ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 19 novembre 2016

Si può sempre discutere sulla prudenza?

Perché il Segreto di Fatima non fu rivelato nel 1960?



Siamo nel centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima (1917-2017), un tema scottante sul quale gravano ancora tante domande. Per esempio: perché il “terzo segreto” non è stato rivelato nel 1960 come, invece, sollecitato dalla stessa Madonna? Lo abbiamo chiesto al celebre specialista Antonio Augusto Borelli (nella foto a lato), autore del best seller internazionale (più di tre milioni di copie) Fatima: messaggio di tragedia o di speranza? (TFP).
di Benoît Bemelmans
DOMANDA. Nel consegnare il terzo segreto di Fatima, suor Lucia chiese di non renderlo pubblico prima del 1960. L’attesa per la sua rivelazione raggiunse quindi l’apice quell’anno. Ciò non avvenne, provocando grande frustrazione nei fedeli. Tuttavia, lungi dal diminuire, l’attesa andò aumentando, incoraggiando perfino speculazioni non sempre prudenti. Sembrerebbe che la Santa Sede non si aspettasse una tale reazione.

RISPOSTA. «Quando finalmente la Santa Sede rivelò la terza parte del Segreto, il 26 giugno 2000, volle compensare il suo precedente riserbo dandole un’ampia divulgazione. I giornalisti accreditati presso la Sala stampa del Vaticano furono tutti convocati e ricevettero una copia del libretto Il Messaggio di Fatima, in una sessione presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, con la partecipazione di mons. Tarcisio Bertone, segretario della stessa congregazione e del direttore della Sala stampa Joaquín Navarro Vals. La sala era strapiena. Canali televisivi di tutto il mondo trasmisero la sessione in diretta. Dopo gli interventi del cardinale Ratzinger e di mons. Bertone, il direttore della Sala stampa diede la parola ai giornalisti per eventuali domande. Vari reporter chiesero i motivi per cui i Papi avessero posticipato la pubblicazione del Segreto per ben quarant’anni. La domanda più articolata, a mio parere, fu quella dello scrittore e vaticanista Gian Franco Svidercoschi, già vice-direttore deL’Osservatore Romano. Ecco la sua domanda, tratta dal video fornito dalla Sala stampa: “Eminenza: mi permetto di parlare del perché del ritardo, della lunga prudenza della Chiesa dal 60 ad oggi. Lei, in qualche modo, già ha risposto parlando giustamente dell’evoluzione storica. (…) C’è anche la relazione di mons. Bertone sulle scelte diverse che hanno fatto i Papi. Ma io le chiedo: non è che la Chiesa abbia pagato un prezzo tropo alto per questo lungo silenzio, questo lungo segreto sul Segreto? (…) Non c’è una maniera diversa, da parte della Chiesa, non soltanto per Fatima, per affrontare le rivelazioni private, e quindi forse si potrebbe non provocare tutta quella serie di strumentalizzazioni e di scandali, che ci sono invece state proprio perché questo segreto è durato così a lungo? Grazie”.
I card. Ratzinger e Bertone durante la conferenza stampa.
Il card. Ratzinger e mons. Bertone durante la conferenza stampa del 26-06-2000.
Il cardinale Ratzinger rispose con molta precisione e sicurezza: “Certamente la decisione dei tre Papi di non pubblicare il Segreto — perché anche il Papa attuale [Giovanni Paolo II], nell’81, non ha voluto pubblicarlo — era una decisione non dogmatica, ma prudenziale. E si può sempre discutere sulla prudenza di una decisione, se politicamente un’altra prudenza sarebbe stata preferibile. Quindi, questo atteggiamento dei Papi non è da dogmatizzare. Tuttavia, in retrospettiva, direi: certo abbiamo pagato un prezzo per le speculazioni che abbiamo avuto in questi ultimi decenni. Ma, dall’altra parte, penso che era anche giusto aspettare un momento di retrospettiva. Nel 1960 eravamo alla soglia del Concilio, quella grande speranza di trovare una nuova relazione positiva tra mondo e Chiesa, e anche di aprire un po’ le porte chiuse al comunismo. Lo stesso ancora nel tempo di Papa Paolo VI: eravamo ancora in digestione, per così dire, del Concilio, con tanti problemi, che questo testo [il terzo Segreto] non avrebbe avuto il suo collocamento corretto. Lo stesso subito dopo l’attentato [a Giovanni Paolo II]: uscire immediatamente con questo testo non avrebbe prodotto, mi sembra, la comprensione sufficiente. Io penso, senza dogmatizzare questa decisione, ma personalmente, con una sincera convinzione, penso che era, tutto sommato, bene aspettare la fine del secolo per avere una visione più globale e per poter capire meglio il vero imperativo e le vere indicazioni di questa visione”».
