ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 7 gennaio 2017

Alla scuola di Gesù e di Maria.


La terza via

La crisi nella Chiesa è talmente grave che i sani dovrebbero far quadrato. È vero, senza ombra di dubbio. Tuttavia, se mi soffermo a osservare i difetti di certi ambienti tradizionalisti, non è per il gusto di “fare le pulci” agli altri, ma per segnalare gravi pericoli che nascono da un’impostazione tendenzialmente settaria e dall’isolamento in cui si sono deliberatamente rinchiusi. Non si tratta di piccole magagne o di dettagli di secondaria importanza, bensì dell’essenza stessa della vita cristiana; la posta in gioco è l’essere realmente sani dal punto di vista soprannaturale.

L’adesione alla verità oggettiva non può prescindere completamente dalle condizioni del soggetto che deve conoscerla e praticarla. Una tendenza eccessivamente spiccata all’astrazione finisce col perdere di vista la realtà concreta delle persone, che è evidente al semplice buon senso. Un sistema di pensiero apparentemente perfetto (perché ogni cosa è incasellata in un posto preciso e ogni problema ha una soluzione prestabilita) rischia di passar sopra le situazioni effettive degli individui e della loro epoca storica, inquadrandole in una bella cornice ma lasciandole sostanzialmente come sono. Tali considerazioni non sono un cedimento allo storicismo, al relativismo o al soggettivismo, ma una semplice professione di sano realismo.

La tendenza oggettivante e astraente, tipica dell’uomo, legata alla sua propensione a porsi di fronte al mondo come a una realtà da conoscere e trasformare in base alle sue necessità e interessi, ha bisogno di essere contemperata dal senso della vita caratteristico della donna, il cui temperamento materno la rende sensibile alle condizioni delle persone, ai loro bisogni e alle aspirazioni che le abitano. «Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2, 18): è molto più di un problema di solitudine, è un’esigenza di reciproco completamento. L’essere umano ha pure bisogno, viceversa, di un padre che, distaccandolo dalla madre, lo renda capace di un’esistenza autonoma e di un giudizio che non sia assoggettato ai sentimenti o alle emozioni.

L’equilibrio tra i due atteggiamenti è un’arte che si apprende alla scuola di Gesù e di Maria. Anche l’esercizio del ministero sacerdotale deve comporre armonicamente in sé tratti paterni e materni per poter realmente generare, nutrire ed educare le anime alla vita divina; un eccesso in un senso o nell’altro è comunque deleterio. La scomparsa del padre è un fenomeno che accomuna la società e la Chiesa odierne; di qui la deriva nel sentimentalismo soggettivo, in convincimenti personali tanto arbitrari quanto ottusi e pertinaci, in ambigui e asfissianti rapporti di fusione o di ricatto… È il trionfo di una “maternità” abusiva e deformata che soffoca i propri figli.

Là dove invece prevale un sistema unilateralmente mascolino, le cose non vanno necessariamente meglio per il semplice fatto che si evitano le deviazioni appena menzionate. In questo caso, infatti, la dottrina cristiana rischia di trasformarsi in un’arida costruzione intellettuale che può compiacere l’intelligenza, ma non è realmente accolta nel cuore così da poter plasmare la coscienza; il culto e la preghiera possono ridursi a mera esecuzione di riti e di formule che, per la freddezza e il distacco di chi la compie, si risolve facilmente in una disastrosa controevangelizzazione, specialmente dei più giovani; la vita morale può assumere i contorni di un’indifferente ottemperanza a una disciplina esteriore, che scade rapidamente nell’ipocrisia e nel cinismo. Per crescere in una vita genuinamente cristiana non basta conoscere a memoria gli asserti del catechismo o applicare un metodo di valutazione morale come si trattasse di un’equazione matematica.

Sono forse vaghi rischi o questioni marginali, queste? Chi legge giudichi. Se qualcosa di buono la modernità ha portato, è una maggiore consapevolezza dell’importanza del soggetto, anche nella vita di fede. Riconoscere questo è forse un’apertura al modernismo? Non mi sembra proprio. È piuttosto un’esigenza di fedeltà a quella verità rivelata che deve essere accolta in profondità da persone reali, non da puri spiriti o da astratte entità mentali. L’esigenza “maschile” di obiettività richiede che essa sia presentata per quello che è, non per quello che piace a chi parla o a chi ascolta; l’attenzione “femminile” alle condizioni concrete dei destinatari spinge a cercare il modo più adatto perché essa sia effettivamente recepita e compresa in modo vitale.

L’esperienza bimillenaria della Chiesa, nonché quella diretta di ogni buon evangelizzatore, lo conferma. Non si sono mai ottenuti buoni risultati asfaltando le menti di formule e precetti; sotto lo strato di bitume le male erbe continuano a svilupparsi indisturbate, fino a forarlo… e il giorno in cui questo accade, amare sono le sorprese, specie nella vita di un sacerdote o di un consacrato. È forse meglio – obietterà qualcuno – che l’esistenza di un cattolico (chierico, religioso o laico) sprofondi direttamente nel marcio per l’assenza di qualsiasi regola? Non intendo certo questo: evidenziare un inconveniente non significa approvare quello opposto; vorrei soltanto, se possibile, trovare una via equilibrata. È faticoso, certo, ma chiunque abbia a cuore la salvezza delle anime non se ne può esimere. Tra lo sbraco e l’indottrinamento, perché non tentare con la persuasione?

