ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 21 dicembre 2016

Gli italiani ricorderanno?


QUANDO L’ITALIA S’INCHINA A MARIA

Il 15 marzo 1994 l’allora Pontefice ha dato inizio ad un periodo di “grande preghiera” per l’Italia che ha avuto una durata di nove mesi (quanto una gravidanza) ed ha conservato – dal principio alla fine – un evidente riferimento mariano. La preghiera ebbe inizio, infatti, presso il famoso “muro dei graffiti”, adiacente alla tomba di Pietro, dove il nome di Maria è invocato – intrecciato a quelli di Gesù e di Pietro – come soprannaturale vittoria della Chiesa nascente, e ha avuto termine a Loreto, dove sono venerate le mura che accolsero l’angelo annunziante l’incarnazione del Verbo divino. Quest’irradiamento della preghiera dal Tirreno all’Adriatico coinvolse tutte le regioni della Penisola “Sfavillante” (Aethalia = favilla), che con i suoi 1500 santuari mariani si presenta con una specialissima fisionomia spirituale fra tutte le nazioni cristiane d’Europa.
Era infatti necessario per l’Italia rigenerarsi riconsiderando la sua storia cristiana: questa era l’esortazione del Papa. All’inizio c’è Roma – Era giusto che questo processo partisse da Roma: qui Maria risulta ben presente fin dal II secolo (catacombe di Priscilla), è invocata dal III secolo (catacombe di San Callisto), è celebrata ancor prima che Costantino innalzasse la sua basilica sulla tomba di Pietro; a Roma brillano i famosi santuari di Santa Maria in Trastevere, di Santa Maria in Ara Coeli, di Santa Maria ad Martyres; splende nel suo oro Santa Maria Maggiore, dove – su una parete di lapislazzuli – è esposta la più antica icona di Maria. Roma è centrale rispetto all’Italia (come rispetto all’Oriente e all’Occidente europeo); Roma (dai tempi dell’ufficiale Cornelio, del proconsole Paolo, dei personaggi cristiani operanti nel palazzo di Cesare) è stata il centro propulsore dell’evangelizzazione italica; dalla basilica di San Pietro, infine (che è anche tempio mariano per le celeberrime cappelle mariane che contiene), si diffonde per tutti, urbi et orbi, la benedizione del “Fiore di Jesse”. L’invito di Roma ha avuto un’eco presso i meridionali italiani che conservano memoria delle centinaia e centinaia di monasteri evangelizzatori della “Saturnia Tellus”, ma anche presso quei settentrionali che conoscono il significato di grandi campioni dell’ortodossia quali Ambrogio di Milano, Eusebio di Vercelli, Gaudenzio di Brescia, Massimo di Torino, Pier Crisologo di Ravenna...; l’invito non ha lasciato indifferenti gli eredi dei cristiani che innalzarono il santuario di Montevergine e di quelli che celebrarono Maria e il suo divin Figlio ad Assisi, ad Orvieto, a Pisa, Siena, Firenze, Venezia... Da Milano a Palermo gli italiani hanno tratto motivi di ripensamento su quel che furono e realizzarono sotto l’egida di Maria. I santuari meridionali – Nel cuore della Sicilia, a Piazza Armerina, c’è un santuario dedicato a Santa Maria della Vittoria: lì è conservata la bandiera della riconquista del Meridione, affidata dal Papa ai Normanni che avrebbero guidato la crociata degli italiani contro gli occupanti saraceni: quella bandiera porta l’immagine di Maria. Italia ripensaci! Nel bel mezzo della Calabria, a picco sul mare di Tropea, c’è un santuario-cattedrale in cui è venerata un’antica icona nominata in modo eloquentissimo “Madonna Romania”: esplicito, dunque, il raccordo con Roma, che – del resto – l’immagine da sola suggerirebbe, perché il suo modello è proprio la Salus populi romani. La Lucania sembra un crocevia di icone mariane orientali ed occidentali; come la Puglia, del resto, dove Santa Maria de Finibus Terrae, sulla punta di Leuca (porto di ardenti pellegrini e di ferrei crociati), è tutta protesa verso Oriente. In Campania da ogni paese si accorre a Montevergine: Margherita Guarducci ha dimostrato il nesso fra l’icona di Montevergine, la più celebre icona di Costantinopoli e la Salus populi romani. In Abruzzo il legame con Roma è evidente nel santuario di Collemaggio. L’Umbria offre con l’incantevole santuario della Madonna della Consolazione a Todi uno dei massimi capolavori architettonici, prova generale del Bramante per la nuova Basilica vaticana. La Toscana sarebbe forse la terra più mariana d’Italia, se fosse giudicata dai santuari delle sue città: Grosseto, Arezzo, Siena, Pistoia, Firenze soprattutto...; proprio nel periodo più critico