ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 13 novembre 2016

Siamo tutti orecchie..e occhi

Cosa accadrà adesso con Trump allo Studio Ovale? (se ci arriverà..)

1° Quanto ci è costata la disfatta della Clinton- 2° Riuscirà Trump a sedersi sulla poltrona dello studio ovale?- 3° I futuri uomini del presidente- 4° Ombre e strategie- 5° Una primavera colorata anche in USA? -6° Trump o Campi FEMA?

 1° QUANTO CI E’ COSTATA LA DISFATTA DALLA CLINTON

14971897_10208913913102869_1955597138_nNei giorni scorsi abbiamo lodato la scelta di milioni di elettori americani; proprio quegli americani che sono ridotti allo stremo da politiche globaliste che hanno messo in ginocchio le fasce più deboli della popolazione americana e indebolendo considerevolmente la classe media americana. Festeggiare le facce avvilite di Renzi, Junker, Hollande e tutta la macchina del fango che per mesi hanno imbrattato la figura del tycoon dipingendolo come rozzo, razzista, omofobo, sessista ecc è una soddisfazione impareggiabile, anche perchè i televisionari di tutto il mondo cominciano a chiedersi che lavoro svolgano i contapalle a pagamento di TV e giornali. La vittoria di Trump sembra aver shockato anche Mario Monti, ospite di Omnibus su La7 che paventa imminenti crisi per l’Europa e per la globalizzazione (…) (clicca qui)

Anche se la disfatta della Clinton a noi è costata fior di milioni. È almeno dal 2008, ai tempi del centrosinistra di Romano Prodi a Palazzo Chigi, che il ministero dell’Ambiente allora guidato dal verde Alfonso Pecoraro Scanio contribuisce a progetti della Bill, Hillary & Chelsea Clinton Foundation, nata nel 2001 e da quanto emerge dai migliaia di leaks,  una vera e propria associazione a delinquere di stampo mafioso. Nella lista dei donors, insieme all’Italia, figurano altri Stati contribuenti, dalla Germania al Canada e all’Australia, insieme a gruppi privati come Fca e Monte dei Paschi, in passato anche Enel, Autogrill e Pirelli.(clicca qui)   Cosa farà ora l’umiliata Hillary? Potrebbe restare in politica. Lo scorso settembre, in un’intervista, dichiarò che se Trump avesse vinto “cercherò di impedirgli la distruzione dell’America”. Parole che lasciano intendere che potrebbe anche non ritirarsi, come forse al contrario dovrebbe fare. Eppure, ora, complice lo choc per la sconfitta, l’ipotesi del ritiro non può essere esclusa.(clicca qui) Hillary potrebbe così dedicarsi a tempo pieno alla Clinton Foundation, occupandosi dei diritti delle donne di (aborto al nono mese di gravidanza) e il fenomeno dei cambiamenti climatici (la costosissima bufala del surriscaldamento globale).

2° RIUSCIRA TRUMP A SEDERSI SULLA POLTRONA DELLO STUDIO OVALE?

url-1Se c’è una grande sconfitta di queste elezioni americane questa è proprio l’informazione mainstream, che fino a poche ore dall’elezione di Trump insisteva sulla sicura vittoria della sanguinaria Hillary. Una candidata che  meriterebbe di essere posta sotto processo per i suoi trascorsi criminali e che in un paese veramente democratico non avrebbe potuto correre per la Casa Bianca. Invece i soliti giustizialisti, come Marco Travaglio o i giornalisti di Repubblica l’appoggiano apertamente, mentre spesso chiedono a gran voce le manette per personaggi di casa nostra molto meno corrotti rispetto all’ex first lady. Pazienza, pare che delle idee “progressiste” della Clinton che prevedevano il “partial birth abortion“, cioè l’aborto al nono mese di gravidanza, che prevede la rottura il cranio, o della colonna vertebrale effettuata dal “chirurgo” mentre il neonato lascia il grembo materno, non dovremo più parlare. Con la disfatta della Clinton non dovremmo più sentir parlare neppure di guerra fredda (o nucleare) contro la Russia, dato l’auspicio di Donald di voler ricucire i rapporti conPutin. Ma adesso non è più il tempo di esultare, ma di esaminare questa elezione con più distacco e meno enfasi. Cominciamo col dire che dovrà ancora passare un mese prima che Trump venga eletto ufficialmente dai 290 grandi elettori degli Stati che ha conquistato. Il Collegio elettorale, composto dai grandi elettori, il prossimo 19 dicembre si riunirà per scegliere presidente e vicepresidente. Ma dato che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l’esito del voto diventa chiaro già nel giorno dell’Election day. E’ raro che avvenga, ma i grandi elettori sono ancora in tempo per disconoscere il voto popolare e decidere di votare per il candidato opposto o astenersi alla votazione del presidente. Ci sono dei precedenti storici: In 22 casi, 179 elettori non hanno dato il loro voto per il presidente o il vicepresidente come prescritto dal legislatore dello stato che rappresentavano. Di questi, 71 elettori hanno cambiato la loro preferenza, perché il candidato alla quale erano stati impegnati i voti morì prima del voto elettorale (1872, 1912). url-2L’elezione del 1836 è stata l’unica occasione in cui gli elettori chiamati “faithless” hanno collettivamente alterato l’esito del voto collegio elettorale facendo ottenere al candidato democratico Richard Mentor Johnson, solo 170 dei 270 voti elettorali che per tale ragione non venne più eletto. (wikipedia)
Per ora si registrano già due pentiti nel caso di Trump: si tratta di Chris Suprun e Baoky Vu  che hanno fatto sapere di voler votare per Hillary il prossimo 19 dicembre. Riusciranno i nostri a comprare almeno 20 grandi elettori e scongiurare il pericolo di vedere il riporto più famoso del mondo seduto sulla poltrona dello studio ovale? Per saperlo dovremo aspettare fino al 20 gennaio, il giorno dell’investitura del nuovo presidente e del cambio della guardia con Barack Obama. Quante cose potrebbero ancora succedere prima dell’arrivo di questo fatidico 2017?
Già nell’estate del 2016 si rincorreva la voce secondo la figura di Donald Trump avrebbe potuto essere strumentale per la dichiarazione di unostato d’emergenza.

3° I FUTURI UOMINI DEL PRESIDENTE

15050124_10208941197024950_387523543_nGià dall’inizio dell’anno emergono le ambiguità del tycoon“Votate per me e vi dirò chi sono i responsabili del 9/11”. Siamo tutti orecchie. L’ammissione di una verità di questo genere da parte di un presidente degli Stati Uniti sarebbe qualcosa di più unico che raro. Ma forse si tratta di chiacchiere elettorali dati i suoi rapporti con lo Stato di Israele che si è felicitata per la sua vittoria di modo da tornare a far pressioni sull’Iran e rimettere le sanzioni  che il governo di Obama aveva rimosso scatenando le ire di Israele. Ma secondo tanti osservatori quello di Israele sarebbe solo un entusiasmo di facciata: se Trump mantenesse infatti la sua promessa di schierarsi con Putin e Assad, per lo Stato Ebraico ci sarebbe il concreto rischio di vedere sfumare i progetti del Piano Kivunim.
Ma se Trump ci svelasse le menti che hanno progettato l’11 Settembre -come aveva promesso nella sua campagna elettorale- non correrebbe il rischio di una guerra in famiglia? Sua figlia Ivanka è sposata con l’ebreo Jared Kushner che ha già dato al neo-presidente il primo nipotino israelita. Forse solo promesse elettorali irrealizzabili, come il divieto di ingresso ai musulmani. Un proposito sparito dal suo sito subito dopo le prime ore dopo la sua elezione… (clicca qui) Ovviamente non vogliamo fare inutili pronostici dato che nessuno di noi può sapere con certezza ciò che avverrà prossimamente e dal momento che non conosciamo ancora i personaggi di cui si circonderà il neopresidente per governare il paese. Ma pare che sia certa la nomina di Steve Mnuchin un ex della Goldman Sachs, finanziario della sua campagna elettorale. L’uomo a cui Trump potrebbe affidare l’economia ha finanziato per anni le campagne elettorali dei democratici, compresa quella della stessa Hillary Clinton a senatrice nello Stato di New York. La Goldman Sachs figura tra l’altro fra gli istituti che avevano corrisposto la bellezza di 675 mila dollari all’ex Segretario di Stato per tre interventi in altrettante occasioni. E ora un’ex figura di piano proprio di quella banca potrebbe diventare una colonna della nuova amministrazione Trump. (clicca qui) E a chi è sfuggito Mike Pence? Il neo vice presidente? Pence è uno di quelli che ha votato sì per l’autorizzazione della forza mlitare in Irak. Nell’aprile del 2003 ha votato SI per una spesa di 78 milioni di dollari per la guerra in Irak e Afghanistan. E ancora Pence nel luglio del 2005 ha espresso la sua adesione al CAFCA (un accordo che riduce la sovranità per arrivare al Nuovo Ordine Mondiale). Contrariamente a quanto professa pubblicamente Trump, il suo vice oltre ad essere un grande amico di Israele è anche a favore dell’immigrazione.(clicca qui) Ma non solo: nel parterre che starebbe schierando il tycoon si fa anche il nome di Newt Gingrich, membro delCFR (lobby che promuove il governo globale). Mentre il procuratore generale dovrebbe essere Rudolph Giuliani, massone 33° grado e grande sostenitore di Israele, nonché complice dell’11 settembre quando era sindaco di New York. Insomma non un parterre di controrivoluzionari, ma i soliti “evergreen” (per usare un eufemismo…) della politica USA. Va detto comunque che se Trump riuscisse a portare a termine (anche solo parte) il programma che aveva esposto durante la sua campagna elettorale i riflessi della sua politica potrebbero riverberarsi anche sulle politiche dei paesi della UE con un impatto decisivo sulle prossime elezioni e accelerando il processo di dissoluzione della moneta unica e delle istituzioni di Bruxelles. Non è certo un caso se, tra i consiglieri del futuro presidente americano, figuri il britannico anti-europeista Nigel Farage capo dell’UKIP e grande protagonista della famosa Brexit. Come potrebbero arrestarsi l’espansione della NATO. Ma non solo: non sorprendetevi se papa Francesco improvvisamente smettesse di fare le sue solite ossessive pressioni su fedeli e consacrati per favorire l’accoglienza di tutto il continente africano in Europa…