D. Pertanto, la rivelazione del segreto nel 1960 avrebbe potuto sconvolgere politiche molto delicate che la Santa Sede stava portando avanti.
R. «Seguendo le parole del cardinale Ratzinger, tre temi di capitale importanza hanno segnato la vita della Chiesa nella seconda metà del secolo XX: 1) l’apertura della Chiesa al mondo moderno; 2)l’Ostpolitik, cioè l’apertura della Chiesa al comunismo; 3) l’attuazione delle direttive del Concilio tese a promuovere questa doppia apertura, oggetto di tanti problemi di “digestione” da parte del mondo cattolico».
D. Come si inserisce il terzo segreto in questo panorama?
R. «Il terzo segreto contiene la visione di “un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero”. Ora, un mondo che Dio vuole punire in questo modo è un mondo che ha rigettato Dio. Non è un mondo che possa auspicare “quella grande speranza di trovare una nuova relazione positiva tra mondo e Chiesa”. A mio parere, la rivelazione del segreto nel 1960 avrebbe potuto frenare di colpo l’ambita apertura della Chiesa al mondo moderno. Durante il Concilio, troppi padri erano animati dall’ottimismo nei confronti del mondo moderno. Se, invece, avessero dedicato la dovuta attenzione alle due parti del Segreto già allora rivelate, forse avrebbero attenuato tale ottimismo. Basta, per esempio, prestare attenzione alla frase “molte nazioni saranno annientate”, contenuta nella seconda parte del Segreto. La rivelazione della terza parte – si pensi, per esempio alla“grande città mezza in rovina” – avrebbe potuto aprire gli occhi dei pastori, inibendoli dal compiere il passo di apertura acritica al mondo moderno. Siccome, però, molti uomini di Chiesa erano determinati a portare avanti tale apertura, a ogni costo, fu scelto di non divulgare il terzo segreto, anche al costo di frustrare parecchi fedeli».
D. Un castigo così immane indica che la condotta degli uomini e della società oggi è in contraddizione con la legge di Dio. È possibile evidenziare il punto centrale di questa contraddizione?
R. «A causa del laicismo imperante, gli Stati oggi si sentono esenti dall’obbligo di adeguare le regole di comportamento individuale e sociale ai dieci Comandamenti della legge di Dio. Di conseguenza, le trasgressioni alla legge naturale e divina diventano sempre più efferate e frequenti: divorzio, aborto, matrimonio omosessuale, gender e via dicendo. Il laicismo dello Stato si proclama neutrale in materia di religione e di morale, salvo poi rivelarsi nemico ostinato della Chiesa cattolica e della morale cristiana. Il laicismo non è neutrale in materia di religione, sfoggia anzi un ateismo militante. Su questo laicismo incombe il messaggio di Fatima, che è molto chiaro: o il mondo fa penitenza e si converte, ritornando alla pratica della Fede, o verrà un immenso castigo».
Rappresentazione della visione della terza parte del segreto.
Rappresentazione della visione della terza parte del segreto di Fatima.
D. L’idea di una grande punizione non è molto presente nei commenti al messaggio di Fatima, nemmeno da parte di tanti predicatori.
R. «Lo è, invece, negli scritti dei grandi studiosi, a cominciare dallo stesso cardinale Ratzinger. NelCommento teologico a corredo del terzo segreto, l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede scrisse: “Come parola chiave della prima e della seconda parte del ‘segreto’ abbiamo scoperto quella di ‘salvare le anime’, così la parola chiave di questo ‘segreto’ è il triplice grido: ‘Penitenza, Penitenza, Penitenza!’. Ci ritorna alla mente l’inizio del Vangelo: ‘paenitemini et credite evangelio’ (Mc 1, 15). Comprendere i segni del tempo significa: comprendere l’urgenza della penitenza – della conversione – della fede. Questa è la risposta giusta al momento storico, che è caratterizzato da grandi pericoli, i quali verranno delineati nelle immagini successive. (…) L’angelo con la spada di fuoco a sinistra della Madre di Dio ricorda analoghe immagini dell’Apocalisse. Esso rappresenta la minaccia del giudizio, che incombe sul mondo. La prospettiva che il mondo potrebbe essere incenerito in un mare di fiamme, oggi non appare assolutamente più come pura fantasia: l’uomo stesso ha preparato con le sue invenzioni la spada di fuoco”. La conclusione è chiara: il mondo di oggi – il mondo moderno – è di fronte alla seguente scelta: a) o si converte, abbandonando quindi i falsi principi su cui si è costruito, cioè quelli della modernità laicista; b) oppure, se non si converte, sarà punito con un grande castigo. Nel secondo caso, sulle sue rovine sorgerà una nuova civiltà, che san Luigi di Montfort ha chiamato “Regno di Maria”, in perfetta sintonia con il messaggio di Fatima:“Infine il mio Cuore immacolato trionferà”. Ecco perché il terzo segreto parla di “una grande città mezza in rovina”. A buon intenditore poche parole».
