ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 7 dicembre 2016

Idolatriae Letitia

FONDAZIONE LEPANTO: uniti nel Credo cardinali, vescovi e sacerdoti

(di Veronica Rasponi) È stato il canto collettivo del Credo il momento più alto dell’incontro del 5 dicembre alla Fondazione Lepanto, che ha visto circa 150 persone, tra cui oltre ottanta sacerdoti, religiosi e seminaristi, affollarsi attorno ai cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke e ai vescovi Andreas Laun e Athanasius Schneider, convenuti per assistere alla conferenza dello stesso mons. Schneider sul tema La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano.
Mons. Schneider ha ricordato nel suo intervento come, fin dall’origine della Chiesa, gli Apostoli e i loro successori, in primo luogo i Romani Pontefici, successori di Pietro, hanno sempre santamente custodito e fedelmente trasmesso la dottrina non negoziabile del Verbo Incarnato sulla santità e indissolubilità del matrimonio anche riguardo alla prassi pastorale. Questa dottrina di Cristo è espressa nelle seguenti affermazioni degli Apostoli: «Il matrimonio sia onorato ed il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Ebr. 13, 4) e «Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito, e qualora si separi, rimanga senza sposarsi, e il marito non ripudi la moglie» (1 Cor. 7, 10-11). «Queste parole ispirate dallo Spirito Santo sono sempre state proclamate nella Chiesa durante duemila anni, servendo come indicazione vincolante e come norma indispensabile per la disciplina sacramentale e per la vita pratica dei fedeli».
«Di conseguenza – ha continuato mons. Schneider  la Chiesa secondo la logica Divina e umana non ha la competenza di approvare nemmeno implicitamente una convivenza more uxorio al di fuori di un valido matrimonio, ammettendo tali persone adultere alla Santa Comunione. Un’autorità ecclesiastica che emana norme o orientamenti pastorali che prevedono una tale ammissione, si arroga un diritto che Dio non le ha dato. Un accompagnamento e discernimento pastorale che non propone alle persone adultere – i cosiddetti divorziati risposati – l’obbligo divinamente stabilito di vivere in continenza come condizione sine qua non per l’ammissione ai sacramenti, si rivela in realtà come un clericalismo arrogante. Poiché non esiste un clericalismo più farisaico che quello che si arroga diritti divini».
Mons. Schneider ha quindi ricordato che «il primo grande peccato clericale fu il peccato del sommo sacerdote Aronne, quando costui cedette alle domande impertinenti dei peccatori e permise loro di venerare l’idolo del vitello d’oro (cfr. Es.32, 4), sostituendo in questo concreto caso il Primo Comandamento del Decalogo di Dio, cioè sostituendo la volontà e la parola di Dio, con la volontà peccatrice dell’uomo. Aronne giustificava questo suo atto di clericalismo esasperato con il ricorso alla misericordia e alla comprensione verso le esigenze degli uomini. La Sacra Scrittura dice appunto: ‘Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne avevo tolto ogni freno al popolo, così da farne il ludibrio dei loro avversari’(Es. 32, 25)».
«Si ripete oggi sostanzialmente nella vita della Chiesa quel primo peccato clericale. Aronne aveva dato il permesso di peccare contro il Primo Comandamento del Decalogo di Dio e di poter essere allo stesso tempo sereni e lieti nel farlo, e la gente appunto danzava. Si trattava in quel caso di una letizia nell’idolatria: ‘Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzo per darsi al divertimento’ (Es. 32, 6)».
«Invece del Primo Comandamento come era nel tempo di Aronne, parecchi chierici, anche di più alto rango, sostituiscono ai nostri giorni il Sesto Comandamento con il nuovo idolo della pratica sessuale tra persone non validamente sposate, che è in un certo senso il vitello d’oro creato dai chierici dei nostri giorni. L’ammissione di tale persone ai sacramenti senza chieder loro di vivere in continenza come conditio sine qua non, significa nel fondo un permesso di non dover osservare in questo caso il Sesto Comandamento. Tali chierici, come nuovi “Aronne”, tranquillizzano le persone, dicendo che possono essere serene e liete, cioè possono continuare nella gioia dell’adulterio grazie a una nuova “via caritatis” e al senso “materno” della Chiesa e che possono persino ricevere il cibo Eucaristico. Con tale orientamento pastorale i nuovi “Aronne” clericali fanno del popolo cattolico il ludibrio dei loro nemici, cioè del mondo non credente e immorale, il quale potrà davvero dire per esempio:
  • Nella Chiesa cattolica si può avere accanto al proprio coniuge un nuovo partner, e la convivenza con lui è ammessa nella prassi.
  • Nella Chiesa cattolica è ammessa di conseguenza una specie di poligamia.
  • Nella Chiesa cattolica l’osservanza del Sesto Comandamento del Decalogo, tanto odiato da parte della nostra società moderna ecologica ed illuminata, può avere delle legittime eccezioni.
