ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 21 dicembre 2016

Più belli che intelligenti..!?

#Fedeli: l'ONAGROCRAZIA al potere!

martedì 20 dicembre 2016


Tutti i Lucignoli d’Italia oggi festeggiano! Non soltanto perché tra pochi giorni inizieranno le vacanze natalizie e non si andrà più a scuola. Festeggiano perché hanno ottenuto la loro rivincita morale sui compagni secchioni e sgobboni. Oggi hanno un Ministro dell’Istruzione che è una dei loro. Una che davvero li rappresenta, dimostrando concretamente che in Italia si può anche non studiare per fare strada e, soprattutto, carriera politica. Via libri di scuola, sussidiari, abecedari, dizionari, e tutta quella ferraglia arrugginita che costringe la povera gioventù a perdere tempo incollata ad una sedia per ore! Basta, finalmente è arrivata l’ora della riscossa. L’onagrocrazia al potere! A proposito, onagrocrazia non è una parolaccia. Deriva dal greco ὄναγρος (ònagros), che significa somaro selvatico. L’ha coniata Benedetto Croce per indicare la forma di potere gestita dai somarelli, ovvero coloro che non hanno avuta tanta voglia di studiare.


Valeria non ha un diploma di maturità né tantomeno una laurea – nonostante abbia falsamente dichiarato il contrario – però ha capito tutto della vita. Ha capito, in particolare, che per fare carriera politica bisogna sottomettersi a un Capo e adularne i favoriti. E così, infatti, la nostra Valeria ha individuato in Matteo Renzi il Capo e, dopo aver rinnegato la sua storia di veterofemminista, veteromarxista, veteroradicalchic, veterotutto, si è donata anima e corpo come testimonial del “sì” nella campagna referendaria sulla riforma costituzionale. La Waterloo di Renzi. Però Valeria non ha seguito la triste sorte del Capo a Sant’Elena, e nonostante quanto promesso è rimasta incollata alla poltrona. Sì, perché forse qualcuno ricorda la Fedeli tracotante intervistata nella trasmissione televisiva “L’aria che tira” su La7, quando diceva «Io non sono attaccata alla poltrona», e, come il Capo e la Pupa, anche lei assicurava un addio alla politica in caso della vittoria del “no” al referendum costituzionale. L’Huffington Post, impietoso, glielo ha rinfacciato con un articolo intitolato: Quando Valeria Fedeli diceva: “Se vince il no andiamo tutti a casa”. Adesso è diventata ministro dell'Istruzione. Gli spietati giornalisti dell’Huffinghton hanno pure allegato il video che riprendeva le dichiarazioni della Fedeli, nel caso quest’ultima avesse negato di averle mai proferite.

Non si sa mai, vista la propensione della neo ministra a raccontare frottole.
Ma, come abbiamo detto, non basta obbedire al Capo, occorre anche ingraziarsi i favoriti. E così ha fatto Valeria. Esilarante – se non fosse suonata patetica – la sua sviolinata adulatrice alla giovane Maria Elena Boschi: «È l’erede di Nilde Iotti, che sedette in Assemblea costituente, occupandosi di diritti e parità, quando era molto giovane». Oh, addirittura la Bella del Capo paragonata a Nilde Iotti. Una ruffianata che ben può valere un ministero. E, infatti, la giovane Maria Elena – evidentemente compiaciuta per la lusinga – ha convinto il Capo ad insistere sul nome della Fedeli al dicastero dell’Istruzione. Sappiamo, infatti, che si è trattato di un intervento di peso, perché il Conte Paolo Gentiloni Silverj di Filottrano, per il suo governo aveva in mente un altro profilo quando ha pensato al Ministro dell’Istruzione. Intanto era uno con un doppio cognome come lui, e poi di tutt’altro spessore. Si tratta di Marco Rossi Doria. Due volte sottosegretario proprio al dicastero dell’Istruzione, e poi assessore a Roma, almeno lui qualche libro l’ha scritto, ed ha pure conseguito un baccellierato in Scienze dell’educazione. Però, si sa, il Conte può poco quando il Capo comanda. E così oggi abbiamo Valeria Fedeli ministra dell’Istruzione. Quando girerà, nella sua veste istituzionale, per i vari licei d’Italia sarà un’ottima testimonial. I ragazzi potranno apprendere, infatti, che nella vita per fare strada si possono anche raccontare balle, adulare i potenti, essere incoerenti, non mantenere le promesse, dire una cosa e farne un’altra, dire che si è laureati anche se non è vero. Ma, soprattutto, non c’è assolutamente bisogno di fare l’esame di maturità. Che fulgido esempio per i nostri ragazzi!