dell’evangelizzazione di Firenze e dell’Italia intera… una rete di santuari mariani circondò la città “neopagana” sotto il diretto impulso di apparizioni e prodigi: così fu preservata nel popolo la radice cristiana e la fede unanime con il “Credo” del Pontefice romano. Milano, il record del Duomo – Interventi soprannaturali analoghi riscontriamo ripetutamente in Emilia, in Liguria e – soprattutto – in Lombardia: in questa regione i santuari sono i più numerosi e i più strategici (a fronte dell’influsso protestante); qui c’è anche il tempio mariano più grande del mondo: il Duomo di Milano. Non meno strategici, però, i santuari piemontesi: quello antichissimo di Oropa, quello di Varallo con le sue cinquanta cappelle, quattrocento statue e quattromila figure affrescate... In Piemonte c’è il santuario più alto d’Europa, a Rocciamelone, come anche il santuario con la cupola ellittica più grande del mondo, quello di Vicoforte, presso Mondovì. Magnifiche sentinelle per le popolazioni cattoliche del Trentino furono il santuario di Nova Ponente a Pietralba, quello di Montagnaga di Piné e quello di Senale, per nominare solo i più famosi. Ma altrettanto efficaci presidi furono le varie decine di santuari del grande Veneto, soprattutto quelli quattrocenteschi e cinquecenteschi. Nello stesso periodo fu eretto, sotto impulso pontificio, il meraviglioso santuario di Loreto, nelle Marche, il primo santuario mariano di grande richiamo internazionale in cui si è conclusa la “grande preghiera” per l’Italia con la partecipazione corale di tutte le regioni italiane. C’è qualche analogia tra la crisi del Quattro-Cinquecento e quella che attraversiamo oggi. La cultura, infatti, è tentata di neopaganesimo, l’infiltrazione di circoli occultistici è diventata ormai forte, le tendenze centrifughe e scismatiche si moltiplicano, la pressione islamica assume aspetti minacciosi, l’economia oscilla paurosamente... Ma anche il rimedio è simile, sebbene presentato in forme moderne o linguaggio aggiornato: il rimedio è la grazia offerta, è il soprannaturale in mano nostra, è Gesù Cristo, Dio che si è fatto uomo, è Maria, la Donna incinta di Dio Uomo per opera dello Spirito Santo.
Nello scorso secolo, a questa Donna i popoli italici hanno continuato a guardare fiduciosi anche durante la sovversione importata dai giacobini e fino al presente: c’è il santuario della Madonna della Solitudine, a Nuoro, dove è sepolta Grazia Deledda; c’è il santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, che ha sollecitato le guide episcopali italiane a porsi domande sulle loro responsabilità pastorali dopo il primo decennio di illusione liberaldemocratica; ci sono quelli di Gimigliano e Laurignano di Catanzaro in Calabria, di San Giovanni Rotondo in Puglia, quello di Capodimonte a Napoli, come del resto quello pontificio di Pompei e quello dedicato alla Madonna di Fatima presso Roma. Al nord, valga la menzione di quello dedicato al Cuore Immacolato di Maria presso Trieste, eretto in ricordo della consacrazione compiuta dal popolo italiano, fisicamente rappresentato – per la solenne occasione, 1959 – anche dalla persona del capo dello Stato “pro tempore”. Quella consacrazione concludeva la lunga preghiera iniziata con le Madonne Pellegrine a fronte della minaccia comunista proprio in concomitanza con il primo disgelo kruscioviano – l’orizzonte era ancora fosco, i vincitori ci avevano imposto un confine indifendibile. Il popolo italiano si consacrò al Cuore della Madre: deve ricordarlo. Sono passati, da allora, oltre cinquant’anni: più di una generazione. Per quanto miracoloso possa apparire, l’avvio di una nuova evangelizzazione, in cui si riproponga agli italiani l’unica via di salvezza, è possibile. Gli agnostici che vorrebbero l’etica sono irrealisti: non si accorgono che la loro pretesa non si può razionalmente fondare. Il nostro popolo sperimenta che le chiavi del fraterno amore alla patria, del sacrificio volenteroso, dell’impegno pulito e costante non sono in mano all’agnosticismo laico, sono “altrove”. Chi sa deve avere il coraggio di farsi avanti e di indicare dove. Dante ha scritto, in riferimento a Maria: nel ventre tuo si raccese l’amore. Gli italiani ricorderanno.

di don Ennio Innocenti

Gesù Cristo è ieri, oggi e sempre! Santo Natale dalla Redazione di “Presenza Divina”

http://www.presenzadivina.it/281.pdf

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