ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 8 novembre 2016

Tutto frutto del caso quindi?

L’URLO DELLA SIBILLA


Tante sono le leggende che si raccontano da tempo immemorabile nelle contrade e nei minuscoli paesi alle pendici dei Sibillini: “i monti velati d’azzurro”[1].
Tutte parlano della Sibilla e delle sue Fate donne bellissime che vivevano incistate dentro la Grotta della Sibilla in un mondo sotterraneo pieno di meraviglie e di ricchezze. L’origine di queste favole leggendarie si perdono nella notte dei tempi.
Parlano di questa figura bellissima e misteriosa, la Sibilla appunto, che compare quasi dal niente alle pendici tra il Vettore ed il monte che ora prende il suo nome.
Da dove veniva questa misteriosa ed affascinante signora?

Qualcuno la identifica con la Sibilla Cumana cioè la sacerdotessa di Apollo, che nei Campi Flegrei dispensava verdetti stando seduta sopra una fenditura, da cui uscivano misteriosi miasmi che tutti dicevano essere il “soffio del Dio”.
E per di più masticava foglie di  alloro, pianta sacra ad Apollo.
Nel suo vaticinare era assistita da ancelle giovani e di bell’aspetto che l’accudivano e le facevano da assistenti.
Lì si recavano tante persone per chiedere un vaticinio e lei rispondeva a tutti, spesso con parole o frasi di non facile interpretazione.
Vedremo poi di dare una risposta, seguendo sempre le leggende, di come la Sibilla sia arrivata ai piedi del monte che porta il suo nome.
Secondo le leggende che si narrano ai piedi dei monti Sibillini (la cosa interessante è che non abbiamo traccia di questa figura magica ed affascinante nella zona dell’ascolano) lei era una Fata buona, che aveva delle visioni chiare del futuro, era capace di incantare chiunque con il suo  fare ed i suoi modi gentili e cortesi, ma era anche capace di cambiare il proprio aspetto fisico. Deteneva una grande ed antica sapienza che non elargiva se non a quelle Fate che le stavano intorno, oppure a chi lei sceglieva dopo averlo sottoposto a prove iniziatiche e purificatrici che portavano l’individuo ad un grado elevato sulla scala dell’ascesi.
Conosceva bene l’astronomia, la medicina. Ma non mancano anche leggende che la descrivono come una maga lasciva e diabolica pronta sempre a sedurre gli uomini e poi ad incatenarli a lei attraverso oscuri sortilegi.
La sapientissima ex sacerdotessa di Apollo era circondata da un numero rilevante di ancelle le Fate[2] che vivevano con lei all’interno della sua favolosa e splendente grotta. Ovviamente anche loro erano creature affascinanti, di rara bellezza uscivano prevalentemente la notte e dovevano ritirarsi in montagna prima del sorgere delle luci dell’aurora per non essere escluse dal regno incantato della loro signora e padrona.
Secondo l’amico Mario Polia, grande antropologo e conoscitore di questo mondo di leggende stupende ed affascinanti, le Fate appenniniche non sarebbero assimilabili alle creature leggiadre delle tradizioni celtiche, alle donne-elfo della tradizione germanica (fatte di luce solare), alle fate delle fiabe che ballano nelle radure dei boschi o alle figure minori delle ninfe greche: a suo parere erano creature sì gentili ma avvezze alle asperità della montagna, quindi determinate e volitive.
Ed ora immaginiamo le famiglie nelle lunghe serate d’inverno radunate in cerchio davanti al fuoco scoppiettante del camino, al centro dei casolari sparsi tra Castelluccio di Norcia, Forca di Presta, Pretare, Monte Gallo che ascoltavano i racconti  delle persone anziane le quali tramandavano queste leggende affascinanti, ma anche un po’ paurose.
Raccontavano che le Fate, già dal tramonto del sole, si mostravano circonfuse di luci splendenti mentre risalivano veloci i pendii agili e danzanti come esseri divini.
