ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 7 novembre 2016

Nebbia spirituale

I falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione




Perché questo titolo? Perché mai frase fu più appropriata: come accade tante volte, è lo stesso ladro che rivela la sua identità con un gesto, una parola, un indizio. E’ questo il caso di questa frase, pronunciata da papa Bergoglio il 5 novembre scorso, nell’aula Paolo VI,  nel contesto di quella specie di comizio che si è compiaciuto di declamare ai partecipanti al III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, da lui caldamente voluto.

In questo discorso che ci rifiutiamo di esaminare e a cui facciamo solo cenno, papa Bergoglio, inavvertitamente, parla di se stesso, pur dando l’impressione che si riferisca ad altri: “i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione”. Esatto: egli è un falso profeta che sfrutta la paura e la disperazione per farsi bello, per farsi applaudire dalla folla e dai giornali, per ergersi a capo-popolo, a profeta ammirevole dei poveri, a esempio di castigamatti.
Una farsa. Basta leggere questo discorso ampolloso, retorico, pieno di luoghi comuni, per rendersi conto che si tratta proprio dello sfruttamento delle disgrazie altrui.
Un discorso dove non parla di Dio, ma Lo prende più volte come scusa, e dove invece parla di utopica rivoluzione mondiale contro il “terrorismo” del “sistema”, per il perseguimento di un mondo illusorio di pace, di benessere e di “vera democrazia”.
Difficilmente il più incallito dei demagoghi dell’estrema sinistra politica avrebbe potuto far meglio.


Un discorso in cui c’è di tutto, compresa l’incitazione alla rivolta; buono per tutti, compresi gli approfittatori; senza alcun costrutto, né nelle premesse né nelle conclusioni. Un discorso di mera demagogia, che scalda certi cuori e suscita battimani, ma senza alcun elemento di realtà vera, se non la retorica e la verbosità di un agitatore da strada. Eppure è un papa!

Ed ecco che scatta l’allarme: sembra proprio che Bergoglio sia stato voluto a quel posto da quei poteri mondialisti a cui serve un valido demagogo che sappia catalizzare l’attenzione delle persone che essi vogliono manipolare, al fine di creare una falsa contestazione che è funzionale al “sistema”. Sembrerà fantapolitica, ma è la più logica spiegazione per l’attività di questo personaggio che sta facendo di tutto per distruggere il Papato, la Chiesa e la Fede… fine questo che rientra anch’esso negli obiettivi di quegli stessi poteri che stanno preparando il Nuovo Ordine Mondiale e, col l’ausilio di Bergoglio, l’avvento dell’Anticristo.

Abbiamo voluto segnalare questo discorso perché ci si renda conto della pochezza di questo personaggio inquietante e nel contempo della sua sperimentata capacità di ingannare con belle parole senza dirne una in nome di Dio.


Lasciamo il commento pratico e specifico a dei sudamericani che conoscono meglio di noi la problematica dei “movimenti popolari” e noi ci limitiamo a riportare due frasi emblematiche di Jorge Mario Bergoglio:
«Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a “situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede”» [rigorosamente ultima!]

«Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. Grazie.»


Francesco, i “movimenti popolari” e l’assegno in bianco

Destaque Internacional, Domenica 6 novembre 2016

Sabato 5 novembre nell’Auditorium Paolo VI, in Vaticano, Papa Francesco, con un discorso elogiativo rivolto agli agitatori sociali provenienti da più di 60 paesi dei cinque continenti, ha concluso il III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari.

Francesco ha esaltato, denominandoli “poeti sociali” e perfino “imitatori di i Gesù”, dei noti agitatori cattocomunisti, come il brasiliano João Pedro Stédile, del “movimiento sin tierra” [movimento dei senza terra], promotore della violenza nelle campagne brasiliane, e l’argentino Juan Grabois, del “movimiento de trabajadores excluidos” [movimento dei lavoratori esclusi], istigatore alla violenza nelle periferie di Buenos Aires.

Poi ha consegnato loro un assegno in bianco per promuovere la rivoluzione sociale: “il vostro grido che faccio mio”, ha detto testualmente.

Francesco, dopo aver sussurrato un discreto distinguo – “potremmo non essere d’accordo su tutto” - ha suggerito di mettere da parte le “belle frasi” e i “nominalismi dichiarazionisti”, per volgersi alla contestazione degli attuali sistemi socio-economici, che il pontefice ha definito “terroristi”. Poi ha esortato i detti “movimenti popolari” a non accettare e a non lasciarsi “imbrigliare” da “protesi cosmetiche” o “piani assistenziali”, a non lasciarsi “abbattere tutti come bestiame” e rifiutare la “tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari”.

In una maniera difficile da comprendere, Papa Francesco ribadisce il cammino di sinistra del suo pontificato, in un momento in cui le sinistre latinoamericane stanno subendo sconfitte meritate. Francesco sembra assumere un ruolo di capo rivoluzionario, nel tentativo di rivitalizzare le sinistre latino-americane che stanno piombando in un discredito sempre maggiore. In realtà, non si capisce dove Francisco si propone di andare con questa insistenza nel suo sostegno alle sinistre, che compromette seriamente il prestigio del suo pontificato e provoca delusione in tantissime persone. Al tempo stesso, Francesco sembra dimenticare il dramma del popolo cubano, schiavizzato da 50 anni di dittatura comunista.




