ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 20 novembre 2016

Il campanello d’allarme nella Chiesa

Intervista a don Matteo De Meo: La Chiesa non ci appartiene


Il fallimento della pastorale post-conciliare è senz’altro dovuta alla confusione dottrinale che regna nel mondo cattolico contemporaneo. Ne abbiamo parlato con il sacerdote Don Matteo De Meo, parroco, teologo ed esorcista della diocesi di San Severo in provincia di Foggia.
L’ECUMENISMO IERI ED OGGI
DOMANDA: Rev. Don Matteo De Meo, prima di tutto, La ringraziamo per averci concesso quest’intervista. Vorremmo cominciare partendo da un tema di stretta attualità: l’ecumenismo. Può spiegarci che cosa intende veramente la Chiesa cattolica per “unità dei cristiani”? E quale dev’essere il rapporto con le religioni non cristiane?

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Papa Paolo VI con il patriarca ortodosso Atenagora.
RISPOSTA: Eresie e scismi hanno ferito la Chiesa sin dal suo sorgere. Pertanto una prima risposta ci giunge dagli albori dei primi secoli (Giustino, Ireneo): la regula fidei, ovvero la “forma cattolica e apostolica della fede”: l’unità è il frutto della verità della fede espressa e professata nella sua integralità: nella sua forma cattolica. Questo principio apostolico e patristico è alla base dello stesso Decreto sull’ecumenismo del Vaticano II,Unitatis redintegratio dove sono contenuti i principi cattolici dell’Ecumenismo. Pertanto un autentico ecumenismo attraverso un dialogo nella verità e nella carità mira al ristabilimento pieno dell’unità. Una unità che è già data nella forma cattolica della fede, ferita, e offuscata dalle divisioni, e verso cui “spingono” gli stessi elementi di grazia e di santificazione presenti in vario grado nelle diverse chiese o comunità cristiane separate (cf. Decreto sull’Ecumenismo del Vaticano II Unitatis Redintegratio nn. 1,2 3,4; CCC nn. 818,819). Ma vi sono tendenze teologiche ecumeniche ambigue e devianti dai fondamenti cattolici. Uno per tutti un certo ecumenismo detto della “complementarietà”! di cosa si tratta? In sintesi: un itinerario comune per tutte le confessioni, che orienta i cristiani verso il traguardo della comunione ecclesiale intesa come una unità nella diversità riconciliata. Il problema è che questa “unità” non si dà più nella forma cattolica dell’unica Chiesa ma si deve ancora raggiungere. Innanzitutto permettetemi di chiarire subito che l’espressione “unità nella diversità riconciliata” è così spiegata da san Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ut unum sint: «l’unità è la piena unità nella Fede; mentre le diversità sono le diverse tradizioni liturgiche, spirituali e disciplinari proprie delle singole Chiese; diversità legittime, che non si oppongono all’unità [di Fede] della Chiesa» (Ut unum sint, n° 54). L’ecumenismo complementare invece ritiene conciliabile ciò che è in palese contrasto con la dottrina della fede cattolica; una sorta di conciliazione degli opposti! Un concreto esempio per capire! Secondo questa “via”, l’unione nella Verità sarà raggiunta se da una parte i Cattolici e dall’altra poniamo i Luterani, si sforzeranno di penetrare profondamente nelle loro Verità fino a vedere la propria Tradizione in uno nuova luce. Allora, dove prima avevano visto una contraddizione (tra le due Tradizioni ossia tra le due Verità) potranno vedere una posizione complementare. Ora non si comprende come “penetrando profondamente” in due “verità tra loro contraddittorie”, sia possibile giungere a vederle “in una nuova luce”, vale a dire come verità “complementari” l’una all’altra. Una vera e propria sfida alla semplice logica aristotelica: non si può ritenere complementare ciò che è in palese contraddizione! E ancor più non possono esserci due verità!