E mentre i nonni narravano gli occhi dei bambini restavano sgranati aperti e rapiti: erano letteralmente incantati da quelle parole ed ognuno nella propria testolina si figurava queste bellissime signore che nelle notti illuminate dal chiarore lunare scorazzavano per le valli a cavallo raggiungendo quei posti in cui si festeggiava qualcosa o qualcuno e qui si lanciavano in danze in cui coinvolgevano soprattutto i giovani maschi intervenuti.
Che Fate politicamente scorrette quasi quasi da tribunale speciale  o da avviso di garanzia per omofobia: qualche saggio e solerte magistrato di oggi potrebbe ben aprire un fascicolo, per ora solo contro ignoti.
E poi? Tutti quei bambini: insolenza inaudita costretti a crescere con una “sana educazione cattolica” con “il timore di Dio” quindi non liberi, ma condizionati e coartati e costretti a subire violenza e plagio. La cosa più assurda era che di queste creature ce ne erano tante: che brutto vizio quello di “figliare come conigli” per fortuna che anche i cristiani (i cattolici non esistono più da quando parlando con Scalfari Sua Santità ha negato l’esistenza di un Dio cattolico) ora magistralmente assistiti spiritualmente da Papa Badoglio, possono finalmente fare ammenda e chiedere scusa e perdono!
A chi? Non si sa ma è sempre bene farlo così si è nella pienezza della Misericordia e dell’ortodossia della Nuova Religione!
Torniamo alle serate davanti ai focolari.
Sì abbiamo già detto le Fate assistenti della Sibilla avevano contatti frequenti con il mondo: si recavano nelle valli per insegnare alle giovani ragazze l’arte della filatura e della tessitura della lana prodotta in grandi quantità dai greggi di pecore che allora, come anche oggi, creano delle suggestive macchie bianche sui pendii dei “monti velati d’azzurro”: spregevoli forme di un’autarchia arcaica, di un mondo retrogrado e primitivo!
Ma soprattutto amavano incontrare giovani pastori: di notte si avvicinavano alle stalle dove riposavano i cavalli li prendevano e con quelli, veloci come un fulmine, raggiungevano i posti dove si faceva festa e si ballava. Prima di restituirli amavano molto fare delle treccioline con le criniere dei poveri animali sottoposti ad un lavoro supplementare notturno che li sfiniva e li faceva diventare un bagno di sudore! I padroni non si sapevano spiegare questi strani fenomeni e ne erano un po’ alterati  ed un gran po’ atterriti.
Le Fate erano affascinanti, bellissime ed i giovanotti ne erano rapiti e facilmente si innamoravano: i saggi li ammonivano dicendo che correvano grandi pericoli in quanto se cedevano alle loro avances ed alle loro lusinghe erotiche, si sarebbero perduti! La riprova era che quando ballavano i loro piedi facevano il rumore di zoccoli caprini. Ed il capro era la incarnazione e la rappresentazione del demonio.
Quei giovani che tuttavia ammaliati  da tanta bellezza e leggiadria si abbandonavano, venivano rapiti e sottratti al loro mondo divenendo immortali: così come succedeva alle Fate stesse, rimanevano in vita fino alla fine dei tempi, ma erano costretti a vivere nella grotta, nel mondo delle tenebre, con le loro meravigliose donne ancelle della sacerdotessa.
Anche Andrea da Barberino narra che la Sibilla fece la stessa proposta al Guerrin Meschino, dopo che il guerriero aveva superato tutte le prove iniziatiche a cui aveva dovuto sottoporsi. Oltre all’immortalità gli fu promessa la ”conoscenza dell’antica sapienza” cioè della Gnosi. Ma l’eroe ormai purificato e senza macchia rifiutò per tornare nel mondo e per non tradire la sua Fede in Cristo e nella Verità rivelata!
Le Fate ogni tanto, prese dalla passione ed inebriate dall’amore, dimenticavano che dovevano tornare prima dell’alba nella grotta della loro Signora. Erano quindi costrette a precipitose ritirate che causavano danni di non poca entità.
