ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 31 dicembre 2016

Il mistero profondo che si nasconde in questa Donna


MARIA, MADRE PIENA D’AMORE

         Mai la Chiesa guarda a Maria separandola da Gesù. Nella festa dell’“Immacolata” la Chiesa contempla la bellezza spirituale di Maria non come cosa sua, ma come riflesso della bellezza e della grazia di Cristo; nell’“Assunzione” La contempla come unica creatura che, con Gesù e grazie a Gesù, ha già raggiunto il paradiso in anima e corpo.
         Nella festa della Madre di Dio (1° gernnaio) il legame tra Maria e Gesù ci appare ancora più stretto: la Chiesa li contempla nel loro rapporto di Madre e Figlio. «Quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). Questa Donna è Maria di Nazareth, venerata dalla Chiesa non solo come “Madre di Cristo”, ma come “Madre di Dio”. E infatti è a Dio che ha dato la vita, la vita umana, ovviamente, non la vita divina. Al Figlio di Dio, sbocciato come Uomo nel suo grembo, Maria ha dato il suo sangue, i lineamenti del suo volto, il suo latte, le sue carezze, i suoi sorrisi, le sue attenzioni, le sue cure e tutto il suo amore e il suo calore di Madre. Chi può comprendere il mistero profondo che si nasconde in questa Donna?
Umile e semplice, povera e nascosta, in tutto uguale alle donne del suo tempo e della sua terra, eppure così diversa, così grande, così perfetta… così unica! Se una donna avverte in sé delle strane emozioni quando porta nel suo grembo un bambino, quali emozioni avrà provato Maria nel sentir palpitare nel suo grembo il Figlio di Dio! Un miscuglio di gioia e di timore, di confidenza e di adorazione che nessuno di noi può comprendere. Dio L’ha creata strapiena di grazia e di bellezza, splendida, degna di suo Figlio, talmente perfetta e ricca di virtù che Gesù, in Lei e vicino a Lei, non sentiva nostalgia del Cielo da cui era venuto. Maria, per suo Figlio Gesù, è stata la proiezione e il prolungamento del paradiso sulla terra. Come il sole riproduce in uno specchio la sua forma e il suo colore, così Dio ha riprodotto in Maria di Nazareth tutte le sue perfezioni. Per questo si può affermare che Maria, prima di generare il Figlio di Dio nel suo corpo, Lo ha generato nella sua anima “piena di grazia”. 
         Una maternità unica, quella di Maria, di gran lunga superiore a ogni altra, una maternità che toccò i vertici più alti della gioia, ma anche gli abissi più profondi del dolore; una maternità che non ha tenuto per sé il Figlio, ma L’ha offerto a Dio e ai carnefici perché desse la sua vita per noi. Una maternità tutta amore, che non ha mai conosciuto la ruggine dell’egoismo. Una maternità congiunta alla verginità: «Vergine prima, durante e dopo il parto», caso unico nella storia del mondo. Una maternità feconda come nessun’altra: Maria ha avuto un solo Figlio secondo la carne (e non poteva essere diversamente), ma sotto la croce ha ereditato da Gesù ogni uomo come figlio; figli nati a Lei non dal suo sangue, ma dalle sue lacrime di Madre ferita e dal Sangue di suo Figlio Gesù.
         Madre di ogni uomo redento – Una madre ci ha generati alla vita della terra, un’altra Madre, Maria, ci ha generati alla vita del Cielo. Gesù, il più povero tra i poveri, non ha tenuto nulla per Sé; ha spartito con noi tutte le sue ricchezze: ci ha dato Dio come Padre e la sua Mamma… come Madre. Da quel giorno di dolore e di morte, vissuto sotto la croce, Maria ha preso con estrema serietà la sua missione di Madre: ci “perseguita’ col suo amore, veglia su di noi e prega per noi. Chissà quante volte, in Cielo, pensando a noi avrà detto a suo Figlio, come alle nozze di Cana: «Mio caro Gesù, quei figli che mi hai dato dall’alto della croce