ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 22 dicembre 2016

La bestemmia contro lo Spirito Santo.

IL PECCATO MAI PERDONATO

    Il peccato che non verrà perdonato. La bestemmia contro lo Spirito Santo. Il papa ha instaurato nella Chiesa e specialmente in Vaticano un clima di assolutismo e di controllo poliziesco quale non si era mai visto 
di Francesco Lamendola  


  
La bestemmia contro lo Spirito Santo è l’unico peccato, insegna il Vangelo, che non può essere perdonato da Dio, nonostante Egli sia infinitamente misericordioso; e di ciò dovrebbero ricordarsi coloro i quali, insistendo sul solo aspetto della misericordia, e predicando, o suggerendo, che tutte le anime si salveranno e che nessuna andrà all’Inferno - tanto più che l’Inferno, se esiste, è “vuoto”, come ipotizzava Hans Urs von Balthasar, e come mostrano di pensare parecchi teologi e ministri del culto, ai nostri giorni, fanno torto alla Sua giustizia, che è l’altro aspetto del Suo amore e della Sua sapienza, che non è affatto contrapposto al primo, ma perfettamente necessario e complementare ad esso.
Gesù Cristo ha pronunciato un giorno queste parole estremamente severe, che contrastano con la sua abituale dolcezza (Matteo, 12, 31-32):

Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma il peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.

Ora, la teologia cattolica ha sempre interpretato questo “peccato contro lo Spirito Santo” come un insieme di sette distinti peccati, e precisamente (citiamo da un manuale di catechismo come se ne facevano un tempo, chiari e sobri, senza tanti fronzoli e senza interpretazioni moderniste o semi-relativiste, come oggi, purtroppo, vanno di moda: Luigi Ricaldone, Luce e vitaCorso di religione per le Scuole Medie Superiori,Torino, S.E.I., 1955, pp. 369-370):

Si può offendere lo Spirito Santo con:
1) L’ABUSO DELLA GRAZIA. Quanto è facile abusare dei Sacramenti, riceve doli unicamente per abitudine., senza le dovute disposizioni, e non ricavandone alcun vantaggio, con pericolo anche di commettere dei sacrilegi.
2) LA DISPERAZIONE DELLAPROPRIA SALVEZZA. È reo di questo peccato colui che non spera più da Dio né il perdono dei peccati, né la vita eterna, né i mezzi per conseguirla.
3) LA PRESUNZIONE DISALVARSI SENZA MERITI. È reo di questo peccato colui che pretende tutto da Dio senza fare, da parte sua, quanto può e deve per salvarsi, ossia colui che pretende di salvarsi senza le buone opere, senza le preghiere, senza far penitenza dei propri peccati.
4) L’IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTA.Questo peccato si commette contrariando, negando, combattendo le verità della Fede, non già per non esserne persuasi, ma per peccare più liberamente.
 5) L’INVIDIARE LA GRAZIA DEL PROSSIMO. Si pecca col sentire tristezza perché un altro si è convertito e vive bene, o perché ha qualche dono speciale di Grazia.
6) L’OSTINAZIONE VOLONTARIA NEL PECCATO. Quando si resiste cocciutamente alle ammonizioni o alle buone ispirazioni dello Spirito Santo date con voci interne o col rimorso o per mezzo di persone buone, o per mezzo di avvenimenti che richiamano dalla vita di peccato.
7) L’IMPENITENZA FINALE. Quando si continua a vivere ostinatamente nella colpa, senza pensare a convertirsi n ora n in punto di morte, per non voler restituire la roba e l’onore tolto riparare gli scandali, deporre i rancori, lasciare le occasioni di peccato, ecc.