4° OMBRE E STRATEGIE

Nella storia degli Stati Uniti sono stati assassinati quattro presidenti, ma soltanto uno negli ultimi 100 anni (proprio Jfk). Inoltre, sono stati sventati 20 complotti per uccidere gli inquilini della Casa Bianca. Dietro la vittoria di Trump si celano ancora troppe ombre che non è possibile discernere completamente, anche perchè come dicono molti il tycoon è parte di quello stesso establishment contro la quale dice di volersi opporre. Ovviamente ciò non significa necessariamente che egli sia in malafede. Basti pensare a John F. Kennedy, non certo un piccolo fiammiferaio venuto dal nulla. Appartenente ad una della famiglie più ricche e influenti del mondo, Kennedy per la sua ascesa si servì dell’èlite, di uomini corrotti e della  mafia, ma quando si trovò dinanzi al dilemma di fare gli interessi delle banche piuttosto che quelli della Nazione vinse il suo spirito patriottico, contrastando gli interessi di coloro che detenevano il controllo dell’emissione della moneta. Sappiamo quale sorte fu riservata a JFK…
Quindi fino a quando non vedremo Trump all’opera sono poco rilevanti le foto risalenti a più di dieci anni fa che lo ritraggono sorridente a fianco dei coniugi Clinton.
(Nella foto in basso la celebre immagine divenuta virale in rete in cui si “profetizzava” l’ascesa di Trump in un episodio dei Simpson)
urlNon si può negare comunque la possibilità che dietro la vittoria del nuovo presidente si celi l’abile mano dell’èlite. Anche questa è un’ipotesi che non possiamo ancora scartare. Infatti, con una Hillary inguaiata fino al collo, e con gravi problemi di salute, (come si evince dalla pubblicazione delle cartelle cliniche), e quindi non in grado di potere sostenere un impegno come quello della presidenza degli USA, l’unica alternativa sarebbe stata quella di optare per una vittoria di Trump di modo da mandare in scena un mega false flag strumentale alla dichiarazione del famoso stato d’emergenza che potrebbe consentire al presidente uscente un terzo mandato senza essere votato con l’applicazione della legge marziale. E se i poteri forti avessero permesso la candidatura di un personaggio come Trump da rendere ridicolo, da dipingere come pericoloso sessista, fascista e razzista che deve essere fermato a tutti i costi di modo da dover rimediare con qualsiasi mezzo per “amore del paese”? Anche a costo di una legge marziale? Non sembra più un’ipotesi così astrusa e inverosimile come poteva suonare fino a pochi mesi fa. Del resto è già dalla scorsa primavera che assistiamo a risse, violente manifestazioni durante i comizi di Trump con addirittura una sparatoria il giorno dell’elezione in uno dei seggi della California causando due morti e quattro feriti. (clicca qui)
VIDEO- Un ragazzo bianco viene pestato da un branco di giovani neri per aver votato Trump. Video scartato da tutti i media mainstream
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5° UNA PRIMAVERA COLORATA ANCHE IN USA?

front imageFatto sta che l’ipotesi di un mega attentato contro The Donald non è più materia dei blog cospirazionisti.  Monisha Rajesh, giornalista presso il britannico Guardian, in un tweet invoca un “assassinio presidenziale”: “It’s about time for a presidential assassination” (è giunto il momento per un assassinio presidenziale). Ma non solo: una lettera aperta di 50 esperti di alto livello della sicurezza nazionale, pubblicata dal New York Times parla del pericolo di un possibile attentato. La missiva mette nero su bianco che “Trump sarebbe un presidente pericoloso, che metterebbe a rischio la sicurezza e il benessere nazionale del nostro paese”.  La lettera, è firmata da uomini di apparato di spicco: ex direttori dell’intelligence, come John Negroponte.  Michael Hayden,ex capo della Cia, non esclude una rivolta dei militari se Trump dovesse dare “ordini illegali” sul terrorismo o altre operazioni. Anche Tom Ridge e Michael Chertoff ex segretari dell’Interno si uniscono al coro. (clicca qui) Chertoff, figlio di un rabbino e di una pioniera del Mossad, era Il procuratore che dirigeva la divisione penale all’epoca del 11 settembre, A lui si deve il rilascio e il rimpatrio in terra di Israele di quelle cinque spie del Mossad danzanti sul tetto di uno dei grattacieli di New York adiacenti al Word Trade Center che furono posti sotto stato di fermo per il loro presunto coinvolgimento nella strage. Pochi mesi dopo, il presidente Bush jr. avrebbe nominato Chertoff capo del Dipartimento Sicurezza Interna! Insomma i personaggi che parlano di attentato ai danni di Trump sono persone che di attentati se ne intendono…
Come possiamo ignorare poi le manifestazioni che si stanno svolgendo da un lato all’altro degli Stati Uniti contro il risultato elettorale che ha portato Trump alla presidenza? Si tratta proprio di quei “democratici” progressisti che si indignarono quando Trump durante la campagna elettorale affermò che non avrebbe accettato un risultato diverso da una vittoria perchè le elezioni sarebbero state rigged (truccate) in favore della Clinton.
Come non riconoscere analogie tra quello che sta avvenendo in America con le manifestazioni (finanziate e armate da USA e NATO) che precedettero il colpo di stato in Ucraina, finanziato e sostenuto dai neocon americani e mandato in scena proprio durante le olimpiadi di Sochi (2014) di modo da impedire a Putin di reagire con la forza.
In USA, i civili “democratici” hanno distrutto auto, appiccato incendi, lanciato bastoni incendiari contro le forze di polizia, bloccato strade, defecato e urinato su immagini del volgarissimo Trump. Cortei composti per lo più da giovani “idealisti” universitari che sembrano ignorare il perchè gli USA debbano spendere bilioni (migliaia di miliardi) di dollari per fare guerre in tutto il mondo, rovesciare governi non graditi in vari continenti e mantenere un colossale apparato militare con oltre 900 basi militari in tutto il mondo, Secondo i dati dell’Escwa (la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Asia) le Primavere arabe scatenate dagli USA sono costate ai loro cittadini ben 614 miliardi dollari! (clicca qui) Ma si sa, la “finezza” di un presidente come Obama o la Clinton è preferibile per questi indottrinati bambocci.