È indubbio che la liturgia tradizionale trasmetta la fede integra, renda a Dio il culto che gli è gradito e sia più efficace per il bene spirituale dei fedeli; in una parola, è il baluardo della vera religione. Ma mezzo secolo di mistificazioni non si cancella in un attimo. Le persone hanno bisogno di tempo – nonché di una grazia del tutto speciale – per modificare le prospettive e le coordinate della mente e del cuore; chi scrive lo sa per esperienza personale. Vogliamo essere meno pazienti del buon Dio e costringere la gente a un salto mortale? Siamo sicuri che ce la faranno o che, al contrario, non abbandoneranno l’impresa scoraggiati senza neanche la possibilità di tornare a ciò che avevano prima, di cui avremo fatto terra bruciata? La responsabilità è troppo grande; la Chiesa non è una piccola élite riservata a chi ha una buona dose di intellettualismo e di volontarismo – ammesso che capisca qualcosa all’infuori delle istruzioni che riceve in vernacolo, costretto perciò, sospeso com’è sul vuoto, ad aggrapparsi ad esse senza altri appigli… Non credo che il Signore voglia soldatini impassibili e manovrabili a comando: Gloria Dei vivens homo.

Non si tratta di salvare capra e cavoli, ma di cercare una via che sia accessibile al maggior numero possibile di anime. Non si possono mettere i fedeli davanti all’alternativa: o la Messa tradizionale o niente, così come non si può accusare indistintamente tutta l’attuale gerarchia cattolica di essere modernista e di celebrare in modo da far perdere la fede alla gente. È vero che le omissioni presenti nel novus ordo, a lungo andare, possono intaccare la fede fino a dissolverla, specie a causa dello stile celebrativo più diffuso; ma a chi non è in grado di fare subito il salto non si può offrire altro che la nuova Messa celebrata con la mens e lo stile dell’antica (e già questo, per molti, è un trauma). Ci vuole un’infinita pazienza per operare come, del resto, fa Dio con ognuno di noi, prendendo ciascuno per mano là dove si trova e conducendolo, al suo passo, verso il meglio; di colpo non ce la farebbe. Non poniamo perciò alla grazia limiti troppo stretti, come se la sopravvivenza della Chiesa dipendesse da ciò che facciamo noi: il Salvatore è uno solo e la Sposa appartiene a Lui.

6 commenti:

  1. Elia accusa i "tradizionalisti" di essere chiusi come se fossero una setta. Nulla di più falso! Io sono diventata "una tradizionalista" dopo anni di frequentazione della Chiesa moderna. Ho visto di tutto: messe con schitarrate,cori e coretti con canzonacce protestanti oltrechè pagane, palloncini,battimani,balli e balletti ,omelie tenute da ex preti,sacerdoti con svolazzanti e orrende palandrane,confessionali vuoti,donne che aprono il tabernacolo prendono le sacre particole e affondandano le mani le distribuiscono a tizio e caio,etc.etc. potrei andare avanti per ore ma il disgusto mi afferra il cuore.I"tradizionalisti"sono stati messi da parte e accerchiati proprio dai buonisti, dai volemose bene che hanno fatto la guerra più o meno nascostamente ai" tradizionalisti" e chi scrive lo sa bene per aver visto e vissuto situazioni di derisioni,villanie,calunnie,cattiverie,dispetti e quant'altro.Ci sono decine e decine di sacerdoti costretti a celebrare nei garage oppure in stanze affittate per l'occasione,in chiesucole decadenti e sporche ( gentile concessione di qualche vescovo),sacerdoti che non hanno spesso nemmeno di che mangiare e nemmeno i soldi per pagare l'affitto o la luce ( visto che loro non percepiscono alcuna prebenda).I settati non sono "i tradizionalisti" :- Tramando quello che ho ricevuto dice san Paolo:- Bensì coloro che li hanno accerchiati ,calunniati,disprezzati. I sacerdoti" tradizionalisti" pagano sulla loro pelle la fedeltà a Gesù Cristo,e i loro confratelli sacerdoti della chiesa in uscita ( a forza di uscire se ne andrà molto lontano dalla verità) invece di voler loro bene sono sempre pronti ad offenderli e a guardarli con sospetto. Sarebbe meglio che i "giusti" si guardassero un po' di più in fondo nell'anima e in quello che vanno dicendo, e forse scoprirebbero un tesoro immenso che hanno da tanti anni seppellito. jane

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Jane,
      non credo che don Elia si riferisca ai semplici "peones", come me e te (la tua esperienza degli esempi citati é simile alla mia) ma ai presbiteri come lui, e non riesco a dargli torto.
      Molto spesso ho avuto impressioni analoghe, sia con membri della FSSPX che con sedevacantisti (sia preti che semplici fedeli).

