ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 19 gennaio 2017

A buon intenditor poche parole..

Roma locuta est, causa finita est
Basta con i pretestuosi dubia… è tutto chiaro!




Ed è chiaro che, non solo è finita la vessata questio sull’Amoris laetitia, ma è finita la Chiesa cattolica, almeno come si sperava ancora disperatamente che ne fosse rimasta in piedi qualcosa.
No. Non è finita la Chiesa di Cristo, con la sua grazia e con i suoi fedeli guidati dai pastori rimasti obbedienti a Nostro Signore. No. E’ finita la Chiesa ufficiale, sostituita da una contro-Chiesa guidata da pastori infidi e composta da fedeli addormentati e rassegnati a lasciarsi guidare verso la nuova religione mondiale unica che di Cristo conserva speciosamente solo il nome.

E’ questa l’amara conclusione a cui si può e si deve giungere dopo aver letto due articoli pubblicati su Avvenire, che non è l’organo ufficiale del consunto partito socialista, ma il foglio “cattolico” dei vescovi italiani.
I due articoli, che parlano entrambi della vanità e della pretestuosità delle diatribe sorte intorno all’“Amoris laetitia”, sono stati pubblicati il 18 gennaio a firma dello stesso giornalista e, cosa curiosa ma particolarmente indicativa, sono stati corredati da due immagini: una del Papa che parla al sinodo e una della “comunione sulla mano” (vedi sopra).

Chi si intende, anche solo un po’, di tecnica della comunicazione di massa, capisce bene che tutta la questione viene risolta graficamente dall’organo dei vescovi con una supposta constatazione: stessa polemica inutile della “comunione sulla mano”, che invece è ormai chiaro da anni trattasi di cosa interamente cattolica, legittimamente sancita dai vescovi e pacificamente accettata da tutti i fedeli.

Lo diciamo in tutta tranquillità e senza un briciolo di amara ironia. Basta con questa storia trita e ritrita dell’interpretazione della volontà di Francesco: la morale cattolica è ufficialmente cambiata, e se c’è qualche pastore che non se la sente di accettare il cambiamento, non sollevi interrogativi inutili, le cui risposte sono scontate, ma agisca di conseguenza… e se scisma dev’essere, che scisma sia… tanto ormai la scissura è un fatto: da un lato la Chiesa cattolica, dall’altro il Vaticano attuale che si è volutamente, apertamente e prepotentemente “scisso” dalla Chiesa cattolica.

Non esamineremo i due articoli, due, che ci è bastato leggere - qui e qui -, ci limiteremo a riportare qualche passo eloquente, tanto per far capire da che parte tira il vento in quel della CEI.
«“Non è cambiato, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio”. Allo stesso modo, osservando la benefica rivoluzione prodotta in nove mesi dall’Esortazione apostolica in tutta la Chiesa si potrebbe concludere: stiamo cominciando a comprendere meglio il Vangelo dell’amore di coppia. Stiamo cominciando a togliere dalle spalle di coniugi, fidanzati, conviventi il peso e la sofferenza delle «pietre che si lanciano contro la vita delle persone», aiutandole a «trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti.»

Capita l’antifona? Se ci fosse qualcuno ancora fermo su qualche perplessità, sappia che il problema è solo suo: non riesce a “comprendere meglio”… è duro di comprendonio… per ora… in attesa che, a breve?, venga riconosciuto dalla sua diocesi “non in grado di intendere e di volere” e quindi destinato a stare zitto o a gioire per il “cambiamento”.

Dopo cinquant’anni di lavaggio del cervello con la saponetta del “cambiamento” e con lo sciampo dell’“aggiornamento”: o uno è pulito o è da manicomio.

«Il Papa legge il testo [il documento dei vescovi di Buenos Aires, pubblicamente approvato da papa Fancesco, «Criteri fondamentali per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia ».] e risponde: «Molto buono, spiega completamente il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni. Sono sicuro che farà molto bene». Che cos’altro dovrebbe dire Francesco di più esplicito? Le oltre trecento pagine dell’Esortazione postsinodale sono già del resto tutto un invito a cambiare prospettiva, a mettere da parte la supremazia della legge, a non fare della Chiesa una dogana, a ricordarsi del primato della misericordia «pienezza della giustizia e manifestazione più luminosa della verità di Dio» (Al, 311). Proprio in questo modo l’hanno intesa la stragrande maggioranza dei vescovi italiani
».]
A buon intenditor poche parole. Bisogna “cambiare prospettiva” e “non fare della Chiesa una dogana”. E diciamo noi: meglio fare della Chiesa un angiporto con annesso postribolo.
Cosa dovrebbero dire i vescovi italiani di più esplicito?

Oh, sì. C’è ancora qualcuno di essi che rimane perplesso, ma se non ha capito l’antifona in questi cinquant’anni, difficilmente riuscirà a “comprendere meglio”… farebbe bene a dimettersi o, se ne ha il coraggio, a mettersi da parte… finalmente dalla parte giusta.

Obbedienza, senso della Chiesa, visione soprannaturale, sono tutte scuse buone per incatenare i recalcitranti al palo di sostegno del “cambiamento”, eufemismo per indicare la realtà della rivoluzione nell’insegnamento e della rivolta contro le leggi di Dio.

Intendiamoci, non bisogna fossilizzarsi nella visione di una Chiesa che ormai è da decenni che non esiste più, ma nel prendere atto della nuova realtà ecclesiale e delle nuove: dottrina, liturgia e pastorale, bisogna avere il coraggio di chiamarle col loro vero nome e di sganciarsi dalla morsa mortale delle sabbie mobili che hanno sostituito la roccia di Pietro voluta da Nostro Signore.

Siamo dei settatori?
No! E lo diciamo con forza: No! Constatiamo solamente che il nuovo Vaticano e la nuova Roma hanno abbandonato la barca di Pietro e si sono librati tra i marosi impetuosi e fascinosi del mondo, convinti di trovarsi ancora sulle orme del Signore, ma incapaci di rendersi conto che solo Lui camminava sulle acque, dominandole, mentre loro possono solo lasciarsi sbattere dai flutti in attesa di esserne inghiottiti.

Che Dio abbia pietà di noi e ci illumini perché non traligniamo dalla sua via.

Auxilium christianorum, ora pro nobis.


Articolo di Belvecchio

3 commenti:

  1. Noi non molleremo ne oggi ne mai.- A Te Signore innalzo l'anima mia ,mio Dio in Te confido, che io non resti deluso.Non trionfino su di me i miei nemici.Fammi conoscere Signore le tue vie,insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà ed istruiscimi,perchè Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te tutto il giorno. - Restiamo fedeli al Vangelo e non saremo confusi, stiamo uniti nel Suo Santissimo Nome e non indetreggiamo nemmeno di un passo.La Vergine Immacolatà ci aiuterà .jane

    RispondiElimina
    Risposte
    1. VIVA CRISTO RE!
      Ora e sempre.

      Elimina
  2. Con Bergoglio e purtroppo chi lo segue vogliono "riunirsi" e rendere "onore e merito" alle ideee di Martin Lutero e il Protestantesimo che distrussero il sacerdozio cattolico dicendo che tutti sono sacerdoti: sottolineando appunto il sacerdozio universale, il laicato.....,quindi tutti traditori del mandato di Cristo agli apostoli il giovedì Santo "fate questo in memoria di me".....Signore non imputare a noi i peccati dei consacrati traditori...

    RispondiElimina