È impressionante vedere come, al principio del terzo millennio, la Chiesa cattolica, che, attraverso duemila anni di storia, alcune centinaia di papi e una ventina di concili ecumenici, ha saputo difendere vittoriosamente la Verità rivelata, e resistere alle lusinghe d’innumerevoli scismi, apostasie ed eresie d’ogni genere, alcune estremamente insidiose, ora, inorgoglita e inebriata da una febbre di modernizzazione, sembra essersi messa – nella persona di non pochi teologi, membri del clero e semplici fedeli - sulla china di una rovinosa caduta proprio nel più terribile dei peccati: la bestemmia contro lo Spirito Santo.
Si tratta di una tendenza che ha fatto capolino fin dal XVIII secolo, ed era inevitabile, forse, che ciò accadesse, considerata la vastissima diffusione che ebbe, in quella fase storica, il movimento illuminista, e che è proseguita nel XIX, ma che solo al principio del XX si è mostrata apertamente in tutta la sua pericolosità, allorché, sotto apparenze miti, oneste, perfino devote, importanti esponenti del mondo cattolico e della stessa Chiesa hanno avanzato la pretesa di accostarsi alla fede cristiana con le stesse categorie mentali, con gli stessi strumenti di ricerca, con la stessa prospettiva ideologica con cui ci si accosta a qualsiasi altro aspetto della vita e del reale, il tutto in un contesto positivista, che vede solo nella scienza una forma di sapere oggettivo, e, perciò, valido e “vero”, e che diffida, per istinto e per radicata convinzione, da qualsiasi “intrusione” del miracolo, del soprannaturale, di tutto ciò che non è scientificamente e razionalmente spiegabile. Tale fu il modernismo, riconosciuto nella sua carica eversiva e dirompente dal papa san Pio X e, perciò, solennemente condannato con l’enciclica Pascendi, del 1907.
Smascherata e respinta nella sua forma esplicita, la tendenza modernista non ha tuttavia disarmato, anzi, non ha fatto che affilare le armi nell’ombra, e preparare il momento e le condizioni per prendersi la rivincita, con pazienza, con tenacia, sempre sorretta dalla ferma convinzione di rappresentare il “progresso” e, perciò, di avere il futuro dalla sua, e che la Chiesa stessa, alla fine, avrebbe riconosciuto la giustezza delle sue ”intuizioni”, delle sue “proposte”, addirittura del suo spirito profetico”. Una volta fatta propria l’ideologia del progresso, infatti – cardine e cuore di tutti gl’illuminismi, i positivismi e i modernismi – era logico e inevitabile che i cattolici di tale tendenza finissero per sentire e ragionare esattamente come tutti gli altri progressisti della società e della cultura profana: vale a dire con quella rocciosa certezza di rappresentare il “bene”, contro le tenebre della tradizione, contro il peso morto del passato, contro tutto ciò che, ricordando loro l’epoca in cui le loro idee non trovavano spazio, perché la ragione si accompagnava alla fede e non pretendeva di porsi al di sopra di essa - semmai ne era il docile strumento -, era per essi il nemico per antonomasia, ciò che andava combattuto, distrutto, cancellato, in modo tale che non ne restasse neppure la memoria. E così come agli architetti e agli urbanisti della seconda metà del XX secolo è parso giusto e doveroso far sparire, deliberatamente, anche il ricordo di come erano i paesi e le città d’Europa, prima del trionfo della modernità; e come agli scrittori, ai poeti, ai filosofi, ai registi, ai musicisti e ai cantanti è parso giusto e sacrosanto cancellare, sotto la coltre del disprezzo e la polvere dell’oblio, ogni traccia e ogni ricordo di come erano la letteratura, la poesia, la filosofia, il cinema, il teatro, la musica e la canzone popolare; allo stesso modo, i solerti cattolici progressisti, vescovi e arcivescovi compresi, hanno voluto fare in modo che, dopo il Concilio Vaticano II, non restasse nemmeno il ricordo di ciò che erano la liturgia, la pastorale, la catechesi, e, per molti aspetti, anche la dottrina della Chiesa cattolica, prima di quell’evento e prima degli abusi e delle degenerazioni che da quell’evento hanno preso l’avvio, fino all’impudenza di presentarsi come la “vera” chiesa di Cristo. Infatti, un giovane sotto i trenta’anni, non potrà mai sapere, se non dai racconti dei suoi genitori o dai libri, come era la Chiesa cattolica fino a quando la mala pianta del modernismo non è tornata a diffondersi al suo interno; non potrà mai sapere la bellezza, la nobile austerità, la profondità e, nello stesso tempo, la suggestiva e veneranda semplicità con le quali il clero istruiva i fedeli, e che pervadevano ogni aspetto della vita religiosa, anche nella sfera privata delle famiglie e dei comportamenti individuali.