Da parte nostra, aggiungiamo anche alcune delle cose illuminanti dette da José ‘Pepe’ Mujica
, ex presidente dell’Uruguay, grande amico di Francesco, che è intervenuto in questo strabiliante “Incontro Mondiale” il pomeriggio del 4 novembre, al Collegio Mater Ecclesiae.
Riprendiamo dal servizio dell’Agenzia Zenit del 5 novembre.

Dopo l’apertura, il 2 novembre scorso, che ha visto gli interventi del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ieri pomeriggio è stata la volta di José ‘Pepe’ Mujica, ex presidente dell’Uruguay.
Nel suo intervento – riporta il Sir – Mujica, ateo dichiarato, ha elogiato l’insegnamento di Papa Francesco in particolare su due punti che dice di condividere: la cultura dello scarto e il dio-denaro. “Ha una importanza fondamentale che lo dica il Papa, perché la sua voce ha una dimensione intercontinentale”, ha detto. “Il Papa sta utilizzando la millenaria esperienza della Dottrina sociale della Chiesa per portare avanti queste istanze, e le sue dichiarazioni raggiungono tutti, credenti e non.”
[…]
‘Pepe’ Mujica ha fatto notare anche che “La nostra democrazia rappresentativa è malata perché sta seguendo gli stessi valori della società di mercato e la religione contemporanea è diventata il denaro”.
[…]
Guardando sempre al panorama internazionale, Mujica ha definito “superbo” l’atteggiamento del Papa sulla mediazione del Vaticano nella crisi politica ed umanitaria in Venezuela.
[…]
In ogni caso, “non si può vivere oppressi dal mercato che ci obbliga a comprare, comprare.
[…]
la vita non è fatta solo per lavorare ma ha bisogno di tempo libero per l’esercizio della libertà. La libertà di avere tempo per fare le cose che ci piacciono: stare con i figli, con gli amici, andare a pescare….”.


Bolivia, saluto a Evo Morales, 9 luglio 2015

di 
Belvecchio
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1708_Belvecchio_Falsi_profeti.html

Sono giornate di nebbia spirituale 

Rileggiamo le orazioni che decenni orsono si recitavano devotamente “in tempo di pubblica calamità”, dal “Manuale di Filotea” del sacerdote milanese Giuseppe Riva

di Leon Bertoletti
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zprocessione.
Sono giornate di nebbia spirituale: in molti cuori, in troppi cervelli. Sono tempi di confusione catechistica, di smemoratezza liturgica e cultuale, di incertezza teologica, magisteriale, dottrinale. Sghignazzino pure le iene e le scimmie, ma francamente non vedo perché dovrebbero aver perso valore ed efficacia queste orazioni, pronunciate devotamente dai miei nonni e dai miei bisnonni “in tempo di pubblica calamità”, dal “Manuale di Filotea” del sacerdote milanese Giuseppe Riva: pagine che hanno sfogliato, letto, pregato, meditato generazioni di cristiani (preoccupati di salvarsi l’anima) lodando, implorando, piangendo, soffrendo, sperando. È la fede dei padri, già, non quella dei ladri moderni di religione. Giudichino i lettori se si tratta di forme precristiane di paganesimo o, piuttosto, di quando i cattolici erano ancora cattolici.