  • Il principio del progresso morale dell’uomo moderno secondo il quale si deve accettare la legittimità degli atti sessuali fuori del matrimonio, è finalmente implicitamente riconosciuto nella Chiesa cattolica, che era stata sempre retrograda, rigida e nemica della letizia dell’amore e del progresso morale dell’uomo moderno».
Dopo aver citato numerosi esempi di resistenza dei cattolici fedeli, come i tredici cardinali “neri”, privati delle insegne cardinalizie da Napoleone, per non aver voluto riconoscere il suo matrimonio irregolare con Giuseppina Beauharnais, mons. Schneider ha concluso: «Voglia lo Spirito Santo suscitare in tutti i membri della Chiesa, dal più semplice e umile fedele fino al Supremo Pastore, sempre più numerosi e coraggiosi difensori della verità dell’indissolubilità del matrimonio e della corrispondente prassi immutabile della Chiesa, anche se a causa di tale difesa essi rischiassero considerevoli svantaggi personali. La Chiesa deve più che mai adoperarsi nell’annuncio della dottrina e nella pastorale matrimoniale affinché nella vita dei coniugi e specialmente dei cosiddetti divorziati risposati sia osservato quello che lo Spirito Santo ha affermato nella Sacra Scrittura: ‘Il matrimonio sia onorato ed il talamo sia senza macchia’ (Eb. 13, 4). Soltanto una pastorale matrimoniale, che prenda ancora sul serio questa parole di Dio, si rivela veramente misericordiosa, poiché conduce le anime peccatrici sul cammino sicuro alla vita eterna. E questo è ciò che conta».
Ha preso quindi la parola S. Em.za il cardinale Burke, che ha voluto ringraziare tutti coloro che stanno ferventemente pregando per la Chiesa in questo tempo di crisi: «Una vera crisi – ha sottolineato – della verità sul matrimonio». «Dobbiamo rimanere nella verità ed essere pronti a combattere per essa. Dobbiamo vedere questa situazione sub specie aeternitatis. Restare nel Signore, fedeli a Lui, fino alla fine. Dobbiamo evitare totalmente una prospettiva mondana della Chiesa, che la rende un insieme di fazioni politiche. A un giornalista che mi ha chiesto se sono un conservatore, ho risposto: no, sono un cattolico. Stiamo semplicemente difendendo la nostra fede cattolica, e non vogliamo diventare politici, Dobbiamo servire solo il Signore e il Suo insegnamento e, con l’aiuto di Dio speriamo di farlo».
Il cardinale Burke ha quindi aggiunto: «Il peso sulle spalle di un cardinale è molto grande. Siamo il Senato del Papa e i suoi primi consiglieri e dobbiamo soprattutto servire il Papa, dicendogli la verità. Porre delle domande, come abbiamo fatto al Papa, è nella tradizione della Chiesa, proprio per evitare divisioni e confusione. Lo abbiamo fatto con sommo rispetto per l’Ufficio Petrino, senza mancare di reverenza alla persona del Papa. Ci sono tante domande, ma le cinque domande principali che abbiamo posto devono necessariamente avere una risposta, per la salvezza delle anime. Preghiamo ogni giorno per avere una risposta, fedele alla Tradizione, nella linea apostolica ininterrotta che rimanda a Nostro Signore Gesù Cristo».
«La nostra presenza – aveva affermato il prof. Roberto de Mattei presentando l’incontro, – vuole essere innanzitutto un atto di venerazione verso la persona del Papa e di fedeltà verso l’insegnamento della Chiesa. Come cattolici noi veneriamo il Papa, che in questo momento è Papa Francesco, perché sappiamo che il termine Vicario di Cristo non indica un trono astratto, come pensano i gallicani, ma una persona concreta e viva. Tuttavia, più alta ancora della devozione e della venerazione che portiamo al Santo Padre, c’è l’amore e la fedeltà al Magistero pontificio, che non può essere limitata a una persona o ad un’epoca storica, ma congiunge tutto l’insegnamento che la Chiesa impartisce, da san Pietro ai nostri giorni, e che è espresso dalla sua Tradizione. Il Papa serve la Tradizione e non se ne serve, deve essere coerente con essa e non può contraddirla. Se si manifesta un’incoerenza, è giusto, è doveroso porre delle domande. Non è irrispettoso chi manifesta dubbi, ma chi non li risolve, soprattutto quando a porre delle domande, a sollevare dei dubbi sono vescovi e cardinali, cioè i diretti successori degli apostoli e i più stretti consiglieri del Papa. Noi siamo interessati a conoscere le loro preoccupazioni, che sono anche le nostre. Ed è per questo che oggi siamo qui, chiedendo allo Spirito Santo di illuminarci e alla Madonna di proteggerci».
Come espressione della comunione soprannaturale della Romanità dei presenti, mons. Schneider, alla fine della riunione, ha intonato il Credo a cui si sono associati i numerosissimi sacerdoti e laici presenti, alcuni dei quali provenienti dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dall’Irlanda, dalla Francia, e da diverse città italiane, con alla testa i rappresentanti delle principali famiglie religiose legate alla difesa dell’ortodossia della fede in questi tempi di crisi. (Veronica Rasponi)

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