6° TRUMP O CAMPI FEMA?

fema-camps(nella foto in alto: Il camion marchiato con squadra e compasso trasporta bare di plastica nel campo FEMA presente in Wiscounsin. VIDEO)
Mentre continuano le proteste contro il nuovo presidente Usa, islamici e Fratelli Musulmani chiedono una Primavera araba anche nella più grande “democrazia” del mondo. Che una parte di queste manifestazioni sia spontanea, nessuno lo vuole mettere in discussione. Ma se si analizzano a fondo questi moti di protesta contro il neo-presidente c’è anche dell’altro che merita di essere raccontato: ossia che un’altra fetta di queste proteste è de facto fomentata e finanziata ad arte da alcune associazioni molto potenti e influenti che fanno parte degli ambienti “radical” e progressisti americani. Ovviamente non potevano mancare i soldi dell’Open Society dell’onnipresente ebreo di origine ungherese George Soros. Facendo una banale ricerca su Craigslist, database molto popolare negli Stati Uniti che ospita annunci dedicati al lavoro, eventi, acquisti, incontri e quant’altro, si possono facilmente scovare delle curiose comunicazioni come questa: “Siamo a Seattle, nello Stato di Washington, una delle città teatro delle manifestazioni anti-Trump”. L’annuncio è stato pubblicato nelle stesse ore – guarda caso – in cui tali dimostrazioni si sono succedute. “Combatti l’Agenda Trump!” – recita l’annuncio – Assumiamo attivisti a tempo pieno. Washington Can! (clicca qui)
not-my-president-12I compensi per i sognatori di un’America libera dal tycoon vanno dai 15 ai 18 dollari l’ora, (clicca qui) un big deal se consideriamo che gli studenti per mantenersi gli studi guadagnano la metà per fare caffè da Starbucks.
Questo accade mentre continuano ad arrivarci notizie sulle sparizioni di cittadini senza fissa dimora prelevati da operatori dei FEMA campsUn insider dice che il rapimento degli homeless è la prima tappa per attivare gli 800 campi di internamento FEMA in tutto il paese in prigioni pienamente operative. (clicca qui)
Verso i campi in questione -per ora vuoti, ma costantemente sorvegliati da telecamere di sicurezza e dalla presenza perpetua di militari che impediscono le riprese esterne dei reporter- si tornati a parlarne di recente in merito alla massiccia quantità (centinaia di migliaia) di bare di plastica trasportate nei campi. E chissà se queste bare non siano state acquistate anche per questi ingenui idealisti libertari che con il loro atteggiamento potrebbero aiutare l’èlite a proclamare la tanto agognata legge marziale che precederà la Repubblica Universale. Forse l’Apocalisse è stata solo rimandata di alcuni mesi. Ad ogni modo avremo modo di constatare tutto in questo fatidico 2017, ormai alle porte.
-Floriana Castro Agnello- antimassoneria.altervista.org Copyright © 2016

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Clinton e Soros lanciano la rivoluzione viola negli USA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 11/11/2016hillary-7591La sconfitta della candidata presidenziale democratica Hillary Rodham Clinton non “passava tranquillamente in quella buona nottata”. La mattina dopo la sorprendente e inaspettata sconfitta per mano del parvenu repubblicano Donald Trump, Clinton e marito, l’ex-presidente Bill Clinton, entravano nella sala da ballo art-deco dell’hotel New Yorker nel cuore di Manhattan in abiti viola. La stampa subito notò il colore e chiese cosa rappresentasse. Il portavoce dei Clinton sostenne che rappresentasse l’incontro tra l’“America blu” dei democratici e l’“America rossa” dei repubblicani, unendosi nel viola. Tale dichiarazione era un mero stratagemma, noto ai cittadini dei Paesi oggetto in passato delle vili operazioni politiche del magnate degli hedge fund George Soros. I Clinton, che hanno ricevuto milioni di dollari in contributi elettorali e donazioni per la Clinton Foundation da Soros, in realtà avviavano la “rivoluzione viola” di Soros negli USA. La rivoluzione viola si opporrà agli sforzi dell’amministrazione Trump per respingere le politiche globaliste dei Clinton e dell’imminente ex-presidente Barack Obama. La rivoluzione viola cercherà inoltre di abbreviare l’amministrazione Trump con manifestazioni di piazza sorosiane e disagi politici. È dubbio che gli assistenti del presidente Trump lo consiglino dall’indagare sul diversivo dei server di posta elettronica privati di Clinton ed altre questioni relative alle attività della Fondazione Clinton, soprattutto quando la nazione deve affrontare tante altre questioni urgenti, tra cui posti di lavoro, immigrazione e assistenza sanitaria. Tuttavia, il presidente Jason Chaffetz dell’House Oversight and Government Reform Committee, ha detto che continuerà le udienze al Congresso, controllato dai repubblicani, su Hillary Clinton, Fondazione Clinton e l’assistente Huma Abedin. Il presidente Trump non deve lasciarsi distrarre da tali tentativi. Chaffetz non è un sostenitore di Trump. Globalisti ed interventisti statunitensi già avanzano il mantra opposto dai tanti “esperti” di sicurezza nazionale e militari di regime alla candidatura di Trump, Trump “deve” chiamarli ad unirsi all’amministrazione, perché non ci sono abbastanza “esperti” nella cerchia dei consulenti di Trump. Gli screditati neo-conservatori alla Casa Bianca di George W. Bush, come il co-cospiratore della guerra in Iraq Stephen Hadley, vengono menzionati come qualcuno a cui Trump dovrebbe chiedere di entrare nel suo Consiglio per la Sicurezza Nazionale o altre posizioni di rilievo. Il segretario di Stato di George HW Bush, James Baker, fiero lealista di Bush, viene anche indicato come membro della squadra alla Casa Bianca di Trump. Non c’è assolutamente alcuna ragione per Trump di chiedere il parere di fossili repubblicani come Baker, Hadley, Rice e Powell, il folle ex-ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite John Bolton, ed altri. Vi sono molti sostenitori di Trump dalla ricca esperienza nella sicurezza estera e nazionale, anche di origine africana, haitiana, ispanica e araba, senza essere neocon, che occuperebbero le posizioni ai vertici e intermedi dell’amministrazione Trump. Trump deve distanziarsi da neocon improvvisi benevolenti, avventurieri, militaristi ed interventisti, impedendogli d’infestarne l’amministrazione. Se Clinton avesse vinto, su un articolo sulla nuova amministrazione si sarebbe letto: “Sulla base del militarismo e dell’avventurismo estero da segretaria di Stato e del due volte presidente, il marito Bill Clinton, il mondo vedrà maggiore aggressività militare statunitense su vari fronti nel mondo. La presidentessa Hillary Clinton non nasconde il desiderio di confrontarsi con la Russia militarmente, diplomaticamente ed economicamente in Medio Oriente, alle porte della Russia in Europa orientale, e anche nella Federazione russa. Clinton ha rispolverato la politica del ‘contenimento’, da tempo screditata, introdotta dal professor George F. Kennan all’indomani della seconda guerra mondiale. L’amministrazione Clinton probabilmente promuoverà i neo-guerrieri freddi più feroci dell’amministrazione Obama, tra cui l’assistente segretaria di Stato per gli affari europei ed euroasiatici Victoria Nuland, favorita personale di Clinton”.
Il Presidente Trump non può permettersi che chi è nella stessa rete di Nuland, Hadley, Bolton ed altri, entri nella sua amministrazione, metastatizzandola come una forma aggressiva di cancro. Costoro non porterebbero avanti la politica di Trump, ma continuerebbero a danneggiare le relazioni degli USA con Russia, Cina, Iran, Cuba e altre nazioni. Non solo Trump avrebbe a che fare con i neocon repubblicani, che cercano di bacarne l’amministrazione, ma anche con il tentativo di Soros d’interrompere la sua presidenza con la rivoluzione viola. Prima che Trump sia nominato 45° presidente degli Stati Uniti, le operazioni politiche finanziate da Soros si attivavano per sabotarlo durante il periodo terminale di Obama e in seguito. La rapidità della rivoluzione viola ricorda la velocità con cui i manifestanti invasero le strade di Kiev, capitale ucraina, nelle due rivoluzioni arancioni sponsorizzate da Soros nel 2004 e, dieci anni dopo, nel 2014. Mentre i Clinton adottavano il viola a New York, manifestazioni di piazza violente, coordinate da Moveon.org e “Black Live Matter” finanziati da Soros, scoppiavano a New York, Los Angeles, Chicago, Oakland, Nashville, Cleveland, Washington, Austin, Seattle, Philadelphia, Richmond, St. Paul, Kansas City, Omaha, San Francisco e altre 200 città degli Stati Uniti. Il gruppo “Pussy Riot” finanziato da Soros pubblicava su YouTube un video anti-Trump dal titolo “Make America Great Again”. Il video è divenuto “virale” su Internet, ed è pieno di atti profani e violenti, ritraendo una distopica presidenza Trump. Seguendo la sceneggiatura dello scribacchio di George Soros, Gene Sharp, il membro delle Pussy Riot Nadya Tolokonnikova invocava gli statunitensi anti-Trump a trasformare la rabbia in arte, musica e arte visiva. L’uso dei graffiti politici è una tattica popolare di Sharp. Le proteste di strada, musica e arte anti-Trump sono la prima fase della rivoluzione viola di Soros negli USA.
Il presidente Trump affronta un duplice attacco dai nemici. Uno guidato dai burocrati neo-con, tra cui l’ex-direttore dellaNational Security Agency e della CIA Michael Hayden, l’ex-segretario alla Sicurezza Nazionale Michael Chertoff, e i fedelissimi della famiglia Bush, cerca di decidere le nomine di Trump alle cariche per sicurezza nazionale, intelligence, politica estera e difesa dell’amministrazione. Tali neo-guerrieri freddi cercano di convincere Trump a mantenere l’aggressività di Obama verso Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba e altri Paesi. Il secondo fronte contro Trump sono i gruppi politici e mediatici finanziati da Soros. Tale seconda linea di attacco attua la guerra di propaganda anti-Trump utilizzando centinaia di giornali, siti web ed emittenti, cercando di minare la fiducia del pubblico verso l’amministrazione Trump fin da subito. Uno degli annunci politici di Trump, poco prima dell’elezione, dichiarava che George Soros, la presidentessa della Federal Reserve Janet Yellen e l’amministratore delegato della Goldman Sachs Lloyd Blankfein, fanno parte di “una struttura di potere globale responsabile delle decisioni economiche che hanno derubato la nostra classe operaia, spogliato il nostro Paese della ricchezza, mettendola nelle tasche di un pugno di grandi aziende ed enti politici”. Soros e i suoi servi avevano immediatamente e ridicolmente attaccato l’annuncio come “antisemita”. Il presidente Trump dovrà stare in guardia contro coloro che la sua campagna ha denunciato e i loro colleghi. Il figlio di Soros, Alexander, ha invitato la figlia di Trump, Ivanka, e il marito Jared Kushner, a sconfessare pubblicamente Trump. Le tattiche di Soros non solo cercano di dividere le nazioni, ma anche le famiglie. Trump deve guardarsi dalle macchinazioni, attuali e future, di George Soros, tra cui la rivoluzione viola.2016-11-10t160706z_1_lynxmpeca9116_rtroptp_3_usa-election-protestsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