Autore: Amato, Avv. Gianfranco   Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=39542

Fedeli alla linea

di Giuliano Guzzo

Che cosa si prova esattamente a farsi raccontare bugie e a far finta di nulla, anzi persino a ringraziare chi in buona sostanza mente sapendo di mentire? Me lo chiedo ma soprattutto, come penso molti altri, lo vorrei chiedere a Marco Tarquinio, direttore di Avvenire il quale, rispondendo ad una lettera inviatagli da Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, ha appunto ringraziato per la «lineare chiarezza» dell’intervento anziché controreplicare con la domanda a cui chiunque, al suo posto, avrebbe pensato: scusi, Ministro, perché ci prende in giro? Sì, perché la lettera che il Ministro Fedeli ha inviato ad Avvenire contiene non una, ma almeno tre spudorate menzogne dinnanzi alle quali Tarquinio non batte ciglio.

La prima riguarda il presunto rafforzamento degli organi collegiali da parte della “Buona Scuola”, mentre pure i sassi sanno che la vera svolta di questa contestatissima riforma sta nelle responsabilità, ma soprattutto negli enormi poteri conferiti ai dirigenti scolastici. Una seconda, clamorosa balla che il direttore di Avvenire, chissà perché, non avverte il bisogno di correggere e che Fedeli serve con nonchalance è quella secondo cui «negli stereotipi di genere si annida il primo germe della violenza maschile contro le donne», quando è proprio nei Paesi del nord Europa che più si sono impegnati a decostruire questi benedetti stereotipi che la violenza maschile contro le donne risulta fuori controllo. Si pensi alla Svezia, paradiso della “parità di genere” tanto da divenire, nel 1994, il primo Paese in assoluto con metà Parlamento composta da donne; ebbene in Svezia le violenze sessuali, dal 1975 al 2014, con cresciute in modo agghiacciante: +1.472%. Ma andiamo avanti. Come se non bastasse – bugia numero tre – il Ministro Fedeli ha pure scritto ad Avvenire di non aver «mai fatto riferimento a una supposta “teoria gender”», dopo che pochi giorni fa aveva espressamente dichiarato al primo quotidiano d’Italia d’essere criticata perché «schierata contro, per aver difeso la teoria del gender ed evidentemente non possono accettare che mi occupi di scuola» (Corriere della Sera, 14.12.2016). Un giornalista normale, a questo punto, avrebbe perso la pazienza. Di brutto.

E invece Tarquinio che fa? Non solo ringrazia la Fedeli dopo essere stato platealmente preso per il naso, ma lascia intendere di credere alle rassicurazioni del Ministro sul fatto che lei, il gender, neppure sa che sia. Ora, chi legge Avvenire sa quanto il giornale abbia fatto, per decenni, prendendo posizioni coraggiose e sa pure quali penne di valore a tutt’oggi abbia, specie quando affronta i temi etici. Tuttavia, la posizione del suo direttore nei confronti del Ministro appare incomprensibilmente tenera. O forse no, una spiegazione  c’è, e la offre a ben vedere Tarquinio stesso quando scrive che quella del Ministro è «una risposta non solo e non tanto a me». Giusto, perché lui aveva già tutto galantinianamente chiaro su come ci si debba mostrare verso un esponente del governo in carica. Fedeli alla linea.

https://giulianoguzzo.com/2016/12/21/fedeli-alla-linea/
http://www.campariedemaistre.com/2016/12/fedeli-alla-linea.html
Quell'amore sbocciato tra Avvenire e la Fedeli
In altre circostanze e magari con altri protagonisti si direbbe subito «E' nato un amore». Certo è che il cinguettìo, ieri 20 dicembre, sulle colonne di Avvenire tra il ministro della (d)Istruzione Valeria Fedeli e il direttore del quotidiano della CEI, Marco Tarquinio, ha toccato livelli imbarazzanti. 
Come sapete la nomina della Fedeli all'Istruzione, mentre ha provocato molte proteste da parte delle associazioni che hanno partecipato ai Family Day, ha trovato benevolenza da Avvenire e dal Forum delle Famiglie, due entità la cui linea è decisa direttamente dal segretario della CEI monsignor Nunzio Galantino. E alle lettere di protesta dei lettori di Avvenire, il direttore ha risposto invitando a non avere pregiudizi - mica come quei cattolici che costruiscono muri - e a giudicare per le cose che farà.