L’AMORIS LAETITIA
D. Un altro tema di stretta attualità riguarda la dottrina sulla morale coniugale e familiare. Negli ultimi due sinodi, il cavallo di battaglia dei progressisti, per ammettere i divorziati-risposati ai sacramenti, è stato l’affermare che cambiare la pastorale non comporta affatto tradire ildepositum fidei. Lei che cosa ne pensa?
Il card. Muller.
Il card. Muller.
R. Credo che a questa domanda in merito al rapporto fra dottrina e pastorale abbia più volte dato una risposta chiara e autorevole lo stesso prefetto per la dottrina della fede il card. Muller: “Tra dottrina e pastorale non ci può essere opposizione”; e ha spiegato senza mezze termini che “il confine tra ciò che è conforme all’insegnamento di Cristo e l’eresia è sottile. Il card. Muller aprendo la sessione plenaria della Commissione Teologica Internazionale, ha affermato: “È inconcepibile separare la dottrina dalla pastorale, dicendo che la prima nessuno la discute mentre sulla seconda si può agire allo scopo di svecchiarla e adeguarla alle esigenze mutate della società contemporanea. “Ogni divisione tra la teoria e la prassi della fede sarebbe il riflesso di una sottile eresia cristologica di fondo”, ha avvertito Müller, aggiungendo che ciò “sarebbe frutto di una divisione nel mistero del Verbo eterno del Padre che si è fatto carne. Sarebbe l’omissione della dinamica incarnazionista di ogni sana teologia e di tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa”. Io non mi sento ne saprei aggiungere altro a cotanta chiarezza!
DOMANDA: Sempre restando su questo tema, molti lettori ci hanno scritto domandando se l’Amoris Laetitia abbia ammesso sì oppure no – non pare chiaro – ai sacramenti quei divorziati-risposati che non vivono “come fratello e sorella”. Può spiegarcelo Lei?
Un testo più attuale che mai!
La “Familiaris Consortio” è più attuale che mai!
RISPOSTA: Il magistero recente della Chiesa facendo eco alla dottrina ininterrotta è molto chiaro! San Giovanni Paolo II inFamiliaris consortio, n. 84, dice: “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati”. In Reconciliatio et paenitentia, n. 34, ancora Giovanni Paolo II dice che la Chiesa invita i suoi figli che si trovano in queste dolorose condizioni, e cioè sono divorziati risposati, “ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia”. E Benedetto XVI, in Sacramentum caritatis, n. 29, ribadisce: “Il sinodo dei vescovi [sull’Eucaristia, del 2005] ha confermato la prassi della Chiesa di non ammettere ai sacramenti i divorziati risposati”. Affermazioni chiare e non passibili di interpretazioni ancor più se li si situa nel loro naturale contesto! Certo la prassi ultima di contrapporre un papa con l’altro e un sinodo con l’altro è alquanto inquietante e comunque fonte di grandi deviazioni nella fede! Per non essere travolti da tanta confusione credo sia un ottima bussola l’ermeneutica della continuità richiamataci con forza da Benedetto XVI. Pertanto fino a prova contraria, chiaramente definita, proclamata e canonicamente regolata io “non posso, non debbo e non voglio” leggere il contenuto di Amoris Laetitia con l’idea di un cambiamento di questo magistero autorevole della Chiesa. Chi fa diversamente a priori non fa un buon servizio alla Chiesa. Sulla ricezione della comunione! L’eucaristia che è per la vita può diventare motivo di morte. Così san Tommaso d’Aquino: “Sumunt boni sumunt mali, sorte tamen inaequali, vitae vel interitus”; mangiano i buoni, mangiano i cattivi, con sorte differente, di vita o di morte. L’eucaristia è necessaria per la vita cristiana e per il cammino spirituale. Se però è ricevuta senza le disposizioni dovute, si rivela controproducente, come dicono chiaramente i testi di Matteo 22,1 1-14, e 1 Corinti 11, 27-30. Siamo in un momento delicato in cui bisogna accogliere l’invito di papa Francesco, come d’altronde hanno sempre fatto i suoi predecessori, a favorire l’integrazione dei divorziati risposati nella comunità ecclesiale, ma ciò non autorizza nessuno a compromettere la verità della prassi sacramentale della Chiesa. Concluderei dicendo che AL senz’altro richiederebbe una interpretazione ufficiale! Pertanto auspico che la Congregazione della Dottrina della fede al più presto si pronunci sui passaggi più soggetti a perniciose interpretazioni dottrinali. Ciò contribuirebbe senz’altro un freno all’avanzare di prassi contrarie alla dottrina della fede.