TRUMP E NON SOLO. LA MULTINAZIONALE DELLE MENZOGNE CHE FABBRICA ODIO.


Sorpresona! Ha vinto Trump, e, per quattro anni, salvo attentati o macchinazioni, sarà lui l’inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington D.C. Si stanno consumando le tastiere dei computer di tutto il mondo per esprimere giudizi e chiarire come e qualmente è accaduto l’imprevedibile. Non ci uniremo al coro dello “spiegone”, come lo chiama Fiorello, se non per constatare  con soddisfazione che le oligarchie dell’Occidente stanno vivendo, finalmente, tempi duri: il voto dell’Austria, la Brexit, adesso addirittura il ciuffo ossigenato di Donald alla Casa Bianca. Se sono rose fioriranno….
Ciò che facciamo osservare è qualcos’altro, e, ci permettiamo di pensare che sia una delle chiavi di interpretazione di tanta parte della storia e della cronaca di questo piccolo pianeta dal 1989 in avanti.
Si tratta della pianificata, furibonda, scientifica opera di demonizzazione della quale siamo stati spettatori, rivolta ad un personaggio cui è stato cucito addosso una abito tra Jack lo Squartatore, Gengis Khan, Gargamella e lo Scemo del Villaggio (Globale).  Una chirurgica introduzione di odio in dosi massicce, unita alla denigrazione più assoluta a mezzo dell’intero sistema mediatico, culturale ( culturale?) e dell’intrattenimento, in scrupolosa osservanza di tutti i luoghi comuni del sinistro progressismo occidentale. Non ha funzionato, ed è la seconda doccia gelata dopo la vittoria degli ignoranti, dei vecchi e dei male informati britannici nel referendum sull’Unione Europea.
Non è un caso che un vecchio malvissuto come l’”emerito” Giorgio Napolitano, alto funzionario di lungo corso delle oligarchie che non ha mai dismesso, ma solo rivoltato, la livrea, abbia affermato, dopo il brusco risveglio, che l’elezione di Trump è l’episodio più sconcertante da quando esiste il suffragio universale. Voce dal sen fuggita, l’età non perdona, il vecchio comunista disprezza fieramente il voto popolare, per questo è il servo ideale dei padroni del mondo. Quanto a Fabrizio Rondolino, una semplice mezza figura, un impiegato d’ordine del sistema, l’ha sparata proprio grossa, in un impeto di sincerità, sbottando sul rischio del suffragio universale per la “civiltà occidentale”. Parola di quelli che cantano le lodi della democrazia ad orario continuato, festivi compresi….
Qui sta, forse, il punto. L’Impero del Bene ha bombardato ed assordato l’universo mondo da troppi anni con la democrazia, la volontà e la sovranità popolare, l’uguaglianza, il politicamente corretto, il rispetto ossessivo di tutte minoranze e di qualunque sensibilità squinternata, non può abolire le elezioni, rito massimo del sistema. Può, avendo il controllo di tutto, non solo orientarle, non solo officiare il rito con liturgie sempre nuove –sistemi elettorali costruiti per assegnare la vittoria in anticipo e circoscrivere la stessa partecipazione – , può manipolare l’elettorato e organizzare menzogne su larga scala . Può anche, ed è il caso inglese, tentare l’ultima carta, scatenare alcuni parrucconi delle istituzioni che il vangelo liberale chiama di garanzia per ribaltare la volontà popolare. I tre giudici britannici che hanno stabilito che il voto dei connazionali sulla Brexit non vale se non è confermato da analoga pronuncia del parlamento indicano che la sovranità popolare non è solo un’elegante finzione giuridica, ma una menzogna bella e buona, esattamente come i referendum irlandesi ripetuti sino allo sfinimento per ottenere, tra ricatti politici ed economici scanditi da imponenti campagne mediatiche, il risultato voluto da lorsignori.
La giustificazione virtuosa ? La mitica, meravigliosa “stabilità”, condizione assai vicina alla stasi, ovvero,  estremizzando, alla morte cerebrale.  Stabilità, cioè nulla si deve muovere se non per espressa decisione di coloro che sanno e possono. Il voto, l’umore popolare, il rischio che le decisioni vengano prese dai soggetti sbagliati ,ammettiamolo, è un bel fastidio. Per questo, è in servizio permanente effettivo l’intellettuale collettivo ( una volta era il partito comunista…..) che anima, orienta, aizza, instilla, fabbrica la giusta idea del bene e del male in attrezzate officine mediatiche ed accademiche. Mai come nel caso Trump si è potuto verificare come mezzo e messaggio coincidano, secondo l’intuizione di Marshall Mc Luhan. Attraverso stampa, internet, televisione, prese di posizione di cantanti, attori,  scrittori, professori, “esperti” di tutte le materie, veline di banche ed agenzie di rating, i padroni dei mezzi lanciano i messaggi “giusti”, che diventano parole d’ordine virali, cambiano i cervelli di milioni di persone, rese docili  dalla dose cavallina della somministrazione, novello TSO, trattamento sanitario obbligatorio.
Come in tutte le dipendenze ( oggi, nel mondo della connessione continua, dipendiamo dai messaggi come i tossici dalla cocaina per le loro prestazioni) al fine di ottenere l’effetto desiderato, occorre aumentare costantemente il dosaggio. Adesso siamo pervenuti alla pianificazione dell’odio per overdosedi messaggi negativi, bugiardi come la promessa delle sostanze stupefacenti di farci star meglio. Donald Trump, che non è Madre Teresa di Calcutta e neppure Giulio Cesare, diventa così , se ci si passa il termine, la Merda Totale, il male assoluto contro cui insorgere per imperativo morale.
Credevamo che fosse la specialità e la necessità dei comunisti di tutte le latitudini quella di avere il Nemico del Popolo contro cui scatenare plebi fanatizzate che chiamavano masse. Proprio in Italia, abbiamo realizzato, dalla discesa in campo di Berlusconi,  che le peggiori attitudini dell’universo comunista erano state assorbite, ed innalzate a livelli scientifici, dai Superpadroni Globali.
Avevano a disposizione il personale addetto, gli impiegati di concetto della pseudo carovana  intellettuale disoccupati a causa della fine  del sogno comunista. Volentieri si sono aggregati alla folta compagnia i membri del ceto semicolto, come lo chiamava con sarcasmo Costanzo Preve, di rinforzo ampia parte del clero e dei parrocchiani, orfani di quel Dossetti che pronunciò su Silvio, dall’eremo bolognese, il più terribile e definitivo anatema antropologico che potesse uscire da bocca cattolica: “un principe del rinascimento”, Cesare Borgia più i Medici lussuriosi. Vent’anni di odio organizzato, demonizzazione e denigrazione sino alla meschinità, ben oltre i numerosi demeriti del Cavaliere.
Oggi sappiamo che il lungo esperimento italiano, cui potremmo aggiungere l’omologo francese contro i Le Pen, padre e figlia, era ed è svolto, in corpore vili, come allenamento per raggiungere la perfezione scientifica nella formazione dell’odio e nella propalazione delle falsità dell’ultimo anno, l’ AntiTrump come l’Antiduehring di Carlo Marx scagliato contro il nascente riformismo  socialdemocratico. Lo sgomento è che non ha funzionato. Cercheremo di dire qualcosa alla fine, alla buona, sui perché la campagna di Washington abbia conosciuto la Beresina di Napoleone, ma è necessario prima analizzare come hanno agito, su quali emozioni e sentimenti abbiano fatto leva, e quali conseguenze lasci la mobilitazione totale dei Forti e dei Giusti, così possente e granitica che avrebbe destato l’ammirazione di Ernst Junger.
Intanto, il mondo dei sondaggi e delle indagini demoscopiche; delle due l’una, o forse un combinato disposto: o sono degli imbroglioni seriali o meritano la patente di imbecilli. Qualcuno tra i più scafati, come l’italiano Mannheimer, confessa che le domande poste sono sbagliate. Insomma, nel mondo della libertà, della trasparenza e della democrazia, chiedere a qualcuno per chi vota non funziona.   Poi ci sono i 9 intervistati su 10 ( !!!!) che buttano giù il telefono perché hanno altro da fare, e naturalmente, guarda un po’, anche quelli che il telefono non ce l’hanno, o lo tengono spento. Solo ora prendono atto che sono elettori anche loro. Interessante è anche la conclusione degli “esperti” ( categoria onnicomprensiva alla quale farebbe assai bene un lungo periodo di lavoro bracciantile) sulle vittorie della Clinton nei dibattiti televisivi.