      Credo che sia giusta la preoccupazione di non arroccarsi, perché spesso fa perdere il gusto delle cose buone, anche se ancora poche, che si possono trovare anche nelle situazioni locali in cui dobbiamo vivere.
      Credo poi giusta l'osservazione che dare una medicina giusta, ma "troppo forte" a un organismo debilitato, ottenga l'effetto contrario a quello desiderato.

      Certo l'equilibrio é difficile, quando tutto scivola..

      Credo che occorrerebbe una "forma sapiente" con cui riproporre il santo rito della vera Messa, non già solo una "riforma della riforma" come spesso si dice.
      Una forma intelligente del Vero Rito, che non va certo improvvisata e lasciata solo alla buona volontà dei singoli di buona volontà, ma fatta al massimo livello.
      [Per intelligente intendo "intus legere" ma anche saperla declinare nella storia e società attuale, ad esempio l'uso della lingua che non può essere solo il latino "sic et simpliciter" come viene spesso usato in modo che i più non lo capiscano, perché non é più la lingua di uso comune]

      Penso perciò che quanto scritto dal Don, dovrebbe essere ben ponderato dai pastori d'anime che abbiano a cuore una sana vita di noi pecorelle, per non farci diventare capri selvatici pronti a incornare tutti gli altri (che pur vanno a cercarsela..)

      Elimina
    2. Quando partì la riforma del Conc.Vat II. nessuno credo si preoccupò del non asfaltare anni e anni di buon insegnamento ne tanto meno di rivoluzione sia degli altari, sia della dottrina,e sia degli atteggiamenti dei sacerdoti. I fedeli si ritrovarono quasi dalla sera alla mattina rovesciato quello che era stato loro insegnato. Monsignor Lefebvre tenne duro, e a forza di calunnie e di offese fu fatto passare per un infame che aveva tradito il Conc.Vat.II.Io non sto a discutere sulla bontà o meno di don Elia ne' tanto meno del suo comportamento, per quello ci penserà nostro Signore. Dico solo che non ci si può cullare in un eterno dentro fuori. Che tutto vada bene , cioè messa nuova = messa antica, qui la questione è una sola:-O era sbagliato quello che ci hanno insegnato prima,o è sbagliato quello che ci insegnano adesso-non è possibile avere due padroni, o l'uno o l'altro. Nella vita viene sempre il momento di prendere " la decisione " non si può continuamente rimandare ab eterno. Il non andare d'accordo poi e l'arrocarsi all'interno delle proprie mura e pensare di essere migliori degli altri, questo io l'ho visto fare per anni e anni nella Chiesa tra varie parrocchie e tra vari fedeli non tradizionalisti,quante volte ho assistito anche lì a discorsi, tipo noi abbiamo la corale più bella, quelli dell'altra parroccchia si credono di essere chissà chi, e via dicendo.La santa messa di sempre non è fatta nostalgicamente solo per la lingua latina ( una volta quasi nessuno capiva il latino, eppure le chiese erano piene )è l'impianto della stessa che è diverso; non è una messa simile a quella dei protestanti, ma è una santa e ineguagliabile è il Sacrificio di Nostro Signore e non una cena. Comunque penserò a quello che tu hai scritto. jane

      Elimina
  2. Elia, abbiamo capito, sei più grande di Dio. Arrivederci, forse.

    RispondiElimina
  3. Quanta acredine, nei due commenti: avete capito proprio male. La pazienza, il saper cercare il giusto sentiero per salvare più anime possibili, non cestinare la tradizione: anzi, dare tempo alla Verità di essere conosciuta e amata da tutti. Questo è il cuore dell'articolo. Ci vorranno molti Santi evangelizzatori e garantisco a don Elia e ai Sacerdoti, anche quelli che conoscono ancora troppo poco la sana dottrina (essendo ancora troppo giovani o avendo avuto cattivi maestri) la mia preghiera, perché il loro Amore per Gesù e Maria, unita ad una Santa Pazienza, sia la Medicina che risani e riporti moltissimi cuori alla pienezza della Fede!

    RispondiElimina
  4. Accuse ingiuste nei confronti di un Sacerdote che per la sua fedeltà alla sana dottrina ha pagato e sta pagando!
    A volte le analisi ponderate di situazioni vissute in più realtà possono suscitare istintive alzate di scudi.
    Queste reazioni portano a non cogliere il senso vero dell'analisi e a sorvolare sulle conclusioni che a ben vedere sono le uniche possibili per poter tornare alla celebrazione del Santo Sacrificio Eucaristico senza incorrere in reazioni negative.
    Posso assicurarvi la fattibilità di quanto proposto avendo avuto la grazia di assistere a celebrazioni della nuova messa con la mens e lo stile dell'antica da parte di un giovane Sacerdote che il Signore, nella sua imperscrutabile volontà, qualche mese fa ha richiamato a sè!

    RispondiElimina