e che sono ancora in cammino in quella valle di lacrime e di tentazioni che è la Terra, non hanno più vino! Troppi di loro non hanno mai avuto o non hanno più il vino della grazia, non hanno più il vino della fede, della speranza, dell’amore; non hanno più il vino della pace. Abbi pietà di loro, Figlio mio, non colpirli come meriterebbero. Perdonali perché non sanno quello che fanno!». E questa preghiera la fa un’infinità di volte e non al plurale, ma indicando per nome te, me e ognuno dei suoi figli. Ma quante volte abbiamo risposto al suo amore di Madre con l’indifferenza, con l’ingratitudine, con il peccato! Quanta poca riconoscenza verso nostra Madre!
Quanta poca fiducia! Quanto poco affetto! Quanta poca preghiera! E pensare che tutto questo sarebbe a nostra forza. Se aprissimo di più il cuore alla Madonna, saremmo più vivi dentro, saremmo più profondi nella fede, più forti nelle difficoltà, più caldi nell’amore; sarebbero più stabili e serene le nostre famiglie, sarebbe più protetta l’innocenza dei nostri bambini, sarebbero meno in pericolo le sorti del mondo!
         Grandezza della maternità – La maternità di Maria, inoltre, mi fa pensare alla grandezza e al valore di ogni maternità, grandezza e valore oggi troppo poco capiti e troppo spesso insidiati e calpestati. Quale dignità poter generare una vita, ma anche quale responsabilità non farlo per motivi di comodo! Quale responsabilità generare una vita, magari per “gioco”… e poi sopprimerla con la ferocia dell’aborto! Quale responsabilità farla nascere e farla rinascere nel Battesimo, e non coltivarla poi nella fede e nell’amore come il Signore vorrebbe! Quale responsabilità non difendere con estrema accortezza l’innocenza dei figli dai mille scandali che la insidiano! E quanti meriti davanti a Dio per una madre che educa alla vita di fede i suoi figli, con la parola e con l’esempio, e che li segue giorno dopo giorno con la preghiera perché il male non ne corrompa il cuore! Questo discorso, che vale per ogni mamma, vale anche, ovviamente, per ogni papà.
         La pace secondo Dio – Il primo giorno di gennaio, da anni ormai, la Chiesa invita i suoi figli e tutti gli uomini di buona volontà a celebrare, insieme alla festa di Maria SS.ma Madre di Dio, la “Giornata mondiale della pace”. Ma che può fare un singolo uomo davanti a un problema così grande? È una domanda che tutti, qualche volta, ci siamo posti. E qui, spesso, molti sbagliano prospettiva, perché pensano che la pace sia qualcosa che riguarda soltanto i rapporti tra i popoli, che consista tutto sommato in un’assenza di guerra e che solo i governanti siano chiamati a costruirla. E così si incrociano le braccia e si aspetta che la pace ce la regali chi sta in alto. Innanzitutto, le relazioni tra popoli non sono l’unico settore in cui si deve cercare di costruire la pace. Ci sono settori più ristretti, ma non meno importanti, in cui ogni uomo è chiamato a seminare la pace. La pace va costruita prima di tutto dentro di sé: pace tra il corpo e l’anima, che spesso sono in tensione tra loro; pace tra gli interessi spirituali, verso i quali siamo spesso tanto distratti, e gli interessi materiali, ai quali riserviamo troppo spesso eccessiva attenzione. Pace nelle famiglie: tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. Pace tra vicini di casa. Pace tra le classi sociali. Pace tra nord e sud. Solo alla fine si può parlare di pace tra i popoli.