Scoprono al termine della partita ciò che ai manipolatori dei Big Data avrebbe dovuto essere chiaro da prima, ovvero le due variabili seguenti: una è che moltissimi non guardano la TV o cambiano canale ai dibattiti, ma, ahimè, fanno parte dell’ opinione pubblica e nel cassetto hanno la tessera elettorale. L’altra, strabiliante, è la rivelazione che quei dibattiti sono seguiti soprattutto dai “progressisti”, talché il campione è bacato all’origine. Eppure, la sociologia ha inventato il cosiddetto “gruppo di controllo” da molti decenni. Dunque, sono degli imbroglioni, di cui le persone oneste fanno bene a diffidare, evitando di rispondere loro, o addirittura, a disorientarli con risposte contraddittorie e beffarde.
La corporazione degli esperti di indagini demoscopiche ha proceduto indubbiamente su mandato dei “superiori”, che, nel frattempo, lavorano ai fianchi l’opinione pubblica su altri piani. Una sociologa tedesca scoprì già nel secolo passato la “spirale del silenzio”, ovvero il principio in base al quale chi ritiene di avere un’opinione divergente da quella corrente o più gradita al potere tende a tacerla. Giovanni Sartori, un liberale a tutto tondo, ne concluse con tristezza “ chi non dice quel che pensa, finisce per non pensare più quello che non può dire”. Su questo puntano da tempo i manipolatori dell’opinione pubblica, che prima creano un’idea, poi screditano i suoi avversari mettendo in piedi un nuovo senso comune. Plinio Correa De Oliveira lo definì trasbordo ideologico inavvertito. Gettano il sasso, poi, in successione ( la “finestra di Overton”) fanno passare qualsiasi sciocchezza o bestialità per sovraccarico di messaggi, demonizzazione e ridicolizzazione dell’Altro, rendendola accetta ai più. E’ come se un tifoso del Milan si svegliasse interista, dopo una notte di messaggi reiterati destinati a colpire la giusta area cerebrale, per di più convinto di essere sempre stato nerazzurro.
Imbroglio a sangue freddo, spregiudicato uso delle conoscenze scientifiche e dei mezzi tecnologici. In fondo, aveva già tutto chiaro  Vance Packard nel 1957, con il suo fondamentale “I persuasori occulti”. In sessant’anni le neuroscienze e le tecniche di marketing sono diventate mille volte più potenti e pervasive.
C’è un baco, un grosso baco nel sistema, a cui staranno già alacremente lavorando per provi rimedio, anzi i bachi sono due. Un certo numero di destinatari dei messaggi  manifestano retroazioni  ( no, meglio feedback…) inaspettate o negative, ad esempio se i divi di Hollywood si schierano da un lato, lo ignorano o reagiscono al contrario. Così Madonna e De Niro, Lady Gaga e, nel suo piccolo, il cagnolino da salotto italiano Roberto Benigni diventano contro- testimonial. Più grave ancora, per costoro, è accorgersi che non riescono a raggiungere una enorme platea di potenziali clienti, e quindi il loro potere di condizionamento presso di loro è zero .
Sembrerà strano, ma al mondo ci sono ancora centinaia di milioni, probabilmente miliardi, di uomini e donne analogici e non digitali, che non consultano l’edizione online dell’Huffington Post ( oh, my God!) , non ascoltano le omelie di Fabio Fazio, Gramellini e Lucia Annunziata, e , orrore degli orrori, sfogliano con maggiore interesse la Gazzetta dello Sport o la cronaca locale che la neo Bibbia La Repubblica, organo del progressismo di “color che sanno”, e megafono preferito dello stesso Santo Padre. Per i signori del politicamente corretto, il papa è Santo Padre quando la pensa come loro. Ci sono, piaccia o meno a lorsignori, tante menti forse un po’ superficiali, ma ancora libere, magari perché devono badare ai figli, cercare lavoro, resistere alle malattie, ai mutui usurari, vivere la vita in luoghi diversi dalle terrazze romane, dai loft sui navigli milanesi e dalle varie Capalbio in cui  si ritrovano gli insopportabili post-borghesi che sanno tutto. Come la favola filosofica della francese Coline Serreau, Tuttosà e Chebestia.
Quindi, non resta che fabbricare l’odio e la denigrazione. L’avversario di turno non è mai uno che la pensa diversamente, ma un losco mentecatto ignorante, un malvagio che “deve” fare schifo, e la ripugnanza prodotta non può che sfociare nell’odio, oltreché nel rassicurante, benefico sentimento di superiorità etica ed antropologica dei Buoni, ciò per cui i padroni del consenso, i dottori della nuova psico tecnologia delle masse hanno impegnato mezzi, tecnologie , raffinati saperi, assoldato i migliori cervelli a tariffa del pianeta.
E’ sufficiente scorrere le immagini delle manifestazioni americane successive all’elezione di Trump. Una  sbigottita umanità dallo sguardo allucinato e un ghigno carico di rancore, la certezza granitica che  l’Altro, il nemico, il Bruto globale, ha torto perché non ha ragioni. La sua ragione è la cattiveria, il Male Oscuro che diffonde.  Hanno creduto, spesso con oneste intenzioni, che l’odio, la violenza, un generico ma terribile Male sia dall’altra parte. Non possono accettare la sconfitta. Hanno paradossalmente ragione, la vittoria del Male non può essere riconosciuta né accettata. Alcuni arrivano a bruciare bandiere americane, un gesto che, a quelle latitudini, ha un significato ben più potente di quanto ne avrebbe da noi.
La domanda, tuttavia, è: chi ha costruito il Nemico  Assoluto, e perché. Aveva capito prima degli altri il meccanismo Carl Schmitt, rilevando che nel nostro tempo è caduto il concetto romanistico di iustus hostis, il nemico contro cui si combatte, ma di cui si riconosce esistenza e legittimità, e con il quale si dovrà convivere, su basi diverse, a guerra finita. No, il nemico nuovo, quello istituito dai fieri democratici, è per natura assoluto, totale, una non-persona. I volti sfigurati dall’odio dei manifestanti di Seattle (Microsoft….) e della California (Silicon Valley) sono uguali alle torve facce dei manifestanti contro Berlusconi o Salvini.
I nostrani cosiddetti centri sociali non sono altro che i mazzieri di quart’ordine, le truppe cammellate da mobilitare ad un fischio. Il grosso dell’esercito del Bene sono le brave professoresse fautrici della “buona scuola”, i borghesi metropolitani, gli intellettuali disorganici – vil razza dannata quanto i cortigiani del Rigoletto – i membri del ceto medio che, approfittando all’eccesso della Dotta Ignoranza teorizzata da Nicola Cusano, hanno imparato qualche decina di nuove parole inglesi, sono al corrente delle mode e dei gusti che piacciono alla gente che piace, poi i chierichetti del nuovo Dio al passo con i tempi, tinteggiato con i colori della misericordia e dell’accoglienza, e quelli che adorano il sostantivo contaminazione ed il prefisso “multi”, multietnici, multiculturali, multitutto.
Vivono nel livore, nella quotidiana esecrazione, nell’indignazione a comando come il povero cane di Pavlov sbavava al suono della campanella che annunciava il cibo. Il riflesso condizionato non chiede mai,  proibito come violare un sacro tabù, se nell’Altro c’è davvero e solamente l’odio o il male. “Noi” siamo , per definizione, il Bene, il Giusto, il Progresso ( altra parola chiave ) la Tolleranza. Viene in mente l’acuta  battuta di un comico : Non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono napoletani ! Rovesciamola per un attimo, ed adattiamola al popolo del rancore….