A DIO
I. Siccome Voi, o gran Dio, siete giusto e santo in tutte le opere vostre, e retto e giusto è ogni vostro giudizio, così giustissimi sono tutti quei mali con cui ci flagellate. Troppo li abbiamo noi meritati avendo peccato contro di Voi, Dio di bontà infinita e di incomprensibile maestà. Ma se ci pesa la nostra afflizione, assai più ci pesa l’aver offeso Voi che non meritate che amore. O sommo Bene, noi fermamente proponiamo di non offendervi mai più. E come umilmente vi preghiamo di accettare queste nostre pene, unitamente ai meriti di Gesù, in isconto dei nostri peccati, così istantemente vi supplichiamo di darci la grazia di sopportare con inalterabile rassegnazione, affinché la nostra soddisfazione sia tutt’insieme e cara a Voi, e a noi vantaggiosa. Miserere nostri, Domine, etc. Pater, Ave, Gloria.
II. Quanto siete giusto, o Signore, tanto più ancora Voi siete misericordioso; e in mezzo al vostro giustissimo sdegno non vi dimenticate giammai delle vostre antiche misericordie. Deh! Fate adunque con noi, o clementissimo Padre, secondo l’amoroso costume di vostra immensa pietà. Sospendente, se pure a Voi piace, i flagelli a Voi dovuti, e liberateci dai mali che pur troppo abbiamo meritati; anzi le vostre vendette sopra di noi sieno il farci amar Voi, o Bene infinito, con tanto più di fervore quanto più grande fu la nostra malvagità nell’offendervi ed oltraggiarvi. Miserere nostri, Domine, etc. Pater, Ave, Gloria.
III. Poichè, o Dio giusto e pietoso, colla amorosa vostra provvidenza ordinate e permettete i mali di questa vita per cavarne del bene, fate che noi entriamo nei vostri santi disegni, e ad essi interamente ci uniformiamo. Sì, fate, o Dio di clemenza, che noi commossi dai vostri castighi, impariamo a temere i vostri giudizî, a fuggire le vostre offese, ad osservare i vostri precetti, a rispettar le ordinazioni della vostra Chiesa, a venerare i sacri templi, i giorni santi e le sante solennità, a frequentare i Sacramenti e gli esercizi tutti della pietà, a praticare con maggior premura l’orazione, la mortificazione, la carità, affinché per tal modo, cooperando al nostro bene anche le nostre miserie, possiamo consolarci colla speranza di essere un qualche giorno da Voi chiamati al godimento di tutti i beni del Paradiso. Miserere nostri, Domine, etc. Pater, Ave, Gloria.
zmanualefiloteaA GESÙ CRISTO
O divin Salvatore delle anime nostre, che sedete alla destra di Dio Padre per far le parti di nostro avvocato, a Voi specialmente ci rivolgiamo nelle presenti calamità, e col cuore contrito ed umiliato, coi più validi clamori, e coi più dolenti sospiri, vi supplichiamo ad offrire a Dio vostro Padre la vostra croce, le vostre piaghe, il vostro sangue, la vostra morte, per placare l’offesa sua maestà, ed ottenere a noi tutti perdono, riconciliazione, salute ed ogni bene. Miserere nostri, Domine, etc. 5 Gloria alle 5 Piaghe.
A MARIA ADDOLORATA
Amabilissima Vergine, che dividendo col vostro divin Figlio il calice dei patimenti, diveniste la corredentrice di tutto il mondo; Voi che perciò siete da tutti acclamata l’Avvocata e il Rifugio dei poveri peccatori, volgete adesso i vostri occhi misericordiosi sopra di noi che di tutto cuore a Voi ricorriamo nella presente desolatissima calamità. Ah! che pur troppo ci conosciamo indegni dei vostri favori per avere tante volte coi nostri peccati crocifisso il vostro divin Figliuolo, rinnovando così le ferite anche al vostro affettuosissimo cuore. Ma, dacché Voi, più ancora che i meriti di chi vi prega, valutate l’intenzione ed il fervore onde siete pregata, deh! Non permettete che torni vana la nostra fiducia nella vostra potentissima mediazione. E chi mai ha fatto ricorso a Voi, che non sia stato esaudito? Degnatevi adunque, ve ne supplichiamo con tutto il cuore, o di preservarci intieramente dai materiali flagelli, o di ottenerci in mezzo di essi quella perfetta rassegnazione che sola può renderli meritorii e salutarii. Ella è tanta, o gran Vergine, la nostra fiducia di esser da Voi esauditi, che vi promettiamo fin d’ora la più affettuosa e la più viva riconoscenza. Sì, Voi sarete sempre, o Maria, non solo la nostra cara Madre, ma ancor la nostra Patrona, mentre noi ci faremo un dovere di esservi fino alla morte e fedelissimi sudditi e ossequiosissimi figliuoli. Salve Regina.
AI SANTI PROTETTORI DELLA DIOCESI
Luminari splendidissimi della Chiesa, Pastori zelantissimi delle anime e parzialissimi nostri Benefattori, voi che nelle maggiori necessità del gregge affidato alla vostra cura lo indirizzaste, lo manteneste sulla strada della salute, aggiungendo ai digiuni, alle preghiere i più generosi sacrifici, lo difendeste da tutti i nemici e gli
impetraste dal cielo i più cari conforti e le più sode consolazioni, deh, rinnovate adesso le prove del poter vostro presso l’Altissimo, disarmando quella destra che, provocata a furore da tante nostre iniquità, sta per fulminare contra di noi i più tremendi castighi. Per l’afflizione che ne accuora; per l’amor tenerissimo che sempre ci portaste; per la fiducia che abbiamo nella vostra validissima intercessione, porgete benigno orecchio alla presenti nostre preghiere e fate che, riconciliati colla divina bontà tante volte da noi vilipesa, meniamo a vostra imitazione una vita cristiana e perfetta per così assicurarci al tempo stesso e la consolante morte dei giusti, e l’eterna gloria dei Beati. Pater, Ave, Gloria.
A TUTTI GLI APOSTOLI E SANTI
A voi finalmente ricorriamo con piena fiducia, o Angioli e Santi del Paradiso, affinché unendo anche la vostra all’implorata intercessione dei nostri santi Patroni, facciamo una dolce violenza al cuor di Dio, e presentando colle vostre mani all’eterna Maestà ed al trono della vostra regina e nostra madre Maria le umili nostre preghiere,  ci otteniate che vengano benignamente esaudite, siccome di tutto cuore e domandiamo e speriamo: e così sia. Gloria, Angele Dei, De profundis.

– di Leon Bertoletti

Redazione7/11/2016