D. Si potrebbe dire che l’idea del castigo è il punto centrale del messaggio di Fatima?
R. «Senz’altro. Molti predicatori pensano che annunciare un grande castigo potrebbe turbare i fedeli. E quindi tacciono. Ora, la missione dei profeti è proprio quella di richiamare il popolo alla conversione, annunciando punizioni. Proclamare il messaggio di Fatima nella sua interezza è una questione di fedeltà. In realtà, un’osservazione accurata mostra che un numero considerevole di anime si è già formata un’idea negativa sulla modernità rivoluzionaria, arrivando alla convinzione che, senza un intervento della divina Provvidenza, questo mondo non ha rimedio. Queste anime gioiscono con la proclamazione della vittoria del bene sul male. Il fatto è che, senza la menzione del castigo, il messaggio di Fatima è svuotato del suo carattere specifico per i nostri giorni. È incomprensibile che questo punto centrale sia omesso. Non basta affermare che la predicazione della preghiera e della penitenza è in perfetta consonanza con il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. È necessario anche sottolineare l’immane castigo che incombe sull’umanità peccatrice. Solo allora potranno sorgere le pietre vive del futuro Regno di Maria!».
Benedetto XVI
Benedetto XVI
D. Quali conseguenze ha portato nella vita della Chiesa tale apertura al mondo moderno?
R. «Ha prodotto conseguenze molto gravi, giacché ha eliminato le barriere che proteggevano i fedeli dalla contaminazione degli errori rivoluzionari del mondo moderno, portandoli ad abdicare principi inalienabili della dottrina cattolica. Tale risultato non è sfuggito allo sguardo di Papa Benedetto. Nell’allocuzione alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi del 2005, il Pontefice disse: “Il Concilio doveva interrogarsi sul rapporto tra la Chiesa e la sua fede, da una parte, e l’uomo ed il mondo di oggi, dall’altra. La questione diventa ancora più chiara, se in luogo del termine generico di ‘mondo di oggi’ ne scegliamo un altro più preciso: il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed età moderna. (…) Chi si era aspettato che con questo ‘sì’ fondamentale all’età moderna tutte le tensioni si dileguassero e l’apertura verso il ‘mondo’ così realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa età moderna; aveva sottovalutato la pericolosa fragilità della natura umana che in tutti i periodi della storia e in ogni costellazione storica è una minaccia per il cammino dell’uomo. (…) Non poteva essere intenzione del Concilio abolire questa contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell’uomo”».
D. Secondo Lei, la punizione annunciata a Fatima distruggerà il mondo fino alle fondamenta?
R. «No, assolutamente! Non è la fine del mondo. Il terzo segreto è molto chiaro: “una città mezza in rovina”, quindi non totalmente distrutta. Di ciò che esiste oggi qualcosa resterà. È confortante vedere che molti dei nostri contemporanei, finora passivi osservatori dell’avanzare del processo rivoluzionario, oggi invece cominciano a reagire. Si può, dunque, prevedere che il processo rivoluzionario non raggiungerà i suoi ultimi traguardi, cioè la totale distruzione della civiltà cristiana, i suoi principi, le sue istituzioni, i suoi monumenti. Esso urterà contro la resistenza, piccola ma in aumento, di un crescente numero di anime fedeli. Commuove vedere nella scena finale del terzo segreto la schiera dei martiri che, con il loro sangue, innaffiano la terra che quindi rifiorisce. Il segreto accenna, dunque, alla restaurazione della civiltà cristiana in tutto il suo splendore. Dopo la rimozione dei detriti del laicismo moderno, risorgerà “la pace di Cristo nel Regno di Cristo, ossia, la civiltà cristiana, austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale”, come scrive Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Noi non sappiamo quando avverrà ciò. Ma una cosa è certa: questa è la volontà della Madonna che a Fatima ha formalmente promesso il trionfo del suo Cuore immacolato».
(fonte: atfp.it)