I burattinai, quelli sì hanno cervelli finissimi e vasta cultura. Riflettiamo ad esempio sulla teoria del Capro Espiatorio, alla quale René Girard dette un’originale interpretazione. Ad una comunità divisa occorre un nemico cui addebitare ogni male, ascrivere tutte le colpe, attribuire nefandezze ed orrori. Il Capro Espiatorio assolve la funzione di ricompattare il gruppo attraverso il suo sacrificio. E’ una “violenza fondatrice”, nel lessico girardiano, e rappresenta, anche in società secolarizzate e disincantate, l’evento misterioso del sacro. La vittoria del Capro Espiatorio non è prevista, chi organizza lo spettacolo ha scatenato forze irrazionali, difficile fermarle. Disgustoso è averle suscitate per calcolo , in America e altrove.
Nel 2008 Obama venne eletto sull’onda di immense speranze, una specie di spada della giustizia posta a vendicare torti millenari. Un uomo di colore, anche se sanguemisto, alla guida del mondo dei bianchi razzisti, guerrafondai, colonialisti. L’avevano pensata benissimo, ma gli esiti sono stati ben inferiori alle aspettative. Le guerre si sono moltiplicate, sotto la maschera ipocrita dell’ingerenza umanitaria; l’imperialismo americano è continuato, indipendentemente dalla razza del presidente; le disuguaglianze più vergognose tra l’uno per cento dei super ricchi e gli altri, tutti gli altri, si sono allargate, né la minoranza  afroamericana ( è obbligatorio chiamarla così) non risulta aver migliorato la sua condizione. Un dato: due terzi dei bimbi statunitensi di colore nascono fuori dal matrimonio o da stabili convivenze, ben oltre un milione di neri sono in galera. Eppure, il potere globale è riuscito a veicolare senza vergogna il messaggio che la giustizia sociale e razziale, la pace e la tolleranza, il rispetto per le donne stanno da un lato, tutti i mali del mondo dall’altra. Girard più Marx ed Hegel, capro espiatorio, falsa coscienza e coscienza infelice.
La rete è stata preparata minuziosamente, ma qualcosa, da un po’ di tempo, sembra non funzionare. Quel che non va è che i fatti hanno la brutta abitudine di tornare a galla, e le moltitudini care a Toni Negri e Michael Hardt sono sì manipolabili, ma non del tutto.  Milioni di “analogici” non sono connessi alle reti giuste, quelle che contano, fanno tendenza, creano opinione. Negli Usa non ha funzionato neppure l’ultimo coniglio estratto dal cilindro dei prestigiatori globali: Hillary è donna, votatela in quanto tale. Si chiama rappresentanza “a specchio”, ma molte donne, specie quelle che tirano la vita da mattina a sera, fuori o dentro casa, non sono cascate nel tranello.
L’ultimo insulto in ordine di tempo, quello di “sessista”, attiene ovviamente alla sfera del processo alle intenzioni ed ai pensieri, oltrepassa la verità effettuale di chi ha promosso guerre in vari continenti, sganciato bombe ( intelligenti !) sulla testa di uomini, donne , bambini, ottenuto cifre da capogiro da quelle istituzioni finanziarie che, dal 2007 in poi, hanno impoverito milioni di persone senza riguardo al genere, alla razza  o alle preferenze sessuali ( vedete come è semplice usare il loro linguaggio ?).
La trama e l’ordito sono di prim’ordine, è la qualità della tela che è scadente. Anche il presunto odio verso gli immigrati dell’Altro da Sé, brandito come arma assoluta in mano alle anime belle, può essere letto, in controluce, come rispetto delle proprie cose, desiderio di continuità, prudenza. “Senza confini, non ci sono Paesi”, sotto il ciuffo ossigenato di Donald una perla di saggezza, detestata da chi intende abolire le frontiere non per amore degli uomini, ma degli affari che si possono fare sulla pelle del Terzo e Quarto Mondo, immenso esercito di riserva del capitalismo globalista.
Hanno un ulteriore necessità, i generali dell’esercito dei Buoni, convincere che i malvagi sono anche  ignoranti, semplici cretini da osteria. Tecnicamente, è una forma raffinata di razzismo, ma sembra funzionare. Un esponente di vertice dell’oligarchia illuminata, lo Juncker gerarca dell’Unione Europea, sibila con disprezzo che Trump non conosce il mondo, forse crede che il Belgio sia un quartiere. Loro soltanto hanno il monopolio universale della Conoscenza, come se una fleboclisi avesse iniettato nelle loro vene il contenuto di tutte le enciclopedie della terra. Juncker sa certamente dov’è il Belgio, e ricorda l’indirizzo preciso delle sedi di comodo centinaia di grandi entità finanziarie ed industriali multinazionali nel  Lussemburgo  paradiso fiscale di cui fu a lungo primo ministro ed in cui opera Clairstream, il gigantesco istituto di clearing ( compensazione interbancaria ) da cui passano tutte le grandi transazioni finanziarie, specialmente le più opache, forse criminali.
Non cantiamo vittoria troppo presto, Trump è uomo di apparato quasi quanto i suoi nemici, sicuramente ricattabile, e probabilmente si rimangerà molte promesse, il sistema si rialzerà presto dalla botta subita, ma per una volta, se non hanno vinto i migliori, senz’altro hanno perso i peggiori. Devono fare presto ad inculturare gli ignorantoni che votano male e pensano peggio. I titolari di lauree e master, sembra, votano a sinistra, se la parola mantiene un significato. Dovrebbero preoccuparsi, perché una volta erano i paladini di chi a scuola non ci era potuto andare per povertà. Pare che anche i miliardari ed i banchieri, negli States e nella vecchia Europa abbiano il cuore da quella parte, pur ancorando saldamente  a destra il portafogli.
Qualcuno se ne sta accorgendo, e, non fosse altro paragonando la propria condizione attuale, materiale e civile, a quella di dieci, vent’anni fa, si sta seccando. In America li chiamano “colli rossi”, quelli di chi lavora duro e la cui abbronzatura non viene dalle spiagge californiane o dai centri benessere di New York. Il brusco risveglio degli Illuminati è tutto qui: i loro fari danno luce solo ad alcuni, ma accecano tutti gli altri e spengono le lampadine da pochi watt.
Ma quelli, gli Altri, sono il Male, non capiscono, rifiutano i preziosi consigli di chi tutto sa e tutto comprende, dunque si meritano odio, ripulsa, razzismo reale, quanto gli operai e gli artigiani francesi che votano Marine Le Pen, che sarà anche donna, ma non è della cricca. Ai francesi piacciono i giochi di parole, li chiamano calembours, e l’acronimo FN del Front National viene letto effe- haine, pronuncia uguale, ma significa Fronte -Odio. L’odio però non è dei frontisti, ma dei loro nemici.
I colti, i razionali, i pacifisti, i “liberati”, emancipati e chi più conosce paroloni più ne metta, non credono nella loro democrazia, nel suffragio universale, nel principio di maggioranza. Benvenuti nel club, ma attenzione: se i Giusti sono tali in quanto possiedono più denaro o più mezzi, con cui acquistano e determinano le idee ed il consenso, ad usare il vostro metro di giudizio ed il vostro vocabolario, voi siete fascisti ! Nicolàs Gòmez Dàvila scrisse un fulminante aforisma, secondo il quale se il politico democratico credesse davvero nella democrazia, in caso di sconfitta dovrebbe prendere atto di avere torto.
Impossibile: il mondo narcisista e politicamente corretto, Metropolis contro Polis, favorevole alla legalizzazione di tutto fuorché del senso comune, non può avere torto per definizione e predestinazione divina ( Lutero è sdoganato anche da Bergoglio ….) .  Essi sono depositari di una misteriosa, arcana, gnostica sapienza a cui inchinarsi come dinanzi ad una santa reliquia, e se i fatti non vanno nella giusta direzione, tanto peggio per i fatti. Quel che turba è la capacità di costoro di essere creduti da molti. Viene in mente quella vecchia casa discografica il cui nome era La Voce del Padrone.
I meno giovani ricorderanno il suo simbolo ( logo è vocabolo recente e globalista): un cane ascoltava felice dei suoni che uscivano da un grammofono, la Voce del Padrone, appunto. Siamo tornati lì, o forse non ci siamo mai mossi: hanno solo perfezionato il grammofono.
ROBERTO PECCHIOLI 
http://www.maurizioblondet.it/trump-non-solo-la-multinazionale-delle-menzogne-fabbrica-odio/