LA LOTTA ALL’IDEOLOGIA GENDER
D. L’ideologia gender sta per essere imposta, più o meno ufficiosamente, in tutte le scuole pubbliche. Pare che molti pastori stiano ignorando, per vari motivi, la gravità di questa situazione. Come cattolici, sia chierici che laici, come possiamo combattere questa diabolica deriva morale e culturale? Qual è il ruolo, in modo particolare, di quei cattolici in politica?
Il Catechismo è il vero rimedio all'ideologia gender.
Il Catechismo è il vero rimedio all’ideologia gender.
R. Le varie conferenze episcopali hanno più volte lanciato l’allarme su tale ideologia. Lo stesso Pontefice non ha taciuto! Il silenzio non credo che sia a livello di richiamo sul problema contingente ma sia da rintracciarsi a monte. Ovvero, non si veglia quanto si dovrebbe sulle deviazioni ideologiche che si infiltrano su vasta scala nel tessuto cristiano. Pertanto, Il silenzio per cui noi pastori dovremmo spesso fare il mea culpa, è di omissione. Abbiamo smesso di insegnare, trasmettere e difendere in maniera chiara e univoca tutti quei valori che sono propri della tradizione cristiana. Ciò sta destabilizzando un vissuto autenticamente cristiano indebolendo la stessa opera educativa delle famiglie cristiane. In questo modo non si è più incisivi nel tessuto sociale, culturale, politico ecc..! Detto ciò, vorrei innanzitutto porre l’accento sulla pericolosità di ciò che può esser definita un’ideologia: un pensiero unico che agisce in nome della libertà dell’umanità da quei tabù che ne impediscono la piena realizzazione civile creando una specie di “super uomo” che nella realtà finisce per essere un “mostro” del tutto disumano, senza nessuna identità oggettiva. Volersi sbarazzare della natura, in nome di una ribellione ai diktat della società, non è espressione di libertà, ma di follia; e concepire l’essere umano come «tabula rasa» da riempire secondo la convenzione del momento conduce rapidamente allo sgretolamento di una società e al diffondersi di distruttive visioni di breve periodo. E un’avvertenza finale è d’obbligo, visti i tempi: un uomo che, presuntuosamente, si creda autonomo e retto solo dalla volontà individuale è un essere talmente debole che cadrà facilmente preda di manipolazioni, esperimenti sociali e asservimenti. Con tutte le drammatiche conseguenze del caso. Ma i genitori sembrano non percepire il pericolo a cui sono sottoposti i figli indottrinati da una ideologia denunciata più volte da papa Francesco come “colonizzazione” o “destabilizzazione ideologica” ma anche da uomini di scienza, ad esempio il prof. I. Carta che l’ha definita “da criminali”. Da questo possiamo capire come sia fine e subdola questa azione di destrutturazione dei nostri valori tradizionali, ed è talmente ben organizzata che si evince chiara una vera e propria regia alle spalle. Il terreno è stato preparato negli anni, partendo dalla rottura di tanti tabù e stereotipi legati al sesso, finendo alla pornografia diffusa ed all’abbassamento dell’età sessuale per i nostri figli (oggi si parla di 10-12 anni come media di accesso). Pubblicità, televisione, giornali, libri, musica, etc, sono tutti schierati con questo pensiero unico dominante, che propone modelli sempre più distanti dai nostri. E con questo lavaggio del cervello, se non siamo ben informati e consapevoli dei nostri valori, può capitare che ci ammorbidiamo, cediamo, scendiamo a compromessi e accogliamo mode e tendenze che invece nascondono pericolose insidie. Sappiamo che esiste un peccato personale, ma anche quello sociale. Di cui, in parte, siamo tutti responsabili. Ad esempio non attivandoci in prima persona per fermare ideologie, culture e leggi che vanno contro i nostri figli ed il nostro modello cristiano.