In una di queste circostanze in cui le ancelle erano rimaste a ballare oltre l’alba, la Sibilla provocò un evento sismico che ridusse il paese di Colfiorito in un cumulo di macerie: da quel giorno il nome di Colfiorito fu cambiato in Petrare cioè un ammasso di pietre.
Nel luglio di quest’anno alcuni ragazzi umbri che hanno fondato il gruppo The X Plan, sono stati testimoni di un singolare fenomeno. Sul Pizzo della Regina, cioè la cima del monte della Priora, uno della catena dei Sibillini, all’improvviso è comparsa un’ombra gigantesca come di donna urlante. Visione molto inquietante che è rimasta sovrapposta alla montagna per ben 8 minuti.
I ragazzi dicono di aver fondato il gruppo: ”con lo scopo di andare in cerca di misteri e di messaggi esoterici.”
La scoperta di questa immagine è arrivata dopo che avevano eseguito dei complicati calcoli numerologici ed astronomici.
“Abbiamo sempre una visione obiettiva, ricorriamo a spiegazioni di  carattere esoterico, solo quando ogni ipotesi scientifica crolla.”
Prima di proseguire è necessario puntualizzare che nel mondo dello spirito non valgono certamente, per fortuna, le leggi della materialità: a Dio nulla è impossibile. Aggiungiamo che nei Vangeli molto spesso si invitano i fedeli a prendere in considerazione con molta attenzione i segni che Dio ci dà per ammonirci e ricordarci che Lui è il Signore del cielo e della terra o per farci capire che i tempi sono maturi, affinchè determinati avvenimenti arrivino a compimento: un esempio per tutti la stella che guidò i Magi fino alla capanna di Betlemme.
E’ vero che quest’ombra, che compare su un versante di un monte, sarà sicuramente frutto di qualche tipo di fenomeno naturale e fisico, ma è altrettanto vero che secondo quanto dichiarato dagli autori della foto, quel giorno non c’erano nubi a creare la possibilità materiale della proiezione di un’ombra sul Pizzo della Regina.
Prima avevo lasciato in sospeso la questione di come la Sibilla Cumana fosse, secondo alcune leggende, arrivata fino alle pendici del monte che ora porta il suo nome.
Una di queste leggende narra che la sacerdotessa indovina, era convinta di poter essere lei la madre del Redentore dell’umanità. Quando attraverso una serie di visioni seppe che non sarebbe stata lei la prescelta, decise che ormai un’epoca era definitivamente al tramonto e che pertanto la sua missione era terminata. Accompagnata dalle sue assistenti si ritirò sui Monti Sibillini sistemandosi in una grotta posta su quella montagna che poi avrebbe preso il suo nome.
Qui i riferimenti con altre leggende è inevitabile, come quelle dell’Agarthi o Agartha (o di Shangrila) regno favoloso e leggendario che si troverebbe al centro della terra, dove un popolo di sapienti si sarebbe “incistato” anch’esso dopo aver saputo della nascita e della passione di Cristo. Con sé avrebbe portato un’immensa massa di informazioni e di grandissima sapienza.
Tutti rigagnoli del fiume grande ed impetuoso della Gnosi.
Ora la Sibilla, che abbiamo visto suscitare un sisma per punire un paese per aver ospitato oltre i limiti temporali consentiti le sue Fate volete che abbia passato sotto silenzio il fatto di non essere lei la prescelta come madre del Redentore?
Se guardiamo la foto dell’ombra dobbiamo per forza fare delle considerazioni.
La testa che compare è sicuramente quella di una donna. Vorrei far notare che le rocce lungo il collo danno l’impressione che questa figura femminile sia molto simile ad una belva feroce che lancia il suo grido prima di scagliarsi sulla preda. La figura umana ha qualcosa comunque di ferino, di bestiale se non addirittura di demoniaco. In quel grido che sembra scappare dalla bocca si intuisce una violenza ed una carica d’odio che l’essere continua a portare dentro di sé e che intimamente la corrode e la rende ancora più aggressiva e malvagia.