supremazia boanca trump presidente

La supremazia bianca ha eletto Trump ? Il nuovo presidente rischia di essere assassinato ?

DI PAUL CRAIG ROBRERTS
informationclearinghouse.info
La preferenza degli elettori americani per Donald Trump e Bernie Sanders ha sancito due fatti. Il primo è che la maggioranza del popolo americano non crede ai media presstitutes, le prostitute della stampa. L’altro è che solo i “progressisti” e i “liberali” che abitano la costa nordest dell’Atlantico e quella del Pacifico occidentale credono alle presstitutes.
L’elezione di Trump alla presidenza ha rinforzato la ferma convinzione di queste anime ipocrite che l’America sia il paese della feccia bianca razzista. Ce l’hanno ribadito per tutta la giornata di oggi.
Ci sentiamo ripetere da questa gente e dalle prostitute della stampa che è stata la supremazia bianca a eleggere Trump. Questa è la loro propaganda, la cui intenzione è di screditare l’amministrazione Trump ancora prima che si sia insediata. È ironico pensare a come precedentemente la supremazia bianca abbia eletto due volte il nero Obama.
Truthout se l’è del tutto perso. John Knefel afferma: “I David Duke del mondo trionfano.”
Kelly Hayes dichiara: “La Supremazia Bianca ha eletto Donald Trump.”
William Rivers Pitt scrive: “Abbiamo eletto un fascista che Mussolini avrebbe riconosciuto a prima vista.”
Hillary ha vinto solo in una manciata di stati, quelli dell’One Percent (la minuscola percentuale degli americani che detiene quasi la metà della ricchezza degli Stati Uniti – ndt). Eppure Amy Goodman di Democracy Now trova sensata l’affermazione dell’opinionista politico John Nichols secondo cui, dato che Hillary ha portato New York e la California, si è aggiudicata il consenso popolare e dovrebbe sedere alla Casa Bianca. Ricordo che qualche giorno fa George Soros ha detto che Trump avrebbe avuto l’appoggio popolare, ma il voto elettorale sarebbe andato a Hillary, che si sarebbe così sbarazzata degli oligarchi di Trump.
L’organizzazione non-profit Earth Justice assicura che costringerà Trump ad assumersi le sue responsabilità. Trump, che promette la fine della minaccia di una guerra nucleare con la Russia e la Cina – e in tal modo fa di più per salvare la vita di animali ed esseri umani dell’insieme del Partito Democratico e dei movimenti ambientalisti – verrà indotto a comportarsi in modo responsabile da un’organizzazione che si presume essere al di fuori della politica e votata a preservare gli animali dall’estinzione.
L’American Civil Liberties Union (ACLU), di cui sono membro, ha perfino voluto dare risalto al fatto che il presidente eletto ha annunciato che ci salverà dalla guerra nucleare. Di fronte a questa stupidità da parte dell’ACLU, non rinnoverò la mia membership.
Le femministe ci fanno sapere di essere “in lutto, spaventate e turbate” e che “è fondamentale che rimaniamo unite e ci supportiamo a vicenda”.
Jeremy Ben-Ami della J Street Jewish Community ci dice che questo è “un giorno incredibilmente triste e difficile. Per decine di milioni di americani che condividono i principi di tolleranza, moralità e giustizia sociale, i risultati delle elezioni rappresentano un grave shock. In questo momento di difficoltà ci rivolgiamo l’uno all’altro per trovare conforto e comunione di valori. Durante la campagna elettorale, J Street ha chiarito in modo inequivocabile la propria convinzione che Donald Trump non sia adatto a diventare presidente degli Stati Uniti.”
Il presentatore della CNN Van Jones ha detto che l’elezione di Trump è un incubo, “un momento di profondo dolore”, una “frustata del potere bianco” contro le minoranze. Mentre il povero, piccolo esponente della presstitute Van Jones si affliggeva e soffriva, non gli è dispiaciuto insultare l’elettorato americano e il presidente eletto degli Stati Uniti. Dopo tutto, Van Jones la considera una sua prerogativa di razza.
E così, questa gente ipocrita preferisce Hillary, nonostante la sua posizione inequivocabile a favore di un inasprimento del conflitto con la Russia e la Cina, di uno scontro militare aperto tra gli USA e la Russia a causa dell’imposizione di una no-fly zone in Siria, di un attacco all’Iran e ad altri tra gli obiettivi militari di Israele, di un ulteriore arricchimento dei suoi scagnozzi a Wall Street attraverso la privatizzazione della previdenza sociale e, infine, nonostante il suo schivare ogni contrasto con la gente di classe umile dall’alto dei suoi modi altolocati. William Rivers Pitt vede Trump come un fascista mussoliniano, ma Trump è in realtà troppo moderato per Pitt. Lui preferisce Hillary, l’Hitler del terzo potere.
I progressisti si sono auto-screditati esattamente come hanno fatto le prostitute della stampa. Il loro bisogno di uno spauracchio che nutra la loro isteria è un indicatore di seri disturbi psicologici. È curioso come preferiscano il rischio di un Armageddon alla pace tra le potenze nucleari. Mentre gli americani sopravvivono grazie al contributo della previdenza sociale, essi preferiscono garantire profitti alle multinazionali piuttosto che posti di lavoro per la gente comune.
Queste sono le persone che pensano a se stesse come ai nostri mentori o a delle versioni migliori di noi.
Se solo Trump potesse mandarli tutti in esilio. Costoro sono anti americani fino al midollo
Il nuovo presidente rischia di esere assassinato ?
L’elezione presidenziale negli Stati Uniti è di portata epocale perché il popolo americano è stato in grado di sconfiggere gli oligarchi. Hillary Clinton, una rappresentante dell’oligarchia, è stata sconfitta nonostante la feroce campagna mediatica contro Donald Trump. Ciò dimostra che né la classe politica appartenente ai due principali partiti né i mezzi d’informazione godono più di alcuna credibilità presso il popolo americano.
Rimane da capire se Trump sarà in grado di selezionare e nominare una squadra di governo che sia d’aiuto a lui e al suo obiettivo di ricreare posti di lavoro e instaurare relazioni amichevoli e rispettose con Russia, Cina, Siria e Iran.
Bisogna anche vedere come l’oligarchia reagirà alla vittoria di Trump. Wall Street e il suo tirapiedi, la Federal Reserve, potrebbero provocare una crisi economica per mettere Trump sulla difensiva. Rogue agents nella CIA o al Pentagono potrebbero causare un attacco sotto falsa bandiera che incrinerebbe le relazioni amichevoli con la Russia.
Trump potrebbe commettere l’errore di includere i neoconservatori nel suo governo.
Con Trump resta almeno la speranza. A meno che non venga intralciato da valutazioni sbagliate o da ostacoli messi sul suo cammino, dovremo aspettarci la fine del conflitto con la Russia orchestrato da Washington, la rimozione dei missili USA al confine russo con la Polonia e la Romania, la fine del conflitto in Ucraina e dei tentativi da parte di Washington di rovesciare il governo siriano. Tuttavia, dei risultati come questi implicano che l’oligarchia venga sconfitta. Per quanto Trump abbia sconfitto Hillary, l’oligarchia esiste ancora ed è ancora potente.