CON LA LITURGIA NON SI SCHERZA!
D. Gli abusi liturgici hanno ormai superato da tempo il limite del sopportabile. Ci consenta una domanda retorica e provocatoria: coi sacramenti si può scherzare?
Questa sì che è divina liturgia!
Questa sì che è divina liturgia!
R. Parlando degli abusi conseguenti alla Riforma Liturgica, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger lamentava che la liturgia degenerava in show, in cui si cerca di rendere la religione interessante con l’aiuto di elementi alla moda, con successi momentanei nel gruppo dei “fabbricanti” liturgici (cf. introduzione al libro La Réforme Liturgique, di monsignor Klaus Gamber, pagg. 6 e 8) Credo che il punto centrale degli abusi sia stato individuato dallo stesso Cardinale Ratzinger: la porta che è stata lasciata aperta a una falsa creatività dei celebranti (crf. intervista a L’homme Nouveau, nº 7, ottobre 2001). Dietro a questo, c’è la mancanza di una seria spiritualità, e di un autentico senso del sacro, secondo cui per attirare il popolo si devono inventare novità. Il popolo di Dio non si deve annoiare, per i giovani bisogna attualizzare, bisogna stare al passo con i tempi perciò si fa ricorso a ogni tipo di rimedio che trova la sua giustificazione in un proteiforme concetto di “strategia pastorale”. Ma la Santa Messa, se celebrata dignitosamente e con le dovute disposizioni, attrae di per sé, per la sua sacralità e il suo mistero. In fondo, si tratta della diminuzione della Fede nei misteri eucaristici, e nei sacramenti in genere alla quale si cerca di supplire con novità e creatività. Quando il celebrante vuole diventare protagonista dell’azione liturgica, iniziano gli abusi. Si dimentica che il centro della Messa è Gesù Cristo, e che i Sacramenti sono atti di Cristo. L’ex segretario della Congregazione per il Culto Divino, monsignor Albert Malcolm Ranjith, lamentava: “La Santa Messa è sacrificio, dono, mistero, indipendentemente dal sacerdote che la celebra. E’ importante, direi fondamentale, che il sacerdote si metta da parte: il protagonista della Messa è Cristo. Non comprendo, quindi, le celebrazioni eucaristiche trasformate in spettacoli con balli, canti o applausi, come purtroppo avviene molte volte con il Novus Ordo”. La soluzione agli abusi è nelle norme date dal Magistero, soprattutto nel documento Redemptionis Sacramentum, del 25 marzo 2004, che chiede che “tutti, secondo le possibilità, facciano sì che il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia sia custodito da ogni forma di irriverenza e aberrazione e tutti gli abusi vengano completamente corretti. Questo è compito della massima importanza per tutti e per ciascuno, e tutti sono tenuti a compiere tale opera, senza alcun favoritismo” (n. 183). Ma, purtroppo credo di non esagerare nel constatare che esistono tanti documenti (contro questi abusi) che purtroppo sono rimasti lettera morta, accantonati nelle librerie a prendere polvere, o peggio ancora mai letti o se letti presuntuosamente rigettati.
I NOVISSIMI, I GRANDI DIMENTICATI
DOMANDA: Non si parla più dei novissimi. Anzi, quando si parla dell’inferno, lo si fa per sostenere che, se esiste, sia vuoto. Sono ormai pochissime le diocesi di tutto il mondo che hanno un esorcista. Non Le pare che il diavolo stia agendo quasi indisturbato?
Don Divo Barsotti ha sempre ricordato che l'escatologia è l'anima del Cristianesimo.
