ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 1 dicembre 2016

Non ditelo a bergogliavvenire che scrive il contrario*

Aleppo, bimbi cristiani pronti al martirioook



“Ad Aleppo – continua il racconto della suora – la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente. Ero ad Aleppo per un periodo di riposo e, quando è scoppiata la guerra, ho capito che Dio mi voleva lì per una nuova missione. Ad Aleppo non ci sono cristiani solo di nome, ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri. Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, e li preparano alla possibilità del martirio. I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita, ma non il cielo”.
Suor Guadalupe mette a nudo un pericoloso deficit di comprensione, tipico delle società europee, affermando che “il Medio Oriente non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa”. Sul conflitto in corso è chiara: “Non è una guerra civile, ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani. La persecuzione è aperta e che sia contro le minoranze è dimostrato anche dal fatto che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’islam. I cosiddetti ribelli sono in realtà terroristi jihadisti“.
La testimonianza della missionaria è un duro esame della coscienza europea: “I rifugiati siriani sono delusi dall’Europa. Pensavano di essere ‘in famiglia’, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici. Tali maltrattamenti provengono dai rifugiati islamici di nazionalità diversa dalla siriana, perché con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza”.
Suor Guadalupe ha poi lanciato un appello ai cattolici italiani: “Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera, per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani”, ha concluso.

Matteo Carnieletto
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(Lucia Capuzzi) L' Onu: si rischia un gigantesco cimitero Ultimatum dei sequestratori di Zanotti - «La pioggia di bombe ha centrato il capannone di Habbet Qubba. Là dormivano gli sfollati di altre zone di Aleppo est in fuga dall' offensiva lealista. Almeno 45 persone sono morte». La notizia, con relative foto, pubblicata sul sito dell' Aleppo media center (Amc), rimbalza sul Web. Poco dopo, arriva la denuncia dall' Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino all' opposizione: l' aviazione governativa sta bombardando i civili in fuga. I governativi replicano: è stata l' ala jihadista dei ribelli. Mentre l' Onu chiede alle parti un passo indietro prima di trasformare la città in un «gigantesco cimitero». Un rischio concreto. Al di là delle opposto versioni. Il racconto dell' assedio di Aleppo - come sempre nella guerra siriana - si sviluppa su due binari. Specie ora che, dal 15 novembre, Damasco e Mosca hanno intensificato la pressione sui ribelli, per riconquistare la metropoli, divisa dal 2012. Da una parte, la versione delle forze del governo e degli alleati russi, secondo cui il 40 per cento dei quartieri orientali della città-martire sarebbero stati «liberati» dalla morsa dei miliziani. Per il generale Sergeij Rudskoi, capo delle operazioni russe in Siria, perfino la strada del Castello - chiave per gli approvigionamenti dell' area est - è stata ripresa. Non solo. Mosca ha anche annunciato l' invio di una squadra di duecento sminatori per bonificare la zona. Dall' altra, la galassia anti-Assad smentisce l' avanzata dei lealisti. E, soprattutto, parla di un accanimento indiscriminato su Aleppo est. Fonti locali hanno riferito che le forze governative avrebbero fatto piovere sui quartieri orientali centinaia di volantini. I testi esortano la gente a lasciare la zona. «Questa è la vostra ultima speranza, salvate voi stessi. O sarete annientati ». L' opposizione ha scritto una lettera al Consiglio di sicurezza dell' Onu per chiedergli di proteggere gli abitanti in fuga. Bersagliati - afferma - dal fuoco delle artiglierie governative e dai raid. Secondo l' Osservatorio, almeno 50mila persone hanno lasciato la zona est negli ultimi quattro giorni. Al di là delle cifre, negli ultimi giorni, l' esodo di sfollati si è intensificato. Le persone - ha detto il responsabile della comunicazione della Croce Rossa in Siria, Pawel Krysiek - fuggono in condizio- ni disperate. «Molte hanno perso tutto e arrivano senza bagagli». Tanto che l' inviato Onu per la Siria, Stephen O' Brien, ha lanciato un nuovo appello per i profughi. «Imploriamo - ha affermato in Consiglio di sicurezza -, tutte le parti che hanno influenza su quanto sta accadendo di fare quanto in loro potere per proteggere i civili e consentire l' accesso alla parte di Aleppo est, prima che si trasformi in un gigantesco cimitero». Lunedì, rappresentanti di Mosca e dei ribelli siriani si sono incontrati ad Ankara per discutere di una possibile tregua nella città-martire. Mentre ieri, c' è stata una telefonata tra il leader del Cremlino Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in cui entrambi hanno concordato sulla necessità di uno stop ad Aleppo. Poco prima una frase di Erdogan - «siamo in Siria per cacciare Assad» - aveva suscitato perplessità a Mosca che oggi chiederà «chiarimenti» nella riunione tra i ministri degli Esteri, Sergeij Lavrov e Mevlut Cavusoglu in Turchia. A complicare ulteriormente la situazione, il blitz di Israele: due caccia hanno compiuto raid sui convogli di Hezbollah (alleato di Assad) a Damasco. Nel frattempo, emergono nuovi, inquietanti particolari su Sergio Zanotti, l' italiano sparito a maggio. Due giorni fa, l' agenzia russa NewsFrontaveva diffuso un video in cui Zanotti diceva di essere prigioniero in Siria e chiedeva aiuto all' Italia. Sempre su NewsFront, Abu Juhad, colui che aveva recapitato il messaggio, ha affermato in una conversazione con un reporter dell' agenzia, di avere «molti europei nelle nostre mani. Li rapiamo perché l' Europa, gli americani e i russi ci combattono».http://ilsismografo.blogspot.com/2016/12/siria-raid-sui-civili-in-fuga-stragi-ad.html