Trump ha detto che non capisce la necessità di mantenere in vita la NATO 25 anni dopo il collasso dell’Unione Sovietica. Se rimanesse di questo avviso, significherebbe una grande cambiamento politico per i vassalli europei di Washington. L’ostilità verso la Russia da parte degli alti funzionari in carica nell’Unione Europea e nella NATO dovrebbe cessare.
Non sappiamo chi Trump chiamerà a far parte del suo governo. È probabile che non abbia familiarità con i possibili candidati e con le loro opinioni sui vari argomenti. Tutto dipende da chi sono i consiglieri di Trump e quali suggerimenti gli daranno. Quando conosceremo la composizione del suo governo, sapremo se possiamo aspettarci che i cambiamenti, ad oggi solo sperati, divengano realtà.
Se Trump avrà davvero successo nel ridurre il potere e i finanziamenti degli apparati militari e della sicurezza e nell’inchiodare Wall Street alle proprie responsabilità politiche, potrebbe perfino essere assassinato.
La classe operaia ha vinto le elezioni
L’elezione presidenziale statunitense è di portata epocale perché il popolo americano è stato in grado di sconfiggere gli oligarchi. Hillary Clinton, una rappresentante dell’Oligarchia, è stata sconfitta nonostante l’aggressiva campagna mediatica contro Donald Trump. Ciò dimostra che i mezzi d’informazione e i partiti che rappresentano l’establishment politico non godono più di alcuna credibilità presso il popolo americano.
Rimane da capire se Trump sarà in grado di selezionare e nominare una squadra di governo che sia d’aiuto a lui e al suo obiettivo di ricreare posti di lavoro e instaurare relazioni amichevoli e rispettose con Russia, Cina, Siria e Iran.
Bisogna anche vedere come l’Oligarchia reagirà alla vittoria di Trump. Wall Street e la Federal Reserve potrebbero provocare una crisi economica per mettere Trump sulla difensiva, e poi potrebbero usare la crisi per costringere Trump a nominare uno di loro come Segretario del Tesoro. Rogue agents nella CIA o al Pentagono potrebbero causare un attacco sotto falsa bandiera che incrinerebbe le relazioni amichevoli con la Russia. Trump potrebbe commettere un errore e includere i neoconservatori nel suo governo.
Con Trump resta almeno la speranza. A meno che non venga intralciato da valutazioni sbagliate nel nominare la sua squadra di governo o da ostacoli messi sul suo cammino, dovremo aspettarci la fine del conflitto con la Russia orchestrato da Washington, la rimozione dei missili USA al confine russo con la Polonia e la Romania, la fine del conflitto in Ucraina e dei tentativi da parte di Washington di rovesciare il governo siriano. Tuttavia, dei risultati come questi implicano che l’Oligarchia venga sconfitta. Per quanto Trump abbia sconfitto Hillary, l’Oligarchia esiste ancora ed è ancora potente.
Trump ha detto che non capisce la necessità di mantenere in vita la NATO 25 anni dopo il collasso dell’Unione Sovietica. Se rimanesse di questo avviso, significherebbe una grande cambiamento politico per i vassalli europei di Washington. L’ostilità verso la Russia da parte degli alti funzionari in carica nell’Unione Europea e nella NATO dovrebbe cessare. La Cancelliera tedesca Merkel dovrebbe cambiare le proprie posizioni o essere sostituita. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg dovrebbe essere rimosso.
Non sappiamo chi Trump chiamerà a far parte del suo governo. È probabile che non abbia familiarità con i possibili candidati e con le loro opinioni sui vari argomenti. Tutto dipende da chi sono i consiglieri di Trump e quali suggerimenti gli daranno. Quando conosceremo la composizione del suo governo, sapremo se possiamo aspettarci che i cambiamenti, ad oggi solo sperati, divengano realtà.
Se l’oligarchia non sarà in grado di controllare Trump ed egli avrà davvero successo nel ridurre il potere e i finanziamenti degli apparati militari e della sicurezza e nel costringere il settore finanziario ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla politica, potrebbe perfino essere assassinato.
Trump ha detto che manderà Hillary in prigione. Ma dovrebbe prima metterla sotto processo per tradimento e crimini di guerra insieme a tutti i neoconservatori. Ciò spianerebbe la strada della pace con le altre due principali potenze nucleari su cui i neoconservatori vogliono imporre l’egemonia. I neoconservatori continuerebbero ad avere contatti segreti nelle stanze occulte del potere, tuttavia per queste carogne diventerebbe difficile organizzare operazioni sotto copertura o assassinii. Le canaglie che si trovano negli apparati militari/della sicurezza potrebbero comunque farcela ad assassinare qualcuno, ma senza i neocon al governo diventerebbe più difficile insabbiare la verità.
Trump conosce e comprende la situazione molto più di quanto i suoi avversari si rendano conto. Per un uomo come lui, rischiare di farsi così tanti nemici potenti e mettere a rischio la sua ricchezza e la sua reputazione, significa che sapeva bene che il malcontento della gente verso l’attuale classe dirigente poteva consentirgli di essere eletto presidente.
Non sapremo cosa aspettarci finché non sapremo chi saranno i Segretari e i loro Assistenti. Se ritroveremo la solita gente, significa che Trump è stato catturato dal sistema.
Una conseguenza positiva e duratura del risultato elettorale sarà il totale screditamento dei mezzi d’informazione statunitensi. I media avevano predetto una facile vittoria di Hillary e perfino che il controllo del Senato sarebbe passato al Partito Democratico. Ancora più rappresentativo della perdita di influenza e credibilità dei media è il fatto che, nonostante gli aggressivi attacchi mediatici verso Trump durante tutto il periodo delle primarie e della campagna elettorale, essi non hanno avuto alcuna influenza al di fuori dell’area del Nordest e della costa ovest degli Stati Uniti, il territorio ben noto del One Percent. Il resto del Paese li ha completamente ignorati.
Non credevo che l’Oligarchia avrebbe permesso a Trump di vincere. Sembra tuttavia che gli oligarchi siano stati tratti in inganno dalla loro stessa propaganda mediatica. Essendo certi che Hillary fosse destinata a vincere, non hanno messo in atto un piano efficace per assicurarsi la vittoria.
Hillary è caduta, ma non gli Oligarchi. Se a Trump verrà consigliato di essere conciliante, di tendere la mano all’establishment e includerlo nella compagine di governo, il popolo americano rimarrà un’altra volta deluso. In una nazione le cui istituzioni sono stati corrotte così in profondità dall’Oligarchia, è difficile concretizzare un reale cambiamento senza spargimenti di sangue.

Il dottor Paul Craig Roberts è stato Assistente Segretario del Tesoro per la Politica Economica ed editore associato del Wall Street Journal. È stato anche editorialista per Business Week, Scripps Howard News Service e Creators Syndicate. Ha rivestito diversi ruoli universitari. I suoi editoriali online hanno attratto un pubblico di lettori in tutto il mondo. I suoi ultimi libri sono The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the WestHow America Was Lost, e The Neoconservative Threat to World Order.
Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article45815.htm