Ed ecco il peccato contro lo Spirito Santo: quel misto di orgoglio, superbia e inconcepibile leggerezza, per cui l’uomo si pone, nei confronti di Dio, senza il dovuto timore e tremore, ma con una familiarità obliqua, furbesca, come se quel che gli preme altro non sia che giustificare una vita distante dal Vangelo, invocando però il Vangelo stesso a testimonio e garante della perfetta liceità e, anzi, della perfetta congruenza di quei comportamenti, di quegli stili di vita, fondamentalmente anticristiani, irreligiosi, materialisti ed edonisti, incompatibili con il Vangelo di Gesù. Voler capovolgere la parola di Dio per giustificare il proprio egoismo e l’allontanamento dal Suo insegnamento, sulla base di una lettura distorta e pretestuosa del Vangelo: ecco il peccato intollerabile e imperdonabile, ecco il peccato di falsificazione della Parola di Dio, e – quindi - la bestemmia contro lo Spirito Santo.
In particolare, nelle tendenze moderniste e progressiste, oggi più che mai vive e operanti nel tessuto della Chiesa cattolica, anzi, giunte a tal segno d’arroganza, da volersi sostituire completante ad essa, e spacciarsi per l’autentica Chiesa di Cristo, mentre non ne sono che una penosa contraffazione, si nota in particolare: L’ABUSO DEI SACRAMENTI (e qui non possiamo non pensare a quali abusi può favorire una interpretazione semplicistica e frettolosa di documenti del recentissimo Magistero, come Amoris laetitia, per quanto riguarda i divorziati risposati, oppure Misericordia et misera, per ciò che attiene alle donne che abortiscono e al personale medico che attua tale delittuoso intervento); LA PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITI e senza una adeguato impegno e sforzo personale, anche a costo di sacrifici (e qui notiamo le analogie con la teologia di Lutero e di Calvino, dove le opere non contano nulla ai fini della salvezza; nonché l’abuso del concetto di “misericordia” divina, già ricordato, che si nota in questi ultimi tempi, anche in altissima sede); L’IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTA, appunto, non per dubbio sincero o per intima difficoltà di coscienza, ma allo scopo di assolvere se stessi dal peccato, anche a costo di manipolare la Verità e di falsificare la moneta buona di Cristo, con la moneta cattiva fabbricata da intelligenze disoneste: valga per tutti il caso dell’arcivescovo di Santiago, Julian Barrio, che ha ordinato sacerdoti due omosessuali dichiarati e conviventi, sapendolo quel che faceva, e ciò per assecondare una tendenza oggi assai diffusa, ma del tutto contraria alla morale cristiana; e L’OSTINAZIONE VOLONTARIA NEL PECCATO, quando si mette a tacere la voce della coscienza e si ignora deliberatamente ogni voce di critica, ogni espressione di perplessità, ogni parere contrario, provenienti da tanti credenti e da tanti sacerdoti e vescovi, i quali non capiscono come sia possibile che il Magistero, di questi ultimi tempi, insegni cose che mai si era sognato d’insegnare, e come mai vi possa essere un papa che si comporta come se fosse non già il vicario di Cristo sulla terra, ma il padrone assoluto della Chiesa, perfettamente libero di fare e disfare ogni cosa a sua completa discrezione, anche le verità dogmatiche, come se ciò rientrasse nelle sue competenze e nelle sue facoltà.
A questo proposito, è giusto dire che papa Francesco, pur amando presentarsi come il papa "buono", “comprensivo”, “sorridente”, ha instaurato nella Chiesa, e specialmente in Vaticano, un clima di assolutismo e di controllo poliziesco quale non si era mai visto, secondo autorevoli osservatori, a memoria d’uomo, e in confronto al quale i tanto deprecati (dai modernisti) sistemi da “polizia segreta”, adottati da san Pio X per reprimere l’infezione ereticale, appaiono, tutto sommato, qualcosa di assai blando e artigianale. Vaticanisti illustri, ma intellettualmente e moralmente liberi, quindi non allineati e non asserviti, riferiscono che, nei sacri palazzi, si respira un’aria di sospetto, d’insicurezza, di timore e quasi di angoscia, perché tutti coloro i quali non sono perfettamente allineati sulle posizioni riformiste di papa Francesco temono di venire rimossi dai loro incarichi, anche perché è proprio quello che sta accadendo. Il papa regnante installa nelle posizioni-chiave i suoi fedelissimi e, dietro le apparenze d’una bonarietà e una semplicità che incontrano, guarda caso, i favori dell’opinione pubblica (ma sempre meno di quella cattolica, e sempre più di quella non cattolica, a cominciare dall’area gnostico-massonica che fa capo al gruppo di La Repubblica, procede dritto per la sua strada, quella delle “riforme” in senso progressista e modernista, sordo a qualsiasi voce di dissenso. Del resto, basta pensare al trattamento che hanno subito, sin dal principio del suo pontificato, i Francescani dell’Immacolata, uno dei pochissimi istituti religiosi in fiorente espansione, in questo momento di generale crisi delle vocazioni: sono stati ripresi, commissariati, umiliati, senza che se ne sia capita bene la ragione, tranne il sospetto che in Vaticano qualcuno li consideri un po’ fondamentalisti, oppure, per usare un’espressione usata spesso da papa Francesco, troppo clericali. Ma da quando in qua un religioso cattolico dovrebbe vergognarsi d’esser clericale? 
Il peccato che non verrà perdonato

di Francesco Lamendola



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