefebvre, non darà più problemi di validità e liceità dell'assoluzione sacramentale. Così ha stabilito papa Francesco nella sua lettera apostolica Misericordia et miseria, presentata ieri a conclusione dell'anno giubilare. 
Questa è una delle principali novità del documento, un aspetto interessante soprattutto nelle logiche dei rapporti tra la Fraternità e il Vaticano, rapporti ad elastico che vanno avanti da oltre 40 anni. Mons. Lefebvre dopo il Concilio ebbe la volontà di non allinearsi con la Chiesa conciliare, opponendosi soprattutto alla riforma liturgica e, più in generale, a quella che riteneva una diffusa corruzione delle idee, della disciplina e delle istituzioni. La sua posizione lo condusse fino alla scomunica al momento della ordinazione di quattro vescovi nel 1988.
Benedetto XVI, nel  2009, revocò la scomunica in cui i quattro vescovi erano incorsi per il semplice fatto di essere stati ordinati senza l'approvazione del Vaticano, e diede vita ad una serie di dialoghi dottrinali con la Fraternità per tentare una piena riconciliazione in seno alla Chiesa. Quell'accordo non arrivò mai, perché alla fine la Fraternità ritenne di non poter firmare l'accordo dottrinale che gli era stato proposto. 
La Fraternità S. Pio X non ha una posizione canonica nella Chiesa, scriveva Benedetto XVI nella lettera ai vescovi a seguito delle polemiche suscitate dalla rimozione della scomunica, e finché «non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa». 
Ma Francesco sembra procedere in modo diverso rispetto a Ratzinger. Il papa argentino, ritenuto agli antipodi delle posizioni teologiche della Fraternità, ha tentato una via all'accordo decisamente più pragmatica: senza troppe questioni dottrinali e offrendo concretamente la possibilità di una prelatura simile a quella dell'Opus Dei. Ma le resistenze all'interno della Fraternità sono importanti. 
Con questa decisione il Papa sembra andare oltre anche alla questione canonica. La Chiesa, infatti, per la validità della confessione richiede la liceità, ossia i sacerdoti devono avere il mandato. Secondo il canone 969 del codice questo mandato viene normalmente conferito dall'Ordinario del luogo, ma la Fraternità al momento non è un ordinariato, né una prelatura, né hanno una diocesi. Si crea così una situazione anomala, che non può che essere in vista di qualcosa di più, sebbene la motivazione indicata dal Papa appaia squisitamente di carattere pastorale: «Per il bene pastorale di questi fedeli», ha scritto. Che ora si vedono assicurata dalla Chiesa la “validità” delle assoluzioni ricevute nel sacramento amministrato dai sacerdoti della S. Pio X. 
D'altra parte la decisione del Papa sembra indicare ancora una volta la volontà di arrivare ad una soluzione pragmatica della situazione. Difficile però pensare che si possa arrivare a breve alla prelatura; la situazione, dicono, è di stallo; con la Fraternità che teme spaccature interne importanti nel caso si vada all'accordo con Francesco. 
di Lorenzo Bertocchi 22-11-2016

Il teologo: "Francesco sta preparando grandi sorprese"

Il cardinal Kasper: "Nella sua agenda anche il tema delicato del celibato dei preti"


E adesso, cosa dobbiamo aspettarci? È la domanda che tanti dentro le sacre stanze si son fatti dopo aver letto la lettera apostolica di fine Giubileo, Misericordia et misera, di Papa Francesco, all'interno della quale Bergoglio annuncia grandi novità in arrivo per la Chiesa, dalla possibilità per tutti i sacerdoti di perdonare per l'aborto (fino ad oggi possibile solo durante l'Anno Santo), alla validità delle confessioni dei lefebvriani (questo fino a nuove disposizioni).
Di certo non arriverà entro breve tempo un Concilio Vaticano III e di sicuro Francesco, come lui stesso ha ribadito qualche giorno fa in un'intervista ad Avvenire, non ha alcuna intenzione di «svendere» la dottrina cattolica o di «protestantizzare» la Chiesa; ma qualche altra eclatante svolta potrebbe arrivare entro alcuni anni. Ne è convinto anche uno dei teologi più vicini e stimati da Papa Francesco, il cardinale tedesco Walter Kasper, che raggiunto da Il Giornale ammette: «Questo è un Papa delle sorprese - dice sorridendo -, ci sono tanti cantieri aperti, vedremo cosa succederà, capiremo a breve su quale argomento si concentrerà Francesco».
In effetti «l'ospedale da campo» messo in piedi da Bergoglio si sta muovendo su più fronti, sulla scia del Concilio come vuole il Papa, per cercare di portare qualche innovazione. Si parla di celibato dei preti, di diaconato delle donne, di vocazioni, sono aperte varie questioni ecumeniche, si discute di matrimoni misti tra cattolici e protestanti.
Uno dei dossier su cui certamente il Papa sta riflettendo è quello dei «preti sposati»: nonostante Francesco lo scorso maggio abbia rassicurato i vescovi italiani riuniti in assemblea sul fatto che «il celibato sacerdotale rimarrà così com'è», la questione si sta approfondendo oltreoceano, nel «laboratorio» Brasile, dove un suo uomo di fiducia, il cardinale Claudio Hummes, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero e Presidente della Commissione per l'Amazzonia della Conferenza Episcopale Brasiliana, fa i conti ogni giorno con vescovi sempre più in difficoltà per la mancanza di preti e la crescita esponenziale di sette e movimenti. Una soluzione prospettata in via riservata al Papa è stata quella di «aprire», proprio in Brasile, a uomini sposati con figli adulti o uomini rimasti vedovi, di comprovata fede, che pur non potendo somministrare la comunione, svolgano tutte le funzioni dei sacerdoti, diventando inizialmente «pastori» di piccole comunità cattoliche. Una soluzione che piacerebbe a Bergoglio e aggirerebbe il problema del celibato, senza scardinare le fondamenta della dottrina e sulla quale una commissione apposita sta lavorando. E poi c'è il dossier sulle «donne»: anche di recente Francesco è stato chiaro, non si aprirà al sacerdozio femminile: «San Giovanni Paolo II ha detto l'ultima parola».

1 commento:

  1. il v.d.r. dice tutto e il contrario di tutto...ha ribaltato completamente il mandato del Signore povero chi lo segue ..."Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro." (Isaia 5:20)

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