Altra considerazione è quella che il fenomeno si è manifestato all’inizio del mese di luglio: alla  fine di agosto un violentissimo terremoto ha praticamente distrutto quelle bellissime zone con morti e tantissime macerie e sofferenze per la popolazione. Ora non posso certamente credere alla leggenda che la Sibilla scatenasse terremoti per punizione, sarebbe assurdo, tuttavia gli avvenimenti che si sono succeduti sono questi, inequivocabilmente. Tutto frutto del caso quindi? Non sono assolutamente d’accordo: niente succede per caso se si ha l’ottica della fede in Dio.
Sempre in quest’ottica non è possibile negare che l’inferno si stia scatenando e portando speriamo i suoi ultimi colpi di coda contro le creature per odio e disprezzo a Dio!
In quest’ottica un personaggio più o meno favoloso e leggendario come la Sibilla certamente non la possiamo classificare nell’ambito del bene e della grazia divina.
La faccia della figura umana o umanoide che sia, è rivolta proprio verso il monte in cui la Sibilla aveva preso dimora ed esercitava le sue arti ed i suoi sortilegi: questo potrebbe indicare una nostalgia di quei momenti, ma anche nascondere un odio viscerale ed inveterato contro chi nel mondo dello spirito aveva distrutto quei sogni, quelle ambizioni e spazzato via tutta quella antica sapienza e potenza di spirito che rendeva un personaggio come la Sibilla una stella di prima grandezza.
Pensare che quella bocca urlante possa emettere quel grido solo per un vulnus ecologico come il presunto disboscamento dei monti, mi pare puerile se non ridicolo.
Voglio da ultimo ricordare che i Sibillini sono montagne brulle, piene di pietraie, senza vegetazione, con pochissima acqua, al contrario di quello che avviene nei dirimpettai Monti della Laga, dove vegetazione ed acqua sono presenti in maniera massiccia e dove le cascate sono un’attrattiva per tutti gli amanti di escursioni e di montagna. I Sibillini, come i Monti della Laga, inoltre sono da tantissimi anni due distinti Parchi Nazionali e sono soggetti a leggi e controlli severissimi che tutelano sia l’ambiente che l’ecosistema. Se non si è forniti di permessi speciali non si possono né raccogliere funghi, tartufi, o tanto meno cogliere fiori, figuriamoci abbattere massicciamente alberi.
Gli agricoltori della zona del parco lamentano che non possono nemmeno più ripulire i sentieri liberandoli dai rami secchi e dalle foglie che dagli alberi cadono spesso rendendo i boschi pericolosi ed inaccessibili.
Qualche anno fa da quelle parti scoppiò un violento incendio che distrusse molti ettari di vegetazione: i forestali ed i Vigili del Fuoco non erano in grado di poter nemmeno creare dei fossi taglia fuoco per impedire alle fiamme di propagarsi a causa dei vincoli a cui il parco è soggetto.
Quindi l’urlo ecologico mi pare del tutto inappropriato.
Non voglio sembrare né credulone né ingenuo, ma a me quella figura ferina inquieta non poco. Quel simbolo, quel segno che comparso su una natura stupenda ed incontaminata prima dello scatenarsi di una tragedia come quella che ha colpito quella parte d’Italia, mi fa riflettere e mi inquieta.
luciano garofoli
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[1] Così li chiama Leopardi nelle Rimembranze. E così appaiono guardandoli da Recanati.
[2] Da Fatum: destino che sappiamo essere l’ente più potente e superiore agli stessi Dei nella mitologia greco romana




1 commento:

  1. Sconfinamenti esoterici e neopagani che, sull'onda dell'antropologia dominante anche in ambito tradizionalista , distolgono dal possibile significato attribuibile in base alla teologia.

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