Don Divo Barsotti ha sempre insegnato che l’escatologia è l’anima del Cristianesimo.
RISPOSTA: I Novissimi, cioè gli ultimi fini, sono la morte, il giudizio, inferno, paradiso. Dimenticare cose di tanta importanza, non prevederle, non prepararvisi, è la somma delle disgrazie che possa accadere ad un uomo, diceva Cornelio a Lapide. Di fatto da un cinquantennio a questa parte stiamo assistendo ad una sorta di penetrazione nella fede cattolica di un pensiero non cattolico! Una sorta di mutazione? La preoccupazione non è più la salvezza delle anime. Negli anni settanta il servo di Dio don Divo Barsotti ci metteva in guardia dal tentativo di una Chiesa cortigiana del mondo, una Chiesa, che ha spostato tutto sull’umano, sull’antropologia, sul benessere della persona, sulla ricerca della felicità. Se lo scopo è rendere migliore, più cosciente la vita di quaggiù, e non la salvezza eterna, siamo di fronte ad una modificazione profonda del Cristianesimo, siamo di fronte ad una nuova religione, che non è più quella di Nostro Signore Gesù Cristo. Siamo di fronte alla religione dell’uomo, e non alla religione di Dio. Questa visione delle cose che sicuramente non è secondo la fede della Chiesa fa subdolamente scivolare in una sorta di quietismo; l’anima è già salva e l’uomo da parte sua non deve poi affannarsi tanto per collaborare alla sua salvezza. Per cui si genera un concetto di misericordia divina che copre i peccati senza nessun bisogno neanche di correzione! In una visione del genere dove non c’è più bisogno di combattere, dove tutto è perdonato, dove certamente l’inferno se c’è è vuoto e il senso del peccato quasi del tutto smarrito, il ministero dell’esorcista diventa un assurdità! E chi c’è dietro tutto ciò? Lui il padre della menzogna, quel mistero di iniquità che è all’origine di ogni disordine contro l’ordine e la chiarezza della Verità! Pertanto il compito dell’esorcista è quello di combattere in prima fila con l’autorità della Chiesa l’azione straordinaria del demonio. Oggi in questa azione diabolica rientra una sorta di tentativo di soggiogamento o meglio di asservimento volontario dell’uomo e dell’intera società pervertendo alla radice la realtà. Credo che tra i compiti più urgenti dell’esorcista oggi vi sia quello di suonare il campanello d’allarme nella Chiesa di fronte all’incedere prepotente della diabolica confusione dottrinale che devia le anime dalla verità mettendo a rischio la loro salvezza eterna!
IL MESSAGGIO PROFETICO DI FATIMA
D. Un’ultima domanda, ringraziandoLa di nuovo per la sua disponibilità. Siamo nel centenario delle apparizioni mariane di Fatima (1917-2017). Qual è, secondo Lei, il messaggio del famoso segreto in tre parti e in che cosa consiste il trionfo del Cuore Immacolato di Maria?
Benedetto XVI ha ricordato che il messaggio profetico di Fatima non è ancora compiuto.
Papa Benedetto XVI ha ricordato che il messaggio profetico di Fatima non è ancora compiuto.