         La pace – dicevo – non è solo assenza di guerra. La pace è concordia, è attenzione all’altro, nei rapporti tra i singoli, nei rapporti tra i gruppi, nei rapporti tra i popoli; la pace è rispetto dell’altro e dei suoi diritti, è soccorso nei suoi bisogni. La pace nasce dal rispetto della verità, dalla giustizia, dall’amore, dal saper capire, dal saper sopportare. In terzo luogo non tocca solo ai governanti costruire la pace: tocca a tutti e prima di tutto agli educatori. Se fra una trentina d’anni scoppiasse una “terribile guerra”, la colpa non sarebbe solo dei governanti di quel tempo, ma anche di coloro che non li hanno educati alla pace quand’erano giovani, e di chi, qualche decennio prima, ha seminato o tollerato vergognose ingiustizie, e di chi non ha protestato, con tutti i mezzi, per far cessare quel diluvio di violenze che ci travolge dagli schermi della televisione e del cinema. Se scoppiasse, prima o poi, una terribile guerra, la colpa sarebbe anche di chi ha coltivato con ostinazione un assurdo spirito di partigianeria che fa sempre vedere il torto nei propri avversari e la ragione nel proprio branco. Nulla favorisce le guerre come l’incapacità di autocritica, che nasce dalla mancanza di umiltà. Se scoppiasse, prima o poi, una terribile guerra la colpa sarebbe di tutti coloro che non hanno pregato per la pace. Non solo, ma ogni peccato è un seme di guerra come insegna ripetutamente la Bibbia e come ha confermato a Fatima la Madonna. Tutti, perciò, siamo colpevoli e responsabili se la pace è costantemente in pericolo, se la guerra si profila sempre più all’orizzonte e se, già da ora, tante divisioni fanno sanguinare le relazioni tra varie persone, tra vari gruppi, tra vari popoli. Il pregare per la pace e il vivere in grazia di Dio sono cose che tutti possiamo fare e che servono molto di più dell’azione svolta dai governanti di tutto il mondo. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», ci ha detto Gesù. Che significa: «Fate la pace con Dio e vedrete fiorire la pace sulla Terra, perché dove c’è posto per Dio, fiorisce l’amore e solo dove c’è amore c’è pace. Ma dove non c’è posto per Dio, non c’è più posto per nessuno e rischio di guerra e sofferenze per tutti».
         Anno nuovo, vita nuova – Vorrei terminare con un ultimo pensiero: l’anno vecchio sta per finire e un anno nuovo sta per arrivare. Che ne ho fatto dei giorni dell’anno che va a terminare? E che penso di fare dei giorni che forse vivrò nel nuovo anno? Ogni goccia di tempo, ogni giorno che vivo, ogni anno che passa, è un capitale enorme di cui il Signore un giorno mi chiederà conto. Io non sono il padrone del mio tempo, ne sono solo il consumatore, perché Padrone ne è solo Dio. Il fatto stesso ch’io non conosca il mio futuro, mi fa sentire piccolo davanti a Dio. La ruota del tempo è come un mulino, il mulino col quale Dio macina il suo grano, cioè la vita degli uomini, per vedere che farina sanno dare. Ma se nonostante il girare della ruota, se nonostante il procedere del tempo, di farina ne viene poca e magari scadente...? Forse alcuni non vedranno il sorgere di un nuovo anno: saranno falciati, giovani o vecchi, dopo il dolore della malattia o senza preavviso. Non lo auguro a nessuno, ovviamente, ma altrettanto ovviamente è possibile a tutti. E... ognuno di noi può essere nelnumero dei partenti. Dunque, non c’è tempo da perdere. Aiutaci, Signore, a “vivere in fretta”, aiutaci a vivere bene, aiutaci ad essere fedeli ai nostri doveri, a sfruttare il momento presente senza far calcolo del domani. Aiutaci, Signore, a comprendere le responsabilità che ci derivano dal tempo che ci offri. E grazie, grazie, Signore, fin dal primo giorno per il nuovo anno che ci doni.
         E a Te, Madre buona, che non ti stanchi di amarci come figli, a Te, Regina della pace, da povere creature strettamente imparentate col buon ladrone spirato accanto a Gesù, a Te chiediamo: «Ricordati di noi, ora che sei nel tuo regno». 