A tanta grazia non si può restare indifferenti, soprattutto quando da tutte le altre postazioni ti sparano addosso senza pietà (soprattutto per le bugie sui titoli di studio) e anzi c'è chi sta raccogliendo centomila firme per indurti ad andartene dal governo.
Ecco allora che la Fedeli manda una lettera a Tarquinio ringraziandolo anzitutto per l'apertura di credito nei suoi confronti (non ci crede ancora tanto è assurdo) e poi ecco che spiega il suo pensiero e il suo programma da ministro: lei con presunte teorie del gender non c'entra nulla, figurarsi; non è neanche sicura che esista una teoria gender e se anche esistesse a lei non interessa - così come a tutto il governo -, lei vuole solo realizzare la parità tra uomini e donne. E poi basta parlare di gender «in questa accezione minacciosa», parliamo piuttosto di «ugualianza tra uomini e donne», superiamo quegli stereotipi sui ruoli di genere che non hanno nulla di naturale. Pare che il vero problema sia che a causa di tali stereotipi alle ragazze che vogliono andare all'università siano precluse le facoltà scientifiche.
Un qualsiasi giornalista, mediamente informato sul curriculum parlamentare della Fedeli, le avrebbe detto che va bene il rispetto e l'apertura di credito, ma cerchi almeno di non esagerare con le balle. Che lei sia una oltranzista del gender è evidente nella sua attività e che l'uguaglianza tra uomini e donne sia una bella copertura per far passare l'abolizione delle differenze fra sessi e la valorizzazione dell'omosessualità è tutto facilmente rintracciabile nel disegno di legge che porta il suo nome e sui cui contenuti ci siamo soffermati anche al momento della sua nomina.
Invece che fa il buon Tarquinio? Ringrazia e si stende a tappetino davanti al ministro: bacchetta addirittura i suoi lettori che avevano osato porsi interrogativi sulla nomina della Fedeli, a cui certe posizioni sul gender «sono state attribuite» (sic); anche Tarquinio sostiene però che gli stereotipi di genere vanno superati, anche se cerca di dargli un significato diverso. Poi parte il pistolotto sull'importanza di costruire insieme la società pur nella differenza tra culture e religioni; poi l'immancabile richiamo alla Costituzione che, peraltro, ambedue avrebbero volentieri cambiato. E qui Tarquinio osa addirittura ricordare al ministro che l'aveva dimenticato, l'articolo 30 della Costituzione, sul diritto-dovere educativo dei genitori». Ma quasi si vergogna del tanto osare e rientra subito in modalità tappetino assicurando massima attenzione al lavoro del ministro, sulle cui buone intenzioni non dubita assolutamente. 
Non basta l'ostilità di monsignor Galantino - e quindi di Avvenire - ai Family Day, per spiegare questo atteggiamento che fa a pugni con la realtà e il buon senso. Nei confronti della Fedeli noi non abbiamo pregiudizi né ci teniamo particolarmente allo scontro frontale, prendiamo semplicemente atto di cosa ha fatto finora in Parlamento e di quanto lei stessa ha più volte dichiarato; e quindi dobbiamo rilevare il significato politico di questa nomina e lanciare un allarme per le conseguenze che avrà, anche sulle scuole paritarie.
Come ho messo in evidenza nel primo video realizzato (BQNews) per commentare il principale fatto della settimana, questo atteggiamento di Avvenire è però perfettamente coerente con tanti piccoli e grandi passi compiuti in questi anni che vanno tutti nella medesima direzione. La triste verità è che chi sta guidando di fatto la CEI ha già sostanzialmente accolto la teoria gender: certamente in modo soft, dividendo il gender buono dal gender cattivo (come fosse il colesterolo), con tanti distinguo, arricchendolo di buoni sentimenti; tutto quel che si vuole, ma pur sempre a favore del gender. Così come monsignor Galantino e Tarquinio si sono più volte espressi a favore del riconoscimento delle unioni omosessuali: certo, non trattate come famiglia, e con dei limiti all'adozione, ma pur sempre a favore delle unioni civili che lo stesso Tarquinio vede - lo ha scritto lui - come un incremento di solidarietà nella società.
Piaccia o non piaccia questa è la realtà della Chiesa italiana con cui fare i conti oggi.
di Riccardo Cascioli21-12-2016