R. Il 13 maggio del 2000 il cardinale Angelo Sodano comunicava che il Santo Padre aveva deciso di rivelare il terzo segreto di Fatima. L’occasione veniva data dalla beatificazione, avvenuta in Portogallo, di Francesco e Giacinta Marto, due dei pastorinhos ai quali nel lontano 1917 era apparsa la Madonna. Ma per conoscerlo nella sua interezza occorrerà aspettare circa un mese, quando verrà pubblicato a opera della Congregazione per la dottrina della fede. Il testo è accompagnato da una breve presentazione firmata dall’allora segretario della Congregazione, monsignor Tarcisio Bertone, e da un breve commento teologico del prefetto dello stesso dicastero, il Cardinale Joseph Ratzinger. Fatima, con il suo famoso segreto, è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne, con le concrete allusioni a guerre, divisioni, tragedie che hanno avuto a che fare con il XX secolo. Comunque dalla lettura di quel testo della Congregazione si possono dedurre due considerazioni importanti sulla visione! Innanzitutto il tragico scenario sulla reale contrapposizione, sul piano dell’essere e dell’agire, tra Maria, tutta santa e cooperatrice efficace di Cristo, e il nemico del bene, il serpente (Gn 3,14-15), il drago rosso, Satana, il diavolo (Ap 12,1-9), l’anticristo (1Gv 2,18; 2Gv 1,7). Nella storia bisogna riconoscere, infatti, la presenza dell’azione del maligno sulle persone e sui popoli. L’umanità è continuamente sedotta dall’avversario del bene! Ma il Figlio di Dio è apparso proprio per distruggere le opere del diavolo (cf. 1Gv 3,8). Non entro in merito alla discussione su l’esistenza o meno di una parte non rivelata del segreto. Ritengo, però, che quanto affermato da Benedetto XVI, durante il suo pellegrinaggio a Fatima nel 2010, faccia emergere una realtà sicuramente molto più ampia di quella rappresentata nel Commento teologico del 2000. Le profezie hanno sempre più di un significato. La terza parte del segreto, ripete Benedetto XVI, è una «grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II». Ma questa «prima istanza», interpretativa, se mantiene tutta la sua importanza, non ne esclude altre. Al contrario nel segreto, afferma il Papa, «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». La più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Pertanto il terzo segreto è ancora in atto ed è lo stesso Pontefice ad affermarlo: “si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”. Ed è ancora più chiaro che esso riguarda una crisi della Chiesa e della sua Fede senza precedenti!. Ma la via attraverso la quale il Signore porta questi fanciulli a comprendere pian piano i disegni di Dio su di loro, sulla Chiesa e sull’umanità, è il Cuore Immacolato di Maria. Questo è, per così dire, la rivelazione di Dio a Fatima. Esso è il mezzo e lo strumento della custodia della Fede e del trionfo finale della Verità che è Suo Figlio Gesù, sulla menzogna e sul maligno. Quando? Come? Niente di più “semplice” e “immediato” . Quando ci consacriamo a Lei, appartenendogli in tutto, obbedendogli in tutto, imitandone le virtù. Se il suo Cuore diventa il nostro allora esso pian piano diverrà il cuore di gran parte della Chiesa. Pertanto quando tutti ci consacreremo a quel Cuore, allora il trionfo avverrà nella sua pienezza; così attraverso la Chiesa il mondo può essere salvato veramente.Con buona pace di tutta una certa nuova teologia ecumenica, non ho timore a riaffermare con forza quanto la Chiesa, i suoi padri , i suoi dottori e i suoi santi hanno sempre affermato insegnato e testimoniato: senza il Cuore Immacolato di Maria, Dio non ci salva: ogni grazia ci viene accordata attraverso di Lei, e lì dove è Maria lì è suo Figlio! Senza il Cuore Immacolato di Maria Dio non trionfa e il nemico della salvezza umana non teme! Cristo trionfa quando trionfa il Cuore di Sua Madre, e il capo del serpente infernale viene posto sotto i suoi piedi e sconfitto per sempre! E permettetemi un ultima considerazione, che esprimo più che altro come augurio! Prendiamo in più seria considerazione la consacrazione al Cuore Immacolata voluto dalla Vergine stessa a Fatima! Lo dico non solo ai laici ma innanzitutto ai Pastori. I Papi lo hanno già fatto, e più volte. Così auguro si faccia al più presto da parte di ogni Vescovo, consacrando se stesso e la propria Diocesi alla Madonna! Cosa aspettano i Parroci a consacrarsi alla Madonna e a consacrare le loro Parrocchie alla Madonna? Cosa aspettano le famiglie cristiane a consacrarsi e a consacrare i loro figli? Tutti devono diventare proprietà di Maria! Allora: “il mio Cuore Immacolato trionferà!”.
D. Grazie.
R. Grazie a voi e Ave Maria.