di don Enzo Boninsegna*
*da “Grandi cose ha fatto in me il Signore”, pro-manuscripto, 2003

http://www.presenzadivina.it/282.pdf


INNO AKATHISTOS

PARTE NARRATIVA

1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir "Ave" alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo,
Signore,
in estasi stette,
acclamando la Madre così:


Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!

2. Ben sapeva Maria
d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva:
«Il tuo singolare messaggio
all'anima mia incomprensibile appare:
da grembo di vergine
un parto predici, esclamando:

Alleluia!»
3. Desiderava la Vergine
di capire il mistero
e al nunzio divino chiedeva:
«Potrà il verginale mio seno
mai dare alla luce un bambino?
Dimmelo!»
E Quegli riverente
acclamandola disse così:


Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste
che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Sposa non sposata!

4. La Virtù dell'Altissimo
adombrò e rese Madre
la Vergine ignara di nozze:
quel seno, fecondo dall'alto,
divenne qual campo ubertoso per tutti,
che vogliono coglier salvezza
cantando così:

Alleluia!

5. Con in grembo il Signore
premurosa Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto,
esultò,
e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:


Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all'Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!

6. Con il cuore in tumulto
fra pensieri contrari
il savio Giuseppe ondeggiava:
tutt'ora mirandoti intatta
sospetta segreti sponsali, o illibata!
Quando Madre ti seppe
da Spirito Santo, esclamò:

Alleluia!
7. I pastori sentirono
i concerti degli Angeli
al Cristo disceso tra noi.
Correndo a vedere il Pastore,
lo mirano come agnellino innocente
nutrirsi alla Vergine in seno,
cui innalzano il canto:

Ave, o Madre all'Agnello Pastore,
Ave, o recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne,
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli,
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne,
Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede,
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l'inferno,
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.

Ave, Vergine e Sposa!

8. Osservando la stella
che guidava all'Eterno,
ne seguirono i Magi il fulgore.
Fu loro sicura lucerna
andando a cercare il Possente,
il Signore.
Al Dio irraggiungibile giunti,
l'acclaman beati:

Alleluia!
9. Contemplarono i Magi
sulle braccia materne
l'Artefice sommo dell'uomo.
Sapendo ch'Egli era il Signore
pur sotto l'aspetto di servo,
premurosi gli porsero i doni,
dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell'Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d'errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.

Ave, Vergine e Sposa!
10. Banditori di Dio
diventarono i Magi
sulla via del ritorno.
Compirono il tuo vaticinio
e Te predicavano, o Cristo,
a tutti, noncuranti d'Erode,
lo stolto, incapace a cantare:

Alleluia!
11. Irradiando all'Egitto
lo splendore del vero,
dell'errore scacciasti la tenebra:
ché gli idoli allora, o Signore,
fiaccati da forza divina caddero;
e gli uomini, salvi,
acclamavan la Madre di Dio:


Ave, riscossa del genere umano,
Ave, disfatta del regno d'inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti,
Ave, degl'idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone,
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio,
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste,
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa,
Ave, sorgente di latte e di miele.

Ave, Vergine e Sposa!
12. Stava già per lasciare
questo mondo fallace
Simeone, ispirato vegliardo.
Qual pargolo a lui fosti dato,
ma in Te riconobbe il Signore perfetto,
e ammirando stupito
l'eterna sapienza esclamò:

Alleluia!

PARTE TEMATICA

13. Di natura le leggi
innovò il Creatore,
apparendo tra noi, suoi figlioli:
fiorito da grembo di Vergine,
lo serba qual era da sempre, inviolato:
e noi che ammiriamo il prodigio
cantiamo alla Santa:


Ave, o fiore di vita illibata,
Ave, corona di casto contegno.
Ave, Tu mostri la sorte futura,
Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.
Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli,
Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.
Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti,
Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.
Ave, Tu supplica al Giudice giusto,
Ave, perdono per tutti i traviati.
Ave, Tu veste ai nudati di grazia,
Ave, Amore che vinci ogni brama.

Ave, Vergine e Sposa!
14. Tale parto ammirando,
ci stacchiamo dal mondo
e al cielo volgiamo la mente.
Apparve per questo fra noi,
in umili umane sembianze l'Altissimo,
per condurre alla vetta
coloro che lieti lo acclamano:

Alleluia!
15. Era tutto qui in terra,
e di sé tutti i cieli
riempiva il Dio Verbo infinito:
non già uno scambio di luoghi,
ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo
fu nascer da Vergine,
Madre che tutti acclamiamo:


Ave, Tu sede di Dio, l'Infinito,
Ave, Tu porta di sacro mistero.
Ave, dottrina insicura per gli empi,
Ave, dei pii certissimo vanto.
Ave, o trono più santo del trono cherubico,
Ave, o seggio più bello del seggio serafico.
Ave, o tu che congiungi opposte grandezze,
Ave, Tu che sei in una e Vergine e Madre.
Ave, per Te fu rimessa la colpa,
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo,
Ave, speranza di eterni tesori.

Ave, Vergine e Sposa!
16. Si stupirono gli Angeli
per l'evento sublime
della tua Incarnazione divina:
ché il Dio inaccessibile a tutti
vedevano fatto accessibile, uomo,
dimorare fra noi
e da ognuno sentirsi acclamare:

Alleluia!
17. Gli oratori brillanti
come pesci son muti
per Te, Genitrice di Dio:
del tutto incapaci di dire
il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.
Ma noi che ammiriamo il mistero
cantiamo con fede:


Ave, sacrario d'eterna Sapienza,
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai retori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori,
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame,
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza,
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi,
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.

Ave, Vergine e Sposa!
18. Per salvare il creato,
il Signore del mondo,
volentieri discese quaggiù.
Qual Dio era nostro Pastore,
ma volle apparire tra noi come Agnello:
con l'umano attraeva gli umani,
qual Dio l'acclamiamo:

Alleluia!
19. Tu difesa di vergini,
Madre Vergine sei,
e di quanti ricorrono a Te:
che tale ti fece il Signore
di tutta la terra e del cielo, o illibata,
abitando il tuo grembo
e invitando noi tutti a cantare:


Ave, colonna di sacra purezza,
Ave, Tu porta d'eterna salvezza.
Ave, inizio di nuova progenie,
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta,
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore,
Ave, o Tu che dei casti ci doni l'autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine,
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice,
Ave, che l'anime porti allo Sposo.

Ave, Vergine e Sposa!

20. Cede invero ogni canto
che presuma eguagliare
le tue innumerevoli grazie.
Se pure ti offrissimo inni
per quanti granelli di sabbia, Signore,
mai pari saremmo ai tuoi doni
che desti a chi canta:

Alleluia!
21. Come fiaccola ardente
per che giace nell'ombre
contempliamo la Vergine santa,
che accese la luce divina
e guida alla scienza di Dio tutti,
splendendo alle menti
e da ognuno è lodata col canto:


Ave, o raggio di Sole divino,
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti,
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri,
Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l'antica piscina,
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l'anime mondi,
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, o fragranza del crisma di Cristo,
Ave, Tu vita del sacro banchetto.

Ave, Vergine e Sposa!
22. Condonare volendo
ogni debito antico,
fra noi, il Redentore dell'uomo
discese e abitò di persona:
fra noi che avevamo perduto la grazia.
Distrusse lo scritto del debito,
e tutti l'acclamano:

Alleluia!
23. Inneggiando al tuo parto
l'universo ti canta
qual tempio vivente, o Regina!
Ponendo in tuo grembo dimora
Chi tutto in sua mano contiene, il Signore,
tutta santa ti fece e gloriosa
e ci insegna a lodarti:

Ave, o «tenda» del Verbo di Dio,
Ave, più grande del «Santo dei Santi».
Ave, Tu «Arca» da Spirito aurata,
Ave, «tesoro» inesausto di vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani,
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente,
Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei,
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra,
Ave, salvezza dell'anima mia.

Ave, Vergine e Sposa!
24. Grande ed inclita Madre,
Genitrice del sommo fra i Santi,
Santissimo Verbo,
or degnati accogliere il canto!
Preservaci da ogni sventura, tutti!
Dal castigo che incombe
Tu libera noi che gridiamo:

Alleluia!

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